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domenica 9 giugno 2024

La pecorella smarrita

Tutto vero purtroppo, oltre che oggi elevato all'ennesima potenza. Oltre che magistralmente espresso. Combinazione, leggiamo la parabola della pecorella perduta nel Vangelo di oggi (vedi).

La pecorella smarrita

Signore, come ben sapete, l'uomo d'ogni epoca della Storia è sempre stato pervaso dall'impellente bisogno di una superiore trascendenza che, ingenuamente, tentava d'esprimere, per il tramite d'un apparato rituale, poiché, così facendo, egli intendeva puerilmente avvicinarsi al fulgore incomparabile della Vostra grandezza ultraterrena.

É sempre stato significativo di ogni forma di civilizzazione evoluta l'esistenza di una particolare dimensione di sacralità, psicologica ed esteriore insieme, manifestata in maniera assolutamente difforme, rispetto a quella materialità che connota la quotidiana esistenza terrena: a Voi Signore venivano dedicate le realizzazioni architettoniche più solenni e più grandiose ed era proprio nei Vostri templi che trovavano il principale ricetto quelle estrinsecazioni dell'arte, nelle quali l'uomo tentava una sublimazione, materialmente tangibile, della sua estatica emozione innanzi a Dio.

Ve lo avevo premesso Signore, si trattava solo dell'umile frutto di una volontà chimerica, della misera offerta di un ingenuo stolto, il quale, pur tuttavia, tentava sinceramente di dedicarVi e donarVi il meglio di quanto egli stesso potesse produrre e possedere, nello stesso modo nel quale la povera vedova, che tanto apprezzaste, versò il suo ultimo modestissimo obolo nelle casse del Templio, in quel giorno ormai tanto lontano.

Di certo, sarà vero che ovunque due o più uomini si riuniscano nel Vostro Santo Nome, Voi sarete presente, ma, da quando si è ripudiata la forma millenaria di ascesi che della nostra spirituale cultura era parte integrante e incremento, non Vi riesco più ad avvertire, Vi ho smarrito!

I riti che oggi dimorano nelle Vostre basiliche mi procurano soltanto quello scettico sconcerto che, nel passato, mi colpiva, ogni qual volta, casualmente, mi imbattevo, per televisione, allo svolgimento delle cerimonie delle più disparate fra le sette riformate dell'America Settentrionale.

Rammento ancora, con struggente nostalgia, fra le note dell'organo e l'incenso, l'aleggiare impercettibile della Vostra mistica Presenza, proprio mentre le preci latine si dipanavano, con inconfondibile solennità, in una reiterazione ciclica, che mi sapeva suggerire la sensazione dell'eternità infinita. Seppure bambino, per un inesplicabile istinto, mi rendevo conto di come ogni sequenza, ogni gesto rituale, prima di me e per millenni, fossero stati ripetuti, sempre uguali nelle epoche, dagli uomini che mi avevano preceduto nel tempo; a quel pensiero, mi sentivo ingenuamente più forte e, talora, la suggestione di questa atmosfera giungeva a fugarmi ogni dubbio, portandomi a credere, per un attimo almeno e con salda certezza, nella Vostra reale Presenza.

Mi sentivo spiritualmente unito, nella mistica atemporalità della Messa, alle tante generazioni che, in quel sacro edificio e nel mondo, mi avevano preceduto: chissà quanti, tanto fra gli umili che fra i "grandi" della Storia, avevano potuto fruire di quei medesimi spunti evocativi dai quali, poi, i loro animi se ne erano partiti, nella direzione di una vita onorata e modesta, oppure, alla volta della fama terrena o dello spirito! Come me in quel momento, avevano compiuto gli stessi gesti rituali, recitate le stesse preci, uditi gli stessi canti e, forse, addirittura le stesse armoniche consonanze.

Poi, quasi d'improvviso, con rapidità proteiforme, tutto è mutato! I riti si sono banalmente trasformati in una propaggine, assai livellata al basso ed oltremodo svilita, dell'esistenza materiale d'ogni giorno; non si è più avvertito, fra le volte, il sonoro echeggiare di quella predicazione che, anche nelle campagne più sperdute, poneva l'anima, impreparata e titubante, a fremere dinnanzi all'orrore del peccato, finalmente avvertita del proprio bisogno della Misericordia Divina: si è imposta la moda dei sacerdoti concilianti che, allorquando non si limitino alla scialba parafrasi di un brano della Sacra Scrittura appena letto in lingua italiana, si perdono in vaniloqui inconcludenti, intrisi d'un terzomondismo d'accatto e di una sociologia arcaica dalle venature vetero - marxiste.

