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sabato 11 maggio 2024

L’islam non è una religione, è una civiltà. Lo si vede in Germania

Fenomeno di portata esiziale purtroppo ingravescente non solo in Germania. Sono decenni che lanciamo l'allarme; ma i nostri governanti, ornai secolarizzati, sembrano sordi e ciechi. Qui l'indice degli articoli sull'islamismo.

L’islam non è una religione, è una civiltà. 
Lo si vede in Germania

Due fatti in Germania dimostrano quanto già diceva il filosofo Rémi Brague.

Nei giorni scorsi sono circolate due interessanti notizie sull’islam europeo. La prima è stata lanciata dal tabloid tedesco Bild e poi ripresa da altre testate, anche italiane, secondo la quale in alcune zone della Germania ad alta presenza musulmana – in molti casi la popolazione scolastica è musulmana per l’80% – si nota il nuovo fenomeno di bambini e ragazzi tedeschi che si convertono alla religione islamica. Il motivo indicato dal servizio sarebbe che in questo modo i ragazzi tedeschi possono integrarsi, altrimenti rischiano di rimanere emarginati e vittime della paura. L’interesse della notizia sta nel fatto che, in questo caso, non sono i ragazzi musulmani a trovare difficoltà di integrazione, ma sono quelli tedeschi. Il gruppo sociale islamico non è integrato nella società tedesca, ma è molto integrato in sé stesso e può essere quindi integrante anche al di fuori di sé. Si tratterebbe di un espansionismo esplosivo all’interno del Paese ospitante.

La seconda notizia è che, sempre in Germania, gli islamici chiedono il Califfato. Una manifestazione di un migliaio di cittadini tedeschi di religione islamica tenutasi ad Amburgo ha pubblicamente affermato che il Califfato islamico è l’unica forma di Stato che un musulmano possa accettare. Per “Califfato” si intende lo Stato in cui la legge coranica è anche legge civile, le autorità religiose sono anche autorità civili, la comunità musulmana coincide con la comunità civile e dove è impedita ogni altra religione diversa da quella islamica.

Si potrebbe pensare che questa seconda notizia rimandi ad un gruppo estremista e che quindi rimanga una posizione isolata e marginale rispetto alla presenza musulmana diffusa in Germania. Se però la colleghiamo con la prima notizia il quadro cambia, perché si constata un allargamento della civiltà islamica in Germania non solo tramite una dimostrazione di piazza di tono estremista che inizia e finisce subito, ma nella vita quotidiana.

Il filosofo Rémi Brague, grande conoscitore della cultura islamica, aveva detto che l’islam non è una religione, bensì una civiltà.
Stefano Fontana - Fonte

10 commenti:

  1. Buon per loro e per le loro tasche.11 maggio, 2024 10:00

    Sono sordi e ciechi per loro "staranno sempre a galla" ( si salveranno sempre e comunque)senza religione, senza civilta'

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  2. Non conosco la Germania di oggi. MSa immagino e suppongo che i ragazzini che si" convertono" all'Islam non abbiano ricevuto in famiglia una formazione religiosa vera e propria. Una volta i tedeschi erano credenti e praticanti ancorché protestanti, ma oramai in maggioranza sono agnostici e green.

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  3. E Santa Sofia oggi è una moschea!11 maggio, 2024 13:55

    11 maggio, anniversario della Dedicazione di Costantinopoli...

    "L’11 di questo mese celebriamo spiritualmente la commemorazione della nascita, cioè della dedicazione di Costantinopoli, che si consacra in modo speciale alla nostra
    Sovrana, la santa Madre di Dio.

    "La regina delle città consacra ora alla
    Signora del creato tutta la propria
    compagine. In lei infatti trova la sua forza e
    mette sotto i piedi dei propri imperatori
    fedeli le nazioni ostili e altere dei nemici,
    gridando: Tu, o Vergine, sei fortezza della
    corona, degli scettri e dei sovrani.""

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  4. Gli islamici vogliono il Califfato? Benissimo, ma non in Europa.
    In Europa abbiamo già i nostri Califfi.
    Peraltro, la massoneria dovrebbe battere un colpo, visto che è ben introdotta nell'ambiente musulmano.

