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lunedì 25 maggio 2026

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi, ed è per questo che i tempi vi ritornano."

Nella nostra traduzione da La CroixPer Philippe Darantière, presidente dell'associazione Notre-Dame-de-Chrétienté, che organizza il pellegrinaggio di Chartres, la liturgia si incarna e permette all'anima di elevarsi con il corpo. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

"L'antica liturgia non cerca di compiacere i tempi,
ed è per questo che i tempi vi ritornano."


Alla vigilia del pellegrinaggio di Chartres organizzato da Notre-Dame-de-Chrétienté, il presidente dell'associazione riflette sul fascino che la liturgia tradizionale esercita sulle giovani generazioni di cattolici. Per Philippe Darantière, in un mondo saturo di strutture orizzontali, la verticalità dei riti ancestrali si distingue e libera.

Scrivendo il 18 marzo 2026 a nome di Papa Leone XIV ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes, il cardinale Parolin ha sottolineato "la crescita delle comunità legate al Vetus Ordo". Il fatto è innegabile: la liturgia tradizionale attrae le persone, e attrae i giovani. Questa Pentecoste, 20.000 persone partecipano al pellegrinaggio tradizionalista da Parigi a Chartres, con un'età media di 22 anni e un aumento medio dell'8% delle presenze negli ultimi dieci anni. Come si spiega tutto ciò?

La prima risposta, e la più comoda, è quella della "sensibilità": latino, incenso, canto gregoriano, la bellezza dei paramenti. Ma tutto ciò si trova anche altrove… Si dirà allora che è una questione di identità, di bisogno di radici, di resistenza a un mondo fluido che non sa più da dove viene. Questa argomentazione contiene un fondo di verità, ma non è sufficiente. Se la liturgia tradizionale fosse solo un deposito culturale, sarebbe un museo, ma è chiaramente viva. Trasforma il culturale in religioso.

L'uomo scompare sullo sfondo prima del rituale.
Qui sta il primo paradosso: una liturgia che, dall'esterno, sembra svolgersi "senza di noi" è profondamente coinvolgente. Il sacerdote è rivolto a est, verso Cristo, di cui è solo lo strumento visibile. Non guida, né spiega in tempo reale. I gesti sono quelli che si sono svolti invariabilmente e meticolosamente fin dall'antichità. Il santuario separa il sacro dal profano. Tutto rimanda a un altro regno, quello di Dio.

Questo "distanziamento" non è un concetto arcaico. Significa che non si va a Messa principalmente per se stessi. Si va perché si ha un debito insormontabile verso Dio, un debito che nessuna generosità umana potrebbe mai ripagare. Si va per dare a Dio ciò che Gli è dovuto. Ed è proprio perché si va per Dio che si esce arricchiti. La virtù della religione, questo dovere di adorazione verso il Creatore, è inscritta in ogni gesto di questa liturgia. L'uomo si annulla davanti al rito. E lungi dall'umiliarlo, questo annullamento lo eleva. In un'epoca satura di orizzontalità e di costante egocentrismo, questa verticalità si distingue e libera.

Si obietta che questa liturgia sia ermetica. Ciò significa fraintendere il suo rapporto con il corpo e i sensi. Al contrario, essa è straordinariamente incarnata. I gesti ritualizzati, i paramenti, il latino, il silenzio, l'incenso, le genuflessioni, il canto gregoriano: tutti questi sono segni concreti che, secondo Benedetto XVI, «aprono sull'invisibile». L'anima non si eleva nonostante il corpo, ma con esso. Questa pedagogia sacramentale risponde a qualcosa di molto profondo che la Bibbia, da Abele, Noè, Abramo e Mosè in poi, ci insegna: l'umanità è una creatura, l'unica in natura, che prega, che offre, che consacra.

Il segno della permanenza
Alcuni hanno sostenuto che il sacro corrisponda a una fase arcaica dell'umanità che si sta trascendendo. La realtà del XXI secolo è più persistente: il sacro continua ad attrarre. Non nonostante la modernità, ma forse proprio per questo: ciò che la modernità cerca di distruggere, la liturgia lo preserva e lo restituisce.

In un mondo in cui tutto cambia, in cui ogni istituzione, persino all'interno della Chiesa, cerca di "reinventarsi", questa liturgia porta il segno della permanenza. Le letture sono rimaste le stesse per secoli. Il canto gregoriano viene intonato da oltre un millennio. Il Canone Romano mormora le stesse parole dei tempi di Gregorio Magno. E coloro che scoprono questa Messa per la prima volta comprendono istintivamente di entrare in qualcosa che li trascende, che li ha preceduti, che sopravviverà loro: per un fugace istante, diventano partecipanti a una liturgia che ci connette al cielo.

