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martedì 11 agosto 2026

Il vescovo di Oslo sul Sinodo diocesano

C'è ancora vescovo e vescovo. Il vescovo di Oslo ha annunciato il primo sinodo diocesano; ma con la seguente specificazione:

"Un sinodo diocesano non è un'assemblea democratica. Come vescovo, sono anche obbligato a escludere dal sinodo qualsiasi cosa contraddica la dottrina della Chiesa o la metta in discussione. Non spetta a noi decidere su questioni di fede e moralità"

Fonte: Niwa Limbu su X

10 commenti:

  1. Una rondine (sola) non fa primavera!
    Il problema è sempre lo stesso...
    Nella diocesi accanto, cosa succede?
    E altrove=ovunque?

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  2. Qualcuno rispetta le regole della Chiesa Cattolica ?

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  3. https://infovaticana.com/en/2026/08/10/the-bishop-of-oslo-sets-limits-on-synodality-it-is-not-up-to-us-to-decide-on-matters-of-faith-and-morals/

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  4. Sarebbe stato bello sentire le stesse parole dal Santo Padre.

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  5. Intanto godiamoci queste belle notizie; e poi consideriamo quanto sia significativo che tali voci "cattoliche" giungano da luoghi in cui il cristianesimo protestante si è azzerato nel giro di un paio di generazioni. Come anche in Gran Bretagna i cattolici (specialmente i convertiti) sanno qual è il destino di chi vuole uniformarsi al mondo: sparire.

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  6. Tutto ciò appare doppiamente interessante, anche perché parliamo di un vescovo di 47 anni, quindi giovane, così come giovane e dinamico - e in controtendenza rispetto alla secolarizzazione europea - è il suo gregge. In effetti, come da mons. Hansen stesso dichiarato, e noi abbiamo raccontato su queste pagine, quella norvegese è una comunità cattolica che oggi attraversa un momento di grande vitalità, con un numero sempre crescente di giovani convertiti. E certamente pure il vescovo di Oslo, nel tracciare il perimetro di un sinodo diocesano che non degradi in un processo che destrutturi la dottrina della Chiesa - o anche solo la metta in discussione -, riflette a sua volta lo spirito e l'ortodossia di una Chiesa giovane che non ha bisogno di strizzare l'occhio alla cultura dominante per il semplice fatto che, giustamente, la conosce già e preferisce lasciarsela alle spalle. Guardando avanti e in alto.

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  7. Intanto il papa11 agosto, 2026 23:32

    Papa Leone XIV ha nominato nuovi consulenti al dicastero della vita religiosa del Vaticano, tra cui sostenitori dell'ideologia LGBT e della "sacra ordinazione delle donne", maggiore esperimentazione liturgica e cambiamenti strutturali nella governance della Chiesa.

    Il 6 agosto, Papa Leone ha nominato 15 nuovi consulenti al Dicastero per gli Istituti di Vita Consecrata e le Società di Vita Apostolica, guidati dalla Prefetta Sorella Simona Brambilla.

    Le nomina includono due vescovi, cinque sacerdoti, due fratelli religiosi e sei sorelle religiose, tra cui diverse figure che hanno apertamente sostenuto posizioni eterodosse legate alle riforme sinodali di Papa Francesco.

    Forse l'incarico più rivelatore è la Sorella Patricia Murray, ex segretaria esecutivo dell'International Union of Superiors General.

    Murray è stata una prominente sostenitrice della comprensione del Papa Francesco della cosiddetta sinodalità all'interno della vita religiosa delle donne.

    In una conferenza del 2021 sulla sinodalità, Murray ha sostenuto che le discussioni riguardanti questioni controverse non potevano essere semplicemente escluse dal processo. "Dobbiamo anche permettere ai temi di cui la gente vuole parlare di essere nominati", ha detto, menzionando esplicitamente il diaconato femminile e il sacerdozio.

    Murray è stata anche interrogata riguardo a "il dolore delle persone LGBTQ+" durante una conferenza stampa del Vaticano riguardante il Sinodo del 16 ottobre 2023. "Penso, in molti dei tavoli, che se non tutti, la questione del dolore, e la ferita delle persone, sia stata affrontata e ascoltata", ha risposto.

    Ha detto che i partecipanti hanno discusso su come la Chiesa possa "rappresentare quel dolore", aggiungendo che alcuni avevano sostenuto che le scuse solitamente sono insufficienti.

    Fonte LifeSiteNews:

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  8. https://www.lifesitenews.com/news/pope-leo-appoints-pro-female-ordination-pro-lgbt-consultors-to-religious-life-dicastery/

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  9. Mons. Olivero, bandana ma contro i tradì e la Messa Tradizionale
    https://blog.messainlatino.it/2026/08/mons-olivero-bandana-ma-contro-i-tradi-e-la-messa-tradizionale.html
    A 'sto punto, mi sembra chiaro che il VAT II e' usato per fare
    quello che gli pare:
    Voglio vestirmi da metalmeccanico?
    E' scritto nel VATII .
    Voglio togliere la croce dall' altare e inchinarmi al sig.microfono?
    E' detto nel VAT II.
    Voglio dirla in piemonteis?
    Gia' fatto! Ripreso paro paro dal VAT II

    Cosa manca?
    Primo, chi disciplini cosa;
    Secondo....una volta si diceva "BRA" .

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  10. (...)
    Nella risposta di monsignor Oliverio emerge che il nuovo rito, che rimane l’unica forma delle celebrazioni eucaristiche, «deve essere costruito da ogni comunità». Quindi parrocchia che vai, liturgia che trovi con il prete come self-made. Siamo perciò ben oltre il Messale inteso come canovaccio ma, scusandoci del paragone, in questa affermazione sta la radice dell’attuale decadenza liturgica – e quindi della Chiesa – per cui la liturgia non è più, come affermano il Concilio, il Magistero e la Tradizione, Opus Dei, ma una costruzione della comunità che decide da sola le regole anziché riceverle dalla Chiesa celebrando sé stessa.

    Su questa deriva Benedetto XVI scrisse pagine memorabili. Sembrano questioni marginali ma non lo sono perché lex  orandi lex credendi. Emerge allora un profondo dissenso circa la natura della liturgia, ma anche della fede, che non è più nemmeno dovuta alla differenza fra vecchi e nuovi libri. I concetti dominanti della nuova visione si possono riassumere nelle parole chiave «creatività», «libertà», «festa», «comunità».

    Da tale punto di vista, rito, obbligo, “interiorità”, “ordinamento della Chiesa universale” appaiono come concetti negativi, che descrivono una situazione da superare della “vecchia” liturgia. Forse occorrerebbe ricordare, contro ogni interpretazione antropocentrica, che «se la liturgia appare innanzitutto come laboratorio del nostro agire, si dimentica l’essenziale: Dio»; e anche: «Ogni qualvolta nei nostri pensieri siamo preoccupati di come rendere la liturgia attraente, interessante e bella, la battaglia è già perduta». Aveva sicuramente torto ed esagerava don Gianni Baget Bozzo (1925-2009) quando diceva che il Novus Ordo era la «secolarizzazione portata al popolo» ma, come in tutti i paradossi, vi si coglie qualche verità.

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