Pagine fisse in evidenza

giovedì 9 giugno 2022

Gerhard Card. Müller. “C’è legittimamente un solo Papa e si chiama Francesco”.

Riprendo da Stilum Curiae un recente intervento del Card. Müller sulla spinosa questione delle dimissioni di Benedetto XVI, pubblicato da kath.net. Qui l'indice degli articoli sui 'due papi' a partire dal 2013.
“Le dimissioni di Papa Benedetto hanno introdotto una tensione nel principio petrino dell’unità della fede e della comunione della Chiesa che non ha eguali nella storia”.
Gerhard Card. Müller

Vaticano (kath.net) kath.net documenta le parole del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Cardinal Müller, sulla presentazione del libro “Benedetto XVI nove anni di papato-ombra” di Massimo Franco (Milano 2022). Franco è un noto giornalista italiano e autore di libri, scrive per il Corriere della Sera e per media internazionali come il britannico “Guardian”. kath.net ringrazia S.E. il Cardinale Müller per la gentile concessione di pubblicare le sue parole sulla presentazione del libro.
Nessuno potrà svalutare il nuovo libro di Massimo Franco come un libretto, come accadde a Dario Viganò, allora prefetto del Dicastero vaticano per la Comunicazione, quando finse l’approvazione di Benedetto XVI per un panegirico sul “Nuovo Paradigma” del suo successore, che i media investirono del nimbo del “grande riformatore” (p. 91). [vedi]

Si tratta piuttosto di un vero e proprio libro fattuale che non promuove una persona in modo propagandistico, ma è dedicato al problema della coesistenza di due papi nella Chiesa cattolica, un problema che è rimasto irrisolto in termini di teologia, sociologia ecclesiastica e psicologia.
Il fatto che l’autore abbia chiesto proprio a me di contribuire alla presentazione del suo libro, ottimamente studiato e con una conoscenza dettagliata dei drammatici eventi degli ultimi nove anni, mi onora, ma mi espone anche a un certo rischio di essere frainteso da due parti. Dopo tutto, la mia posizione tra i punti caldi ecclesiastici “Santa Marta” e il “Monasterium Mater ecclesiae” è la più chiacchierata del libro di 250 pagine. Perché io mi inserisco esattamente nello schema narrativo, in quanto sono stato nominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede da Papa Ratzinger e bruscamente richiamato da Papa Francesco dopo il primo mandato scaduto di cinque anni. Da allora, secondo la logica dei giochi di potere politico, sono stato scambiato o addirittura ho corso il rischio di essere strumentalizzato o come capo dell’opposizione all’uno o come ultimo rifugio dell’ortodossia nel senso dell’altro.
Ma il legame effettivo e affettivo di ogni vescovo con il Papa non va confuso con il servilismo calcolatore delle corti principesche. La franchezza apostolica con cui San Paolo affrontò una volta il suo collega Pietro sulla “verità del Vangelo” (Gal 2,14) non fece di San Paolo un negatore del primato petrino né impedì a San Pietro di correggere umilmente il suo atteggiamento ambiguo. Così, come è noto, Sant’Agostino (ep. 82) interpretò il famoso passo dei Galati in uno scambio con San Girolamo. (Cfr. Johann Adam Möhler, Hieronymus und Augustinus im Streit über Gal. 2, 14: ders, Gesammelte Schriften und Aufsätze I, ed. v. Ign. Döllinger, Regensburg 1839, 1-18).

Secondo lo schema di una psicologia interiore, molti possono non credere che per amore di Cristo non si sfoghino le proprie delusioni umane sui suoi rappresentanti, sulla sua stessa Chiesa. Il grande cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621), nonostante fosse stato allontanato due volte dalla corte papale come “persona non grata”, non si stancò mai di difendere la Chiesa cattolica visibile e il papato come fondamento divino contro i suoi avversari più potenti di allora, il protestantesimo. Un fedele cattolico non può mai desiderare che un pontificato fallisca o che un Papa che, nella più alta responsabilità, incarna la Chiesa nella sua persona, nonostante tutte le debolezze umane, diventi oggetto di polemiche, dispute e divisioni.

