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sabato 16 agosto 2025

Un incontro che ufficializza una svolta già in corso e il sipario che cade sull'Europa

Di seguito due visioni interessanti dell'importante incontro di ieri in Alaska. Qui l'indice degli articoli sulla guerra in Ucraina.

Un incontro che ufficializza una svolta già in corso

L'incontro tra i due leader politici delle due forze contrapposte nella guerra in Donbass - dove l'Ucraina è solo lo Stato fantoccio che ha offerto il terreno di scontro e la carne da macello per conto degli USA - getta le premesse per la fine dei combattimenti. Un conflitto voluto dall'élite globalista che comandava negli USA da 30 anni e che è stata scalzata - dopo otto anni di conflitto sociale interno - dall'élite americanista, che ha Trump come testa d'ariete e che ora governerà, magari tramite Vance o Rubio, per almeno una dozzina d'anni, e forse per 20.
L'élite globalista sconfitta alle urne negli USA, tuttavia, comanda ancora in quasi tutta Europa (tranne Ungheria, Slovacchia e nell'extra-UE Serbia), in Canada e in Oceania, cioè nell'Anglosfera o "Occidente globale" che si sta opponendo al processo di pacificazione e di riapertura dei rapporti con la Russia che gli americanisti stanno promuovendo. Le due diverse visioni del mondo hanno obiettivi diversi (per semplificare fino all'osso: Repubblica Globale no borders guidata dai mercati finanziari, per i globalisti; mondo multipolare con USA prima potenza, per gli americanisti), sono inconciliabili e saranno causa di ulteriori tensioni e conflitti sociali interni all'Occidente, con la terza componente non americana per adesso minoritaria, ma che sta iniziando a RESISTERE ovunque (quella parte dei popoli non addomesticata e che rivendica libertà, indipendenza e tradizione spirituale / culturale).
Il futuro parte da questa svolta storica, rappresentata dalla presa di potere di una élite alternativa negli USA che non vuole il conflitto con la Russia e, in ultima analisi, nemmeno quello aperto con la Cina, poiché punta ad affermare la propria supremazia per vie diverse da quella militare, tanto cara invece ai fanatici totalitari del pensiero globalista infarcito di woke, gender, cancel culture, progressismo, sincretismo religioso, materialismo consumista e "etica" liberal/radical.
In tutto ciò, Zelenski e il suo regime, e le istituzioni UE con tutti i "volenterosi", valgono al massimo come il due o il quattro di briscola, ma ogni giorno che passa diventano come le stesse carte di bastoni quando va a denari. Poco, sempre meno, quasi niente. E il conflitto con la Russia in Donbass finirà come avevo scritto nel 2022, se si ferma adesso, ma molto peggio se non si accetterà subito l'agenda dettata da Trump con Putin.
Davide Lovat

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Anchorage, Il sipario che cade sull’Europa: L’incontro Trump-Putin e la crisi di una diplomazia smarrita

Il vertice di Anchorage, in Alaska, tra Donald Trump e Vladimir Putin, pur privo di esiti formali, ha rappresentato un evento di grande rilevanza simbolica e politica. Non è nel risultato immediato che si misura la sua portata, bensì nella capacità di mettere a nudo le contraddizioni dell’attuale ordine internazionale e, in particolare, l’irrilevanza strutturale dell’Unione Europea.
L’esclusione di Bruxelles dal tavolo delle trattative non costituisce un incidente marginale, ma l’indicatore di una crisi profonda: l’Europa ha progressivamente rinunciato alla dimensione della decisione politica, rifugiandosi nella retorica dei valori universali, sempre anfibi e contingenti, dei diritti declinati secondo il paradigma della "libertá negativa", abdicando ai principi ed alla loro attuazione la quale richiede una effettiva capacità ordinativa. È proprio il concetto di forza, inteso ovviamente non come violenza ma come energia ordinatrice, a rivelarsi centrale per comprendere la crisi.
La tradizione classica, da Aristotele a Tommaso d’Aquino, ha sempre legato la legge alla sua capacità di farsi obbedire. La "polis" aristotelica, ordinata al bene comune, non poteva reggersi solo su norme scritte: era la forza della comunità, l’autorità condivisa e riconosciuta, a garantire la stabilità dell’ordine. Analogamente, Tommaso sottolineava che la legge "humana" obbliga in quanto espressione di una ragione sostenuta da un’autorità capace di imporla. In questo senso, la forza non è antitesi del diritto, bensì sua condizione di possibilità: senza forza, la legge è mera esortazione, priva di efficacia.
L’Europa, priva di questa forza in quanto mancante di un pensiero "regale", è rimasta estranea agli sviluppi geopolitici reali, riducendosi a spettatrice di dinamiche che altri dominano. In questo quadro, l’Italia non è stata e non è da meno, manifestando in modo ancora più evidente la propria inconsistenza. Con la stagione tecnocratica di Mario Draghi (2021-2022), la politica estera si è ridotta a un esercizio di fedeltà incondizionata alle linee euro-atlantiche; con Giorgia Meloni (2022-in corso), al contrario, il linguaggio "sovranista" non ha trovato corrispondenza in decisioni effettive. Ciò che è venuto meno non è solo l’influenza nei processi internazionali, quanto la coscienza stessa del proprio ruolo. L’Italia ha rinunciato alla sua storica vocazione mediterranea di mediazione, divenendo marginale non per esclusione altrui, ma per autoannullamento. Ad Anchorage, la sua assenza non è stata ignoranza o dimenticanza: è stata la naturale conseguenza della perdita di un’identità autonoma.
Ancora più radicale si presenta la questione ucraina. La narrazione dell’"aggredito innocente" non basta a spiegare una vicenda che affonda le sue radici in una rottura costituzionale e politica mai sanata. Gli eventi di Euromaidan degli anni 2013-2014 non furono una semplice rivolta democratica, bensì un atto di destabilizzazione che scardinò la legalità costituzionale, aprì una frattura profonda nel corpo politico ucraino e consegnò il Paese a logiche esterne. Invece di concepirsi come Stato ponte, capace di integrare le diverse anime etniche e linguistiche e di valorizzare la sua posizione geostrategica, l’Ucraina scelse la via dell’allineamento esclusivo all’Occidente, rinunciando a una politica di equilibrio. Da quel momento, il Paese non fu più soggetto ma oggetto, pedina di una partita geopolitica più ampia, sacrificando la propria autonomia e trasformandosi in campo di battaglia.
L’incontro di Anchorage mette, quindi, in luce tre verità ineludibili.
La prima: l’Unione Europea è irrilevante, si sta suicidando con le proprie mani (si veda l'adozione delle inutili sanzioni a Mosca) e si sta avviando verso la sua fine.
La seconda: l’Italia, smarrita tra retorica e subordinazione, ha rinunciato a ogni funzione diplomatica autonoma.
La terza: l’Ucraina è divenuta corresponsabile della propria tragedia per aver scelto la via della rottura invece di quella dell'equilibrio.
La lezione che si trae da Anchorage è che la politica internazionale non può ridursi a norme astratte o a slogan ideologici, dal momento che richiede la capacità di coniugare legge e forza, ragione e decisione, politica e regalitá. Oggi, l’Europa e l’Italia, incapaci di incarnare questa verità classica, si condannano all’oblio politico, mentre il dialogo tra Stati Uniti d'America e Federazione Russia, benchè non abbia comportato risultati immediati e concreti, testimonia che lo spazio della diplomazia resta aperto solo a chi possiede ancora la forza necessaria per sostenerlo. Daniele Trabucco

45 commenti:

  1. https://www.informazionecattolica.it/2025/08/13/perche-il-vertice-in-alaska-non-fermera-la-guerra/

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  2. Io trovo assurdo che l’Europa, totalmente avulsa da ogni forma di diplomazia, sia riuscita ad enfatizzare agli occhi del mondo il suo ruolo marginale.
    Lasciando inoltre agli USA il merito di un’eventuale pace.

