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giovedì 12 febbraio 2026

Mons, Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

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Mons, Carlo Maria Viganò a sostegno della FSSPX

Non posso che prendere atto con dolore e indignazione del Comunicato diffuso oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del Card. Víctor Manuel Fernández, al termine del suo incontro con Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Dopo decenni di umiliazioni, di dialoghi inconcludenti, di concessioni parziali revocate con “Traditionis Custodes”, di silenzi assordanti sulle deviazioni dottrinali e liturgiche diffuse in tutta la Chiesa ed ancor più gravi errori dottrinali e morali promossi dal più alto Soglio, Roma pretende ora di porre come condizione preliminare al dialogo la sospensione delle Consacrazioni episcopali annunciate dalla FSSPX per il 1° luglio — Consacrazioni che non sono atto di ribellione, ma atto supremo di fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, privata da quasi sessant’anni di Vescovi che predichino la Dottrina integra e amministrino i Sacramenti senza compromessi con l’errore.

Il Comunicato del Dicastero ripropone in modo subdolo il medesimo schema modernista già visto nel 1988: si offre un “dialogo teologico” su questioni che la Santa Sede ha sempre rifiutato di affrontare seriamente — la libertà religiosa, la collegialità episcopale distruttiva, l’ecumenismo paneretico, la dichiarazione Nostra Ætate che equipara false religioni all’unica vera Fede, il Documento di Abu Dhabi — mentre si minaccia lo “scisma” per l’unico gesto che potrebbe garantire la certezza della Successione Apostolica.

Ma chi brandisce oggi lo “scisma” come un’arma?

Chi ha scomunicato i Vescovi consacrati nel 1988 per aver difeso la Tradizione e il suo cuore palpitante, la Messa Cattolica?

Chi mi ha scomunicato e ridotto al silenzio, mentre ha promosso eretici dichiarati e ha coperto abusi di ogni genere?

Chi ha imposto ai fedeli di sottomettersi a un’autorità che ha abiurato la dottrina cattolica immutabile in nome di un “nuovo umanesimo” e di una “sinodalità” che altro non è se non il cancro della democrazia applicato alla Chiesa Cattolica per distruggerne dall’interno la divina Costituzione gerarchica e il Primato Petrino?

Il vero scisma non è quello di chi consacra Vescovi per custodire e trasmettere integralmente la Fede Cattolica, ma quello compiuto dalla Gerarchia conciliare e sinodale che ha rinnegato la Tradizione Apostolica, sostituendo la Dottrina con ambiguità eretiche, il Culto cattolico con una liturgia protestantizzata, e l’Autorità con un potere totalitario esercitato contro i fedeli che rifiutano l’apostasia.

La Fraternità San Pio X non ha bisogno del permesso di chi ha abiurato la Fede per compiere ciò che la Provvidenza le chiede, ossia: perpetuare la linea episcopale fedele alla Tradizione.

Mons. Marcel Lefebvre non ha agito per scisma, ma per stato di necessità; lo stesso stato di necessità che persiste oggi, aggravato dalla persecuzione sistematica della Messa tradizionale e dall’imposizione di false dottrine che contraddicono il Magistero perenne.

Pertanto, con la chiarezza che la situazione richiede e con la responsabilità che compete a chi ha giurato di difendere la Fede fino all’effusione del sangue:

• esorto la Fraternità San Pio X a rifiutare categoricamente di sospendere le Consacrazioni episcopali annunciate. Esse non sono negoziabili: sono un dovere sacro di fronte a Dio e alle anime;

• esorto a rifiutare qualsiasi “dialogo teologico” che parta dal presupposto che il Concilio Vaticano II sia compatibile con la Tradizione. Il problema non è “interpretare” il Vaticano II, ma riconoscere che esso ha introdotto errori che ledono la dottrina cattolica in punti essenziali e pregiudicano la salvezza delle anime;

• dichiaro che la vera comunione ecclesiale non si misura con il riconoscimento canonico da parte di una Gerarchia che ha perso la Fede, ma con la fedeltà integrale alla Rivelazione divina, al Magistero bimillenario e ai Santi Sacramenti trasmessi senza adulterazione.

• invito tutti i cattolici di buona volontà — Clero, Religiosi e fedeli — a riconoscere che lo stato di necessità perdura e che la salvezza delle anime richiede pastori che non scendano a patti con l’errore.

Sono certo che la Fraternità Sacerdotale San Pio X continuerà a pregare per la conversione dei pastori infedeli e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. E che non baratterà la Verità per un riconoscimento che significherebbe accettare l’errore e tradire l’eredità del suo Fondatore, il venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo,
12 Febbraio 2026

3 commenti:

  1. Bravo! Uno scritto chiaro, sincero, onesto, cattolico!
    Grazie.

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  2. Cit. Andrea Sandri12 febbraio, 2026 23:24

    Dopo l'incontro tra Don Davide Pagliarani e il Cardinal Fernandez

    Dal quel che si comprende, l'incontro tra il Superiore della FSSPX e il Cardinal Victor Fernandez è stato cordiale. Il comunicato ufficiale firmato da quest'ultimo rimette la questione al confronto dottrinale finalizzato alla definizione dei problemi sollevati e dello status canonico della Fraternità. Il che non è male, anzi. L'unica novità, che si offre a molteplici e fondate obiezioni, è la ridefinizione esplicita della fattispecie "consacrazioni episcopali della FSSPX" come "scisma" (ricadute anche su sacerdoti e fedeli?). Ci saranno le consacrazioni il 1° luglio? Un improvvido commento di FSSPX Actualités ha confermato, ma è stato subito ritirato. Questo incidente rivela non soltanto una mancanza di rispetto verso il Superiore della FSSPX, ma, cosa più importante, la divisione interna alla Fraternità tra correnti ancora romane e correnti separatiste che scavalcano lo stesso don Pagliarani. Il rischio di una divisione e di emorragie in caso di consacrazioni potrebbe portare a una crisi del governo di Menzingen e a soluzioni temporanee di rinvio. C'è poi da considerare ciò che rimane nascosto: il Cardinal Fernandez ha proposto una data prossima per le consacrazioni diversa dal primo di luglio? É stata accettata da don Pagliarani come termine ultimo? Sullo sfondo l'argomento debole dello stato di necessità interno: se anche Mons. Fellay e Mons. de Galarreta fossero improvvisamente chiamati alla casa del Padre, ci sarebbe certamente qualche vescovo volonteroso (per es. della linea Lefebvre-Williamson) a garantire il soccorso. L'argomento dello stato di necessità esterno è invece soltanto relativo: la FSSPX dà certamente un importante contributo alla lotta per la Tradizione in un contesto drammatico di apostasia, essendo il primo istituto tradizionale per numeri e diffusione, ma, a differenza del 1988, la Messa antica è ormai diffusa in tutto il mondo e rivela la propria persistenza ontologica nonostante i tentativi di eradicarla e ben al di là dell'esistenza della FSSPX. Una buona ragione per portare acqua al fronte comune e non per privarlo di essa.

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  3. Parrebbe proprio uno spot pubblicitario per la FSSPX.

    Il che mi fa pensare che l'autore del testo non sia mons. Viganò ma un suo "ghostwriter", che nel trascriverne le parole vi accenta le cose che ha a cuore. Una decina di giorni fa un comunicato attribuito a Viganò mostrava molto più l'impronta di tale ipotetico "ghostwriter".

    Eppure quando Viganò parla o scrive, si esprime in modo chiaro e lineare e senza voli pindarici. Esempi: "sinodalità e vigile attesa" o la recente intervista.

    Qui invece sembra girovagare un po' attraverso gli slogan della tifoseria lefebvriana infilando un po' a sorpresa la faccenda della propria "scomunica", quasi come se gli pesasse, quasi come se la considerasse ingiusta ma tutto sommato fondata.

    Insomma, non sembra il Viganò che siamo abituati ad ascoltare. Persino nell'ipotesi che tale dichiarazione gli sia stata richiesta (informalmente) dalla FSSPX stessa.

    Vogliamo mettere i puntini sulle "i"? Procediamo.

    La FSSPX ritiene di non poter continuare la propria opera "senza vescovi". Dunque ogni colloquio ("teologico" o cos'altro) è destinato al fallimento. Lo sanno benissimo, a Roma.

    La FSSPX non ha bisogno di essere incoraggiata ad andare avanti. Non risulta che il Pagliarani, nell'annunciare le future ordinazioni, abbia usato il condizionale. Al contrario, si è assunto virilmente tutta la responsabilità davanti a Dio e davanti alla Chiesa. Dico "virilmente" perché poteva essere sufficiente limitarsi a presentare l'intenzione sulla base della percepita necessità. E invece si è assunto tutta la responsabilità.

    La FSSPX si ritiene in stato di necessità. Ma ciò implica che anche Williamson lo era, e anche i vescovi ordinati da Williamson lo saranno a breve (se non lo sono già). Ed anche Viganò lo è. Solo che nel sullodato spot pubblicitario, Viganò si esprime come se la "successione" fosse garantibile con "certezza" solo dalla FSSPX. E allora i vescovi ordinati da Williamson non costituirebbero "successione"? E Viganò stesso, qualora trovasse motivo di ordinare dei vescovi, non sarebbe "successione apostolica"? (e ripetiamo quest'ultima domanda alla luce di quella vecchia illazione secondo cui si sarebbe fatto segretamente ri-ordinare vescovo da Williamson). Forse che il "ghostwriter" aveva fretta di pubblicare il comunicato?

    Ricordiamo infine che pur con tutti i suoi meriti, la FSSPX non ha l'esclusiva della Tradizione™. E che se qualcuno si rende conto della situazione (come ad esempio un Viganò o un don Leonardo Maria Pompei), non ha bisogno del titolo nobiliare di appartenenza alla FSSPX per promuovere genuinamente la santa fede cattolica.

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