Ciò non significa che la liturgia sia intrinsecamente immutabile. Si evolve lentamente, organicamente, ma sempre con quella "delicatezza infinita" dimostrata dal Concilio di Trento, che ha saggiamente preservato immutati i riti con una storia che abbraccia più di due secoli. Ed è questa permanenza deliberata e accettata che le conferisce la sua autorità. La liturgia non cerca di compiacere i tempi. Ed è per questo che i tempi continuano a ritornarvi.

Il mistero reso presente
Rimane un ultimo paradosso, forse il più decisivo. La liturgia tradizionale è anche, e forse soprattutto, un'espressione straordinariamente densa del mistero che celebra. La Messa, “tesoro di fede”, è memoriale della Passione del Signore, non la sua rievocazione ma il suo rinnovamento incruento, il sacrificio redentore di Cristo reso presente sull'altare. L'offertorio, la doppia consacrazione, le preghiere del Canone recitate in silenzio, la comunione ricevuta in ginocchio: tutto ciò non narra la morte e la risurrezione del Signore, tutto ciò le rende presenti.

L'antica liturgia è dunque un catechismo vissuto: insegna non solo chi è Dio, ma anche chi è l'umanità in relazione a Dio. È un'antropologia religiosa che i nostri contemporanei non hanno dimenticato, anche quando hanno smesso di articolarla. Forse è questo il segreto del suo fascino: essa esprime una verità sull'umanità che l'umanità porta dentro di sé senza saperlo.

Liturgia missionaria? Assolutamente sì. E per un numero crescente di battezzati e convertiti, è diventata la lingua madre per parlare con Dio e ascoltarlo. È una ricchezza della Chiesa, un tesoro del suo passato, presente e futuro. Un tesoro che il 30% dei pellegrini a Chartres scopre per la prima volta ogni anno. Questa cifra da sola dimostra che la liturgia tridentina celebrata durante il pellegrinaggio non è un ostacolo alla comunione nella Chiesa, ma uno dei suoi gioielli.
Philippe Darantière 
Presidente di Notre-Dame-de-Chrétienté

9 commenti:

  1. Il Ministero Petrino tra Chiarificazione Dottrinale e Unità Ecumenica

    Gentili lettori, le recenti comunicazioni della Chiesa Ortodossa Copta riguardo alla ripresa del dialogo teologico con la Santa Sede hanno apportato una diffusa serenità. Il dialogo era stato interrotto nel marzo 2024 a seguito delle tensioni dottrinali e pastorali generate dalla Dichiarazione “Fiducia Supplicans”, emanata dal Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Secondo quanto riportato dai canali ufficiali della Chiesa Ortodossa Copta, durante un colloquio telefonico intercorso lo scorso 15 maggio tra Papa Leone XIV e il Patriarca Tawadros II, il Pontefice ha confermato l'orientamento della Chiesa Cattolica: non vi sarà alcuna benedizione per le coppie dello stesso sesso, ribadendo che il sacramento del matrimonio sussiste esclusivamente nell'unione tra uomo e donna, intrinsecamente aperta alla trasmissione della vita.

    Tale precisazione da parte della Santa Sede ha rassicurato sia i fedeli che avevano accolto con sconcerto e disorientamento la Dichiarazione, sia le istituzioni ecclesiali coinvolte nel dialogo bilaterale. È opportuno evidenziare che il Santo Padre non ha abrogato il documento “Fiducia Supplicans”, bensì ne ha offerto un'autentica esegesi. Già nel corso del viaggio di ritorno dall'Africa — in risposta alle controversie sollevate da un intervento del Cardinale Reinhard Marx — il Papa aveva specificato che la Santa Sede disapprova la formalizzazione rituale delle benedizioni per le coppie irregolari, incluse quelle composte da persone dello stesso sesso.

    Inoltre, nel volume-intervista pubblicato la scorsa estate a cura della giornalista Elise Ann Allen, il Pontefice, commentando l'iniziativa sinodale tedesca, ha ribadito che tali posizioni contrastano con il documento approvato da Papa Francesco. “Fiducia Supplicans”, ha chiarito il Papa, afferma la possibilità di invocare la benedizione divina su ogni singolo individuo, vietando tassativamente qualsiasi forma di ritualizzazione che possa equiparare tali unioni al matrimonio, in conformità all'insegnamento perenne della Chiesa.

    Questi ripetuti interventi pontifici non devono essere interpretati come mere risposte contingenti a esponenti del clero o alla stampa, ma come atti formali volti a sanare le fratture e a dissipare il disorientamento insorto all'interno del Popolo di Dio.

    La chiarezza dottrinale rappresenta la più alta forma di carità pastorale, poiché dissolve l'incertezza e orienta la comunità dei credenti. In questo esercizio del magistero si manifesta pienamente la missione del Romano Pontefice quale Pastore della Chiesa Universale: una guida autorevole e necessaria per custodire l'unità del gregge di Cristo ed evitarne la dispersione.

    «Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.»
    1 Corinzi 1,10
    Cattolicesimo romano

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    1. Parafrasando Einstein: "due cose sono infinite, l'universo e l'ipocrisia umana, ma sul primo ho ancora qualche dubbio".
      C. Gazzoli

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  2. Ottava di Pentecoste.....accadde oggi....

    un anziano cerimoniere di Papa Montini in pensione , asseriva di essere stato presente al fatto. L’aneddoto ha quindi un’attendibilità relativa; ma, come spesso accade, sono le storie non confermate che meglio ricostruiscono un clima, un’atmosfera, un’epoca.

    Ed ecco di cosa parliamo. Siamo nel 1970, il lunedì di Pentecoste. La riforma liturgica è entrata in vigore da pochi mesi, nel frastornato entusiasmo dei maggiorenti della Chiesa: le cassandre che han visto lungo sono ignorate, i laooconti che mettevano in guardia sono stati silenziati e stritolati dalle spire del perbenismo ecclesiale.

    Paolo VI si avvia la mattina presto verso la sua cappella per celebrare la Messa. Con sorpresa, trova preparati i paramenti verdi anziché quelli rossi, di Pentecoste e della sua ottava. Interroga i cerimonieri, che gli rispondono: “Ma Santità, ormai è tempus per annum, il colore è verde. L’ottava di Pentecoste è abolita”.

    “Verde, ma come? Chi ha abolito l’ottava?” domanda concitato il Papa.

    “Lei, Santo Padre…”.

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    1. E paolo VI si mise a piangere.
      E' assolutamente e sicuramente un fake

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  3. “Impone, Domine, capiti meo galeam salutis ad expugnandos diabolicos incursus”.

    È la preghiera che il Sacerdote recita quando si cinge il capo con l’Amitto prima di indossare, nel Rito Romano, gli altri Paramenti Sacri per Celebrare la Santa Messa.

    (Traduzione: “Imponi, o Signore, sul mio capo l’elmo della salvezza, per sconfiggere gli assalti diabolici”.)

    La formula richiama direttamente l’insegnamento di San Paolo nella Lettera agli Efesini dove si viene esortati a prendere “l’elmo della salvezza” per resistere alle insidie del diavolo. L’amitto viene dapprima posato brevemente sulla testa come un cappuccio per poi essere ripiegato attorno al collo e cinto in vita con le fettucce.

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  4. Preghiera prima di un collegamento alla rete internet (dal blog di Padre Z):
    O Dio onnipotente ed eterno che ci hai plasmati a Tua immagine, e ci hai comandato di cercare tutto ciò che è buono, vero e bello, specialmente nella persona del Tuo Unigenito Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, fa’, Te ne preghiamo, che per intercessione di Sant’Isidoro, Vescovo e Dottore, durante le nostre peregrinazioni nella rete internet dirigiamo i nostri occhi e le nostre mani soltanto a ciò che Ti è gradito e trattiamo con carità e pazienza tutte le anime che incontriamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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  5. Oratio ante colligationem in interrete (dal blog di Padre Z):
    Omni­potens aeterne Deus, qui secundum imaginem Tuam nos plasmasti et omnia bona, vera, et pulchra, praesertim in divi­na persona Unigeniti Fi­lii Tui Domini nostri Iesu Christi, quaerere iussi­sti, praesta, quaesumus, ut, per intercessionem Sancti Isidori, Epi­scopi et Doctoris, in peregrinationibus per interrete, et manus oculosque ad quae Tibi sunt placita intendamus et omnes quos conveni­mus cum caritate ac patientia accipiamus. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

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  6. Sant'Isidoro di Siviglia (560-636) è stato un teologo, scrittore e arcivescovo cattolico spagnolo, venerato come uno degli ultimi Padri della Chiesa latina. È celebre per essere stato l'uomo più colto del suo tempo e per aver salvato il sapere antico durante l'Alto Medioevo.

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  7. Si evolve lentamente, organicamente, ma sempre con quella "delicatezza infinita" dimostrata dal Concilio di Trento, che ha saggiamente preservato immutati i riti con una storia che abbraccia più di due secoli....
    Diversamente, nel 1969 e' stata usata la scure

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