Pagine fisse in evidenza

sabato 19 ottobre 2013

« Non enim possumus quae vidimus et audivimus non loqui » (At 4,20)

Sandro Magister è molto attento a seguire passo passo il dipanarsi di questa nostra esperienza di Chiesa. Riprendo il suo articolo odierno dalla centrata premessa, cui segue una nuova analisi dello 'stile Bergoglio', che è qualcosa di più di uno stile. Riproduco il tutto integralmente perché ci offre spunti interessanti.
Tuttavia, è solo il punto di partenza di ulteriori percorsi, perché apre usci di comprensione che non possono fermarsi alla diagnosi, ma richiedono ulteriori elaborazioni e anche l'individuazione di soluzioni, che possiamo solo indicare, ma che non ci competono. Infatti sostanzialmente si evidenzia una rivoluzione copernicana, che si risolve in una deriva della nostra fede. Mi sono limitata ad inserire glosse essenziali. E mi rendo conto che siamo sommersi da molto materiale magmatico, come magmatico è il profluvio di parole in libertà in questo "pseudo-magistero liquido", che è un liquido corrosivo, al quale occorre trovare l'antidoto.
Quale miglior antidoto del Logos, che è anche la Verità che ci fa liberi? Ma chi ci spezzerà questo pane salutare, al posto dello tsunami mediatico al quale non riusciamo a tener dietro? D'altronde, sarebbe più facile e comodo staccare la spina come potremmo esser tentati di fare (non per vigliaccheria ma per il senso di impotenza di fronte ad un dilagare così aggressivo e dirompente) e come molti ci spingono a fare. Se non fosse per il fatto che non enim possumus quae vidimus et audivimus non loqui «non possiamo infatti non parlare di ciò che abbiamo visto e udito» (Atti 4, 20). È ovvio che il discorso non può finire qui. Siamo solo all'inizio. O piuttosto ci troviamo ad un drammatico spartiacque che viene da lontano, ancora più lontano del concilio che è stato solo il Cavallo di Troia...

Nella sua omelia mattutina del 17 ottobre, papa Francesco ha diretto parole sferzanti contro i “cristiani che perdono la fede e preferiscono le ideologie”.
Francesco non ha specificato a chi e a che cosa in concreto si riferisse. Ma l’indomani, nell’editoriale di prima pagina di “Avvenire”, la sua esegeta ed amica da lunga data Stefania Falasca ha stigmatizzato i cristiani ideologici come coloro “che De Lubac chiamerebbe ’specialisti del Logos’”.
Definizione pericolosa. Ha avuto infatti buon gioco Giuliano Ferrara, su “Il Foglio” di sabato 19 ottobre, a domandare: “Ma uno specialista universalmente riconosciuto del Logos non abita forse, orante, le emerite stanze del Vaticano?”. Con un trasparentissimo riferimento a Benedetto XVI.
Nell’attacco di papa Francesco ai cristiani ideologici è stata vista una reazione alle dure critiche rivolte contro di lui dai cattolici tradizionalisti Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro su “Il Foglio” del 9 ottobre: “Questo papa non ci piace“, e poi del 16 ottobre: “Orgoglioso lamento cattolico“. [Il sito spagnolo Pagina catolica esprime la convinzione che si riferisca al recente discorso di Mons. Fellay a Kansas City (in italiano qui), forte anche dei riferimenti su trascorsi argentini inesorabilmente sfavorevoli alla Tradizione.]
Ma la questione è di più ampio respiro. Riguarda la visione d’insieme dell’attuale pontefice, la sua manifesta volontà di annunciare un Vangelo “sine glossa”, libero da mediazioni culturali, un annuncio più di cuore che di ragione, di Logos. Con uno stacco evidente rispetto al papa che l’ha preceduto.
È la questione che affronta qui di seguito, con acume, Pietro L. Di Giorgi, docente di sociologia presso l’Istituto superiore di scienze religiose di Firenze e redattore della storica rivista cattolica fiorentina “Testimonianze”.

PAPA FRANCESCO. UN MESSAGGIO “DECULTURATO”?
Pietro L. Di Giorgi

Come giudicare le modalità del tutto inedite della comunicazione di papa Francesco? Quel suo parlare più con interviste che con encicliche?

Si può ipotizzare che questo papa venuto dalla fine del mondo risenta di quei processi di deculturazione del religioso che vede in campo religioni ormai deterritorializzate e deculturate a causa della globalizzazione e della “network society.” Religioni le quali pongono progressivamente sullo sfondo, fino a farle progressivamente svanire, le complesse mediazioni ermeneutiche storico-culturali in cui esse sono germinate.

È questo un fenomeno che coinvolge ormai anche il cattolicesimo, specie in America Latina, ove si manifestano e prendono sempre più forza movimenti carismatici, comunitari, de-istituzionalizzati, con forme di culto mistico-emozionali, che non sopportano dogmi, apparati, liturgie ordinate, nel nome di un esplicito rifiuto di un cristianesimo europeo-occidentale eccessivamente snervato dal razionalismo post-illuministico, e che sembrano ripetere, in modo quasi concorrenziale, il pentecostalismo carismatico americano che si avvia a divenire nuova religione globale proprio perché culturalmente sempre più neutra. [Ne abbiamo parlato qui]

Se si assume una prospettiva di questo genere, appaiono evidenti le differenze fra papa Joseph Ratzinger e papa Jorge Mario Bergoglio.

Benedetto XVI ha sempre messo in guardia da una deculturazione del cristianesimo che recida i suoi legami col pensiero razionale greco. Come il prometeismo tecnologico produce le patologie della ragione, così la rinuncia al rapporto organico fede-ragione sviluppato dal pensiero teologico conduce a speculazioni arbitrarie e tendenzialmente fondamentalistiche.

