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martedì 4 agosto 2026

Qualcuno sta forse cercando di collegare Papa Leone all'agenda liturgica del Cardinale Roche?

Alcune indiscrezioni anonime provenienti dal Vaticano alimentano le voci secondo cui Papa Leone avrebbe pienamente appoggiato il programma liturgico del Cardinale Roche, ma le prove a sostegno di questa affermazione esistono davvero?
Qualcuno sta forse cercando di collegare Papa Leone
all'agenda liturgica del Cardinale Roche?


Un articolo apparso oggi su un organo di stampa spagnolo ha suscitato ampie speculazioni, suggerendo che Papa Leone XIV sia in perfetta sintonia con la recente intervista rilasciata dal Cardinale Arthur Roche a The Tablet, nella quale il Prefetto del Dicastero per il Culto Divino ha dichiarato con sicurezza che il Santo Padre non avrebbe né revocato la Traditionis Custodes né sarebbe tornato alla Summorum Pontificum di Benedetto XVI [vedi la mia analisi qui -ndT].

L'ultimo rapporto, pubblicato da La Razón, si spinge ben oltre. Citando fonti anonime vaticane, afferma che il documento liturgico distribuito dal cardinale Roche ai membri del Collegio cardinalizio durante il concistoro straordinario di gennaio non sarebbe stato una sua semplice iniziativa, ma sarebbe stato commissionato dallo stesso Papa Leone, personalmente revisionato dal Papa e approvato senza "cambiare una sola virgola". Se ciò fosse vero, sembrerebbe che il Papa appoggi fermamente l'interpretazione teologica del cardinale Roche sulla riforma liturgica post-conciliare e che sia in contrasto con molte delle sue recenti iniziative personali. Inutile dire che questo ha suscitato grande sgomento tra coloro che considerano Traditionis Custodes una vera e propria parodia (come me) e a dir poco dannosa per la fede.

L'articolo, tuttavia, trae una conclusione molto ampia basandosi su fonti anonime ed è importante distinguere tra ciò che è stato effettivamente accertato e ciò che rimane una mera affermazione. Non ci sono dubbi sul fatto che il documento del cardinale Roche sia stato redatto su richiesta del Papa per essere distribuito al concistoro (qui - qui). Questo è stato ampiamente riportato. È anche vero che il documento è stato fatto circolare tra i cardinali.

Ciò che la Santa Sede non ha mai confermato pubblicamente, tuttavia, è che Papa Leone abbia approvato ogni argomentazione in esso contenuta, abbia adottato le conclusioni del cardinale Roche come proprie, o intendesse che diventasse la linea politica ufficiale del suo pontificato.

In effetti, a quanto pare gli stessi cardinali si rifiutarono di dedicare del tempo alla discussione della questione liturgica durante il concistoro, il che significa che il documento di Roche fu distribuito ma non divenne mai oggetto di un dibattito sostanziale.

La vaticanista Diane Montagna ha risposto alla crescente narrazione con un'analisi ponderata sul suo Substack . Invece di accettare le affermazioni senza riserve, osserva che La Razón si basa interamente su fonti vaticane anonime, mentre Papa Leone stesso è rimasto pubblicamente in silenzio sulle specifiche affermazioni che ora gli vengono attribuite. Montagna colloca inoltre quest'ultimo articolo nel contesto più ampio della recente intervista del cardinale Roche a Tablet, in cui il cardinale ha ripetutamente parlato con notevole sicurezza delle intenzioni del Papa, nonostante Leone non abbia mai rilasciato dichiarazioni pubbliche in tal senso. La sua tesi non è che l'articolo spagnolo debba necessariamente essere falso, bensì che le informazioni anonime non debbano essere confuse con l'insegnamento papale.

I lettori possono trovare l'analisi completa di Diane Montagna qui:
Substack di Diane Montagna Un rapporto spagnolo alimenta le preoccupazioni sulle intenzioni di Papa Leone riguardo alla Messa tradizionale. [Non lo traduco perché non ci sono elementi essenziali oltre quelle di questo articolo e della mia precedente analisi qui.

Ci sono ragioni di prudenza: la tempistica è significativa. Nel giro di pochi giorni, due diverse pubblicazioni hanno diffuso essenzialmente lo stesso messaggio: che la visione liturgica del Cardinale Roche sia, in realtà, la visione di Papa Leone. Prima è arrivata l'intervista a The Tablet, ora arriva La Razón, che apparentemente rafforza la stessa narrazione facendo appello a fonti anonime vaticane. Stabilire se si tratti di una comunicazione coordinata, di funzionari che informano autonomamente i giornalisti, o semplicemente di una fedele trascrizione di conversazioni autentiche all'interno del Vaticano è impossibile con le prove attualmente disponibili e mi sembra che rimarrà tale finché Papa Leone non si pronuncerà in modo definitivo sulla questione.