    Ritengo che questo sia il “nostro” più grande fallimento. Non dovremmo pensare solo a riarmarci ma anche, ed in primis, ad avere un ruolo centrale nella diplomazia internazionale.

    Quanto all'Italia continua l'assurda e insana subalternità a forze sovranazionali peraltro fuori da ogni etica ancorata alla realtà.

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  3. Analisi e sintesi ineccepibili del prof. Trabucco, da cui estrapolo il fatto storico fondamentale, e censurato, per il quale due anni fa si passava per "putiniani" degni di pubblica condanna e liste di proscrizione sui giornali:
    ".........Gli eventi di Euromaidan degli anni 2013-2014 non furono una semplice rivolta democratica, bensì un atto di destabilizzazione che scardinò la legalità costituzionale, aprì una frattura profonda nel corpo politico ucraino e consegnò il Paese a logiche esterne. Invece di concepirsi come Stato ponte, capace di integrare le diverse anime etniche e linguistiche e di valorizzare la sua posizione geostrategica, l’Ucraina scelse la via dell’allineamento esclusivo all’Occidente, rinunciando a una politica di equilibrio. Da quel momento, il Paese non fu più soggetto ma oggetto, pedina di una partita geopolitica più ampia, sacrificando la propria autonomia e trasformandosi in campo di battaglia....."

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    1. Potrebbe sembrare un ragionamento corretto.
      Ma allora perche' , nonostante Euromaidan, Putin non ha mosso le sue colonne di carri armati durante la presidenza Poroschenko cioe' durante il primo mandato di Trump alla casa bianca ?

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  4. I fantocci della U.E. ridicolizzati, come accade ai guitti e servi di corte, continueranno a squittire per raccogliere quante più briciole possibili (anche a costo di beccarsi tra loro: non ora per il momento).
    Prepariamoci a una escalation di provocazioni per calcolo e per frustrazione.

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  5. Forza, non forza. Il punto centrale risiede nel fatto che l'unica forza necessaria è quella interiore. E qui casca l'asino. Infatti solo nell'ampio campo della Religione Cattolica, realmente vissuta e santamente trasmessa alle giovani generazioni, si sarebbe potuto mostrare di essere uomini e donne capaci di distinguere il Bene dal Male e di seguire il Bene per sé stessi e per la comunità allargata, sia essa familiare, nazionale ed internazionale. Non sarà la forza delle armi, né quella della economia, né quella dei più scaltri, né quella di una chiesa dei compromessi con il mondo, a salvarci. Stupisco nel vedere d'estate quanti uomini e donne tra noi sono tatuati. Un regresso che parla da solo. Se la Chiesa non tornerà a distinguere chiaramente il Bene dal Male, il Vero dal Falso ed ad insegnare con grande forza interiore, non ci salverà nessuno, tanto meno la UE dell'inganno. Se la Chiesa Cattolica riuscirà a purificarsi davanti a Dio, Uno e Trino , allora solo allora, ritroveremo la forza interiore per uscire dal pozzo della decadenza nel quale ci siamo infilati per essere al passo dei tempi balordi.

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    1. Tatuaggi ? Ma un'altra pratica si e' diffusa ovunque . La pratica della cremazione. Stiamo forse diventando tutti indu'?

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  6. PUTIN al termine dei COLLOQUI BILATERALI…16 agosto, 2025 15:44

    "Gentile Signor Presidente (Trump), Signore, Signori;
    I nostri negoziati sono stati svolti in un'atmosfera costruttiva e di rispetto reciproco. Abbiamo lavorato per lungo tempo e ancora una volta devo ringraziare la controparte americana per la proposta di un incontro qui in Alaska.
    Ha senso esserci incontrati qui, perchè i nostri Paesi sono separati dall'Oceano e sono, appunto, vicini, separati da pochi chilometri. Quando sono sceso dall'aeroplano e ho incontrato il presidente gli ho detto "Buon pomeriggio, caro vicino! E' un piacere vederla in buona salute, evviva!"
    Beh, penso che sia un ottimo atteggiamento che dovrebbero tenere i vicini. Sono state delle parole gentili quelle che ci siamo scambiate.
    Noi siamo separati dallo Stretto di Bering e l'Alaska in effetti ha a che fare con la storia che condividiamo con gli Stati Uniti. Tanti eventi positivi hanno a che fare con questo territorio, abbiamo un lungo passato condiviso, ad esempio, la chiesa ortodossa e poi qualcosa come più di 700 nomi la cui origine geografica deriva proprio dal russo. L'Alaska è stato, ed è, uno Stato molto importante, perchè abbiamo diversi programmi che noi condividiamo. Ci sono dei percorsi ancora pericolosi che si intrecciano e scavalcano montagne, attraversano foreste... E' però vero che tutti noi abbiamo fatto tutto il possibile per non combattere ed arrivare insieme a dei risultati vincenti. C'è anche una memoria che abbiamo dedicato ai piloti russi (sovietici) ed anche a quelli americani. E in quella località (Magadan) conserviamo ancora due bandiere, quella della Federazione Russa e quella degli Stati Uniti.
    Poi c'è anche un cimitero, un luogo di riposo eterno, dove c'è quello che rimane dei piloti che sono morti per poter aiutare i nostri Paesi. Dobbiamo ricordarci di loro ed è un gesto nobile farlo. Abbiamo insieme combattuto in uno spirito di collaborazione, ci siamo aiutati e ci siamo veramente facilitati la vita in passato molto spesso.
    Adesso abbiamo in effetti creato dei collegamenti, dei legami che sono veramente fortissimi, anche in questo momento e anche spesso in condizioni molto difficili. Non ci sono stati incontri tra Russia e Stati Uniti nell'arco degli ultimi quattro anni, mi sembra veramente un tempo molto lungo. Sono tanti quattro anni quando si vuole portare avanti un insieme di contatti e trattati bilaterali.
    Penso che questo silenzio non abbia fatto bene ai nostri due Paesi e non fa bene in generale.
    In questo momento abbiamo una situazione che dobbiamo prendere in esame, spostarla in avanti, farla entrare nel futuro e qui, forse, la scadenza è ormai passata. Abbiamo fatto un grande lavoro per incontrarci e in generale ci siamo scambiati delle idee. Col presidente Trump siamo in contatto, abbiamo parlato diverse volte in totale apertura, trasparenza e franchezza in alcune conversazioni telefoniche. Abbiamo anche ringraziato Witkoff che è venuto da noi in Russia ormai diverse volte, abbiamo parlato con i consulenti, abbiamo sempre mantenuto dei contatti. E ancora una volta abbiamo parlato immediatamente, costantemente, delle situazioni che riguardano i nostri due Paesi.
    Ne avevamo parlato col presidente Trump ed anche in generale con la sua amministrazione che cerca di dissolvere il problema ucraino.
    Quindi dobbiamo veramente capire cosa fare insieme rispettando le nostre storie reciproche.
    La situazione in Ucraina ha a che fare con la grande minaccia che si chiama "sicurezza".
    Noi abbiamo sempre pensato che con l'Ucraina, per quanto possa sembrare particolare questa situazione, abbiamo le stesse radici. Quello che sta accadendo per noi è grave, è una ferita profonda che lascia delle lacerazioni. Nel contempo, lo diciamo ancora una volta, siamo certi, siamo convinti davvero che per poter finalmente arrivare ad un accordo, un accordo che deve essere firmato quanto prima e deve essere a lungo termine, bisogna lavorare sulle radici primarie, sulle cause profonde di questo conflitto.

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  7. Dichiarazione Putin16 agosto, 2025 15:44

    Segue
    Questo vuol dire prendere in esame tutti quanti i vincoli e le costrizioni ma anche le possibilità di dialogo.
    Ed è esattamente ciò di cui abbiamo parlato col presidente Trump. Si è parlato della sicurezza ucraina che deve essere offerta e garantita. Noi siamo pronti fin da questo momento a lavorarci sopra e spero che l'accordo raggiunto oggi possa aiutarci a raggiungere questo obiettivo.
    Spero anche che le varie capitali europee possano capire questo nostro sforzo e non facciano tentativi di portare avanti nuovamente dei problemi oppure vadano direttamente a silurare quelli che sono stati, in questi ultimi minuti, dei passi in avanti. Tra l'altro, quando la nuova amministrazione (USA) è arrivata al potere abbiamo rielaborato anche i nuovi accordi bilaterali. A volte rimangono ancora simbolici ma abbiamo avuto una crescita del 20% a livello di scambi commerciali. Tutto questo è frutto di un lavoro congiunto e di collaborazione.
    I flussi di investimento tra i nostri due Paesi hanno tutti in ogni momento - e soprattutto in futuro - un grande, grande potenziale. La tecnologia, il digitale, l'esplorazione dello spazio e la cooperazione per quanto riguarda lo sfruttamento dei minerali dell'Artico, delle foreste russe e quelle della costa occidentale degli Stati Uniti.
    Dobbiamo veramente cambiare pagina e andare avanti non solo simbolicamente. Dobbiamo risolvere queste nostre difficoltà. Noi abbiamo anche questa linea immaginaria che passa dallo Stretto di Bering ed è quella che divide l'oggi dal domani, non solo geograficamente parlando.
    Voglio ringraziare fin da ora il presidente Trump per il lavoro svolto e lo sforzo congiunto.
    Sono certo di poter affermare che i toni della conversazione sono stati positivi, corretti e gentili.
    Abbiamo lavorato per raggiungere un risultato, il presidente ha le idee molto chiare sui suoi obiettivi e tiene veramente moltissimo alla prosperità e alla ricchezza del suo Paese. Anche la Russia ovviamente ha degli interessi da salvaguardare che ritiene importanti. Spero quindi che oggi possa essere il punto iniziale non solo per risolvere il tema Ucraina ma per tornare a rapporti veramente pragmatici tra Russia e Stati Uniti.
    Infine permettetemi di aggiungere un'ultima cosa.
    Nel 2022, durante i contatti con la precedente amministrazione, avevo tentato di convincere l'ex presidente americano che la situazione sarebbe stata risolvibile. Ho detto: "Non dobbiamo arrivare alle ostilità, non bisogna arrivare al punto di non ritorno", perchè sarebbe davvero un grande errore.
    Ero stato molto chiaro qualche anno fa.
    Oggi il presidente Trump mi ha detto che se fosse stato lui il presidente in quel momento, non ci sarebbe stata la guerra. Credo veramente a ciò che mi ha detto e lo confermo. Penso infatti in generale che io e il presidente Trump abbiamo appena creato un nuovo contatto, basato sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione.
    Quindi ho mille motivi per credere che continuando su questo percorso potremo assolutamente arrivare alla fine del conflitto in Ucraina. Grazie."

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  8. EUROPA PAGANTE IN PLATEA

    Noi europei sembriamo il pubblico di un film che non abbiamo scritto. Sul tappeto rosso si stringono la mano in due, gli onori di casa li fa il cerimoniale, e il nostro posto resta in platea. È l’istantanea di una storia raccontata da anni: le decisioni che toccano la nostra casa maturano altrove, tra due protagonisti che sanno occupare la scena, mentre il Vecchio Continente commenta fuori campo.

    Questa immagine punge perché dice una verità semplice: quando si rinuncia a un’anima condivisa e a una politica comune, altri scrivono il copione. L’Ucraina, l’Europa, le nostre paure e speranze scorrono nel sottotitolo.

    Ma non è destino immutabile. O l’Europa torna soggetto con una voce sola e una visione all’altezza della sua storia, oppure resterà spettatrice pagante. Tocca a noi alzarci dalla poltrona, smettere di litigare sui posti a sedere e tornare sul palco, con la memoria delle nostre radici e il coraggio della libertà.
    Mario Proietti

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  9. l'Europa non ha una voce sola, non l'ha mai avuta.

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  10. A dire il vero piu che in platea stiamo dietro alle quinte, se Rubio e Vance sono il futuro, ciao core, meglio spararsi, non sappiamo su che base saranno gli accordi, a noi europoidi briciole sotto al tavolo, se VZ è furbo capirà che il suo ruolo è finito ed esce di scena con piu o meno stile, questo tocca a lui, prima che lo buttino fuori in malo modo.

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  11. L'Italia è stata prima infiltrata e destabilizzata (dagli anni di piombo a Falcone e Borsellino passando per divorzio ed aborto), poi letteralmente occupata rendendola una colonia sempre più docile e asservita.
    Da quando esiste l'Euro (per noi italiani 1 Euro=1936,27 lire) viviamo in una gigantesca operazione di impoverimento programmato che si è sviluppata su più fronti propagandistici, culturali ed economici: immigrazionismo, genderismo, politiche green, spread 2011 con attacco alle pensioni, swift e usurpazione del papato (2013), sperimentazione vaccinale dal 2014 (poi psicopandemia, mRNA e green pass), sostegno al conflitto Ucraino (dal 2022) con un ostentato l'Europa ce lo chiede e da una parte un sindacato allineato all'abbassamento reale dei salari, dall'altro un finto sovranismo d'accatto, con figuri passati con nonchalance dal muro sul Po al ponte sullo Stretto... Quasi come i cattolici a loro agio nel passare dai valori non negoziabili ad Amoris laetitia, Pachamama e Fiducia supplicans.
    Veniamo da decenni di finestra di Overton spalancata sull'Europa, con pseudo-operazioni "antisistema" in cui si sono distinti i peggiori killer di democrazia, che del Sistema (con la S maiuscola) sono stati esecutori e garanti di qua e di là del Tevere.
    Malgrado tutto, è quasi un miracolo, c'è ancora qualche traccia di consapevolezza e l'encefalogramma nazionale (laico e cattolico) non è del tutto piatto. Però almeno smettiamola con l'Euro, gli euroinomani e i (n)eurodeliri. La fresca Alaska può aiutare.

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  12. Il prof. Trabucco riesce sempre ad essere lucido e incisivo, anche se lo preferisco nelle sue analisi filosofico giuridiche. Dal punto di vista politico, mi sembra piuttosto ingeneroso con l'Italia, in questo frangente.
    l'Italia, ricordiamolo, non è (purtroppo) solo la Meloni, che si sta muovendo peraltro bene sul versante mediterraneo. Abbiamo (purtroppo) altre spine nel fianco interno, che ci tocca sopportare e che contribuiscono a irrigidire i rapporti con Mosca (con cui, tuttavia, Roma è in rapporti storicamente buoni).
    l'Europa è militarmente la Francia, economicamente la Germania e politicamente la GB, in quanto prossima agli USA. l'Unione Europea è sempre stata in mano tedesca e francese. Anche se la Meloni è politicamente vicina a Trump non ha, nell'attuale configurazione europea, molto spazio di manovra.
    Quindi, quando parliamo di Europa dobbiamo chiarire che le responsabilità sono franco-tedesche prima di tutto e ovviamente britanniche e che si sta, volenti o nolenti, chiudendo un'era all'insegna del monocolore angloamericano e il banco si sta trasferendo in Oriente (India- Cina-Russia). Trump sta cercando di rendere meno cupo il tramonto dell'Occidente.
    ¥¥¥