Come Benedetto XVI sosteneva nel memorabile discorso di Ratisbona del 2006, è il corretto ragionamento a condurre alla fede, poiché “non agire secondo ragione è contrario alla natura stessa di Dio”. È questo – spiegò – il frutto migliore e imprescindibile dell’ellenizzazione del cristianesimo da parte dei Padri della Chiesa: nella “ratio”, intesa come organo di controllo e di chiarificazione dell’umano, si manifesta la luce divina.

Dio, infatti, “agisce mediante il Logos, che è insieme ragione e parola, una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi, appunto, come ragione”. Questa lettura non rappresenta, agli occhi di Benedetto XVI, un’alienazione del messaggio evangelico, tale da confinarlo in un determinato ambito storico-culturale, ma è invece la norma universale da non smarrire per ogni ulteriore sua traduzione in ogni epoca e cultura.

Ogni cultura produce, infatti, una qualche forma di elaborazione teologica del rapporto fede-ragione, e quindi anche un’innata apertura al dialogo, capace di evitare sia le patologie della religione che quelle della ragione.

Papa Francesco, invece, sembra dubitare che la cultura del Logos in cui è maturato il cristianesimo possa ancora rappresentare la forma privilegiata ed universale del suo darsi nel mondo.

Vista la sua provenienza dall’America Latina, che sperimenta da anni un diffuso rifiuto di quel cristianesimo europeo-occidentale che avrebbe eccessivamente introiettato i processi di secolarizzazione, Francesco sembra partecipe di una forma di deculturazione del cristianesimo che privilegia la potenza sorgiva dell’annuncio evangelico depurato dalla gabbia di forme culturali storicamente determinate. La verità cristiana – ha scritto nella lettera a Eugenio Scalfari su “la Repubblica” dell’11 settembre –  è “l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo e quindi una relazione che si dà a noi solo come un cammino e una vita”.

Al di là dell’enciclica “Lumen fidei”, d’impianto ancora ed esplicitamente ratzingeriano, che ripercorre il canone culturale ellenistico secondo cui ragione e fede reciprocamente si illuminano, è evidente che la forma preferita dell’annuncio evangelico per papa Francesco non è l’enciclica o la lezione, ma piuttosto l’omelia, la lettera, l’intervista.

È lì che il suo discorso sgorga nuovo ogni volta come fosse la prima volta, improntato alla speranza nella grazia di Dio che sempre si manifesta, e non si lascia intrappolare nelle forme dottrinali tradizionali di un cristianesimo che spesso gli sembra assumere le forme di un “gioco intellettuale”, di una “arida casistica morale”, di una “ideologia”.

Più che come maestro, papa Francesco si presenta come testimone di una mistica dell’incarnazione che sollecita a “pensare con la carne e con il cuore ed a pregare con la carne e non con le idee”: così in una sua omelia mattutina a Santa Marta dei primi di giugno.[Non si può scindere la carne dalla idee. Si tratta di un dualismo malsano.]

Per papa Francesco – si veda la sua intervista a “La Civiltà Cattolica” – l’annuncio dell’amore salvifico di Dio precede (e vanifica?) ogni sicurezza dottrinale, ogni compendio di verità astratte, ogni obbligazione morale e religiosa derivanti da “un tomismo decadente”, e produce invece “un’aura mistica” che non definisce mai i bordi del pensiero, ma invita, secondo quello che a lui appare il vero messaggio ignaziano, alla “sapienza del discernimento che riscatta la necessaria ambiguità della vita”, e apre a una “santità quotidiana” cui tutti possono aspirare. [vedi riflessioni qui]

48 commenti:

  1. Non ci crederete, a denti stretti, tuttavia questa situazione mi piace sempre di più. è arrivato il momento che nel vostro impeto di giustizia tradizionalista, si faccia chiarezza, si facciano i nomi e sopratutto si conoscano le facce.
    Il vostro impeto, negli anni sempre anonimo e traditore, finalmente sta per rivelarsi, sta crescendo il coraggio di esporsi e dire come realmente la pensiate.
    Per grazia dello Spirito Santo, finalmente anche i prelati stanno mostrando il vero volto di chi è concretamente in disaccordo al Santo Padre, di chi in questo anni ha pugnalato alle spalle la Santa Madre Chiesa.
    Mi auguro, ma è concretamente una certezza, che questo Papa dica chiaramente come fece Gesù Cristo " chi non è con me è con contro di me, e chi non raccoglie con me disperde ".
    Non vi è bastata la bontà di Benedetto VI che vi ha dato la possibilità di riconciliarvi con la Chiesa, dopo che G.P.II vi aveva così duramente castigato, non avete compreso, e avete inteso quell'atto di riconciliazone come un riscatto alle vostre ragioni.
    forse adesso è tempo che vi prendiate le vostre responsabilità, e chi vuole sta con Pietro, chi no sta con ferrara magister fellay ecc ecc ecc.

    @già

    RispondiElimina
  2. al troll:
    fatti vedere, ma da uno bravo.
    m

    RispondiElimina
  3. Mi auguro, ma è concretamente una certezza, che questo Papa dica chiaramente come fece Gesù Cristo " chi non è con me è con contro di me, e chi non raccoglie con me disperde ".

    Che lo dica Gesù Cristo è un conto, ed è vero.
    Il Papa non può dire "chi non è con me è contro di me". Può parlare solo in nome di Cristo. Non nel nome suo personale.
    E può farlo solo solennemente dal Soglio di Pietro e non attraverso i giornali o dal pulpito del parroco di Santa Marta.

    RispondiElimina
  4. In ogni caso Magister, Farrara, Mons. Fellay non sono i nostri maestri.
    Se non se n'è accorto stiamo facendo una lettura credente della realtà che è sotto i nostri occhi, servendoci anche di quel che queste persone, che usano la ragione, dicono.

    Come mai la critica, la riflessione, che non è opposizione, suscita tanto disprezzo?

    RispondiElimina
  5. al troll:
    fatti vedere, ma da uno bravo.


    Conosco lo stile. Appartiene a una certa genìa di troll...

    RispondiElimina
  6. http://vigiliaealexandrinae.blogspot.it/2013/10/il-nominalismo-del-vescovo-di-roma-e-la.html

    RispondiElimina
  7. Sul blog l`Osservatorio dei neocatecumenali c`è @giò, qui c`è @ già, cambia una lettera ma non lo stile...quanto ridicole sono le lezioni che arrivano da certi pulpiti che, dopo aver tremato con Benedetto XVI, e avergli senza vergogna e scrupoli disobbedito, ora esultano con questo Papa, sicuri che li lascerà liberi di andare per la loro strada parallela!

    RispondiElimina

  8. "Come mai la critica, la riflessione, che non è opposizione, suscita tanto disprezzo?"


    mic, so che, come me, leggi sempre con interesse i commenti di Scrutator Sapientiae sul Forum catholique, ti segnalo questi in reazione ad una frase del filosofo francese Alain FINKIELKRAUT che durante un`emissione di France 2 ha detto:

    ""L'amour sans la sagesse de l'amour : c'est le Pape François".

    "L`amore senza la saggezza dell`amore: è papa Francesco."

    http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=735328

    http://www.leforumcatholique.org/message.php?num=735361

    RispondiElimina
  9. magister NON e' lefebvriano, Ferrara e' ateo, Finkelkraut e', se non ricordo male, ebreo, altri pensatori, italiani e non, NON tradizionalisti diicono tutti le stesse cose che diciamo noi...possibile che ci siamo bevuti tutti il cervello ?
    rosa

    RispondiElimina
  10. sandro pasquino19 ottobre 2013 22:01

    Ma quelli che si nascondono dietro a Pietro...ma non si rendono conto che dal Concilio Vat2 non si fa' piu' quello che faceva Pietro? Da quel che mi risulta Pietro non era ecumjenista nella Roma degli idoli e delle religioni ne' tantomeno fece una gran cosa ad Antiochia credendo di far bene a seguire i giudei, tanto da farsi rimproverare da Paolo. Insomma tutte le cose che Pietro non faceva...dal concilio vat2 si fanno. E' troppo difficile riflettere o 2+2 non fa' piu' 4? O forse gli occhiali ermeneutici cofondono la vista e la ragione?

    RispondiElimina
  11. Grazie, cara Mic, per aver pubblicato lo sconcertante commento di anonimo delle 18:32. E' edificante: nella miseria della suo prosa incerta, della sua sciatteria espressiva, della povertà concettuale delle sue irose invettive, della totale assenza di argomentazioni razionali, ci permette facilmente, senza cadere nel peccato di presunzione, di proclamarci superiori. E, data la sua stupidità, ci esime persino dal pur facile esercizio della confutazione.
    Scrive Nicolas Gomez Davila: "Una grammatica insufficiente è la premessa di una filosofia confusa".
    Perfettamente applicabile all'anonimo di cui sopra.

    RispondiElimina
  12. Caro Silente,
    devi sapere che di persone così, nelle Chiesa ce ne sono in giro parecchie e la responsabilità è loro solo in minima parte, nella misura in cui si lasciano cooptare dai nuovi settari che sono uno dei movimenti più arrembanti di quel che resta della nostra Chiesa. In estrema sintesi ti dico solo che sono giudeo-luterano-gnostici, con derive di tipo messianico, una struttura piramidale rigida, catechesi 'secretate' (all'interno della Chiesa universale!), che fa leva sulla massificazione e sulla coartazione di creature di Dio rese sempre più dipendenti da metodi che stuprano la dignità e il foro interno della loro persona (confessioni pubbliche umilianti che ovviamente creano sensi di colpa e dipendenze sempre più strette...) ed altre manipolazioni di vario genere.

    Tutto questo denunciato e documentato in Curia. Con quale esito? Silenzio assordante e zero assoluto. Tranne l'intervento di Benedetto XVI sulla loro sincretistica liturgia, che ora sembra tramontato con l'avvento del nuovo papa...

    Devo a questa esperienza la mia non programmata presenza sul web.

    Posso solo dirti che dopo anni di lotta e di impegno, l'unico risultato che abbiamo ottenuto - che forse non è poco con i tempi che corrono - è quello di aver offerto con una informazione corretta e col Magistero a fronte di eresie e prassi anomale, la capacità di venirne fuori da parte di persone che non avrebbero saputo dar nome al loro disagio ed alla loro sofferenza e forse qualche elemento di conoscenza in più a sacerdoti perplessi e poco informati. Capirai bene che le storture non sono subito evidenti, dato che usano strategie da marketing per occupare le parrocchie che trasformano inesorabilmente in cloni delle loro comunità.

    Ed ora sono gli scampati, praticamente, a fornire sul blog informazioni e testimonianze ancor più aggiornate ed efficaci delle nostre che risalgono a diversi anni fa (io ho avuto la ventura di incontrarli nella mia parrocchia nella quale ero catechista)...

    RispondiElimina
  13. La "grammatica insufficiente" deriva dal progressivo abbandono dell'uso della ragione, dovendosi adeguare allo standard prefissato e dipendendo in tutto dagli onnipotenti catechisti (ai quali sono assoggettati perfino i sacerdoti).

    E spicca il prevalere del sentire e dell'agire sul conoscere (molto bergogliesco ante litteram), esaltazione collettiva (canti martellanti e coinvolgente, balli intorno all'altare), personalità di gruppo, potrei farti un elenco kilometrico.

    Ma i pastori sono indifferenti distratti lontani o collusi. Rari sono quelli che resistono o riescono a liberarsene.

    E si fanno forti dell''approvazione' dei loro statuti per tacitare qualunque critica, come se il 'bollino' di approvazione fosse unica garanzia di perfezione.

    RispondiElimina
  14. mic,
    conosci il parroco romano che terra' le riflessioni agli esercizi della curia acd ariccia pre pasqua.
    rosa

    RispondiElimina
  15. No, Rosa, non so chi sia.

