Dominabitur a mari usque ad mare et a flumine usque ad terminos orbis terrarum. Et adorabunt eum omnes reges terrae omnes gentes servient ei.
Vedi diversi precedenti su Cristo Re [vedi anche qui]:
- Cosa c'è da sapere su Cristo Universorum Rex
- Festa di Cristo Re, universorum Rex e non solo Re dell'universo...
- Il nostro Signore e il nostro Re dove lo hanno messo?
- Leone XIII - Atto di Consacrazione del genere umano a Cristo Re / Inno Te saeculorum principem
Ultima Domenica di Ottobre
Festa di Cristo Re
| Intróitus Ap. 5, 12; 1, 6 - Dignus est Agnus, qui occísus est, accípere virtútem, et divinitátem, et sapiéntiam, et fortitúdinem, et honórem. Ipsi glória et impérium in saécula saeculórum. Ps. 71, 1 - Deus, iudícium tuum Regi da: et iustítiam tuam Fílio regis. Glória Patri… Ap. 5, 12; 1, 6 - Dignus est Agnus,… | Introito Ap. 5, 12; 1, 6 - L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la fortezza e l’onore. A Lui la glória e il potere nei sécoli dei sécoli. Sal. 71, 1 - O Dio, dà il tuo potere al Re: e la tua giustizia al tuo Figlio regale. Gloria al Padre… Ap. 5, 12; 1, 6 - L’Agnello che è stato ucciso è degno… |
Due feste della regalità di Cristo.
Scopo della festa.
La triplice regalità.
Regalità, conseguenza dell'unione ipostatica.
Il triplice potere.
Carattere della Regalità di Cristo.
Messa
Prefazio
Preghiamo
O Dio onnipotente ed eterno che volesti restaurare ogni cosa nel tuo diletto Figliolo, Re dell'universo, fa' che tutte le famiglie del mondo, disgregate a causa del peccato, si sottomettano alla sua soavissima autorità.
da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1210-1215.
Trovammo già all'inizio dell'Anno Liturgico una festa della Regalità di Cristo: l'Epifania. Gesù, nato da poco, si manifestava ai Re dell'Oriente e al popolo d'Israele come "il Signore, che tiene nella sua mano il regno, la potenza, l'impero" (Introito della Messa dell'Epifania). Accogliemmo allora "il Salvatore, che veniva a regnare su di noi" (ibid.) e con i Magi gli offrimmo i nostri doni, fede e amore.
Perché la Chiesa al declinare dell'Anno Liturgico ci fa celebrare un'altra festa della Regalità di Cristo, della sua regalità sociale e universale?
Il giorno dell'Epifania noi abbiamo conosciuto la natura della regalità, non meno della dignità del neonato Bambino. Ma, forse, ci siamo lasciati affascinare dalla stella che, brillando nel cielo di Betlemme, ci recava la luce della fede e ci faceva sperare più vivo splendore per l'eternità. Cantammo allora la venuta dei gentili alla fede nella persona dei Magi, giunti dal lontano Oriente ai piedi del Re dei Giudei.
Il laicismo.
Oggi la Chiesa ci fa riflettere sulle conseguenze della chiamata universale alla fede in Cristo. Le nazioni si sono convertite nel complesso al Signore, che con le conoscenze soprannaturali ha portato loro i benefici di una civiltà sempre ignorata dal mondo antico. Purtroppo, ormai da due secoli, un errore perniciosissimo tutte le rovina e in modo particolare rovina la Francia: il Laicismo. Consiste nella negazione dei diritti di Dio e di nostro Signore Gesù Cristo sulla società umana, sia privata e familiare che sociale e politica. Gli apostoli della nuova eresia hanno ripreso il grido dei Giudei deicidi: Non vogliamo che costui regni sopra di noi. Con l'abilità, la tenacia e l'audacia dei figli delle tenebre si sono sforzati di cacciare Cristo da ogni luogo, hanno dichiarata immorale la vita religiosa, hanno espulso i religiosi, hanno tentato, sebbene invano, di imporre una costituzione scismatica alla Chiesa, hanno separato la Chiesa dallo Stato, negato alla società civile il dovere di aiutare gli uomini a conquistare i beni eterni, scardinato la famiglia con la legge del divorzio, tolto il crocifisso dai tribunali, dagli ospedali, dalle scuole e hanno infine dichiarato intangibili le loro leggi, facendo dello Stato un Dio.
