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lunedì 7 giugno 2021

L'icona del Pantocratore del Sinai combacia con la Sindone

Interessante comparazione.
L'icona del Pantocratore del monastero del Sinai combacia con il viso della Sindone di Torino. Il che 
prova sia la realtà della Sindone sia, in modo ancora più interessante, la fedeltà (in questo caso della Chiesa Ortodossa) nel conservare la conoscenza reale della anatomia cristica e, in generale, la tecnica di proposizione della realtà trasfigurata (si pensi alle icone e ai loro canoni). Non è solo arte, è qualcosa di più.

15 commenti:

  1. La sapevate questa?07 giugno, 2021 11:43

    Peter Srsich, incontrò Papa Benedetto XVI nel Maggio del 2012, insieme ai genitori Tom e Laura ed al fratello Johnny. Erano tutti in piazza San Pietro all’udienza del Papa.
    Loro provenivano dal Colorado (USA); Peter aveva 19 anni ed era arrivato davanti al Pontefice, grazie ad un viaggio organizzato dalla fondazione internazionale Make A Wish, che offre ai ragazzi malati di realizzare il loro sogno.
    In quell’occasione, la famiglia Srsich si mise in fila per incontrare, personalmente, il Papa.

    Peter era emozionatissimo, non sperava affatto in un incontro a tu per tu. Pensava solo che avrebbe avuto pochissimi istanti per raccontargli tutto di se.
    Si accorse, tra l’altro, che tutti quelli che, come lui, erano in fila, portavano dei doni con se, ma lui, invece, non aveva nulla da offrire.
    Il padre Tom, allora, gli propose di regalargli il braccialetto di gomma verde, con la scritta “Prega per Peter” e il passo Romani 8:28: “E noi sappiamo che in tutte le cose Dio opera per il bene di coloro che lo amano, che sono stati chiamati secondo il suo disegno”, che Peter amava tanto.

    Quello era solo uno dei 1.200 braccialetti che un suo compagno di classe aveva fatto fare, per creare una catena di preghiera intorno a lui.
    Peter aveva un tumore al polmone, che gli premeva sul cuore.
    “Era così grande che non poterono mettermi sotto anestesia, perché c’era il rischio che non mi sarei più svegliato, quindi non potevano neanche effettuare il prelievo per una biopsia”. Si trattava del linfoma di Hodgkin, in stadio avanzato.
    I duri cicli di chemioterapia e di radioterapia lo aveva portato alla depressione, da cui si risollevava soltanto quando riceveva l’Eucarestia.
    Peter lottava contro quella malattia ed era convinto che sarebbe potuto guarire, se solo si fosse recato in Vaticano.

    Così, il ragazzo si ritrovava davanti al Papa, a spiegare tutto con poche parole e a chiedere una benedizione.
    Papa Benedetto XVI lo benedisse, mettendogli la mano destra sul torace, dov’era il tumore, senza che Peter gli avesse detto dove si annidava!
    Da quel momento, il ragazzo non ha mai smesso di migliorare, fino a guarire del tutto. Oggi frequenta l’Università ed ha un nuovo sogno: essere ordinato sacerdote.

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  2. "L'uguaglianza delle religioni equivale all'ateismo"

    La tragedia per i cattolici é quella che devono ricorrere addirittura a Leone XIII per ricordare una verità così semplice.
    Questo significa due cose entrambe sbagliate.
    La prima indica che non occorra ricordarlo perché é scontato che sia così e questo sarebbe un gravissimo errore perché i giovani
    ( quelli nati 5 o dieci anni fà ) hanno il diritto di conoscere quello che a noi la Chiesa Cattolica ha insegnato sessanta o settanta anni fa e che rimane valido fino alla fine del mondo).
    La seconda, invece, ed è la più probabile, è che "qualcuno" non voglia ricordarlo perché la considera "superata" e non compatibile con la "sua" religione più moderna, più democratica, non dogmatica.
    Allora, in questo secondo caso, indipendentemente dal "torto" o dalla "ragione", è doveroso, per un cattolico, chiedersi quale sia la religione di questo "qualcuno".
    Se la trova diversa da quella che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che fosse, è doveroso continuare a considerare quella religione "non vera" e quindi "falsa".