    RispondiElimina
  16. Cara Mic,
    la tua definizione dei neo-cat quali: "giudeo-luterano-gnostici" è perfetta. E può esser applicata anche al cvii o, almeno, ad alcuni sui aspetti, rispetto a cui i neo-cat (ma ovviamente non solo), trovano radici e giustificazione.

    RispondiElimina
  17. Condivido in toto il giudizio sui neocatecumenali, Mic. Si tratta probabilmente del gruppo più protestantizzato all'interno della Chiesa, ed i cui membri si arrogano il diritto di sentirsi superiori ai "cristiani della Domenica". L'annuncio delle loro catechesi, che si svolge in parrocchia e con volantini, evita accuratamente di dire che si tratta dei neocatecumenali, per evitare che la gente fugga. Gli abusi liturgici sono innumerevoli, ma ciò che colpisce è il martellamento catechetico basato su un rituale che tende a ricalcare pedissequamente ciò che dice Kiko Arguello.

    Tornando al discorso sul Papa, oggi, mentre ero a Messa riflettevo su questa incredibile situazione, e le parole della seconda lettura di San Paolo a Timoteo mi hanno incoraggiato a non aver timore nel dire le cose come stanno.
    Zag

    RispondiElimina
  18. probabilmente sono in (grave) errore non essendo un esperto di iconografia ma ho notato questa simbologia:
    1) http://www.emmanuelechiesaevangelica.it/home.html
    2) tiara
    http://www.fedeecultura.it/file/carismatici_perplessita.pdf
    3) https://www.google.it/search?q=croce+ferro+bergoglio&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=OhJjUqWoFeKi0QW354CAAQ&ved=0CAcQ_AUoAQ&biw=945&bih=605&dpr=1#facrc=_&imgdii=_&imgrc=TXRVH21XmsLu_M%3A%3Br8TY9cVymOIroM%3Bhttp%253A%252F%252F1.bp.blogspot.com%252F-AnWz-iEy5A0%252FUUY2UtBnk1I%252FAAAAAAAAAgE%252FFQxGFuCxFUM%252Fs1600%252Fcroce%252Bdi%252Bferro.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fangeloanonimo.blogspot.com%252F2013_03_01_archive.html%3B435%3B640

    RispondiElimina
  19. "parroco romano che terra' le riflessioni agli esercizi della curia acd ariccia pre pasqua"
    se ho letto bene ci sono 3 comunità neocat in quella parrocchia. m

    RispondiElimina
  20. L'articolo di Pietro di Giorgi m'è piaciuto.

    Fra l'altro, ho l'impressione (correggetemi se sbaglio) che l'autore non sia precisamente uno di quelli che si soglion chiamare "tradizionalisti": non lo conosco, ma "Testimonianze" era, salvo errore, la rivista d'Ernesto Balducci, sicché...

    Se è così, mi fa piacere: le critiche non vengon solo da una parte, ormai. E questo è significativo.

    Ho letto anche l'articolo di fondo della Falasca, che, nel contesto d'un discorso confuso e sfuggente, parla, citando il De Lubac, di "specialisti del Logo". Non ho presente il passo a cui si fa qui riferimento, e non so quindi che cosa volesse dire il teologo gesuita. Ma una cosa la sappiamo tutti: che Logo (Verbo, Parola, Ragione, Verità) è un altro nome di Gesù Cristo Nostro Signore, teste il discepolo prediletto.

    "Gesù", dice il papa, "è tenerezza, amore, mitezza": senza dubbio; ma è anche ragione, verità, senso. Tra questi due aspetti non ci può esser l'ombra d'un'opposizione, e affermarla sarebbe blasfemo.

    Codesta tendenza antintellettualista, che rischia di diventare irrazionalismo torbido, mi sembra pericolosissima. Speriamo che il Santo Padre si renda conto del pericolo.

    Maso

    RispondiElimina
  21. Caro Maso,
    Noto che neppure Magister e Ferrara sono tradizionalisti, come non lo è De Marco, che anche lui ha espresso perplessità.
    Come ben noti le critiche non vengono solo da una parte.
    È perché non sono di parte ma vengono secondo il Logos.

    RispondiElimina


  22. "Codesta tendenza antintellettualista, che rischia di diventare irrazionalismo torbido, mi sembra pericolosissima. Speriamo che il Santo Padre si renda conto del pericolo."

    La tendenza del prevalere dell`affect-affettività-emozione sul concetto-ragione ha contagiato le nostre società anche nei suoi dirigenti, è entrata in modo massiccio e invadente anche nella Chiesa, le derive che ne sono conseguite le vediamo nello scempio subito dalla Liturgia.
    Benedetto XVI ha mostrato e insegnato la ragionevolezza della Fede, lo ha fatto con parole semplici e cristalline, un solo esempio fra i tanti: le sue parole durante l`udienza generale de1 21novembre 2012:

    "Per questo, la fede costituisce uno stimolo a cercare sempre, a non fermarsi mai e a mai quietarsi nella scoperta inesausta della verità e della realtà. E’ falso il pregiudizio di certi pensatori moderni, secondo i quali la ragione umana verrebbe come bloccata dai dogmi della fede. E’ vero esattamente il contrario, come i grandi maestri della tradizione cattolica hanno dimostrato. Sant’Agostino, prima della sua conversione, cerca con tanta inquietudine la verità, attraverso tutte le filosofie disponibili, trovandole tutte insoddisfacenti. La sua faticosa ricerca razionale è per lui una significativa pedagogia per l’incontro con la Verità di Cristo. Quando dice: «comprendi per credere e credi per comprendere» (Discorso 43, 9: PL 38, 258), è come se raccontasse la propria esperienza di vita.
    Intelletto e fede, dinanzi alla divina Rivelazione non sono estranei o antagonisti, ma sono ambedue condizioni per comprenderne il senso, per recepirne il messaggio autentico, accostandosi alla soglia del mistero. Sant’Agostino, insieme a tanti altri autori cristiani, è testimone di una fede che si esercita con la ragione, che pensa e invita a pensare. Su questa scia, Sant’Anselmo dirà nel suo Proslogion che la fede cattolica è fides quaerens intellectum, dove il cercare l’intelligenza è atto interiore al credere. Sarà soprattutto San Tommaso d’Aquino – forte di questa tradizione – a confrontarsi con la ragione dei filosofi, mostrando quanta nuova feconda vitalità razionale deriva al pensiero umano dall’innesto dei principi e delle verità della fede cristiana."

