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giovedì 30 aprile 2026

Il Vaticano si prepara alle conseguenze delle consacrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nella nostra traduzione da Substack,com di Diane Montagna. Il Dicastero per la Dottrina della Fede si sarebbe detto "preoccupato per la cura pastorale" del clero che lascerà la Fraternità Sacerdotale San Pio X dopo le consacrazioni episcopali del 1° luglio.

Il Vaticano si prepara alle conseguenze delle
consacrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X.


CITTÀ DEL VATICANO, 29 aprile 2026 — Il cardinale Victor Manuel Fernández ha preparato una dichiarazione di scisma nel caso in cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X procedesse con le consacrazioni episcopali a Écône il 1° luglio. Il Vaticano sta inoltre predisponendo misure pastorali per accogliere coloro che dovessero lasciare la Fraternità dopo l'ordinazione di nuovi vescovi senza l'autorizzazione papale.

È quanto riporta il giornalista italiano Nico Spuntoni. Le sue dichiarazioni giungono in un contesto di indiscrezioni online su chi, precisamente, sarà soggetto al decreto predisposto dal Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
«Fonti ben informate sulla questione mi hanno confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede è già preparato a uno scenario di scisma in seguito alle probabili nuove consacrazioni», mi ha confermato Spuntoni di recente.

Spuntoni, noto per la precisione dei suoi reportage e per la costante pubblicazione di informazioni prima dei canali ufficiali, ha aggiunto che, secondo le sue fonti, "il Dicastero afferma di essere stato 'indulgente' nei negoziati, ma ci sono segnali di una volontà di essere 'fermo' nella sua risposta".

«Non so se si tratti di una strategia o meno», ha affermato. «Le mie fonti non mi hanno detto se la scomunica riguarderà solo i nuovi vescovi o anche altri».

Sulla base delle informazioni in suo possesso, Spuntoni ha quindi sottolineato di non poter "né confermare né smentire le voci che circolano su chi sarà soggetto alle sanzioni".

Tuttavia, basandosi sulle sue fonti, poté affermare che il Dicastero per la Dottrina della Fede "si preoccupa della cura pastorale delle persone (cioè del clero) legate alla Compagnia che non intendono rimanervi dopo un'ulteriore rottura con Roma".

28 commenti:

  1. Sacerdoti 'fuori' sono ormai un numero consistente. Casualmente giorni fa su internet ho incrociato il sito di Cionci e la sua voce spiegava che per diverse volte era stato interrogato da un gruppo interno al Vaticano, tra l'altro ha detto che RFP non è papa. Ora cerco di ritrovare il sito. Se la situazione è sotto indagine davvero, bisognerà ben capire chi realmente è fuori.

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  2. E a quelli che benedicono omosessuali praticanti o negano le altre verità di fede non succede nulla!!

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  3. Preghiera per la saggezza eterna o per la preghiera di Salomone (San Louis de Montfort)
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    San Louis de Montfort offre una preghiera "composta dallo Spirito Santo per chiedere la Saggezza Divina.
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    Dio dei miei padri, Dio misericordia, Tu hai creato ogni cosa con la tua parola e con la tua saggezza hai formato l'uomo affinché potesse dominare tutte le creature che hai creato, affinché possa governare il mondo con giustizia e giustizia e pronunciare giudizio con un cuore vertico. Dammi questa saggezza che siede con Te e sul Tuo trono.
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    Non escludermi dal numero dei Tuoi figli, perché sono il Tuo schiavo e il figlio del Tuo schiavo, un uomo debole e di breve durata, con poca comprensione del giudizio e delle leggi. Poiché, anche quando un uomo è considerato perfetto tra i figli degli uomini, è comunque inutile se la Tua saggezza non abita in lui.
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    È la Tua saggezza che conosce le Tue opere, chi era con Te quando hai infuriato il mondo, chi conosce ciò che è gradito agli occhi tuoi e mostra ciò che è giusto secondo i Tuoi comandamenti.
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    Manda dunque il Tuo Spirito dal Tuo Santuario in Cielo e dal trono della Tua Maestà, affinché questa Saggezza sia con me e lavori con me affinché io sappia cosa ti è gradito. Poiché la saggezza possiede la conoscenza e la comprensione di tutte le cose. Mi condurrà in tutte le mie opere con vera percezione, e la sua potenza mi proteggerà. Le mie azioni, allora ti saranno gradite e guiderò il tuo popolo con giustizia e sarò degno del trono di mio Padre. Quale uomo può conoscere i disegni di Dio o scoprire qual è la Sua volontà?
    .
    I pensieri degli uomini sono incerti e i loro piani sono incerti, poiché un corpo deperibile pesa pesantemente sulla loro anima, e la dimora terrena deprime e turba lo spirito con molte preoccupazioni. Capiamo solo con difficoltà quello che sta accadendo sulla terra, e facciamo fatica a capire anche quello che c'è davanti ai nostri occhi.
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    Come possiamo sapere cosa sta accadendo in Paradiso e come possiamo conoscere i Tuoi pensieri, a meno che tu non ci dia la Tua Saggezza e ci mandi il Tuo Spirito Santo dal Cielo affinché possa raddrizzare i sentieri di coloro che vivono sulla terra e insegnarci cosa è gradito Tu. Signore, è attraverso la tua saggezza che tutti coloro che ti hanno gradito fin dall'inizio dei tempi sono stati salvati. Dammi, dunque, la tua saggezza divina.