Scopo della festa.
Di fronte a "questa peste dei nostri tempi", i Papi hanno alzata la loro voce. Ma continuando la marea a crescere, Pio XI approfittò dell'anno giubilare, per ricordare in modo solenne al mondo, con l'enciclica Quas primas del giorno 11 dicembre 1925, il pieno e totale potere di Cristo, Figlio di Dio, Re immortale dei secoli, su tutti gli uomini e tutti i popoli, in tutti i tempi. Perché l'insegnamento tanto necessario non fosse troppo presto dimenticato il Papa istituì, in onore della universale regalità di Cristo, una festa liturgica, che fu ad un tempo solenne ammonimento e riparazione per l'apostasia delle nazioni e degli individui, che all'insegna del laicismo tende a manifestarsi nella dottrina e nella vita. In tale festa, per disposizione del Sommo Pontefice, si rinnova la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore.
I fedeli trovano nel Breviario o, in modo più semplice, nel Messale l'insegnamento della Chiesa sulla regalità sociale di Cristo, insieme ad incomparabili formule di preghiera, di lode, di riparazione e di domanda da usarsi nella festa. Ma l'enciclica del Papa espone l'insegnamento in tutta la sua ampiezza e noi la riassumeremo, invitando a leggere il testo integrale, affinché, conosciuti i diritti del Signore, si respinga il veleno del laicismo e si vada con confidenza al Cuore di Gesù, che nella sua regalità è soltanto amore e misericordia.
La triplice regalità.
I fedeli potranno vedere nella enciclica come Cristo è Re delle intelligenze, dei cuori e delle volontà; chi sono i sudditi di questo Re; il triplice potere che la regalità comporta e la natura spirituale della regalità stessa.
In senso metaforico si è stabilito da molto tempo l'uso di attribuire a Cristo il titolo di Re, per l'eccellenza ed eminenza delle sue singolari perfezioni, per le quali sorpassa tutte le creature. Ci si esprime così, per dire che egli è il Re delle intelligenze umane, non tanto per la penetrazione della sua intelligenza umana e della vastità della sua scienza, ma piuttosto perché è la Verità stessa e gli uomini devono cercare in lui la verità e da lui riceverla con sottomissione. Egli poi è detto Re delle volontà non solo perché alla santità assoluta della divina volontà corrisponde l'integrità e la sottomissione perfetta della sua volontà umana, ma anche perché, attraverso la mozione e l'ispirazione della grazia, sottomette la nostra libera volontà, facendo sì che il nostro ardore si infiammi per le azioni più nobili. Infine Cristo è Re dei cuori, a causa della sua carità, che sorpassa qualsiasi immaginazione, nonché della dolcezza e della bontà, che attirano le anime. Di fatto, nessun uomo fu mai amato, né lo sarà mai, come Cristo Gesù da tutto il genere umano.
Regalità, conseguenza dell'unione ipostatica.
"Ma, per addentrarci di più nell'argomento, tutti possono vedere che il nome e il potere di Re spettano a Cristo nel senso proprio del termine. È nella qualità d'uomo che Cristo ha ricevuto dal Padre la potenza, l'onore, la regalità, perché il Verbo di Dio, che è consostanziale al Padre, tutto possiede in comune col Padre e, per conseguenza il potere sovrano e assoluto su tutte le cose ... La Regalità di Cristo poggia sopra l'unione mirabile che vien detta unione ipostatica. Ciò posto, gli angeli e gli uomini devono adorare Cristo in quanto è Dio, ma devono obbedire a lui e manifestargli sottomissione anche in quanto uomo, cioè, per il solo motivo dell'unione ipostatica Cristo ha avuto potere su tutte le creature... ".
