Significato da attribuire alla lettera ai vescovi di Francia del card. Parolin
«Vescovi, liberate il Vetus Ordo dalla precarietà»
In occasione dell’assemblea plenaria primaverile della Conferenza Episcopale Francese, tenutasi di recente a Lourdes, il suo presidente, il cardinale Jean-Marc Aveline, aveva chiesto a Sua Santità Papa Leone XIV di inviare un messaggio. È stato il suo Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ad adempiere a questo compito inviando una lettera a nome del Santo Padre a tutti i vescovi di Francia.
Un anno fa, nella nostra lettera n. 1168, ci siamo soffermati sulle convinzioni del cardinale Parolin. Falso moderato e vero progressista, il cardinale Parolin ha svolto un ruolo chiave nell’elaborazione di Traditionis Custodes. Voci Vaticane gli attribuiscono questa affermazione: «Dobbiamo porre fine a questa messa per sempre!», mentre il cardinale Segretario di Stato evocava il destino della messa di San Pio V, giocando sul suo appellativo di «messa di sempre» nel mondo tradizionale.
Se da allora il cardinale Parolin ricopre ancora oggi la stessa carica, è stato tuttavia eletto un nuovo Papa e, per quanto riguarda la forma, Leone XIV non è Francesco. E per quanto riguarda il contenuto? Possiamo almeno affermare che sotto il pontificato precedente il cardinale Parolin non avrebbe mai scritto le seguenti parole, quelle che costituiscono il quarto paragrafo della sua lettera – redatta da lui ma quindi scritta a nome del Papa – e che tratta «del delicato tema della Liturgia, al quale il Santo Padre è particolarmente attento, nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo.»
Soffermiamoci quindi su queste righe.
«È preoccupante che continui ad aprirsi nella Chiesa una dolorosa ferita riguardo alla celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell’unità». In una frase, il cardinale si trova costretto ad ammettere il fallimento della pedagogia di Traditionis Custodes. La strategia liturgica per la quale ha lavorato e che ambiva a chiarire per pacificare non ha fatto altro che polarizzare ulteriormente «la delicata questione della liturgia». Una conseguenza è stata senza dubbio sottovalutata fino ad ora: ha reso impopolare papa Francesco, il quale, come ormai sappiamo, non ha gradito il procedimento che gli era stato suggerito. Traditionis Custodes si è inserito in totale contraddizione con ciò che il suo pontificato pretendeva di essere: un’indagine nascosta contro la trasparenza, misure vessatorie contro l’inclusione, una decisione arbitraria contro la sinodalità.
«Per guarirla, è certamente necessario un nuovo sguardo reciproco, con maggiore comprensione della propria sensibilità; uno sguardo che possa permettere a fratelli ricchi di diversità di accogliersi reciprocamente, nella carità e nell’unità della fede.» Uno sguardo nuovo? Accettarsi a vicenda? Il cardinale Parolin non è certo nuovo alle battute! Sa meglio di chiunque altro, essendo stato il principale artefice negli ultimi cinque anni, del muro che si è eretto a Roma contro il clero e i fedeli legati alla liturgia tridentina. Tutti i tentativi di dialogo e le mani tese dal mondo tradizionale sono infatti rimasti lettera morta. Si sa, infatti, che i tentativi di contatto da parte del superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X hanno ricevuto un rifiuto categorico. Questo silenzio romano non ha potuto che contribuire all’imbarazzante scenario che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Si sa inoltre che, subito dopo la pubblicazione di Traditionis Custodes, il cui effetto devastante è stato innegabile nel clero tradizionale, i superiori delle comunità ex-Ecclesia Dei hanno inviato una lettera alle autorità romane chiedendo un dialogo franco e benevolo. Anche in questo caso, la risposta è stata il silenzio. Si noti inoltre che le madri dei sacerdoti che nel 2022 hanno compiuto una lunga marcia a piedi da Parigi a Roma sotto il nome di La Voie Romaine [vedi], aspiravano ad essere ascoltate dal Papa o da uno dei suoi rappresentanti, con l’obiettivo di consegnargli le migliaia di lettere che erano state redatte dai fedeli e che imploravano la pace liturgica. Al termine del loro pellegrinaggio, una volta giunte nella Città Eterna, queste coraggiose madri di sacerdoti hanno ricevuto un’accoglienza a dir poco minimalista, per non dire gelida. Infine, lo scioglimento della commissione Ecclesia Dei a seguito del Motu Proprio Traditionis Custodes ha praticamente annientato ogni possibilità per i fedeli tradizionali di esprimere la propria diversità e le gravi difficoltà che potevano incontrare, dovendo affrontare l’ostinata incomprensione di alcuni vescovi. Il loro sincero attaccamento alla forma liturgica antica veniva accolto con indifferenza, se non addirittura con disprezzo. «È certamente necessaria una maggiore comprensione della sua sensibilità», ci dice il cardinale Parolin. Che Dio abbia pietà di questo linguaggio di facciata, quando chi scrive queste parole ha la responsabilità del destino di migliaia di sacerdoti che celebrano la Messa tradizionale, sia diocesani che appartenenti a comunità tradizionali, sottoposti all’arbitrio o alla relegazione clericale in seguito alla pubblicazione di *Traditionis Custodes*.
«Possa lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che consentano di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo, nel rispetto degli orientamenti voluti dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia.» Dopo aver seminato zizzania, il cardinale Parolin si affretta, con il pretesto della volontà pacificatrice di Leone XIV, a scaricare la patata bollente sui vescovi di Francia dopo aver egli stesso maliziosamente soffiato sulle braci e contribuito al caos della situazione attuale…`
Ci rallegreremo naturalmente di questa nuova situazione, di questo progetto di cambiamento di paradigma e di questo invito a «includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo». Ci si permetta tuttavia di essere particolarmente vigili, per non dire diffidenti! «L’accoglienza ampia e generosa» dei fedeli tradizionali a cui il Motu Proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II invitava i vescovi di tutto il mondo nel 1988 si è rivelata ristretta e sospettosa. La famosa frase di Benedetto XVI nella sua lettera che accompagnava il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007, che ricordava che «ciò che era sacro per le generazioni precedenti rimane grande e sacro per noi, e non può, all’improvviso, ritrovarsi totalmente proibito, o addirittura considerato nefasto», è stata smantellata pezzo per pezzo da Traditionis Custodes. Poco tempo fa, in occasione dell’ultimo concistoro dello scorso gennaio, il cardinale Roche si è impegnato a auto-celebrare le restrizioni liturgiche messe in atto con il cardinale Parolin, sostenendo, in modo spudorato, che la liturgia tradizionale aveva beneficiato solo di un regime di concessione e che andava benissimo così! [vedi].
Si comprendono dunque meglio le ragioni della grande vigilanza del mondo tradizionale quando si sussurrano belle parole e gli si fanno gli occhi dolci. Se questo atteggiamento ha il suo fascino, soprattutto in un momento in cui i colpi di bastone sono più all’ordine del giorno, sono soprattutto gli atti che ci si aspetta. La fiducia non si decreta, si merita e senza fiducia non esiste autorità riconosciuta. Non è di amore che hanno bisogno i fedeli tradizionali, ma di prove d’amore.
La prova principale consisterà in una linea chiara e precisa: far uscire i sacramenti tradizionali dalla precarietà in cui si trovano. Una precarietà a due livelli. Precarietà dal punto di vista della stabilità: ribadire la piena legittimità dell’uso del messale e del rituale tradizionali al fine di spegnere risolutamente ogni minaccia di messa in discussione. Ma la precarietà si riferisce anche alla situazione di un gruppo di persone che non dispongono delle risorse necessarie per accedere ai beni di prima necessità. Ora, questa precarietà imposta a numerosi fedeli è di per sé scandalosa: «le persone sinceramente legate al Vetus Ordo» devono infatti poter accedere serenamente ai beni di prima necessità che offre loro questa vita liturgica tridentina.
Far uscire dalla precarietà i poveri della Chiesa: questo è l’auspicio che formuleranno i fedeli che marceranno attraverso la Beauce in occasione della prossima Pentecoste. A questo proposito, le iscrizioni sono aperte! [vedi]

"I fratelli ricchi di diversità devono accogliersi reciprocamente". Questo passo è tipico, dimostra che il Vaticano attuale può dialogare con "i fratelli" fedeli alla Messa Vetus Ordo se però costoro "accolgono" i fratelli fedeli alla Messa di Montini. Tradotto: l'impasse si può superare solo se si creano nuove forme liturgiche, che mescolino i due riti, per il loro reciproco "arricchimento".
RispondiEliminaL'oscenità liturgica dunque continua da parte della Roma attuale e non si vede quando e come avrà fine. La frasi di Parolin sono una presa in giro.
Leone continua la politica di Bergoglio, solo con metodi più civili. in un certo senso, è più insidioso.
T.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV7798_Don_Lorans_La_Tradizione_una_esperienza_temuta.html : i conservatori conciliari temono l'esperienza detta Traduzione Cattolica ? altroché se la temono, la odiano visceralmente, così come odiano tutto della Chiesa preconciliare : dottrina, precetti, comandanenti, arte sacra, chiese in
RispondiEliminaOrban: oppositori collusi coi servizi segreti stranieri tentano di inquinare il voto.
RispondiEliminaL'Ungheria di Orban e' il sassolino nella scarpa di Bruxelles.
La UE ha fatto il suo tempo, ora si puo' tornare alla CEE e Orban sara' l'apripista.