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  3. https://mazzoninews.com/2021/06/06/origine-covid-dove-sta-il-marcio-parte-1-mn-115/

    Origine COVID: dove sta il marcio? – parte 1 – MN #115

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  4. Ho letto della morte del giovane Michele Merlo e del commosso ricordo di Maria de Filippi; un coro unanime di commemorazioni addolorate, ma nessuna voce che si levi a confermare o smentire quanto si dice in sordina, e cioè che il ragazzo si sia offerto volontario per la vaccinazione anticovid, e che essa, e solo essa, sia la causa della sua improvvisa scomparsa. Del resto, anche ieri è girata notizia di una giovane ragazza ligure diciotteneche appena fatto Astrazeneca è stata colpita da trombosi ed è ora ricoverata in gravi condizioni a Genova. Nonostante ciò il commissario gen. Figliuolo si augura che entro settembre l'80% degli italiani sia stato vaccinato e Mario Draghi, rincarando la dose, dice "sbrighiamoci a vaccinare il mondo intero, preparandoci alla prossima pandemia". Quante vittime ci saranno ancora per questa follia vaccinatoria? Fino a quando l'Onnipotente Domineddio tollererà che questa gente continui nella loro folle impresa? Solo il Signore può salvarci dalle loro grinfie, confidiamo nelle parole dell'Immacolta, Corredentrice, Regina delle Vittorie, che ci ha assicurato che "quando tutto sembrerà perduto, allora Io sarò con voi...alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà"

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  5. A proposito delle dimissioni del card. Marx, un saggio commento del professor Luciano Pranzetti, finissimo ed acuto difensore della fede cattolica bimillenaria nell'attuale temperie apostatica generale:
    "...a tal proposito riteniamo utile riportare, tanto per dar l’idea, la poesiola di Trilussa “La vipera convertita”
    “Appena che la vipera s’accorse – d’esse vecchia e sdentata, cambiò vita. – S’era pentita? Forse. – Lo disse ar pipistrello: - Me ritiro – in un orto de monache qui intorno, - e farò penitenza fino ar giorno – che m’esce fôri l’urtimo sospiro. – Così riparerò, con un bell’atto, - a tanto male inutile ch’ho fatto. . .
    - Capisco – je rispose er pipistrello – la crisi de coscenza è sufficiente – per aggiusta’ li sbaji der cervello; - ma er veleno ch’hai sparso fra la gente, - crisi o nun crisi, resta sempre quello." www.unavox.it/ArtDiversi/DIV3975_Pranzetti_Troppo_comodo.html

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  6. Sono contento che sia stato fatto il confronto tra l'icona del Sinai e la Sindone.
    Ci sono dei miscredenti che affermano che , poiché la Sindone non sembra aver prodotto miracoli, allora forse non sarebbe autentica. E tutti gli studi scientifici da Baima Bollone in avanti dove li mettiamo?