Il triplice potere.
"La regalità di Cristo comporta un triplice potere: legislativo, giudiziario, esecutivo. Senza questi poteri non si concepisce alcuna regalità. I Vangeli non solo ci assicurano che Cristo ha confermato delle leggi, ma ce lo presentano mentre stabilisce delle leggi ... Gesù dichiara inoltre che il Padre gli ha concesso un potere giudiziario ... e il potere giudiziario implica il diritto di decretare per gli uomini pene e ricompense anche in questa vita. Il potere esecutivo deve poi essere attribuito a Cristo, perché l'obbligo di obbedire ai suoi ordini è per tutti necessario, avendo egli stabilito pene alle quali nessuno che sia colpevole potrà sottrarsi".
Carattere della Regalità di Cristo.
"Che la Regalità di Cristo sia spirituale e si riferisca soprattutto alle cose spirituali... il modo stesso di agire di Cristo l'ha confermato... Davanti a Pilato Gesù dichiarò che il suo regno non è di questo mondo e, nel Vangelo, questo regno ci è presentato come un regno nel quale ci si prepara ad entrare con la penitenza e si entra soltanto per la fede e per il battesimo. Il Salvatore inoltre oppone il suo regno soltanto al regno di Satana e alla potenza delle tenebre; chiede ai suoi discepoli non solo di distaccarsi dalle ricchezze e da tutti i beni della terra, di praticare la dolcezza, di aver fame e sete di giustizia, ma anche di essere pronti alle rinunce e di portare la croce. Se Cristo Redentore si è comprata la Chiesa a prezzo del suo sangue e Cristo Sacerdote si offre perpetuamente vittima per i peccati degli uomini, chi non vede che la sua dignità regale deve avere il carattere spirituale di queste due funzioni di Sacerdote e di Redentore?
Sarebbe tuttavia errore negare che la regalità di Cristo si estenda alle cose civili, perché egli ha ricevuto dal padre un dominio assoluto, tale che si estende a tutte le cose create, le quali tutte sono sottomesse al suo dominio".
Messa
Mentre in cielo gli Angeli e i Santi adorano l'Agnello immolato proclamandolo Re, noi ci raccogliamo nella Chiesa, per rinnovare il mistero della immolazione di questo Agnello e per proclamare anche noi la sua universale regalità nella vita individuale, familiare, sociale e politica, in terra e nell'eternità.
L'Epistola è un cantico vero e proprio in cui l'Apostolo san Paolo, rapito, proclama che cosa è Cristo per Dio, per la creazione e per la Chiesa. Il Padre è invisibile, abita in una luce, in una inaccessibile regione; ma ecco appare in mezzo a noi, perché si fa uomo come noi, versa il suo sangue per noi, Colui che è sua immagine, che è nato da Lui, che è Dio come Lui.
Dio: La creazione è opera sua, tutto per Lui sussiste, in Lui noi abbiamo vita, il movimento e l'essere, tutto esiste per Lui.
Capo della creazione, è capo ancora della Chiesa, che è il suo corpo, la sua Sposa. Tra essi vi è unità di vita e la vita egli l'ha nella pienezza e la pienezza si dispensa senza esaurirsi. Viene da Lui ogni bellezza, viene da Lui ogni santità, come dalla sua sorgente.
Il Padre lo volle così, nel suo disegno volto a ricondurre tutte le cose all'unità primitiva e a pacificare, nel sangue del suo Figlio, tutto quanto esiste in cielo e in terra.EPISTOLA (Col. 1, 12-20). - Fratelli: Ringraziamo Dio Padre, il quale ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce, e, liberandoci dall'impero delle tenebre, ci ha trasportati nel regno del suo diletto Figliolo, nel quale, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione e la remissione dei peccati. Egli è l'immagine dell'invisibile Dio, il primogenito di tutte le creature, perché in lui sono state fatte tutte le cose, in cielo e in terra, visibili e invisibili, i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà; tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è avanti a tutte le cose e tutto sussiste in lui. Egli è il capo del corpo della Chiesa, lui che è il principio e il primogenito tra i morti, in ogni cosa, affinché sia il primo. Infatti piacque (al Padre) che in lui abitasse ogni pienezza (della divinità) e, facendo la pace mediante il sangue della sua croce, per mezzo di lui ha voluto riconciliare con sé tutte le cose, quelle che sono sulla terra e quelle che sono in cielo, in Gesù Cristo, Nostro Signore.