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  4. L'errore sta nel dare peso ad atti - quali le scomuniche - del tutto irrilevanti in quanto provenienti da impostori, privi di qualsiasi autorità {Bolla di Paolo IV). Le gesticolazioni di impostori al servizio del mondialismo non riguardano i Cattolici fedeli alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

    Messire Dieu, premier servi !
    Santa Giovanna d'Arco

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    1. La stessa cosa lho espressa anch'io, Laurentius, rispondendo ad Anonimo 12:35; Mic sa bene che considero impostori ed occupanti abusivi tutta l'attuale ( e pregressa) gerarchia ecclesiastica, ma ogni volta che esprimo il mio pensiero mi censura...sono proprio stufo, mi spiace non poter interloquire con voi, cari amici, ma non ci sto più a fare la vittima dei censori, nemmeno su Vatican Insider, ai tempi di Andrea Tornielli, erano così intolleranti, li mi lasciavano esprimere, anche se poi ci andavano giù pesante, ma almeno lasciavano che gli avversari si esprimessero. Pace e bene a tutti, in primis a Maria Guarini, e ognuno per la sua strada

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    2. Catholicus, "occupanti abusivi" = sedevacantismo; il che non coincide con la linea di questo blog.
      Anche il linguaggio a volte molto forte di Laurentius andrebbe controllato...

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    3. I nostri sono e rimangono "commenti", non pronunciamenti ex cathedra, anche se a volte il tono può essere forte o anche esagerato, ma io lo vedrei come un segno di amore alla Chiesa e a Gesù Cristo di fronte allo scandalo che questa Chiesa ci dà.
      La censura è dovuta in caso di palese insulto, non in caso di posizioni diverse che, su questioni non risolte, sono tutte lecite (anche se non tutte ovviamente si avvicinano alla Verità allo stesso modo).
      L'esprimere posizioni diverse, insieme al saperle ascoltare per ricavare da esse il buono (molto o poco che possano contenere), è una cosa positiva, che può farci avvicinare alla Verità.
      Il pubblicare solo commenti in linea con il blog è quantomeno quasi inutile, un artificioso rafforzare quello che è già stato scritto (meglio) dall'autore dell'articolo.
      Commenti critici possono invece evidenziare gli eventuali punti deboli delle tesi esposte in un articolo, dando così a chi ne ha i mezzi intellettuali e conoscenze adeguate la possibilità di approfondire e chiarire.

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    4. Qui non si censurano i commenti che esprimono, motivandole, tesi difformi o critiche fondate. Anzi, ben vengano per alimentare il dibattito che aiuta a chiarire e approfondire.
      Censuro i commenti (spesso reiterati) con espressioni sedevacantiste che abbiamo più e più volte discusso su questo blog o quelli con toni eccessivi o provocatori che so già non portano da nessuna parte.