Il nesso con la spiritualità di quei nostri antenati che ci avevano preceduto nei secoli si è mestamente dissolto, insieme con il latino della liturgia, il Diavolo, gli Angeli, il Purgatorio ed un certo numero di Santi; oggi, piuttosto, usano i "colorati", i tossicodipendenti ed i poveri, ma solo quelli materiali, s'intende! Infatti, di questi tempi, lo spirito è alquanto in ribasso e, del resto, non lo diceva anche San Giacomo Minore (mi si voglia perdonare il latino): «Fides sine operibus mortua est.»? L'importante, dunque, è l'agire, l'operare, il fare "quocumque modo" e, purché opportunamente orientate nella direzione di un modernismo eversore, le devianze dottrinali neppure paiono più rilevare.

Oggi, oh Signore, è stato ufficialmente abolito anche l'orgoglio di essere cristiano; dalla lettera della "Dignitatis Humanae" e della "Nostra Aetate" si evince, ad esempio, che, al presente, per pervenire al Paradiso non è più assolutamente necessario l'essere cattolici, pure se si abbia avuta una concreta possibilità di conversione; questo poiché l'uomo, indipendentemente dal peccato originale, per sua natura, è portato a cercare la Verità e, molto probabilmente, da quest'ultima riforma dell'etica cristiana discende l'emotiva comprensione per la quale, sino all'inverosimile, ci si prodiga, nei confronti di qualsivoglia congerie di filosofia materialista, di culto idolatrico o d'estranea religione. Tutto questo, però, con una sola e specifica eccezione: quella tradizionale forma di pratica religiosa nella quale, talvolta, riuscivo a ravvisarVi.

Insieme con la mistica poesia della liturgia ripudiata, Vi ho perduto oh Signore ed ora è davvero tutto buio intorno a me che, da molti anni, mi sono ormai ridotto a cercarVi nella penombra appartata delle chiese deserte, indagando l'incerto baluginio delle candele. Oppresso da una dolorosa nostalgia per quella Vostra esternata misura che mi è stata carpita, mi sono vie più rinchiuso nel silenzio rassegnato della preghiera individuale, sorretto dall'inconfessata speranza che Voi possiate esistere ancora.

Ahimè, non posso considerarmi penalmente un delinquente, non sono dedito allo spaccio od al consumo di sostanze psicotrope, oltre tutto appartengo persino ad un'etnia europea autoctona e neppure mi ritrovo ad essere materialmente derelitto: proprio per queste ragioni, sono una di quelle pecorelle smarrite che la Chiesa, Vostro Corpo Visibile, non vuole più assolutamente cercare, ma, nella sua millenaria saggezza, ha deciso di abbandonare agli assalti dei lupi del dubbio e del peccato ...
Michele Gaslini

3 commenti:

  1. "La famiglia sarà un’isola di cultura cristiana in mezzo al diluvio. I secoli bui sono tornati e, come al tempo delle invasioni barbariche, oggi la famiglia sarà chiamata a sostenere la parte che anticamente fu del monastero"

    - G.K. Chesterton

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  2. ambrosiano emarginato09 giugno, 2024 09:44

    Signur, te védet ben 'me sem cunscià.
    Per i tanti volt ch'ho dì la Salve Regina el savevi de ves un esule.
    A dì la verità me sun mai movù de cà mia, ma ho vist che l'è istes.
    La Gésa l'ha segutà a 'ndà in libera uscita e inscì em perdù la tua cà, e sem restà foera.
    Alura l'è propi giust de dig a l'Avvocata nostra de vardàc cunt i so oecc misericurdius.
    Insci, dopu quest'esili, pudarem vidé Gesù, l'alfa e l'omega, de dree a la sua crus.
    Una bèla purificada la ghe vureva... Se la meritavum tutta. Ades sem denter a la centrifuga.
    Sperem dè vessig quand la Madona la stendarà i nost pagn al su.

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  3. Ambrosiano emarginato, qualsiasi cosa ciò significhi:

    L'italiano è sicuramente più bello del "meneghino" che ci ha voluto infliggere.
    E di qualsiasi altro dialetto.
    G.

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