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20121121_it.html

    RispondiElimina
  23. Sono stato via 2 giorni e trovo un mare di novità, alcune spiacevoli, devo dire che certi bloggermasters mi hanno profondamente deluso, ma tant'è, vorrei puntualizzare 2 cose, intanto io, in quanto non appartenente ad alcun gruppo, mi sento offeso dal sig.Colafemmina, io non vado nelle parrocchie vicino a me perchè quelle sì che sono ghetti, o la pensi come loro e ti adegui alle loro ritualità (cambiano di parrochia in parrocchia, a seconda del vento che spira),mi sembra fuori luogo e fuori di testa dire di andare per periferie a parlar di Cristo e a dare testimonianza, se lo fai o ti trattano male o chiamano ,ad andare bene, il 118, io mi chiedo come si faccia a fare certe affermazioni, ad avere il trasformismo di un camaleonte ed asserire cose diametralmente opposte a quanto pubblicato pochi giorni prima.Certi siti sono di fatto stati invitati in maniera più o meno velata, al silenzio o a pubblicare post politically correct,siccome io mi sento 'libero' di esprimermi,leggo tanti blog e post, non appartengo, ma mi sento in dovere di dire che in tutta onestà, questo vdr mi spiazza,mi allontana invece di avvicinarmi, mi sta pure togliendo le poche certezze che B16 mi aveva dato e dovrei pure gioire?Ma sapete com'è ridotta la CC in sudamerica,ad un'accolita di sette protestantoidi, c'è pure ufficialmente la chiesa di santa maradona,dove al posto della Vergine c'è la foto di maradona vestito da madonna con tanto di ceri davanti, ma io mi chiedo come si faccia ad etichettare per tragiche prefiche e vedove inconsolabili tutti quanti come fossimo animali da zoo,per favore un po' di rispetto,io non sono tradi, men che meno fanatico,certe parrocchie e parrocchiani sì e pure selezionanti, mi sono ridotto a pregare da solo in chiese vuote,ma almeno a volte espongono il Santissimo....ultima cosa poi la pianto qua:le 2 diverse accoglienze alla statua da parte del Santo Padre e del vdr,beh, a vedere il primo con quanta candida fede e devozione accarezzasse la statua, mi sono commosso fino alle lacrime e vi assicuro che non sono zitella né vedova inconsolabile,"giacchetta" però non lo sarò mai.Lupus et agnus.

    RispondiElimina
  24. 2011-10-01 Radio Vaticana

    Rendere ragione della fede: è questo uno dei punti cardinali del Magistero di Benedetto XVI. Il Papa ha avuto occasione di ribadirlo durante le ultime battute della recente visita apostolica in Germania. Al suo cospetto, i seminaristi incontrati a Friburgo, diventati destinatari di uno spontaneo quanto incisivo insegnamento da parte di un così illustre "formatore". Nell'editoriale del settimanale del Centro televisivo Vaticano "Octava dies", padre Federico Lombardi torna su questo particolare momento, ricco di significati per ogni cristiano:00:01:42:94 Fra le molte cose preziose dette dal Papa in Germania vorremmo ricordarne una, forse rimasta un po’ al margine perché detta spontaneamente, senza testo scritto, a conclusione della sua conversazione con i seminaristi a Freiburg. Ha parlato dello studio nella preparazione al sacerdozio, ma il discorso vale per tutti. Ha parlato del nostro mondo “razionalistico e condizionato dalla scientificità”. Ha detto che “lo spirito della scientificità, del comprendere, dello spiegare, del poter sapere, del rifiuto di tutto ciò che non è razionale, è dominante nel nostro tempo”, e ha riconosciuto che “in questo c’è pure qualcosa di grande, anche se spesso dietro si nasconde molta presunzione”. Ha continuato spiegando che la fede “non è un mondo separato”, ma è ciò che “abbraccia il tutto e gli dà senso”, lo interpreta e offre “direttive etiche interiori” perché sia compreso e vissuto a partire da Dio e in vista di Dio. E ha concluso: “Per questo è importante essere informati, comprendere, avere la mente aperta, imparare”. “Soltanto così possiamo far fronte al nostro tempo ed annunciare ad esso il logos, la ragione della nostra fede”. Avevamo capito che l’insistenza sul rapporto fra la ragione e la fede è uno degli accenti caratteristici di questo Pontificato, ma raramente lo avevamo sentito spiegare così personalmente e concretamente come ai seminaristi di Freiburg. Evidentemente l’antico seminarista Joseph Ratzinger aveva studiato con serietà e intelligenza, e ha continuato a farlo per tutta la vita, così da aiutare la Chiesa intera a “rendere ragione della sua fede” (1 Pt 3.15), come esige il mondo di oggi.

    Qualcuno mi dica se c'è continuità o discontinuità tra Benedetto e Francesco.

    Zag

    RispondiElimina
  25. Grazie per le citazioni di Benedetto XVI.
    Anche allora, purtroppo, non eravamo in maggioranza a coglierne le perle.
    Per la verità a me è capitato di incontrarvi anche qualche baco conciliare, ma non posso negare che i suoi insegnamenti sono e restano edificanti ed efficaci, spesso da centellinare perché vanno davvero in profondità.

    Ora siamo stati catapultati in una realtà "altra", alla quale siamo estranei. Altro che universalità, che dovrebbe essere la caratteristica del Papato. Qui c'è l'invasione delle periferie (da non escludere, certamente, ma neppure da farne dei nuovi totem).

