Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 12 febbraio 2026

Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Intervista a monsignor Viganò / “I cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata”
di Stephen Kokx

Eccellenza, abbiamo letto la sua analisi “a caldo” sui risultati del Concistoro straordinario (qui), e credo si possa dire che – ancora una volta – ha colto nel segno: «Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sull’irrevocabilità del Concilio». Quale crede possa essere lo scenario che si apre dinanzi a noi, come cattolici, dopo le recenti dichiarazioni di Leone sullo “sviluppo dinamico” della Dottrina e della Morale?

Quando sentiamo parlare di “sviluppo dinamico” non possiamo non pensare alla condanna della dottrina eterodossa della cosiddetta “evoluzione del dogma”, secondo la quale la Chiesa avrebbe col passare del tempo e grazie al progresso scientifico delle discipline teologiche una migliore e diversa comprensione della Rivelazione. Si tratta di una vera e propria frode pseudoscientifica, basata sull’evoluzionismo e sullo storicismo filosofico, propagandata dai modernisti sin dai tempi di Alfred Loisy, mediante la quale far credere al popolo cristiano che le loro adulterazioni della Fede e della Morale devano essere considerate come un altro modo di esprimere un medesimo concetto, che per duemila anni il Magistero non aveva saputo esplicitare correttamente. La Chiesa cattolica avrebbe quindi insegnato dottrine che nel corso dei secoli sono state accettate passivamente da un popolo sottomesso e ignorante, e che solo con il Vaticano II e la sua riforma liturgica sarebbero state accantonate. Ovviamente le dottrine che il Concilio ha oscurato o riformulato sono quelle che condannano le sue stesse deviazioni, non ultima la “sinodalità”. I modernisti considerano i dogmi come espressioni provvisorie dell’esperienza religiosa che evolvono e si adattano alle circostanze. La “morale situazionale” di “Amoris lætitia” [qui] e di “Fiducia supplicans” [qui] è un’applicazione pratica di questa impostazione eretica evoluzionistica dagli effetti devastanti, così come è in continuo divenire la liturgia conciliare. È evidente che tutto questo risponde ad un’impostazione teologica antropocentrica e ad una filosofia immanentista.

Chi oggi siede sul Soglio di Pietro afferma che le sette acattoliche costituirebbero quella fantomatica “chiesa” che “Lumen gentium” vede sussistere anche ma non solo nella Chiesa cattolica, facendo eco a Bergoglio che dichiarava tutte le religioni come percorsi di salvezza voluti da Dio [qui - qui].

Ma se tutte le religioni sono volute da Dio, se la verità è “sfaccettata” e si declina in modi diversi e molteplici in tutte le confessioni cristiane e addirittura nelle religioni pagane e nelle superstizioni idolatriche, per quale motivo – mi chiedo – l’unica religione a essere considerata inaccettabile e censurabile in questo Pantheon ecumenico e inclusivo è quella cattolica tradizionale? La risposta è semplice e terribile allo stesso tempo: perché la Fede cattolica è l’unica vera, l’unica contro cui Satana scatena tutte le altre, che egli ispira e favorisce. L’unica che Satana teme, perché svela e combatte le sue macchinazioni infernali [[1]]. Astiterunt reges terræ, et principes convenerunt in unum, adversus Dominum, et adversus Christum ejus (Sal 2, 2). I re della terra si sono levati e i principi si sono uniti contro il Signore e contro il suo Cristo. L’unità ecumenica e massonica del Vaticano II si fonda su questo pactum sceleris tra false religioni, unite contro la sola vera Religione. Capovolgendo le parole di san Paolo, Veritatem facientes in caritate (Ef 4, 15), nella mente dei fautori della sinodalità l’unità non può e non deve fondarsi sulla Verità: perché è proprio la Verità che rende impossibile quell’unità e a maggior ragione la Carità verso Dio e verso il prossimo.

Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio della Vergine Maria a Fatima e dalle sue parole a La Salette: «Roma perderà la Fede e diventerà sede dell’Anticristo». L’apostasia della Gerarchia della Chiesa cattolica fa parte di quella crisi dell’autorità terrena come necessaria conseguenza del rifiuto della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa autorità pretende obbedienza nel nome del Capo del Corpo Mistico, mentre se ne separa con l’eresia e la corruzione. La Gerarchia non potrà sanare il vulnus di cui è responsabile, finché non si convertirà. Fino a quel momento essa non potrà che essere un’autorità tirannica e autoreferenziale, priva di qualsiasi legittimità, perché abusa del proprio potere per lo scopo opposto a quello per il quale Nostro Signore l’ha istituita.

In moltissimi suoi interventi, sin dal 2020, lei ha evidenziato il parallelismo tra il modus operandi della “deep church” e quello del “deep state”. Le ultime rivelazioni relative ai documenti del dossier di Epstein – ormai desecretati e in gran parte resi pubblici – mostrano che la corruzione e il ricatto sono stati lo strumento principale per ottenere obbedienza e collaborazione da personaggi che ricoprono ruoli ai vertici delle istituzioni. Ma ciò che sconcerta maggiormente è il livello di orrori perpetrati ai danni dei bambini e di vittime innocenti. Cosa muove queste persone?

Non possiamo non vedere nelle sevizie sui bambini lo stesso odio anticristico che portò al martirio di Guglielmo di Norwich (1144), Ugo di Lincoln (1255), Guglielmo di Oberwesel (1287), Rodolfo di Berna (1294), Andrea Oxner (1462), Simone di Trento (1475), Sebastiano Novello (1480), Lorenzino Sossio (1485), Domenico del Val, Cristoforo della Guardia [[2]]: tutti bambini goyim di un’età compresa fra i tre e i quindici anni, torturati e uccisi dalla medesima Sinagoga di Satana che oggi governa il mondo. Tutti seviziati per lo stesso motivo: uccidere ancora una volta, nelle carni dell’innocente, l’Agnello immacolato che ha dato la vita per la nostra Redenzione. La differenza tra questi omicidi rituali e quelli che emergono dai documenti desecretati è che allora essi potevano apparire sporadici, perché commessi da una setta ristretta e giustamente emarginata da una società fieramente cattolica; mentre oggi – nel silenzio omertoso della stampa mainstream e nella scandalosa inerzia dei magistrati – sono commessi su vasta scala dalla stessa setta che è riuscita ad appropriarsi del potere dopo aver scristianizzato la società e instaurato la Rivoluzione. Una rivoluzione che il Concilio ha fatto propria, convertendo progressivamente i membri della Gerarchia ai principi massonici e spesso scegliendone i candidati tra emissari della Logge.

Questa è la matrice della setta infernale che i documenti di Epstein confermano nei suoi più raccapriccianti dettagli. D’altra parte, se i fautori del Vaticano II sono giunti a negare la responsabilità dei giudei nella crocifissione di Nostro Signore, non stupisce il loro zelo nel cancellare la memoria di quei santi martiri bambini, mettendo addirittura in dubbio la realtà storica della loro uccisione nel corso di sacrifici rituali.

La Gerarchia postconciliare si è resa complice di un piano satanico, senza comprenderne le terrificanti implicazioni. Ma nonostante l’evidenza di questo colpo di stato globale essa continua tetragona a sostenere e ratificare l’agenda globalista, la farsa vaccinale, la frode del green deal, la folle teoria gender, l’ideologia LGBTQ+ e la sostituzione etnica delle nazioni cattoliche, anche se sono tutte parte di un medesimo progetto criminale ed eversivo che oggi sappiamo essere stato accuratamente pianificato.

Ma perché questo golpe potesse aver luogo, è stato necessario replicare in ambito ecclesiastico ciò che i “figli” delle famiglie dell’alta finanza usuraia hanno fatto infiltrando i governi con gli Young Global Leaders del World Economic Forum, con la cooperazione documentata dello stesso Epstein e dei ben noti “filantropi” ashkenaziti. Per questo motivo le quinte colonne ai vertici della Gerarchia conciliare hanno creato una “linea dinastica” – per così dire – che assicurasse una “discendenza” e dunque una continuità ideologica e organizzativa negli organismi centrali e periferici della Chiesa. Theodore McCarrick ha piazzato i suoi protetti Cupich, Tobin, Gregory, Farrell, McElroy – per citarne solo alcuni – in ruoli apicali nelle Conferenze episcopali e nella Curia romana. Oggi costoro agiscono allo stesso modo con i propri favoriti per perpetuare il potere di questa lobby.

Cosa possiamo fare noi, come cattolici e come membri della nostra comunità, per fronteggiare questa situazione di totale rovesciamento di ogni più elementare principio morale e etico?

Umanamente parlando, lo scontro che si va profilando appare decisamente impari. Da una parte vi è il pusillus grex, costituito di quanti custodiscono la sacra Tradizione. Questa parte è rimasta praticamente senza pastori, anzi abbandonata e ostracizzata dai mercenari e dai falsi pastori della chiesa sinodale, oltre a essere disorganizzata e frammentata. Dall’altra vi è il mondo intero, con i suoi potentissimi mezzi organizzativi, finanziari e istituzionali, di cui è zelantissima alleata quella “chiesa” che si proclama inclusiva con tutti fuorché con i cattolici. Un mondo che si avvia a proscrivere i cristiani dal consorzio civile, a criminalizzare l’appartenenza alla Chiesa cattolica, a considerare i tradizionalisti come non-persone. Il contributo della chiesa sinodale a questa operazione di persecuzione risiede sia nella cooperazione all’agenda globalista, sia nella scomunica di chi come me denunciava – e denuncia tuttora – la corruzione dei prelati e di coloro che hanno loro dato protezione e impunità.

Vorrei qui richiamare l’attenzione su un elemento significativo del processo di manipolazione mentale che viene operato sulle masse. Qualche giorno fa, intervenendo all’annuale incontro del World Economic Forum a Davos [[3]] il presidente della Conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt, si è riferito ai cittadini delle nazioni del nostro continente come ai “vecchi europei”, definiti antisemiti e islamofobi solo perché non sono disposti a rassegnarsi a un’ormai irreversibile sostituzione etnica. Così facendo, l’élite globalista crea le basi ideologiche – come già avvenuto durante la psicopandemia con l’emarginazione dei “no-vax” – per delegittimare ogni voce che si opponga alla dittatura del pensiero unico. Questa delegittimazione comporta anche un’implicita privazione dei diritti, il via libera all’ostracismo, alla persecuzione, alla criminalizzazione. L’élite nega cittadinanza a chi vi ha diritto e la accorda allo straniero, al quale riconosce fraudolentemente addirittura il diritto di voto. I “vecchi europei” appartengono alla “vecchia Europa”, un’entità distinta dalla “nuova Europa” inclusiva, multiculturale, multietnica, multireligiosa e globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Da un lato abbiamo l’Europa cristiana di nazioni sovrane, dall’altro l’Europa massonica, talmudica e sinarchica.

