31 Luglio. Il Sangue del costato aperto
Settima effusione: il colpo di lancia
Il mese del Preziosissimo Sangue si conclude davanti al costato aperto di Cristo. Dopo la morte del Signore, un soldato gli colpisce il fianco con la lancia, e subito ne escono sangue e acqua. La settima effusione ci porta al centro più profondo del mistero: il Cuore trafitto del Redentore, da cui sgorga la vita della Chiesa.
Gesù ha già consegnato lo spirito. Tutto sembra finito. La voce si è spenta, il corpo è immobile, il sacrificio è compiuto. E proprio allora il suo costato viene aperto. Dal corpo morto del Figlio scaturiscono sangue e acqua. La Chiesa ha sempre contemplato questo segno con stupore. Non è un dettaglio marginale. È una rivelazione. Dal Cristo addormentato nella morte nasce la Sposa. Dal nuovo Adamo nasce la Chiesa. Dal costato trafitto sgorgano i sacramenti che comunicano la vita nuova.
Il Sangue e l’acqua richiamano l’Eucaristia e il Battesimo, il sacrificio e la purificazione, la redenzione e la nascita. Il Sangue ci parla dell’amore versato fino all’estremo. L’acqua ci parla della vita nuova donata nello Spirito. In quel fianco aperto si manifesta che Cristo non ha trattenuto nulla. Anche dopo la morte, il suo corpo continua a donare. L’amore del Figlio resta aperto.
Qui il mese trova il suo compimento. Siamo partiti dal Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, abbiamo contemplato il Verbo incarnato, l’alleanza, l’agonia, la flagellazione, la croce, l’Eucaristia, la misericordia, la vita della Chiesa, la missione. Ora tutto converge nel costato aperto. Il Sangue di Cristo non è una devozione separata dal cuore della fede. È il cuore della fede visto nella concretezza del dono.
Il costato aperto ci rivela anche il volto della Chiesa. La Chiesa non nasce da un programma umano, dal consenso, dalla strategia, dalla sensibilità del momento. Nasce dal sacrificio di Cristo. Ogni volta che la Chiesa dimentica il costato aperto, comincia a parlare molto di sé, dei suoi processi, delle sue strutture, delle sue urgenze, dei suoi equilibri. Tutte cose che hanno anche il loro posto, certo, visto che perfino la grazia deve talvolta attraversare verbali e calendari. Eppure la sorgente è un’altra: il Sangue e l’acqua che sgorgano dal fianco del Signore.
Il costato trafitto è anche rifugio. I santi hanno spesso contemplato in esso il luogo in cui l’anima può nascondersi, riposare, essere guarita. Vi entriamo quando ci lasciamo raggiungere dalla misericordia. Vi entriamo quando riceviamo i sacramenti. Vi entriamo quando contempliamo il Crocifisso con fede. Vi entriamo quando consegniamo le nostre ferite alla ferita di Cristo. La ferita del Signore non è chiusa, perché resta aperta come porta di salvezza.
Questa ultima effusione ci chiede di guardare anche le nostre ferite in modo diverso. L’uomo tende a chiudersi dove è stato ferito. Cristo, invece, dalla ferita aperta dona vita. Questo non significa esporre tutto, né trasformare il dolore in spettacolo, ma lasciare che la grazia attraversi ciò che ci ha ferito, perché anche lì possa nascere amore. Una ferita unita a Cristo può diventare luogo di compassione, di intercessione, di fecondità.
La pratica spirituale conclusiva può essere una consacrazione semplice al Preziosissimo Sangue. Davanti al Crocifisso, possiamo affidare al Signore la nostra vita, la Chiesa, i sacerdoti, le famiglie, i malati, i morenti, i peccatori, i lontani, le anime del purgatorio. Tutto può essere deposto nel costato aperto di Cristo. Nessuna miseria è più grande di quella ferita da cui sgorga la salvezza.
Cari amici, il mese termina e il mistero resta. Non abbiamo meditato il Sangue di Cristo per aggiungere qualche pensiero devoto al calendario. Abbiamo sostato davanti al prezzo dell’amore. Ora il cammino continua nella vita ordinaria: nella Messa, nella confessione, nella carità, nella preghiera, nella missione, nel modo in cui guardiamo ogni persona come riscattata dal Sangue dell’Agnello.
Dal costato trafitto di Cristo la Chiesa contempla la sorgente della propria vita. Il Sangue che abbiamo adorato durante questo mese non redime soltanto una parte dell’uomo. Raggiunge la persona intera, perché il Figlio di Dio ci ha salvati assumendo la nostra carne e consegnando il proprio corpo sulla croce.
Quel Sangue è sgorgato da un corpo vero. È il Sangue del bambino nato da Maria, dell’uomo che ha percorso le strade della Galilea, delle mani che hanno toccato i malati e del cuore trafitto sul Calvario. La redenzione non si è compiuta fuori dalla carne. È entrata nella nostra storia attraverso il corpo del Verbo incarnato.
Per questo, come abbiamo detto ieri, il corpo non rimane ai margini della vita spirituale. Nel corpo la fede prende forma. Con esso preghiamo e serviamo. Attraverso di esso impariamo la carità e sperimentiamo anche la fragilità del peccato. Il corpo porta i segni delle nostre scelte e diventa il luogo concreto nel quale possiamo appartenere a Dio.
La fede cristiana non attende soltanto la sopravvivenza dell’anima. Professa la risurrezione della carne. Cristo ha redento l’uomo intero e conduce alla gloria la persona nella sua unità. Il corpo che oggi conosce la fatica e il limite resta affidato alla potenza del Risorto.
Cari amici, il mese che si apre domani ci condurrà dentro questo mistero. Dopo aver contemplato il Preziosissimo Sangue, guarderemo il corpo dal quale quel Sangue è stato versato e il corpo umano che esso ha redento. Alla scuola di Maria assunta nella gloria impareremo a riceverlo come dono, a viverlo come luogo della nostra vocazione e ad attenderne la trasfigurazione.
Il cammino di luglio ci conduce così verso agosto. Il Sangue di Cristo ci ha mostrato il prezzo della redenzione. Da domani contempleremo ciò che Cristo ha voluto redimere e portare con sé nella gloria: l’uomo intero, chiamato alla risurrezione.
Gesù ha già consegnato lo spirito. Tutto sembra finito. La voce si è spenta, il corpo è immobile, il sacrificio è compiuto. E proprio allora il suo costato viene aperto. Dal corpo morto del Figlio scaturiscono sangue e acqua. La Chiesa ha sempre contemplato questo segno con stupore. Non è un dettaglio marginale. È una rivelazione. Dal Cristo addormentato nella morte nasce la Sposa. Dal nuovo Adamo nasce la Chiesa. Dal costato trafitto sgorgano i sacramenti che comunicano la vita nuova.
Il Sangue e l’acqua richiamano l’Eucaristia e il Battesimo, il sacrificio e la purificazione, la redenzione e la nascita. Il Sangue ci parla dell’amore versato fino all’estremo. L’acqua ci parla della vita nuova donata nello Spirito. In quel fianco aperto si manifesta che Cristo non ha trattenuto nulla. Anche dopo la morte, il suo corpo continua a donare. L’amore del Figlio resta aperto.
Qui il mese trova il suo compimento. Siamo partiti dal Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, abbiamo contemplato il Verbo incarnato, l’alleanza, l’agonia, la flagellazione, la croce, l’Eucaristia, la misericordia, la vita della Chiesa, la missione. Ora tutto converge nel costato aperto. Il Sangue di Cristo non è una devozione separata dal cuore della fede. È il cuore della fede visto nella concretezza del dono.
