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lunedì 20 luglio 2026

Cardinale Sarah: La generosità di Papa Leone nei confronti della Messa tradizionale "deve essere applicata da tutti i vescovi"

Nella nostra traduzione dal Substack di Diane Montagna. Un titolo molto ottimista! In una nuova videointervista, a cinque anni dalla pubblicazione di Traditionis Custodes, il Card. Sarah si esprime sul futuro del vetus ordo e avverte che la “sinodalità” e il paganesimo stanno erodendo la Chiesa dall'interno. Sulla liturgia ci chiediamo: è autentica la generosità di Leone XIV? Fa il paio con le analoghe dichiarazioni del card. Burke [qui]. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.

Cardinale Sarah: La generosità di Papa Leone nei confronti della Messa tradizionale "deve essere applicata da tutti i vescovi"

CITTÀ DEL VATICANO, 16 luglio 2026 — Il cardinale Robert Sarah ha un messaggio per i vescovi di tutto il mondo: emulate la generosità di Papa Leone XIV nei confronti della Messa tradizionale. In una nuova video intervista, il cardinale guineano, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, sostiene che la recente lettera di Papa Leone [qui - qui - qui] , che esorta i vescovi francesi all'apertura verso i sacerdoti e le comunità legate al vetus ordo, dovrebbe vincolare ogni vescovo di rito romano, non solo quelli francesi. Queste le sue parole: "Ciò che è stato scritto ai vescovi francesi deve valere per tutti i vescovi".

Il suo appello giunge mentre assume nuovo peso  una rivelazione di un anno fa: un sondaggio vaticano tra i vescovi di tutto il mondo avrebbe infatti contraddetto [vedi] le stesse motivazioni addotte da Papa Francesco per limitare severamente la Messa tridentina nel suo motu proprio del 2021, Traditionis Custodes. "Non possiamo dire che ciò che è stato fatto per 1.600 anni non sia più valido ora", afferma il cardinale Sarah, respingendo la premessa alla base delle restrizioni e invitando l'episcopato mondiale a seguire l'esempio del nuovo Papa piuttosto che a rimanere ancorato a quanto imposto dal suo predecessore.

Il cardinale Sarah si spinge ancora oltre, mettendo in discussione la legittimità stessa di un decreto che annullerebbe secoli di pratica liturgica: «Quello che annulla non è un testo valido, perché la Chiesa è continuità».

L'intervista si è svolta il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, al termine del secondo Concistoro straordinario dei Cardinali del pontificato di Papa Leone XIV. Ha toccato argomenti che andavano ben oltre la questione dello status della Messa tradizionale.

Commentando il Sinodo sulla Sinodalità in corso, il Cardinale afferma senza mezzi termini che si tratta di una terminologia che non ha "mai compreso". Sostiene che la relazione del Gruppo di Studio n. 9 sull'omosessualità non dovrebbe giungere alle diocesi di tutto il mondo senza prima essere stata esaminata personalmente da Papa Leone. E sulla liturgia in generale, mette in guardia da ciò che accade quando il culto divino diventa, per usare le sue parole, "una sorta di intrattenimento".

Il cardinale Sarah ha approfondito la sua critica alla Sinodalità nelle dichiarazioni rilasciate dopo l'intervista. «Sinodalità», ha affermato, è «un termine astratto, intraducibile nelle nostre lingue africane», privo di fondamento nella Scrittura, nella storia o nella Tradizione della Chiesa. Quando Paolo VI ripristinò il Sinodo dei Vescovi, ha ricordato, l'obiettivo era preciso: permettere ai vescovi di «vivere meglio la collegialità» e aiutare il Papa a compiere la sua missione di Pastore universale «con maggiore fedeltà». Ciò di cui c'è bisogno ora, urgentemente, è una chiara definizione del «significato esatto, delle competenze, dei limiti e della missione» della Sinodalità, una definizione che lasci intatti la dottrina, la morale, la natura e la struttura della Chiesa. Ed ha insistito, concludendo, che la Chiesa, è Sposa, Madre e Corpo Mistico di Cristo. «Mi sembra inappropriato chiamarla 'sinodale'».

Nella nostra intervista, parliamo anche del suo nuovo libro (disponibile in francese), in cui affronta di petto la crisi di fede della Chiesa e si chiede se tra venticinque anni essa  sarà ancora un faro. «La Chiesa appartiene a Cristo; non è nostra», afferma, non è qualcosa che «creiamo», rimodelliamo o rinominiamo per adattarla ai tempi.

Egli sottolinea inoltre quella che considera l'infiltrazione del paganesimo nella Chiesa. In una critica energica e schietta sulla presenza della Pachamama al Sinodo sull'Amazzonia del 2019, ospitato in Vaticano, afferma: "L'abbiamo portata in processione dalla Basilica all'Aula Paolo VI, ed è rimasta davanti a noi per tutta la durata del Sinodo" [qui]. I missionari un tempo dicevano ai convertiti africani di bruciare tali idoli, osserva. "E ora", dice, "portiamo la Pachamama nella Basilica".

Interrogato direttamente sulla possibilità che la Chiesa continui a essere quella luce nel 2050, il cardinale Sarah non usa mezzi termini: «Sì… Cristo non abbandonerà la sua Chiesa», afferma. «Rimarrà fino alla fine del mondo». Ma insiste sul fatto che «dobbiamo convertirci a Cristo; non è Cristo che deve convertirsi a noi, alle nostre idee, al nostro cambio di paradigma» [qui - qui - qui].

Peccato che i nostri pastori conservatori si rivelino d'accordo sulle questioni fondamentali, ma poi non interagiscano e procedano in ordine sparso...

15 commenti:

  1. Si ha l'impressione che alla maggioranza dei vescovi non importi nulla della Chiesa Cattolica. E questo eccesso di leggi e contro leggi cozza violentemente con il sintetico 'sì sì, no no' di nostro Signore. La verbosità legislativa è portatrice ed intesificatrice del caos. Si finge di far meglio per tutti mentre nei fatti tutti vengono abbindolati, raggirati, plagiati.
    Con la Santa Cresima tutti siamo diventati soldati di Gesù Cristo e allora da soldati comportiamoci, senza tante chiacchiere, svenevolezze, raduni sinodali e non. Ognuno faccia il suo dovere nei compiti che la vita gli ha assegnato, il mondo, nella sua interezza, lo salverà Dio, Uno eTrino.
    Il Caos presente è figlio della malafede dell'uomo che si è fatto dio alterando e storpiando tutte le potenze umane: pensiero, sentimento, volontà in intellettualismo, sentimentalismo, volontarismo, il che significa che ognuna di queste potenze non si è nutrita come Dio comanda ma, come il 'fai come ti pare' ha imposto. Ad essere sinceri il Gran Male è nato dalla Chiesa quando è venuta meno al suo compito di insegnare ed ha preteso di far di testa sua aggiornandosi.Come tutte le erbe medicinali erano tali dalla creazione del mondo, ancor più e ancor meglio, l'insegnamento del Signor nostro viene dall'Eterno ed in Eterno dura.

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  2. A grandi passi verso la riserva indiana... o "cattolica"... dove tra un po' manderanno pure noi.
    Sbaglio o era pure lui dietro alla canoa ?
    C. Gazzoli

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  3. Imperativo: non lasciarsi menare per il naso.

    Il modo di dire "menare per il naso" (o "prendere per il naso") significa ingannare, raggirare o prendere in giro qualcuno, inducendolo a credere cose non vere o a fare ciò che si vuole.

    Origine dell'espressione

    L'espressione deriva dall'antica pratica contadina di far passare un anello di metallo nelle narici (o nel setto) di tori e bufali. Poiché questi animali sono molto imponenti e difficili da controllare, l'anello permetteva all'allevatore di guidarli e domarli facilmente tirandoli appunto per il naso.

    Per estensione metaforica, "menare per il naso" una persona significa controllarla a proprio piacimento, manipolandola come si farebbe con una bestia da soma.

    Contesto e sinonimi

    Uso comune: Si usa spesso quando una persona fa promesse che non ha intenzione di mantenere o fornisce false rassicurazioni.

    Sinonimi: Raggirare, abbindolare, prendere in giro, turlupinare.

    Cor Jesu, adveniat regnum tuum. Adveniat per Mariam.

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  4. Sarah qui mi sembra davvero un po' Candide.

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  5. Tutto vero, il cardinale ha ragione! Paganesimo e sinodalita' stanno distruggendo la Chiesa! Ma la distruzione è iniziata molto prima, con i frutti avvelenati del Concilio Vaticano II, che ha generato lo sfacelo del postconcilio, da cui è nata la sinodalita'!! Se non si parte dalla causa, invano si combatte l'effetto!!!

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  6. Eminenza!
    Dov'è tutta questa generosità del Santo Padre?

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    1. È quello che mi sono chiesto pure io dopo l'atto persecutorio verso la San Pio X, chi sono i prossimi ?prossimi?

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  7. Se sinodalità vuol dire collegialità del conclave, dei concili ecc. semore è stata, nessuna novità, si continua ciò che avvenne nel primo Concilio di Gerusalemme sotto Pietro. MA se cin sinodalità si vuole la democrazia sono anatema. Di danni la democrazos ne ha fatti a iosa , il modo perfetto di far comandare degli incapaci che non capiscono.nè l'arte di governare nè spesso hanno capacità, passando da vendere bibite a ...comandare per interposta mano. Perche chi comanda in democrazia non è mai il popolo ma i vari rotschild soros ..che pagano le loro.milizie, femen centri soviali antifa...per dire che il popolo vuole ciò che loro vogliono...si è visto bene a Torino contro.il green pass come migliaia di persone che passavano davanti alla rai di To non ricevessero manco un accenno ai tg... ma due gatti che spruzzano vernice ?... su tutti i tg

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  8. La demonocrazia attuale è il paradiso della manipolazione, cioè l'inferno del diritto. E' pura propaganda prezzolata e chi ha il denaro per corrompere paga la prostituzione intellettuale (e non) di chi si vende per rimbambire il popolo. Le mitiche assemblee, il mitico voto e l'ancor più fantasmagorica "verità dal basso" sono pura mistificazione spacciata per ragione, progresso, conquista e libertà... La demonocrazia esiste.

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  9. Nonostante Traditionis Custodes... Restano scritte due cose che si contraddicono: TC e la lettera di Papa Leone ai Vescovi francesi.
    Paolo Mitri

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  10. La lettera ai vescovi francesi è esortativa, non vincolante, lasciando l'applicazione pratica al supposto buon cuore dei vescovi, a tutt'oggi non pervenuto.
    Utilità? Zero.
    Estendibilità ad altre situazioni? Zero spaccato.
    Attendiamo invece un atto giuridico che ripristini la liberta

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    1. Non c'è bisogno di ripristinare nessuna libertà.

      La libertà esiste già.

      Riporto soltanto i paragrafi VII. e XII della bolla di San Pio V Quo primum tempore:

      VII
      Anzi, in virtú dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: cosí che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d'altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.

      XII
      Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

      Perché smaniate per avere dei permessi dai "vescovi" modernisti?

      San Pio V, prega per noi!

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    2. Sono anch'io convinto che, in ragione della Quo Primum, chiunque possa, senza alcuna restrizione, celebrare la messa di sempre. Non si dovrebbe quindi soggiacere ai divieti di nessuno e nel caso, sempre in virtù della Quo Primum, bisognerebbe appellarsi formalmente al Papa. E a quel punto sarei curioso di vedere come si comporterebbe il Santo Padre: cosa farebbe? Disconoscerebbe la Quo Primum? La proclamerebbe invalida? Il problema vero è che abbiamo un clero pavido e poco formato, che forse la bolla di San Pio V nemmeno la conosce...

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  11. Nonostante Traditionis Custodes... Restano scritte due cose che si contraddicono: TC e la lettera di Papa Leone ai Vescovi francesi.
    Paolo Mitri

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