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sabato 11 aprile 2026

"Democrazie" occidentali, sempre più ipocritamente totalitarie

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"Democrazie" occidentali, sempre più ipocritamente totalitarie

Päivi Räsänen è una parlamentare finlandese, ex ministro dell'Interno, medico, madre di sette figli. Nel 2019 ha criticato su Twitter la partecipazione della sua chiesa luterana al Pride di Helsinki, citando la Lettera ai Romani.

Da quel tweet è partita un'indagine penale. I magistrati sono risaliti a vent'anni di storia fino a un opuscolo del 2004, scritto su commissione della sua stessa chiesa, in cui Räsänen esprimeva la visione cristiana del matrimonio e della sessualità. Un testo teologico, distribuito in ambito parrocchiale, redatto prima ancora che esistesse la legge con cui è stata poi giudicata.

Sette anni di processo. Assolta in primo grado. Assolta in appello. Poi la Corte Suprema finlandese (con 3 voti contro 2) l'ha condannata per "incitamento all'odio".

Räsänen farà ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. «Non si tratta solo della mia libertà», ha dichiarato. «Ma di quella di ogni persona che vuole esprimere le proprie convinzioni nella sfera pubblica.»

Scrive Pro Vita & Famiglia:
Quello che è successo a lei in Finlandia è esattamente quello che la nostra campagna E IO PARLO denuncia in Italia: chi parla "troppo", oggi rischia. E noi con ben 12 campagne censurate ne sappiamo qualcosa!

E tu che ne pensi? anche in Italia la libertà di espressione è sotto attacco?

Scrive Aloisius:
Un altro esempio, tra i tanti, del livello di idiozia raggiunto dalle "democrazie" occidentali, sempre più ipocritamente totalitarie:
ogni pensiero che afferma la realtà e rifiuta le visioni deliranti che la vogliono sovvertire, diventa "incitamento all' odio", o "fobia", o "razzismo", "suprematismo" ecc., ecc....
Le differenze oggettive diventano "discriminazioni", la natura stessa diventa discriminante, incitante all' odio.
Quindi i dementi non eliminano le discriminazioni compensando le differenze oggettive tra le persone affinché siano uguali davanti alla legge, ma eliminano proprio le differenze oggettive, distorcono la realtà, la negano, la rifiutano per ideologia.
E chi non si adegua a quel delirio commette un crimine, sanzionato penalmente dai magistrati, in questo caso addirittura della corte suprema, divenuti i guardiani di questa follia.
Basta vedere gli squadristi che girano nei social a manganellare chi critica i loro slogan preconfezionati, che ripetono con veemenza nevrotica, senza essere più in grado di vedere le realtà oggettive più lampanti. Ovviamente Dio e la sua Legge diventano i nemici pubblici numero uno.
A meno che non vengano reinterpretati e adeguati alla loro idiozia politicamente corretta.

40 commenti:

  1. Se non e' il "principe delle tenebre" a guidare i loro cervelli,
    dimmi tu cos'e' ?!?

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  2. Questo progredire contro natura, intorno alla quale si fanno tante sviolinate pubblicitarie, fino a violentare la natura stessa per sostituirla con la tecnica e la scienza, è il solito percorso satanico che dovrebbe ormai essere chiaro a tutti. Ora i maschi devono sostituire il loro sesso con un facsimile femminile, i figli devono essere tolti a genitori con tendenze naturali, i campi devono essere ricoperti con pannelli solari per illuminare la notte e parimenti magnifiche riviere, come in Sardegna, devono essere riempite con pale eoliche, fino a trasformare la costa in un bosco di pale eoliche, sempre causa incremento elettrico. Esempi recenti della contraddizione diabolica 'a fin di bene'. Aridatece i figli biblici, quella manciata naturale di invertiti, i lumi a olio, il caminetto con la legna, il carro col cavallo e...di Satanasso a fin di bene....no, grazie, nei secoli dei secoli!

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  3. https://gloria.tv/post/j2BMZyfkLoS64nnJeNkgKTBVY : i nuovi dirigenti del Dicastero della comunicazione vaticana : se queste non sono anime perdute, umanamente irrecuperabili alla dotttrina cattolica bimillenaria ( a meno di un miracolo, di una provvidenziale "caduta da cavallo" paolina) dimmi tu, cara Maria, ditemi voi, cari/e amici/che del blog, cosa sono allora? Possiamo considerarli alla stregua di un San Carlo Borromeo, di un San Filippo Neri, di un S. Alfonso de' Liguori? oppure anche di un semplice paroco di campagna, come quel santo sacerdote in talare che mi ha catechizzato nei primi anni '50, con il Catechismo di San Pio X? ma vigliamo proprio seguirli fino a Portae Inferi, questi tipi qua? ...voi non so, io no di certo. LJC Catholicus

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  4. da ex studente di Giurisprudenza12 aprile, 2026 08:12

    Visti i miei studi, vorrei vedere (se ne esiste una traduzione in inglese, francese, tedesco o spagnolo, in casa siamo in grado di capire solo queste) cosa diceva questo opuscolo o qualunque cosa sia.
    Citava la la lettera paolina solo? Auspicava la criminalizzazione dell'omosessualità (oggi l'unico paese europeo che lo fa è la Russia)? O perfino giustificava atti violenti?
    Nel primo caso è lecita, già nel secondo può esporre a qualche accusa, nel terzo ci sarebbe senz'altro istigazione.
    Qualcuno ha un link ad un articolo dettagliato?
    Ricordo che l'omosessualità in Italia fu sempre, dall'Unità al 1974-75, considerata una malattia, non un crimine.

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  5. Da prendere in considerazione al di là delle derive sioniste12 aprile, 2026 08:27

    E il mondo arabo ? Coloro che odiano l'occidente e Trump si sono talmente identificati negli Ayatollah assassini e vigliacchi come se fossero gloriosi resistenti da dare per scontato che gli arabi stiano dalla parte del regime iraniano: ma non e' affatto cosi'.

    "Mentre il mondo arabo osserva con un misto di sollievo e speranza lo smantellamento dell'egemonia iraniana, le redazioni occidentali continuano a recitare un copione scritto a Teheran. Il Medio Oriente ha una storia diversa, ma l'Occidente ha deciso di non ascoltarla."

    La copertura mediatica occidentale dell'Operazione Epic Fury - Roaring Lion si è svolta quasi interamente secondo le modalità imposte dall'Iran. La prospettiva dominante nei commenti occidentali considera la Repubblica Islamica come la parte lesa che narra la propria resistenza; di conseguenza, il dibattito sui media tradizionali e sui social si è in gran parte organizzato attorno a ciò che l'Iran afferma, a ciò che l'Iran subisce e a ciò che l'Iran osa minacciare.

    ​Questa cornice lascia un enorme vuoto nell'immagine: il mondo arabo. Una civiltà che ha trascorso quasi mezzo secolo a guardare la Repubblica Islamica erodere le proprie fondamenta istituzionali, teologiche e culturali.

    ​Per comprendere appieno ciò che sta realmente accadendo in Medio Oriente, un osservatore occidentale deve tenere conto simultaneamente di tre dimensioni. Tuttavia, la struttura del dibattito politico occidentale rende tale analisi strutturalmente difficile, se non impossibile.
    ​Tre cose che l'Occidente non riesce a vedere

    Dal punto di vista di Bruxelles o di Londra, l'Iran si presenta come un movimento di resistenza all'egemonia americana e all' "occupazione" israeliana: una narrazione che si inserisce agevolmente negli schemi anticoloniali occidentali.

    Ciò che non viene considerato è l'esperienza vissuta dalle popolazioni arabe in Libano, Iraq, Yemen, Bahrein e Siria. In questi Paesi, la presenza iraniana ha significato il sequestro dello Stato libanese da parte di Hezbollah, fazioni armate irachene finanziate con fondi nazionali sottratti al tesoro e milizie Houthi che rispondono ai Pasdaran mentre colpiscono civili arabi.

    "Libertà" non è certo la parola che un osservatore arabo userebbe per descrivere l'influenza di Teheran.

    La controversia tra il mondo arabo e l'Iran è ben più profonda della presenza di basi americane. Alla base vi è la sistematica demolizione della sovranità araba da parte di una potenza straniera che usa il linguaggio della solidarietà islamica come copertura per un progetto imperialista condotto tramite agenti per procura (proxy).

    L'Iran non si limita a sostenere gruppi armati: crea strutture statali parallele, controlla i sistemi finanziari e insedia figure politiche che dipendono interamente da Teheran. Gli iraniani la chiamano "esportazione della rivoluzione"; per le popolazioni arabe si tratta di un'occupazione coloniale per interposta persona.

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  6. Da prendere in considerazione al di là dellle derive sioniste12 aprile, 2026 08:28

    Segue
    La dimensione più controintuitiva per il pubblico occidentale è che, per molti nazionalisti arabi — inclusi i laici e coloro che criticano aspramente Israele — l'Iran rappresenta una minaccia maggiore e più immediata rispetto allo Stato ebraico. I media occidentali sono incapaci di rendere comprensibile questa posizione, poiché il loro discorso è focalizzato da decenni sul conflitto israelo-palestinese come unico asse dell'ingiustizia regionale.

    Il risultato è paradossale: quando l'opinione pubblica occidentale si scaglia contro le azioni israeliane volte a contrastare l'Iran, crede di difendere il mondo arabo. In realtà, sta promuovendo una posizione che il mondo arabo non condivide, ignorando il pericolo con cui quelle popolazioni convivono concretamente.

    ​L'Operazione Epic Fury - Roaring Lion ha accelerato una resa dei conti già in corso. Il mondo arabo sta assistendo allo smantellamento dell'architettura per procura che l'Iran ha impiegato decenni a costruire. ​Da questa situazione emergono due fattori:

    ​La prima, è ch gli Stati del Golfo hanno dimostrato una solidità militare e politica che molti commentatori avevano liquidato come impossibile, riuscendo a mantenere intatta la stabilità nonostante piogge di razzi e droni.

    La seconda, ​una autonomia reale la cui distruzione delle reti iraniane apre, per la prima volta in una generazione, la possibilità per gli Stati arabi di governarsi senza interferenze esterne.

    ​Mentre gli osservatori occidentali hanno seguito la guerra attraverso la lente dei social media iraniani — assistendo a una messa in scena orchestrata — il mondo arabo ha visto la prima seria sfida a un'ideologia mai adottata democraticamente e imposta solo con la violenza.

    ​In questo contesto, Stati Uniti e Israele — a lungo considerati motori dell'oppressione — vengono oggi percepiti da una parte crescente dell'opinione pubblica araba come "liberatori". Non si tratta di un linguaggio di gratitudine (che la dignità araba respingerebbe), ma di un profondo senso di sollievo.

    ​Le emittenti arabe confermano questa tendenza con una franchezza che l'Occidente raramente intercetta: per una parte significativa del mondo arabo, il nemico oggi è l'Iran. Capire questo significa iniziare a vedere il Medio Oriente per quello che è, e non per come vorremmo che fosse".

    Zineb Riboua, Centro per la Sicurezza in Medio Oriente | Hudson Institute
    Grazie a Gabriele Paglialonga

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    1. Mi piacerebbe leggere l'articolo sul sito web dell'Hudson Institute; avete il link?

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  7. Premesso che sono una creatura che pecca… come guardare a chi pecca?
    Nell’unico Corpo mistico, in un mondo/corpo malato l’unico a poterlo guarire è il Signore, il divin Medico.
    Ma intanto le singole membra, le cellule impazzite, come devono guardarsi tra loro? Si conosceranno? Si riconosceranno parte di un unico organismo?
    E’ da Adamo ed Eva che non obbediamo al Bene.
    La novità è Cristo. L’antico testamento va rivisto alla luce del nuovo (non viceversa). L’alleanza in vigore è quella nuova, solo quella. La legge si compie in Dio che prende carne e si consegna alla croce per redimerci.
    Bisogna amare Dio con tutta la mente, il cuore e l’anima… ma questo non ci esaurisce le forze, perché possiamo amare il prossimo come ama Cristo! Non come noi ameremmo noi stessi, ma come Cristo ama ciascuno di noi!
    La novità è grossa, perciò la storia si divide in prima e dopo Cristo. La storia è nostra, ma l’eternità, l’istantaneità dell’eterno presente e’ di Dio.
    Siamo chiamati a santificarci, divinizzarci, cristificarci… a giustificarci in quella Grazia.
    Allora possiamo guardare a chi pecca con lo sguardo del Cristo crocefisso, disposti a morire con Lui, partecipando in offerta in quello stesso sacrificio che viene glorificato dalla resurrezione.
    La veste bianca del battesimo può splendere di una luce increata, puo’ portare, dentro, nascoste al mondo, l’impronta della delle piaghe, come la sindone.
    Si può essere beati in questo modo, lavate le vesti nel sangue dell’Agnello.
    Un Corpo mistico in cui le membra si riconoscono dentro l’Intero, kata holos, cattolicamente.

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  8. Il 𝗦𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗕𝗼𝗿𝗴𝗵𝗶, senza giri di parole, senza fronzoli e con quel perfetto pizzico di ironia, va direttamente al punto, centrandolo come sempre in pieno:
    "𝗣𝗲𝗿 𝗹'𝘂𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗽𝘂𝗼' 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗱𝗶𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 "𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à", perché per loro tutto va bene. Semmai stare un po' chiusi in casa che tutto passa. Il sogno dell'euroburocrate:
    il lockdown bis con magari qualche tangente per le dosi di gasolio da distribuire.
    𝗦𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗳𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗼𝗿𝗼. 𝗔𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼
    "𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮' 𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮" 𝗲 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗶u' 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗶 𝗴𝗮𝘀𝗱𝗼𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗶𝗮. Non possiamo permetterci di rimettere la testa della nostra economia sott'acqua proprio adesso che eravamo sulla strada giusta per riprenderci.
    Ah NB: 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮' è 𝗴𝗶𝗮' 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘀𝗼 𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗿𝗺𝗶. 𝗚𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝘂𝗻'𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗶𝘂' 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗻𝗰𝗮𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗼 𝗹'𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗼𝘀𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲".

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  9. Prima hanno predicato la tolleranza e la libertà, dicendo che non vi erano verità e tutti potevano e dovevano esprimersi liberamente, in modo da diffondere le loro empie dottrine, poi sulle loro presunte verità si mostrano intolleranti!!

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  10. Ben detto ! La prima fase era per scalzare il potere, l' autorità esercitata in conformità all'incarico affidato da Cristo alla Sua Chiesa, poi, una volta ottenuto il via libera e conquistato il ponte di comando, è ovvio che abbiano mostrato il loro vero volto, di dittatori anticristici, inflessibili con i loro predecessori, a cui hanno tolto non solo il potere ma anche la libertà... come tutti i rivoluzionari ( giacobini, bolscevichi, maoisti, ecc) prima chiedono libertà di movimento e di idee e poi instaurano la dittatura. I preti rivoluzionari modernisti, ribelli ed eretici, non fanno eccezione a questa regola, anzi ne sono un'ulteriore riconferma. Lotta dura senza paura, quindi, contro di loro, perché "Deus vult", come diceva Pietro l' Eremita. LJC Catholicus

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  11. "Lotta dura senza paura, quindi, contro di loro, perché "Deus vult", come diceva Pietro l' Eremita."
    A che serve un'uscita del genere, che diventa un'iperbole e fa pensare a contrapposizioni estreme, mentre le nostre armi sono la preghiera e una testimonianza tanto coraggiosa quanto rispettosa nei modi e nei termini. Almeno per come sono fatta io che non mi sento né un'apologeta né una barricadera.

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    1. Sì certo, cara Mic, ma simili espressioni sono solo un retaggio dei tempi burrascosi del ' 68, che io ho vissuto da universitario, proprio nella città dove è nato Potere Ooeraio (Pisa), e dove le sinistre extraparlamentari facevano paura persino a noi studenti...quanto a me, non sono mai stato barricadero, anche quando mi prendevano in giro perché dicevo di credere nella teansustansazione e mi dichiaravo cattolico (nei giorni della " festa alle matricole"), limitandomi a ribadire apertamente la mia dede cattolica... ad onor del vero, però, devo dire che non usavano violenza fisica, solo slogan altisonanti, quelli, apounto, che mi sono rimsti nella memoria. Concordo con te, Mic, che la nostra lotta è principalmente preghiera e testimonianza, e apistolato, per chi se la sente. Certi slogan li uso solamtante per far capire agli intolleranti modernisti che noi tradizionalisti non ci arrenderemo mai a loro, che non ci arruoleranno nelle loro fila. Tutto qui, LJC Catholicus

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  12. "E il mondo arabo ? Coloro che odiano l'occidente e Trump si sono talmente identificati negli Ayatollah assassini e vigliacchi come se fossero gloriosi resistenti da dare per scontato che gli arabi stiano dalla parte del regime iraniano: ma non e' affatto cosi'".

    Il regime iraniano degli ayatollah è sanguinario e perfido, ma gli Stati Uniti e Israele, che hanno orchestrato un'intera campagna di marketing usando pretesti per attaccare l'Iran, sono i buoni. Questo tipo di testo è semplicemente una narrazione che ignora completamente la realtà. La guerra in Iran è iniziata con azioni di intelligence americane e israeliane volte a creare un pretesto per un cambio di regime. Il primo atto è stata la svalutazione della valuta iraniana da parte del Tesoro americano. Il secondo atto è stato l'utilizzo delle manifestazioni seguite alla crisi economica per trasmettere l'idea che il popolo volesse rovesciare il regime. Il terzo atto è stato l'azione di intelligence americana che ha armato i manifestanti per dare l'impressione di una guerra civile e confermare che il popolo voleva la fine del regime. Il quarto atto è stato il tentativo di negoziare con l'Iran e l'utilizzo di questi negoziati come elemento a sorpresa che ha dato inizio alla guerra attraverso vili attacchi contro obiettivi civili.

    L'Iran non ha imposto nulla sulla copertura mediatica; ciò che è accaduto è che tutti hanno potuto vedere quali sono i veri regimi sanguinari e malvagi, e non è il regime iraniano. Questo è il tipo di testo che crede ancora nello spazio per narrazioni contrarie alla verità, un pezzo di pura propaganda.

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    1. Il regime iraniano non è meno sanguinario...

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    2. Anonimo 17:59
      Concordo pienamente.

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    3. Non è forse meno sanguinario? Beh, il regime iraniano ha fatto di peggio che bombardare una scuola elementare, uccidendo 177 bambine; ha bombardato altre scuole, ospedali, università, istituti di ricerca sui vaccini, zone residenziali, ecc. Passiamo dalle affermazioni ai fatti: quali atti sanguinosi sono stati perpetrati dal regime iraniano? Hamas era un'entità religiosa che ha cambiato natura dopo i massacri israeliani, e Hezbollah è nato dall'invasione israeliana del Libano nel 1982.

      Ci parli un po' della morte di Yitzhak Rabin. Quale organizzazione terroristica lo ha ucciso?

      I regimi arabi sono migliori di quello iraniano?

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  13. Un pezzo di pura propaganda?
    Non direi. Si limita a ricordare alcune verità che i cattosciiti sono soliti tacere. Per esempio che il Libano meridionale è stato sequestrato letteralmente da Hezbollah, da anni, che lo ha usato in permanenza contro Israele, con continui attacchi missilistici e terroristici. Finché Israele, dopo la carneficina fatta da Hamas il 7 ottobre 2023, s'è stufato e ha deciso di eliminare la piaga, possibilmente per sempre. Hezbollah è una creatura di Teheran, lo sanno tutti.
    Che l'attacco israelo-americano ultimo sia stato condotto in modo cinico e mal congegnato (non hanno pensato a Hormuz, per esempio), ciò non esime l'Iran dalle sue responsabilità.
    Che sono gravi. Sono il frutto di una politica megalomane, finalizzata ad un'espansione di tipo imperiale, nella tradizione persiana. Una politica che, come si è visto, non rinuncia all'opzione nucleare.
    Troppi commenti presentano gli imam come una comunità di pacifici mistici, vilmente attaccati dal lupo isrraeliano. Questa sì che è propaganda.
    L'articolo che sarebbe di propaganda, ricorda inoltre che gli iraniani non sono considerati dal resto dell'Islam quali legittimi rappresentanti di tutto l'Islam di fronte al nemico sionista. Per i sunniti gli sciiti sono degli eretici, nemici della fede. La Shia o fazione, partito, in arabo, per secoli fu perseguitata. Forse per questo gli sciiti sembra eccellino nella tecniche della taquiyya (simulazione). Dal 1502 lo sciismo, con le sue strane teorie escatologiche sull'imam nascosto o del Tempo, che tornerebbe un giorno sulla terra a riportarvi l'età dell'oro, fu dichiarato in Persia religione di Stato da parte della dinastia dei Safavidi, un'etnia turca che si era impadronita dell'Iran, identificandosi poi con il Paese, per riportarlo alla passata grandezza.
    Ci sono poi gli odi razziali e nazionali. Arabi e persiani non si sono mai amati mentre fortissimo è l'odio tra persiani e turchi, nemici ereditari l'uno dell'altro, aggravato dalle differenze religiose.
    Gli Sciiti ammettono anche il matrimonio temporaneo, anche di pochi giorni, condannato dai sunniti - una sorta di prostituzione legalizzata (come annotava il Bausani, uno dei massimi studiosi italiani dell'Islam).

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    1. "Che l'attacco israelo-americano ultimo sia stato condotto in modo cinico e mal congegnato (non hanno pensato a Hormuz, per esempio), ciò non esime l'Iran dalle sue responsabilità".

      Qui non ci sono cattolici sciiti. Ci sono solo cattolici che considerano le cose come sono realmente. La guerra contro l'Iran è stata ben più che cinica e mal congegnata. L'Iran è responsabile di attacchi contro bambini e contro ogni sorta di obiettivo civile? Sul serio?

      "Troppi commenti presentano gli imam come una comunità di pacifici mistici, vilmente attaccati dal lupo isrraeliano".

      Ah sì, la guerra non è iniziata come l'ho descritta. Israele è il popolo eletto; mi ero dimenticato che possono fare quello che vogliono e che i cattivi sono sempre gli altri. La guerra è iniziata correttamente da parte di Israele. L'attacco all'economia iraniana, l'inizio della guerra nel bel mezzo dei negoziati, gli attacchi ai bambini e a ogni sorta di obiettivo civile: è tutta propaganda.

      Onestamente, smetto di partecipare ai commenti. Chiesa e Postconcilio non è più nella mia lista di letture.

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    2. Liberissimo di non leggerci.
      Comunque il blog non è pro Iran. Abbiamo scritto articoli sulla guerra ingiusta e di critica al sionismo di Israele e a quello protestante americano. In ogni caso il regime iraniano non è da meno; il che non giustificava l'intervento armato ora sfuggito di mano. In ogni caso la questione è complessa e i risvolti geopolitici oltre che teocratici da ambo le parti (Israele /Iran) sono molteplici e neppure facilmente sintetizzabili in una discussione come questa.
      Che i commenti siano variegati significa che non siamo autoreferenziali e si può animare un dibattito con argomenti e motivazioni diverse possibilmente non provocatori.
      Il resto è polemica inutile.

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    3. Mi spiace solo di non avere il tempo né la forza di animare il dibattito come vorrei...

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    4. Credo quindi che manchi un articolo che mostri la natura sanguinaria del regime iraniano. Chiedo semplicemente che lo scriviate. Non era quello che avevate detto?

      Il regime iraniano non è buono, non è cattolico. Ma il fatto che non sia cattolico non significa che si possa dire qualsiasi cosa su di esso (o persino sullo Stato di Israele). Questo è il punto: non si tratta di essere a favore o contro qualcuno, si tratta di cercare di essere imparziali. Gli attacchi contro bambini e civili sono intollerabili per me.

      L'unico commentatore che ha cercato di offrire un punto di vista diverso sono stato io; altri mi hanno detto nei commenti che era inutile controbattere, ma ora sono convinto che avessero ragione.

      Ho scoperto il blog di recente, è molto valido, ma per ora penso sia meglio fermarmi. Apprezzo la cordialità e attendo con impazienza l'articolo sul sanguinario Iran.

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    5. 21.50: sarebbe un punto di partenza non pubblicare commenti deliranti tipo “satanismo di stato”.

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  14. Asserire che il regime degli ayatollah NON sua sanguinario e ingiusto non è forse una gentile propaganda?
    A mio modesto parere nessuna dittatura è legittima. Comunque si esterni. Non faccio eccezione nemmeno per il regime imposto dalla UE.
    Si può dissentire da USA e Israele, ma ciò non toglie che l'opposizione interna e quella rappresentata dagli esuli persiani esistono e non sono meramente economiche quando protestano. Purtroppo in patria l'opposizione è stata sterminata e non potrà esprimere una nuova classe dirigente. Questo è un ulteriore problema.

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  15. Oggi si parla tanto, anche troppo, con la scusa e la facilita' del web, e si fa troppo poco.
    I cattolici sono diventati irrilevanti anche per questo, non solo perche' gli ordini di scuderia per il clero sono quelli di non urtare i manovratori, di stare in armonia con il mondo, di non dispiacere alla cultura dominante.

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    1. Ah!, era così pure nel dopoguerra e negli anni cinquanta, quando la Chiesa sosteneva un partito dichiaratamente aconfessionale: la Democrazia Cristiana. E poco prima, quando le cose volgevano purtroppo al peggio per l'Italia, la Chiesa, largamente beneficata dal Fascismo, si schierò senza tante storie dalla parte dei futuri vincitori; in Emilia, le canoniche erano covi di partigiani... comunisti, esattamente come ora lo sono di elettori piddini. Il Concilio Vaticano II non c'entra, una volta tanto. Regnava Pio XII. Non v'è niente di più infido della Chiesa Cattolica, dei cattolici, dei preti: sono capaci di tutto! Il ralliement di Leone XIII alla Repubblica Francese, il Nuovo Concordato Casaroli-Craxi, etc... Io non dimentico. La Chiesa sta SEMPRE dalla parte dei vincitori. Attualmente, essa è schierata anima e corpo a favore del nuovo ordine mondiale, della "religione universale".

      PS Orban ha perso. Poco male. Le elezioni sono mascherate, non contano niente. Di per sé, solo i missili contano. Orban o no, il nuovo ordine mondiale è una certezza.

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  16. L’UNGHERIA RISCHIA DI PERDERE LA SUA ECCEZIONE: A PRIMA LETTURA

    Nei dati che stanno emergendo in Ungheria a seguito delle elezioni politiche, il partito Tisza di Péter Magyar è in vantaggio su Fidesz di Viktor Orbán con il 51% contro il 40% dei voti di lista ed è avanti in 95 collegi uninominali su 106, mentre l’affluenza ha superato il 77%, dato che segnala una mobilitazione straordinaria dell’elettorato. Il quadro, dunque, è già politicamente molto eloquente. Ora, va precisato che il voto ha riguardato il Parlamento e non l’elezione diretta del Capo del Governo, però in Ungheria le due dimensioni sono strettamente intrecciate, perché l’Assemblea nazionale (monocamerale) è composta da 199 deputati, dei quali 106 eletti in collegi uninominali e 93 su liste nazionali e delle minoranze e proprio questa Assemblea elegge il Primo Ministro su proposta del Presidente della Repubblica, con maggioranza dei membri, sicché chi conquista la maggioranza parlamentare conquista in sostanza anche l’indirizzo dell’Esecutivo. In termini costituzionali il passaggio è lineare, perché il Governo è formato dal Primo Ministro e dai Ministri, resta responsabile davanti al Parlamento e può essere sostituito attraverso una sfiducia costruttiva, il che conferisce al voto di oggi un valore immediatamente governante e non soltanto rappresentativo. Con la vittoria di Tisza, l’Ungheria entrerà in una fase nuova, nella quale il partito filo-europeo che oggi prevale tenderà a ricollocare Budapest più saldamente nell’orbita occidentale. Tisza è una forza di centrodestra entrata nel Partito Popolare Europeo, favorevole a rapporti più solidi con Unione Europea e NATO, intenzionata a sbloccare i fondi europei congelati, ad aderire alla Procura europea e a ridurre quella politica del veto con cui Orbán ha spesso rallentato aiuti a Kiev e attenuato decisioni europee sulle sanzioni. Non si tratterebbe di una svolta ideologica totale, perché Magyar ha parlato anche di rapporti pragmatici con la Federazione Russa e ha perfino prospettato un referendum sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione, però la direzione di marcia sarebbe ugualmente chiara, cioè meno Budapest come capitale dell’eccezione sovranista e più Budapest come partner integrato nelle logiche maggioritarie di Bruxelles e del PPE. Tuttavia, ad Orbán si deve riconoscere che il suo lungo ciclo non è stato solo una patologia democratica agli occhi dei suoi avversari, bensì anche e soprattutto il tentativo di conservare per l’Ungheria un margine di sovranità reale sulla guerra, sull’energia, sui rapporti con Mosca e sulla resistenza alle spinte uniformatrici dell’Unione. Proprio per questo motivo la vittoria di Tisza porta con sé anche criticità serie, perché un più marcato spostamento verso Ovest significa certamente meno isolamento e forse più risorse europee, però significa anche minore capacità di Budapest di usare il proprio peso istituzionale per frenare l’accentramento decisionale dell’Unione, maggiore esposizione alle condizionalità sullo Stato di diritto e più disponibilità a riallinearsi alla linea europea su Kiev. Orbán ha, comunque, portato avanti l’idea che un piccolo Stato membro possa ancora opporre resistenza politica alla trasformazione dell’Unione in un ordinamento sempre meno confederale e sempre più intrusivo. Se Tisza confermerà il sorpasso, l’Ungheria diventerà probabilmente più accettabile per l’Occidente, ma anche meno autonoma nel difendere la propria irriducibilità politica.

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    1. Non so che posto abbia nei media ungheresi la propaganda, questi cambiamenti fanno sospettare che una parte della popolazione veda il futuro tutto roseo.
      Noi, sempre calpesti e derisi, non ci illudiamo, anche se andiamo a votare il nostro voto è di coloro che non sperano più, un voto disperato.

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    2. Neanche un cenno in questo lungo commento alla dimensione CRISTIANA strategicamente perseguita e tutelata da Orban in Costituzione e nella societa' ungherese, felice eccezione in Europa (ma dalle parti del Vaticano non rappresentava un valore aggiunto, dato che Orban era contro l'immigrazione illegale).
      L'Ungheria con Orban ha segnato una svolta filocristiana che probabilmente verra' smentita dal nuovo leader, che, come scrive acutamente Volonte' su la NBQ di oggi, deve "risarcire" le lobbies europee e globaliste per il successo.
      Ieri ha perso il SOVRANISMO, l'IDENTITA' e la TRADIZIONE; noi cattolici d'antan dovremmo esserne consapevoli e dispiaciuti, pur lasciando alla terra ungherese i frutti della sua scelta e confidando (si fa per dire) nel nuovo leader dichiaratamente cattolico e conservatore.
      Vedremo, ma il cerchio infame da ieri risulta sempre piu' stretto attorno al collo degli europei, che noncuranti lo porgono al boia.

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  17. L' Iran non ha colpito obbiettivi civili come gli israeliani solo perché la gran parte dei suoi missili è stata intercettata e distrutta. Qualche obbiettivo civile israeliano l'hanno colpito anche loro, nella pioggia di missili, qualcuno riusciva a passare.
    Mai letto quello che hanno fatto quelli di Hamas alle donne catturate durante la mattanza del 7 ottobre 2023?

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  18. L’IRAN COME LA SIRIA?
    di Don Curzio Nitoglia

    Introduzione

    La guerra che sta scuotendo la Siria dal 2011 (per motivi geopolitici ed economici) – e che nel dicembre del 2024 ha portato al “cambio di regime” tanto desiderato dagli Stati Uniti – ha provocato anche una violenta persecuzione religiosa contro i Cristiani.

    Dunque si può dire, senza paura di esagerare, che essa è pure una guerra occulta e spirituale condotta “in prima linea” da gruppi di islamisti integralisti, che sono finanziati e diretti – “occultamente e da dietro le quinte” – dagli Usa, da Israele e dall’Arabia Saudita.

    Lo stesso copione i “padroni di questo mondo” vorrebbero riprodurlo adesso (2026) in Iran per poi arrivare all’abbattimento della Russia e, quindi, al Nuovo Ordine Mondiale Unipolare o statunitense/israeliano.

    Purtroppo – i mass media dell’Occidente e qualche infiltrato in ambiente ecclesiale neoconservatore (vedi “caso Krah”) – hanno presentato questo conflitto in maniera non conforme alla realtà, ossia come una guerra contro un Regime tirannico da abbattere, condotta da ribelli moderati da incoraggiare (idem, mutatis mutandis, per l’Iran).

    Cerchiamo di capire meglio quel che è successo e ancora sta succedendo in Siria, studiandolo in maniera più conforme alla realtà dei fatti, basandoci sulle testimonianze di persone più obiettive dei nostri mezzi di informazione per cercare di capire ciò che il Globalismo sta preparando in Iran e poi in Russia

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  19. Monsignor Antoine Audo

    L’Arcivescovo cattolico/caldeo di Aleppo Monsignor Antoine Audo ha rilasciato un’intervista molto interessante al mensile “Il Timone” (settembre 2018, “Dossier Siria”), in cui afferma chiaramente che le accuse mosse contro Assad di aver usato armi chimiche contro i ribelli “moderati” e la popolazione civile erano soltanto “un pretesto” per gli Usa, la GB e la Francia per poter attaccare la Siria, proprio come era accaduto nel 2003 contro l’Iraq di Saddam Hussein e nella “guerra dei 12 giorni” (2025) contro l’Iran, che ora (febbraio 2026) il trio “Trump/Netanyahu/Kushner” vorrebbe replicare .

    La “Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche” (OPAC), il 6 luglio del 2018, ha pubblicato il “Rapporto Preliminare sulle Indagini condotte a Douma”, nel quale afferma che la città di Douma (presso Damasco) è stata sì bombardata dall’Esercito Siriano il 7 aprile 2018, ma non con armi chimiche.

    Monsignor Audo ha dichiarato a “Il Timone” che “in quel momento (7 aprile) i gruppi armati ribelli perdevano terreno ed allora sono state costruite queste false accuse riguardanti l’utilizzo di armi chimiche per destabilizzare l’Esercito Siriano e dare forza ai ribelli” (pag. II).

    La guerra iniziata nel 2011 sembra essere diventata interminabile, secondo Monsignor Audo, “perché vi è l’interesse di mantenere aperto questo conflitto. Infatti, le diverse potenze internazionali vogliono distruggere e dividere il Paese per impossessarsi delle sue ricchezze” (p. III), idem per l’Iran e poi la Russia (tramite il “trampolino ucraino”).

    Il Vescovo di Aleppo osserva anche che “la guerra combattuta in Siria può essere paragonata a una guerra mondiale, poiché vi è la lotta tra Americani, Iraniani e Russi, quella tra Usa e Cina. Ognuno ha il proprio scopo e il nostro amato Paese non è che un mezzo per raggiungerlo” (ivi).

    Per ottenere il dominio sulla Siria era necessaria la demonizzazione di Assad, ricorda Monsignor Audo, il quale afferma che i mass media occidentali “sostengono che Assad sia un violento, che uccida donne e bambini, ma è soltanto un uomo che cerca di difendere il proprio Paese. Altrimenti perché l’80% dei Patriarchi, dei Vescovi, dei Sacerdoti e di tutti i Cristiani sosterrebbero l’attuale governo (siriano di Bashar al-Assad, ndr)? Se si svolgessero oggi delle elezioni regolari più della metà dei Siriani voterebbe per Bashar al-Assad” (ivi).

    Sotto il governo di Assad i Cristiani hanno sempre goduto della libertà di professare la loro fede. Invece “a causa della guerra migliaia di Cristiani sono emigrati” (ivi).

    Per esempio, ad Aleppo ci sono ben 7 Vescovi, ma oggi i quartieri abitati dai Cristiani (al-Midan, al-Aziziyah) sono stati quasi interamente distrutti. Inoltre, i prezzi dei generi alimentari sono altissimi a causa delle sanzioni economiche imposte alla Siria dalla Comunità Internazionale… che sbaglia sempre e puntualmente l’obiettivo da sanzionare.

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  20. Padre Bahjat Elia Karakach

    Il padre Francescano Bahjat Elia Karakach (della Custodia della terra Santa), natio di Aleppo, dichiara anche lui a “Il Timone” che “la gente ora ricomincia a vivere, anche se a fatica. Il miglioramento ha permesso che alcuni Cristiani, precedentemente rifugiatisi in Libano, rientrassero ad Aleppo, ma sono soltanto casi isolati e non è ancora una tendenza abituale e costante. Nel 2011 erano circa 160 mila i Cristiani che vivevano ad Aleppo, ora ne restano appena 35 mila. In tutta la Siria il numero dei Cristiani è più che dimezzato” (ivi).

    Nel gennaio del 2018 il Convento di padre Bahjat è stato bombardato, nella notte tra il 13 e il 14 aprile, da un attacco missilistico congiunto di Usa, GB e Francia. Il medesimo padre Bahjat ha affermato che “la notizia relativa all’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad è una messa in scena, una grande menzogna organizzata ogni volta che l’Esercito regolare Siriano sta vincendo la guerra contro l’Isis, cosa che non piace a chi finanzia il terrorismo, ossia il mondo occidentale che lo fa e continua a farlo” (p. IV).

    Prima del 2011, secondo il padre Francescano, tutti vivevano tranquillamente in Siria ove vi erano pacifiche condizioni di convivenza tra persone di comunità diverse. Egli non idealizza il Regime di Assad, ma osserva che i miglioramenti dovrebbero avvenire almeno legalmente e in condizioni pacifiche. Inoltre, secondo lui, “i ribelli ovunque sono stati, hanno sempre lasciato distruzione, violenza, discriminazione, caos. Per noi il governo legittimo resta l’unica garanzia per una Siria unita, per un avvenire sicuro da cui ripartire. Aiutateci a rimanere in Siria, create le condizioni che ci permettano di andare avanti, senza dover cercare un futuro migliore altrove” (p. IV).

    Andrea Gaiani

    Secondo il professor Andrea Gaiani (esperto di geopolitica) il supporto russo ha costituito un elemento fondamentale per consentire ad Assad di riprendere il controllo del cuore della Siria (sino al dicembre del 2024). Dopo la riconquista dell’estremo sud Assad “punterà a riprendere il controllo delle ultime sacche in mano ai ribelli utilizzando sia la potenza militare sia, come sempre ha fatto, offrendo ai ribelli che cedono le armi il trasferimento a nord, nella ‘sacca di Idib’, divenuta ricettacolo di tutti i ribelli sconfitti su altri fronti. Le operazioni restano critiche in tre aree. Quella di Idib, dove un attacco militare siriano rischia di coinvolgere anche le vicine truppe turche. Quella a sud, dove i ribelli attivi lungo il confine giordano sono protetti e appoggiati dalle forze Usa in Giordania. Infine, il fronte più caldo è quello orientale, dove le Forze Democratiche Siriane, milizie curdo-arabe sostenute dagli Usa che hanno preso Raqqa, controllano un vasto territorio che Assad vuol riconquistare. Qui il confronto bellico ha già visto Curdi e Americani scontrarsi con le truppe di Assad e i Russi” (“Il Timone”, settembre 2018, p. VI).

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  21. Alessandro Monteduro

    Infine il Direttore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre, Italia” (ACS, Italia), Alessandro Monteduro, scrive su “Il Timone” (settembre 2018) che “la minoranza cristiana in Siria ha doppiamente sofferto, sia per la generale disgregazione del Paese a causa della guerra, sia per gli attacchi mirati condotti da fondamentalisti islamici di ogni sigla, locali ed esteri. Non è stato sempre chiaro se tali attacchi siano stati causati prevalentemente da odio verso le minoranze religiose o dalla percepita vicinanza politica dei Cristiani con il Presidente Assad. Con il passar del tempo, tuttavia, è diventato sempre più chiaro che i Cristiani hanno sofferto una vera e propria persecuzione per mano delle milizie jihadiste sunnite. Il risultato demografico è che degli originari 1, 2 milioni di Cristiani siriani, più di 700 mila sono fuggiti. Il fatto che anche in Siria ci sia persecuzione anticristiana può essere dimostrato sulla base di tre elementi. Il primo è la violenza feroce nei confronti dei Sacerdoti” (p. VIII). Il dr. Monteduro cita i vari casi, davvero raccapriccianti, di persecuzione violenta contro i Sacerdoti cattolici.

    “Il secondo elemento di prova è nella storia di due piccoli villaggi siriani nei quali si parla ancora l’aramaico. Nel settembre del 2013, infatti, gruppi jihadisti guidati da al-Nusra attaccarono Maaloula, centro a maggioranza cristiano nei pressi di Damasco. Un Convento fu incendiato e diverse Chiese distrutte. Il mese successivo entrarono a Sadad, che in poche ore divenne teatro di uccisioni arbitrarie, attacchi a case di famiglie cristiane e a Chiese. Tali atti testimoniavano un livore nei confronti della presenza cristiana” (p. IX).

    Infine “il terzo elemento di prova è rappresentato dal criterio selettivo usato da 36 ulema di Douma, sobborgo di Damasco, i quali nel settembre 2013 emisero una fatwa che autorizzava i musulmani a impadronirsi dei beni dei Cristiani. Questi elementi dimostrano, con i fatti, quanto gli islamisti propagandano: per i Cristiani non deve esserci futuro in Siria. Tali elementi sono la prova che oltre alla componente politico/militare ne esiste una di matrice religiosa, che si riflette in aperta persecuzione dei non-sunniti, soprattutto se Cristiani” (ivi).

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  22. Gian Micalessin

    Il giornalista, Gian Micalessin, è stato come inviato di guerra in Africa, in Asia, nell’ex Jugoslavia, in Medio Oriente ed infine molte volte in Siria ed ha scritto un libro sulla tragedia siriana molto interessante e ben documentato (Fratelli traditi. La tragedia dei Cristiani in Siria. Cronaca di una persecuzione ignorata, Milano, Edizioni Cairo, 2018).

    Micalessin ha rilasciato un’intervista a “Il Timone” (settembre 2018) in cui sostiene che “la voce dei Cristiani, fin dall’inizio della guerra nel 2011, è stata non solo ignorata, ma addirittura contraddetta. A volte diffamata come la voce dei sostenitori del Regime di Bashar al-Assad. Una voce che non è stata ascoltata nel 2011 e nel 2012, quando i Cristiani ci mettevano in guardia dall’appoggiare i gruppi jihadisti, mentre l’Europa e gran parte dell’Occidente li definiva, invece, come liberali e moderati. In realtà dietro quei gruppi si nascondevano le peggiori tendenze del jihadismo. Quelle voci che ci mettevano in guardia sono state ignorate e dimenticate perché contraddicevano l’informazione generalista, cioè politicamente corretta” (p. X).

    Secondo Micalessin non è corretto parlare di “ribelli moderati” siriani. “Questa è una fantasia occidentale messa in piedi nel 2011, nel proseguo di quella fiaba delle ‘primavere arabe’. La vera storia è che queste ‘primavere’ son state rivoluzioni condotte dai Fratelli Musulmani e dai vari gruppi jihadisti. La stessa cosa succede in Siria: non esiste alcun gruppo moderato, e del resto lo si vedrà bene quando tutti i gruppi che riceveranno aiuto dagli Americani passeranno regolarmente dalla parte di al-Qaeda o addirittura dell’Isis, appoggiate dall’Arabia Saudita, dal Qatar e dalla Turchia che sono i principali registi occulti di questa guerra, una guerra che finanziano e armano” (p. XI).

    Infine, quanto a Putin, Micalessin dice che egli ha avuto in Siria un ruolo molto importante (sino al dicembre 2024, ndr) “perché ha rappresentato un primo altolà a quell’escalation che probabilmente avrebbe portato all’intervento militare occidentale in Siria, che avrebbe trasformato Bashar al-Assad in un altro dei dittatori messi fuori giuoco dall’Occidente, trasportando però il Paese nel caos, facendogli fare la stessa fine dell’Iraq o della Libia” (ivi), ciò che è successo nel dicembre 2024 (CVD).

    “Tutti dicevano di voler combattere l’Isis, ma la prima volta che abbiamo visto un intervento deciso che ha fatto arretrare l’Isis dai dintorni di Aleppo è stato dopo gli attacchi dei Russi. Mentre i bombardieri americani, che pur dichiaravano di voler combattere lo Stato Islamico, in effetti non avevano minimamente contribuito ad allentare la pressione dell’Isis, quando è entrata in gioco la Russia la situazione si è sbloccata. Buona parte del mondo occidentale aveva come principale obiettivo quello di far cadere Bashar al-Assad e pur di ottenerlo era pronto a sacrificare sia i Cristiani, sia la lotta al jihadismo e all’Isis”. (p. XII).

    Conclusione

    Israele non ha ottenuto (sino al dicembre del 2024, ndr) la caduta di Assad. Quindi, è ritornato a chiedere la testa dell’Iran (2025/2026). Trump gli dà man forte, ma c’è un grosso ostacolo: la Russia e anche la Cina. Si rischia veramente che da un simile coacervo d’interessi contrastanti scoppi una guerra mondiale e nucleare.

    Frattanto, i Cristiani vengono perseguitati e anche martirizzati, mentre l’Europa e la maggior parte dell’Occidente “atlantizzato” restano a guardare…

    Sanguis martyrum est semen Christianorum. Da ogni male Dio sa trarre un bene maggiore. Questa persecuzione dei Cristiani in Siria (come in molte altre parti del mondo), in quest’epoca in cui la gerarchia cattolica è gravemente deficitaria e scandalizza i fedeli gettando il discredito sulla Chiesa, ripara le deficienze della gerarchia e prepara al “Trionfo del Cuore Immacolato di Maria”.

    d. Curzio Nitoglia

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  23. Don Nitoglia parla sempre di "americani" senza precisare che si trattava della politica del presidente Obama, democratico, con Hillary Clinton come ministro degli esteri.
    Scrive che Israele ha chiesto adesso la testa dell'Iran, senza menzionare due fatti essenziali:
    - che la guerra è scoppiata dopo il criminale e massiccio attacco di Hamas a Israele, sicuramente approvato in segreto dai servizi iraniani; - che sul tavolo c'è la questione essenziale del programma nucleare iraniano. Gli imam non hanno ancora l'atomica, a quanto se ne sa, ma non desistono dal programma che consentirebbe loro di costruirla, anche in tempi relativamente brevi.
    Evidentemente a don Curzio che una dirigenza di fanatici come quella sciita iraniana abbia l'atomica sta bene. Forse non si rende conto del problema.
    Già preoccupa che gli israeliani abbiano (senza dirlo) la bomba. Dobbiamo forse accettare la proliferazione atomica nell'area?



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  24. # Laurentius, qui sopra.
    Parole in libertà sulla Chiesa cattolica, superficiali generalizzazioni.

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    1. 🔹 Adrien Loubier Démocratie clericale, Editions Sainte Jeanne d'Arc, 1992, pp. 224 (disponibile a Chiré)

      L'ouvrage examine les relations entre cléricalisme et démocratie en France, en analysant les concordats et leurs impacts.

      🔹 Émile Perreau-Saussine Catholicisme et démocratie : une histoire de la pensée politique, CERF, 2011, pp. 272

      Dans cette histoire, concise et brillante, de la pensée politique catholique de l’Ancien Régime au concile Vatican II et ses réceptions, l’auteur examine comment les catholiques, en majorité hostiles à la Révolution et ses conséquences, ont fait progressivement de la démocratie libérale le régime politique le plus en accord avec les valeurs de l’Église.

      Perreau-Saussine retrace l’évolution de l’attitude des catholiques européens et en particulier français face aux changements politiques survenus depuis la Révolution française, et qui aboutissent en Europe au triomphe de la démocratie libérale.

      🔹 E tante altre pubblicazioni...

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  25. Concordo con Laurentius
    Claudio Gazzoli

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  26. Continuare ad attendersi che Orban facesse il "lavoro sporco" (così si chiama oggi il buon senso) impedendo a Ursula e Kaja di portarci allo scontro frontale con la Russia era comprensibile, ma stolido.

    Se verranno meno i veti ungheresi alle politiche suicide della Commissione Europea, forse sarà il momento in cui qualcuno comincerà a muovere il culo senza usare il paravento del "cattivo Orban".

    O forse no.

    Sappiamo tutti che carriere come quelle di Ursula e Kaja si fanno non per meriti morali o intellettuali, ma in quanto burattini che danno garanzie a gruppi di potere operanti dietro le quinte.

    E il meccanismo delle odierne società "liberaldemocratiche" è stato pensato per isolare il potere dalle volontà popolari.

    Chi è più in basso nella catena alimentare subisce di più le conseguenze delle scelte idiote dei vertici, è più incazzato, ha meno da perdere, ma ha anche meno potere per farsi sentire al vertice.

    Chi ha di più, come medie o grandi imprese, è comunque ricattabile, perché in un sistema altamente competitivo basta perdere una commessa o subire un controllo fiscale o essere oggetto di uno scandalo montato ad arte, per perdere quote di mercato.

    Il sistema dunque è tale che chi non ha niente da perdere e rabbia a sufficienza, ha però potere zero e zero capacità di autoorganizzazione; al crescere del potere cresce sia la tolleranza per il sopruso che, in parte, la ricattabilità.

    Il meccanismo è stato studiato bene e dunque, molto semplicemente, andremo a sbattere.

    La condotta criminale di chi ha lavorato costantemente per svendere le nazioni europee a gruppi multinazionali e la politica europea ai desiderata israeloamericani non sta trovando ostacoli rilevanti.

    Dunque, tolto di mezzo l'ostacolo Orban, il moto di collisione con l'iceberg accelererà, con energia razionata e a costi esorbitanti, con interi settori industriali fuori mercato, disoccupazione esplosiva, ulteriore compressione salariale, inflazione, e quel poco di margine economico impiegato in commesse militari (infatti, per fare favori a terzi ci siamo creati nemici che prima non avevamo, e ora, giustamente, dovremo difenderci.)

    Vorrei dire che c'è una via d'uscita, ma gli unici eventi "salvifici" al momento possibili sono una imprevedibilmente rapida risoluzione delle crisi ucraina e medioorientale. Altrimenti, per quanto riguarda la nostra traiettoria di continente europeo legato all'istituzione UE, siamo destinati ad andare a sbattere.

    C'era una vecchia battuta di Petrolini a teatro, che di fronte a un'offesa proveniente dal loggione volgeva lo sguardo in alto verso lo spettatore ostile, dicendogli con un sorriso:
    "Tranquillo, io mica ce l'ho con te...
    Ce l'ho con quello vicino a te, perché non ti butta di sotto."

    Ecco, io non ce l'ho con le von der Leyen, le Kallas, la Commissione Europea.
    Ce l'ho con quelli - poteri pubblici e privati - che verranno anch'essi travolti - che, pur potendo farlo, non le buttano di sotto.
    Andrea Zhok

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