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    5. Ognuno ha diritto alle sue idee e la moderatrice di questo blog ha pieno diritto alle sue, e nessuno gliele vuole negare....
      Però "sedevacantismo" è una parola che viene declinata in molte accezioni diverse e dunque risulta una accusa abbastanza aleatoria.
      Ci sono sedevacantisti che dicono che l'ultimo Papa valido fu Pio XII e che i papi successivi furono nulli, causa eresia. Pertanto, fondano una gerarchia parallela e poi dopo un po' eleggono anche il "loro" Papa (vedi per esempio fra gli altri, la Chiesa Palmariana in Spagna).
      Poi ci sono quelli che negano la validità della elezione di Bergoglio e conseguentemente anche di Leone e si fanno la loro chiesuola (vedi Minutella, simil Papa "Grande Prelato").
      Poi ci sono quelli tipo fra Bugnolo che, non accettando l'elezione di Bergoglio, dopo la morte di Benedetto XVI si sono eletti il loro personale Papa.
      E infine ci sono quelli che, carte e diritto canonico e UDG alla mano, avanzano fondati e ragionevoli dubbi e sulla elezione di Bergoglio e su quella successiva di Leone, ma non escono dalla Chiesa.
      Insomma, una varietà di posizioni che sarebbe ingiusto accomunare alla voce sedevacantismo. Ma sono in particolare gli ultimi pericolosi e da censurare?
      In qualunque questione dibattuta, per arrivare a delle conclusioni non dico certe ma ragionevoli e con un certo grado di certezza bisogna prendere in considerazione tutti gli elementi presenti, senza censurarne nessuno.
      Nel caso in questione, l'irritualità delle "dimissioni" di Benedetto, senza uno straccio di documento firmato che le comprovi ma solo una dichiarazione d'intenti smentita dalla successiva dichiarazione di rimanere "Papa Emerito", l'elezione perciò dubbia di Bergoglio, la sua abolizione di fatto del Diritto canonico e il suo spregio della UDG (senza però abolirla o cambiarne le parti relative al conclave), sono tutti elementi da prendere in considerazione prima di formulare un giudizio, elementi che spandono dubbi ragionevoli anche sulla elezione di Leone, dubbi che la Chiesa dovrà estinguere prima o poi, magari fra cent'anni, intervenendo a sanare una situazione oggettivamente confusa, ambigua...
      Non sono un cionciano ma mi risulta che il Vaticano stia prendendo in considerazione la sua Petizione... Vedremo cosa hanno da rispondere...

      Per quanto riguarda la "linea del blog", da giornalista ti posso assicurare che sicuramente avere una linea ben riconoscibile porta il lettore ad affezionarsi (viene fidelizzato perché si può riconoscere in quello che trova scritto, che coincide con le sue idee e pre-giudizi) ma non sempre coincide con l'affermazione della verità. Anzi spesso coincide con la diffusione di un pre-giudizio o di un partito preso oppure con qualche interesse particolare dell'editore o di qualcun altro ancora più oscuro.
      Nel tuo caso specifico voglio al contrario pensare che la "linea del blog", con conseguenti atti di censura, nasca dall'imperativo morale di non volerti sentire personalmente responsabile (di fronte a te stessa e soprattutto di fronte a Gesù Cristo) della diffusione di idee che non condividi e che ritieni sbagliate. È una posizione apprezzabile e assolutamente condivisibile. Ma da un punto di vista pratico, non rischi di dare a ciò che è impermanente e caduco come un articolo di blog oppure ancora peggio ad un commento una valenza superiore a quella effettiva e reale che hanno?
      Io ritengo che i lettori non siano stupidi e che sappiano ben giudicare da sé, tanto più quanto più la loro unione con il Signore è approfondita. Conosco donne anziane che hanno fatto la terza elementare, molto devote, che sui fatti della Chiesa danno un giudizio preciso che può essere anche meglio di quello di chi è acculturato o ha studiato teologia, meglio anche spesso di quello di preti e vescovi.
      Con questo, ti voglio manifestare la mia stima e il mio apprezzamento per il lavoro straordinario che fai, e anche la mia gratitudine... ma anche sommessamente consigliare di stare serena... al 100 per 100!

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    6. Grazie.
      Condivido la riflessione. Sono piena di dubbi e incertezze, che nelle varie occasioni ho espresso in tutte le salse insieme a considerazioni approfondite; ma non mi prendo la responsabilità di trarre conclusioni certe.

      Per quanto mi riguarda sto vivendo con dolore in preghiera e offerta questa terribile crisi della Chiesa che il Signore sta permettendo; ma non mi sogno di uscirne e quindi tanto meno di invitare altri a farlo.
      Molti approfondimenti miei e altrui sono qui

      https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/01/indice-degli-articoli-riguardanti-i-due.html

      Vedi anche l'indice collegato degli interventi di Ratzinger dal 'recinto di Pietro...

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    7. Quando insisto sulla "linea del blog" è perché più di una volta organi di stampa mi hanno attribuito idee non mie ma riprese da commenti in quanto pubblicati e conseguentemente avallati...
      E senza dimenticare che alcuni, più che commenti, sono sfoghi personali... Ci sta pure, ma est modus in rebus!

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    8. Inoltre cara Maria, se mi consente, aggiungo che faccio mie le affermazioni di Anonimo 7:57, in toto, parola per parola...se si acettano solo i codidetti "Yesmen" in linea col pensiero dell'ospite, allora tanto vale andare al bar, dive si può parlare liberamente, questo lo fico col massimo rispetto, stima e affetto per lei, cara Maria, come lei ben sa, da anni ormai. Sarò anche ostinato e testardo, ma dall'alto delle mie 80 primavere oggi vado solo da chi mi accetta come sono, senza offesa né disprezzo alcuno per il pensiero altrui, anche se opposto al mio. P.S. : scusi, forse nel commento precedente non ho messo Anonimo e Catholicus senza Google, se è così me locirregge lei, cara Maria?

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  5. In pratica nei sacri corridoi vogliono alzare la posta... per poi concedere un qualche contentino.

    Ma un buon giocatore di poker sa che il bluff non è una strategia universale, e sa anche che alzare la posta può ritorcerglisi contro. Dunque scommetterei che la severità del provvedimento preluda solo a indorare il futuro contentino - come se si illudessero che nessuno sappia che la "libertà vigilata" concessa a FSSP, IBP, ICRSS, è tutt'altro che priva di restrizioni e di spade di Damocle...

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  6. # Mic
    L'anonimo Laurentius semplifica alquanto, oltre a lasciarsi andare ad apprezzamenti a volte pesanti.

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    1. Visto che io "semplifico alquanto", riporto da Wikipedia - insospettabile e "moderata" come piace a voi - le seguenti noterelle sulla Bolla Cum ex apostolatus emanata dalla Santità di Nostro Signore Paolo IV (E NON DA LORENZO):

      Cum ex apostolatus officio è una bolla pontificia di papa Paolo IV (al secolo Giovanni Pietro Carafa) pubblicata il 15 febbraio 1559, con la quale il Pontefice emanò nuove disposizioni per combattere l'eresia.

      Il Papa, in forza del dovere «d'avere cura generale del gregge del Signore» e di «vigilare assiduamente per la custodia della fede [...] e che siano respinti dall'ovile di Cristo coloro i quali [...] insorgono contro la disciplina della vera ortodossia»,

      rinnovò tutte le misure già prese in precedenza contro gli eretici e gli scismatici con l'obbligo che fossero osservate in perpetuo;

      in base alla bolla pontificia Cum ex apostolatus officio sostiene che un eretico non è suscettibile di ricevere autorità nemmeno se eletto Papa: Paolo IV intendeva aggiungere al diritto canonico la clausola che nessun eretico manifesto può legittimamente sedere sulla cattedra di San Pietro: "Se mai, in qualunque epoca, avvenga che... il Romano Pontefice abbia deviato dalla Fede Cattolica o sia caduto in qualche eresia prima di assumere il papato, tale assunzione, anche compiuta coll'unanime consenso di tutti i Cardinali, è nulla, invalida e senza effetto; né può dirsi divenire valida, o esser tenuta per legittima in qualsivoglia modo, o esser ritenuta dare a costoro alcun potere di amministrare delle materie sia spirituali che temporali; ma qualsiasi cosa sia detta, fatta o stabilita da costoro è priva di ogni forza e non conferisce assolutamente alcuna autorità o diritto a chicchessia; e costoro per il fatto stesso (eo ipso) e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione siano privati di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, ufficio, e potere";

      dispose la perdita di ogni carica ecclesiastica e di ogni altro potere per tutti i depositari di autorità - «vescovi, arcivescovi, patriarchi, primati, cardinali, legati, conti, baroni, marchesi, duchi, re ed imperatori» - che fossero incorsi in errori di fede o nello scisma

      dispose la scomunica per tutti coloro che accogliessero, difendessero e favorissero un eretico o uno scismatico, con la perdita delle loro cariche, delle loro rendite e dei loro benefici;
      invalidò l'elezione e la consacrazione dei vescovi o arcivescovi incorsi nell'eresia o nello scisma prima della loro consacrazione, così da poter dichiarare nulla anche «l'elezione pontificia di chiunque avesse precedentemente deviato seppur minimamente dall'ortodossia e persino a privare dei diritti in conclave i cardinali soltanto sospettati di simpatie eterodosse».

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    2. Il «sedevacantismo» e la bolla di Paolo IV <>>

      Alessandra Sanmanchi

      25 Lug 2008

      Dato l'interesse suscitato nei lettori dalla discussione intorno alla possibilità che la sede apostolica sia attualmente vacante (1), mi pare opportuno affrontare l'argomento in modo sistematico (magari tramite una serie di articoli ad hoc).

      Definizione generale

      Il sedevacantismo nella sua accezione più generale, prescindendo cioè da ulteriori distinzioni di scuola ad esso interne, poggia sui seguenti punti dottrinali

      1) I pontificati successivi a quello di Pio XII sono nulli, e dunque la sede petrina e da allora temporaneamente vacante, poichè chi fu eletto dopo Pio XII era o già esplicitamente eretico

      (in quanto modernista) o già occultamente tale, avendone poi data palese dimostrazione, una volta eletto, attraverso i propri insegnamenti gravemente deviati e devianti.

      2) L'Infallibilità magisteriale, definita dogmaticamente nel 1870 dalla Costituzione «Pastor Aeternus» del Concilio Vaticano I, riguarda qualsiasi documento papale o conciliare concernente questioni di «fede e morale (senza cioè che siano necessarie specifiche formule espressive, esplicitamente indicanti la volontà di impegnare in modo particolarmente solenne l'autorità docente del Magistero).

      3) La bolla di Paolo IV Cum ex apostolatus officio del 1559 fu intesa proprio a normare, comminando la privazione e la decadenza ipso facto dalle cariche acquisite, i casi di eresia eventualmente verificatisi tra le gerarchie ecclesiastiche, incluso il caso di un papa eretico.

      4) Come conseguenza della sede apostolica vacante, qualsiasi nomina cardinalizia o vescovile effettuata da uno dei pontefici non legittimi, è nulla ed è dunque nulla anche ogni ordinazione sacerdotale compiuta dai suddetti vescovi, cosi come ogni sacramento amministrato da chiunque non sia stato consacrato validamente.

      La bolla «Cum ex apostolatus officio

      Per esprimere le mie obiezioni al sedevacantismo, ritengo utile partire da un'analisi accurata della bolla di Paolo IV, il cul testo latino mi pare di traduzione e interpretazione tutt'altro che semplici e scontate. In primo luogo, e in favore delle tesi sedevacantiste, va riconosciuto che la bolla in questione contiene disposizioni e norme definite in modo sicuramente infallibile.

      Infatti anche chi non condivida l'accezione larghissima accordata dai sedevacantisti all'infallibilità magisteriale (vedi punto 2), trovandosi di fronte ad enunciazioni come la seguente, non può che constatame il carattere di palese infallibilità: «Nol, su simile avviso ed assenso [da parte dei venerabili fratelli i Cardinali di Santa Romana Chiesa', ndr), con questa nostra Costituzione valida in perpetuo, in odio a cosi grave crimine, in rapporto al quale nessun altro può essere più grave e pernicioso nella Chiesa di Dio, nella pienezza della apostolica potestá, sanzioniamo, stabiliamo, decretiamo e definiamo che [..]».

      Tuttavia le ulteriori osservazioni ricavabili dalla lettura del testo, sono contrarie all'interpretazione accreditata dai sedevacantisti.

      1) Dei quattro passaggi fondamentali, in cui viene esplicitamente fatto riferimento al caso del Pontefice, il primo afferma solamente la liceità di un generico «redargui», cioè il fatto che lo stesso Romano Pontefice, [..] qualora riconosciuto deviato dalla fede possa essere redarguito (o confutato, ndr] (ut Romanus Pontifex [..] possit, si deprehendatur a fide devius, redargui»). II significato di questo redargui mi pare molto distante da una supposta affermazione, da parte di Paolo IV, intorno alla decadenza ipso facto dalla carica papale o da un'affermazione intorno alla nullità dell'elezione al Pontificato (in quanto l'essersi dimostrato palesemente eretico a posteriori rispetto all'elezione, implichi automaticamente l'esserlo stato occultamente anche prima: si tratta di una conclusione logicamente illecita, poiché non certa).

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    3. 2) Tutti gli altri tre punti, nei quali si fa riferimento alla possibilità di una vera e propria eresia papale, riguardano tuttavia un'eresia esclusivamente antecedente all'elezione a pontefice,

      Paolo IV esplicita per ben tre volte l'avverbio «ante (in uno di questi tre casi nella variante «antea), un avverbio dunque che dirime in modo definitivo la questione, rendendo illegittima la seguente interpretazione: «Questo è quanto ha cercato di fare Papa Paolo IV, il quale ha insegnato che nel caso sia eletto in un conclave, anche se legittimo e con l'unanimità dei cardinali, un individuo che si rivelerà poi deviato nella dottrina, l'assistenza dello Spirito Santo si volge ai figli della Chiesa, affinché riconoscano la nullità della sua elezione, affinché possano resistere e reagire alla sua opera di distruzione della Chiesa (Daniele Arai, «Quando Roma rischio di svegliarsi protestante». EFFEDIEFFE, 29/01/08).

      In realtà Paolo IV si limita a condannare come invalida l'elezione di un pontefice, che antecedentemente alla propria elezione si sia dimostrato eretico, mentre non esprime affatto la medesima condanna, nei confronti di un pontefice che dopo la propria elezione inizi a professare eresie: l'ante esclude dunque che l'invalidità, e la conseguente decadenza automatica dalla carica, si possa applicare nel futuro, rispetto al momento in cui un Papa e stato regolarmente eletto (e prima del quale non fosse manifestamente eretico).

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    4. Basti qui citare il titolo che nel testo latino e premesso al sesto capitoletto: <Praelati et pontifices, quos ante eorum promotionem apparuerit a fide catholica deviasse, eo ipso privati sunt omni auctoritate et officio, et promotio nulla est (I prelati e i pontefici, che si è dimostrato abbiano deviato dalla fede prima della loro elezione, per cio stesso sono privati di ogni autorità e incarico e la loro] elezione e nulla»),

      Purtroppo nella traduzione italiana della bolla, reperita insieme al testo latino sul sito www.cattolicesimo.eu (2) i titoli dei capitoletti sono tradotti in maniera del tutto libera, cosicché il titolo in questione è stato genericamente reso nei seguenti e fuorvianti termini: “Nullità della giurisdizione ordinaria e
      pontificale in tutti gli eretici”

      Una tale traduzione non è per nulla autorizzata dal testo latino, venendo addirittura a mutarne sostanzialmente il significato (3).

      3) Nel capitoletto in cui Paolo IV commina la privazione e decadenza dalle cariche ecclesiastiche o politiche già regolarmente acquisite, a chi si sia reso colpevole o si renda colpevole in futuro di eresia, vi è un unico passaggio contenente un'espressione, che potrebbe venire interpretata come un riferimento implicito alla carica papale.

      Tuttavia va notato che tale espressione è parte di un elenco che può essere affiancato ad altri quattro elenchi simili, presenti nello stesso contesto e tutti privi di richiami espliciti o impliciti al Papato.

      In particolare si deve rilevare che i quattro elenchi sono suddivisi in due parti: la prima contenente la lista di tutte le principali cariche ecclesiastiche, tranne quella di vertice (la carica papale); la seconda contenente la lista, in questo caso completa, di tutte le cariche politiche (l'imperatore, massima carica politica, vi è sempre incluso).

      Non si capisce dunque perché, se Paolo IV avesse avuto l'intenzione di applicare la pena suddetta anche al caso di un pontefice eretico (post eius promotionem), non abbia semplicemente incluso la carica papale nella prima parte dei diversi elenchi.

      Anzi, proprio l'insistita ripetizione di tali elenchi, porta a concludere che l'esclusione della massima carica religiosa non sia frutto di svista, ma sia direttamente voluta.

      Ecco il passaggio in cui compare l'espressione incriminata: [] mai ed in nessun momento (gli ecclesiastici eretici privati della loro carica, ndr) potranno essere restituiti, rimessi, reintegrati e riabilitati nel loro primitivo stato nelle chiese cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali o nella dignità del cardinalato od in qualsiasi altra dignità maggiore o minore []

      Bisognerebbe capire, al fine di escludere qualsiasi dubbio (che comunque mi pare gia sufficientemente fugato da quanto detto sopra), se l'espressione dignità maggiore o minore non sia un'espressione gergale con valenza propria, come si verifica ad esempio per la locuzione ordini minori; nel qual caso il maggiore o minore non potrebbe essere messo in relazione di comparazione con il «Cardinalato»,

      Mi pare dunque che si possa sintetizzare quanto emerge dall'analisi della bolla di Paolo IV, nei sequenti termini.

      Dal fatto che persino un Papa (il Papato é superiore anche alla massima carica politica) possa essere redarguito o confutato», a causa di dottrine che lo rendono a fide devius, non deriva eo ipso la decadenza e l'invalidità della sua elezione, a meno che non si possa dimostrare un'eresia pregressa a tale elezione (e, data la posta in gioco, è quasi inutile dirlo, una siffatta dimostrazione deve essere estremamente rigorosa).

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    5. Conclusioni

      Le peculiarità della dottrina «penale» (mi sia concesso definirla cosi), che emerge dalla bolla «Cum ex apostolatus officios, si spiegano, a mio avviso, solo nel caso in cui Paolo IV ritenesse un Pontefice regolarmente eletto (sia dal punto di vista delle disposizioni stabilite per lo svolgimento del conclave, che a motivo dell'assenza di manifeste eresie da parte dei papabili), come incapace, perché reso tale dallo Spirito Santo, di proferire eresie ex cathedra; pur potendo eventualmente errare in altre occasioni, nelle quali lo stesso Pontefice non utilizzi quelle formulazioni particolarmente solenni, che ipso facto impegnano l'infallibilità dogmatica (che è prerogativa, a livello individuale, del solo Pontefice).

      In altre parole, proprio l'attenta analisi del testo di questa bolla pare dimostrare, contro la dottrina sedevacantista, che l'infallibilità non e prerogativa di qualsiasi documento magisteriale emanato in materia di «fede e morale, bensi solo di quei documenti ove l'autorita competente (il Papa singolarmente o un concilio in unione con il Papa) utilizzi ben precise forme espressive, intese a rendere esplicita, al di là di ogni possibile fraintendimento, la volontà di impartire un insegnamento infallibile, assolutamente obbligatorio e perpetuamente irreformabile. Mi pare che questa dottrina intorno all'infallibilità magisteriale, in primo luogo sia quella più consona al significato stesso dell'istituzione, da parte di Nostro Signore, di un Magistero a garanzia di tutti i fedeli (4), anche dei più incolti.

      Infatti ogni fedele, attenendosi alla dottrina infallibilmente insegnata (che per le caratteristiche formali di cui sopra, e facilmente individuabile), resterebbe garantito anche nel caso di un Papa che durante il proprio Pontificato si perda, poiche da un lato l'assistenza celeste impedirebbe de facto che una qualsiasi dottrina eretica possa venire promulgata avvalendosi di espressioni formalmente, e dunque anche sostanzialmente, infallibili (il che costituirebbe la vera contraddizione rispetto al dogma dell'infallibilità), e in più dall'altro lato, rimanendo valida l'elezione papale, non risulterebbero compromesse le nomine cardinalizie, vescovili e di conseguenza, e soprattutto, nemmeno le ordinazioni sacerdotali e i sacramenti impartiti da costoro (in analogia con il principio dell'ex opere operato e salvo che i nominati non siano a loro volta palesemente eretici).

      Inoltre mi pare che questa sia la dottrina maggiormente confacentesi alla natura del tutto sui generis dell'infallibilità, la quale corrisponde ad una vera e propria santa intrusione del divino nell'umano, un'intrusione, che, a differenza dei comuni atti peccaminosi lasciati al libero arbitrio individuale, preserva il Pontefice (e solo lui), per il bene delle anime, dalla possibilità di errare nell'espletamento della propria più alta funzione e prerogativa di pastore docente.

      In sintesi questa posizione si differenzia dunque dalle tesi sedevacantiste, in quanto ritiene nulli, non giá tutti gli atti di un pontefice eretico, bensi solo gli atti specifici per i quali può essere accusato (possit redargui) di eresia.

      Rimane da discutere la prima delle tesi sedevacantiste (l'attuale vacanza della sede apostolica, per manifesta eresia, a partire dal pontificato di Giovanni XXIII), ma rimando tale discussione al momento in cui riterto di avere sufficientemente approfondito le diverse problematiche implicate

      Alessandro Sanmarchi

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    6. Note:

      1) Per comodità nell'evitare continue circonlocuzioni, mi sia concesso di utilizzare il termine sedevacantismo e lemmi derivati, senza che tale uso, almeno da parte mia, corrisponda ad alcuna valenza dispregiativa.

      2) L'indirizzo preciso della pagina in cui è riportata la bolla di Paolo IV è il seguente: www.cattolicesimo.eu/index.php?ind articoli&op-entry_view&iden-119.
      3) Daniele Arai mi conferma che il testo originale della bolla non era diviso in capitoletti con titolo e, anzi, che non era nemmeno provvisto di una punteggiatura ben regolata. Cio era presumibile, poiche la punteggiatura, quale la conosciamo noi oggi, inizio ad essere teorizzata ed utilizzata con una certa frequenza solo a partire dal Seicento (nell'antichità greca e latina era addirittura pratica comune la cosiddetta scriptio continua, una scrittura cioè priva di spaziatura tra le parole). Appena possibile mi procurerò un'edizione ufficiale della bolla, ma l'assenza dei titoli nel testo originale comunque non muta la sostanza del mio rilievo, poiché il titolo interpolato non è che una sintesi fedele di quanto presente nel corpo del testo.

      4) Se un'eresia papale, specialmente qualora estremamente persistente e continua nel tempo (come nel caso di quella attualmente ipotizzata dai sedevacantisti), a causa dell'automatica vacanza della sede apostolica che ne deriva, riducesse i fedeli a perdere la certezza nella validità dei sacramenti, costringendoli a sperare nelle proprie capacità di contrizione perfetta (nel caso del sacramento della riconciliazione) o esclusivamente nella comunione spirituale (nel caso dell'eucarestia), ciò mi parrebbe molto poco consono alla solidità e al ruolo materno, che la Chiesa di Cristo deve continuare, nonostante un'eventuale eresia papale, a mantenere. Sono convinto che considerazioni di questo genere abbiano ispirato il cambio di rotta, attuato da Don Curzio Nitoglia.

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  7. Se il Vaticano pensa di bluffare con la fsspx credo abbia sbagliato cliente. L ' interpretazione più lineare dei fatti è forse la migliore. Papa Leone ha dimostrato di non voler avere a che fare con la fsspx, non li ha mai voluti ricevere, nonostante le richieste. Li ha dirottati su Fernández, cosa che ha sicuramente sconcertato i vertici della fsspx, data l'infima caratura teologica del personaggio.
    La fsspx nello stesso tempo, pur essendo sempre pronta al dialogo con Roma,si è preparata ad andare per la sua strada. Con il Vaticano attuale, in mano ai teologi della liberazione sin dall'accessione di papa Francesco, non c'è possibilità di trovare un accordo.
    A causa dell'indubbio stato di necessità l'irrogazione della scomunica latae sententiae sarebbe comunque canonisticamente illegittima. Dovrebbe esser sostituita da un'altra sanzione.

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    1. "Dialogo con Roma...", qui sta l'errore. Nel concetto stesso di dialogo. Se si intende il dialogo come un esprimersi reciprocamente posizioni diverse, ma dando per scontato fin dall'inizio che ciascuno rimarrà sulla propria posizione, è una perdita di tempo, oppure un esercizio di "pubbliche relazioni" a beneficio della propria "immagine".
      Se al contrario il dialogo avviene tra docente e discente, tra maestro e discepolo o alunno, allora può essere proficuo.
      Ma nel caso del dialogo tra FSSPX e Vaticano, nessuno dei due si mette nella posizione del discepolo, dunque è perfettamente inutile.
      Ma la Fraternità dice di voler dare una testimonianza della vera Fede al Vaticano, si potrebbe obiettare. Beh, la testimonianza la dà già attraverso le sue opere. Il dialogo, impossibile viste le relative posizioni inconciliabili, è solo un modo per fare vedere alla propria base che non si è scismatici. È un dire: "Noi ci abbiamo provato, non è dunque colpa nostra se siamo fuori dalla Chiesa, perché loro non ci vogliono, loro non vogliono convertirsi..."

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    2. «Il dialogo non è un dogma», diceva con grande realismo cristiano il compianto cardinale Giacomo Biffi, e purtroppo la realtà ce lo dimostra abbondantemente.

      https://lanuovabq.it/it/il-dialogo-non-e-un-dogma

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    3. https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/06/il-dialogo-ad-ogni-costo-chiesa.html

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    4. https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2026/03/dialogo-e-movimento-ecumenico-come.html

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    5. Cara Mic, capisco la sua linea, che chiama linea di questo blog, però, come le ripeto, io su Vatican Insider non scivevo certamente in linea col pensiero di Andrea Tornielli, ma lui mi pubblicava ugualmente, poi sono uscito per i troppi litigi tra i blogger, con toni veramente offensivi; qui invece nessuno offende nessuno, tantomeno io o Laurentius ( col quale mi trovo in completa sintonia e la pregherei di fornirgli la mia mail privata se lui la desidera, così pitremo dialogare liberamente bsena timore di censure😊👍, grazie)

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  8. Se la Chiesa è a questo punto, oltre le mode, i peccati e tutto il negativo che ognuno porta con sé, bisogna anche riconoscere che la parte peggiore, più insidiosa è stata quella interna alla Chiesa. Tutti i regni, gli imperi sono caduti per motivi interni. Ora certamente lorsignori hanno messo del loro per portare la chiesa nella metamorfosi volta alla religione globalista ma, all'interno molti erano maturi e pronti ad aiutare il nemico, cioè quelli che sono detti solitamente traditori o infami o giuda. Nè si può dire che questi traditori siano stati gli uscieri o gli uomini di fatica, noi non lo diciamo. Diciamo che questi erano e sono insegnanti, teologi, vescovi e papi. D'altra parte non sarebbero usciti dalla chiesa questi traditori se non ci fosse stata nella chiesa una diffusa aria di tradimento anche ipocritamente detto aggiornamento. La storia recente la conosciamo, del modernismo abbiamo scritto tutti, anche alcuni conclavi, cominciando da quello del 1958
    per finire con l'ultimo, sono stati molto chiacchierati. Fino a quando si può far finta che tutto va ben, madama la marchesa ? Non è che facendo volutamente gli gnorri, cancelliamo tradimenti e infamità. Non solo non aiutiamo la Chiesa ma, non aiutiamo neanche il mondo a noi contemporaneo pervaso dal doppiogiochismo, dal vampirismo di politici guerrafondai, cani agli sguardi e cervi al core.

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  9. Il «sedevacantismo» e la bolla di Paolo IV «Cum ex apostolatus officio»
    https://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3996&Itemid=100021

    Ulteriori specificazioni contro il «sedevacantismo»
    https://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=7587&Itemid=142

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