“La Chiesa è un fondamento divino e nel Dio-Uomo Gesù Cristo è quindi Dio-umana, cioè costituita sacramentalmente. È quindi infallibile nella sua dottrina, mediatrice oggettiva della salvezza nei mezzi sacramentali della grazia, e di diritto divino nella sua costituzione essenziale. Ma nel suo popolo – dal semplice laico al più alto ministro, a partire da Simone, che Gesù ha fatto diventare Pietro e fondamento della sua Chiesa – c’è tutto ciò che di meschino, umile e miserabile ci rende peccatori e bisognosi di perdono. In definitiva, dobbiamo affidare la nostra causa al Signore, davanti al quale ognuno deve rispondere di tutto ciò che fa.
Contro tutte le teorie artificiose e le avversioni gonfiate, l’affermazione è impeccabile e inconfutabile: C’è legittimamente un solo Papa e si chiama Francesco. Chiunque sia stato papa, vivo o morto, non lo è più, anche se ha diritto a tutta la gratitudine e alla venerazione personale.

All’unico capo visibile della Chiesa ogni cattolico deve la “religiosa obbedienza della volontà e della mente” nella sua autorità di insegnamento e nei suoi giudizi sulle questioni di fede un “sincero attaccamento”, così come a lui, in quanto padre della cristianità, è dovuto il genuino amore dei suoi figli e fratelli nella fede (cfr. Lumen gentium 25). Le dimissioni di Papa Benedetto nel 2013 hanno introdotto una tensione nel principio petrino dell’unità della fede e della comunione della Chiesa che non ha eguali nella storia e che non è ancora stata affrontata dogmaticamente. Le norme del diritto canonico non sono affatto sufficienti in questo caso, e i trucchi della diplomazia ancora meno. La giustapposizione concreta difficilmente può essere padroneggiata senza lo sguardo comparativo, il parlare e il tacere di una parte o dell’altra in un rapporto dialettico.
La vicinanza fisica, l’attenzione dei media e la lunghezza delle vite parallele pongono il Papa in carica e l’ex Papa di fronte a grandi sfide umane per affrontare una situazione senza precedenti. Le richieste radicali di ciechi fanatici da parte degli amici di Francesco o dei sostenitori di Benedetto non sono né dogmaticamente sostenibili né attuabili in termini di diritto canonico. Spesso non conoscono le regole basilari della decenza umana, per non parlare dei comandamenti dell’amore cristiano.
Massimo Franco descrive le folgoranti vicende di armonia e disarmonia tra Santa Marta e il Monastero, inventate, alimentate e strumentalizzate dalle rispettive lobby: L’agitazione intorno al controproducente panegirico di Francesco, l’articolo di Benedetto sulla pedocriminalità tra i sacerdoti, le sue cause e come superarla; la dichiarazione congiunta o differenziata di Papa Francesco e del Cardinale Sarah sulla prevenzione dei viri probati al Sinodo delle Amazzoni, la mia destituzione da prefetto e l’ostracismo dell’arcivescovo Georg Gänswein, ma anche le molte parole di elogio di Papa Francesco per il suo predecessore in occasione del 65° anniversario di sacerdozio di quest’ultimo. Ma anche il sostegno contro le macchinazioni per la distruzione della reputazione che hanno circondato la perizia sugli abusi sui minori nella sua ex arcidiocesi di Monaco.
Sebbene, secondo il diritto puramente ecclesiastico, il Papa di Roma sia libero di dimettersi, ciò è bilanciato dal fatto che, secondo il diritto divino, egli è personalmente nominato da Cristo, invisibile ma vero capo della Chiesa, come successore di Pietro e come suo sostituto nell’ufficio pastorale universale e che, come capo visibile di tutta la Chiesa, ha tutta l’autorità spirituale per guidare la casa del Dio vivente in comunione con gli altri vescovi.