VANGELO (Gv. 18, 33-37). - In quel tempo: Pilato domandò a Gesù: Sei tu il Re dei Giudei? Gesù rispose: dici questo da te stesso, oppure altri te l'hanno detto di me? Disse Pilato: Sono forse Giudeo? La tua nazione e i grandi sacerdoti ti han messo nelle mie mani: che hai fatto? Rispose Gesù: Il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo il mio regno, i miei ministri, certo, avrebbero combattuto perché non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma il regno mio non è di quaggiù. Dunque tu sei Re? gli chiese allora Pilato. Gesù rispose: Tu lo dici, io sono Re. Sono nato per questo, e per questo sono venuto al mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chi è per la Verità ascolta la mia voce.
Il dialogo tra Gesù e Pilato ci rivela il carattere spirituale e universale della Regalità del Messia, la sua origine e il suo fine: "Io sono nato e sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità: chi è per la verità ascolta la mia voce". Commentando questo testo, sant'Agostino ci rivela il disinteresse e la bontà del nostro Re: "Che cosa era per il Signore essere re d'Israele? Era forse qualcosa di grande per il Re dei secoli diventare re degli uomini? Cristo non è re d'Israele per esigere tributi, per armare di ferro dei battaglioni e per domare visibilmente i suoi nemici, ma è re d'Israele per governare le anime, per vegliare su di esse nell'eternità, per condurre al regno dei cieli quelli che credono, che sperano, che amano".
Facciamo dunque vedere che siamo suoi sudditi dando a lui l'omaggio della nostra fede, della nostra confidenza e del nostro amore.
Meglio che nelle altre preghiere del santo sacrificio, nel Prefazio è proposta alla fede e alla pietà dei credenti l'esatta nozione teologica della regalità di Cristo. Come Figlio unico del Padre, al quale è coeterno e consostanziale, il Verbo incarnato comunica alla sua santa umanità, in virtù dell'unione ipostatica, la doppia unzione divina del Sacerdozio e della Regalità. In virtù del sacrificio redentore sull'altare della Croce, come per la nascita eterna, egli sottomette al suo indistruttibile imperio tutte le creature in un regno di Verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore, di pace" (P. de la Brière, Études, t. 186, p. 358).
Prefazio
È cosa davvero degna e giusta, equa e salutare renderti grazie in ogni tempo e in ogni luogo, o Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno, che ungesti con l'olio della letizia il tuo unico Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, Sacerdote eterno e Re dell'Universo, perché immolando se stesso sull'altare della Croce, ostia immacolata e pacifica, compì il mistero sacro della redenzione dell'uomo e, sottomesse al suo impero tutte le creature, procurò alla tua immensa maestà un regno eterno e universale, regno di verità e di vita, regno di santificazione e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace. Per questo...
