Ultime notizie da EWTN. Abbiamo le ipsissima verba: Leone XIV parla con i giornalisti fuori dalla villa papale di Castel Gandolfo il 16 giugno 2026. Purtroppo non poteva andar peggio: in perfetta coerenza con l'andazzo modernista irreversibile... Intanto di quale scisma sta parlando e su cosa lo fonda? Concludiamo con le considerazioni di una carissima amica. Il suo pensiero rispecchia quello di tanti cristiani autentici e semplici, cui non sfuggono i problemi ma non ne conoscono le cause da noi più volte sviscerate, individuabili proprio nella rivoluzione storicistica antropocentrica innescata dal concilio; per la quale tutto, anche e soprattutto i dogmi, può esser messo in discussione; ma per nessun motivo si può discutere il superdogma del concilio con l'ormai conclamata sinodalità [qui] — che distrugge l'unità e l'universalità della Chiesa, a partire dal primato petrino —, istituito dallo stesso Signore nostro, Dio nostro. Dal motore interno potete trovare una marea di articoli e riflessioni sul problema attuale e sulle derive conciliari. (Maria Guarini)
Leone XIV: le ordinazioni episcopali della FSSPX rischiano di aggravare lo scisma
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato l’intenzione di consacrare quattro sacerdoti vescovi il 1° luglio senza il permesso di Papa Leone XIV
CASTEL GANDOLFO, Italia — Papa Leone XIV ha avvertito che le previste ordinazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) potrebbero spingere il gruppo verso lo scisma, rinnovando l’appello a fermarsi e a rimanere in comunione con la Chiesa.
«Li abbiamo invitati, e sto ancora valutando la possibilità di rivolgere un ulteriore appello, per dire: “Non fatelo. Cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa”. Ma è una loro scelta. Devono comprendere che cosa significhi per loro e per la Chiesa», ha detto il Papa rispondendo alle domande dei giornalisti fuori da Villa Barberini, a Castel Gandolfo, il 16 giugno.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato l’intenzione di consacrare quattro sacerdoti vescovi il 1° luglio senza il permesso di Papa Leone XIV. Il Vaticano ha avvertito il 13 maggio che procedere senza mandato pontificio costituirebbe «un atto scismatico» e comporterebbe la pena della scomunica. Le consacrazioni dovrebbero svolgersi presso il seminario della Fraternità a Écône, in Svizzera.
«Certamente, la divisione tra i cristiani è sempre una questione dolorosa», ha affermato il Papa. «Ma loro rifiutano di accettare alcuni elementi fondamentali della Chiesa, a partire da diversi punti del Concilio Vaticano II. E se fanno queste scelte, mi dispiace. Ma dobbiamo andare avanti».
La FSSPX celebra esclusivamente la Messa tradizionale in latino e ha respinto alcuni insegnamenti e riforme del Concilio Vaticano II, in particolare in materia di libertà religiosa e di approccio della Chiesa verso le altre fedi. [sono i punti controversi non solo per la FSSPX -ndr]
Il Papa ha risposto anche a domande sulla diplomazia del G7, sui suoi futuri viaggi in Francia e in Perù, e sulla risposta cristiana alla migrazione, che richiede di riconoscere le ragioni per cui molte persone sono costrette a lasciare i propri Paesi, tra cui violenza e guerra. [i soliti discorsi conformisti -ndr]
Hannah BrockhausCorrispondente senior di Catholic News Agency a Roma.
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Le considerazioni di Zarish Imelda Neno
Ho ascoltato le parole del Santo Padre sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X e mi soffermo su una frase in particolare: il problema sarebbe il loro rifiuto di alcuni elementi del Concilio Vaticano II.
Da semplice cattolica, non nego che la questione sia seria. L’unità della Chiesa è importante e nessuno dovrebbe desiderare divisioni. Ma più ascolto queste parole, più dentro di me nasce una domanda che non riesco a mettere a tacere.
Se il rifiuto di alcuni aspetti del Concilio Vaticano II è considerato un ostacolo così grande alla piena comunione, come possiamo allora guardare con tanta serenità a realtà ecclesiali che mettono in discussione insegnamenti ancora più antichi, più definitivi e più fondamentali della fede cattolica?
Viviamo un tempo in cui ci vengono presentati come interlocutori privilegiati uomini e donne che sostengono il sacerdozio femminile, che reinterpretano la morale cristiana, che mettono in discussione verità che la Chiesa ha custodito per duemila anni. Eppure verso di loro il linguaggio è quasi sempre quello dell’accoglienza, del dialogo, dell’ascolto reciproco.
Poi guardo alla Fraternità San Pio X. Posso non condividere tutto ciò che dice o fa. Posso non essere d’accordo con le sue posizioni sul Concilio. Ma vedo sacerdoti che celebrano la Messa, adorano il Santissimo Sacramento, difendono il sacerdozio cattolico, la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la Madonna, il Rosario, la Confessione, la morale cristiana. Vedo uomini che amano profondamente la tradizione della Chiesa, anche quando ritengono che alcuni sviluppi degli ultimi decenni abbiano creato confusione.
Ed è qui che il mio cuore si interroga.
Com’è possibile che il rifiuto di alcune interpretazioni o applicazioni del Concilio Vaticano II venga percepito come una ferita così grave, mentre il rifiuto di insegnamenti che precedono il Concilio di secoli sembri suscitare molta meno preoccupazione?
Non sto difendendo la disobbedienza. Non sto attaccando il Papa. Sto semplicemente esprimendo il disagio che tanti fedeli provano in silenzio.
Perché a volte sembra che il problema più grande nella Chiesa non sia chi mette in discussione ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, ma chi insiste nel ricordarlo.
Mi vengono in mente tanti cattolici semplici. Persone che pregano il Rosario, che fanno ore di adorazione, che si confessano, che cercano di vivere il Vangelo senza compromessi. Persone che vedono chiese svuotarsi, vocazioni diminuire, il senso del sacro affievolirsi. Persone che non chiedono rivoluzioni, ma chiarezza.
Forse è proprio questo che fa soffrire molti fedeli oggi: la sensazione che la fedeltà alla tradizione venga spesso guardata con sospetto, mentre il desiderio di adattare la fede allo spirito del tempo venga accolto con maggiore benevolenza.
Eppure la Chiesa non è nostra. Non appartiene né ai progressisti né ai tradizionalisti. Appartiene a Cristo.
Per questo continuo a pregare. Per il Papa. Per la Fraternità San Pio X. Per tutti noi.
Perché la vera comunione non nasce quando si smette di parlare delle differenze. Nasce quando si ha il coraggio di cercare la verità insieme, senza doppi pesi e senza doppie misure.
E da cattolica che ama profondamente la Chiesa, confesso che oggi ciò che mi ferisce non è vedere uomini che discutono sul Concilio Vaticano II. Ciò che mi ferisce è vedere quanto poco ci scandalizziamo quando vengono messe in discussione verità che la Chiesa ha custodito fedelmente per venti secoli.

https://m.youtube.com/watch?v=j_zB5H2DIh4
RispondiEliminaIl Vaticano di Papa Leone XIV Ha Minacciato la SSPX — La "Dichiarazione di Fede" Cambia Tutto
Preghiamo i gentili commentatori di non pubblicare sbobba fatta dall'intelligenza artificiale, come nel caso del commento delle 16:29.
Elimina“Noi dobbiamo andare avanti…”: noi chi? La Chiesa che si mette contro la Chiesa pre-CVII? Un Concilio sulla carta non dogmatico? Che frutti orribili ha portato…Come, come possiamo, per seguire quel “noi” in contrapposizione a quel “loro” rifiutare quanto tramandato ed insegnato dalla Chiesa per quasi duemila anni? No, il cuore e la ragione si ribellano, non è possibile mettere il Concilio Vaticano II in cima a tutto, conditio sine qua non…dell’essere cattolici!
RispondiEliminasono completamente d'accordo.
EliminaPraticamente fa sue le parole del pornografo Tucho , che sembra inamovibile!
RispondiEliminaRFP si sta dando la zappa sui piedi da solo. E non lo capisce. Invece di fare il giramondo si informi, legga, approfondisca. Non saranno quei quattro galli curiali spennacchiati che gli verranno in aiuto. Attenzione!
RispondiEliminaConcordo totalmente. don Areky
EliminaConcordo. Vedo che il Vaticano è completamente "accecato".
EliminaREPETITA IUVANT
RispondiEliminaCon la ferma speranza che l'attuale FSSPX risponda alle gesticolazioni dei modernisti sinodali con la lodevolissa dignità della seguente lettera:
Lettera aperta dei Superiori della Fraternità Sacerdotale San Pio X al cardinale Gantin, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
Pubblicata su La Porte Latine, il sito della Fraternità in Francia.
Ecône, 6 luglio 1988
Eminenza,
riuniti intorno al loro Superiore generale, i Superiori dei Distretti, dei seminari e delle case autonome della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ritengono opportuno esprimerLe rispettosamente le seguenti riflessioni.
Con la sua lettera del 1 luglio scorso, Lei ha creduto di dover rendere nota a Sua Eccellenza Monsignor Marcel Lefebvre, a Sua Eccellenza Monsignor Antonio de Castro Mayer e ai quattro vescovi da loro consacrati il 30 giugno scorso a Ecône, la loro scomunica latae sententiae.
Giudichi Lei stesso il valore di una tale dichiarazione proveniente da una autorità che, nel suo esercizio, ha rotto con quella di tutti i suoi predecessori fino al Papa Pio XII, nel culto, nell’insegnamento e nel governo della Chiesa.
Per quanto ci riguarda, noi siamo in piena comunione con tutti i Papi e tutti i vescovi che hanno preceduto il concilio Vaticano II, sia celebrando esattamente la Messa che loro hanno codificato e celebrato, sia insegnando il catechismo che loro hanno composto, sia condannando gli errori che loro hanno molte volte condannato nelle loro encicliche e nelle loro lettere pastorali. Giudichi quindi Lei da che parte sta la rottura. Noi siamo estremamente addolorati per l’accecamento delle menti e l’indurimento dei cuori delle autorità romane.
D’altro canto, non abbiamo mai voluto appartenere a questa struttura che si auto-qualifica Chiesa Conciliare e si definisce col Novus Ordo Missae, l’ecumenismo indifferentista e la laicizzazione della società. Sì, non abbiamo alcunché a che fare, nullam partem habemus, con il pantheon delle religioni di Assisi; la nostra scomunica con un decreto di Vostra Eminenza e di un altro dicastero, ne sarà solo la prova inconfutabile.
Noi non chiediamo di meglio che essere dichiarati fuori dalla comunione con lo spirito adulterino che soffia nella Chiesa da venticinque anni; esclusi dalla comunione empia con gli infedeli. Noi crediamo in un solo Dio, Nostro Signore Gesù Cristo col Padre e lo Spirito Santo e noi saremo sempre fedeli alla Sua unica Sposa, la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana.
Essere dunque associati pubblicamente alla sanzione che ha colpito i sei vescovi cattolici, difensori della fede nella sua integrità e integralità, sarà per noi un punto d’onore e un segno di ortodossia di fronte ai fedeli.
Questi infatti hanno il preciso diritto di sapere che i sacerdoti ai quali si rivolgono non sono in comunione con una contraffazione della Chiesa, evolutiva, pentecostale e sincretista.
Uniti a questi fedeli, noi facciamo nostre le parole del Profeta (I Re, VII, 3):
Preparate corda vestra Domino et servite Illi Soli: et liberabit vos de manibus inimicorum vestrorum. Convertimini ad Eum in toto corde vestro, et auferte deos alienos de medio vestri -
Preparate i vostri cuori al Signore, e servite Lui solo; ed Egli vi libererà dalle mani dei vostri nemici. Convertitevi a Lui con tutto il vostro cuore, e togliete di mezzo a voi gli dèi stranieri.
Fidando nella protezione di Colei che ha sbaragliato tutte le eresie nel mondo intero, La preghiamo di credere, Eminenza, nell’assicurazione della nostra devozione a Colui che è l’unica via di salvezza.
Seguono le firme del Superiore generale, di tutti i Superiori dei Distretti, dei seminari e della case autonome della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel mondo intero.
La storia sarà molto severa!
RispondiEliminaLeone aldilà del nome, è tutto Francesco!
Noi/loro: viva l'unità tanto declamata.
Unità a senso unico.
Dunque i dettami del Concilio Pastorale Vaticano II sono «elementi fondamentali della Chiesa» (ohibò).
RispondiEliminaCi chiediamo retoricamente se le "delpinate" a Milano abbiano avuto tali elementi "fondamentali".
E se li avesse avuti anche la cosplayer "arcivescovessa" accolta con tutti gli onori.
È come se i credenti nel SuperDogma Conciliare volessero far capire che di cattolicesimo hanno solo un po' di decorazione.
Toh che strano!!! Leone XIV dice che la FSSPX non hanno accettato parti del CVII mentre don Stefano Carusi nelle sue domande afferma che la FSSPX ha accettato in tre occasioni interamente il CVII.
RispondiEliminaChi è che mente?
Nessuno dei due. Si vada a rileggere ciò che ha scritto Don Carusi. Non dice che la FSSPX ha accettato interamente il CVII. E riguardo a chi menta sulle proprie reali intenzioni in questa situazione credo sia palesemente Econe. Basta rileggersi ciò che è avvenuto nel 2012 con l'allora Benedetto XVI. La FSSPX non ha mai voluto e mai vorrà alcun accordo. Non dipingetela come la vittima della situazione perché non lo è per niente. Grazie
EliminaDon Carusi perché non fa 10 domande al Vaticano sulla parte del CVII che la FSSPX rifiuta?
EliminaSe la FSSPX rifiuta ogni accordo il Vaticano tornerà su suoi passi e discuterà su i punti controversi come chiesto da più parti?
Prego
Villa Barberini ha un suo giardino o no? Lui perché esce dal portone? Ha il moto perpetuo? Va a fare quattro chiacchiere al bar? Si confida con i giornalisti? Esce per fare una seduta sinodale con la stampa? È un Papa in dialogo con la Sora Rosa?
RispondiEliminaEsce per tornare a Roma dopo aver passato il martedì a Castelgandolfo. I giornalisti l'aspettano e sono nate queste conferenze stampa.Mauro
EliminaSe i giornalisti lo aspettano qualcuno ha preso un appuntamento per lui, con il suo consenso. Altrimenti uno esce già seduto entro la macchina e va a Roma.
EliminaVoglio sottolineare che 'case' tipo quella dei Barberini, hanno solitamente sullo stesso fronte due ingressi uno per le persone ed uno per le carrozze. Oggi che le carrozze non si usano più e magari una o due sono volutamente conservate come ricordo, oggi quegli spazi sono riservati alle automobili con autista del Nobile Signore. Quindi se a qualcuno viene offerto di usare quella 'casa', il qualcuno entra ed esce dentro la macchina guidata dall'autista. Non è che l'ospitato per tornare a Roma esce a piedi per cercare dove l'autista ha parcheggiato la macchina all'arrivo.
EliminaDi Bergoglio è sparita solo la trasandatezza...
RispondiEliminahttps://www.permariam.com/p/bishop-schneider-sspx-profess-the
RispondiEliminaMa nessuno accetta integralmente glli atti del CVII. Vedi: canto gregoriano, lingua della messa, teologia e filosofia di San Tommaso. Allora sono tutti fuori dalla Chiesa?
RispondiEliminaRodbertus
Leone dice che la Fsspx non ha accettato il Concilio in alcuni punti, don Carusi afferma invece che lo ha accettato tre volte. Chi ha ragione? Papa Leone. Le affermazioni di don CArusi al punto n. 8 delle sue 10 domande non sono precise, egli non rende adeguatamente il senso dei documenti, dei fatti. Mi propongo di dimostrarlo in un successivo intervento.
RispondiEliminaap
La pastorale si adatta ai tempi, ai luoghi, alle persone che devono imparare, fermi restando i dogmi, appunto i Concili dogmatici, la filosofia di San Tommaso, la Liturgia, la Bibbia accompagnata dallo studio del latino e del greco per poter leggere la Vulgata e la Settanta e naturalmente la Storia della Chiesa ed in particolare la storia delle eresie che rispuntano di anno in anno. Essendo trascorsi più di sessanta anni dal concilio pastorale, vediamo che non è stato, nei fatti, capace di avvicinare nessuno al Cattolicesimo, anzi le conversione sono diminuite insieme alla frequenza alla Santa Messa e ordini maschili e femminili stanno chiudendo. Si può quindi serenamente chiudere con il Concilio pastorale di metà '900 che è stato fuori tempo anche al suo tempo di pubblicazione. La Chiesa Magistra, come ogni insegnante deve insegnare quello che deve cercando di catturare l'attenzione, l'interesse dei suoi studenti, senza venir meno al suo programma. Quindi si ritorni ad insegnare quanto Gesù Cristo ci ha insegnato e quanto la Chiesa ha sempre insegnato. La Dottrina non è fuffa, non vuole scilinguagnoli, né verbosità. Riconosca, una parte della Chiesa, di essere andata fuori strada, la vera unità la si trova nella Imitazione del Signore nostro,Gesù Cristo.
RispondiEliminaGiustissimo!!! La questione è proprio questa: un Concilio, per sua esplicita espressione, pastorale è indissolubilmente legato al suo tempo. Dopo più di 60 anni non c'è più da discutere, né è necessario convocare nuove assise che confutino o smentiscano alcunché. Semplicemente la pastorale del CVII ha ampiamente fatto il suo tempo ed in una società profondamente cambiata non ha più alcuna ragion d'essere. Il dogma è immutabile, la pastorale no. Non solo: ma i frutti della pastorale del CVII sono sotto gli occhi di tutti e sono fallimentari (cominciando dalle Chiese e dai seminari vuoti e dall'impreparazione teologica dei pochi sacerdoti). Non c'è bisogno di superare serenamente il CVII perché esso è stato già ampiamente superato dalla storia. Il fatto è che anche il neo-positivismo di cui questa società è permeata è ampiamente superato, anche da conquiste scientifiche (teoremi di Godel, meccanica quantistica, ...) che ormai rendono del tutto obsoleto il determinismo scientifico. C'è spazio per una profonda rivoluzione culturale che riporti la Verità metafisica al centro. Solo che a fronte di qualcuno che se ne rende conto e ne è perfettamente consapevole, la gerarchia Cattolica, forse per scarsa preparazione o compromissione ideologica con quel neo-positivismo di cui scrivevo prima, sembra andare, inspiegabilmente, da un'altra parte.
Elimina# Come la Fsspx ha "accettato" il Concilio. La documentazione è comunque reperibile su Internet.
RispondiEliminaAlla domanda n. 8 Don Carusi sostiene che la Fsspx ha già "accettato il Concilio", per usare questo modo di esprimersi, in almeno tre occasioni note". Vediamo la prima.
"La prima nel protocollo firmato da mons. Lefebvre nel 1988. La seconda etc."
Innanzitutto bisogna precisare che quella famosa firma, 5 maggio 1988, mons. Lefebvre, dopo una notte passata quasi tutta in preghiera ad Albano Laziale, la ritirò il giorno dopo. Fu un famoso "scandalo". L'accordo non lo convinceva, lo fece subito decadere, sparire. Perché Don Carusi non ricorda questo fatto essenziale?
Ma vediamo il testo dell'accordo per la parte che ci interessa. "Progetto d'intesa tra la S. Sede e la Fsspx". 1. Testo della dichiarazione dottrinale. Io mons. Marcel Leflebvre etc e i membri della Fsspx etc, 1) Promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al Romano Pontefice, etc. Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n. 25 della Cost. dogm. Lumen gentium del Concilio Vat II sul Magistero ecclesiastico e l'adesione ad essa dovuta."
Commento : l'art. 25 della Lumen gentium ripropone l'insegnamento del Vaticano Primo sull'infallibilità del Romano Pontefice, del magistero ordinario, dei vescovi sub Papa . Invocando quest'articolo, mons. Lefebvre dichiarava in pratica di accettare il Concilio solo alla luce della tradizione della Chiesa. E quindi non in modo incondizionato. Del resto lui aveva sempre detto (Vedi Lettera ai cattolici perplessi) che il Concilio andava accettato dove era fedele alla tradizione della Chiesa; messo in discussione nelle parti ambigue; respinto in quelle contrarie alla dottrina di sempre. Queso voleva dire interpretarlo secondo la tradizione della Chiesa, cioè alla luce della dottrina di sempre.
il sintetico riferimento di Don Carusi non permette di capire il senso della "accettazione" di mons. Lefebvre, che viene presentata come se fosse stata implicitamente totale, e impedisce al lettore la giusta comprensione dei fatti, tacendo sulla immediata revoca dell'accordo da parte dello stesso mons. Lefebvre. [Segue]
ap
Peter Kwasniewski: "Finché il rito romano tradizionale non sarà libero ovunque e sempre, e la rottura introdotta dopo il Concilio sarà guarita, non c'è dubbio che la Chiesa occidentale sia e rimarrà in uno stato di crisi"
RispondiEliminaIl consenso ecclesiale che ci ammorba
RispondiEliminaL'argomento dello stato di necessità non regge. Resta però da capire 1) Se la Chiesa sinodale in Germania accetta il Concilio Vaticano II così com'è, e 2) con che argomento nelle Diocesi dissidenti tedesche (e non solo) si continua a consacrare vescovi e presbiteri. Rispondi Cardinal Fernandez!
"L'argomento dello stato di necessità non regge"
EliminaPerché?
Cosa sarebbe successo se Mons? Lefebvre non avesse agito come ha fatto?
RispondiEliminaNon avremmo mai avuto Ecclesia Dei, né i suoi istituti, né le Messe con indulto in generale.
Certo, lui non c'è e non possiamo avere una certezza matematica di quello che sarebbe successo con la Messa tradizionale, ma è molto probabile che non avremmo mai visto l'emergere di Ecclesia Dei, dei suoi istituti o delle cosiddette Messe con indulto, tramite Summorum Pontificum, come abbiamo conosciute nei decenni successivi.
Ora, pensiamo un momento, cosa succederebbe se improvvisamente smettesse di esistere la FSSPX?
Supponiamo che i vescovi ausiliari decidano di non fare nulla. Che si tirino indietro. Che non ci siano consacrazioni.
