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venerdì 30 gennaio 2026

Studente discriminato per la sua fede cattolica: il caso in un liceo romano

Studente preso di mira dal professore di filosofia per la sua fede cattolica: il caso al liceo romano Giulio Cesare. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
Studente discriminato per la sua fede cattolica:
il caso in un liceo romano

La scuola pubblica italiana è laica per Costituzione. Ma la laicità non equivale a ostilità verso il credo religioso, né può trasformarsi in un criterio di penalizzazione per chi professa una fede. Al liceo classico Giulio Cesare di Roma, uno degli istituti storici "de sinistra" della Capitale, essere cattolici pare invece un handicap.

È quanto denuncia il padre di un ragazzo al penultimo anno di liceo in una lettera indirizzata alla dirigenza scolastica, ripresa l’altro giorno dal senatore di Forza Italia Claudio Fazzone in una interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione e del Merito. Lo studente, in particolare, subirebbe da tempo comportamenti discriminatori, culminati in un brusco e immotivato peggioramento delle valutazioni in storia e filosofia in un clima di costante delegittimazione davanti alla classe. La vicenda, quanto mai sgradevole, si inserisce in un contesto già segnato da forti tensioni interne all’istituto. Il Giulio Cesare è balzato più volte agli onori delle cronache negli ultimi mesi: dalle occupazioni studentesche al ritrovamento nei bagni di liste con nomi di presunti responsabili di violenze sessuali. Episodi che non possono destare interrogativi sul clima educativo e sul rispetto delle regole di convivenza civile all'interno di un liceo frequentato da figli di professionisti, magistrati, alti dirigenti pubblici.

Ora, però, si tocca un altro tema sensibile: la libertà religiosa e la neutralità della scuola. La lettera del genitore, che Il Tempo ha potuto leggere, ricostruisce una sequenza di episodi che, nel loro insieme, delinea un quadro di marginalizzazione. Lo studente, subito dopo aver reso pubbliche le proprie convinzioni religiose, sarebbe stato infatti oggetto di "attenzioni" insistenti da parte del suo docente di storia e filosofia, il quale, dichiarandosi apertamente ateo, lo avrebbe più volte sollecitato a giustificare la sua fede davanti ai compagni di classe.

Un comportamento che avrebbe posto il ragazzo in una condizione di evidente disagio emotivo, costretto a spiegare i motivi della propria fede davanti a tutti.
Parallelamente, si sarebbe registrato un improvviso crollo delle valutazioni: voti gravemente insufficienti in materie dove, fino all’anno precedente, il ragazzo aveva conseguito buoni risultati, con punte di eccellenza.

Nella lettera si elencano anche episodi di isolamento, con l’invito rivolto da una docente alla classe a “fare attenzione” al ragazzo, definito pubblicamente “pericoloso” proprio per le sue convinzioni religiose. Il mese scorso, per la cronaca, il genitore ha incontrato la dirigenza del Giulio Cesare ed il docente coinvolto. Diversi fatti sarebbero stati confermati, ricondotti però a non meglio precisate motivazioni "didattiche". A fronte della richiesta di interrompere queste azioni discriminatorie, la scuola non ha ad oggi adottato alcun provvedimento. Anzi, il ragazzo è stato convocato il prossimo 4 febbraio presso la direzione per valutare il rendimento in condotta. Inevitabile allora l’interrogazione parlamentare con richiesta al ministro Giuseppe Valditara di verificare i comportamenti del docente e l’inerzia della dirigenza scolastica che non garantisce allo studente il diritto ad un ambiente educativo sereno e rispettoso della libertà di credo.
Una domanda, scomoda, è inevitabile: cosa sarebbe accaduto se al posto di uno studente cattolico vi fosse stato un ragazzo di fede musulmana? Sarebbe stato ritenuto accettabile sollecitarlo pubblicamente a “giustificare” la propria fede o associare le sue convinzioni a una presunta pericolosità?

Quanto accaduto rientra nella ben nota "tolleranza selettiva” tipica di certa sinistra radical chic: mentre ogni forma di discriminazione verso le altre fedi è stigmatizzata, il cristianesimo è esposto a una banalizzazione sistematica, con il dileggio dei suoi simboli e dei suoi valori: Crocifissi rimossi, simboli cristiani profanati o derisi, prese di posizione liquidate come retrograde.

Ora spetterà al Ministero fare chiarezza e capire perché gli studenti cattolici al Giulio Cesare non sono graditi. La scuola è di tutti, credenti e non credenti.
Giovanni M. Jacobazzi, 28 gennaio 2026 - Fonte: Il Tempo

13 commenti:

  1. Più o meno il Giulio Cesare era in queste condizioni da cica 60 anni. Siamo stati a guardare cosa succedeva. Ecco qua, visto?