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  7. Mi permetto di osservare che non è proprio corretto dire che sia la chiesa ortodossa a conservare "l'anatomia cristica e, in generale, la tecnica di proposizione della realtà trasfigurata". Lo stile pittorico romano-bizantino è certamente oggi possibile vederlo praticamente solo nelle chiese bizantine (non solo in quelle dette ortodosse ma anche nelle chiese bizantine cattoliche) ma tale stile pittorico era lo stile unico di tutta la cristianità sia d'oriente e sia d'occidente. Le più antiche immagini mariane di Roma come quella poco conosciuta di s. Maria Antiqua (circa V-VI sec.) o quella conosciutissima della Salus Populi romani (datata tra il V e il XIII secolo) sono in tale stile perché era l'unico stile conosciuto, a Costantinopoli come a Roma. I mosaici absidali del Laterano, di s. Maria Maggiore, di san Paolo fuori le mura in quale stile sono se in in quello romano-bizantino? Il mosaico del duomo di Pisa, di Cimabue (XIV secolo) in quale stile è se non in quello romano-bizantino? I molti crocifissi italiani medievali, da quello di Giotto (duomo Firenze) a quelli di Giunta Pisano (chiesa san Domenico, Bologna etc.) da quelli dell'anonimo maestro delle croci blu fino al crocifisso di san Damiano che parlò a san Francesco e tantissimi altri in quale stile sono se in in quello romano-bizantino? Lo stile romano-bizantino è dunque nostro a pieno e totale titolo. Poi certo, purtroppo da Giotto in poi in occidente i pittori hanno man mano abbandonato i canoni pittorici romano-bizantini per inseguire un sempre maggiore realismo e naturalismo. In tal modo noi abbiamo certamente ottenuto capolavori pittorici immensi.....ma in tal modo abbiamo perso pure tutto il misticismo e anche la coerenza dottrinale dell'iconografia romano-bizantina che come si dice bene in questo articolo "non è solo arte, è qualcosa di più". Ed è vero. l'iconografia romano-bizantina, coi suoi canoni rigorosi e con la sua ispirazione biblica è teologia dipinta. Noi latini l'abbiamo dunque dimenticata mentre i bizantini ,cattolici o ortodossi, l'hanno conservata gelosamente. Nel primo millennio fummo noi latini a salvare questa iconografia dalla tempesta iconoclasta che s'abbatté in oriente; molti monaci bizantini scappavano e venivano in occidente portandosi dietro le icone ed è per questo che siamo noi latini a conservare pressoché tutte le icone più antiche. Dopo aver dunque salvato l'iconografia cristiana noi latini potemmo renderla ai bizantini. Nel secondo millennio invece in occidente si è abbattuta una diversa tempesta: il realismo pittorico applicato pure alle immagini sacre che ha causato da noi l'oblio pressoché totale dello stile pittorico tipicamente cristiano "che non è solo arte, ma qualcosa di più". E sono dunque i bizantini che oggi ci rendono tale stile pittorico che proprio perché è mistico, proprio perché non è solo arte ma qualcosa di più, attrae molti latini e va diffondendosi in occidente, purtroppo non senza manipolazioni e violazioni dei rigorosi canoni che lo regolano (si pensi all'icona della sacra famiglia, così diffusa e così aberrante perché mostra la Madre di Dio in intimità affettiva con san Giuseppe e il Bambino Gesù tra loro due veicolando dunque il messaggio che sia figlio di entrambi! Una simile rappresentazione della sacra famiglia è inconcepibile per i canoni bizantini proprio perché teologicamente aberrante). Dobbiamo dunque proseguire nella conoscenza della nostra iconografia fino a sentirla totalmente nostra e non !qualcosa della chiesa ortodossa". Filiberto

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  8. Ma anche il Cristo dell'Ultima Cena dipinto da Leonardo sarebbe di un realismo incline al naturalismo e come tale privo di senso mistico, incompatibile con la vera pittura di soggetto sacro? E il Cristo morto del Mantegna? E che dire di tutta la scultura sacra, che non mi sembra esista in Oriente, da Michelangelo al Bernini? Dobbiamo rigettare tutta la nostra pittura sacra, da Giotto in poi, perché troppo realistica e apparentemente troppo poco mistica?
    Niente affatto. Dobbiamo recuperare il senso della nostra tradizione migliore e più autentica senza per questo imporle l'impossibile ritorno ad un passato defunto.

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  9. "...senza per questo imporle l'impossibile ritorno ad un passato defunto."

    Il passato non è mai defunto ha sempre i suoi estimatori e cultori. Da quello che so esistono in ambito cattolico scuole di pittura sacra orientale, cioè icone, il cui farsi corrisponde ad una lunga meditazione nel tempo, una sorta di esercizi spirituali lunghi più di un anno. Quando arrivai nel palazzo in cui abito, al mezzanino vivevano marito e moglie pittori di icone, anziani ormai, sembrava che facessero fatica a parlare il linguaggio degli uomini, benché il loro sguardo fosse familiare, quello di un fratello che incontra il fratello amato. Non ricordo come fu, ma poi l'appartamento fu messo in vendita e divenne lo studio di un pediatra. Sì, in quell'appartamento c'è e c'è sempre stato un via vai di angeli.

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  10. Il passato "defunto" è per noi quello della pittura in stile bizantino.
    Se abbiamo sviluppato una pittura sacra di tipo più realistico ma non
    per questo meno corretta, ciò non vorrà dire che questa è la nostra
    tradizione?
    Non la si rinnova ricopiando la spiritualità di altre tradizioni, pur
    rispettabili in se stesse, sia chiaro.
    La si rinnova ricuperando la autentica fede cattolica.
    Se ritorna la fede, una pittura e scultra sacre si creeranno spontaneamente,
    nell'ambito sempre della nostra tradizione.