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  13. Le critiche alla posizione "irrilevante" dell'Italia sono astratte.
    Come lo è la retorica della supposta funzione mediatrice dell'Italia
    nei conflitti internazionali, che mezzo mondo sarebbe contento di
    affidarci, se solo sapessimo farci valere.
    Balle. Nessuno vuole affidarci niente. Siamo un paese oggettivamente
    irrilevante perché disarmato, afflitto da complessi d'inferiorità, inquadrato
    dalla fine della II gm nel sistema "imperiale" americano, piaccia o meno.
    Non si capisce per quale motivo l'Italia avrebbe dovuto esser
    invitata in Alaska. A far cosa, tappezzeria?
    L ' Unione Europea, a prescindere dai demeriti ormai storici delle sue classi dirigenti woke, non conta nulla sulla scena mondiale in primo luogo perché è disarmata. Non c'è e non ci può essere un esercito europeo, per costruirlo bisognerebbe smantellare la Nato. Ma il gioco non varrebbe comunque la candela.
    Le questioni della pace e della guerra a livello mondiale le trattano i capi di Stato che possiedono la forza : Usa, Russia, Cina. A livello regionale, con il permesso di uno dei Grandi, Israele si impone come potenza militare dominante nella sua zona.
    Putin nel suo discorso è rimasto sulle generali. Ma un avvertimento diretto all'EU a non impicciarsi nelle questioni ucraine l'ha fatto. Da notare poi l'accenno sfumato alle "radici comuni" con l'Ucraina (tradotto : gli ucraini sono russi, l'Ucraina come nazione non esiste) e al fatto che l'attuale crisi si può risolvere solo prendendo in considerazione queste "radici comuni". Questo, per chi vuol capire, è un accenno molto preoccupante per l'indipendenza di una futura Ucraina, anche dimezzata e neutrale.
    Il sovranismo di Meloni è costretto ad una politica di compromesso a causa delle forti opposizioni interne che incontra : ha contro le toghe e il Vaticano, oltre ad un'opposizione che mantiene un clima da guerra civile. Inoltre, è a capo di una coalizione che non garantisce un tenuta costante, alcuni suoi membri favoriscono la penetrazione trasversale di tematiche woke (vedi la ministra della famiglia, tanto per non far nomi). In queste condizioni, cosa vogliamo da Meloni e dal suo governo? Dovrebbe far saltare il banco con mosse rivoluzionarie. Per esempio: di fronte alla perdurante drammatica denatalità porre apertamente il problema della legge sull'aborto, sulla necessità di condannarlo di nuovo come reato, sulla necessità di cambiare mentalità se si vuole rovesciare la tendenza negativa dominante. C'è tutto un sordido circo equestre da abolire, dagli anticoncezionali ai siti pornografici etc. Limiti culturali impediscono forse a Meloni uno stacco di questo tipo ed anche, forse, la convinzione che tale stacco l'isolerebbe completamente.
    L'inazione di Meloni e del suo governo non è comunque così grave come l'inazione del nuovo Pontefice sulle gravi questioni che affliggono la Chiesa. Un papato che finalmente operasse una rottura con la falsa ecumene instaurata dopo il Vaticano II, indubbiamente aiuterebbe un capo di governo come Meloni a prender certe posizioni.


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  14. Trump per salvare gli USA dalla bancarotta ha fatto un accordo con putin per obbligare la Cina a rallentare e spartirsi il.mondo in 3, l'Ucraina è già venduta e la pax sarà russa, la UE andrà verso la recessione con nemici potenti ad est ed a ovest e invasione di disperati da sud

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  15. Al vertice di Anchorage, Alaska, il Presidente Donald Trump ha fatto sfilare Vladimir Putin sotto il segno della potenza americana. Un B-2 stealth, lo stesso che ha colpito il super impianto nucleare iraniano di Fordow con una cluster bomb GBU‑57A/B MOP ha sorvolato il tappeto rosso sulla testa dello Zar. Due file di F-35 hanno formato il corridoio d’onore, e il presidente russo è stato fatto accomodare sulla Beast, l’auto blindata presidenziale USA. Poi la colazione di lavoro congiunta è stata cancellata senza dare preavviso alla delegazione russa.

    Capisco l’ostilità preconfezionata della stampa globalista anti-Trump, e comprendo la politica; sono consapevole del tentativo di costruire una narrazione pro Cicero e di imbastire un ruolo diplomatico per l'UE (che continua a non avere alcun ruolo diplomatico nella soluzione del conflitto). Ma qui siamo oltre lo spin, in territorio realtà immaginaria. Ciò che si è visto non è una sfumatura di interpretazione: è un’esibizione di potenza americana talmente soverchiante da azzerare ogni alibi retorico.

    Gli USA hanno imposto la loro realtà, e financo il ministro degli esteri di Putin, Sergej Lavrov, solitamente ben armato di retorica contundente, non ha trovato una sola parola da aggiungere.

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  16. IL BUON SENSO NON E’ DI QUESTA TERRA

    I “volenterosi”, quelli che non vogliono che Zelensky ceda territori che, primo non sono loro e, secondo, non propongono una alternativa. Non passa giorno che l’esercito russo non avanzi di qualche chilometro su un fronte lungo migliaia di chilometri. In tutte le guerre quando un esercito ha un fronte che collassa e il nemico che può avanzare quasi incontrastato i comandanti dell’esercito chiedono un cessate il fuoco disposti ad accettare condizioni anche poco piacevoli per impedire il peggio. Ma qui siamo all’assurdo che chi non ha mai combattuto sul fronte e non ha soldati che sono morti a migliaia pretendono che gli ucraini continuino a morire pur non vedendo una alternativa. Trump non vuole Zelensky all’incontro in Alaska con Putin rendendo EVIDENTISSIMO, anche per i più duri di comprendonio, che la guerra è stata combattuta dall’America e gli ucraini hanno combattuto per “interposta persona”. Ovviamente gli ucraini hanno combattuto per la loro terra ma avrebbero potuto, ed io credo dovuto, accettare le condizioni stilate nei tratti di Minsk e firmate anche dall’Ucraina. Ucraina fuori dalla Nato e regioni del sud est, quelle in cui la popolazione è russofona al 90%, a regime autonomo. In Crimea, quando andai nel 2008, la maggioranza della popolazione neppure conosceva la lingua ucraina!! Ma chi dovrebbe muoversi per il benessere del proprio paese se non il suo presidente? E cosa fa Zelensky ? Tergiversa, spera nell’aiuto divino? I “volenterosi” sono solo dei spara balle che non hanno potere militare da investire. Urlano, sbraitano ma non sono in grado di cambiare il risultato. L’Ucraina ha perso la guerra e dunque che lascino chi l’ha iniziata, cioè America e Russia, stipulare un trattato. Purtroppo i volenterosi, ed anche tanti giornalai nostrani, continueranno a sbraitare tanto a morire non sono i propri figli!!!

    SE NO?

    MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO -15.08.2025

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  17. Noi, italioti ed europoidi, lungimiranti, abbiamo vicino di casa il ben di dio e causa un gioco di parole da ebeti, aggressore ed aggredito, molliamo il vicino di casa ben di dio, per farci spennare ed ignorare dagli anglo. Bruciando anche quella amicizia che il sempre criticato Berlusca aveva sempre coltivato. Non ci ha trattenuto neanche il banale interesse...invece abbiamo preferito il suicidio non assistito. Siamo tarati! Vergogna.


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  18. Dicono i giornali che ai vertici di lunedì prossimo a Washington con Zelensky, Trump avrebbe invitato anche i leaders europei, se non tutti alcuni tra i più importanti. Se la cosa è vera, allora la UE viene rimessa in gioco da Trump, a livello diplomatico e anche politico. Che i due presidenti delle rispettive superpotenze dovessero incontrarsi prima da soli, con le loro delegazioni, era nella logica delle cose. Ma si dice che un eventuale accordo di pace gradito ai russi indurrebbe questi ultimi a firmare un trattato nel quale si impegnano a non aggredire l'Ucraina (ciò che ne resterebbe) e nemmeno l'Europa. Questo ridisegnerebbe la sicurezza in Europa e spiegherebbe l'invito agli europei a recarsi a Washington.
    Il problema potrebbe essere adesso quello di convincere Zelensky a cedere tutti i territori richiesti dai russi. La situazione militare non offre alternative, tuttavia scelte di questo tipo sono sempre molto dolorose e gli statisti cercano di sottrarvisi. In Ucraina c 'è o comunque c'era una cmponente ultranazionalista fanaticamente antirussa, che farebbe o avrebbe fatto la pelle a Zelensky se solo avesse parlato di cedere territori.
    Ma l'usura prodotta dalla guerra deve esser ormai molto pesante.

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  19. Dalle indiscrezioni filtrate dalle telefonate di Trump agli alleati europei e' emerso che tra le richieste di Putin ci siano due richieste precise. La prima consiste nella salvaguardia delle chiese russe in Ucraina e la seconda nell'introduzione della lingua russa in Ucraina.
    Entrambe le richieste sono state abbondantemente disattese , negli scorsi anni, dal popolo ucraino.
    Non e' semplice spiegarlo : noi , qui in Italia, possiamo descrivere un sacerdote come catto- comunista. E questo appellativo lo possiamo applicare a molti sacerdoti, vescovi, e cardinali vari.
    Non mi risulta che esista un termine corrispondente per i sacerdoti del Patriarcato di Mosca. Ma se qualcuno avesse voluto seguire, anche da lontano, le vicissitudini religiose russe saprebbe che , ai tempi dell'URSS la quasi totalita' dei sacerdoti veniva contattata dal KGB per fornire informazioni sui fedeli. E i sacerdoti di oggi sono spesso discendenti di quelli di ieri. Dimenticate forse che i sacerdoti ortodossi sono sposati ?
    Nelle biografie di Putin viene spesso narrato l'episodio in cui il giovinetto si presento' alla sede del KGB per essere arruolato. Qualche biografo come il buon Gennaro Sangiuliano cerca di rispondere alla domanda su come , quando e perche' Putin si converti dall'ateismo all'ortodossia. Ma la risposta ce la da' un'altro biografo con contatti in russia. Tal Nicolai Lilin. Putin fu battezzato appena nato e probabilmente ebbe buoni rapporti con la famiglia del suo parroco se oggi proprio uno dei figli del suo parroco e' quello che ricopre la carica di Patriarca. Kirill.
    Tra i due e' Kirill che risulta piu' vecchio. Quindi , se volessimo stabilire una qualche forma di dipendenza e' Putin che puo' essere considerato chierichetto di Kirill e non vìceversa. Ma entrambi sono funzionari del Kgb.
    Al momento del crollo del muro di Berlino fu il partito comunista russo che venne spazzato via, non il kgb che si nascose e mimetizzo' nell'attesa di riprendere il potere. Potere che conserva ormai da un quarto di secolo.
    Ad Anchorage avevevamo da un lato tre vecchie volpi del potere russo, tutti kgb, e dall'altra tre persone che, tutto sommato, possono considerarsi dei novellini della politica. Rubio e Witkoff poi quasi al livello di dilettanti.

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  20. Ma c'e' un' altro problema , che , ovviamente sfugge a Trump, Rubio e Witkoff.
    Loro sono americani. In America credo sia possibile transitare da una reĺigione all'altra senza problemi. Questo , in sintesi, non viene concesso agli ortodossi ucraini che non vogliono essere fedeli del Patriarcato di Mosca.
    Tutti noi, occidentali, abbiamo la visione della Chiesa come di una istituzione universale. Un missionario italiano predica o cerca di predicare Cristo nel luogo dove si trova. Non predica l'italianita'. Anche se puo' capitare che Dante, Petrarca e tutta la letteratura italiana vengano diffuse nel mondo da persone che magari sono italiane di nome ma in realta' vivono al confine tra culture diverse. Ho letto ieri di Isotta Ingrid Rossellini, la sorella gemella di Isabella Rossellini che e' stata docente di letteratura italiana in prestigiose universita' americane. E ha fatto amare Dante e Petrarca.
    Ma ritorniamo alla madre russia . Gli ucraini hanno , dopo la liberazione dal giogo russo elevato monumenti per ricordare l'holodomor, ovvero lo sterminio per fame avvenuto per mano di Josiph Stalin negli anni 30 del 1900. Non appena le truppe russe hanno conquistato i villaggi ucraini dove ci sono questi monumenti hanno provveduto a demolirli.
    Putin chiede liberta' per i preti di Kirill. Trump , Rubio e Witkoff pensano che sia una richiesta logica e ragionevole. Non capiscono , nella loro visione della liberta' religiosa che questo significa liberta' di insulto per i preti di Kirill. Chi non e' con loro viene etichettato come russofobo e magari perseguito come portatore di odio.

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  21. Il problema che sfugge agli spargitori di tanta delicata conoscenza sopraffina e’ che in Ucraina a fare porcherie sono quelli che non c’entrano con il cristianesimo… non per caso, ma secondo un ben preciso progetto, visibile nel nostro libero uccidente, che non serve laico, ma scemo… di guerra.

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  22. I russi nel Donbass occupato da loro hanno anche perseguitato il clero uniate cioè i cattolici ucraini, da sempre particolarmente invisi al Patriarcato di Mosca. A suo tempo sono apparse
    testimonianze precise al riguardo. I cattolici ucraini sono molto patriottici. Durante la seconda guerra mondiale un decreto di Stalin li obbligò ad unirsi alla Chiesa Ortodossa, che in tal modo venne in possesso dei loro beni (quello che era rimasto di chiese e istituti vari). Questi beni non furono mai restituiti dagli Ortodossi, cosiddetti.
    Da notare che anche la Bielorussia è formalmente uno Stato indipendente. Cosa che sicuramente a Mosca non piace. Questa parte della Russia, la "Russia bianca", è considerata essenziale alla sicurezza di Mosca. Però, finché la Bielorussia è in sostanza governata dal partito (post)comunista, ferreamente alleato del Crmlino, va tutto bene. Quando del 1917 l'impero zarista crollò in seguito alla rivoluzione e alla resa incondizionatta agli austrotedeschi all'inizio del 1918, la Bielorussia si rese indipendente, allo stesso modo dell'Ucraina. Ma successivamente l'Armata Rossa riconquistò entrambe. La storia sembra dunque ripetersi.
    Nel 1920 i bolscevichi tentarono il colpo anche contro la Polonia. Il loro scopo era arrivare sino in Germania, paese in pieno caos, e provocarvi la rivoluzione comunista, con la forza, come al solito. Ma gli andò male. Nella zona di Varsavia furono sconfitti dall'esercito polacco in una famosa battaglia (le loro forze si erano allargate troppo, mancarono di coesione al momento decisivo, i polacchi, anche gli operai, combatterono per l'indipendenza della loro patria) - agosto del 1920. La ritirata russa fu piuttosto caotica. Con il successivo Trattato di Riga, nel 1921, Lenin riconobbe le frontiere polacche. Riconobbe, a parte, anche l'indipendenza dei tre Stati baltici. Stalin poi si riprese tutto. Il 22 agosto 1939 stipulò a sorpresa il patto di non aggressione con Hitler. Forte di ciò, Hitler l'1 sett 39 attaccò la Polonia, simulando di esser stato attaccato dai polacchi. C'era un trattato segreto tra sovietici e nazisti che permetteva a Stalin di impadronirsi della parte orientale della Polonia. Cosa che fece, senza in pratica sparare un colpo, quando i Polacchi erano ormai in rotta di fronte ai tedeschi (e questa sì che fu una vera pugnalata alla schiena alla Polonia, che ebbe poi migliaia di ufficiali prigionieri "liquidati" con il classico colpo alla nuca).
    Il grave errore della politica americana, di aver espanso la Nato il più possibile ad Est, mirando ad includere anche l'Ucraina, che ricomprendeva anche la Crimea, sembra aver rimesso in movimento il rullo compressore russo verso Ovest, con l'appoggio dei comunismi asiatici e di tutto il mondo (quelli di casa nostra, ambivalenti). È questa la prospettiva che terrorizza tanti politici in Europa, in particolare baltici e polacchi, anche se non lo dicono apertamente...
    Gli ucraini dovrebbero esser realisti ed inghiottire il rospo dei diktat di Putin, la situazione non concede alternative, se si vuole salvare il salvabile. Ancor più della Russia l'Ucraina ha bisogno di tirare il fiato. Un eventuale nuovo trattato sulla sicurezza europea, che impegnasse ovviamentte la Russia, concederebbe un periodo di respiro.

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    1. I comunisti di casa nostra , non so se spontaneamente o spinti da qualche ordine superiore dopo il crollo dell'URSS si sono proposti come alleati al partito democratico americano , riuscendo a trarne vantaggi come l'arrivo di un certo Giorgio Napolitano al Quirinale.

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  23. La "conoscenza sopraffina" al filorusso di turno è solo documentazione obbiettiva, che cerca di far vedere anche l'altra faccia della luna, quella che i filorussi sfegatati occultano sempre. Tra l'altro, pare che Putin abbia lasciato erigere circa 100 statue di Stalin in Russia, in questi anni. Stalin viene ricordato soprattutto come costruttore del grande Stato russo, vincitore della "guerra patriottica". Certo, un po' ruvido nei suoi modi, per così dire...
    Forse qualcuno ricorderà che Putin disse: qual'è stata la più grande catastrofe del Ventesimo SEcolo? Il crollo dell'Unione Sovietica. Questa la sua risposta.

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  24. Se uno che la pensa diversamente e’ da bollare come filorusso, allora chi non ha capito nulla della guerra in Ucraina, coi laboratori di biotecnologie al confine e i trattati di Minsk disattesi e’ un filo…

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    1. Spiegaci tu, o sommo sicuramente non filorusso.

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  25. LA PREGHIERA È UNA DISPOSIZIONE DI GRATITUDINE

    La preghiera è il sentimento costante della nostra povertà spirituale e della nostra debolezza, la contemplazione in noi, negli altri e nella natura, delle opere della sapienza, della misericordia e dell’onnipotenza di Dio. La preghiera è una disposizione interiore fatta unicamente di gratitudine.

    A volte chiamiamo preghiera quello che non ha niente a che fare con la preghiera. Per esempio, qualcuno entra in chiesa, rimane lì un po’, guarda le icone, la gente, osserva il loro abbigliamento e il loro comportamento e poi dice di aver pregato Dio. Oppure a casa sua si mette davanti ad un’icona, piega la testa, recita qualche frase imparata a memoria, senza capirla né gustarla e poi dice di aver pregato. Ma nella sua mente e nel suo cuore non ha assolutamente pregato; era dappertutto, con la gente e con le cose, tranne che con Dio.

    La preghiera è l’elevazione del pensiero e del cuore verso Dio, la contemplazione di Dio, il dialogo audace della creatura con il suo Creatore, la presenza rispettosa dell’anima davanti a lui, come davanti al Re, alla Vita stessa che dà la vita ad ogni cosa; la preghiera è oblio di tutto ciò che ci circonda, è cibo per l’anima, è aria, luce, calore vivificante, è purificazione dal peccato; la preghiera è il giogo soave di Cristo, il suo carico leggero.

    La preghiera è il sentimento costante della nostra debolezza e della nostra povertà spirituale; è la santificazione dell’anima e un anticipo della beatitudine futura; un bene angelico, la pioggia celeste che rinfresca, innaffia e feconda il terreno dell’anima; il risanamento e il ricambio dell’atmosfera mentale, l’illuminazione del volto. la gioia dello spirito; il legame d’oro che unisce la creatura al Creatore, l’audacia e il coraggio in tutte le prove e le sofferenze della vita; la lampada dell’esistenza, il successo in ogni iniziativa, la dignità paragonabile a quella degli angeli, la saldezza nella fede, nella speranza e nella carità.

    La preghiera è un contatto con gli angeli e i santi graditi a Dio dall’origine del mondo; è la conversione della vita, la madre della contrizione e delle lacrime, un richiamo potente alle opere di misericordia. alla sicurezza della vita, alla scomparsa del timore della morte e al disprezzo dei tesori mondani; è il desiderio dei beni celesti, dell’attesa del Giudizio universale, della resurrezione e della vita del mondo che verrà; è uno sforzo accanito per sfuggire ai tormenti eterni e un richiamo incessante alla misericordia del Signore; la preghiera significa camminare in presenza di Dio ed è l’annientamento sereno di se stessi davanti al Creatore di ogni cosa, presente in ogni cosa. È l’acqua viva dell’anima.

    La preghiera significa ancora portare nell’amore tutti gli uomini nel proprio cuore, è la discesa del cielo nell’anima, la dimora della santa Trinità nell’anima, come sta scritto: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).

    San Giovanni di Kronstadt: La mia vita in Cristo

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  26. E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei Parlamenti…

    di don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli

    E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate – se ci riuscite – la locuzione «obiettivi strategici».

    Il Vangelo – per chi crede e per chi non crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano.

    Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.

    Se una legge non protegge il debole, è disumana.

    Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.

    E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in piedi.

    Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle.

    Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan.

    Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato.

    Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”.

    Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.

    Non chiamate «danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.

    Non chiamate «interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.

    Non chiamate «operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.

    Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna.

    Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere.

    Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie.

    L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.

    Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti.

    Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia.

    Perciò, spegnete i cannoni.

    Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore.

    Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.

    Tutto il resto – confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda – è nebbia destinata a svanire.

    Rimarrà solo una domanda:

    «Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?».

    Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.

    Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura.

    Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia.

    Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore.

    A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci.

    La pace germoglia in salotto – un divano che si allunga; in cucina – una pentola che raddoppia; in strada – una mano che si tende.

    Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta.

    Il seme di senape è minimo, ma diventa albero.

    Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito.

    Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male.

    Terze vie non esistono.

    Domenico Battaglia, Cardinale e Arcivescovo metropolita di Napoli

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  27. Andrea Sandri
    Se non si capisce la differenza tra il Trump storico e il Trump della comunità massmediatica che riprende e traduce il New York Times, si finisce per credere e vedere cose che non esistono.

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  28. Stando alle proposte europee l'Ucraina dovrebbe fruire dell'art.5 NATO pur senza appartenervi
    Intanto noi paghiamo per stare nella NATO, mentre Zelenski avrà l'ombrello NATO gratuitamente. Vero che è l'Ucraina un Paese distrutto economicamente, ma ha fatto si, grazie ai nostri nano politici, di distruggere anche noi europei.

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  29. Bravo 18.33
    Secondo certi soloni noi “filorussi” siamo degli sciocchi; gli strateghi che son qui a far geopolitica preferiscono gli euroinomani, tutti cada e famiglia!