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  5. E' chiaro che l'espansionismo islamico dilaga in forza della nullità dell'Europa, che affoga nei suoi miasmi di perversione, che abbondano sia in campo civile che religioso. Se escludiamo l'Ungheria di Orban, tutto il resto è tremenda bolgia.
    In Italia fino a una ventina di anni fa la Lega pareva un argine al buonismo imperante nel campo dell'immigrazione, poi le sacrestie del potere l'hanno narcotizzata e oggi abbiamo fior di ministri e governatori da belle epoque.

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  6. Espansionismo islamico ? Gli arabi sono ricchi , molto ricchi e furbi. Terribilmente furbi. Hanno aprofittato dell'ecumenismo per far tacere ogni apologetica anti islamica. Per essere certi che i cattolici non decidessero di rinnegare l'ecumenismo e riprendessero l'apologetica anti islamica hanno fatto firmare al papa pro tempore il documento di Abu Dhabi "fratelli tutti". Cosi , se qualche battezzato osasse affermare la diabolicita' dell'islam potrebbe essere zittito perche' non prono ai dictat papali.
    E con i loro soldi hanno corrotto le universita' occidentali , in modo particolare quelle dell' Inghilterra e quelle degli Stati Uniti. Sembra che uno dei maggiori beneficiari delle ricche donazioni islamiche sia la Georgetown Unìversiti , non lontana da Washington e di proprieta' dell' ordine gesuita.

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  7. Mi domando se l'aninimo di poco fa sia reduce dalla lettura dell'articolo di Giulio Meotti pubblicato oggi sul Foglio GLI EMIRI SI COMPRANO LE NOSTRE MIGLIORI UNIVERSITA'.

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  8. Fratelli tutti ? Ma le giovinette islamiche che avrebbero voluto vivere all'occidentale ovvero sposare la persona con cui avrebbero dovuto condividere la vita nella gioia non sono state barbaramente uccise dai loro stessi genitori ? E questo in base alle leggi della sharia che proibiscono il matrimonio con un non musulmano..

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  9. La nostra pure non è una religione, ma Fede in una Persona11 maggio, 2024 22:15

    La meditazione della Passione muove le anime all'amore delle sante virtù e all'odio dei vizi, perché nella passione tutte le virtù furono praticate da Cristo come Maestro.

    Ivi l'umiltà, la massima che sia possibile a un Dio: Umiliò se stesso (Fil 2, 8); or quale uomo superbo, vedendo un Dio tanto umiliato, non si vorrà umiliare, se si mette a considerare le lezioni di umiltà che gli dà Cristo? E perciò Cristo disse: Imparate da me, che sono mansueto ed umile di cuore (Mt 11, 29).

    Ivi si vede la pazienza in cose tanto amare e dolorose che eccedono ogni amarezza e pena patibile; e lui come un agnello che sta muto dinanzi a colui che lo tosa, non aprì la sua bocca (Is 53,7). Egli tacque: or chi non imparerà ad aver pazienza nelle cose minori, se un Dio in cose sì grandi soffre con tanta pazienza?

    Ivi si scorge la sua grande carità, perché solo per carità patì, affine di liberar noi dai tormenti eterni; ora nessuno ha carità più grande di colui che dà la vita per i suoi amici (Gv 15,13); chi dunque non compatirà il prossimo e non gli darà aiuto, potendo, massimamente ai poveri? Ivi la mansuetudine, mentre non solo Cristo non si vendica, ma perdona pregando: Padre, perdona loro (Lc 23, 24); chi avrà cuore così crudele da non perdonare a chi lo offese?

    La meditazione della Passione inoltre accende nel cuore due amori.

    Il primo, verso questo amoroso e tormentato Signore, che per solo amore verso di noi si sot-tomise volontariamente alle grandissime ignominie e pene che tollerò nella sua Passione. Se il non far conto di pena alcuna per l'amato è segno certissimo di amore, devi concludere che l'amore portato a noi da Cristo sia stato non grande, ma massimo, inarrivabile, infinito, per essersi sottoposto per nostro amore alle massime pene e ai massimi tormenti che hanno superato tutti quelli dei martiri. E se amore si paga con amore, devi accenderti, quanto più si può, a corrispondere a tanto amore, acciocché per l'avvenire non abbia ardire di far cosa indegna di sì eccessiva carità.

