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lunedì 30 ottobre 2017

Attraversiamo la notte, ci attende l’eternità - Danilo Quinto

Dice il Vangelo di Luca (12, 35-38): “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro’”.

Se consideriamo e comprendiamo bene le parole di Gesù, ci accorgeremo che le titubanze, le paure e le angosce della nostra vita non hanno davvero nessuna ragione di opprimerci. Siamo salvati dall’inizio, per il solo fatto che Gesù ci ama siamo e siamo stati confermati nella salvezza eterna dal Suo sacrificio per noi.

Ѐ tutto già ora presente per colui che crede. Cristo non è andato via. Ha vinto la morte con la resurrezione e così ha raggiunto Suo Padre che è nei Cieli e per noi ha preparato sin d’ora Terre e Cieli Nuovi. Li scopriremo dopo questa notte che dobbiamo attraversare, nella certezza di averLo sempre accanto a noi, in ogni momento della nostra vita. Nelle sofferenze e nelle gioie. Egli ci guida e ci sostiene. Soffre e gioisce con noi e per noi. Non ci abbandona mai. Ci forgia nel dolore di questa nostra vita terrena, ma non ci abbandona mai. Anche quando siamo disperati, confusi, inariditi dalle cose terrene che ci avvinghiano e ci sferzano, Cristo è lì. Ci protegge e ci dice di essere sempre pronti, vigili, mai dormienti, obbedienti alle Sue parole che ci plasmano, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese.
Dobbiamo attenderlo, senza stancarci, senza farci vincere dal sonno, come invece fecero i discepoli sul Getsemani, quando Cristo, nel momento più drammatico della Sua vita terrena, chiese loro di vegliare e di pregare e loro pensarono bene di dormire. Dobbiamo attenderlo come si deve attendere il proprio padrone, che è andato al banchetto nuziale e al suo ritorno non vuole essere accolto in una casa buia, ma in una casa piena di luce, in una casa dove si fa festa per Lui, qualunque siano le condizioni della vita dei Suoi servi. Dobbiamo essere servi fedeli, nella consapevolezza di essere Suoi servi inutili, ma se faremo quanto ci chiede, il Signore ci servirà, si farà servo dei Suoi inutili servi. Così saremo già beati nell’attenderlo, nel farci trovare pronti al Suo ritorno, certi del fatto che la nostra beatitudine non occuperà lo spazio di una notte, ma quello dell’eternità. Perché i servi inutili, attraverso il sacrificio della Croce, sono già Santi, perché chiamati, giustificati, purificati e glorificati!

Il legame tra noi e il Signore è simile al legame sacramentale che riguarda due sposi. L’unione tra i due sposi vive per sempre, supererà qualsiasi ostacolo o limitatezza umana, perché è un’unione santificata. Così come due sposi sono una cosa sola per l’eternità e il loro legame si specchia nella bellezza di Dio nella Sua perfezione, il nostro legame con Cristo è indissolubile ed eterno. Per i Suoi meriti noi esistiamo e per i Suoi meriti potremo vivere in eterno con Lui, nel Paradiso, se nella nostra vita avremo coltivato e obbedito alla Sua Parola che si è fatta carne ed è venuta ad abitare insieme a noi. Pensiamo a quello che diceva Padre Pio: “Questa vita dura poco. L’altra dura in eterno”. Questo è il confronto che dobbiamo vivere, un confronto che fa tremare le vene dei polsi: da una parte, la pochezza, la caducità, l’irrilevanza delle cose terrene, dall’altra il mistero delle cose che non conoscono una fine.

Con la Sua Croce, è Cristo che ci chiede, in modo commovente e sublime, di vivere il legame con Lui nel dolore, fisico e spirituale. Quando nella propria carne o nel proprio spirito si prova e si condivide una parte infinitesima della sofferenza che Cristo ha dovuto subire nella Sua carne e si riesce ad offrire gratuitamente questa prova, si vive la gioia cristiana, una gioia vera, che conduce alla santificazione. 
Come diceva San Giovanni della Croce: “Chi non cerca la Croce di Cristo, non cerca la gloria di Cristo”.

Scriveva Padre Pio: “Non vogliamo persuaderci che la sofferenza è necessaria all’anima nostra; che la Croce deve essere il nostro pane quotidiano. Come il corpo ha bisogno di nutrimento, così l’anima ha bisogno della Croce, giorno dopo giorno, per purificarsi e distaccarsi dalle creature. Non vogliamo comprendere che Dio non vuole, non può salvarci né santificarci senza la Croce e più Egli attira a sé un’anima, più la purifica per mezzo della Croce”.

Dice San Paolo: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del Suo corpo che è la Chiesa (…). Perciò sono lieto delle sofferenze che patisco per voi”.
Questo è il grande mistero della storia umana, che concorre, grazie alla Croce che Cristo ha dovuto e voluto subire, al mistero ancora più grande ed eterno del senso salvifico della sofferenza.
daniloquinto.tumblr.com

12 commenti:

  1. Sacramenti agli “irregolari", ecco che cos'è tradizionale

    Così il cardinale Müller appoggia le riflessioni di Buttiglione contenute nel libro “Risposte amichevoli ai critici di Amoris laetitiaˮ (Edizioni Ares, in libreria dal 10 novembre) e risponde di fatto ai dubia prendendo anche le distanze dalla “correctio filialis"
    http://www.lastampa.it/2017/10/30/vaticaninsider/ita/vaticano/possibilit-dei-sacramenti-agli-irregolari-ecco-che-cos-tradizionale-EH8Vpvkl0oohzDAVGdd02M/pagina.html

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  2. Che Müller non fosse un campione di ortodossia c'era noto. E su AL (e non solo) sono in troppi ad allinearsi...

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  3. http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/10/30/vietato-dir-male-di-lutero-e-il-papa-censura-se-stesso/

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  4. "...al mistero ancora più grande ed eterno del senso salvifico della sofferenza..."

    Nel tempo del diritto codificato alla goduria generale, il mistero del senso salvifico della sofferenza è finito nella raccolta differenziata.

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  5. Ma Müller non aveva lasciato intendere che, in sede sinodale, non era d'accordo col gruppo dei vescovi tedeschi?

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  6. "gUAI ALL'UOMO CHE CONFIDA NELL'UOMO".

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  7. C'e' qualcuno che puo' leggere questo pamphlet e la recensione per constatare de visu ?
    Poi gia' il titolo.....risposte amichevoli !?!
    Risposte a chi ? Non mi risulta che le domande siano state poste a Rocco .
    Ma caro Rocco , chi le ha chiesto niente , nessuno ha domandato A LEI di rispondere !
    Gia' il titolo semina confusione tra i piccoli e andrebbe modificato in .........IL PUNTO DI VISTA DI ROCCO ...

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  8. Vorrei sottolineare che, senza entrare nello specifico delle capacità e delle virtù, eroiche e non di ognuno, questo scisma di fatto, come molti lo definiscono da tempo, per molti sacerdoti è e sarà traumatico e non poco. Come vediamo ogni giorno nella cronaca quando una relazione, una convivenza, un matrimonio 'termina', le reazioni possono essere e spesso sono drammatiche. Nel migliore dei casi occorrono anni, decine, per ritrovare un autentico nuovo equilibrio. Teniamo conto di questo. Si ripresenterà il problema dei lapsi anche per noi, sia che lo diventiamo noi stessi, sia poi nel rientro nei ranghi di chi lo è diventato. Per i consacrati il momento è grave e il canto delle sirene melodioso.
    La gravità sta nel fatto che molti hanno avuto una formazione più mondana che religiosa, più mondani che religiosi sono stati i loro insegnanti e tali i loro compagni e gli amici, tutti a mollo in quel mix magistralmente descritto, in qualche post precedente, da Stefano Fontana. E' facile che non sappiano orientarsi, che dicano e disdicano. Allevati nelle fantasmagorie del mondo, dovranno verificare nella loro vita che solo in Gesù Cristo è la salvezza; basta fare i graziosi col mondo, se la loro vocazione fu autentica, anche in minima percentuale, questo è il momento di radicarla Tutta solo nella Croce di NSGC e nella Sua Chiesa.

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  9. Sacerdos quidam30 ottobre 2017 14:24

    Il riassunto della prefazione del Mueller fornito da Vatican insider mostra che egli segue pedissequamente i sofismi del Buttiglione, sofismi già esposti recentemente da quest'ultimo e già confutati facilmente (non è che ci voglia molto) dal prof. Pierantoni.