Allo stesso modo, ci sono resoconti di commentatori spagnoli secondo cui La Razón ha da tempo adottato una particolare linea editoriale in materia ecclesiastica e dovrebbe quindi essere letta con la dovuta cautela. Tali osservazioni, tuttavia, riguardano la presunta posizione editoriale della pubblicazione piuttosto che costituire una prova dell'inesattezza di questo particolare articolo. Dovrebbero quindi essere considerate come contesto, non come prova...
Mark Lambert, 4 agosto
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21 commenti:

  1. Quale manina si sta muovendo?

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    1. Quella che il nuovo Codice di Diritto Canonico non scomunica più e non condanna più.

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  2. Premessa: tutta l'informazione è infestata di bugie. Il potere terreno che detiene la cassa ha prostituito intellettualmente (e non...) una grandissima fetta degli informatori professionali, riducendoli a megafoni dei diktat dei burattinai.

    Corollario: anche una buona fetta della cosiddetta controinformazione è controllata dai medesimi, veicolando in modo apparentemente alternativo e tuttavia assai funzionale al mainstream, informazioni che di rimbalzo fanno il gioco del potere.

    Molti eroi della controinformazione sono dei gatekeeper agitati per attirare l'attenzione dei gonzi di seconda istanza, quelli sfuggiti al carrozzone, ma non al baracchino.

    Dal punto di vista di chi si tiene libero da questa menzogna istituzionalizzata, prezzolata e mascherata, il fatto che Leone XIV goda di pessima stampa e sia presentato come cattivo potrebbe essere un buon segno. L'era del paladino dello schifo ecclesiale, Bergoglio, non c'è più e ai capi-cosca serve un nuovo feticcio per mantenere il controllo, chiedendo il pizzo a chicchessia. Ma non sempre le ciambelle riescono col buco e verrà la volta che il buco sarà così grande da caderci dentro.

    La Chiesa è stata occupata da loschi figuri. Chi dentro sta combattendo la bella battaglia non è tenuto a mettersi in bella vista per farsi impallinare dai cecchini col mirino ad infrarosso e il dito sempre sul grilletto. Se serve, anche costoro devono saper giocare d'astuzia, mescolando un po' le carte. A noi, che siamo in mezzo al guado, è richiesta la speranza cristiana, la perseveranza nel bene e l'intelligenza necessaria per capire quel che sta succedendo, non confondendoci e non riconoscendo autorità in chi non l'ha mai avuta e non può averla.

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    1. Concordo in pieno, e mi scuso. come sempre, per una involontaria (ma spero di qualche utilità) autocitazione :
      http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV8089_Catholicus_Avanzata_chiesa_sinodale.html
      precisando di non essere un gatekeeper (non so bene cosa significhi, né mi interessa saperlo, mi basta ed avanza il sano discernimento degli spiriti, dono dello Spirito Santo), ma di ritenermi solo un povero servo inutile, nel senso evangelico del termine, ben felice però di poter dare il mio modesto contributo alla causa di NSGC e della Sua Santa Chiesa, che ormai tutti sanno bene non essere quella di "Prevost, Fernandez & Co" Ltd (cioè limitata al solo orizzonte antropocentrico, immanente, politico-sociale, immorale, eretico ed apostata, senza nessun afflato sovrannaturale) LJC !

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  3. Siamo genuinamente stufi del trito e ritrito spiegone secondo cui un pontefice non può sbarazzarsi di figure scomode dai sacri palazzi, né ridimensionarle drasticamente (tanto più facilmente se era prefetto del dicastero per i vescovi, come il Prevost). A meno che non ne sia ostaggio, o complice. Proprio come se fosse stato eletto da una maggioranza bergogliona - oltre 100 cardinali su 133.

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  4. Ci si arrampica sugli specchi per cercare di dimostrare che il papa regnante non sarebbe d'accordo con le derive sempre più oltraggiose del suo pontificato, come se non sapessimo che documenti e iniziative dei vari cardinali tipo Roche e altri possono esistere solo se il papa li ha preliminarmente approvati, in via informale si capisce.
    È sempre il topos retorico del papa che è sempre buono e non sbaglia mai, a prevalere sono "i cattivi" della Curia che lo circondano, vecchi marpioni capaci di tutto.
    Una visione infantile che perpetuamente si mantiene.