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  11. "... per noi ..."

    Noi chi? Ognuno ha il suo percorso cattolico che può passare per i sentieri più vari, che una qualsiasi anima neanche può immaginare perché troppo angusta rispetto all’ampiezza, lunghezza, altezza e profondità del Signore Gesù Cristo.

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  12. Per avere un approccio corretto e completo della questione bisogna avere però una conoscenza sia dello stile romano-bizantino, del suo essere essenzialmente una teologia dipinta che trae i suoi canoni non dalle percezioni soggettive del pittore ma dalla Scrittura stessa e dalla teologia. Per tale motivo un'icona, se realizzata secondo i canoni, non può neppure indirettamente veicolare dottrine errate o erronee. E' evidente che l'argomento non si può trattare in un commento. Ma in occidente abbiamo sempre avuto qualcuno che ha capito l'aberrazione alla quale può portare il realismo pittorico applicato all'iconografia sacra. A fine Ottocento ad esempio il Dizionario ecclesiastico del Ceccaroni lamentava proprio i danni che tale realismo porta all'iconografia sacra ed evidenziava i caratteri paganeggianti, e quindi inaccettabili, del naturalismo. Nel Novecento Giovannino Guareschi in uno degli episodi del suo celeberrimo don Camillo, evidenzia l'aberrazione alla quale può portare il realismo pittorico applicato all'iconografia sacra, quando il pittore incaricato di ridipingere una immagine della Madonna, dà alla santa Vergine le sembianze della più sfegatata comunista bestemmiatrice seriale della zona. Ma perché dunque sarebbe meglio una icona in stile romano-bizantino, ad una immagine in stile realistico? L'icona romano-bizantina trasfigura i volti e i corpi, li stilizza per spiritualizzarli, uccide in tal modo ogni sensualismo. L'iconografia realistica è il trionfo della sensualità e della fisicità. Si pensi ad un Ecce Homo. Quello in stile romano-bizantino non ha nulla di sensuale. Se invece guardiamo ad esempio la pietà del Bellini, dipinto che è in se stesso sommo, vi si può vedere pure un velato ma non per questo meno evidente elemento di omosessualismo, con la mano del personaggio maschile che accarezza l'addome di Cristo e sta scivolando nel pube; l'espressione di tale personaggio è il trionfo dell'ambiguità perché può esser intesa come manifestazione di dolore per Cristo ma può essere intesa pure come espressione di piacere sensuale nell'accarezzare certe parti anatomiche maschili, come il basso ventre ed il pube. Tutto ciò è inaccettabile e rivoltante oltre che blasfemo. Ecco con l'iconografia romano-bizantina la Madonna con le sembianze della ragazzotta bestemmiatrice o il corpo di Cristo oggetto di sensualismo non sarebbe neppure possibile. Parlare di un "passato defunto" significa non cogliere la vitalità dell'arte che è invece sempre viva e ritenere quasi un dogma che le immagini sacre cattoliche debbano essere un trionfo di muscoli, di pose paganeggianti e quindi, in ultima analisi, di sensualismo senza freno e senza limiti. Giovanni Paolo II nell'enciclica Duodecimum saeculum giustamente ricorda come l'iconografia romano-bizantina sta riscuotendo in occidente un grande successo. Ciò dipende non solo da esotismo ma pure dalla esigenza di vedere in una immagine sacra l'esaltazione del misticismo e della spiritualità cristiana, non il trionfo del sensualismo pagano e della fisicità. Per tale motivo l'arte cristiana ha sempre preferito la pittura alla scultura. Perché una immagine dipinta è già solo per questo meno materiale e più spirituale mentre una statua è già per se stessa più materiale e terrestre che spirituale. Nonostante ciò conserviamo diverse statue cristiane antiche, anche realizzate in oriente, ma la statuaria non ha mai riscosso molto successo per i motivi accennati. Non per nulla la statuaria ha avuto molta diffusione in occidente proprio dopo che pure la pittura sacra ha imboccato la via del naturalismo. Del livello anche qualitativo della statuaria diciamo novecentesca, fatta a stampo e quindi dozzinale, come quella che si può vedere in qualunque catalogo di oggetti sacri è meglio non parlarne. d. Filiberto M.