    Il secondo amore che devi accendere nel tuo cuore è un tenero affetto verso la Passione di Gesù, in modo che ogni giorno consideri le acerbe pene tollerate con tanto amore da Cristo per noi.

    Senti dunque l'amore per Gesù e rifletti fra te stesso che cosa devi correggere nella tua vita, che cosa devi aggiungere, che cosa vincere.

    Dai «Manoscritti» di san Francesco De Geronimo, sacerdote (Archivio dei Gesuiti, Grottaglie)

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  10. "La nostra non è una religione ma fede in una Persona etc"

    Non è una religione? Cos'è allora? Dire che invece è "fede in una Persona" che significa? Non complica inutilmente le cose?
    Molti ritengono che, se è fede in una Persona, ognuno può costruirsela a modo suo. Bisognerebbe spiegare il concetto.

    Circa la citazione da S. Francesco De Geronimo. Tutto vero e giusto. Ci sono però anche altri aspetti della Passione che vanno considerati. Non si tratta solo di "amore" (tra l'altro la parola amore ha oggi in ambito cattolico un significato ambiguo). Si trattava in primo luogo di fare la volontà di Dio, che esigeva un sacrificio espiatorio per i peccati degli uomini contro di Lui, da Adamo ed EVa in poi.
    Un sacrificio cruento, la "testimonianza del sangue" (Lettera agli Ebrei): "soffrendo ci accorgiamo di aver mancato", ha detto qualcuno - sofferenza vicaria del Cristo redentore, appunto. Questa era l'esigenza della divina giustizia e l'amore per l'umanità peccatrice c'entrava poco. Fatto dal Verbo incarnato, al posto dei capri e degli agnelli, il Sacrificio metteva fine a tutte le altre religioni, basate sui sacrifici di animali ed anche umani. Dalla giusta espiazione, la "propiziazione" ossia la remissione dei nostri peccati: la Giustizia divina non è in contraddizione con la Carità, con l'amore che Dio dimostra per il genere umano decaduto.
    INsistere solo sull'amore quale significato della Croce, come ha fatto ad esempio Benedetto XVI e un po' tutta la pastorale dal Vaticano II
    in poi, significa dare una rappresentazione unilaterale della Passione, occultandone il carattere eroico e virile, l'esempio dell'Innocente che affronta apertamente (e senza odiare) la malvagità del mondo sapendo di andare incontro ad un destino crudele, pur di fare la volontà di Dio, cosa che garantisce la vita eterna, se si persevera sino alla fine.

    Insistendo sempre e solo sull'"amore" che si sostituirebbe a tutti gli altri aspetti essenziali della Passione, si cadrebbe in una sorta di "angelismo", in una concezione disincarnata e astratta del Cristianesimo, il cui messaggio sarebbe costituito principalmente dalla necessità di superare il proprio io, di vincere il proprio egoismo - cose che dicevano anche gli Stoici, a modo loro (mons. Bernard Tissier de Mallerais, La strana teologia di Benedetto XVI, Ed. Ichthys, Albano Laziale, 2012, tr.it. dal francese, p. 62 ss.; p. 124).
    Un cattolicesimo "angelico" è nei fatti, aggiungo, una "pappa del cuore", ben zuccherosa e dolciastra, un "umanesimo" nel quale è stato diluito il veleno delle peggiori eresie.
    T.
    [Nb. Ratzinger respingeva apertamente il carattere espiatorio della Croce, non ammetteva l'immagine (medievale) di un Dio sanguinario, che punisce, che vuole la testimonianza del sangue, perchè Dio è Amore, ripeteva sempre, alla maniera degli Anglicani. Ma nel Compendio del Nuovo Catechismo che fece fare appena eletto papa, nel 2005, all'art. 122, tale carattere riapparve, sia pure sempre mescolato all'amore: "122. Quali sono gli effetti del sacrificio di Cristo sulla Croce? Gesù ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla morte. Questo "amore sino alla fine" (Gv 13.1) del Figlio di Dio riconcilia con il Padre tutta l'umanità. Il sacrificio pasquale di Cristo riscatta quindi gli uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio".
    (Gv 13.1 menziona qui l'amore di Cristo per i suoi discepoli, non per l'umanità, tanto per esser precisi)].
    T.

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