    RispondiElimina
  26. 'Un vecchio proverbio dice:"Successo non è un nome di Dio";la nuova evangelizzazione deve sottomettersi al mistero del grano di senape e non pretendere di prodiurre subito il grande albero. Noi viviamo troppo nella sicurezza del grande albero già esistente o nell'impazienza di avere un albero più grande,più vitale-dobbiamo invece accettare il mistero che la Chiesa è nello stesso tempo grande albero e piccolissimo grano.Nella storia della salvezza è sempre contemporaneamente Venerdì Santo e Domenica di Pasqua'...da un discorso dell'allora card.Ratzinger,mi aveva colpito molto,l'ho messo sul display del cell.mi costringe a pensare e pure tanto, soprattutto in questo periodo.Lupus et Agnus

    RispondiElimina
  27. Rispondo all'Anonimo delle 001:15.

    Effettivamente la croce pettorale di Bergoglio, più che per il vile metallo colpisce per il soggetto rappresentato. A mia memoria il Buon Pastore è stato sempre raffigurato, nell'arte paleocristiana, ma anche in quella moderna, con le braccia aperte e non incrociate:

    https://www.google.it/search?q=Buon+pastore&client=firefox-a&hs=dqc&rls=org.mozilla:it:official&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=5wVkUuvpMsXJtQbNt4G4DA&ved=0CDIQsAQ&biw=1173&bih=745

    Significativa mi pare anche la colomba dello Spirito Santo che precipita verso il basso, contravvenendo alla regola che la vuole in volo per innalzare.

    https://www.google.it/search?q=colomba+spirito+santo&client=firefox-a&hs=98c&rls=org.mozilla:it:official&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=YwpkUtKtIMaztAa3kIDoBw&ved=0CDIQsAQ&biw=1173&bih=745

    Questo modo di "invertire" i simboli nell'Araldica è cosa vecchia assai. Ti ricordo Dante, il quale ci descrive l’uso di mettere capovolto il giglio bianco ghibellino - invertiti anche i colori rosso e bianco - sull’asta dello stendardo di Firenze, a motivo della damnatio memoriae nei confonti dei ghibellini: "non era ad asta mai posto a ritroso, | né per division fatto vermiglio" (Par. XVI,153-154)

    Da qualche parte ho visto anche le chiavi di San Pietro capovolte, tanto per chiarire che "aprire" e "chiudere" oramai non serve più, tannto "ora" entrano tutti...

    Se la croce pettorale di Bergoglio - che oramai portano in tanti - abbia un significato occulto, non saprei dirtelo.

    Mi è stato riferito, da persona attendibile, che talvolta se ne va in giro in Vaticano a fare compere in qualche spaccio interno, vestito "in nigrum", come un comune prete: gli dà proprio fastidio vestirsi "in albis", da "papa" e, quando può, smette anche quel minimo che ha concesso alle "adunate oceaniche".

    Tuttavia non ti nascondo che a me, questa iconografia "invertita", trasmette quanto di meno edificante si possa immaginare. Respingente è la parola che io userei per definire l'iconografia della croce pettorale.

    RispondiElimina
  28. Effettivamente la croce pettorale di Bergoglio, più che per il vile metallo colpisce per il soggetto rappresentato. A mia memoria il Buon Pastore è stato sempre raffigurato, nell'arte paleocristiana, ma anche in quella moderna, con le braccia aperte e non incrociate:

    Caro Pino lo avevo dolorosamente avvertito anch'io...

    RispondiElimina
  29. mic: "Caro Pino lo avevo dolorosamente avvertito anch'io..."

    E siamo in due. Ma ce ne saranno altri. Faccio fatica a trattenermi quando scrivo. Evito di dire esplicitamente quello che penso di costui. Come si fa a restare in silenzio! Come si fa a dire "bisogna avre rispetto del Santo Padre, anche quando lo si critica".

    Cito alcuni passi della Scrittura: Ap 13,11; 16,13; 19,20; 20,10.
    La saluto.

    RispondiElimina
  30. Vedi, Pino, lo avevo scritto in un post del marzo scorso, rispondendo ad una specifica domanda.

    Poi non ci sono più tornata su né ho insistito perché non volevo calcare troppo la mano e attendevo ulteriori segnali che speravo positivi.

    Poi i segnali che abbiamo sono quelli che sono.

    RispondiElimina
  31. mic: "Poi i segnali che abbiamo sono quelli che sono"

    Le cose evolveranno in maniera negativa. Molto negativa. Il buon Dio non permetterà che si distrugga la Chiesa. Dal suo interno, poi! Quale castigo!

    Ma in cosa credono queste persone che la governano! Possibile che nessuno abbia a mente quel che dice la Scrittura. Non posso che rispondermi che essi, semplicemente, "pascono se stessi" (Ez 34,8). Sono del tutto scollati, con la mente e col cuore, da tutto ciò che avviene nel Popolo di Dio. Tutto il cap. 34 di Ezechiele mi pare descriva precisamente l'attuale momento e quello che verrà.

    Rileggendo Benson, il suo "Il Padrone del mondo", ricordo a me stesso che, per fare un "vero" papa, bastano tre cardinali. Si troveranno tre cardinali, fra le centinaia di pavoni in rosso, disposti a morire per salvare il gregge? Si ricorderanno del significato di quel "rosso" che portano addosso?

    Spero e credo di sì. La vera Chiesa, nascosta e perseguitata, sopravviverà a questi "falsificatori" della Verità.


    RispondiElimina
  32. Mi è stato riferito, da persona attendibile, che talvolta se ne va in giro in Vaticano a fare compere in qualche spaccio interno, vestito "in nigrum", come un comune prete: gli dà proprio fastidio vestirsi "in albis", da "papa" e, quando può, smette anche quel minimo che ha concesso alle "adunate oceaniche".

    Caro Pino, forse sarebbe meglio non dar credito a quel che ci "viene riferito", che può essere più o meno tendenzioso, ma a quello che possiamo verificare con i nostri occhi e le nostre orecchie.