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Vere dignum et iustum est, aéquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus: Qui Unigénitum Fílium tuum, Dóminum nostrum Iesum Christum, Sacerdótem aetérnum et universórum Regem, óleo exsultatiónis unxísti: ut, seípsum in ara Crucis hóstiam immaculátam et pacíficam ófferens, redemptiónis humánae sacraménta perágeret: et, suo subiéctis império ómnibus creatúris, aetérnum et universále regnum imménsae tuae tráderet maiestáti: regnum veritátis et vitae; regnum sanctitátis et grátiae; regnum iustítiae, amóris et pacis. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus, cumque omni milítia coeléstis exércitus, hymnum glóriae tuae cánimus, sine fine dicéntes
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Vere dignum et iustum est, aéquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus: Qui Unigénitum Fílium tuum, Dóminum nostrum Iesum Christum, Sacerdótem aetérnum et universórum Regem, óleo exsultatiónis unxísti: ut, seípsum in ara Crucis hóstiam immaculátam et pacíficam ófferens, redemptiónis humánae sacraménta perágeret: et, suo subiéctis império ómnibus creatúris, aetérnum et universále regnum imménsae tuae tráderet maiestáti: regnum veritátis et vitae; regnum sanctitátis et grátiae; regnum iustítiae, amóris et pacis. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus, cumque omni milítia coeléstis exércitus, hymnum glóriae tuae cánimus, sine fine dicéntes
Preghiamo
O Dio onnipotente ed eterno che volesti restaurare ogni cosa nel tuo diletto Figliolo, Re dell'universo, fa' che tutte le famiglie del mondo, disgregate a causa del peccato, si sottomettano alla sua soavissima autorità.
da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1210-1215.

Il Re regna e regge.
RispondiEliminaCristo Re sta sotto e tiene su tutto.
Sta sopra (la croce) e salva tutto.
In Cristo tutto è creato e sussiste.
Dal Re non discende solo un regno, ma anche una regola, la tanto vituperata “regola” dei nostri tempi ipocriti dall’ecclesiologia ipocrita.
La sciatteria è la confusione tolgono significato ad espressioni di cura e di sapienza millenaria dell’operare “a regola d’arte”, di “essere in regola”, agendo “stando alla regola”, dandosi una “regola di vita”, presentandosi “con le carte in regola”, consci che anche “l’eccezione conferma la regola”.
Il Re è governo e nel Regno vigono regole. Astronomicamente la stella di Regolo è “il piccolo re”.
Nel comandamento sta la presenza in piccolo della regalità che regna e regge, caricandosi anche del peccato, dell’inciampo e della trasgressione, continuando a garantire giustizia, cioè che a ciascuno sia dato il suo.
Tanti re del mondo e nel mondo non sono così, ma c’è un Re il cui regno non è di questo mondo e la cui giustizia si accompagna alla misericordia. Senza spietatezza, ma con un’incomparabile fortezza. Senza ignoranza, ma con il massimo della sapienza, della scienza e dell’intelletto.
Essere in questo Regno richiede il massimo dell’umiltà, che è presenza di Dio: non solo nel comandamento, ma anche nel sacramento, ovvero nell’efficacia dei segni della Grazia, della Provvidenza che raggiunge ogni cuore che in quel regno vive nella dignità di figlio!
In questa valle di lacrime posiamo essere degli esuli dal Regno, soggetti ad altri re e interessati ad altre regole, a volte per un puro e superbo autocompiacimento di scansare certi comandamenti per sottostare ad altri in ossequio alle idolatrie cui ci assoggettiamo (economiche, tecnocratiche, di appartenenze massoniche, di eresie gnosticheggianti…). Diventa regola Halloween e ci disturbano i santi o di pregare i morti nella comunione dei santi. E’ un atto di amore bucarsi come cavie e viene considerato sciocco inginocchiarsi in confessionale pentendosi dei peccati di cui abbiamo il coraggio di enumerare la lista.
Dal Re discende il Regno. Noi viviamo l’inferno perché seguiamo altri comandamenti. Non è che non piacciano più le regole… il guaio è di seguire regole del gioco che ci portano lontano, più esuli, oppressi e senza l’anelito alla Patria.
L’umiltà di Maria Santissima la coinvolge nella pienezza della grazia. Lei è Regina.
RispondiEliminaNel Regno il riconoscimento del suo limite non le preclude di essere posta nella duplice prerogativa del Re: regnare (mediare la grazia) e reggere (stare sotto la croce e corredimere). Chi si umilia viene esaltato: il Signore ha guardato l’umiltà della serva e l’ha innalzata al trono. Tute le generazioni la diranno beata. La misericordia del Re si stende su chi vive timorato di Lui e viene ricolmato dei beni di cui è affamato, perché nel proprio limite vede l’Assoluto e vi tende.