Qualcosa di simile – simile in modo inquietante – è avvenuto anche nel corpo ecclesiale, non meno infiltrato di quinte colonne di quanto non sia avvenuto nella sfera civile. In questo caso non abbiamo più “vecchi europei”, ma “vecchi cattolici”: ossia quei fedeli che ancora si ostinano a considerarsi membri della Chiesa di Cristo, e che non si rassegnano a vedervi ammessi quanti consapevolmente ne respingono la Fede, la Morale, la Liturgia. L’ossessiva propaganda immigrazionista di Bergoglio e Prevost, di cardinali e vescovi a supporto della sostituzione etnica operata dai governi globalisti non si limita all’ambito civile: essa trova il suo corrispondente ecclesiale nella propaganda ecumenica. La loro politica open borders è iniziata con il Vaticano II, che ha spalancato le porte della cittadella e abbassato i suoi ponti levatoi proprio nel momento in cui si stava preparando il più violento assalto da parte del nemico. La sostituzione religiosa che sta operando la Gerarchia conciliare-sinodale non è meno consapevole di quella etnica. Essa si manifesta nel medesimo modus operandi: costringere all’esilio i veri cattolici e dare cittadinanza a eretici e pervertiti. Chi non ratifica il novus ordo – in tutte le sue accezioni – si palesa come “vecchio cattolico”, appartenente alla “vecchia Chiesa”, con la sua “vecchia messa”; e con ciò si autoesclude, si autoscomunica dalla “nuova chiesa”. Da un lato abbiamo la Chiesa cattolica, dall’altro la “chiesa” conciliare, sinodale, ecumenica che è riuscita a impadronirsi del potere e non ha alcuna intenzione di lasciarlo.

Per quale motivo, secondo lei, la Chiesa di oggi è così attenta al dialogo ecumenico con gli acattolici e allo stesso tempo così intollerante e severa nei riguardi delle realtà tradizionali? Perché si mostra così rigida nei suoi riguardi, ma così inclusiva con eretici, scismatici e addirittura con l’Islam e l’ebraismo?

La Gerarchia della Chiesa cattolica – e in primis coloro che hanno preso il controllo del Vaticano usurpando la Sede di Pietro – non ha più la voce autorevole della Verità, ma quella pavida del dialogo e del compromesso con il mondo. E questo avviene dal Concilio Vaticano II in poi, che segna un punto di rottura e di discontinuità rispetto alla Chiesa cattolica apostolica romana di sempre.

Il motivo per cui la chiesa conciliare riconosce le altre chiese diversamente cristiane e le sette è che essa non si considera più l’unica depositaria della Verità rivelata. Per questo si pone al loro livello con innumerevoli incontri ecumenici (ad intra) e interreligiosi (ad extra). Il papato ne esce sfigurato e il vescovo di Roma ridotto a un primus inter pares, secondo la rilettura “in chiave sinodale ed ecumenica” indicata dal documento di studio “Il vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint” [[4]]. Questi sono gli effetti pratici del subsistit in di “Lumen gentium” [vedi].

Scismatici ortodossi, eretici protestanti, idolatri pagani e chiesa conciliare-sinodale sono tutti accomunati dalla propria eterogeneità rispetto alla Chiesa cattolica; ed è appunto dalla Chiesa cattolica apostolica romana che tutti costoro prendono sdegnosamente le distanze.

Non dimentichiamo che anche presso gli ortodossi vi sono comunità che hanno introdotto il diaconato per le donne, facendo proprie le istanze della parità di genere a cui la chiesa conciliare da tempo si sta adeguando con sempre più ardite innovazioni. Protestanti e anglicani condividono con la chiesa conciliare-sinodale – che rigetta, reinterpreta o cancella le Verità cattoliche – errori ed eresie ecclesiologiche e dottrinali, ed insieme perseguono ecumenicamente una falsa unità al prezzo dell’apostasia della Fede.

La farsa della sentenza amministrativa del Dicastero per la dottrina della fede mi ha inflitto la scomunica dichiarandomi in stato di scisma con la chiesa bergogliana per aver osato mettere in discussione i suoi due idoli intoccabili: il Vaticano II e la legittimità di Jorge Mario Bergoglio come papa. Ciò ovviamente non mi rende scismatico rispetto alla Chiesa cattolica, ma alla chiesa conciliare-sinodale, dimostrando così che essa stessa è in scisma de facto dalla Chiesa cattolica apostolica romana, né più né meno di quanto non lo siano gli ortodossi o i protestanti.