    RispondiElimina
  33. mic: "forse sarebbe meglio non dar credito a quel che ci 'viene riferito"

    si tratta di un arcivescovo filobergogliano - lo sono quasi tutti! -,il quale credo non avesse alcun interesse a riportare una voce fatta circolare ad arte. comunque ha ragione lei. limitiamoci ai fatti nudi e crudi, che sono già per loro conto di inaudita gravità.

    RispondiElimina
  34. mic: "Vedi, Pino, lo avevo scritto in un post del marzo scorso, rispondendo ad una specifica domanda".

    Scusi, ho dato una controllata ai post di marzo ma non sono riuscito a trovare il riferimento al personaggio descritto in Ap 13,11. Tuttavia in un post di aprile ho trovato questo commento:

    "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il 'mistero dell'iniquità' sotto la forma di una IMPOSTURA RELIGIOSA che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima IMPOSTURA RELIGIOSA è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carene" (CCC, 675).

    Ora, se il Magistero dice che, alla fine dei tempi, vi sarà un' "impostura religiosa", dobbiamo dare per certo che essa riguarda la Chiesa. E se è "impostura", essa dovrà essere "imposta". Da chi? Non dal Popolo di Dio, il quale non ha alcuno strumento per "imporre" alcunché; né dal basso clero o dai vescovi, i quali devono rispondere alla Suprema potestà del Papa. In ultimo, nemmeno dai cardinali, per le identiche ragioni.
    L'unica Autorità, in seno alla Chiesa Cattolica, che ha il potere di "imporre" è il Vescovo di Roma, cioè il Papa.
    Dobbiamo pertanto dedurre che a "imporre" l' "impostura religiosa" sarà un Papa, che potremo tranquillamente definire "impostore".
    Tuttavia, ci sono quei passi dei Vangeli (Mt 16,18s; Lc 22,32) che impediscono di pensare a un Papa come a un "impostore".
    A meno che non si tratti di un "Vescovo di Roma", eletto da un Collegio di cardinali in data posteriore alla riconsegna delle chiavi da parte di Pietro al legittimo Proprietario.

    Chi sarà mai l' "impostore"?

    "Chi ha orecchie per intendere, intenda" (fine della citazione)

    Il suo post sul card. Scola. Era questo?

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/04/card-scola-liberta-di-fedi-di-culture-e.html




    RispondiElimina
  35. Tuttavia in un post di aprile ho trovato questo commento:

    "Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il 'mistero dell'iniquità' sotto la forma di una IMPOSTURA RELIGIOSA


    Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che non sposo il contenuto di ogni post che arriva. Di conseguenza rispondo unicamente di quello degli articoli e dei post che scrivo.

    In ogni caso, a questo proposito, ho richiamato più di una volta, sia in relazione ai ripetuti riferimenti a rivelazioni provate (che neppure raccolgo più) che ad affermazioni apocalittiche di alcuni interlocutori, che non è detto che si sia all'"impostura religiosa" di cui alla fine dei tempi.
    Semplicemente sono e metto in guardia dagli sviamenti dalla retta fede che si possono ricavare da atti e parole sorprendenti di questo papa (peraltro non appartenenti al Magistero) o di alcuni vescovi e/o cardinali (penso al modernismo di Kasper, Koch et similia)

    Sulla simbologia della croce pettorale confermo la mia impressione ed era a quella che mi riferivo ed è qui

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/03/il-coetus-summorum-pontificum-ricompare.html

    Grazie per aver segnalato l'altro articolo su Scola di cui al link, perché nello scorrere i commenti ne ho individuati un paio di un certo cordero che mi sono parsi a dir poco deliranti e non credo possano esser ragionevolmente condivisibili.
    Evidentemente sono sfuggiti alla moderazione.

    RispondiElimina
  36. La stessa cosa - circa la fine dei tempi - su cui nessuno di noi può esprimere certezze apodittiche, mi sento di dire sul riferimento a Benson e al suo "Il Padrone del mondo".

    RispondiElimina
  37. La stessa cosa - circa la fine dei tempi - su cui nessuno di noi può esprimere certezze apodittiche, mi sento di dire sul riferimento a Benson e al suo "Il Padrone del mondo".

    capisco che lei deve moderare, e non credo sia tenuta a condividere quello che ognuno di noi scrive. e però ciascuno si sta facendo un'idea di come stanno le cose. benson proponeva una lettura della "fine dei tempi" per molti versi convincente. ma potrei citare solovi'ev, tanto amato e largamento richiamato e attualizzato da biffi o dallo stesso benedetto. ci sarà una ragione? si tenta di farsi un'idea di come evolveranno gli avvenimenti e di non portare il cervello all'ammasso.

    RispondiElimina
  38. Vorrei aggiungere una cosa, anche se parrebbe marginale, tempo fa si fece molta pubblicità all'uscita in edicola di rosari abbinati a vari santi, soprattutto padre Pio, erano di plastica, fosforescenti, sembravano rosari normali, ma qualcuno mi fece notare che erano impregnati di simboli massonici,sopra il capo di Cristo crocifisso e su quella specie di medaglietta che c'è in fondo ,se qualcuno li ha in casa,li guardi bene con una lente, perché difficili ad occhio nudo individuarli ma ci sono, come sui dollari americani.GR2

    RispondiElimina
  39. e però ciascuno si sta facendo un'idea di come stanno le cose. benson proponeva una lettura della "fine dei tempi" per molti versi convincente. ma potrei citare solovi'ev, tanto amato e largamento richiamato e attualizzato da biffi o dallo stesso benedetto. ci sarà una ragione? si tenta di farsi un'idea di come evolveranno gli avvenimenti e di non portare il cervello all'ammasso.

    Il fatto di seguire l'evolversi degli avvenimenti attuali è doveroso. Personalmente non sono propensa a inquadrarli in un contesto da "fine del mondo". Del resto sia Solovi'ev che Biffi parlano dell'anticristo, ma non mi pare che attualizzino il discorso al nostro tempo.

    RispondiElimina
  40. "Il fatto di seguire l'evolversi degli avvenimenti attuali è doveroso. Personalmente non sono propensa a inquadrarli in un contesto da "fine del mondo". Del resto sia Solovi'ev che Biffi parlano dell'anticristo, ma non mi pare che attualizzino il discorso al nostro tempo".

    Si parlava di "fine dei tempi", più che di "fine del mondo".

    Così Maria a Fatima:
    «Per impedire tutto questo (la guerra, la fame, la persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre) verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati» [Memorie di suor Lucia, Fátima 1980, p. 104 (Terza Memoria, 31 agosto 1941]. Senza di ciò «i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionferà» (ibid.,Terza Memoria, 31 agosto 1941). La Chiea ha riconosciuto valido questo messaggio di Maria.
    Difatti così Benedetto:
    «Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.»
    (Spianata del Santuario di Fátima, 13 maggio 2010)

    Interpolando queste due affermazioni, l'una di Maria, l'altra del Papa che più di ogni altro conosce il messaggio di Fatima, per averlo letto e commentato già in qualità di Prefetto della Congr. per la Dottr. della Fede, possiamo ritenere che prima del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, che Benedetto auspica avvenga prima del Centenario (2017), avremo «i buoni martirizzati, il Santo Padre molto sofferente, diverse nazioni ANNIENTATE». O mi sbaglio?

    Ognuno di noi è autorizzato a pensare in cosa consista questo devastante scenario.
    Ma con Benedetto io mi limito a dire: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fátima sia conclusa» (Omelia pronunciata nella Santa Messa sul sagrato del Santuario di Fátima, 13 maggio 2010).

    Segnalo, a proposito, un commento sulla "fine dei tempi" e sul "mistero di iniquità" di cui parla S. Paolo, che mi pare condivisibile, firmato da don Curzio Nitoglia, che mi pare di aver trovato segnalato in questo blog:

    http://doncurzionitoglia.net/2013/10/03/francesco-i-e-il-vaticano-iii-lintervista-di-eugenio-scalfari-a-papa-bergoglio/

    RispondiElimina
  41. "Del resto sia Solovi'ev che Biffi parlano dell'anticristo, ma non mi pare che attualizzino il discorso al nostro tempo"

    Mi pare che Biffi attualizzi eccome, in molti suoi scritti, conferenze, discorsi vari. Ne ha fatto un "cavallo di battaglia" oesrei dire.
    Per Solovi'ev è un po' diverso: egli non può attualizzare, essendo venuto a mancare nel 1900.

    RispondiElimina
  42. Evidentemente ci sarà una ragione per cui non ho ripreso quell'articolo di Don Curzio Nitoglia.
    Lui è un sacerdote e si assume l'autorità e la responsabilità delle sue posizioni.
    Io sono una credente che registra segnala ragiona, approfondisce e spera di aiutare a diradare le nebbie.

    Trarre certe conclusioni non mi compete e non mi riconosco sufficiente discernimento.
    Sto seguendo con molta attenzione e in fiduciosa preghiera l'evolversi delle cose.
    Vedremo e ne riparleremo.

    RispondiElimina
  43. «Perdono reciproco tra cattolici e luterani»

    Il Papa alla Federazione luterana mondiale e alla Commissione luterano-cattolica per l’Unità: «Le difficoltà non mancano, ma non ci spaventiamo!»

    http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/cattolici-catolicos-catholics-luterani-lutherans-luteranos-28838/

    unità? a quale prezzo???
    m

    RispondiElimina
  44. "Vedremo e ne riparleremo"

    Bene. Grazie. Farò lo stesso anch'io.

    RispondiElimina
  45. unità? a quale prezzo???

    Se inserite le parole chiave nel motore di ricerca vedrete che ne abbiamo parlato in più occasioni.

    Vedremo cosa accadrà nelle date indicate...

    RispondiElimina
  46. 2017, tutti ad Erfurt invece che a Fatima??? Dio ce ne liberi e scampi....

    RispondiElimina
  47. @Pino:

    sull'art. riportato di Don Curzio Nitoglia, al di là dei tempi
    (sui quali sono scettico...ma che stiamo scendendo la china finale sono d'accordo, solo può essere che tutto sia molto lento e più lontano), e della identificazione o meno con PF,
    è però utile alla comprensione la citazione di Feuerbach tra gli ispiratori.

    Aggiungo che Feuerbach non solo ha fatto dell'uomo (e non di Dio) il centro del proprio pensiero,
    ma ha poi scambiato idealmente gli attributi tra i 2.

    Cioè per lui, l'uomo è come Dio, l'uomo è il dio della propria vita.

    Non a caso questo fattore è talmente evidente in Feuerbach che anche i non credenti che lo studiano concordano sul fatto che teorizzasse un Ego ad Infinitum.
    L'infinito sarebbe l'uomo stesso quando percepisce sè e gli altri, senza troppe sovrastrutture.

    chiaramente incompleto, ma cfr qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Feuerbach

    è comunque tra i "maestri" della distruzione...tra Hegel e Marx

    RispondiElimina
  48. @ Josh
    Sono d'accordo con te per quanto riguarda la precisa valutazione su Feuerbach.
    Per il resto, mi trovo invece del tutto concordante con don Curzio, la cui analisi dello stato delle cose trovo anzi sorprendentemente coincidente con la mia. Ma qui dovrei sollevare un "conflitto di attribuzione" con la curatrice di questo blog - che non intendo riproporre -, la quale ha più volte espresso il proprio scetticismo sulla lettura dei fatti, così come espressi dallo stimato sacerdote.
    Peraltro ognuno di noi sta cercando una risposta a questo stato confusionale "ad libitum" in cui è precipitata la Chiesa cattolica dal 13 marzo scorso.

    Io sarei alquanto pessimista. E tuttavia la mia fede, che sto cercando di irrobustire proprio nella prova, mi dice che "non praevalebunt".

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.