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  2. Forse l'insegnante che invece di insegnare la materia per cui e' pagato
    vuol fare il salto della quaglia in politica?

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  3. Nel frattempo:
    "L'Italia è nostra.
    Anche in Italia è OBBLIGATORIO CREDERE in senso musulmano!
    Agli Infedeli, solo una blanda tolleranza, finché lo diciamo noi"
    https://rmx.news/article/muslim-leaders-in-padua-demand-removal-of-plastic-pig-from-deli-shop-window/
    I leader musulmani di Padova chiedono la rimozione del maiale di plastica dalla vetrina della gastronomia
    I dipendenti musulmani del negozio di gastronomia hanno difeso l'esposizione del maiale di plastica, affermando che rappresenta l'attività del negozio e non è affatto offensiva.

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    1. In Inghilterra sono i 3 porceĺlini ad essere discriminati nelle scuole primarie. Non e" permesso raccontare storie che abbiano come protagonisti i 3 porcellini in fuga dal lupo cattivo
      perche' urterebbero ĺa sensibilita' degli scolaretti musulmani.
      Ĺetto in un articolo di Giulio Meotti di qualche giorno fa.

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  4. Per antica indolenza, supponenza e ignavia abbiamo lasciato scuole, università, cultura, arte, TV e giornali (quando contavano) in mano alla sinistra, ispirata dal verbo gramsciano, che puntava esplicitamente a occupare i luoghi culturali per indottrinare le masse e consentire col tempo la presa del potere ad opera delle forze comuniste. Luoghi che oggi continua ad occupare fisicamente ad opera di studenti indottrinati. Il comunismo non è morto, ha solo cambiato apparenza, secondo me. Oggi prospera in Cina e sotterraneamente (e non solo, basti pensare alla Spagna) in Europa anche se va di moda chiamarlo con altri termini come radical-chic. La mentalità delle forze di sinistra, che si tratti di verdi, socialisti o radicali, è sottilmente comunista, anche se alcune si vergognano di affermarlo. Una loro caratteristica comune è un viscerale anticattolicesimo, anche se la Chiesa cattolica, spesso, fa di tutto per evitare frizioni, addirittura talora pare prostrarsi al nuovo verbo laicista pur di non urtare certe sensibilità.
    Il destino di questo ragazzo pare segnato, come quello dei cattolici che, se vogliono restare manifestamente tali, devono stare alla larga dalle scuole statali. E sarà sempre peggio, temo, perché la remissività della politica e della Chiesa (vogliamo parlare ad esempio della politica vaticana in Cina?) lasciano sempre meno margini di manovra.
    Il fenomeno parte da lontano, quindi, e ora è difficile arrestarlo.
    --Caustico

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    1. Concordo, e' come la terra argillosa di Niscemi.

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  5. A onore del vero ho avuto rapporti difficili con le insegnanti e le compagne di classe già nei lontani anni "60. Specifico che frequentavo un liceo purificato retto da religiose. Il cattocomunismo ha spianato la strada al delirio attuale.

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  6. il comunismo non è morto, ha solo cambiato termini come radical-chic.
    Giusta affermazione.
    Sembrava morto, come ideologia capace di trascinare le masse e certe élites votate alla rivoluzione. Nel senso classico, cioè come dottrina filosofica e concezione della vita ispirata a Marx, si può dire che sia morto.
    Ma in realtà, da un lato ha cambiato pelle, dall'altro si è conservato in regimi di tipo marxista-leninista tradizionale: in Asia (Cina, Corea del Nord), in America centrale e meridionale (Centro America, Brasile, Venezuela).
    In Russia, con Putin, abbiamo una riappropriazione dell'eredità dell'Unione Sovietica nella forma di una Federazione euro-asiatica, tollerante verso la religione e nello stesso tempo intesa a riabilitare in chiave nazionalistica e patriottica il passato staliniano. Una repubblica presidenziale di tipo autoritario, inserita nella tradizione autocratica russa. Giustamente nemica di certe aberrazioni oggi esplose in Occidente ma non del tutto immune dalla rivoluzione sessuale, della quale si è servita in passato (come URSS) per contribuire a corrompere l'Occidente.
    In Occidente, il comunismo si è coniugato con la rivoluzione sessuale e il femminismo per continuare la sua azione dissolvitrice. Questi due fenomeni avrebbero dovuto essere considerati dai marxisti quali degenerazioni dell'individualismo edonistico della borghesia, quali indubbiamente sono. Ma invece di combatterli, i (post)comunisti se ne servono per continuare la loro azione rivoluzionaria nei singoli paesi, alleati ad altre forze dissolvitrici.
    Ciò che più colpisce è la diffusione del neo-marxismo woke appunto negli Stati Uniti. Bisognerebbe studiare le teorie rivoluzionarie di comunisti come Saul Alinsky, scomparso da tempo, che ha teorizzato una azione sistematica di delegittimazione del sistema borghese, partendo appunto dalle università, dal controllo della cultura. Al posto della classe il soggetto rivoluzionario è visto nella razza, nelle donne, negli omosessuali. Al posto del borghese, il nemico è il maschio bianco, in genere borghese. Ma oggi viene attaccato perché maschio e bianco.
    Insomma, ci sono stati cambiamenti ed adattamenti del marxismo-leninismo sui quali non si è riflettuto e non si è studiato. AD essi hanno contribuito anche i cattolici, quelli di sinistra, i c.d. catto-comunisti, montati in cattedra a partire dal VAticano II. I 3 cardinali americani che attaccano apertamente la politica di Trump sull'emigrazione sono anche noti per le loro posizioni omofile.
    Chi crede che il comunismo sia ormai un fatto del passato è un ingenuo. Come quelli che attribuiscono a Putin diplomi di raggiunta maturazione cristiana.

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  7. Nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso (pensa te), quando andavo al Liceo classico (e non era il Giulio Cesare), il Giulio Cesare era celebre per essere privo di classi miste. Gli alunni erano tutti maschi. Aveva inoltre la reputazione di essere un focolaio della Destra. Costruito in epoca fascista aveva, si diceva, un'ottima palestra, spazio del quale molte antiche scuole romane erano prive. Era famoso anche nelle poche competizioni sportive tra le scuole (calcio, pallacanestro, pallavolo).
    Poi sono arrivate le classi miste e il politicamente corretto, a partire dal 1968.

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  8. da ex studente di Giurisprudenza30 gennaio, 2026 23:59

    Va bene che sono del 1964, il Magistrale di Trieste che ho frequentato (e l'ultima di Ragioneria, nella stessa città, anche se sono dell'Isontino) da questo punto di vista erano abbastanza "neutri". Tutti. Forse era un "farsi gli affari propri" ma funzionava.
    L'insegnante di religione a Trieste era sempre un sacerdote se i presidi non chiedevano diversamente.
    Nemmeno all'Università, che ho frequentato quando vi arrivava già gente nata anche 8 anni dopo di me, ho mai sentito neppure di sfuggita di casi simili, anche di gente proveniente da istituti notoriamente di sinistra.
    A Giurisprudenza, ho conosciuto un collega di studio, se ricordo bene del Pordenonese, che aveva fatto "una scuola cattolica"; era stato abbastanza generoso di particolari (come sugli insegnanti, tre erano sacerdoti, due suore, solo uno era laico ed era quello che più metteva soggezione -per l'aspetto, non per come insegnava- più quello di ginnastica che era un militare) ma non mi ha mai detto se fosse una scuola, un collegio o un seminario minore: prima del 1991 e a sua portata erano attivi Treviso e Venezia. Quello studente, probabilmente del 1970, '71 o '72, non dava neppure dimostrazione di essere un baciapile. Abbiamo preparato insieme Diritto delle Asssicurazioni, mi è parso che quantomeno sapesse studiare (beh, per quell'esame ha avuto una marcia in più: io già nelle assicurazioni lavoravo...).

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  9. Putin fu battezzato dal suo parroço ortodosso a Leningrado. Ma nell' URSS spesso i sacerdoti erano obbligati a riferiŕe al KGB quanto potevano sàpere dei loro parrocchiani. Per questo Putin e' cresciuto con il mito del kgb e non e' un caso se Kirill, il cosiddetto patriarca, sia il figlio del parroco che battezzo" Putin.

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  10. Purtroppo mi sento di dire che l'episodio non è isolato. Basti pensare alla violenza che viene istituzionalizzata dalle scuole con giornate varie, "feste" dei mostri e cose simili.

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  11. # Putin è cresciuto con il mito del KGB...
    Putin era un ufficiale o funzionario (fate voi) del KGB, di alto grado, visto che aveva una posizione direttiva nel KGB nell'allora Repubblica Democratica Tedesca. Nel sistema sovietico i funzionari dei servizi segreti potevano avere anche gradi militari tenuti segreti. Secondo la storia che ho letto nei giornali quando la DDR crollò perché i russi decisero di ritirarsi, una folla eccitata si era raccolta all'esterno dell'edificio sede del KGB. Dentro avevano distrutto gli archivi. Era rimasto il solo Putin, alto ufficiale, che uscì incontro alla folla (c'era una breve scalinata) con in mano la pistola d'ordinanza. E disse: "qui ci sono undici colpi, dieci per voi, uno per me. Vedete voi..". La folla, in prevalenza di giovani e forse non particolarmente violenta, si disperse.
    Questa la storia. Vera, falsa? Forse una leggenda creata appositamente? Non lo sappiamo.
    Dimostra comunque il carattere deciso di Putin, uno che non molla l'osso.
    Anche se l'osso ucraino si è rivelato assai più indigesto del previsto.

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