Proprio in questi giorni la Fraternità San Pio X ha annunciato che il prossimo luglio consacrerà nuovi vescovi senza il placet vaticano. Come valuta questa decisione?

Apprezzo molto la decisione di assicurare la successione apostolica per garantire continuità alla Fraternità e conservare il tesoro della tradizione, del sacerdozio cattolico e del santo Sacrificio della messa. Credo tuttavia che la Fraternità San Pio X debba ancora affrontare la fase finale del percorso di consapevolezza che trentotto anni fa ha condotto il suo fondatore, l’arcivescovo Marcel Lefebvre, a considerare “apostata la Roma modernista”. È pur vero che lo stato di necessità invocato per legittimare le consacrazioni episcopali è giustificato dalla salvezza delle anime: salus animarum suprema lex. Ciò autorizza la Fraternità a procedere alla consacrazione di nuovi vescovi anche in assenza del mandato pontificio, che un papa fedele al mandato petrino sicuramente concederebbe. Va nondimeno notato che nell’eventualità remotissima che Leone dovesse consentire a queste consacrazioni, la Fraternità si troverebbe in una situazione paradossale, con due vescovi “in una situazione canonica irregolare” e quelli novelli “in comunione con Roma”. Il che genererebbe una frattura all’interno della Fraternità stessa. Canonicamente non sembra esservi via d’uscita, e questo perché il problema è di natura teologica ed ecclesiologica. Ed è lo stesso superiore generale don Davide Pagliarani a riconoscere questa gravissima anomalia, oggettivamente impossibile da sanare in un momento in cui le condizioni per un ritorno di Roma alla Tradizione sono molto più irrealizzabili che ai tempi di monsignor Lefebvre. È certamente comprensibile il desiderio della Fraternità San Pio X di manifestare concretamente la propria unione con la Sede Apostolica, cum Petro et sub Petro; ma l’oggettivo divario presente non può essere colmato per via amministrativa, avendo come interlocutori funzionari che non professano più la fede cattolica e che si prefiggono di demolire la santa Chiesa.

Auspico che il motivo per cui il superiore generale insiste nell’avere un confronto con Roma non abbia come obiettivo principale la regolarizzazione canonica, quanto piuttosto il “metterla nell’angolo” – per così dire – in modo che da un lato sia evidente la volontà dei membri della FSSPX di riconoscersi figli della Chiesa cattolica e sudditi del Romano Pontefice; e dall’altro “mettere a verbale” l’indisponibilità dell’attuale Gerarchia a rimettere in questione il Vaticano II e le sue gravissime derive, mostrandola per quello che è, ossia eversiva ed eretica.

Il paradosso del veto romano appare in tutta la sua sconvolgente contraddizione se consideriamo che la Santa Sede continua a ratificare ex post le ordinazioni episcopali della chiesa patriottica cinese, notoriamente scismatica e con una propria gerarchia parallela e ostile a Roma. Non dimentichiamo che la scomunica per le consacrazioni episcopali conferite senza mandato apostolico fu introdotta da Pio XII nel 1958 proprio per sancire lo stato di scisma dell’Associazione patriottica. L’accordo segreto sino-vaticano stipulato da Bergoglio e Parolin sconfessa la posizione che la Santa Sede aveva mantenuto fino a Benedetto XVI e allinea la chiesa scismatica cinese alle altre sette acattoliche con cui la chiesa sinodale dialoga amichevolmente, senza che questo ponga alcun problema.

Dobbiamo riconoscere che la crisi presente, proprio per la sua assoluta eccezionalità e gravità, impone di essere affrontata – per così dire – “al di fuori degli schemi”. Le risposte canoniche sono valide per tempi di relativa normalità, non per situazioni straordinarie, direi quasi escatologiche. La deriva cui è giunta la chiesa conciliare-sinodale è tale da far sì che le medesime persone detengano l’autorità sacra della Chiesa e il potere eversivo della sua contraffazione. Non è possibile presiedere la Chiesa cattolica nell’ortodossia e allo stesso tempo la chiesa sinodale nell’eresia, così come non è possibile servire due padroni (Mt 6, 24)”.