Pertanto, il Papa non è mai solo il presidente della loro assemblea nominato dai vescovi, che potrebbe o dovrebbe ritirarsi in una meritata pensione alla fine di un mandato o a sua discrezione.
Questo è già vietato dalla missione e dall’autorità di testimoniare Cristo nella parola dell’annuncio, fino alla morte del martirio, seguendo Gesù sofferente e crocifisso. Poiché il titolare della Cattedra di Pietro è “il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione” (Lumen Gentium 18; 23) di tutti i vescovi e dei fedeli, la problematica ecclesiologica, già presente nelle dimissioni automatiche dei vescovi al raggiungimento del limite di età di 75 anni, viene al pettine. Anche in questo caso, in una singolare inversione di circostanze, la legge divina è limitata, oscurata e sovrapposta dalle determinazioni positive della legge puramente ecclesiastica.

Tuttavia, più che nel caso di un vescovo che rimane membro del collegio episcopale al momento del suo ritiro, è problematico che il Papa, in quanto capo e principio di unità, torni formalmente a far parte del collegio episcopale attraverso le sue dimissioni, ma nella memoria effettiva e nell’attaccamento affettivo dei fedeli rimane in qualche modo il Papa, e quindi l’impressione di due papi è inevitabile.
Ma proprio il peso teologico di Joseph Ratzinger come famoso professore di teologia, cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e papa che per decenni è stato al centro della vita ecclesiastica e del magistero romano, e il mantenimento di “insegne” papali visibili, soprattutto sotto le leggi di una società mediatica globale, ha creato l’impressione di una doppia leadership polare della Chiesa cattolica. E questo nonostante il fatto che, tra tutte le comunità cristiane decentrate, il Papa sia l’unico nella Chiesa cattolica a rappresentare il principio di unità mondiale visibile a tutti. In qualche modo, anche contro la loro volontà, i due protagonisti diventano un punto di attrazione per cattolici di diverse simpatie spirituali e teologiche e di orientamento o addirittura umane. Nel peggiore dei casi, diventano figure di identificazione per ali e fazioni in conflitto. Il servizio del Papa all’unità della Chiesa potrebbe trasformarsi nel suo contrario.
Ma anche chi accetta pragmaticamente i fatti e concede loro forza normativa non può assolutamente dichiarare che le dimissioni di un papa per motivi di età e di salute siano il caso normale – questa è la conclusione tratta dai nove anni di convivenza di un solo papa e del suo predecessore come papa emerito. Deve rimanere la più stretta eccezione e può essere contemplata solo per il bene della Chiesa. Il bonum ecclesiae, tuttavia, non va interpretato con le categorie delle professioni mondane, ma con riferimento alla testimonianza di Cristo affidata agli Apostoli e ai loro successori fino alla morte.

Ciò che dovrebbe muovere i cardinali riguardo al conclave è una chiara teologia dell’episcopato e del papato in senso cattolico. I motivi dell’elezione non possono essere solo reattivi. “O, per una volta, eleggiamo uno che faccia piazza pulita della Curia corrotta o che faccia piazza pulita del pasticcio latinoamericano”, come sintetizza cum grano salis Massimo Franco alla fine, “E la storia di questi anni di “due papi” non solo porrà il problema della regolamentazione delle dimissioni, ma avrà anche una ripercussione che sollecita una revisione del “potere” di un papa”. Se il conclave del 2013 è stato quello dell’attacco a una Curia “italiana” e al suo establishment che ha causato le dimissioni di Benedetto, il prossimo, quando si aprirà, sarà probabilmente un conclave contro il vuoto di governo, di riforma visionaria e profetica, contro la confusione e il nepotismo amicale, gesuitico e latinoamericano di Casa Santa Marta.

Il modello curiale di Benedetto è fallito, ma anche la curia parallela di Francesco trasmette un’immagine di caos e arbitrarietà. E quindi il tema sarà quello di analizzare criticamente entrambe le esperienze”. (p. 261f). Pericolosi sono i criteri secondari o l’interesse nazionale e ideologico. Slogan come: “ora deve essere di nuovo un italiano” o “ora toccherebbe all’Asia” o “la Chiesa non ha mai avuto un Papa nero” sembrano slogan da parco giochi e hanno poco a che fare con l’importanza capitale del papato per la “verità del Vangelo” e l'”unità della Chiesa”. È assurdo parlare di “deve essere qualcuno della nostra direzione” oppure: il gruppo di San Gallo, i gesuiti o Sant’Egidio sanno meglio di noi come dovrebbe essere la Chiesa del futuro. Non si tratta di imporre il proprio candidato secondo le idee umane, nella falsa convinzione di poter “fare la Chiesa” o “darle un futuro” secondo il mutevole e volubile metro umano.
Nella scelta tra i due candidati Mattia e Giuseppe Barnaba per l’apostolato, l’unico criterio era che fossero stati con gli apostoli dal momento dell’apparizione pubblica di Gesù fino alla sua ascensione, in modo che il prescelto potesse essere testimone della risurrezione di Gesù. Pregavano insieme, dicendo: “Tu, Signore, conosci i cuori di tutti; mostra quale di questi due hai scelto”. (Atti 1:24).
Piuttosto, è Cristo Signore stesso a formulare i criteri per la sua Chiesa. Li presenta ai cardinali come rappresentanti della Santa Romana Chiesa, che elegge il suo vescovo, successore di San Pietro. Pietro unisce la Chiesa nella confessione di Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,16). A Simon Pietro il Signore disse prima della sua passione salvifica: Rafforzate i vostri fratelli nella fede (Lc 22,32). E il Signore risorto affida al Papa, come un tempo a Pietro sul mare di Tiberiade, la cura pastorale della Chiesa universale con il mandato tre volte ripetuto: Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore, pasci le mie pecore (Gv 21,15-17).
Nonostante tutte le mancanze e le colpe umane dei papi del passato e del futuro, che si aggrapperanno a loro come poveri peccatori fino alla morte, possiamo essere grati, soprattutto qui a Roma e in Italia, che Dio abbia degnato questa terra di essere la sede della Cattedra di Pietro fino alla consumazione del mondo.
Che lei, caro Massimo Franco, ci abbia guidato con il suo libro attraverso gli emozionanti e stimolanti ultimi nove anni del papato romano e ci abbia offerto un orientamento, per questo merita un ringraziamento e un riconoscimento.

32 commenti:

  1. Bah!
    E' veramente deprimente che il card. Mueller, all'interno del suo verboso intervento, richiami proprio la celebre frase di Massimo Franco nel suo articolo-intervista a Benedetto XVI "... e si chiama Francesco". Parole MAI pronunciate da Ratzinger, ma aggiunte da Franco stesso con creatività degna di miglior causa...

    RispondiElimina
  2. Che tristezza sentire questi arrampicamenti sugli specchi.......Eminenz, si ricordi che piuttosto che dire banalità, sarebbe meglio tacere, il silenzio è d'oro e a volte d'obbligo.

    RispondiElimina
  3. Minestra alla conservatrice09 giugno, 2022 15:17

    La solita minestra riscaldata modernista alla conservatrice.

    RispondiElimina
  4. Di notevole livello contenutistico e formale risulta la lettera a lui rivolta dal dott, Cionci, in forma di interrogazione molteplice e deferente, che merita una nota di stima e rispetto, comunque la si pensi.
    Consiglio a tutti di leggerla perche' offre un Riassunto magnifico, in forma di interrogazione molteplice e deferente, ricco di rimandi ad art. dell'inchiesta relativa, dell'intera magna quaestio circa le dimissioni di BXVI per mo!ti versi anomale dell'11 febbraio 2013.
    Eccola
    https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/31933160/lettera-cardinal-muller-perche-papa-francesco-non-benedetto-xvi.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma per piacere, lasciate perdere Cionci!

