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mercoledì 25 marzo 2026

Un altro giorno nella Chiesa conciliare

Nella nostra traduzione da Pelican-brief la riflessione che segue: "Un altro giorno nella Chiesa conciliare". 
Un giorno come tanti al quale ormai siamo assuefatti, una sorta di apatia frutto dell'impotenza tutta umana... Ma "tutto possiamo in Colui che ci dà forza!" anche quando sembra non servire a nulla. 
Solo il Signore sa e prepara frutti secondo la Sua volontà. Per quanto mi riguarda, dopo vent'anni di lotta assidua e di impegno quotidiano nello sforzo instancabile di disseppellire e condividere i tesori della nostra fede, non posso far altro che continuare a pregare e a offrire, persistendo nella fedeltà e andare avanti come e quanto il Signore vorrà, certa che tutto è nelle Sue mani

Un altro giorno nella Chiesa conciliare
Una riflessione sugli ultimi tumulti della gerarchia
«Oggi ho avuto il piacere di vedere Gavrila Ardalionovich a un appuntamento con Aglaya Ivanovna, alla panchina verde. Mi sono meravigliato di quanto un uomo possa avere un aspetto stupido.» (Dostoevskij, L'idiota)
Il punto di partenza migliore è, in fin dei conti, l'inizio.

Proprio l'altro giorno, mentre scorrevo X - cosa che non è mai una buona idea - mi sono imbattuto in un nuovo articolo del Catholic Herald che diceva: "L'arcivescovo di Vienna suggerisce che la Chiesa dovrebbe rimanere aperta a cambiamenti nei comandamenti e nelle leggi".

Ho visto il titolo, non ho nemmeno sentito il bisogno di cliccarci sopra e ho continuato a scorrere. Circa 5 minuti dopo, ho capito cosa mi era appena successo e cosa significasse per me quel tipo di reazione, o meglio, la sua assenza.

Avevo letto un titolo che affermava che un arcivescovo della Chiesa cattolica romana - la Chiesa fondata da Dio stesso - aveva suggerito che per "ragioni pastorali" - il che significa tutto e niente allo stesso tempo - la "Chiesa" potrebbe dover apportare modifiche ai comandamenti della Chiesa.

Ciò che ha cominciato a preoccuparmi non è stato il fatto che un arcivescovo in carica avesse promosso qualcosa di simile al Modernismo, bensì il fatto di aver visto una cosa del genere e, a tutti gli effetti, di non esserne rimasto turbato.

Per un cattolico da 19 anni, non è altro che un giorno qualunque nella Nuova Chiesa del Concilio Vaticano II.

Come può un cattolico - in questo caso io - venire a conoscenza di qualcosa di così scandaloso e non esserne affatto scandalizzato? La mia fede in Dio e nella sua religione divinamente rivelata non è cambiata, e grazie a Dio per questo, ma una parte di me è quasi rattristata dal fatto di non esserne rimasto scandalizzato.

Quale cattolico può vedere un successore degli Apostoli proporre un cambiamento a qualcosa di fondamentale per il cattolicesimo e non vedere la propria fede scossa fin dalle fondamenta?

Eppure, non provo nemmeno la minima emozione. Non provo rabbia, né tristezza, né perdita di fede. È solo un altro martedì nella Chiesa conciliare.

Perché Dio permette tutto questo?

Per qualche ragione non posso fare a meno di pensare alle parole di Flannery O'Connor, forse in esse si possono trovare alcune delle ragioni di Dio:
«Quando si può presumere che il proprio pubblico condivida le proprie convinzioni, ci si può rilassare e utilizzare mezzi di comunicazione più convenzionali; quando invece si deve presumere il contrario, è necessario rendere evidente la propria visione con un effetto shock: ai sordi si grida, ai quasi ciechi si disegnano figure grandi e sorprendenti.»
Serve a qualcosa scuotere i tiepidi e a farli rinsavire? Forse che più cattolici si rendono conto della crisi che sta attraversando la Chiesa grazie a uomini come l'Arcivescovo di Vienna, che agiscono e parlano con parole così blasfeme? Sicuramente non sono tanti quelli che ne vengono a conoscenza e ne sono scandalizzati, al punto da perdere la fede. O, peggio ancora, che perdono la fede cattolica e iniziano a professare questa nuova e strana religione, che ha molti degli stessi elementi del cattolicesimo, ma in definitiva non lo è.
Matthias Sevigny

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

4 commenti:

  1. Cercano di compiacere il mondo. Alcuni forse hanno il bisogno di compiacersi. Per il ruolo che hanno dovrebbero provocare qualche scandalo, ma per come sono diventati finiscono nell’insignificanza e forse è il segno dei tempi che non sanno vedere, da decenni. L’eterogenesi dei fini di chi si dice attento alla cronaca e non sa che farsene del l’eternità.

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  2. Fuori tema. A futura memoria.
    Lockdown disastrosi, vaccini inefficaci. Verita' ieri in Commissione covid con il super esperto Usa.
    Articolo su NBQ.

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  3. Chiedersi "perché Dio permette questo?" significa troppo spesso dimenticare il libero arbitrio degli uomini. Se un vescovo dice una vaccata come quella, significa che ne ha fatta tantissima di strada... nella direzione sbagliata... e convinto di star semplicemente ubbidendo.

    Da troppo tempo nella Chiesa l'autorità è stata sostituita dall'autoritarismo. Cioè l'ubbidienza è stata sostituita dal servilismo - e ce ne siamo accorti in modo particolare durante l'interregno bergogliano, quando praticamente tutti si sono improvvisamente riscoperti bergoglioni: si sforzavano di sembrare "papisti", quantomeno perché non volevano essere bersagliati e martellati dagli altri "papisti".

    Infatti, per inquinare autorità e ubbidienza, è necessario anzitutto annacquare la verità.

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    1. Capperi, che analisi profonda e veritiera, complimenti!; autorità usurpata, per imporre autoritarismo e menzogna spudorata, ubbidienza sostituita da servilismo, lecchinaggio, piaggeria, e chi più ne ha più ne metta... nani, pagliacci e ballerine, si diceva una volta, ebbene la corte vaticana non è molto dissimile da quelle corti di despoti dei tempi andati. Catholicus

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