Avevamo tante speranze, ma sulla Liturgia Leone XIV non promette niente di buono. Differenza solo di facciata, in termini di stile, col bergoglianesimo. Ha appena nominato nuovo arcivescovo di Città del Capo il vescovo Sipuka, interessato ad aggiungere un rito pagano alla liturgia. Più che scandaloso, direi blasfemo! Un curriculum da paura... Inoltre sue precedenti dichiarazioni evidenziano l'interesse nell'integrare l'ubungoma, una pratica guaritrice-indovina zulu, nella fede e nel culto cattolici. In tema di inculturazione purtroppo ci sono precedenti qui - qui - qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone.
Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia
Leggo su LifeSiteNews che, lo scorso 9 gennaio, Leone XIV ha nominato il vescovo Sithembele Anton Sipuka arcivescovo di Città del Capo, in Sudafrica, dopo che il prelato in precedenza ha guidato un importante organismo ecumenico progressista e si è battuto per l'inculturazione liturgica di un rito pagano locale. Già vescovo di Mthatha, Sipuka è stato presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa meridionale dal 2019 al 2025 e presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano dal 2024.
Il 3 luglio 2025, Leone XIV lo aveva nominato membro del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso.
Nell'ottobre 2024, Sipuka è stato eletto presidente del Consiglio sudafricano delle Chiese (SACC), un organismo ecumenico che riunisce un'ampia gamma di confessioni cristiane in Sudafrica, vanta una lunga storia pubblica che risale al periodo anti-apartheid e risulta
storicamente associato all'attivismo di sinistra mentre la sua presidenza era stata precedentemente ricoperta da non cattolici.
Proprio in qualità di presidente della SACC, il 22 giugno 2025, Sipuka ha tenuto un'omelia durante un servizio di preghiera ecumenico chiamato "Giornata nazionale di preghiera per la guarigione e la riconciliazione", svoltosi presso la Grace Bible Church di Soweto, una congregazione protestante, dichiarando che le divisioni tra cristiani sono dovute al fatto che “i muri divisori che a noi sembrano così permanenti non lo sono per Dio”, poiché “le categorie che definiscono i nostri conflitti – noi e loro, dentro e fuori, meritevoli e immeritevoli – sono costruzioni umane, non decreti divini”.
Che fine ha fatto la verità cattolica e il reditus dei separati? (vedi).
Inoltre, Sipuka sembrava ridurre la nozione cristiana di redenzione a un significato sociologico di liberazione: "La tua liberazione è legata alla liberazione del tuo prossimo. Il tuo benessere è connesso al benessere del tuo nemico". Ed ha usato il cristianesimo per giustificare gli ideali politici socialisti: "Non può esserci riconciliazione senza trasformazione. La vera riconciliazione richiede un cambiamento strutturale: la trasformazione della nostra economia affinché la ricchezza sia condivisa in modo più equo".
Anche qui riconosciamo l'antropocentrismo conciliare [vedi].
Nel gennaio 2023, mentre era pràesidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa meridionale, Sipuka ha rilasciato un'intervista a Radio Veritas, poi ripresa da ACI Africa. In quell'intervista, ha riflettuto sui precedenti tentativi di inculturazione (1) nella liturgia cattolica in Sudafrica, in particolare quelli avvenuti negli anni '80.
L'inculturazione liturgica mira a introdurre nel rito cattolico romano elementi tratti da culture religiose locali, estranee alla tradizione cristiana; rituali spesso legati a superstizioni o pratiche politeistiche, basate sulla convinzione che ogni cultura possa essere espressione di adorazione verso Dio.
Tuttavia, la liturgia cattolica non appartiene alle culture ma alla Chiesa, ed è rivolta non all'uomo ma a Dio. Di conseguenza, è in grado di comunicare la grazia a ogni essere umano, indipendentemente dal contesto storico o geografico, perché il cuore umano – fatto per accogliere Dio – è sempre lo stesso ovunque. Pertanto, la liturgia non può essere rimodellata da usanze o credenze locali senza rischiare di perdere la sua vera natura.
Ma Sipuka è convinto del principio che "nella cultura, ci sono molte cose buone"; quindi, ritiene che "nulla di culturale debba essere scartato". E si è lamentato che l'inculturazione in termini di liturgia era più forte negli anni '80, poi si è fermata". "Predisponiamo la liturgia come se fosse inculturata da quelle esperienze, ma non si è sviluppata" (Sull'inculturazione vedi precedenti nei link indicati nell'incipit).
In particolare, il neo-arcivescovo sembra interessato a fondere la liturgia cattolica con il rito locale dell'ubungoma, una pratica spirituale tradizionale sudafricana in cui una persona diventa guaritore o indovino mediante canalizzazione attraverso gli antenati. Ha detto infatti: "Ora ci stiamo occupando dell'ubungoma. Speriamo di completare la ricerca entro la fine di quest'anno e poi, auspicabilmente, entro l'anno prossimo potremo forse fornire qualche indicazione".
Da tempo i teologi sudafricani cercano di reinterpretare questa pratica pagana nel tentativo di conciliarla con la teologia cattolica, ad esempio rileggendo la vocazione del profeta Geremia come un'esperienza collegabile all'ubungoma.
Che dire? Custodiamo il nostro tesoro. Il Signore ci aiuterà. (Maria Guarini)
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1. Inculturazione. In armonia con il principio della creatività, la Sacrosanctum Concilium ha introdotto due altri elementi di riforma incompatibili con la tradizione e rivelatisi esiziali: l’adattamento del rito alla cultura profana ossia all’indole e alle tradizioni dei popoli, alla loro lingua, musica, arte, appunto mediante la “creatività” e la “sperimentazione liturgica” (SC 37, 38, 39, 40, 90, 119). e mediante la semplificazione programmatica del rito stesso (SC 21, 34). Ciò che l'Abbé Barthe nella sua relazione ha definito "esplosione di varianti"... Anche questo contro l’insegnamento costante del Magistero, secondo il quale è la cultura dei popoli a doversi adattare alle esigenze del rito cattolico e senza che nulla si debba mai concedere alla sperimentazione o comunque al modo di sentire dell’uomo del Secolo. Una delle prove evidenti dell’antropocentrismo conciliare. Ed ecco che oggi il rito della Messa è frammentato in diversi riti a seconda dei continenti se non delle nazioni, con infinite variazioni locali, ad libitum del celebrante, variazioni che non escludono l’intrusione di elementi pagani nel rito stesso senz’alcun richiamo della S. Sede o dei vescovi. (dal mio saggio qui)

Una domanda sorge spontanea : " Ma quanti sono quelli fuoriusciti dal baricentro!"
RispondiEliminaNel frattempo si potrebbe cominciare a fare una buona lista?
Ormai siamo ben collaudati.
RispondiEliminaCon Ratzinger: "tranquilli, sa quel che fa, è parte di una precisa strategia".
Con Bergoglio: tranquilli, "sa quel che fa, è parte di una precisa strategia".
Con Prevost: "tranquilli, sa quel che fa"...
Scusate, ma non vi sentite un po' pigliati per il culo?
Andrà sempre peggio, caro E.P., stia tranquillo, andrà sempre peggio, se venissero messi con le spalle al muro, non volendo dare alcuna risposta sulle ragioni delle loro cattive azioni, potrebbero passare alla violenza, psicologica, burocratica (chiusura blog, denunce, ecc), o anche fisica, con l'istigazione alla violenza contro i cattiivi integralisti, indietristi, divisivi, e chi più ne ha più be metta...ma dalla loro strada non torneranno più indietro ormai, ci hanno messo in gioco le loro stesse vite. Sono 70 anni che fanno il muro di gomma, che mettono la testa sotto la sabbia, che si scandalizzano delle richieste di chiarimenti (ricordo di aver letto di un prete che, ad una simile domanda, girò i tacchi e se la diede a gambe levate !). Non è più la nostra Chiesa, assolutamente, facciamocene una ragione. Che Dio ci assista, da loro non mi aspetto più niente di buono
EliminaEspressioni più appropriate, ovvero non volgari, per poter dire che ci stanno prendendo in giro!! No!!???
Elimina@ Anonimo 22:58 : caro amico, anch'io rifuggo dalla volgarità, anche quando la " santa ira" mi assale, ma credo che quella gente non si meriti nulla di buono, tantomeno la buona educazione ( quella è invece dovuta alla nostra amata ospite, Maria Guarini); a lorsognori traditori dobbiamo però indirizzare il nostro più vermente e vibrante Anatema! come ci ordina di dire San Paolo.
EliminaIl Papa tollera costoro, che annunciano pubblicamente e attuano senza freni ogni loro soggettiva interpretazione liturgica, con conseguenti blasfemie e sacrilegi, ma frena il Rito antico, ancora sottoposto a rigide restrizioni e autorizzazioni speciali, chiudendo ogni possibilità di discussione su Traditionis Custodes.
RispondiEliminaLa speranza è l' ultima a morire, ma la linea è quella di Bergoglio, con modi molto più garbati .
Aloisius
Come già notato da qualcuno: "Prevost non è altro che un Bergoglio dal volto umano"
EliminaChe dire? Custodiamo il nostro tesoro. Il Signore ci aiuterà.
RispondiEliminaOttimo articolo. Ottima conclusione.
Deus providetur infallibiliter.
Cor Jesu, miserere nobis.
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Questa nomina è una scelta voluta e ponderata dal papa e non una scelta suggerita. Non dimentichiamoci che Prevost è stato prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l'America Latina dal gennaio del ’23. Il prefetto ha il compito di erigere le nuove diocesi, le province e le regioni ecclesiastiche e provvede alla selezione e alla nomina dei nuovi vescovi ed amministratori apostolici e dei loro coadiutori e ausiliari. Quindi non si può certo ipotizzare una nomina a sua insaputa, perché parafrasando un proverbio Prevost conosce bene i suoi polli. E non sarà certo la prima nomina su questa impostazione.
RispondiEliminaSuvvia, cosa aspettarci da un leone che non volendo ruggire tiene inascoltati i più accorati inviti e suggerimenti e lascia ben piantato al suo posto l'indegno e blasfemo Fernandez? Finora è questa la cartina al tornasole del suo pontificato.
RispondiEliminaNonna
Alcuni stralci dell'omelia (?) del cardinale Parolin a Copenaghen nella cattedrale luterana (sich!):
RispondiEliminaL'unità è un dono.
Riferendosi alla Lettera di San Paolo agli Efesini, da cui è tratto il tema della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il segretario di Stato ricorda che l'unità nella Chiesa non è uniformità, ma va considerata "comunione viva nella diversità". E osserva che "l'unità non nasce da ciò che produciamo; è un dono dello Spirito", per cui "cattolici e luterani - spiega - possono già riconoscersi come membri dello stesso Corpo di Cristo, nonostante le differenze storiche e liturgiche".
«La Chiesa resta credibile non grazie al potere, ai numeri o alle strategie, ma quando la fede diventa testimonianza vissuta, espressa e tradotta in atti concreti di liberazione, giustizia e misericordia che restituiscono dignità e aprono cammini di vera libertà».
la salute della Chiesa si misura non da numeri o successi ma dalla capacità di «camminare con Cristo e di restargli vicini».
lo Spirito Santo non elimina le differenze, ma le armonizza.
Il cardinale, richiamandosi alla Lettera agli Efesini, ha offerto una riflessione raffinata sull’essenza dell’unità. Questa, ha chiarito, non è la grigia uniformità di un pensiero unico, ma una comunione viva e pulsante che proprio nella diversità trova la sua ricchezza. Un dono gratuito dello Spirito, non un prodotto delle nostre fatiche.
Non ciò capito molto.... ma solo una delle decine di migliaia di circostanze che si potrebbero citare, ciò che è avvenuto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, qualche giorno fa, è "camminare con Cristo e stargli vicino" ?
C. Gazzoli
"camminare vicino" come i soldatacci e i farisei lungo il percorso per il Cavario ?
Elimina"Qualsiasi blog condanna" - Tucho frustrato da Internet
RispondiEliminahttps://gloria.tv/post/u61amK9PtTfj4rvpZXCu9vz33
C'e' chi per una espressione informale viene licenziato in tronco sui due piedi
senza che si tenga conto della sua integrita' morale e della sua fedelta', c'e' chi sale sempre piu' in alto come la grappa Bocchino e senza far nomi e cognomi tenendoper buono cio' che scrive radiospigola c'e' chi continua a mosaicizzare in giro per il mondo perche' c'e' chi lo/li protegge.
E vabbe'...intercediamo per gli uni e per gli altri ( in primis per noi stessi).
e perché i seminari non sono la risposta..
RispondiElimina"Pertanto, se vogliamo formare le persone allo spirito e alla potenza della liturgia, coltiveremo l'ars celebrandi in ogni rito liturgico che celebriamo. E consentiremo ai riti liturgici più antichi di nuovo la libertà di formare, attrarre e sostenere coloro che desiderano attingere alle loro ricchezze. Permetteremo anche che si verifichi un arricchimento reciproco. Questo, e non i seminari, è ciò che è assolutamente imperativo se non vogliamo che la riforma liturgica si riveli vana."
EliminaSapendo cosa si insegna oggi nei seminari, che anziché formare deformano.
EliminaE con tutte le riserve del caso sull' "arricchimento reciproco" che rischia di diventare "ibridazione" di un rito ineguagliabile...