      Elimina
  5. Il problema è che questioni inedite e complesse come questa devono essere affrontate in termini teologici e canonistici, non attraverso interviste o articoli di giornali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è veramente poco di complesso

      Daouda

      Elimina
  6. Pur di evitare la possibilità che sia veritiero lo scenario prospettato da Cionci, molti gongolano per l’opinione di un Card. Müller (creato cardinale da Bergoglio) abitualmente ritenuto inattendibile per il suo conservatorismo aperto in salsa teologica teutonica… Eppure il duo Müller + Franco zoppica alquanto.

    RispondiElimina
  7. Credo che chiunque abbia conservato una visione realistica della realtà sia più che convinto che se venisse chiesto a Ratzinger chi è l'attuale papa regnante la risposta sarebbe scontata: "FRANCESCO".

    RispondiElimina
  8. https://www.iltempo.it/attualita/2022/06/08/news/papa-francesco-dimissioni-vaticano-operazione-ginocchio-malattia-fine-sofferenza-stanchezza-31921666/

    RispondiElimina
  9. il canonista cardinale Burke ha mai detto che le dimessioni sono invalide, illegittime o in qualche modo dubbie? no... quindi i dubbi di Cionci lasciano il tempo che trovano.
    Teresa

    RispondiElimina
  10. Trovo poco consistente la verbosità del cardinale, senza nulla di sostanziale per affermare che esista solo un papa di nome Francesco, anzi... un vescovo resta vescovo quando diventa pensionato emerito, un papa resta papa quando diventa pensionato emerito. A meno che si dimetta sul serio per cui non diviene emerito pensionato papa ma vescovo pensionato non potendo essere in contemporanea con altri papa pensionato, impossibile.

    RispondiElimina
  11. Dimission impossible

    E chi ci crede alle dimissioni del leader religioso argentino?
    Deve finire prima il suo lavoro di "riforma" delle strutture della Chiesa, portarne a compimento la secolarizzazione.
    Ciò avverrà assolutizzando il principio (di per sé non errato) che "la potestà di governo non viene dal sacramento dell'ordine, ma dalla missione canonica", utilizzato già nella Predicate Evangelium e nella recente novità normativa per i superiori degli ordini religiosi (che ora possono essere anche i frati laici).
    I due anni e mezzo di sinodo sulla sinodalità inoltre, non sono altro che la volontà di una riforma radicale in senso egualitario di tutto, papato compreso.
    Non si dimetterà, cercherà piuttosto di instaurare una forma di "papato democratico" o simili, con un suo uomo - anche laico o una donna perché no - guidato da lui a fare le sue funzioni o cose del genere.
    Tutto va in questa direzione.
    Non si dimetterà, ha solo accelerato a causa della cattiva salute perché, come il dragone dell'Apocalisse,
    sa che gli è rimasto poco tempo.

    RispondiElimina
  12. Qualcuno pensa veramente che Cionci creda a quello che scrive su di Ratzinger?
    La sua "tesi" fa acqua da tutte le parti ed è pure autocontraddittoria.
    Ratzinger, ripreso dalle telecamere, ha chiamato Bergoglio "SANTO PADRE" e lo ha invitato a continuare a condurci verso Dio.
    Ha quindi riconosciuto l'ufficio bergogliano di PAPA REGNANTE e lo ha fatto PUBBLICAMENTE.
    Forse Cionci e Minutella non hanno visto quel video?
    O è forse più comodo FINGERE di non averlo visto?

    RispondiElimina
  13. https://it.aleteia.org/2016/06/28/sentite-cosa-ha-detto-benedetto-xvi-di-papa-francesco-oggi/amp

    RispondiElimina

  14. Su LifeSiteNews c'è un'intervista a mons. Schneider il quale dichiara che l'ipotesi secondo la quale il vero Papa sarebbe rimasto Ratzinger perché le sue dimissioni sarebbero da ritenersi invalide, è del tutto assurda.
    T.