Ritiene fondata e condivisibile la prospettiva di una pax liturgica che è stata avanzata da certi ambienti ecclesiali?

La pax liturgica auspicata da alcuni prelati e intellettuali cattolici costituisce a mio avviso un pericolosissimo inganno, nel quale sono caduti per primi i suoi fautori e nel quale cadranno anche quanti a essi fanno riferimento. Il concetto di una pacifica convivenza di due forme del medesimo Rito è impossibile, e frutto di una de-dogmatizzazione della liturgia a cui corrisponde una de-liturgizzazione della dottrina. La messa tridentina è voce orante della Fede cattolica, secondo l’adagio Lex orandi lex credendi. Il novus ordo è espressione ideologica degli errori del Concilio con chiarissime, sfrontate omissioni e manipolazioni per adulterare la Fede cattolica e traghettare progressivamente i fedeli verso la Religione Universale. I fedeli che assistono ad entrambi i riti potranno forse ritenere più belle e solenni le celebrazioni in rito antico, ma rimarranno convinti che sia possibile far convivere due mondi opposti semplicemente accordando libertà a entrambi. Ciò ripugna al principio di non contraddizione ancor prima che al Magistero cattolico. Come ha giustamente rilevato monsignor Marian Eleganti, «si tollera uno scisma non dichiarato che coinvolge l’intera Chiesa cattolica tra i cosiddetti “modernisti”, “adattati allo spirito del tempo”, “relativisti” e “pluralisti”, “di sinistra”, “cattolici riformisti” e i cattolici “conservatori”, “di destra”, “tradizionalisti” e “ortodossi”. Entrambe le ali si considerano fedeli e cattoliche. Questo è il paradosso per eccellenza» [[5]].

Chris Jackson commenta: «Questo scandaloso doppio standard dimostra che la chiesa conciliare dà più valore alla conformità al suo nuovo credo umanistico che alla fedeltà alla verità di Cristo» [[6]]. Purtroppo tra i conservatori vige la persuasione del tutto erronea e infondata che non sia stato il Vaticano II, ma una sua erronea interpretazione ad aver causato la crisi; che non sia stato il novus ordo missæ, ma gli abusi nella sua celebrazione ad aver provocato il crollo della pratica religiosa.

Cosa possono fare i sacerdoti e i fedeli per resistere a questa crisi dell’autorità civile e religiosa?

Pensare che sia possibile risanare dalle fondamenta le istituzioni di tutto il mondo occidentale oggi nelle mani della Sinagoga di Satana è una folle illusione. La nostra è una civiltà giunta alla fase terminale di un cancro che la rode da dentro: la ribellione a Dio ispirata e perpetrata dal principe di questo mondo e dai suoi servi.

Credo sia giunto il momento di considerare seriamente la costituzione di “comunità intenzionali” [[7]] basate sul modello della opzione Benedetto di Rod Dreher. «Nella devastazione e desolazione successive alla caduta dell’impero romano, in un mondo ostile, i monaci benedettini costituirono delle piccole comunità in cui conservare ciò che conta della fede cristiana e in cui seminare la civiltà di domani». Secondo Dreher la nostra situazione è la stessa o lo diventerà entro breve [[8]]. Cosa impedisce ai cattolici di rivitalizzare i tanti borghi abbandonati o spopolati, unendo le proprie capacità e risorse per vivere insieme secondo un’impostazione di vita cristiana e dandosi i mezzi di indipendenza e autosufficienza, anche economica e alimentare, che impediscano o quantomeno limitino al massimo la contaminazione con un mondo ostile? Scrive un sacerdote francese: «Durante il periodo Covid ho celebrato messe clandestine nei fienili. Sembrava di essere tornati ai tempi della Rivoluzione. Oggi il potere non è più al servizio del popolo né di Dio, ma al servizio del globalismo. È la lotta tra Cristo Re e il principe di questo mondo, il diavolo. È compito di ogni uomo schierarsi dalla parte del bene e resistere al male» [[9]]. Cosa impedisce ai sacerdoti di aiutare i fedeli in questa lotta al globalismo, come già hanno iniziato a fare alcuni?