Cosa pensate che succederà tra 20, 30 o 40 anni? Quanto dureranno ancora gli Istituti ex Ecclesia Dei?
Perché, diciamocelo, morto il cane è finita la rabbia.
Se non esiste più l'opera di Mons. Lefebvre, se non c'è più una fraternità forte e con i vescovi, perché mantenere la FSSP? Perché mantenere l'Istituto di Cristo Re? Perché mantenere un altro istituto tradizionale?
Non c'è motivo, li reindirizzeranno a Messe in latino novus ordo o a Messe novus ordo "con canto gregoriano", la tolleranza non è qualcosa che passa dal verbale, al P. Silveira è stato negato di celebrare la Messa tradizionale ad Ávila, Spagna. Anche questa settimana è stato negato qualcosa di simile ai pellegrini FSSP in Italia.
Ritengo ingenuo pensare che la scomparsa della FSSPX non avrebbe conseguenze per il resto del mondo tradizionale, le Consagrazioni Episcopali dell'88 hanno portato 40 anni di tolleranza (e questo a metà, in molti paesi non c'è un solo spazio di Messa tradizionale), quelle del 2026 faranno qualcosa praticamente uguale, 30-40 anni di tolleranza.
Il vescovo Schneider: "Perché l'accettazione incondizionata dei testi del Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste un requisito paragonabile per quanto riguarda gli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei venti Concili" Ecumenici precedenti? ”
RispondiEliminaSe la FSSPX rimane fedele a ciò che la Chiesa ha insegnato PRIMA del Vaticano II, e León dice che non possono essere accettati per ciò che il Vaticano II ha insegnato, allora c'è un'esclusività reciproca tra ciò che il Cattolicesimo ERA e ciò che il Cattolicesimo È.
RispondiEliminaIn parole chiare: sta ammettendo, ad alta voce, che sono religioni diverse.
Il Concilio Vaticano II dichiara i diritti dell'uomo all'interno della Chiesa, questo è che «l'uomo è la misura di tutte le cose». Ogni documento del Vaticano II proclama che l'uomo è diventato Dio, grida "Non Serviam" del diavolo e grida "Non vogliamo che Cristo regni su di noi".
Ogni cattolico cosciente deve rifiutare questo concilio che è stato ed è il colpo di stato della massoneria nella Chiesa.
A questo proposito, è un controsenso gridare con fervore «viva Cristo Re» mentre si appoggia questo concilio e le sue dichiarazioni, esplicitamente e volgare o implicitamente, dissimulate e sottilmente, poiché questo ha avuto lo scopo di detronizzare Cristo e superare l'ordine naturale e cristiano.
Pertanto, ogni reazione veramente controrivoluzionaria deve necessariamente avere come fine ultimo il ripristino dei diritti di Dio in tutta la loro integrità e in tutte le dimensioni e non cedere nemmeno un punto della dottrina in cambio di una falsa pace e unità, in cui si tradisce Cristo e il suo regno. Fonte: Refugium peccatorum
Santità, lei è un santo comunista; e poiché questi due termini sono antitetici — l’uno esclude l’altro — dovremmo capire quale dei due si addica meglio a definire il suo essere e a qualificare il suo operato.
RispondiEliminaLei si mostra santo quando parla di Gesù Cristo come Dio in terra, verso il quale dobbiamo far confluire tutte le nostre energie e tutte le nostre forze. Si presenta invece come comunista quando afferma che chi fa la guerra o chi rifiuta gli immigrati non ama Gesù, o quando sostiene che la re-migrazione è contraria al Vangelo, quando rinnega il popolo santo di Israele, quando difende le ragioni dei musulmani e dice che i musulmani al pari dei cristiani dicono cose interessanti, quando difende i terroristi di Hamas.
La differenza tra il santo e il comunista risiede in questo: il santo, quando parla, si richiama alla fede della Chiesa espressa nei concili, nei documenti e nella tradizione ufficiale, e cerca di cogliere la verità della Sacra Scrittura e l’essenza della verità rivelata attraverso il filtro essenziale e decisivo della fede, in un legame inscindibile tra tradizione orale e tradizione scritta. Il comunista, invece, annulla la valenza della tradizione orale e interpreta la fede con l’ideologia comunista, che fonda tutto sulla giustizia, sull’equità e su una visione globale.
L’uomo di fede si rifà al sentire profondo della Chiesa, così come costruito e sviluppato in duemila anni di storia, e vive il proprio rapporto con Dio secondo le verità rivelate. Il comunista, al contrario, ritiene che il principio di giustizia — inteso come uguaglianza, uniformità e livellamento sociale, economico e culturale — debba essere l’assoluto: un assoluto al quale si piega persino Gesù Cristo, che diventa così mero esecutore di tale principio.
Nei paesi comunisti, infatti, non esiste la dignità della persona né la dignità di Dio: vengono demolite le chiese, perché demolire Dio significa demolire la persona, e si contano milioni di morti, perché deve prevalere l’unico dio, il dio della giustizia. Non sono ammessi altri dèi: il Dio cristiano, il dio buddista e tutti gli altri devono piegarsi ed entrare nell’Olimpo in un ruolo secondario, sottomessi alla giustizia intesa come idea.
Lei, insieme al suo amato e pericoloso predecessore, ha portato la Chiesa verso il comunismo, sostituendo l’umanità e la divinità di Cristo con la giustizia e rendendo così Gesù un servitore della giustizia e dell’uguaglianza. Per questo lei afferma ciò che afferma: legge nel Vangelo ciò che dice la giustizia, e in nome della giustizia sostiene che la re-migrazione sia sbagliata, che il pacifismo sia un assoluto, che il globalismo sia un assoluto, cancellando tutto ciò che ha detto Gesù e l’intera Bibbia pur di affermare questo principio. Un’operazione da grande intellettuale comunista.
Le faccio però notare che forse il ruolo che lei riveste nella Chiesa non è questo, perché in tal modo distrugge anche la storia della Chiesa. La re-migrazione, per esempio, è in fondo un’applicazione della Reconquista condotta contro i musulmani; eppure lei condanna la battaglia di Vienna e la battaglia di Lepanto. Vuole riscrivere persino la storia e offende tutto ciò che duemila anni di storia hanno costruito, pur di introdurre questo principio. Mi dispiace, ma questo è un atto di grande presunzione e arroganza.
Di fronte a ciò le dico chiaramente: io non la seguo. La seguo quando fa il santo, ma quando fa il comunista la avverso con tutte le mie forze.
Segue
RispondiEliminaPer questo, Santità, la mia posizione è netta e non ammette mezze misure. Quando lei parla da santo — quando annuncia Cristo come Dio fatto carne, fine ultimo verso cui ordinare ogni nostra energia — io le sono figlio devoto e la seguo senza riserve. Ma quando lei parla da comunista, quando piega il Vangelo all’idolo della giustizia livellatrice e fa di Cristo l’esecutore di un’ideologia, allora io la avverso con tutte le mie forze, e lo faccio in nome della stessa fede che lei ha giurato di custodire.
Non accetto che duemila anni di Tradizione vengano riscritti per compiacere lo spirito del tempo. Non accetto che Lepanto e Vienna, dove la cristianità difese la propria esistenza, siano trasformati in colpe da espiare. Non accetto che la dignità della persona — che nasce dall’essere immagine di Dio, non da un principio astratto di uguaglianza — sia sostituita da un egualitarismo che, ovunque si è fatto Stato, ha demolito le chiese, soffocato le coscienze e seminato milioni di morti. La giustizia senza Cristo non è il Regno: è la sua contraffazione.
La mia patria, la mia Europa, hanno un’anima, e quell’anima è cristiana. Voglio che torni a esserlo pienamente: che Cristo, e Cristo crocifisso, regni di nuovo nelle leggi, nelle scuole, nelle piazze e nei cuori. Questo non è odio verso nessuno: è amore per la verità e fedeltà a ciò che ci ha generati come popolo. E questa fedeltà non me la toglierà nessuno — nemmeno chi siede sul soglio che dovrebbe difenderla.
Resterò dentro la Chiesa, ostinatamente, a contendere per la sua Tradizione: perché è proprio chi ama che non tace.
Mauro d avenia senza maestri
Il papa dice ai cattolici di rito siro-malankarese di conservare le loro tradizioni. Solo ai cattolici di rito romano è stato chiesto di rigettarle e sostituirle con il novus ordo. Sono i misteri di questo cattolicesimo che agisce con tre pesi e cinque misure! Un cattolicesimo che dice una cosa, custodire la tradizione (Traditionis Custodes) e ne fa un'altra (buttare via inorridito le tradizioni)! E con tale schizofrenia pensiamo pure di ricomporre l'unità cogli ortodossi. Mah! Non siamo messi tanto bene!
RispondiEliminaFonte: Lo Spigolatore Romano
Cosa vuole Dio che facciano i fedeli cattolici quando Roma sembra opporsi a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato?
RispondiEliminaQuesta non è più una domanda ipotetica.