    RispondiElimina


  15. "Ma per piacere", fateci il piacere, basta con la barzelletta di Ratzinger rimasto vero e unico Papa!!

    RispondiElimina
  16. Benedetto XVI si rivolge a Francesco chiamandolo "Santo Padre".
    Non lo farebbe se non lo ritenesse l'attuale Papa regnante.

    RispondiElimina
  17. anonimo14,01, puó dimostrare quanto dice con video e registrazioni autentiche?

    RispondiElimina
  18. Anonimo delle 19:23
    Posso dimostrarlo.
    https://it.aleteia.org/2016/06/28/sentite-cosa-ha-detto-benedetto-xvi-di-papa-francesco-oggi/amp

    RispondiElimina
  19. Anonimo 19,23, se lei apre il link di aleteia col VIDEO già postato sopra, (anno 2016, 65.mo del sacerdozio di J. Ratzinger) potrà ascoltare BXVI che si rivolge a Bergoglio iniziando il discorso con l'appellatvo di "Santo padre"

    https://it.aleteia.org/2016/06/28/sentite-cosa-ha-detto-benedetto-xvi-di-papa-francesco-oggi/amp

    e poi gli dice ancora...

    “Eucharistomen” dice un grazie umano, grazie a tutti. Grazie soprattutto a lei, Santo Padre! La sua bontà, dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente..."
    in questa frase poi i provetti enigmisti hanno voluto vedere un messaggio cifrato che significherebbe altre cose (del tipo: "mi porta nella reclusione" ... che è un'assurdità irricevibile)

    RispondiElimina
  20. bernardino guerrini11 giugno, 2022 12:21

    Allora dobbiamo smentire quello che ha detto il Card. Daneels.. o qui si raccontano balle o le balle le ha raccontate il Card. Daneels prima di morire del complotto della mafia San Gallo in Svizzera.. qui bisogna mettersi d'accordo .. o qualche decina di cardinali erano scomunicati e quindi ora è tutto invalido... (rivediamo le questioni canoniche delle scomuniche per certe cose.. se il fattore canonico vale, la questione sta molto diversamente.. cosa dicono i canoni sulla scomunica di accordi per eleggere un Papa??) davvero oppure era un falso quello del Card. Daneels quando diceva che avevano fatto accordi da anni con la mafia San gallo.. la situazione è questa.. qualcuno dovrebbe dare delle risposte... --- se do fastidio non scrivo più...

    RispondiElimina
  21. Bernardino Guerrini,
    Dannels non ha mentito e la validità o meno del pontificato bergogliano è una questione su cui ora non mi pronuncio.
    Ciò che invece è certissimo è che Ratzinger ritiene Bergoglio il suo legittimo successore, dal momento che lo ha chiamato "Santo Padre" e dal momento che lo ha invitato a continuare a mostrarci la strada di Gesù verso Dio: così facendo ha riconosciuto (a ragione o a torto) la suprema giurisdizione di Bergoglio sulla Chiesa universale.
    Personalmente ritengo Bergoglio un eretico (come minimo materiale), ma il fatto che l'attuale papa regnante sia Ratzinger è una cosa ecclesiologiamente assurda e negata dalla realtà dei fatti.
    Così come è un'assurdità il ridicolo "Codice Ratzinger".

    RispondiElimina
  22. Cos'è il "Codice Ratzinger"?

    RispondiElimina
  23. @anonimo 22:17
    che chiede che cosa sia il codice già popolare...
    (ignoto al grande pubblico nonostante la scalata alle classifiche dei best-sellers )

    Potremmo dire che è una griglia di lettura degli eventi ecclesiali a partire dell'abdicazione di BXVI (pubblicata in questi giorni in un libro dal titolo "Codice Ratzinger) ideata e divulgata da un giornalista e storico dell'arte, A Cionci, col supporto di alcuni studiosi (v. Acosta, Sanchez et al.) circa la ipotesi di BXVI che avrebbe fatto una Declaratio di rinuncia solo PARZIALE al ministerium di papa, mantenendo il munus, e si pone quindi come papa in esilio in "sede impedita".
    SE vuole farsi un'idea completa della ipotesi di A. Cionci, può trovare l'intera MAXI-INCHIESTA in 60 puntate qui

    https://www.byoblu.com/category/papa-e-antipapa-linchiesta/


    è un'ipotesi ingegnosa ma con multi punti deboli e discutibili (sia storici che teologici) : appare soprattutto una ricostruzione avvincente e romanzesca finora.
    La questione dovrebbe essere ripresa con massima serietà nelle sedi competenti da teologi e canonisti per la verifica della non-validità della rinuncia e del conclave 2013, cosa ancora molto controversa.
    Da parte mia spero che dal libro non ne facciano anche un film, tanto per aumentare il sensazionalismo e la confusione tra i poveri fedeli....

    RispondiElimina
  24. Quindi Benedetto XVI come sostiene Cionci ( che nel 1983 con Giovannni Paolo II approvarono un regolamento con scissione del papato in munus ed esercizio attivo) ha veramente scisso il papato, nel 2013. Questo fatto rinvia anche al fumoso papato doppio del 1958, quando ci furono 2 fumate bianche ( e il video riprende persino la voce del cronista che attende l'uscita del papa che non esce con guardia svizzera che si prepara)... qui ci sono molte cose da chiarire dal 1958 ad oggi, il documento del card. Siri mi pare che sarà aperto solo verso il 2030 se ben ricordo quanto lessi).Cionci parla di papa impedito ma forse il papato si è solo stracciato la veste dividendola in 2?

    RispondiElimina
  25. https://www.byoblu.com/2021/12/15/papa-e-antipapa-linchiesta-lassurdo-tradizionalismo-legittimista-di-bergoglio-parte-47/

    interessante questa puntata dell'inchiesta in cui Cionci offre un'analisi della posizione del clero tradizonalista nei confronti della abdicazione di BXVI e legittimazione di Bergoglio papa.
    Individua così una serie di argomentazioni in favore del papa regnante da 9 anni.
    --------------
    "Le argomentazioni principali dei tradizional-legittimisti di Bergoglio potremmo individuarle così: l’argomento del Comando, del Consenso, dell’Attesa, dei Due individui, del Cattivo padre e della Tradizione vivente.

    A – L’argomento del Comando (sostenuto da Don Nitoglia e, in parte, da Mons. Viganò).
    ......
    B - L’argomento del Consenso (sostenuto da Salza e Siscoe, Don Nitoglia e Mons. Schneider).

    Si tratta della teoria della accettazione pacifica universale (Universalis Ecclesiae Adhaesio) ....

    C – L’argomento dell’Attesa (sostenuto da Mons. Schneider e, in parte, da Mons. Viganò)

    Secondo loro, per poter affermare che Bergoglio è eretico, apostata e/o antipapa serve una dichiarazione ufficiale, ma tale dichiarazione può essere fatta solo dalla Chiesa dopo che tale individuo sia morto.
    Spesso questa posizione è associata al fatalismo e alla superiorità del giuridico sul metafisico.
    Stando alla teoria dell’Attesa, San Bernardo di Chiaravalle avrebbe potuto starsene tranquillamente in panciolle.... etc.

    D – L’argomento dei Due individui detto anche del “Dottore privato”
    Sostenuto da vari tradizionalisti, è usato per legittimare l’absurdum di un papa non cattolico.

    Questa teoria afferma che il papa, di per sé, non può essere mai eretico, apostata, idolatra, e però allo stesso tempo può dire eresie, portare all’apostasia, compiere atti idolatrici, parlando e agendo come “dottore privato”, o come “individuo privato”, non come papa.

    E – L’argomento del “Cattivo padre”

    Altri affermano che Bergoglio, il papa non cattolico, è come un cattivo padre, che resta sempre padre anche se si comporta male. Quindi Bergoglio, nonostante le sue azioni, è sempre papa....