    Per chi poi si meraviglia dell'uscita del Mueller, ho già detto più volte in passato (ma forse non mi si è capito) che si tratta di un neomodernista, un 'nouveau théologien' della stessa scuola di Ratzinger, von Balthasar e de Lubac. Dunque la meraviglia non ha senso.

    Per chi non lo avesse capito, un neomodernista è una persona che non ha certezze indiscutibili e definitive, ma solo provvisorie, perché fa scaturire la verità (sempre provvisoria) dalla coscienza umana, che è in continua mutazione e richiede continui 'aggiustamenti' e conseguenti cambi di posizione.
    Confidare in un tale soggetto è come nutrir fiducia nella resistenza di una casa edificata sulla sabbia.
    Il soggetto in questione potrà anche avere qualche parte 'muraria' che sembra solida (cioè potrà anche dire cose cattoliche in qualche campo ed in qualche momento), ma il problema è appunto la 'sabbia' relativista del modernismo che rende inutile, prima o poi, ogni altra cosa.






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  10. Personalmente Mueller mi ha stufato da molto tempo: gli americani direbbero che è un mr. flip flop, c'è da star certi che se fa un'uscita in un senso, entro pochi giorni ne segue un'altra in senso opposto. E così via.

    Due commenti su due passaggi alla sua intervista:

    «i peccati dello spirito possono essere più gravi dei peccati della carne. L'orgoglio spirituale e l’avarizia introducono nella vita religiosa e morale un disordine più profondo che non l’impurità derivante dalla debolezza umana»

    I peccati mortali sono di vario tipo e certamente non si va all'inferno solo per quelli sessuali. Tuttavia, se ci si guarda intorno il segno eclatante della società moderna è quello del peccato sessuale, che è trasformato da peccato in vanto pubblico. Ora, magari sono anche pure tutti avidi, ma questo non è diventato un vanto pubblico; magari sono ipocriti, ma il comune esternare è a favore della generosità, non dell'avarizia. E comunque questo è benaltrismo: Mueller insiste nell'atteggiamento normalista "la dottrina non è cambiata", eppure sulla base della AL molti vescovi bergogliani trovano "del bene" pure nelle coppie omosessuali. E Francesco si guarda bene dal richiamarli (come ha fatto invece esplicitamente con Sarah). Mi piacerebbe che il card. Mueller affrontasse questo fatto quando contesta ai firmatari della correzione la constatazione che il Papa lascia campo libero alle eresie.

    Ma direi che a risolvere ogni dubbio sta questa frase di Maria Santissima rivelata a Fatima: “I peccati che portano più anime all'inferno sono i peccati della carne.. Scusate, ma più chiaro di così si muore. E suor Lucia ha detto che l'attacco finale di Satana è sulla famiglia, non sulla generosità e l'avarizia...

    «i rapporti matrimoniali dei due partner non costituirebbero nessun peccato grave ma piuttosto una trasgressione contro l’ordine pubblico ecclesiastico per avere violato in modo irresponsabile le regole canoniche e quindi un peccato lieve»

    Non che la cosa mi interessi gran che, ma dalla frase sembra che le "trasgressioni contro l'ordine pubblico ecclesiastico" siano sempre peccato lieve. Per esempio, anche la mancanza di rispetto al Pontefice? La mia domanda è chiaramente provocatoria.

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  11. Sul fatto poi che la dottrina non cambia, è interessante (e non sorprendente) questa considerazione di Padre Scalese:

    http://querculanus.blogspot.com/2017/10/fase-b.html

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  12. Mi dicevano due mesi fa, fonti che conoscono bene la sua storia, e persone che sono consacrate, che il cardinale potrebbe avere diciamo così, dei piccoli problemini. alla luce di queste sue esternazioni ballerine, del tipo oggi dico una cosa, domani ritratto, etc... mi viene semplicente da pensare che non è uomo libero, neppure ora che ha perso le sue cariche, come i più potrebbero invece giustamente immaginare, ma è riscattabile. Vedremo se in futuro uscirà a tempo debito qualche scandalo o "pseudo scandalo" sul tipo bell.

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