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  5. Credici che robert prevost non abbua avallato...mi dispiace, svegliatevi...oramai è la fine della falsa chiesa sinodale...io non farò in tempo a vedere questa vittoria di Cristo ...ma ci sarà...

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  6. - Cardinale Roche sulla Messa Latina: "Il Papa Leone non cambierà la Tradizionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum."

    L'eminentissimo porporato Arthur Roche ha rilasciato una dichiarazione nella quale il Santo Padre Leone XIV non cambierà Traditionis Custodes, in quanto sarebbe come sconfessare il pontificato di Papa Francesco. Ma pensa, ma guarda, con questo cosa vuol dire? Forse il cardinale ritiene che Papa Leone sia Francesco II? Probabilmente si, dopo l'elezione di Prevost (Papa Leone XIV) ci sono state dichiarazioni che lo vedevano come la continuità di Bergoglio, quindi Francesco II, perché nasconderci dietro un dito? Questo è quelle che sommessamente viene detto. Comunque sia Papa Leone XIV non è Francesco II, figuriamoci, ma quando mai, certamente un Pontefice deve tener conto degli equilibri, ma questo non vuol dire che bisogna parlare a vanvera. Allora secondo Vostra Eminenza è più facile sconfessare il Pontificato di Papa Benedetto XVI? Ehhhh birichino.... d'un furbetto. "Quando l'ignoranza parla l'intelligenza tace".

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  7. Credo che tanti catto-con che avevano esultato all'elezione di Prevost dovrebbero rimettere in cantina le bottiglie di champagne sperando nel prossimo Conclave. Se lo vedranno. Piaccia o no costui è un Bergoglio appena appena più moderato
    Andrea Marchisio

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  8. Il fatto che il Papa e i vescovi utilizzino gli stessi argomenti, lo stesso linguaggio dei progressisti, la stessa forma colpevolizzante nei confronti di un sistema politico di destra dimostra che i due mondi condividono ormai la stessa posizione culturale. Questo ci dimostra che con Papa Francesco e Leone si è superata la dicotomia e la contrapposizione tra comunismo e Chiesa, perché la Chiesa e i partiti progressisti hanno le stesse priorità, usano lo stesso linguaggio e la stessa forma retorica. Diventa quindi naturale chiedersi: sono i comunisti a essersi convertiti al cristianesimo, o sono i cardinali e il Papa a essersi convertiti al comunismo? Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare perché, per tanti anni, il cristianesimo ha contrastato il comunismo.

    Il motivo è legato al fatto che il comunismo è una filosofia e una dottrina politica che nega l’esistenza di Dio, nega l’esistenza dell’anima, crede solo nella materia e considera la morte ed il nulla il destino finale degli uomini e di tutta la realtà; e ritiene che il fine politico sia la giustizia sociale, intesa come il consentire a tutti gli uomini la stessa quantità di benessere economico, senza distinzione tra i ricchi, che hanno molti beni materiali, e i poveri, che ne hanno pochi o non ne hanno affatto.

    La Chiesa, invece, ha sempre ritenuto che non di solo pane vive l’uomo, e che più della povertà materiale conti la povertà spirituale e culturale, la quale nasce dal fatto che l’uomo è spirito, e che la sua verità sta nella relazione con Dio e nell’amore verso gli altri. Questo non è un amore che nega le diseguaglianze o le differenze: esse possono essere superate nell’amore reciproco. Secondo il cristianesimo, chi ha dieci talenti deve manifestare ed esprimere quei dieci talenti, e chi ha un unico talento deve manifestare quell’unico talento; così che, sia chi ha dieci talenti sia chi ne ha uno solo, li metta al servizio della comunità, per il bene di tutti.

    Questo era il motivo della contrapposizione che, con Papa Francesco e Papa Leone, è venuta meno: perché ora la Chiesa ritiene che il compito dell’uomo sia dare a tutti il necessario, senza occuparsi molto delle ragioni spirituali e senza necessariamente curare un rapporto con Dio trascendente che viene sostituito da un’idea di Dio che dovrebbe favorire la pace e la giustizia sociale. Mentre la Chiesa di prima si impegnava a costruire una civiltà dell’amore, la Chiesa di Papa Francesco e di Papa Leone è tesa a costruire una civiltà dell’uguaglianza, della pace, del benessere condiviso, senza necessità di riferirsi al trascendente, senza necessità di riferirsi all’amore, alla preghiera, alla meditazione, al contatto con Cristo. Cristo, secondo questa visione della Chiesa di oggi — condivisa con la visione comunista — sarebbe venuto sulla terra per aiutare i deboli, i poveri, i sofferenti; per cui i ricchi dovrebbero vivere per alleviare le sofferenze dei poveri, e i poveri dovrebbero vivere per ricevere dai ricchi questo sollievo. Verrebbe così meno tutta la tensione verso il trascendente, verso l’infinito, verso il Bello. Questa convergenza tra gli uomini di chiesa e i comunisti e’ innaturale e contro natura , perché la Chiesa, che per natura crede nella trascendenza di Dio, si ripiega sulla visione materialista dell’uomo e pensa che tutto si risolva creando giustizia e pace sociale: una visione banale, tanto banale quanto la visione comunista, che non produce progresso, non produce sviluppo, e alimenta le contrapposizioni sociali invece di eliminarle.

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  9. Segue
    Una Chiesa che, per assecondare gli impulsi comunisti, diventa persino antisemita, e quindi autodistruttiva, perché nega l’essenza del proprio essere: il riferimento al Dio che si è rivelato ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Una Chiesa così diventa un’istituzione culturale e politica con finalità sociali che nulla hanno a che fare con la trascendenza divina; è una Chiesa che riduce Dio a idea strumentale e funzionale al benessere e alla pace sociale, e che infatti demolisce ogni riferimento al trascendente.

    Emblematico e significativo è il fatto che Papa Francesco, quando andò a visitare la salma dell’ex presidente della Repubblica, il comunista Napolitano, non fece il segno della croce né impartì la benedizione alla salma; e il Nunzio apostolico in Italia,
    che
    in quell’occasione accompagnava il Papa al quirinale, per una forma di rispetto verso un presidente ateo, comunista, anticlericale e antisemita, non porto’ la croce di Cristo che solitamente i vescovi appendono al petto.

    Una Chiesa così appiattita non si era mai vista: una Chiesa che rinuncia alla propria identità. E non parliamo poi del cardinale Pizzaballa, che va a Gaza a difendere non le ragioni dei cristiani, ma le ragioni dei musulmani contro gli ebrei, e rilascia interviste su tutti i giornali del mondo senza dire, però, che i cattolici nella Striscia di Gaza sono solo mille — dico mille — e che quei mille potrebbero essere ospitati anche in Vaticano. Il cardinale Pizzaballa parla invece come se fossero tutti cristiani, e come se gli ebrei perseguitassero i cristiani, senza dire che lì ci sono i terroristi di Hamas, che hanno perseguitato e bastonato i cristiani. Questo si chiama conformismo.

    E non parliamo del mazzo di rose e dei cioccolatini romantici che Papa Francesco ha portato a Emma Bonino, una donna abortista e divorzista, che si espressa sempre contro la Chiesa, contro la tradizione. Papa Francesco si recò a casa della Bonino e nel fare questo gesto romantico, pronunciò pubblicamente queste memorabili classi dirette alla Onorevole Bonino : “Io morirò, lascio a te il testimone — combatti tu per i poveri”, come se la missione della Chiesa di Cristo fosse combattere per i poveri. Ma Papa Leone non ha avuto il coraggio di distaccarsi dalla linea antisemita e comunista di Papa Francesco, per cui fa quelle uscite con Trump a sostegno e difesa dell’Iran che davvero fanno cadere le braccia. Siamo messi male.
    Mauro d avenia senza maestri

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    1. Papa Bergoglio davanti al defunto Napolitano fece peggio: la destra sul petto, gesto di deferenza mass onica.
      Stesso gesto di Mattarella davanti al defunto Bergoglio.
      I video sono ancora lì per chi vuole verificare.
      Tutto sotto i nostri occhi, c'è ne accorgiamo?

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  10. Le manifestazioni del cosiddetto orgoglio omosessuale sono “indecenti parate di corpi seminudi e promuovono il disordine morale”, ha detto don Winfried Abel, un rarissimo caso di sacerdote tedesco ancora cattolico, cosa di cui render grazie a Dio.
    Il suo vescovo, Ludger Schepers, delegato della Conferenza episcopale tedesca per le questioni LGBTQ+ (sic!) non ha tardato a passare all’attacco, dichiarando che le parole del prete ribelle “non riflettono la posizione della diocesi o della sua leadership” e soggiungendo che il Christopher Street Day, come tutte le parate pride, tende a “promuovere la dignità di ogni persona e a opporsi alla violenza e all’esclusione”, e che quindi “gli attacchi alla diversità sono attacchi alla dignità umana, per cui bisogna continuare a battersi per l’inclusione”
    Per don Winfried il pride è solo è “una parata di sfacciataggine e di palese glorificazione della perversione”.