    F – Il Sofisma di Cavalcoli

    Secondo il domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, pure, uno dei migliori e più stimati teologi contemporanei, Bergoglio è cattolico, in quanto è papa (poiché il papa è sempre cattolico).
    Ergo, siccome il papa è uno, ed è Francesco, Benedetto XVI non è più papa. Padre Cavalcoli giustifica le azioni e innovazioni non-cattoliche di Bergoglio dicendo che sono solo “battute”’, o “espressioni linguistiche infelici”’, o ridefinendole come cattoliche in quanto “fatte dal papa, che non si inganna e non ci inganna”.
    .....

    G – La teoria della “Tradizione vivente”

    Secondo i sostenitori di questa teoria, il Cattolicesimo non è un qualcosa di fisso, definito, ma coincide con quello che dice e fa il papa regnante, e quindi praticamente il Cattolicesimo cambia ad ogni cambio di papato.
    Si tratta, in sostanza, di un relativismo papolatra usato per legittimare Bergoglio qualunque cosa faccia, il papato emerito (inesistente) e per normalizzare anche la presenza (impossibile) di due papi. ....
    --------------------

    Saranno tutte correttamente impostate le analisi di Cionci qui riportate, o sono viziate da false prospettive e pregiudizi o scorciatoie dialettiche ? non saprei...
    Chi sa di avere argomenti validi per confutare queste osservazioni con puntualizzazioni e correzioni non ha che da farsi avanti ed aprire un dibattito coraggioso, per aiutare 1 miliardo e 285 milioni di cattolici a ritrovare i punti di riferimento e le certezze perdute da 9 anni (sia pure con una lunga preparazione di 50 anni di deragliamento postcv2).

    RispondiElimina
  26. 12 giugno 2022 08:05

    Grazie!
    Sto scoprendomi minimalista, Il Catechismo della Dottrina Cristiana e la Pascendi di S.Pio X sono i compagni che vanno quotidianamente dal comodino alla scrivania e viceversa e ancora non li padroneggio...

    RispondiElimina
  27. 12 giugno 2022 08:05

    Grazie!
    Sto scoprendomi minimalista, Il Catechismo della Dottrina Cristiana e la Pascendi di S.Pio X sono i compagni che vanno quotidianamente dal comodino alla scrivania e viceversa e ancora non li padroneggio...

    RispondiElimina

  28. Tra qualche tempo il Signore chiamerà Joseph Ratzinger al Giudizio e allora sparirà finalmente il tormentone senza senso del "vero Papa" e delle "dimissioni invalide". Almeno si spera.

    RispondiElimina
  29. Anonimo delle 20:15,
    Sul fatto che Bergoglio sia o non sia Papa ci sarebbe moltissimo da discutere ma ciò che è certo è che Ratzinger non è l'attuale papa regnante e nemmeno ritiene di esserlo.
    Ha riconosciuto Bergoglio come "Santo Padre" (che è un titolo che può essere attribuito soltanto al Papa regnante) e gli ha riconosciuto il supremo potere di giurisdizione sulla Chiesa universale.
    Questo è un fatto e contro il fatto non vale nessun argomento.
    Non è comprensibile questo ritenere Ratzinger Papa e tutti i costi, contro l'evidenza e contro ciò che dice lo stesso Ratzinger.

    RispondiElimina
  30. Non sono d'accordo sul fatto che essendosi rivolto a Bergoglio con l'appellativo 'Santo Padre' Benedetto XVI lo abbia perciò riconosciuto come Papa. Infatti come avrebbe potuto iniziare diversamente un discorso rivolto a un'assemblea in cui c'era Bergoglio seduto in trono? Rivolgendosi a questo con l'appellativo 'Falso Padre'? Non poteva dire altrimenti, perciò secondo me la cosa non dimostra nulla. Mi sembra più strano invece che Ratzinger più avanti abbia voluto affermare di sentirsi 'protetto' da Bergoglio in Vaticano...

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.