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  30. Alla vigilia dell'incontro di domani a Washington la situazione politica appare abbastanza fluida. L'idea di far usufruire all'Ucraina l'art. 5 della Nato senza entrare nella Nato non sembra molto felice. Un domani ci potremmo veder costretti a mandare soldati in Ucraina solo per non perdere la faccia, anche se l'impegno a difendere un paese dell'Alleanza (o assimilato) non è formale, non è cioè obbligatorio, automatico.
    I "filorussi" si offendono se si fa rilevare la loro faziosità che consiste nell'appoggiare in modo indiscriminato la posizione di Mosca. Analisi nel merito, le fanno?
    Nel Sunday Times di oggi c'è un articolo che spiega le difficoltà degli ucraini a tenere il fronte. È un'analisi strettamente militare. Ma dopotutto c'è un guerra in corso, no?
    Nella zona del Donbass ambita dai russi e da loro non ancora occupata, quella dove si combatte da più di un anno, la linea ucraina si è alquanto assottigliata. In pratica, il fronte non è continuo. Situazione assai delicata. I russi ne approfittano per attuare efficaci tattiche di infiltrazione. Funziona così: mandano un mezzo con quattro o sei uomini ad infilarsi nel vuoto tra gli ucraini, senza un obbiettivo preciso. L'obbiettivo è quello di far individuare le postazioni ucraine. Il nucleo russo viene in genere annientato dagli ucraini, ma poco dopo le loro postazioni, venute allo scoperto, vengono seppellite da un diluvio di droni, bombe volanti, cannonate. Resistervi diventa praticamente impossibile. E così i russi avanzano, a piccoli passi ma costanti. Alcuni soldati russi di questi nuclei sono stati presi prigionieri, sopravvivendo alla tattica suicida imposta dai loro comandi. Uno di questi era un detenuto. Dopo più di vent'anni di galera ha acceettato di andare al fronte. È una vecchia tradizione russa quella di far combattere, in certe circostanze, anche i detenuti o i militari puniti per gravi atti di indisciplina, usandoli come bersagli civetta per svelare le posizioni del nemico. Stalin li costringeva senza tanti complimenti.
    Se la situazione sul fronte del Donbass è veramente come quella descritta dall'articolo, la logica dovrebbe imporre agli ucraini di accettare le pretese russe attuali piuttosto che rischiare un domani non lontano si subire un vasto sfondamento, che sarebbe irreparabile. Quando la linea del fronte non è più continua e non ci sono più riserve per tamponarla, la sconfitta è solo questione di tempo, se l'avversario, come in questo caso, è in grado di alimentare con continuità e superiorità di mezzi la sua azione offensiva.
    Secondo le voci che corrono, Putin in cambio della cessione di questa parte del Donbass restituirebbe due piccole parti di territorio occupate più a nord e congelerebbe le sue pretese su Kherson e Zaporizija. Accetterebbe un trattato di pace che regolasse di nuovo la sicurezza in Europa, includendovi in qualche modo anche l'Ucraina. In ogni caso, l'Ucraina, perderebbe il Donbass ma resterebbe uno Stato indipendente. Vere queste indiscrezioni?
    Un fondamento di vero ci deve essere. Ma quale governante europeo direbbe a Zelensky che deve cedere territori? La cosa tra l'altro è proibita dalla costituzione ucraina attuale.
    Solo Trump può riuscire a costringere Zelensky. In teoria.
    Fra prevalere la Ragion di Stato in certe drammatiche situazioni per salvare il salvabile è sempre molto difficile.
    Miles

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  31. Un giudizio sulla Ucraina non può e non deve limitarsi alle ultime 24 ore. Parimenti quello sugli USA, sulla UE e sull'UK. La Pace può nascere solo dalla verità. Altrimenti ci prepariamo, dopo qualche tempo in cui la guerra ha taciuto, a trovare altre cabole per riniziarla. Gli USA hanno cambiato la loro dirigenza e stanno mostrando anche di fare pulizia in casa loro. La UE viceversa rappresenta solo i suoi corruttori ed i suoi corrotti e quindi non è idonea neanche a dire né ah! né bah! L'UK deve imparare a farsi gli affari propri senza pretese di andar pirateggiando a destra e a manca. La Federazione Russa è stata insidiata e tradita dalla precedente dirigenza USA; l'avido UK non finisce mai di organizzare la sua pirateria per colonizzare anche la Russia, quindi se ne stia al suo posto recitando il mea culpa. La UE finisca di stampare euri a casaccio e tutti i suoi falsari vadano a zappare la terra per guarire dalle loro diavolerie. I popoli UE ritornino ad essere se stessi e governino saggiamente la loro gente. Ognuno stia al posto suo. Quanto scritto, più o meno, vale anche per la Palestina. Il grande Israele può essere solo spirituale e continuando a rubare di qua e di là le terre altrui grande Israele non diventerà mai, né spiritualmente, né territorialmente. E noi italioti prepariamo classi dirigenti degne di questo nome, i buffoni lavorino nei teatri che li ingaggiano.

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  32. Sul suo blog Trump ha scritto che Zelensky può porre fine subito alla guerra, se vuole. Cioè se accetta le pretese russe. Ha chiarito che l'Ucraina non può pretendere di riavere la Crimea o di
    entrare nella Nato. Un discorso realistico. Fatto nello stile brusco di Trump ma difficile da confutare.
    L'esercito ucraino ha perso, a quanto si afferma, ogni capacità di iniziativa ovvero la capacità di montare controffensive capaci di rovesciare la situazione. Deve subire l'iniziativa del nemico e limitarsi a tamponare i vuoti, finora piccoli, che si aprono nel suo fronte. Questa situazione non appare reversibile. Ed è assai pericolosa. Se poi le cose non stanno così, Zelensky lo dimostri.
    Le pretese di Putin, per quanto dure, riflettono tuttavia la situazione sul campo. I russi hanno già conquistato gran parte del Donbass, pagando un prezzo piuttosto alto. Vogliono ovviamente anche la parte (minore) che manca loro e nella quale si trovano in situazione di netto vantaggio.
    Vedremo come andrà l'incontro di Washington. Sbaglierebbe Zelensky a trincerarsi dietro la costituzione del suo paese per rifiutare qualsiasi cessione territoriale. Se pensa davvero di poter un giorno riguadagnare la Crimea si sbaglia di grosso. Pur di non perder la Crimea i russi sono disposti ad una guerra europea. Senza la Crimea con Sebastopoli e il controllo dello sbocco sul Mar Nero, la Russia diventerebbe una potenza di second'ordine e con un possibile nemico alle porte di casa, prospettiva che Mosca ovviamente non è diposta ad accettare, in alcun modo.
    E l'ha dimostrato. La Crimea fu data all'ucraina dall'ucraino Kruscev ma sul presupposto che l'Ucraina continuasse a far parte dell'Unione Sovietica, presupposto venuto a cadere una volta dissoltasi l'URSS.
    Senza l'intervento di Trump probabilmente i russi non farebbero nessuna proposta di pace, continuerebbero nella loro metodica avanzata, cercando di procurarsi uno sfondamento decisivo, che taglierebbe la testa al toro.
    L'appoggio europeo potrebbe cullare Zelensky nella pericolosa illusione di poter continuare a ricevere aiuti militari sufficienti a resistere.
    In termini di rapporti di forza e di politica di potenza, prescindendo cioè da valutazioni morali e dai lati oscuri dei rispettivi antagonisti, le proposte di Putin, se sono state riferite esattamente, sembrano ragionevoli.
    Miles

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  33. In pratica sono le condizioni richieste dalla Russia nel 2014, non 2022, ma 8 anni prima. Perché non accettarle allora? Perché non parlarne 11 anni fa, invece che incaponirsi, da parte occidentale, neocon, in una guerra costata un prezzo esorbitante in termini di vite umane e di economia, per tutti gli attori coinvolti? Semplice, perché i neocon pensavano veramente di poter vincere, e l’hanno pensato fino a quando il fallimento della controffensiva ucraina del 2023 ha indotto la parte più pragmatica dell’establishment USA a prendere atto che i negoziati successivi avrebbero dovuto sancire nient’altro che una exit strategy per la NATO dal pantano in cui si era ficcata. Trump è chiamato a gestire il fallimento della NATO, più che le trattative con la Russia. La quale Russia, va da sé, otterrà più di quanto chiese nel 2014 e nel 2022 perché, nel frattempo, i rappprti di forza sul campo sono cambiati a suo vantaggio. Restano da risolvere i nodi strategici riguardanti la presenza NATO nel Baltico e le sue prospettive di allargamento, nonché lo status della città di Odessa. Se non saranno affrontati questi temi avremo nuove escalation nel futuro. Ciò che più deve inquietarci nel presente è invece il fanatismo neocon, responsabile di questo ennesimo inutile massacro, che sarebbe stato evitabile con un negoziato serio e risolutivo e di cui invece pagheremo le conseguenze a vita. La UE è parte integrante di questo messianesimo neocon, tant’è vero che non si escludono, da quelle parti, ultimi colpi di coda tipo l’invio di truppe in Ucraina. La UE non vuole la pace, vuole imporre la propria egemonia ideologica a chi ha già dimostrato di non volerne sapere a riguardo.