Non così i presuntuosi, che vogliono violate i limiti infischiandosene del Re…
Maria Santissima è piena di grazia perché la sua umiltà nel fa la prescelta nella regola, la madre del piccolo Re, il Verbo che prende carne per poter portare la croce e versare il sangue della redenzione.
Che meravigliosa avventura e’ diventare di Cristo! Non è una filosofia, non impone un insieme di norme, ma divinizza chi partecipa della vita divina, esaltato (oltrepassando) il limite che accetta, ma che si riempie della grazia!
Quello che è successo oggi a Roma è stato semplicemente scandaloso. Su X, il rispettato giornalista del Vaticano, Michael Haynes, ha chiarito le cose:
RispondiEliminaStanno circolando voci online riguardo al pellegrinaggio della Messa antica, diffuse da persone non legate a essa.
Alcuni chiarimenti di seguito:
Gli organizzatori hanno chiesto il permesso per la Messa del Vaticano, tramite una lettera consegnata direttamente a Papa Leone da parte di mons. Schneider a dicembre. Il pellegrinaggio è al suo 15° anno e si tiene sempre nello stesso giorno.
Gli organizzatori non hanno ricevuto alcuna risposta riguardo alla Messa fino ad agosto, quando il Segretariato di Stato ha risposto dicendo che non potevano tenere la Messa nel Vaticano. Gli organizzatori di pellegrinaggio hanno annunciato pubblicamente che nessuna Messa avrebbe avuto luogo nel Vaticano.
Invece, i pellegrini sarebbero entrati nel Vaticano alle 13:30 presso l'Altare della Cattedra di San Pietro (utilizzato dall'anno scorso per la Messa).
Poi, solo ieri, mi è stato detto che gli organizzatori hanno ricevuto un'altra lettera dal Segretariato di Stato che li informava che non potevano entrare in Vaticano come previsto, e che la loro attività era stata autorizzata da aprile. Gli eventi della Basilica non sono la prerogativa del Segretariato ma di San Pietro: ecco perché la misura del Segretariato di Stato è così strana.
Poi, hanno avuto notizia che la loro organizzazione del pellegrinaggio veniva cambiata: per la Messa a Santa Maria maggiore potevano essere all'interno solo per un'ora.
In questo modo, quella solenne pianificata e autorizzata doveva essere una Messa bassa.
Anche la Peregrinatio ad Petri Sedem ha confermato che non poteva essere scattata alcuna foto.
Fonte: Michael H. Matt
Non c'entra niente ma come dicono a Roma " ce cape":
EliminaA Piazza Sempione "il Comune" hanno sbandierato un lenzuolo
con su scritto, a mo' dei graffitari, "Qui nessuno e' straniero"
tradotto da me in : "Che vor dì " ?
All'esterno di un asilo nido (dicasi asilo nido) a Montesacro alto:
"Qui nessuno e' straniero" ri-tradotto da me in :"Che vor dì"?
A Piazza San Pietro sono state messe le transenne per
dire : " Qui qualcuno e' straniero "?................
Oggi, Domenica, se sono state tolte le transenne tutti i
partecipanti potrebbero entrare come visitatori delle tombe.
Oppure a S.Pietro la Basilica chiude per la pausa pranzo?
Se non ci sono più giudeo ne’ greco (San Paolo) è solo perché, da creature nuove inCristo, siamo dei fratelli in un’identità che supera quelle del mondo. Ma se si annulla Cristo per dire che non abbiamo identità. Allora “non siamo stranieri” solo nell’indeterminatezza e nella confusione, che è la patria degli stupidì.
RispondiEliminaIl nostro mondo è instupidito e perciò mette striscioni per affermare la sua stupidità che non ha patria, né in cielo né in terra. Il mare magnum della perdizione , anelando al vuoto, ma senza svuotarsi perché pieno di sé!
Omelia festa Cristo Re
RispondiEliminaDall'unione ipostatica alla regalità
https://youtu.be/KuTk3F9u0Mg?is=SlGEsvdKleawnlyp