Occorre che i cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura invasiva e mortifera dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata. D’altra parte, se ci troviamo in uno stato di necessità ecclesiale, lo siamo anche in ambito civile. Una simile riappropriazione è tuttavia possibile solo quando ogni anima vive della Grazia e nella Grazia. E per fare ciò è indispensabile l’azione santificante dei sacramenti e della santa messa, amministrati da sacerdoti fedeli alla Tradizione. Sarà questo l’alimento soprannaturale che ci darà la forza per impugnare le armi spirituali nella battaglia che infuria già ora e che prelude alla persecuzione dell’Anticristo. Perché solo chi vive di Cristo può combattere il male presente e meritare così il premio eterno. Mihi enim vivere Christus est, et mori lucrum (Fil 1, 21).
________________________
[1] È significativo che i primi ad essere consapevoli della “minaccia” rappresentata dalla Chiesa Cattolica siano proprio i globalisti. Lo ammette anche Epstein: cfr. https://x.com/stanislasberton/status/2018969611526443512
[2] Questo è solo un elenco parziale dei casi noti di sacrifici rituali riportati dalle cronache e da atti notarili o processuali tra il XII e il XX secolo. https://x.com/timayenis/status/1846279581684453666?s=12&t=u_2LqhAK2UFBVNFcpxcEAg
[3] Cfr. https://x.com/disclosetv/status/2013910057965047894
[4] https://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Collana_Ut_unum_sint/The_Bishop_of_Rome/Il%20Vescovo%20di%20Roma.pdf
[5] «A dirty schism is tolerated that runs through the entire Catholic Church between the so-called “modernist,” “zeitgeist-adapted,” “relativist,” and “pluralist,” “left-wing” “reform Catholics” and the “conservative,” “right-wing,” “traditional,” and “orthodox” Catholics. Both wings see themselves as faithful and Catholic. This is the paradox par excellence» – Cfr. https://www.lifesitenews.com/opinion/bishop-eleganti-the-church-is-suffering-internal-schism-because-pope-bishops-tolerate-heresies/
[6] «This outrageous double standard proves that the Conciliar Church values conformity to its new humanistic creed over fidelity to Christ’s truth», cfr. https://x.com/bigmodernism/status/2018558959599116464
[7] Le comunità intenzionali (in inglese intentional communities) sono gruppi di persone che scelgono volontariamente di vivere insieme (o molto vicine) per realizzare una visione comune, un ideale condiviso o un determinato stile di vita. Non si tratta di semplici vicini di casa o coinquilini casuali: l’elemento centrale è l’intenzionalità, cioè una scelta consapevole e condivisa di cooperare, condividere risorse, responsabilità e principi morali.
[8] Cfr. https://lanuovabq.it/it/opzione-benedetto-non-un-consiglio-ma-un-fatto
[9] «J’ai célébré des messes clandestines dans des granges pendant la période Covid. On se serait crus revenus aux périodes révolutionnaires. Aujourd’hui, le pouvoir n’est plus au service du peuple ni de Dieu, mais au service du mondialisme. C’est le combat entre le Christ Roi et le prince de ce monde — le diable. C’est le rôle de tout homme de prendre position pour le bien et de résister au mal». Cfr. https://x.com/tocsin_media/status/2018717365500809725?s=61&t=0N1U8tlYmPH0YyY1JmxnKg

Nessun commento: