Riprendo il testo che segue, per coloro cui può interessare, da un mio vecchio lavoro sulle radici ebraiche del cristianesimo. L'importanza non sta tanto nel conoscere certi dettagli per sapere da dove veniamo quanto nel meditarli per approfondire la nostra vita vissuta e offerta secondo la volontà del Signore.
Shavuot e Pentecoste /Due feste, il fuoco
Ieri era il secondo e ultimo giorno di Shavuʿot, la festa ebraica delle settimane, e con il tramonto, la festa si è conclusa e il mondo cristiano è entrato nella domenica di Pentecoste. La coincidenza non è casuale. È strutturale, antica e merita una riflessione.
Le radici ebraiche del cristianesimo sono riconoscibili anche nella strettissima corrispondenza tra la festa di Pentecoste ebraica (Shavuot), dove si ricorda il dono della Legge, e la Pentecoste cristiana, in cui — cinquanta giorni dopo la Pasqua — celebriamo la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa radunata nel cenacolo.
Il conteggio — noto come סְפִירַת הָעֹמֶר (sefirat ha-ʿomer), il Conteggio dell'Omer(1) — è un atto di anticipazione, un ponte liturgico tra liberazione e alleanza.
Anche i cinquanta giorni contano, come forma. Nel pensiero ebraico, cinquanta — חֲמִשִּׁים (ḥamishim) — è il numero del giubileo, della liberazione, della pienezza che va oltre il completo sette volte sette. È un numero che punta oltre se stesso. Il greco πεντηκοστή e l'ebraico עֲצֶרֶת (ʿatseret) — l'"assemblea solenne" o "conclusione" che la tradizione rabbinica associa a Shavuʿot — indicano entrambi una fine che è anche un inizio.
Possiamo dire che nella Pentecoste gli apostoli salgono con Maria al piano superiore, come Mosè sale sulle pendici del Sinai; Dio effonde lo Spirito sulla Chiesa, nuova Legge, lo Spirito del Signore Risorto, iscritta nei cuori dei credenti; così Mosè sulla cima del monte riceve le mizwot Adonai, i precetti della Torah.
Lo Spirito con i suoi doni porta la Chiesa alla missione ed all’evangelizzazione, la voce di Dio sull’Horeb rinvigorisce la missione del profeta Elia e gli dona quello slancio definitivo contro l’idolatria dei falsi profeti. Mosè parla faccia a faccia con Dio, lo Spirito ci permette di invocare Dio nei nostri cuori con l’appellativo di Abbà, del fanciullo che si rivolge al proprio padre, perché l'incarnazione, passione, morte e risurrezione del nostro Signore, Gesù, ci ha introdotti nella "famiglia" del Padre.
Abramo non merita Eretz Israel (la terra d'Israele) fino a che non mette in pratica la mizvà dell’Omer; gli ebrei non entrano nella Terra Promessa se non nel momento in cui sostituiscono l’Omer di Manna con l’Omer del frumento di Eretz Israel. Noi non entriamo nella vita nuova della Risurrezione se non partecipiamo all'Eucaristia, che è il nuovo Pane disceso dal cielo... e se non ci lasciamo purificare e vivificare dal fuoco dello Spirito che ha raggiunto gli Apostoli nel Cenacolo il giorno di Pentecoste.
Come gli Ebrei si riconoscono Popolo al momento dell'accoglimento della Torah, così i Cristiani divengono anch'essi Popolo della Nuova Alleanza e si riconoscono Chiesa proprio a partire da quella Pentecoste che si rinnova per ogni credente.
Anche noi quindi in questo periodo dell'anno contiamo i giorni della nostra gioia, perché
il periodo dell’Omer(2) ha delle diverse e ben più profonde implicazioni. Si tratta del periodo che intercorre tra la festa di Pesach Pasqua e quella che nella Torah si chiama Atzeret, ossia conclusione [stupenda l'idea di compimento di fatto operato da Cristo Signore -ndr] che prende poi il nome di Shavuot o Settimane. Tale definizione è però parziale. Sarebbe corretta se la data di Shavuot fosse esplicitamente fissata. In realtà non è così. Il periodo dell’Omer non è un riempitivo per lo spazio che intercorre tra le due feste, ma è piuttosto una scala che piantata sulla festa di Pesach sale fino a Shavuot. La Torah non dà la data di Shavuot, la festa che commemora il dono della Torah perché essa è subordinata al conteggio dei giorni/scalini compiuti in direzione della Torah.Ed in effetti il percorso Pesach-Omer-Shavuot è un percorso che serve a rieducare sia sotto l’aspetto materiale sia sotto quello spirituale. Se è vero che gli ebrei erano prossimi ad oltrepassare la cinquantesima definitiva porta dell’impurità allorché Iddio li trasse fuori dall’Egitto, il periodo del conteggio dell’Omer deve far loro risalire queste cinquanta tappe fino a giungere alla Torah. La Torah non si riceve in eredità, ma la si conquista giorno per giorno. La festa del dono della Torah è quindi senza data, accessibile a coloro che quotidianamente contano i propri successi in direzione della Legge. [Tratto dalla Parashat Emor]
Così è anche per noi, che viviamo il "già e non ancora" del Regno e, ogni giorno, compiamo un passo verso la Risurrezione definitiva, il "mondo a venire" ('olam ha-ba), che inizia già in questo mondo, per poi sfociare nella pienezza della gloria futura.
Anche la Pentecoste cristiana è connessa strettamente con la Rivelazione di Dio sul Sinai. La omonima festa ebraica, infatti, ricorda la teofania mosaica di Dio nel roveto che arde senza bruciare. Esattamente come arde senza bruciare lo Spirito Santo, in forma di lingue di fuoco, disceso su Maria e gli Apostoli, lo Spirito che feconda e edifica la Chiesa. Noi vediamo dunque il Sinai come evento storico tipologico dell’effusione dello Spirito dopo l’Ascensione. Ma il giorno di Pentecoste accade un evento nuovo: nel Cenacolo la Vergine e gli Apostoli in preghiera ricevono quello che Gesù chiama un "altro consolatore": "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre" (Gv 14,16).... E non è un dato insignificante, perché si tratta dello Spirito del Signore Risorto che ha con Sé, oltre alla Sua natura divina di Verbo incarnato, anche la nostra natura umana riscattata sulla Croce, rigenerata dalla Risurrezione, ricollocata alla destra del Padre nell'Ascensione... È lo Spirito del Signore — Incarnato Sacrificato+ Risorto Asceso al cielo dove siede alla destra del Padre — che ha costituito la Chiesa e non cessa di spirarvi e di animarla, senza bisogno di nuove effusioni, fino alla fine dei tempi, secondo la Sua promessa e grazie alla Sua costante Presenza nel Santissimo Sacramento dell'Altare.
Pensiamo anche che, mentre la Torah è la legge (che guida ma da sola non salva), lo Spirito del Risorto, il Paraclito, è Colui che, quando accolto, trasforma il cuore e lo rende capace di metterla in pratica nelle opere della fede.
Allora è possibile comprendere che la Promessa di Dio rimane immutata nel corso della Storia della Salvezza: ciò vale oggi per noi cristiani come figli della Nuova ed eterna Alleanza, che porta a compimento l'Antica. (Maria Guarini)
__________________1. L''omer è una unità di misura che, nella Toràh e nel Talmùd, viene utilizzata per quantità alimentari. Come primo significato indica un manipolo di spighe; come secondo significato indica una quantità di grano o cereali e, indirettamente, la farina che se ne può ricavare. In ogni caso è una misura di volume e non di peso. Tra queste diverse definizioni esiste una certa incoerenza: non tutte le spighe hanno lo stesso numero di chicchi; non tutti i chicchi hanno la stessa grandezza; la stessa quantità di farina può derivare da un diverso numero di spighe e di chicchi (cfr. M.Peàh 6:6). Vale a dire: l' 'omer è una unità di misura discontinua; inevitabilmente dalle spighe al grano, dal grano alla farina e dalla farina al pane esistono dei salti qualitativi e quantitativi, tanto sicuri quanto imprevedibili. In altri termini: i passaggi e le trasformazioni da frutto della terra a prodotto agricolo ed a manufatto alimentare contrappongono la qualità e la quantità; il lavoro umano modifica la sostanza e le misure del prodotto naturale; molte spighe immangiabili diventano poco pane mangiabile.
2. La seconda sera di Pesach, la pasqua ebraica, secondo il dettato della Torah, si doveva fare un’offerta delle primizie del raccolto; offerta che doveva essere ripetuta sette settimane dopo, in relazione alla festa di Shavuot. I grani di orzo del nuovo raccolto, fino a che esisteva il Santuario, non potevano essere consumati se non dopo l’offerta; dopo la distruzione del Santuario è rimasto il precetto di contare i giorni che separano Pesach da Shavuot. Tale periodo si chiama “periodo dell’Omer”. È un periodo che viene considerato di lutto, durante il quale non si celebrano matrimoni. In origine la parola Omer indicava un covone, ma viene inteso come unità di misura.


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