Il costato aperto ci rivela anche il volto della Chiesa. La Chiesa non nasce da un programma umano, dal consenso, dalla strategia, dalla sensibilità del momento. Nasce dal sacrificio di Cristo. Ogni volta che la Chiesa dimentica il costato aperto, comincia a parlare molto di sé, dei suoi processi, delle sue strutture, delle sue urgenze, dei suoi equilibri. Tutte cose che hanno anche il loro posto, certo, visto che perfino la grazia deve talvolta attraversare verbali e calendari. Eppure la sorgente è un’altra: il Sangue e l’acqua che sgorgano dal fianco del Signore.
Il costato trafitto è anche rifugio. I santi hanno spesso contemplato in esso il luogo in cui l’anima può nascondersi, riposare, essere guarita. Vi entriamo quando ci lasciamo raggiungere dalla misericordia. Vi entriamo quando riceviamo i sacramenti. Vi entriamo quando contempliamo il Crocifisso con fede. Vi entriamo quando consegniamo le nostre ferite alla ferita di Cristo. La ferita del Signore non è chiusa, perché resta aperta come porta di salvezza.
Questa ultima effusione ci chiede di guardare anche le nostre ferite in modo diverso. L’uomo tende a chiudersi dove è stato ferito. Cristo, invece, dalla ferita aperta dona vita. Questo non significa esporre tutto, né trasformare il dolore in spettacolo, ma lasciare che la grazia attraversi ciò che ci ha ferito, perché anche lì possa nascere amore. Una ferita unita a Cristo può diventare luogo di compassione, di intercessione, di fecondità.
La pratica spirituale conclusiva può essere una consacrazione semplice al Preziosissimo Sangue. Davanti al Crocifisso, possiamo affidare al Signore la nostra vita, la Chiesa, i sacerdoti, le famiglie, i malati, i morenti, i peccatori, i lontani, le anime del purgatorio. Tutto può essere deposto nel costato aperto di Cristo. Nessuna miseria è più grande di quella ferita da cui sgorga la salvezza.
Cari amici, il mese termina e il mistero resta. Non abbiamo meditato il Sangue di Cristo per aggiungere qualche pensiero devoto al calendario. Abbiamo sostato davanti al prezzo dell’amore. Ora il cammino continua nella vita ordinaria: nella Messa, nella confessione, nella carità, nella preghiera, nella missione, nel modo in cui guardiamo ogni persona come riscattata dal Sangue dell’Agnello.
Dal costato trafitto di Cristo la Chiesa contempla la sorgente della propria vita. Il Sangue che abbiamo adorato durante questo mese non redime soltanto una parte dell’uomo. Raggiunge la persona intera, perché il Figlio di Dio ci ha salvati assumendo la nostra carne e consegnando il proprio corpo sulla croce.
Quel Sangue è sgorgato da un corpo vero. È il Sangue del bambino nato da Maria, dell’uomo che ha percorso le strade della Galilea, delle mani che hanno toccato i malati e del cuore trafitto sul Calvario. La redenzione non si è compiuta fuori dalla carne. È entrata nella nostra storia attraverso il corpo del Verbo incarnato.
Per questo, come abbiamo detto ieri, il corpo non rimane ai margini della vita spirituale. Nel corpo la fede prende forma. Con esso preghiamo e serviamo. Attraverso di esso impariamo la carità e sperimentiamo anche la fragilità del peccato. Il corpo porta i segni delle nostre scelte e diventa il luogo concreto nel quale possiamo appartenere a Dio.
La fede cristiana non attende soltanto la sopravvivenza dell’anima. Professa la risurrezione della carne. Cristo ha redento l’uomo intero e conduce alla gloria la persona nella sua unità. Il corpo che oggi conosce la fatica e il limite resta affidato alla potenza del Risorto.
Cari amici, il mese che si apre domani ci condurrà dentro questo mistero. Dopo aver contemplato il Preziosissimo Sangue, guarderemo il corpo dal quale quel Sangue è stato versato e il corpo umano che esso ha redento. Alla scuola di Maria assunta nella gloria impareremo a riceverlo come dono, a viverlo come luogo della nostra vocazione e ad attenderne la trasfigurazione.
Il cammino di luglio ci conduce così verso agosto. Il Sangue di Cristo ci ha mostrato il prezzo della redenzione. Da domani contempleremo ciò che Cristo ha voluto redimere e portare con sé nella gloria: l’uomo intero, chiamato alla risurrezione.
Alla scuola della famiglia del Preziosissimo Sangue
San Gaspare, santa Maria De Mattias e il beato Merlini riconducono tutti al costato aperto di Cristo. Da lì sgorga il Sangue che fonda la missione, l’adorazione, la vita offerta e la pace interiore. (cfr. S. Gaspare del Bufalo, Lettere 2740 e 2764, Epistolario VII, pp. 93 e 116; S. Maria De Mattias, Lettere 302, 315 e 316, Lettere, vol. II, pp. 25, 44 e 47; G. Merlini, Lettere a Maria De Mattias I, Edizioni Sanguis, Roma 1974, p. 40.)
Preghiera
Gesù, dal tuo costato aperto hai donato Sangue e acqua per la salvezza del mondo. Accogli nella tua ferita la mia vita, le mie ferite, la Chiesa, i peccatori, i malati, i morenti e le anime del purgatorio. Fa’ che io viva sotto il segno del tuo Sangue e diventi testimone della tua misericordia. Il mese termina, la tua sorgente resta aperta.
Giaculatoria
Sanguis Christi, omni glória et honóre digníssimus, salva nos.
Sangue di Cristo, sgorgato dal costato aperto sulla croce, salvaci.

I Giudei contavano i giorni partendo dall'ora del tramonto; quindi è imminente l'inizio del grande Sabato. I soldati s'avvicinano prima alle croci dei due ladroni, ai quali rompono le gambe; poi "s'avanzano verso la croce del Redentore; il cuore di Maria ha un sussulto: qual nuovo oltraggio faranno questi barbari al corpo insanguinato del caro Figlio? Essi guardano il divino condannato, constatano che non ha più un filo di vita; ma, per meglio assicurarsene, uno di loro impugna la lancia e la conficca nel costato destro della vittima. La punta gli trapassa il cuore, e quando il soldato la estrae, da quest'ultima sua piaga sgorgano alcune gocce di sangue misto ad acqua. È la quinta effusione del sangue redentore, ed è la quinta piaga che riceve Gesù sulla Croce.
RispondiEliminaCon questa ultima riflessione termina la provvidenziale serie di articoli dedicati al Preziosissimo sangue del Signore.
RispondiEliminaRicordo, il primo di luglio, con quanta amarezza uscii dalla Santa Messa dopo che il celebrante non aveva nemmeno menzionato la memoria del sangue salvifico e il mese che la tradizione gli ha dedicato.
Ed ecco la consolazione grazie a questo blog: una perla al giorno per un mese intero!
Oltre le mie aspettative, imparando tanto e scoprendo tesori a me ignoti, aiutato di giorno in giorno ad andare oltre la semplice devozione e anche qualche sterile amarezza polemica. Qui c'è la vita.
Grazie!
Mese del Preziosissimo Sangue (31 Luglio) – IL SANGUE DELLA GLORIA
RispondiElimina“A coloro che sulla terra hanno riposto tutta la loro fiducia in Cristo, il Sangue Prezioso aprirà le porte del cielo e darà una letizia senza fine: «Beati coloro che lavarono le loro stole nel Sangue dell’Agnello, per avere diritto all’albero della vita e ad entrare per le porte della Città eterna» (Apoc.). Il fine per il quale Gesù versò il suo Sangue non fu soltanto quello di dare gloria a Dio e di ristabilire l’ordine turbato dal peccato, ma anche di ridonare all’uomo il diritto al Paradiso:«Siamo certi, dice S. Tommaso, di entrare nel Sancta Sanctorum celeste per il Sangue di Gesù». Perciò i santi dicono che il Sangue di Gesù è la chiave del Paradiso e che nessuno può entrarvi se non si purifica in esso. E mentre sulla terra quel Sangue costituisce l’unico motivo della nostra speranza, nel cielo sarà la causa del nostro trionfo e l’oggetto del nostro gaudio. «Il Sangue di Cristo è un nuovo scintillante raggio di luce, che apre un campo novello alla contemplazione degli spiriti celesti, perché per Esso hanno avuto modo di ammirare ed esaltare la misericordia di Dio» (S. Giov. Crisostomo).
Come sarà fulgido il trionfo del Sangue Prezioso! Di quale luce abbagliante sfolgoreranno le piaghe vermiglie di Cristo! Quale gioia sovrumana proveranno i Santi nel fissare in quel Sangue glorioso i loro sguardi! Per quel Sangue hanno sofferto, ora quel Sangue è la loro corona per tutta l’eternità. Anche tu sei destinata al Cielo. Ebbene «… abbi fiducia nel Sangue di Cristo, se un giorno vuoi entrare nel numero dei santi» (S. Paolo). Inèbriati anche tu sulla terra alla fonte di quel Sangue se vuoi goderne i benefici per sempre nell’altra vita. Anche a te come un giorno a S. Caterina, Gesù, mostrando una veste intrisa del suo Sangue, dice: «Figlia mia, ecco la veste che devi portare, se vuoi entrare in Paradiso».
ESEMPIO: L’Apostolo S. Giovanni, mentre tutti gli altri fuggirono, seguì coraggiosamente il Maestro fino al Calvario ed ebbe la fortuna di essere bagnato dal Sangue Divino, mentre era ai piedi della croce. Negli ultimi anni della sua vita fu confinato dai persecutori del Cristianesimo nell’isola di Patmos, dove ebbe quelle mirabili visioni che narra nell’Apocalisse. Rapito in estasi vide l’Agnello immacolato, coperto di Sangue, assiso in tutta maestà su un trono, circondato dai seniori, che in coppe d’oro gli offrivano profumi. Dalla loro bocca usciva un cantico nuovo: «O Signore, tu sei degno di ricevere il libro e di aprire i suoi sigilli poiché sei stato ucciso e ci hai ricomprato col tuo Sangue!».
A quest’inno facevano coro le voci di migliaia e migliaia di angeli: «L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la virtù, la divinità, la sapienza, la fortezza, l’onore, la gloria e la benedizione!». Poi una schiera interminabile di spiriti beati, vestiti di stole bianche ed agitanti palme fra le mani, si prostrò in adorazione davanti al trono dell’Agnello ed uno dei seniori domandò: «Chi sono costoro?». Ed egli stesso rispose: «Questi sono coloro che son venuti dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro stole e le hanno imbiancate nel Sangue dell’Agnello!» Non sentiamo anche noi bruciarci l’anima dal vivo desiderio di partecipare a quel cantico di gloria? Sì, in alto lo sguardo! Al Paradiso, al Paradiso, perché lì con Gesù ci aspettano la Vergine e i Santi!
PROPOSITO: Con la fine del mese di luglio non deve cessare la nostra devozione al Prezioso Sangue. Serbiamola sempre viva nel nostro cuore. Il Sangue di Cristo ci libererà da ogni pericolo e sarà il nostro gaudio eterno.
GIACULATORIA: Maria santissima, angeli e santi del paradiso, datemi la vostra voce, affinché possa lodare ed esaltare in eterno il Sangue Preziosissimo di Gesù.
Tratto da:
Il Mese del Preziosissimo Sangue di Padre R. Benardo C. PP. S. – Editrice Soc. Primavera 1992