L’articolo che segue analizza la crisi europea come crisi di civiltà e di memoria, dalla Costituzione mancata alla cultura woke, fino al ruolo dell’attesa e della leadership. Ma finché o se mancherà il fondamento delle radici greco-romane e poi cristiane, la decadenza, che riguarda l'intero Occidente, sarà inesorabile. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
L’Europa che rinnega sé stessa
La crisi europea non nasce dall’economia o dalla geopolitica, ma da una rimozione più profonda: la paura delle proprie radici. E nessuna comunità può durare a lungo se rinnega ciò che l’ha generata.
C’è un errore di prospettiva che accompagna da anni il dibattito sull’Europa: l’idea che la sua crisi sia il frutto di eventi esterni, di shock improvvisi, di contingenze storiche sfavorevoli. La guerra, l’energia, l’inflazione, le migrazioni. Tutto vero, ma non sufficiente. Perché l’Europa era fragile ben prima che questi fattori esplodessero. Era fragile nel momento stesso in cui ha smesso di pensarsi come civiltà.
Una civiltà non vive soltanto di benessere materiale o di stabilità amministrativa. Vive di un senso condiviso, di una memoria riconosciuta, di un’idea di continuità che permette alle generazioni di sentirsi parte di qualcosa di più grande del proprio tempo. Quando questo filo si spezza, tutto può continuare a funzionare, ma in modo meccanico. Ed è esattamente la sensazione che attraversa oggi il continente: un’Europa che procede, ma non avanza; che regola, ma non guida; che amministra, ma non ispira.
Quando l’Europa ha scelto di non raccontarsi più
Nel momento in cui l’Unione Europea ha deciso di fondarsi esclusivamente su trattati, parametri e procedure, ha compiuto una scelta che appariva rassicurante, ma che nel tempo si è rivelata corrosiva. Ha pensato che evitare il riferimento alle proprie radici storiche, culturali e spirituali fosse un modo per includere tutti. In realtà ha prodotto l’effetto opposto: ha svuotato l’idea stessa di appartenenza.
Non dire chi siamo non rende neutrali. Rende invisibili.
E un’entità politica invisibile non può chiedere lealtà, sacrificio, adesione profonda.
Questo nodo emerse con chiarezza nel dibattito sulla Costituzione europea, quando Joseph Ratzinger e Marcello Pera [vedi] posero una questione che oggi appare quasi profetica: una comunità politica può reggersi senza riconoscere le proprie radici comuni? La risposta dell’Europa fu un silenzio elegante, ma definitivo. Quelle radici vennero espunte, considerate divisive, ingombranti, superflue.
Da quel momento, l’Europa ha iniziato a funzionare come un corpo senza memoria.
Il vuoto delle radici e la nuova morale europea
Ma la storia insegna che i vuoti non restano mai tali. Quando una civiltà rinuncia a fondarsi su ciò che l’ha generata, qualcosa prende inevitabilmente il suo posto. Nel caso europeo, quel vuoto è stato riempito da una forma di moralismo politico che ha progressivamente sostituito la cultura con la norma, la visione con il giudizio.
In questo processo hanno assunto un peso crescente Paesi piccoli, periferici rispetto ai grandi cicli storici del continente, che hanno trasformato la propria marginalità in criterio morale. Non avendo una tradizione di centralità culturale o geopolitica, hanno trovato nell’iper-regolazione e nella pedagogia etica il proprio strumento di influenza. L’Europa ha così iniziato a parlare sempre meno il linguaggio della civiltà e sempre più quello della correzione.
È in questo clima che si è affermata quella che oggi viene chiamata cultura woke. Non come semplice sensibilità sociale, ma come ideologia sostitutiva, chiamata a colmare l’assenza di un racconto europeo condiviso. Una morale astratta, spesso scollegata dalla storia concreta dei popoli, che ha finito per leggere l’eredità europea quasi esclusivamente come una sequenza di colpe da emendare.
La civiltà europea e il paradosso dell’auto-negazione
Eppure l’Europa non è una civiltà qualsiasi. È lo spazio storico che ha generato il diritto, la distinzione dei poteri, l’idea di persona, la scienza moderna, l’università, lo Stato. È il luogo in cui fede e ragione hanno dialogato per secoli, producendo una tensione creativa unica nella storia.
