Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 14 gennaio 2026

Una prima analisi del testo del card. Roche

Una prima valutazione del controverso documento presentato dal card. Roche nel recente Concistoro [vedi]. Precedenti [quiqui - quiquiqui]
Una prima analisi del testo del card. Roche

Leggo su El Wanderer che la celebre vaticanista Diane Montagna ha rivelato il testo sulla liturgia che il cardinale Arthur Roche ha distribuito ai cardinali presenti al Concistoro: possiamo leggere [qui] anche il testo italiano. Trattandosi di uno degli argomenti da discutere, secondo Roche dovrebbe essere il punto di partenza del dibattito e presumibilmente lo sarebbe diventato, se non lo diventerà, nel prossimo concistoro, previsto per giugno.

Innanzitutto, presenta un'argomentazione storica secondo la quale la liturgia ha sempre conosciuto interventi di riforma: "[…]La storia della liturgia è la storia del suo continuo 'riformarsi' in un processo di sviluppo organico".

Intanto noto l'uso dei termini di chi parla a vanvera: innanzitutto la riforma non è sviluppo organico, che è quello che si sedimenta nel tempo con aggiunte o modifiche apportate dalla fede viva di Papi o di pastori autorevoli. La prima vera "Riforma" significativa è quella di Paolo VI.

In secondo luogo, Roche afferma che ciò è legato all'autorità del Concilio Vaticano II, su richiesta del quale la liturgia è stata riformata.

E in terzo luogo, torna a ripetere, con esempi tratti strumentalmente da Pio V, dal Concilio Vaticano II, da Benedetto XVI e da Bergoglio, l'affermazione che l'unità liturgica è necessaria per l'unità della Chiesa.
Dimentica che nella Chiesa c'è sempre stata la coesistenza di diversi riti. Lo stesso Pio V, limitandosi a fissare come Rito comune della Chiesa latina il Rito Romano, non escluse la validità dei Riti compresenti da più di 200 anni.

Oltre a queste prime essenziali osservazioni, si constata che il testo è di pessima qualità. Contiene affermazioni insipide e incoerenti, nonché cliché e artifici argomentativi abusati. Pertanto, si tratta di un documento mal scritto, privo delle caratteristiche di un'analisi teologica seria, che può essere piuttosto concepito come propaganda.

In altre parole, il cardinale Roche, con un documento di questa natura, non ha cercato di presentare ai suoi colleghi cardinali un fondamento teologico per la verità sulla questione liturgica, ma ha semplicemente presentato una versione della verità ad uso e consumo della sua visione ideologica. Si tratta di un testo di parte, che riproduce le argomentazioni avanzate da uno solo dei gruppi contrapposti. E come tale, non ha il calibro per essere presentato come documento informativo a un gruppo così importante e centrale per la vita della Chiesa come i cardinali riuniti in concistoro.

Esaminiamo brevemente alcune di queste carenze.

Il cardinale Roche vorrebbe farci accettare che la riforma liturgica che ha portato al Messale del 1969 sia la riforma voluta dai Padri Conciliari. Ma, a prescindere dagli scostamenti già più volte sottolineati dai principi affermati dalla Sacrosanctum concilium - che pure nelle sue ambiguità disseminate in vari punti li ha consentiti -, la riforma non era quella voluta dai Padri del Concilio, ma dal piccolo gruppo di studiosi guidato, col favore di Paolo VI, dall'arcivescovo Bugnini. Arrogandosi un'autorità conciliare di cui non erano titolari, costoro distrussero l'edificio antico al quale, in ogni caso, era stato chiesto loro di apportare alcuni aggiustamenti.

Fermandoci alla storia, difficile credere che il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ignori lo svolgimento degli eventi. Possiamo forse pensare che intenda ingannare gran parte del Collegio Cardinalizio, completamente ignorante in materia di storia della liturgia? Roche ignora completamente che la Messa celebrata dai Padri Conciliari fosse la Messa tradizionale latina, e che non avessero idea di firmare la condanna a morte della Messa che aveva nutrito la Chiesa cattolica per quasi tutta la sua esistenza. Non era certo questo ciò che volevano. La riforma liturgica non fu un'operazione trasparente, basata su un processo trasparente, né su uno sviluppo teologicamente profondo il cui obiettivo principale fosse il rinnovamento. Molte delle motivazioni alla base dei drastici cambiamenti derivavano da questioni specifiche, come il falso ecumenismo qui (uno dei punti chiave del concilio), che influenzò l'opera dei riformatori. Ne abbiamo sviscerato a iosa i dettagli, non solo nell'ottica dell'ecumenismo e, se necessario, li riproporremo senza remore. Basti intanto osservare che di fatto la visuale di fondo si basa sull'antropocentrismo, introdotto dal concilio (Gaudium et spes), in luogo del cristocentrismo, e la conseguente spiccata orizzontalità del rito che ne ha sostituito la sacralità.