Mentre Papa Leone XIV intensifica la pressione sulla SSPX in vista delle consacrazioni episcopali 2026, i cattolici devono rispondere a una domanda inevitabile:
La fedeltà alla Tradizione è un atto di disobbedienza al Papa... o un atto di obbedienza a Dio?
La Fsspx ha sempre "accettato" il Concilio con riserva cioè non incondizionatamente.
RispondiElimina[Segue dall'intervento precedente]
Siamo sempre all'accordo del 5 maggio 1988, rinnegato spontaneamente il giorno dopo da mons. Lefebvre. Circa il Concilio così diceva il testo :
"3) Per quanto riguarda alcuni punti insegnati dal Concilio Vat II o riguardanti le successive riforme della liturgia e del diritto che ci sembrano difficilmente conciiabili con la Tradizione, ci impegnaamo ad avere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazizone con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica". Quindi: si mantiene il diritto ad esprimere delle riserve sul Concilio e le successive riforme, con la promessa di non assumere atteggiamenti polemici. Si vede chiaramente che l'accordo manteneva alla Fsspx il diritto e comunque la facoltà di criticare il Concilio e il postconcilio, anche se (in teoria) cum grano salis. Nessuna accettazione incondizionata del Concilio. Inoltre:
4) "Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della Messa e dei Sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che la Chiesa fa e secondo i riti indicati nelle tipiche edizioni del Messale Romano e dei Rituali dei Sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II". Mons. Lefebvre disse sempre che la Consacrazione del NO "non poteva dirsi invalida", nonostante i notevoli cambiamenti apportati. Ma l'aver mantenuto la transustanziazione non impediva alla nuova e rivoluzionata Messa di assumere (vedi recentemente mons. Schneider) il senso di un servizio di preghiera protestante (Santa Cena degli eretici). Importante è la frase su "Messa e Sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che la Chiesa fa": secondo la critica rivolta già da Bacci e Ottaviani al NO, non è sicuro che questa intenzione sia stata preservata nella formulazione NO, che si presta anche ad esser letta come narrazione del fatto della Croce assai più che come rinnovamente effettivo dello stesso.
Infine, il punto 5) : si prometteva di "rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, in particolare quelle contenute nel Codice di dir. canonico promulgato da GP II nel 1983".
Dunque :"accettazione" non incondizionata ma sottoposta al mantenimento di diversi "paletti".
Circa la seconda "accettazione", don Carusi scrive: "La seconda, nella lettera del 15 dicembbre 2008 a firma del Superiore Gen. etc a nome dei quattro vescovi per chiedere la revoca delle scomuniche, dove si legge 'noi accettiamo e facciamo nostri tutti i concili fino al Vaticano II, sul quale esprimiamo alcune riserve;". In sostanza, era la medesima accettazione con riserva dell'accordo del 1988, di cui sopra.
La terza e ultima "accettazione" è quella del 2012, pure andatra in fumo ma per l'opposizione della Curia cioè della parte ostile alla Fraternità, attivissima nell'allora vescovo G. Mueller, notorio nemico dei "lefebvriani" (e lo è ancor oggi), da poco eletto Prefetto dell'ex S. Uffizio..
Qui don Carusi cerca di mettere in cattiva luce la Fsspx. Occorre un post ad hoc.
A seguire. Se l'articolo va in seconda pagina, non lo scrivo, perchè una volta in seconda pagina non lo legge più nessuno. Dico intanto che dal testo non risulta quello che afferma don Carusi, che ci sarebbe stata un'accettazione senza riserve della collegialità vaticanseconda. Il testo sembrava fare alcune concessioni, bilanciate però dal mantenimento di alcuni importanti paletti.
ap
Un atto di obbedienza a Dio.
RispondiEliminam.a.
« Ogni cattolico cosciente deve rifiutare questo concilio che è stato ed è il colpo di stato della massoneria nella Chiesa. »
RispondiEliminaTout est dit. C'est là le fond des choses. Quant à ce prélat qui s'est mis, un jour, à quatre pattes devant la Pachamama (voir les photos), qui ne s'en est jamais excusé (il a pourtant commis un péché mortel d'idolâtrie), et qui prétend maintenant être le pape — mais pape de quoi ? de l'église qu'il appelle synodale ? —, excusez-moi, mais il a autant de titre à exercer cette fonction que l'archevêquesse fantoche de Cantorbéry, qu'il a reçue en grandes pompes au Vatican.. Et tout ce qu'il peut désormais dire et proclamer, en privé comme urbi et orbi, n'a strictement aucune valeur, est absolument nul et non avenu.
Je suis tout à fait d'accord.
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