e ha lasciato agli apostoli la Sacra Sindone
Il telo di lino più studiato del mondo distingue due tipi di studiosi: gli uni si accorgono ogni volta di più del mistero, i secondi asseriscono di aver capito che -come reliquia di Cristo- si tratta di un imbroglio, portando a sostegno delle fantasiose riproduzioni del telo sindonico, che però non riproducono mai del tutto l’originale.
A dispetto del recente progresso tecnologico la sindone rimane irriproducibile, pur offrendo numerosi appigli per i tentativi di simulare questo o quella sfumatura o di screditare questo o quel particolare.
L’uomo della sindone risponde perfettamente a ogni dettaglio della morte e resurrezione di Gesù Cristo descritta dai vangeli e già questo dovrebbe far riflettere: c’è molto sangue del gruppo sanguigno AB di un uomo adulto con segni di flagellazione sul corpo, segni circolari di ferite acuminate sul capo, ferite profonde a mani e piedi, una grande al costato, più il segno di un peso che ha gravato, sfregandoli, sulla parte alta del dorso e le spalle.
Il sangue del gruppo AB è comune ad altre note reliquie della passione di Cristo e qui comincia il bello:
-la tunica di Argenteuil è attestata dal X secolo;
in entrambi i casi si tratta di molti secoli prima della presenza certa della reliquia sindonica in Europa a Lirey.
Gli scettici datano tutte le reliquie in epoca medievale seppur non coeva: l’analisi al radiocarbonio, al lordo delle possibili contaminazioni che “ringiovanirebbero” i reperti, data la sindone al XIII-XIV secolo, il sudario al VII-VIII secolo e la tunica al VI-VII secolo. Gli ipotetici falsari (più di uno, visto che le reliquie sono di secoli diversi sia per la storia che per il laboratorio) avrebbero dovuto imbroccare la combinazione di usare sempre del sangue del gruppo AB (tra l’altro lo stesso del miracolo eucaristico di Lanciano del VIII secolo, ma le cui prime ricognizioni attestate sono del XVI secolo) con una coincidenza improbabilissima, specialmente se si pensa che i gruppi sanguigni furono scoperti solo nel 1900 e in precedenza non si sarebbe potuto scegliere il sangue “giusto”. Sangue il cui gruppo è raro in Europa, ma molto più comune in area medioorientale.
Il fronte degli scettici, dopo questa sorpresa (ma solo dopo, guarda caso… prima gongolava con i verdetti del C14) negli ultimi anni insiste con la contaminazione batterica delle reliquie quale spiegazione della presenza ubiquitaria dell’antigene AB. Gli antigeni AB non sono esclusivi dei globuli rossi umani, ma sono espressi anche nei batteri, fornendo così un potenziale collegamento pratico tra oggetti diversi di epoche diverse.
Ma come?! La contaminazione servirebbe a spiegare perché sono tutte del gruppo sanguigno AB, ma non si deve mai discutere il ringiovanimento dei dati al radiocarbonio imputabile a contaminazione o altre fonti di imprecisione? Forse che tutte i reperti insanguinati esistenti vecchi di secoli sono del gruppo AB? Non lo dicono.
A prescindere dal gruppo, il segno del sangue che accomuna il lino della sindone a molti miracoli eucaristici ci fa immediatamente pensare al sacrificio dell’Agnello di Dio. La sindone salda la scoperta della resurrezione con le piaghe della passione e della morte in croce. Salda così l’Eucaristia al sacrificio e non alla cena.
Chi beve il sangue del Signore e mangia il suo corpo per la vita eterna non sta banchettando serenamente in compagnia: sta sul Calvario, con Lui. La sindone non rimanda a un laboratorio, ma al mistero eterno della croce.
Il sangue sulla sindone non finisce di stupire i ricercatori di verità: i suoi globuli rossi non sono delle normali dimensioni, ma circa dieci volte più piccoli del consueto. È un altro indizio di una condizione estrema di sofferenza fisiologica. Inoltre quel sangue rappresenta tutte le fasi del supplizio durato ore: sangue coagulato, residuo delle ferite della flagellazione; sangue più fresco, colato dalle ferite dei chiodi fino al decesso; sangue e acqua, fuoriusciti dal costato dopo il colpo di lancia che verosimilmente ha perforato il pericardio.
Non è tutto: quando Gesù viene deposto dalla croce, circa due ore dopo la morte, le operazioni di sepoltura sono necessariamente frettolose e sommarie per rimanere nei ristrettissimi tempi dell’inizio del sabato. Il sangue non fu lavato se non grossolanamente (le donne sarebbero tornate al sepolcro trascorso il sabato, per terminare le operazioni funebri) e perciò resta presente sui bordi della carne lacerata.
La scienza attesta che questo stato di cose deve essere terminato entro le quaranta ore dalla morte, altrimenti sul telo che avvolge la salma sarebbero comparsi i primi segni di interruzione della fibrinolisi e di decomposizione e putrefazione, che non ci sono. Il contatto tra la salma e il lenzuolo è terminato senza causare un movimento che avrebbe alterato i bordi delle tracce di sangue, lasciando segni di movimento, svolgimento o trascinamento.
Invece sulla sindone c’è qualcosa d’altro: un’immagine “impossibile”, di un corpo svanito dall’interno. Se l’uomo all’interno fosse uscito svolgendo il lenzuolo o se ne fosse stato trascinato fuori, ne sarebbero rimaste le tracce.
Il lino è un tessuto fatto di fibre e chiunque può facilmente sperimentare che bagnando un fazzoletto di sangue o di una tinta esso si impregna di colore per tutto lo spessore del tessuto. Nella sindone no: l’immagine visibile è dovuta al cambio di colore solo dell’estrema superficie delle fibre (0,2 micron, un millesimo di millimetro, 500 volte meno dello spessore di un capello). Tale immagine ha caratteristiche di tridimensionalità (l’intensità dell’immagine non è sempre la stessa e le sfumature sono imputabili al fenomeno che ha colorato le fibre, ma a una diversa distanza tra il corpo e il tessuto che non aderiva sempre al cadavere, pur essendovisi affacciato: non ha nulla a che vedere con il dipinto o la fotografia, che esprimono il punto di vista del pittore o del fotografo e non dalla geometria e dalla distanza dell’oggetto dalla superficie dipinta o dalla pellicola. Non c’è nessuna fluorescenza visibile all’UV o all’IR, come accadrebbe se vi fossero dei pigmenti colorati.
Meglio ripeterlo: sulla sindone c’è l’immagine anche dove il telo non toccava direttamente il corpo. Il corpo, del Signore caratterizzato dalla rigidità cadaverica assunta in croce, ha lasciato dei segni sulla sindone che hanno permesso la realizzazione di calchi tridimensionali, con ginocchia lievemente flesse e il capo inclinato in avanti.
È esclusa l’opera di un abilissimo artista nel rendere l’immagine: è acheropita, è escluso l’uso di colore (o di sangue) perché non avrebbero (la mano, il pennello e la tinta) potuto dare una colorazione delle fibre così superficiale. È esclusa la presenza di pigmenti, oli o colle: sul lino non ci sono sostanze tipiche della pittura.
Tutti i tentativi di riproduzione simulano qualche particolare di superficialità e di tridimensionalità proporzionata e non deformata, priva di direzionalità dell’immagine, ma mai tutti insieme. C’è chi ha aggiunto il sangue dopo aver formato l’immagine mediante acidi (Garlaschelli) o ossidanti: non è la situazione reale, perché sulla sindone il sangue c’era prima dell’immagine e non messo dopo! L’immagine sindonica è stabile anche all’acqua, dopo lo spegnimeno dell’incendio che a Chambery fece fondere la teca d’argento del lino.
Non è noto il meccanismo chimico fisico che ha formato l’impronta, anche se è chiaro che possa essere stato una qualche forma di radiazione che ha riguardato istantaneamente la superficie del telo sopra e sotto il corpo (non lateralmente), come se il lenzuolo si fosse sgonfiato verticalmente del volume occupato dal suo contenuto.
L’ipotetica energia o radiazione che ha colorato la superficie del lino dev’essere durata un tempo infinitesimo, senza innescare i fenomeni ossidativi, le bruciature o il calore inevitabili per le quantità di energia (indisponibili nell’antichità, nel medioevo e per buona parte del XX secolo) ipotizzate in certi esperimenti.
Un’altra caratteristica assolutamente irriproducibile è che l'immagine rivela dettagli interni al corpo, con un effetto simile a quello di una radiografia: non solo raffigura le caratteristiche esterne del corpo, ma mostra anche le ossa, come in un'immagine a raggi X. Ciò suggerisce che il corpo fosse diventato trasparente, permettendo al telo di registrare persino le strutture ossee interne, come le ossa delle mani (vedi particolare della mano destra).
La sindone non solo ci lascia l’immagine del sacrificio del Signore, ma anche il segno della sua resurrezione, probabilmente ciò che Pietro e Giovanni trovarono entrando al sepolcro e per il quale Giovanni vide e credette.
La possibilità di Gesù (vero uomo e vero Dio) di attraversare la materia è comune anche al Natale (la verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto) e la corporeità di Gesù ha assunto, dopo la morte, uno stato transfisico.
Torniamo al 14 nisan, quando dissero a Gesù: “scendi dalla croce e ti crederemo”. Gesù non è sceso perché è l’Agnello di Dio immolato fin dalla fondazione del mondo. La croce è il segno distintivo di tutta la storia, inizio e fine. La sindone ci è rimasta a suggello del sacrificio di redenzione e dell’Eucaristia, lasciandoci una testimonianza priva di nascondimento (l’apo-calipto) della risurrezione del Signore, suggello della verità del vangelo.
Cristo (Dio) non poteva che rimanere su quella croce. Dalle sue piaghe noi siamo guariti. Se fosse sceso, non sarebbe Dio. Così anche gli scettici non devono pretendere dimostrazioni. C’è quanto basta per confermare la fede, che è dono di Dio. Ma la fede è un dono da non vanificare, nemmeno cercando solo certezze scientifiche. Chissà se gli apostoli la sera di pasqua hanno mostrato il telo a Tommaso...
A noi, nel 2026, è dato più che a sufficienza, proprio in questi tempi ipertecnologici, per tacitare gli scettici. E tanto basta.
Buona settimana santa e Buona Pasqua!
R.S.

Giovanni vide il sudario, la sindone e le bende, da come erano messe vide e credette. Il sudario che era all' interno sul Volto era piegato fuori e la Sindone era ancora avvolta nelle bende che avevano circindato il tutto. Era impossibile quindi che qualcuno avesse portato via il Cadavere. Il Cadavere era uscito da solo senza ledere l' involucro ed il sudario era piegato a parte. Cioè dopo essere uscito senza ledere l' involucro in cui e come era stato avvolto ma aveva portato con Sè e lasciato piegato ( piegato segno di ordine) il telo del Capo che era il più interno.
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