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  13. Argomenti ad usum delphini?

    -- Noi chi? noi italiani, cattolici, aventi una ricca tradizione di pittura sacra alle spalle, tradizione nostra, evidentemente.
    -- Come esempi di realismo ho citato Leonardo, Mantegna - niente a che vedere con il realismo Ottocentesco e con certe forme degenerate di realismo. Vedere poi un elemento possibilmente "omosessualista" nella PIetà del Bellini mi sembra stupefacente.
    So benissimo che ci sono state commistioni diciamo "pagane" nella pittura a soggetto religioso del Rinascimento e, credo, soprattutto in epoca manierista (certi quadri di Santi, p.e.). Lo stesso Leonardo in gioventù ha dipinto un S.Giovanni Battista del tutto da respingere, dall'espressioen ambigua. Ma poi si è riscattato, direi.
    -- Nella passione per le icone in Occidente c'è anche un elemento di "estetismo" o no? Si diffonde questo "gusto" quando la fede viene meno, a quanto sembra.
    -- Qui sul blog si può fare solo un discussione a spezzoni. Ma dall'ultimo intervento viene fuori, mi pare, che la spiritualità che si manifesta nelle icone sarebbe quella di un cristianesimo disincarnato per così dire, del tutto angelico o angelicato. Una visione statica, immobile coerente col modo bizantino di concepire la fede e la tradizione. Bisogna eliminare dalla rappresentazione della divinità ogni elemento impuro, nel senso di fisico e anche sofferente? E perché mai, nel caso di Cristo, che è un Dio sofferente, la cui Croce celebriamo ogni Domenica? L'Ecce Homo è pur esistito, è un fatto storico. Se ne vietiamo la rappresentazione per motivi di eccessiva sensibilità, non finiamo con l'espellere il fatto storico stesso dell'Ecce Homo dalla nostra visuale? L'importante è che la rappresentazione dell'Ecce Homo sia corretta, sia fatta bene, rispettosa dei Testi e della dignità della persona di Gesù.
    -- L'estetica nasconde ma fino a un certo punto le differenze tra cattolici e bizantini, che non sono solo di gusto e sensibilità.
    -- Non svalutiamo la scultura a soggetto religioso. Anche la Pietà di Michelangelo sarebbe troppo realistica? E il Mosè? Da scartare anche quello?

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  14. P.S. Parlare di "cattolici e bizantini" è totalmente errato perchè i cattolici ci sono sia di rito latino che di rito bizantino. E sono cattolici allo stesso modo. e i vari riti liturgici, sia quelli latini che gli orientali (tra i quali v'è pure il rito bizantino) come lo stesso concilio vaticano II ricorda "sono uguali in diritto e dignità" (SC. 4) Anche tali imprecisioni di linguaggio però dimostrano una imprecisione più generale di prospettiva nel guardare l'argomento iconografico in questione. d. Filiberto Maiori.

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  15. La contrapposizione tra "cattolici" e "bizantini" è certamente una semplificazione. Ma si dovrebbe capire che con "bizantini" si intendono in generale i greco-scismatici o "ortodossi", insomma gli scismatici ed eretici dell'orirente cristiano in generale.
    Non andrei a cercare il pelo nell'uovo per eludere gli argomenti avanzati contro l'esaltazione del culto delle icone, che si cerca evidentemente di introdurre anche da noi, cattolici di rito latino - uno dei tanti tentativi per colmare il vuoto liturgico dominante.
    Comprensibile e anche lodevole, per vari aspetti, purché non ci se ne serva per attaccare la nostra, cattolica e italiana, secolare tradizione di pittura sacra, servendosi scorrettamente delle sue degenerazioni e deformando in modo incredibile sue valide e tradizionali rappresentazioni, come la citata Pietà del Bellini, attribuendole un inesistente carattere morboso.
    Il Concilio Vaticano non lo citerei a sostegno, essendo una fonte in generale sospetta, per i noti motivi, anche se nel caso di specie può aver detto una cosa giusta.

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