Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
Anche oggi la giaculatoria non è presa dalle Litanie. Quella più corrispondente è Sanguis Christi, virtus Confessórum, salva nos. Sangue di Cristo, vigore dei Confessori della Fede, salvaci! Forse l'Autore tiene conto della nuova formulazione in analogia di quanto accaduto alle Litanie Lauretane in cui, alla vecchia dizione “Regina dei confessori” si è sostituita la seguente “Regina dei testimoni della fede”. In ogni caso la meditazione è nutriente e ci rafforza.
24 Luglio. Il Sangue che manda in missione
Sangue di Cristo, forza della missione
Oggi la nostra meditazione sul Sangue di Gesù compie uno sguardo missionario: il Sangue di Cristo è la forza della missione. (Nell'immagine: Gesù e l'annuncio del Regno)
Chi contempla davvero il Sangue di Cristo non può restare chiuso in una devozione privata. Il Sangue versato è amore donato per la salvezza del mondo. Dal Calvario nasce la Chiesa missionaria. Dal costato aperto del Signore nasce un popolo inviato. La redenzione non è un tesoro da custodire gelosamente in una stanza devota, magari ben arredata e spiritualmente profumata. È fuoco da portare. È annuncio da condividere. È misericordia da testimoniare.
San Gaspare del Bufalo comprese con forza questa verità. Per lui il Sangue di Cristo era il grande segno della misericordia di Dio e il cuore della missione. Annunciare il Preziosissimo Sangue significava chiamare i peccatori alla conversione, rialzare gli scoraggiati, ricondurre i lontani, pacificare le coscienze, rinnovare la vita cristiana. La missione non nasce dal desiderio di organizzare attività. Nasce dall’essere stati raggiunti da un amore che non si può trattenere.
Il Sangue di Cristo è forza della missione perché l’annuncio cristiano non si fonda sulle nostre capacità persuasive. Certo, occorrono intelligenza, preparazione, prudenza, linguaggio adeguato, testimonianza credibile. Tutto questo è necessario. Eppure la fecondità della missione viene dalla grazia. Non convertiamo noi i cuori. Non salviamo noi il mondo. Non siamo noi il centro dell’opera. Per fortuna, perché già quando l’uomo organizza una riunione riesce a complicare l’universo. La missione appartiene a Cristo e vive del suo Sangue.
Questa invocazione ci protegge da due errori. Il primo è l’attivismo: fare molto, parlare molto, programmare molto, senza tornare alla sorgente. Il secondo è il ripiegamento: pregare, contemplare, custodire la devozione, senza lasciarsi mandare. Il Sangue di Cristo unisce contemplazione e missione. Chi adora l’Agnello è inviato ai fratelli. Chi serve i fratelli deve tornare all’Agnello, altrimenti presto porta se stesso invece del Vangelo.
La missione comincia spesso vicino. Non sempre chiede partenze lontane o imprese straordinarie. Passa attraverso una famiglia, una comunità, una parrocchia, un malato visitato, un giovane ascoltato, un peccatore accolto con verità e misericordia, una parola di fede detta al momento giusto, una testimonianza coerente in un ambiente indifferente. Ogni cristiano, in forza del Battesimo, è coinvolto nella missione della Chiesa. Non tutti nello stesso modo, non tutti con gli stessi compiti, ma tutti dentro l’unico Corpo che vive del Sangue di Cristo.
Il Sangue di Cristo ci insegna anche lo stile della missione. Non si annuncia il Vangelo dall’alto della superiorità. Si annuncia come debitori di misericordia. Il missionario non è uno che possiede Cristo come proprietà privata e lo distribuisce agli altri con aria di controllo. È uno che è stato salvato e per questo desidera che altri incontrino la stessa salvezza. La missione vera nasce da gratitudine, non da protagonismo.
La pratica spirituale può essere un piccolo gesto missionario. Pregare per una persona lontana dalla fede. Offrire una parola buona a chi è scoraggiato. Invitare qualcuno a riscoprire la confessione o la Messa. Donare un’immagine, una preghiera, una testimonianza. Non servono gesti invadenti. Serve carità intelligente. La fede non si impone con pressione, ma si propone con chiarezza, pazienza e vita coerente.
Il Sangue di Cristo, forza della missione, chiude il cammino delle Litanie aprendolo verso il mondo. Dopo aver contemplato il mistero, siamo mandati a viverlo. Dopo aver invocato misericordia, siamo chiamati a diventare strumenti di misericordia. Dopo aver ricevuto pace, siamo inviati come artigiani di riconciliazione. Dopo aver adorato il Sangue dell’Agnello, non possiamo più vivere come se il mondo non avesse bisogno di redenzione.
La missione comincia da un cuore che si lascia ferire dall’amore di Cristo. Un cuore così non resta immobile. Porta nel mondo, con umiltà e fermezza, la buona notizia che nessuno è perduto finché può essere raggiunto dal Sangue del Redentore.
>Chi contempla davvero il Sangue di Cristo non può restare chiuso in una devozione privata. Il Sangue versato è amore donato per la salvezza del mondo. Dal Calvario nasce la Chiesa missionaria. Dal costato aperto del Signore nasce un popolo inviato. La redenzione non è un tesoro da custodire gelosamente in una stanza devota, magari ben arredata e spiritualmente profumata. È fuoco da portare. È annuncio da condividere. È misericordia da testimoniare.
San Gaspare del Bufalo comprese con forza questa verità. Per lui il Sangue di Cristo era il grande segno della misericordia di Dio e il cuore della missione. Annunciare il Preziosissimo Sangue significava chiamare i peccatori alla conversione, rialzare gli scoraggiati, ricondurre i lontani, pacificare le coscienze, rinnovare la vita cristiana. La missione non nasce dal desiderio di organizzare attività. Nasce dall’essere stati raggiunti da un amore che non si può trattenere.
Il Sangue di Cristo è forza della missione perché l’annuncio cristiano non si fonda sulle nostre capacità persuasive. Certo, occorrono intelligenza, preparazione, prudenza, linguaggio adeguato, testimonianza credibile. Tutto questo è necessario. Eppure la fecondità della missione viene dalla grazia. Non convertiamo noi i cuori. Non salviamo noi il mondo. Non siamo noi il centro dell’opera. Per fortuna, perché già quando l’uomo organizza una riunione riesce a complicare l’universo. La missione appartiene a Cristo e vive del suo Sangue.
Questa invocazione ci protegge da due errori. Il primo è l’attivismo: fare molto, parlare molto, programmare molto, senza tornare alla sorgente. Il secondo è il ripiegamento: pregare, contemplare, custodire la devozione, senza lasciarsi mandare. Il Sangue di Cristo unisce contemplazione e missione. Chi adora l’Agnello è inviato ai fratelli. Chi serve i fratelli deve tornare all’Agnello, altrimenti presto porta se stesso invece del Vangelo.
La missione comincia spesso vicino. Non sempre chiede partenze lontane o imprese straordinarie. Passa attraverso una famiglia, una comunità, una parrocchia, un malato visitato, un giovane ascoltato, un peccatore accolto con verità e misericordia, una parola di fede detta al momento giusto, una testimonianza coerente in un ambiente indifferente. Ogni cristiano, in forza del Battesimo, è coinvolto nella missione della Chiesa. Non tutti nello stesso modo, non tutti con gli stessi compiti, ma tutti dentro l’unico Corpo che vive del Sangue di Cristo.
Il Sangue di Cristo ci insegna anche lo stile della missione. Non si annuncia il Vangelo dall’alto della superiorità. Si annuncia come debitori di misericordia. Il missionario non è uno che possiede Cristo come proprietà privata e lo distribuisce agli altri con aria di controllo. È uno che è stato salvato e per questo desidera che altri incontrino la stessa salvezza. La missione vera nasce da gratitudine, non da protagonismo.
La pratica spirituale può essere un piccolo gesto missionario. Pregare per una persona lontana dalla fede. Offrire una parola buona a chi è scoraggiato. Invitare qualcuno a riscoprire la confessione o la Messa. Donare un’immagine, una preghiera, una testimonianza. Non servono gesti invadenti. Serve carità intelligente. La fede non si impone con pressione, ma si propone con chiarezza, pazienza e vita coerente.
Il Sangue di Cristo, forza della missione, chiude il cammino delle Litanie aprendolo verso il mondo. Dopo aver contemplato il mistero, siamo mandati a viverlo. Dopo aver invocato misericordia, siamo chiamati a diventare strumenti di misericordia. Dopo aver ricevuto pace, siamo inviati come artigiani di riconciliazione. Dopo aver adorato il Sangue dell’Agnello, non possiamo più vivere come se il mondo non avesse bisogno di redenzione.
La missione comincia da un cuore che si lascia ferire dall’amore di Cristo. Un cuore così non resta immobile. Porta nel mondo, con umiltà e fermezza, la buona notizia che nessuno è perduto finché può essere raggiunto dal Sangue del Redentore.
Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare scriveva: «Beato chi promove le Missioni!». Il Sangue di Cristo, se è davvero contemplato, diventa impulso apostolico: chi è stato raggiunto dalla misericordia desidera che altri ne siano raggiunti. (S. Gaspare del Bufalo, Lettera 830, Epistolario III.)
Preghiera
Gesù, Sangue che dà forza alla missione, non permettere che io chiuda la fede in una devozione privata e tranquilla. Accendi in me il desiderio che altri conoscano la tua misericordia. Donami parole semplici, carità intelligente, vita coerente e cuore missionario. Rendimi testimone umile del Sangue che salva.
Giaculatoria
Sanguis Christi, virtus Confessórum, salva nos.
Sangue di Cristo, forza della missione, salvaci. don Mario Proietti

OGGI, VENERDÌ 24 LUGLIO:
RispondiEliminaOggi la Chiesa fa memoria di San Charbel Makhlouf, il grande eremita del Libano, uomo di silenzio, di preghiera e di miracoli.
Essendo Venerdì, giorno dedicato per antica devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù, uniamo le due ricorrenze:
Affidiamo il nostro cuore, le nostre famiglie e tutte le nostre intenzioni al Cuore Misericordioso di Gesù, per intercessione di San Charbel.
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te!
San Charbel Makhlouf, prega per noi!
PREGHIERA A SAN CHARBEL E AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÚ:
O Sacratissimo Cuore di Gesù,
sorgente infinita di amore e di misericordia, in questo venerdì a Te dedicato ci consacriamo a Te.
Il nostro cuore è spesso stanco e ferito, vieni a sanarlo con la Tua luce.
E tu, San Charbel Makhlouf,
eremita del silenzio, amico di Dio,
che hai vissuto nascosto ma pieno della presenza del Cuore di Cristo,
intercedi per noi oggi, nel giorno della tua memoria.
Ottienici la grazia di amare come hai amato tu, di pregare come hai pregato tu, e di confidare sempre nel Cuore di Gesù.
Sacro Cuore di Gesù, confido e spero in Te.
San Charbel Makhlouf, prega per noi.
Amen.