    Non ci sono parole, no comment per lo stato comatoso in cui versa ormai pressoché tutta la gerarchia ecclesiastica, quella tedesca in primis, che di cattolico non ha più nemmeno l’ombra.

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  11. Non capisco perché vi sgomentate se Papa Leone XIV non abroga Traditionis Custodes. Ma davvero pensavate che volesse tornare al Summorum Pontificum? La storia ha già mostrato che sarebbe un errore: un Papa non può contraddire il Concilio Vaticano II né invertire ciò che esso ha stabilito con autorità ecumenica. Il Vaticano II ha ordinato la riforma del Messale di Pio V. Questo è un punto decisivo: non si riforma ciò che si ritiene intoccabile, si riforma ciò che deve essere aggiornato per il bene della Chiesa. E a chiederlo non furono “pochi liturgisti”, ma la maggioranza dei Padri conciliari. È falso sostenere che la riforma sia stata un progetto di minoranze ideologiche: fu una decisione corale, maturata e votata. Per questo Papa Leone XIV non può fare il contrario di ciò che il Concilio ha stabilito. Un Papa non può annullare un Concilio ecumenico, né può creare una struttura liturgica parallela che contraddica la riforma approvata da Paolo VI e confermata dai suoi successori. La strada indicata dal Vaticano II è chiara: riforma della liturgia tridentina e progressivo abbandono del messale preconciliare, non la coesistenza paritaria di due messali con calendari, ecclesiologie e impostazioni pastorali diverse. Di conseguenza, ciò che i Papi devono perseguire è il compimento del Vaticano II, non il ripristino del Summorum Pontificum. Continuare a insistere su un ritorno al 1962 non ha senso ecclesiale né teologico. Vi invito a riconsiderare questa posizione: non porta frutti, non costruisce comunione, non aiuta la Chiesa. Se la disciplina stabilita dalla Chiesa non vi convince, la scelta è vostra. Ma non potete pretendere che la Chiesa cambi la sua struttura liturgica per adattarsi alle vostre preferenze personali. La Chiesa ha indicato una direzione chiara, e quella direzione è la riforma conciliare.

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    1. "Ubi vana verba foetent, silentium loquitur."

      "Dove le parole vane puzzano, parla il silenzio."

      Sant'Agostino

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    2. La " riforma conciliare" non esiste, essa è tenuta per vera da progressisti e modernisti da una parte, e dalla FSSPX dall' altra; basta leggere ciò che uscì dal CVII , la Sacrosanctum Concilium, e confrontarlo con il NO Missae, chi può sostenere che questo corrisponda a quello ? Certo, uno può criticare il SC , ma chiamare il NO Missae riforma conciliare significa confondere i termini della discussione.La Messa NO NON è prodotto del CVII.
      Se non c' è accordo su ciò, non c' è dialogo/polemica possibile.

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  12. Condivido quanto affermato dal cardinale Roche: la messa di Pio V dovrebbe essere accantonata perché esprime un’ecclesiologia ormai superata. Il rito di Pio V è apologetico, antiprotestante e, dopo il Concilio Vaticano II che ha promosso il dialogo ecumenico, non ha più senso. In una Chiesa comunione non si può concentrare tutto sul sacerdote, visto che anche i battezzati partecipano attivamente alla messa e non sono semplici spettatori. Continuare a parlare della messa di Pio V non ha più alcuna logica.

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    1. "Silentium est ornamentum scientiae."

      "Il silenzio è l'ornamento della scienza."

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    2. Peccato che dalla sua analisi si possa trarre la coclusione che da "antiprotestanti" a protestanti il passo sia stato breve, e nonostante ci si ritenga ancora "cattolici".

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  13. L'unica cosa che non ha più alcuna logica, caro Anonimo 11:49, è il perdere tempo a confrontarsi tra noi : siamo su due fronti contrapposti, irriducibili, mio caro, e solo Dio sa (né lei né io, quindi) chi la spunterà, il come e il quando...per ora ci tocca sopportarci a vicenda, ma almeno in ciò noi cattolici abbiamo un vantaggio : tra le opere di misericordia spirituale, a cui cerchiamo di attenerci, c'è quella che recita " sopportare pazientemente le persone moleste", senza odio, rancore o altri sentimenti non cristiani, non cattolici. Poi ognuno la pensa come vuole, ovvio. Pace e bene a lei, quindi, e buona festa della Madonna della Neve, che è anche Debellatrice di tutte le eresie (de Maria numquam satis).

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