Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Contare i cieli. Qui l'indice delle varie formule del latino liturgico.
Contare i cieli
Nel Credo niceno-costantinopolitano, si dice che Dio Padre abbia creato il cielo e la terra ( οὐρανοῦ καὶ γῆς ), mentre si dice che il Figlio di Dio sia disceso dai cieli ( ἐκ τῶν οὐρανῶν ) per farsi uomo e, dopo la sua risurrezione dai morti, sia asceso ai cieli ( εἰς τοὺς οὐρανούς ), dove siede alla destra del Padre. Si potrebbe essere tentati di liquidare l'uso sia del singolare che del plurale come una necessità di varietà poetica, piuttosto che come un'indicazione di due luoghi diversi. D'altra parte, vale la pena chiedersi se Dio Figlio sia venuto dal Cielo creato dal Padre, come se fosse una creatura simile al Cielo stesso. Certamente no, poiché il Credo niceno fu scritto per respingere questa posizione ariana. Pertanto, quando si dice che il Figlio è venuto e ritornerà "ai Cieli", il plurale può indicare il luogo in cui dimora soltanto la Santissima Trinità, in contrapposizione al luogo creato da Dio per le sue creature benedette (gli Angeli e i Santi).
Queste sottigliezze, in ogni caso, si perdono nella traduzione. Tutte le versioni ufficiali in lingua volgare del Messale Romano del 1970 che ho consultato usano sempre "cielo" (singolare): l'italiano ha cielo, il francese ciel, il tedesco Himmel e l'inglese "heaven".
Ma la più grande peculiarità di tutte è la traduzione latina presente sia nel vecchio che nel nuovo Messale Romano, secondo la quale Dio è il Creatore del Cielo ( caelum ), Suo Figlio discende dai Cieli ( caeli ) e il Figlio ascende al Cielo ( caelum ). In altre parole, il latino segue la numerazione greca del sostantivo le prime due volte, ma non la terza.
Il vantaggio dell'originale greco è che mostra che il luogo da cui Gesù è venuto è esattamente lo stesso luogo in cui ritorna. Ascendendo al Cielo, Gesù chiude perfettamente il cerchio del Suo viaggio. Un tale cerchio, mi sembra, è tipico del pensiero greco antico, dalla partenza e dal ritorno di Ulisse nell'Odissea di Omero all'emanazione e al ritorno dell'anima nelle Enneadi di Plotino. La mentalità romana, al contrario, è più simile alla traiettoria dell'Eneide di Virgilio. Viaggiando in Italia, Enea sta tecnicamente tornando alla sua patria ancestrale,[1] ma è una patria in cui non è mai stato prima. Pertanto, il viaggio di Enea è sia circolare che lineare, con lo sviluppo della trama dominato da quest'ultimo. Forse proclamando che Gesù è venuto dai Cieli ed è asceso al Cielo, il Credo latino vuole richiamare l'attenzione su come il Cielo sia ora diverso grazie all'Ascensione e alle anime sante, salvate dal Limbo, che ora lo popolano. Oppure, il Cielo è ora diverso perché un'anima e un corpo umani vi sono entrati per la prima volta, un Sommo Sacerdote che offre il proprio sangue in un Tempio non fatto da mani d'uomo. (Vedi Ebrei 9, 12)
Potrebbe esserci una seconda ragione per la "traduzione errata" latina. A mio avviso, rendere un luogo o una regione al plurale li rende più indeterminati o amorfi. Qualcuno che si perde nei canyon, ad esempio, mi sembra più perso di qualcuno che si perde nel canyon; in quest'ultimo caso, possiamo organizzare le ricerche con maggiore precisione. Gesù che viene dai "cieli" potrebbe significare che Gesù proviene da un luogo amorfo in alto, ma quando Gesù ritorna, ritorna in un luogo determinato specificato nel versetto successivo: Egli siede alla destra del Padre. La specificità di questo luogo potrebbe aver ispirato il traduttore latino a chiamare il luogo di questo trono "cielo" piuttosto che "i cieli", e questa specificità si lega perfettamente alla specificità del corpo e dell'anima concreti del Verbo Incarnato, che non ritorna al Padre nelle stesse condizioni in cui è partito.
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[1] I Troiani sono chiamati Dardani, e Dardano è detto nell'Eneide 3.163, 7.273 e 8.180 che proveniva da Esperia, un antico nome per l'Italia.
Potrebbe esserci una seconda ragione per la "traduzione errata" latina. A mio avviso, rendere un luogo o una regione al plurale li rende più indeterminati o amorfi. Qualcuno che si perde nei canyon, ad esempio, mi sembra più perso di qualcuno che si perde nel canyon; in quest'ultimo caso, possiamo organizzare le ricerche con maggiore precisione. Gesù che viene dai "cieli" potrebbe significare che Gesù proviene da un luogo amorfo in alto, ma quando Gesù ritorna, ritorna in un luogo determinato specificato nel versetto successivo: Egli siede alla destra del Padre. La specificità di questo luogo potrebbe aver ispirato il traduttore latino a chiamare il luogo di questo trono "cielo" piuttosto che "i cieli", e questa specificità si lega perfettamente alla specificità del corpo e dell'anima concreti del Verbo Incarnato, che non ritorna al Padre nelle stesse condizioni in cui è partito.
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[1] I Troiani sono chiamati Dardani, e Dardano è detto nell'Eneide 3.163, 7.273 e 8.180 che proveniva da Esperia, un antico nome per l'Italia.

Grazie per queste meraviglie!
RispondiEliminaIl “nuovo” per chi sta nel tempo è l’eterno adesso di Dio Uno e Trino, creatore del cielo e della terra.
La terra è l’universo intero, dal micro al macrocosmo, dall’atomo alle galassie.
Cielo sono le realtà spirituali, in cui si sono frazionate le “acque” sopra e sotto il firmamento.
Visti anagogicamente (non da terra) abbiamo un cielo creato, quello che vediamo sopra le nostre teste, dove volano le nuvole e si vedono le stelle; poi un cielo di spiriti ribelli, precipitati dopo la lotta angelica, potenze dell’aria del principe di questo mondo; poi i cieli delle anime dei santi, con gli angeli custodi, nel coro dei serafini e dei cherubini… fino al Cielo “sopra” (oltre) quei cieli.
Padre nostro, che sei nei cieli: Gesù insegna a pregare con queste parole. Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Qui si coglie la potentissima sfumatura che significa il ritorno a casa degli esuli, permesso dalla liberazione dal male, dal pane soprasostanziale, dal perdono che libera dal peso del debito che il principe del mondo moltiplicherebbe all’infinito e che l’incarnazione redentrice estingue per chi cerca quel regno e non altri.
Siamo fatti per il Cielo, viventi in terra, nelle acque del mare, spesso naufraghi: ma con cieli e terrà nuovi il mare non sarà più. Maranatha.
Santa Maria in Aula Regia - 22 ago 2026
RispondiEliminaOggi è la festa di Maria Regina.
Maria, divenendo Madre di Dio, è diventata la Signora dell’universo. Proprio perché Signora, tutto le appartiene e tutto le deve essere consacrato. San Giovanni Damasceno scriveva: “Il Figlio ha asservito alla Madre tutta quanta la creazione”.
https://www.youtube.com/watch?v=UijnR7fxKxE
In italiano così come in latino sarebbe utilissimo differenziare "cielo" (materiale) da "cieli" (dove dimora la Trinità). Altre lingue, come per esempio l'inglese, lo fanno: il primo è "sky", il secondo "Heaven / Heavens".
RispondiEliminaSe in italiano si vuole proprio usare sempre "cielo" indistintamente, almeno la seconda accezione dovrebbe essere differenziata con la maiuscola. Ma anche questa sarebbe una soluzione impropria, in quanto la distinzione svanirebbe quando la parola è proclamata. Dunque sarebbe meglio usare singolare e plurale.
"In altre parole, il latino segue la numerazione greca del sostantivo le prime due volte, ma non la terza."
RispondiElimina"Il vantaggio dell'originale greco è che mostra che il luogo da cui Gesù è venuto è esattamente lo stesso luogo in cui ritorna. Ascendendo al Cielo, Gesù chiude perfettamente il cerchio del Suo viaggio. Un tale cerchio, mi sembra, è tipico del pensiero greco antico..."
"La mentalità romana, al contrario, è più simile alla traiettoria dell'Eneide di Virgilio. (...) il viaggio di Enea è sia circolare che lineare, con lo sviluppo della trama dominato da quest'ultimo.
FORSE proclamando che Gesù è venuto dai Cieli ed è asceso al Cielo, il Credo latino vuole richiamare l'attenzione su come il Cielo sia ora diverso grazie all'Ascensione e alle anime sante, salvate dal Limbo, che ora lo popolano. Oppure, il Cielo è ora diverso perché un'anima e un corpo umani vi sono entrati per la prima volta, un Sommo Sacerdote che offre il proprio sangue in un Tempio non fatto da mani d'uomo. (Vedi Ebrei 9, 12)"
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Molto "forse", queste sono supposizioni o fantasie dell'autore...
L' autore non prende in considerazione la cosmogonia antica, né quella ebraica né quella greca né quella latina. Per semplificare, pensiamo ai "cieli" del Paradiso di Dante.
L'ultimo "cielo" singolare latino, che invece a norma dovrebbe essere plurale come in greco, può essere spiegato dalla specificazione che segue. Il "trono" non sta da qualche parte nei "cieli", ma nel "cielo" per eccellenza dove dimora il Padre, il "cielo dei cieli".
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"...questa specificità si lega perfettamente alla specificità del corpo e dell'anima concreti del Verbo Incarnato, che non ritorna al Padre nelle stesse condizioni in cui è partito."
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Fantasie americane, in stile esegetico modernista.
Fantasie americane, in stile esegetico modernista.
EliminaStile esegetico modernista peraltro non riscontrabile negli altri testi che, semmai, mancano dei riferimenti veterotestamentari, invece presenti ad abundantiam nei testi paralleli dell'autore di 'usus antiquior', che ho scoperto successivamente...