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  34. Vi comunico quello che apprendo dalle fonti russe.

    Mosca richiede il ritiro delle forze ucraine, statunitense e del blocco NATO dai territori già conquistati e dal Donetsk (non ancora del tutto militarmente ottenuto).

    La Russia chiede la completa conclusione della mobilitazione, l'amnistia per i prigionieri politici e gli oppositori di Zelensky, ritenute misure indispensabili a poter garantire successive elezioni valide e corrette. Zelensky non viene considerato il presidente legittimo e, pertanto, la Russia non concluderà con questi alcun accordo definitivo, tale accordo arriverà esclusivamente in una fase successiva, stipulato con il prossimo presidente ucraino regolarmente eletto. Per questo motivo Putin firmerà con Zelensky soltanto un memorandum d'intesa, senza definizione conclusiva dei confini nè dello status dei territori.

    Il russo dovrà essere dichiarato lingua ufficiale in Ucraina.

    L'Ucraina non potrà mai entrare a far parte della Nato, dovrà essere smilitarizzata e, pertanto, non potrà ricevere alcun tipo di armamento dagli Stati Uniti nè dal altri paesi.
    La Russia concederà in cambio di non annettere l'intera Ucraina ai propri territori e permetterà che, sulla linea dei nuovi confini concordati, sia presente un fronte militare di sicurezza, composto anche da militari americani dotati solo di armi leggere. Tale presidio garantirà un costante monitoraggio della sicurezza Ucraina e del corretto svolgimento degli accordi siglati.

    Qualora le richiesta russe non venissero accettate il conflitto proseguirà intensificato sino alla conquista dell'Ucraina.

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  35. Diversi articoli nei giorni scorsi dimostrano che le condizioni economiche della russia non sono cosi' buone come si vorrebbe far credere.
    Ovvero Putin parla come un vincitore ma, in realta' l'incontro di Anchorage e' stato un ultimo tentativo di bluffare di fronte agli americani per riuscire a trarre il massimo vantaggio da una situazione di stallo sul campo.

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  36. E intanto l'agressione russa nei confronti di Karkiv, Sumy e altri luoghi dell'Ucraina con morti , feriti e distruzioni continua...

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  37. FINO A QUANDO DOVREMO SOPPORTARLI?18 agosto, 2025 17:04

    Patetico il quadro d’assieme della politica italiana dopo il vertice di Anchorage. Patetico come d’altronde quello europeo, di cui è una semplice emanazione, alla faccia di qualsiasi sbandierato patriottismo o sovranismo. Questa Europa finge di non aver capito d’essere stata estromessa dal vertice perché non conta più nulla, hai voglia che i volenterosi continuino a sbraitare e a “pretendere” che si faccia come dicono loro, adottando la linea Meloni, cioè gli Usa che offrono all’Ucraina una protezione simile a quella dell’art. 5 della Nato. Ci fanno o ci sono? In ogni caso, il dato è che è questa Europa ad essere fuori dai giochi, Trump ha potuto realizzare l’incontro con Putin quando ormai una guerra “non sua” gli aveva comunque portato in regalo il principale frutto del conflitto Nato-Russia: definitiva separazione dell’Ue (della Germania in primis) dalla Russia, sia sul piano commerciale che diplomatico che culturale. Non dico nulla di originale se ricordo che l’Ucraina era solo uno dei punti all’o.d.g. del vertice in Alaska, ben altre e succose questioni sono state prese in considerazione: la questione artica, il nucleare e la Cina. Ma dai commenti dei nostri politici non traspare nessuna consapevolezza di quello che sta accadendo nel mondo. Uno dei commenti più sconfortanti è quello della segretaria Pd, (ma chi glielo ha scritto? Dubbio che sorge legittimo dopo la figuraccia di qualche mese fa fa quando lesse “pausa teatrale”, un’indicazione sulla postura da assumere messa lì dal suo ghostwriter https://www.youtube.com/shorts/idk4b5DigWk...). La Schlein ci rivela che l’Ue non c’era ad Anchorage, che Trump non ha ottenuto nulla da Putin, non hanno raggiunto nessun accordo sul cessate il fuoco, che non si può negoziare una pace giusta senza che a quel tavolo ci siano l’Ucraina e l’Unione europea… perché nessuno deve trattare sulle condizioni e i territori al posto del Paese che è stato ingiustamente invaso. Davvero strabiliante l’acutezza di queste considerazioni, che spiegano più di ogni altro discorso perché l’Ue è fuori dai giochi. Ma il problema è nostro, perché ci troviamo a dover sopportare l’incubo di questa classe dirigente alle dipendenze del capitale finanziario globalista che ha eletto l’Ue ultimo avamposto a difesa di un ordine in disfacimento, che vede nel multipolarismo la sua condanna a morte. Non credo che i popoli europei riusciranno a spazzare via questa classe dirigente prima che essa sarà costretta a farsi da parte, con le buone o con le cattive.
    Antonio Catalano
    Lunedì, 18 agosto 2025, ore 16.11

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  38. "Siamo stati noi a volere la guerra. Per i russi il conflitto in Ucraina è soltanto una questione di sicurezza.
    La guerra in Ucraina non sarebbe mai dovuta iniziare. I russi lo dicono da 30 anni: non è possibile allargare la NATO all’Ucraina! (..)
    Negli ultimi 6 anni ci siamo ritirati da due trattati missilistici permanenti e da due trattati sul nucleare. Avevamo promesso di non allargare di nemmeno un centimetro la NATO a Est e invece l’Alleanza Atlantica lo ha fatto di migliaia di chilometri inglobando 14 Paesi!
    Siamo intervenuti nel 2014, abbiamo rovesciato il governo eletto e introdotto un governo filo-NATO e i russi hanno risposto.
    I russi hanno chiesto un trattato di pace, abbiamo concordato firmando Minsk, poi abbiamo ingannato i russi e siamo entrati nel Paese. Nell’aprile 2022, Zelenski ha siglato un accordo con Putin e Putin ha ritirato le sue truppe. Dopodichè Biden ha inviato Johnson a Kiev per rompere l'accordo.
    Da allora, molti sono morti. Siamo stati noi a volere la guerra”.

    Robert Kennedy Junior, Ministro Sanità Stati Uniti

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  39. Putin ha cacciato dalla Russia i quattro figli del barone Jacob Rothschild, morto un anno fa, è il primo colpo al cuore del
    Nuovo Ordine Mondiale.

    «Le nostre generazioni future nasceranno libere dalle catene dei Rothschild ai polsi e alle caviglie», ha detto Putin davanti al parlamento.
    Per più di due secoli,
    i Rothschild hanno
    governato banche centrali, finanziato crisi artificiali e guidato la schiavitù indotta dal Fondo Monetario Internazionale. La loro
    strategia era sempre la stessa: frantumare le economie nazionali, offrire aiuti finanziari per ricattare e ottenere poi un controllo totale.
    Hanno costruito il loro impero su furti e manipolazioni!
    Putin se ne è liberato.
    Ha espulso i loro burattini oligarchi, ha confiscato i
    loro beni e ha smantellato la loro influenza.
    Ha lanciato un'offensiva totale contro l'arma preferita dei Rothschild: il dollaro americano. Sostituendolo con oro, rubli e valute sostenute dai BRICS.
    «Hanno detto che saremmo caduti.
    Ma siamo più forti, più liberi di prima e non ci inginocchiamo più davanti ai banchieri»,
    ha detto Putin.
    Il messaggio di Putin alle élite occidentali è piuttosto semplice.
    Non siete i padroni del mondo!

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  40. "Putin ha cacciato dalla Russia i 4 figli del Barone Rotschild" e questo sarebbe il primo colpo al nuovo ordine mondiale. Ci mancava nei commenti finora visti l'inizio della caccia all'Ebreo quale causa di tutti i disastri. Prima dell'inizio della crisi ucraina non partecipavano anche i russi agli incontri di Davos? Certo, per tenersi informati....

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