Il paradosso è che proprio questa civiltà, forse più di ogni altra, ha interiorizzato l’idea di dover chiedere scusa per esistere. Nessun’altra area del mondo sottopone il proprio passato a un processo permanente come fa l’Europa con sé stessa. Ma una civiltà che vive in uno stato di auto-sospetto continuo finisce per perdere la fiducia nella propria legittimità storica.
Ed è qui che il parallelo con la Repubblica di Weimar diventa istruttivo. Non per evocare scenari drammatici, ma per cogliere una dinamica profonda: un sistema raffinato, colto, formalmente avanzato, che però non riesce più a parlare al cuore del proprio popolo. Anche allora le istituzioni funzionavano. Ciò che mancava era il senso di appartenenza.
Attendere, in tempi di crisi, è una forma di forza
L’Europa di oggi non è sul punto di crollare. È in una fase più sottile e più pericolosa: quella della consunzione lenta. In questi momenti la tentazione è doppia. Da un lato c’è chi vorrebbe accelerare la rottura, dall’altro chi si adatta fino a dissolversi. La storia, però, raramente premia gli estremi.
Esiste una terza via, più faticosa e meno appariscente: l’attesa consapevole. Non come rinuncia, ma come custodia. Non come immobilismo, ma come preparazione. Le civiltà che attraversano le grandi crisi sono quelle che riescono a restare fedeli a sé stesse anche quando il contesto sembra chiedere l’oblio.
Il ruolo di un leader nel tempo della sospensione
È in questo spazio che si colloca oggi la responsabilità di un Capo di Stato. Non nel promettere scorciatoie o rotture premature, ma nel tenere insieme governo e memoria, stabilità e identità. Governare senza rinnegare. Attendere senza smarrire il senso.
Perché verrà un momento in cui l’Europa non potrà più vivere soltanto di regolamenti. In cui tornerà a cercare un fondamento, un racconto, una legittimità profonda. E allora conterà chi non avrà avuto paura di custodire le proprie radici mentre tutti invitavano a dimenticarle.
Le civiltà non muoiono quando vengono messe in discussione.Muoiono quando smettono di credere di avere il diritto di esistere.
Chiara Morganti - Fonte

Credo che la cultura umanistico/ cattolica sia e rimanga il collante doveroso per tutti, particolarmente per chiunque voglia occuparsi del pubblico. Ognuno poi all'Università farà le sue scelte. Importante che la religione cattolica di un tempo torni ad essere materia obbligatoria. In particolare oggi che genitori e nonni ne sono digiuni. È necessario che la scuola ritorni ad essere la trasmettitrice della Tradizione che ha dato sostanza e forma alla nostra cultura che è modo prima di divenire eppoi di essere. A volte stupisce che importanti cattolici o grecisti o latinisti siano di altre nazionalità e non italiani. Stupisce ed addolora. Arte e musica dovrebbero essere materie obbligatorie prima come esperienza poi come conoscenza teorica. Un tempo era assodato che la cultura umanistica fosse quella 'più elastica' quella cioè capace di affrontare l'ignoto con una certa confidenza. Anche coloro che hanno percorso studi scientifici hanno un rammarico ed arrivati alla vecchiaia e voltatesi indietro, rimpiangono quella scelta adolescenziale. Non è importante riempire di dati i piccoli umanisti in erba, importante che vengano messe le fondamenta e dati esempi gagliardi secondo la loro età.
RispondiEliminaÀ Louis II de Baviere
RispondiEliminaRoi, le seul vrai roi de ce siècle, salut, Sire,
Qui voulûtes mourir vengeant votre raison
Des choses de la politique, et du délire
De cette Science intruse dans la maison,
De cette Science assassin de l’Oraison
Et du Chant et de l’Art et de toute la Lyre,
Et simplement et plein d’orgueil en floraison
Tuâtes en mourant, salut, Roi, bravo, Sire !
Vous fûtes un poète, un soldat, le seul Roi
De ce siècle où les rois se font si peu de chose,
Et le martyr de la Raison selon la Foi.
Salut à votre très unique apothéose,
Et que votre âme ait son fier cortège, or et fer,
Sur un air magnifique et joyeux de Wagner.
Paul Verlaine, Amour (1888)
A Luigi II di Baviera
Re, solo vero re di questo secolo, salve
o Sire che voleste morire vendicando
dalle cose politiche e dall'invadente
delirio della Scienza la vostra ragione,
di questa Scienza che uccide l'Orazione,
assassina del Canto e dell'Arte e della Lira,
e uccideste morendo, del vostro orgoglio il fiore
ricolmo, nettamente, salve, Re! bravo, Sire!
Un poeta, un soldato, il solo re d'un secolo
nel quale i re sono figure così smorte,
martire di Ragione secondo la Fede.
Salve alla vostra unica apoteosi, e l'anima
un corteo fiero, d'oro e di ferro, vi scorti
al gioioso e magnifico suono d'un'aria di Wagner.
La scuola negli ultimi 50/60 anni si è fatta sperimentale e lassa.Ora è tempo che ritorni ad essere sufficientemente metodica e ben educata. Il propagarsi delle scuole parentali implicitamente denuncia il fallimento della scuola pubblica e di molte scuole anche private . Gli anni della rivoluzione non hanno portato bene nè alla Chiesa nè allo Stato nè al popolo che ha perso gran parte delle sue virtù e dei suoi saperi. Sotto il manto di un successo materiale si è diventati miserabili interiormente ed uscire da questa miseria spirituale non sarà facile, drogati come siamo dall'inutile e dal malsano. Oggi come non mai questa nostra libertà-licenza deve essere trasformata in dovere-spirituale- culturale agito secondo necessità personale e sociale. Forse il vero imperativo oggi è il dovere eseguito con il buonumore di chi sta aiutando gli altri a vivere con 'decoro'.
RispondiEliminaParole, soltanto parole, belle e condivisibili, ma solo parole, i fatti stanno a zero.
RispondiEliminaLa politica vuole fatti e i fatti da due secoli e mezzo vanno nella stessa direzione anticristiana.
La matrice dei poteri che contano in Europa è la stessa di quelli italiani, di quelli che, per la precisione, fecero l'Italia risorgimentale anticattolica. E negli ultimi decenni anche la Chiesa cattolica ne è stata usurpata dall'interno, come ben sappiamo.
La tristezza di vivere questi tempi così cupi è tale che che eguaglia la costernazione nell'assistere ai vomitevoli spettacoli offerti dalla realtà politica quotidiana europea.
Un sussulto, uno scatto di reni, un'iperbole cattolica da qualche politico che cattolico si dica e si vanti di essere resta un sogno a occhi aperti.
In Italia continuiamo ad importare parassitismo che si aggiunge a quello autoctono, già abbondante e ben protetto. Tutto secondo i programmi. Resta solo da capire quando l'albero italico ed europeo cadrà soffocato dall'edera infestante.
Invito i numerosi frequentatori di questo blog a leggere gli articoli del sito
RispondiEliminatutelarurale.org
sul MERCOSUR, l'ultima follia della UE in materia di suicidio della nostra agricoltura e della salute degli europei.
Una volta si diceva . tengono famiglia.
EliminaEvidentemente rispondono..a chi devono rispondere altrimenti..l'oblìo!
Oggi leggendo un discorso di Disraeli (1844), che lodava come gli ebrei fossero ovunque e quasi sempre in posizioni di prestigio, mi è saltato nella mente che forse in Groenlandia si vuol far nascere una colonia prestigiosa ebraica. Forse. Chissà?!
RispondiElimina"L'Italia risorgimentale anticattolica..." fatta dai soliti ignoti...
RispondiEliminaNon era "anticattolica", piuttosto anticlericale, per certi aspetti, il conflitto con la Chiesa riguardava il potere temporale non i dogmi. La componente "anticattolica" rappresentava una minoranza, presente nella "sinistra" risorgimentale.
Oggi, i capi delle democrazie liberali hanno in qualcuno grado l'immagine é somiglianza di Satana. Il caso Epstein ci ricorda la depravazione dei peggiori imperatori romani pagani.
RispondiEliminaIl cristiano saggio sa che è meglio prevenire le azioni dei violenti utilizando se necessario dei deterrenti. Mi riferisco alla richiesta di Trump che vorrebbe acquistare la Groenlandia per motivi di difesa nazionale . Non ha tutti i torti ! Ma è anche vero che a decidere sono solo gli abitanti della Groenlandia e Danimarca. Hanno ragione entrambi ... a questo punto bisognerebbe usare la sapienza Salomonica:" Il governo della Groenlandia deve riconoscera agli USA almeno 4- 8 basi in affitto decennale rinnovabile, per poter installare i sistemi missilistici necessari alla difesa di tutto il nord america, e non solo .
RispondiEliminaE' l'unico modo per dire a Russia e Cina che pur essendo potenze nucleari c'è una super-potenza che li tiene a bada per altri cento anni almeno.
I mercati ringrazierebero.
Studiare, soltanto studiare:
RispondiElimina1. In Marocco se ti trovano con un coltello, secondo la legge (rinforzata nel 2026), Articolo 303bis, ti prendi subito un anno di carcere. Da uno a dodici mesi.
2. Martin Jelenik, l'assassino del giovane Alessandro Ambrosio il giovane capotreno, aveva un "foglio di via" dopo aver compiuto crimini per anni in Italia. Non poteva di fatto essere cacciato o incarcerato. La Polizia e i Carabinieri non avevano e non hanno alcuna forza esecutiva per punire chi commette crimini. Le leggi non ci sono. Con delle leggi, Alessandro sarebbe vivo.
In Italia ci sono Leggi nazionali e Leggi sovranazionali: quelle della Unione Europea, che per valore "superano" quelle nazionali. Il Diritto UE prevale anche sulla Costituzione (tranne i controlimiti). Il primo problema non è di questo o quel politico, né ovviamente delle Forze dell'Ordine che sono il nostro ultimo argine alla barbarie. Il problema è la volontà degli esecutivi, e non è ovviamente una questione "Destra o Sinistra", di fare in primis le leggi, in secondo luogo di concordare con la Comunità Europea leggi più dure. Remigrazione forzata. SUBITO. Prendere i giovani non accompagnati: tunisini, egiziani, marocchini, metterli in un aereo subito. Oggi. Prendere le comunità bengalesi e fermare stupri, violenze, alle loro bambine.
Il secondo tragico problema, su cui si fonda il crollo dell'Europa, è dovuto a due fattori:
a) la volontà sovranazionale di imporre fandonie come il "femminismo radicale" che ha distrutto il concetto di famiglia. Sono movimenti intellettuali di radice ebraica che hanno devastato questa civiltà.
b) da George Soros in poi, vale il concetto di "Immigrazione come risorsa". Ogni società si basa su valori condivisi. Se si uniscono culture, usanze, leggi e abitudini diverse, si fa crollare il sistema. Se si mette un giovane italiano, che non immagina lontanamente di portarsi un coltello a scuola, insieme a un giovane marocchino, che ha intrinseco il concetto di aggressione e difesa, crolla il sistema.
Come risolvere? Non credo ci sia alcuna volontà politica, a prescindere da chi votare, di risolvere alcunché. Cosa possiamo fare come cittadini? Prima di tutto votare chi non supporta i valori del "globalismo".
Ma ecco una brutta notizia: sono tutti d'accordo: parcellizzare la società, rendere single le persone, triplicare così la tassazione senza nuclei familiari (importante punto a cui la famiglia Rockefeller ha sempre creduto), cancellare l'identità cristiana e i valori che hanno reso l'Europa, partendo dalla democrazia greca, la culla della civiltà moderna.
Altra brutta notizia. Abbiamo perso. Se avete fatto figli, li avete fatti nascere nel momento storico esatto in cui l'Europa ha perso. Stavolta sono riusciti a sfondare. E non parlo dei "musulmani" in sé. Parlo della parte peggiore, delinquenziale, di quella parte di mondo. E di un Sud Est asiatico che preme con miliardi di persone. La religione islamica riconosce Gesù Cristo come profeta. A differenza di altri. Loro sono solo un mezzo di un potere più forte che sta combattendo, e vincendo una guerra contro l'Europa. E in Sud America. Incendi in Patagonia, sollevazioni, golpe. E in Medio Oriente. E in Africa. Ma queste, purtroppo, sono altre storie. Siamo in guerra contro un Governo ben riconoscibile più forte di noi. Più organizzato, più intelligente, più spietato, più potente. Che comanda tutto, finanza, politici, movimenti, intrattenimento, cultura. E perdiamo. L'abbiamo già persa. Ci sta trascinando nell'odio reciproco. Nella solitudine. Nell'assenza di valori comuni. L'odio è la loro arma migliore. La usano da sempre.