Nel paragrafo 9, il cardinale Roche osserva freddamente:
Il bene primario dell'unità della Chiesa non si raggiunge "congelando la divisione", ma ritrovandoci tutti nella condivisione di ciò che non può essere condiviso, come ha detto Papa Francesco in Desiderio desideravi, 61.
In altre parole, il cardinale Roche afferma che chiunque sia incline a concedere maggiore libertà e ospitalità alla messa in latino è colpevole di ciò che è stato definito "congelamento della divisione". Il che è senza dubbio una forma di ricatto, riducendo artatamente un giudizio prudenziale a una grave questione morale. Congelare la divisione è esattamente ciò che Papa Francesco (e il cardinale Roche) hanno ottenuto quando è stata redatta e diramata la Traditiones Custodes.

Il paragrafo 11 è più lungo, ma dovrebbe essere considerato il culmine dell'argomentazione. Il cardinale Roche scrive:
Se la liturgia è il culmine verso cui tende l'attività della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui scaturisce tutta la sua potenza (Sacrosanctum Concilium n.10), comprendiamo bene che cosa è in gioco nella questione liturgica. Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione come una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale. La problematica è innanzitutto ecclesiologica. Non vedo come si possa dire di riconoscere la validità del Concilio – anche se un po' mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo - e non accogliere la riforma liturgica nata dalla Sacrosanctum Concilium, che esprime la realtà della liturgia in intima connessione con la visione della Chiesa mirabilmente descritta nella Lumen Gentium.
In sostanza, l'argomentazione qui è che coloro che mantengono la devozione alla Messa tradizionale sono scismatici che ripudiano l'autorità del Concilio Vaticano II, il che è chiaramente, oltre ad essere un insulto, una sciocchezza.

E credo che questo sia il punto più debole dell'intero documento. È un testo scritto, come ho accennato all'inizio, con argomenti che circolano da decenni. Non dice nulla di nuovo e non affronta nessuna delle obiezioni sollevate per decenni dai difensori della continuità del rito romano tradizionale. Ma, cosa ancora più grave, è un documento scritto da una scrivania; cioè un testo prefabbricato senza analisi serie e sintesi corrispondenti. Roche ignora la realtà, e la realtà, nonostante le sue diatribe e le sue argomentazioni fragili, è che un gruppo significativo di fedeli – quelli che stanno vivendo la maggiore crescita, come ammesso dal vescovo Argüello, presidente della Conferenza episcopale spagnola – si sta convertendo al rito latino tradizionale, e non si tratta di scismatici che cercano di discostarsi dalla sola lex orandi per discostarsi in ultima analisi dalla lex credendi. Sarebbe interessante se Roche sviluppasse ulteriormente la sua argomentazione e giungesse alle sue conclusioni finali. Oserebbe affermare che i ventimila giovani che ogni anno compiono un pellegrinaggio di tre giorni in Francia sono un gruppo spregevole di scismatici ?

Inoltre gli si dovrebbe chieder conto della manipolazione del questionario, sui cui risultati falsificati è stata basata la TC. (qui - qui - qui - qui)

Alcuni commentatori guardano con pessimismo al testo del cardinale Arthur Roche. Alcuni sostengono che rifletta la prospettiva del Papa sulla questione, ma non è detto che il Papa ne fosse a conoscenza, sebbene Roche attendibilmente non avrà mancato di condividere con lui il suo punto di vista durante i loro incontri regolari.

Altri sostengono che, poiché la maggior parte dei cardinali non ha una formazione liturgica, questo documento li convincerà ad assumere la versione del Culto Divino. Ciò potrebbe essere possibile, ma speriamo di sottovalutare l'intelligenza e il senso pastorale dei cardinali, la maggior parte dei quali è stata scelta da Bergoglio a sua immagine.

Proprio per questo, è un'opportunità il fatto che la questione liturgica non sia stata affrontata in questo concistoro. I cardinali avrebbero accolto il testo e, nei pochi minuti a loro disposizione per riflettere ed esprimersi, probabilmente non avrebbero potuto formulare obiezioni. Ora, noi fedeli abbiamo sei mesi per presentare le nostre osservazioni e opinioni, poiché conosciamo già la pessima strategia di Roche. Ammesso che il Trono più alto lasci voce in capitolo - posto che ci tiene tanto alla sinodalità da riconfermarla con rinnovata convinzione - a noi(1) ma soprattutto ai pastori più illuminati, che non temano di esporsi con parresia. Sempre che sia disposto ad ascoltare senza pregiudizi gli argomenti a favore della Messa dei secoli. (Maria Guarini) 
____________________ 
1. Ne ho già pronta una sintesi, proprio in questi giorni consegnata come aggiornamento al mio editore, che mi ha chiesto di ristampare il mio libro sulla Liturgia (qui - qui).

Nessun commento: