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mercoledì 20 gennaio 2016

L'ultimo video del Papa e la visita alla sinagoga

Negli ultimi giorni Papa Bergoglio ci ha regalato un paio di eclatanti interventi contro il concetto stesso di religione rivelata (dire contro la religione cattolica sarebbe ancora riduttivo), esattamente come ci dice san Paolo ai Tessalonicesi: il figlio della perdizione è definito qui adversatur et extollitur supra omne quod dicitur Deus, aut quod colitur: colui che è contrario e s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio e che è adorato.

In effetti il concetto di “religione” (se si può ancora usare questo termine) che emerge dallo scandaloso video di Papa Bergoglio per l’intenzione di preghiera di gennaio [vedi, nel blog] potrebbe essere coerentemente condiviso solo da uno dei personaggi che vi appaiono. Abbiamo un ebreo, un musulmano, un prete “cattolico” e una monaca buddista: solo l’ultima di questi, che crede nel nulla immanente, potrebbe condividere l’idea di una religione che non ha più contenuti rivelati ma presuppone una divinità diffusa all’interno dell’uomo, che si può manifestare in forme esteriori totalmente indifferenti e ugualmente valide.
Papa Francesco lo dice esplicitamente:
«Molti pensano in modo diverso e sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni (letteralmente abanico, cioè ventaglio), c’è una sola certezza per noi: tutti siamo figli di Dio». 
Una sola certezza dunque para todos: la partecipazione alla divinità (che per un cattolico, in senso soprannaturale, sarebbe possibile solo tramite Gesù Cristo e la Chiesa: ma per il Papa evidentemente questa distinzione non conta). È interessante sapere che questa è l’ultima certezza rimasta a uno che dovrebbe insegnare dogmaticamente.

Ogni religione è quindi una valida via essoterica (cioè pubblica, accessibile) per arrivare a questa conoscenza intima dell’indicibile, che non dà certezze se non quella della nostra divinizzazione. Sono concetti di dottrina gnostica più che di semplice ecumenismo “politico”, che sarebbe volto ad ottenere la pace e la pacifica coabitazione delle persone di diverse religioni. Dobbiamo tenere questo ben presente: non si può ridurre il messaggio di Bergoglio a un appello alla serena convivenza, ma vi è un contenuto dottrinale molto preciso, che si manifesta visibilmente nella scena finale, dove i simboli delle “religioni” vengono accostati alla pari.

Un ventaglio di fedi che esprimono la sostanziale divinità nell’uomo e che quindi sono tutte valide vie di incontrare Dio e validi punti di partenza per costruire la nostra “pace”. Tutti uniti nella professione di un indefinita forza “divina” chiamata “amore” dai vari personaggi. Una potenza che si dispiega, come il ventaglio, in tutte le religioni.
Il blasfemo accostamento del Bambino Gesù ai simboli delle altre religioni non è certo una novità: nel 1986 ad Assisi Giovanni Paolo II stava sullo stesso piano dei rappresentanti di tutte le religioni, e così Benedetto XVI nel 2011: ogni fede aveva nelle due occasioni uguale diritto di preghiera o di parola (nel secondo caso, anche i non credenti), era sullo stesso piano perché ugualmente portatrice del “divino”. È bene ricordare questi eventi per non pensare che il disordine nella Chiesa sia stato introdotto tre anni fa da Papa Francesco, che altro non è se non un abile divulgatore di dottrine che dominano gli uomini di Chiesa da decenni.

Se le religioni sono tutte uguali, Papa Francesco ci ha ricordato il 17 gennaio che ce n’è una “più uguale” delle altre, quella cui tutti i potenti devono in qualche modo rendere omaggio pubblico. [Nel blog ne ho parlato qui - qui - qui]. Nella visita alla Sinagoga Bergoglio (come Giovanni Paolo II nel 1986 e Ratzinger nel 2010) ha fatto la sua professione di fede sui punti fondamentali: «ebrei e cristiani devono dunque sentirsi fratelli, uniti dallo stesso Dio» (se tutti siamo fratelli, il Papa ricorda anche che ci sono i “fratelli maggiori”, i “più fratelli” di tutti, appunto); Nostra Aetate ha definito nuovi rapporti tra ebrei e cristiani, non solo a livello di convivenza ma di dottrina: «la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele»; «la violenza dell’uomo sull’uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome, e in particolare con le tre grandi religioni monoteistiche» (ipse dixit, ormai invece di definire i dogmi della Chiesa, il Papa definisce che cosa crede l’Islam); «sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie»; e soprattutto, non dimentichiamoci che le religioni esoteriche devono fare da motivatore spirituale del nuovo ordine mondiale, mettendo l’accento sui gravi problemi globali che richiedono una nuova coscienza e un governo universale: «non dobbiamo perdere di vista le grandi sfide che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Quella di una ecologia integrale è ormai prioritaria, e come cristiani ed ebrei possiamo e dobbiamo offrire all’umanità intera il messaggio della Bibbia circa la cura del creato».

Potremmo dire che questi atti portano all’eresia, ma sarebbe insufficiente e inesatto. L’eresia presuppone la scelta di alcuni dogmi tra tutti quelli rivelati da Dio e il rifiuto di altri. Qui siamo invece al rifiuto del concetto di rivelazione, e alla costruzione di un edificio “religioso” totalmente diverso da quello della Chiesa cattolica e del cristianesimo come inteso per secoli. Se «pur professando la salvezza mediante la fede in Cristo» possiamo credere che Israele possa fare affidamento su sue proprie promesse rifiutando esplicitamente il Cristo stesso, o che ogni religione può portarci all’incontro con Dio, allora nessun dogma ci dirà niente di reale al di fuori di noi stessi; se non c’è al di fuori di noi un ordine conoscibile con certezza, allora non bisogna stupirsi che la CEI di Mons. Galantino se ne freghi del riconoscimento delle coppie di fatto. Come dicono nel video gli illustri rappresentanti del divino, l’importante è che ci sia “l’amore”.
don Mauro Tranquillo - [Fonte]

24 commenti:

  1. Il video del Papa è perfettamente coerente con tutto quello che si insegna nei seminari dalla fine del Concilio ad oggi.

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  2. don P. Petrucci:

    "…. Per scoprire l’origine di tali errori occorre risalire alla dottrina di Rahner, secondo cui le religioni non-cristiane sarebbero un cristianesimo anonimo e quindi delle vie di salvezza «per le quali gli uomini si avvicinano a Dio e al suo Cristo»…. Nell’ultimo concilio … si mettono le basi di una nuova dottrina. Gaudium et spes … afferma che «con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo qual modo ad ogni uomo».. In seguito tale affermazione è stata esplicitata nel senso che, a causa di questa unione realizzata con l’Incarnazione e per la morte di Gesù sulla croce, ogni uomo sarebbe già salvo.

    L’allora card. Wojtyla, in un corso di esercizi spirituali predicati in Vaticano, insegnava che: «Tutti gli uomini, fin dall’inizio del mondo e fino alla sua fine, sono stati redenti e giustificati da Cristo e dalla sua Croce. (...) La nascita della Chiesa, nel momento della morte messianica e redentrice di Cristo, è stata anche, in sostanza, la nascita dell’Uomo, e lo è stata indipendentemente dal fatto che l’uomo lo sapesse o no, lo accettasse o no! In quell’istante l’uomo è passato a una nuova dimensione della sua esistenza, concisamente espressa da san Paolo: “in Cristo”»..«La Rivelazione consiste nel fatto che il Figlio di Dio, attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo..»Come Papa, riprenderà tale insegnamento nella sua prima enciclica: «Si tratta di “ciascun” uomo, perché …con ognuno Cristo si è unito, per sempre, attraverso questo mistero. (...)mistero del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre..» Se l’uomo è unito, dall’istante della sua concezione, a Cristo, non si vede che bisogno abbia più del battesimo e dell’appartenenza alla Chiesa. ….nel suo messaggio ai popoli dell’Asia, Giovanni Paolo II affermava ancora più chiaramente: «Nello Spirito Santo ogni persona e ogni popolo sono divenuti, per la croce e la resurrezione di Cristo, dei figli di Dio, partecipanti alla natura divina e eredi della vita eterna».

    …mons. Rossano..Nella sua relazione alla conferenza promossa dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.. affermava: «Con la dichiarazione conciliare .. il dialogo diviene ..una nuova “metodologia missionaria” basata sulla “reciprocità del rapporto esistenziale”. L’altro non è più “oggetto di missione”, ma soggetto concreto al quale accostarsi con lo sguardo rivolto a “ciò che è comune”»...

    Lo stesso atteggiamento viene adottato a riguardo delle comunità scismatiche. ….Dopo l’XI secolo, diverse parti della chiesa orientale che avevano aderito allo scisma si sono riunite a Roma, riconoscendo il primato del Sommo Pontefice e conservando il loro rito… Dopo i cambiamenti politici intervenuti in Unione Sovietica, queste Chiese, dette “Uniate” ..hanno conosciuto un grande sviluppo. …Di fronte a questo movimento, le autorità ortodosse minacciarono di rompere le relazioni ecumeniche con Roma. La Conferenza di Balamand fu un tentativo per salvare l’ecumenismo. …In essa si dichiara apertamente di voler abbandonare ogni tentativo di apostolato rivolto alla conversione dei greco-scismatici…: “Quella forma di “apostolato missionario”... chiamata “uniatismo” non può più essere accettata…. In seguito alle conferenze pan-ortodosse e al Concilio Vaticano II la riscoperta e la messa in valore… della Chiesa come comunione, hanno cambiato radicalmente le prospettive … L’azione pastorale della Chiesa cattolica… non tende più a far passare i fedeli da una Chiesa all’altra, cioè non mira più al proselitismo fra gli ortodossi... Occorre superare «l’ecclesiologia decaduta del ritorno alla Chiesa cattolica»…Escludendo per il futuro ogni proselitismo ed ogni volontà di espansione dei cattolici a sfavore della Chiesa ortodossa, la commissione spera di aver soppresso l’ostacolo che ha spinto certe Chiese autocefale a sospendere la loro partecipazione al dialogo teologico …



    (continua)

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  3. ..ci si può chiedere: in cosa consiste la nuova evangelizzazione..?..Per capire …possediamo una chiave di lettura nel discorso alla curia che Benedetto XVI pronunciò ..: «È lecito ancora oggi “evangelizzare”? Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e .. fare insieme il meglio per l’umanità, ciascuna nel proprio modo? ..è indiscutibile che dobbiamo tutti … cooperare … nel rispetto reciproci. La Chiesa cattolica si impegna per questo .. e, con i due incontri di Assisi, ha lasciato anche indicazioni evidenti in questo senso ... Il riconoscimento condiviso dell’esistenza di un unico Dio…costituisce la premessa di un’azione comune in difesa dell’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana per l’edificazione di una società più giusta e solidale. Ma questa volontà .. significa forse .. che non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo...? Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla … In Gesù Cristo è sorta per noi …la grande Luce… dobbiamo elevarla sul lucerniere, perché faccia luce a tutti … San Paolo …Si sentiva .. sotto una sorta di “costrizione” ad annunciare il Vangelo.., non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato, non ancora raggiunto dal Vangelo, ma perché era consapevole che la storia nel suo insieme non poteva arrivare al suo compimento finché la totalità (pléroma) dei popoli non fosse stata raggiunta dal Vangelo .. »...


    Nel testo, trattando di evangelizzazione, non si accenna .. all’urgenza di convertire le anime …per la loro salvezza. Si tratta piuttosto di convivere nel rispetto reciproco ..«per l’edificazione di una società più giusta e solidale». La nuova evangelizzazione parte da un altro presupposto: «Chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla… » e questo… «non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato» ma perché «per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini». In coerenza con il nuovo insegnamento ..sembra che la missione della Chiesa sia diventata, quindi, quella di annunciare ad ogni uomo la grande gioia che egli, in virtù del mistero dell’Incarnazione, pur ignorandolo, è unito a Gesù Cristo e per il fatto stesso è così già salvo.Poiché non vi è più la necessità della conversione alla vera fede …per conseguire la salvezza …, gli uomini di tutte le religioni devono lavorare insieme nel «rispetto e nella tolleranza» per «l’edificazione di una società più giusta e solidale». Alla «sola fide» di Lutero per la salvezza, sembra si voglia sostituire la «sola Incarnazione».


    Ma incarnandosi, il Verbo divino ha assunto una sola natura umana, quella di Gesù Cristo, e non quella di ogni uomo. …per beneficiare dei frutti della .. redenzione, occorre essere unito a lui tramite la fede e la vita della grazia, nella vera Chiesa da lui fondata. L’ecumenismo, invece di essere un’esigenza della carità, come si cerca di far credere, è un peccato contro di essa. Il vero amore, infatti, reclama che si voglia il bene del nostro prossimo ed il bene più grande è condurlo alla verità, perché possa accedere alla vita eterna.…

    … Oltre alla preghiera per la nostra Madre Chiesa, siamo convinti che il far luce su queste dottrine erronee sia il più grande servizio che possiamo renderle e al quale non potremmo mai rinunciare, senza diventare complici della sua autodistruzione.
    Fonte: La Tradizione Cattolica N° 4 – 2015”

    Anna*

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  4. Grazie Anna per la esauriente citazione.
    Vengono ancora una volta ribadite considerazioni già ripetutamente da noi espresse, che costituiscono il focus dei problemi attuali.

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  5. Confronto:

    Lc 22, 32: " ego autem rogavi pro te ut non deficiat fides tua et tu aliquando conversus confirma fratres tuos"

    «Molti pensano in modo diverso e sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni (letteralmente abanico, cioè ventaglio), c’è una sola certezza per noi: tutti siamo figli di Dio».

    Se c'è una sola certezza comune a tutte le religioni non c'è più la Fede, intesa per ciò che è, ossia l'adesione dell'intelletto a ciò che è stato Rivelato, non c'è più la Speranza che è desiderare di raggiungere e possedere per l'eternità ciò che si vede con gli occhi della Fede (in quanto non c'è la Fede e non si può desiderare ciò che non c'è), non c'è la Carità che è amare Dio, che si è rivelato, sopra ogni cosa ed il prossimo per amore di Dio in quanto non si crede nel Dio che si è rivelato ma in nel divino che viene elaborato nel cuore umano e quindi anche l'amore eventuale per il prossimo è un amore non di Carità ma puramente umano.

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  6. Sempre interessante, e fuori dal coro, Sandro Magister, questa volta ne sappiamo un pò di più sul sito il "Sismografo" e chi lo dirige ( che fosse schierato lo avevo capito da tempo) e sulle dispute fra gli esponenti della scuola di Bologna e mons. Marchetto:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351211

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  7. «non dobbiamo perdere di vista le grandi sfide che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Quella di una ecologia integrale è ormai prioritaria, e come cristiani ed ebrei possiamo e dobbiamo offrire all’umanità intera il messaggio della Bibbia circa la cura del creato».

    ma per un Papa cattolico, sono queste "le sfide"? non la salvezza delle anime? non l'insegnamento della Verità? non la testimonianza della fede?

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  8. "Benedetto XVI pronunciò ..: «È lecito ancora oggi “evangelizzare”? Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e .. fare insieme il meglio per l’umanità, ciascuna nel proprio modo? ." : c<aro Anonimo 11:16, questo non è più cattolicesimo, e nemmeno Cristianesimo, è il rifiuto di obbedire al comando che Cristo ha lasciato ai 12 Apostoli (ed a tutti i conssacrati dopo di loro, fino alla fine dei tempi) all'atto della Sua Ascensiopne al Cielo "Andate ed annunciate la Buona Novella a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo..chi crederà sarà salvato...". Qui siamo in una dimensione orizzontale, antropologica, puro umanitarismo laico, massonico, mondialista, da cui esula ogni preoccupazione per la salvezza delle anime, per la "salus animorum". Si capisce così perché Ratzinger affermò, anni fa, che con il CV II la Chiesa si era riconciliata con lo spirito dell'Illuminismo, del 1789"

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  9. "Se c'è una sola certezza comune a tutte le religioni non c'è più la Fede" :

    caro Marco P., è evidente che la Chiesa uscita dal CV II non ha più la fede, l'ha sostituita con la politica, la giustizia sociale, l'umanitarismo laico, insomma è pura massoneria e nient'altro; a ciò si riduce, nella sue essenza, il modernismo cattolico, passando per le fasi del protestantesimo, del comunismo e dell'ecumenismo; tre aspetti che si fondono in uno solo: la massoneria, il potere oscuro del principe di questo mondo. E' sorprendente come persone intelligenti come Ratzinger, e coraggiose come Wojtyla non se ne siano rese conto. Ma adesso, con Bergoglio, il cd mysterium iniquitatis si sta rivelando in tutta la sua drammaticità e pericolosità; molta parte del clero, dal vertice alla base, corre a perdifiato verso l'abisso, giulivo e felice, ma nello stesso tempo feroce e spietato con chi osa ricordargli che sta sbagliando tutto, che sta conducendo le anime all'inferno.

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  10. Catholicus , ancora una volta lei cita Benedetto XVI troncandone il discorso ( altre volte lei gli attribuisce addirittura intenzioni o parole mai avute o dette), mi permetto allora di completare il discorso di Benedetto XVI, dopo la domanda:

    "Il discepolo di Gesù Cristo deve essere anche “missionario”, messaggero del Vangelo, ci dice quel documento. Anche qui si leva un’obiezione: è lecito ancora oggi “evangelizzare”? Non dovrebbero piuttosto tutte le religioni e concezioni del mondo convivere pacificamente e cercare di fare insieme il meglio per l’umanità, ciascuna nel proprio modo? Ebbene, è indiscutibile che dobbiamo tutti convivere e cooperare nella tolleranza e nel rispetto reciproci...."

    e un passaggio sul dialogo fra le reeligioni, egli ha detto:

    "Ma questa volontà di dialogo e di collaborazione significa forse allo stesso tempo che non possiamo più trasmettere il messaggio di Gesù Cristo, non più proporre agli uomini e al mondo questa chiamata e la speranza che ne deriva?
    Chi ha riconosciuto una grande verità, chi ha trovato una grande gioia, deve trasmetterla, non può affatto tenerla per sé.
    Doni così grandi non sono mai destinati ad una persona sola. In Gesù Cristo è sorta per noi una grande luce, la grande Luce: non possiamo metterla sotto il moggio, ma dobbiamo elevarla sul lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (cfr Mt 5,15).
    Paolo è stato instancabilmente in cammino recando con sé il Vangelo. Si sentiva addirittura sotto una sorta di “costrizione” ad annunciare il Vangelo (cfr 1 Cor 9, 16) – non tanto a motivo di una preoccupazione per la salvezza del singolo non-battezzato, non ancora raggiunto dal Vangelo, ma perché era consapevole che la storia nel suo insieme non poteva arrivare al suo compimento finché la totalità (pléroma) dei popoli non fosse stata raggiunta dal Vangelo (cfr Rm 11,25).
    Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini (cfr Mc 13,10).
    E di fatto: quanto è importante che confluiscano nell’umanità forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia – quanto è importante che nel “bilancio” dell’umanità, di fronte ai sentimenti ed alle realtà della violenza e dell’ingiustizia che la minacciano, vengano suscitate e rinvigorite forze antagoniste!
    È proprio ciò che avviene nella missione cristiana. Mediante l’incontro con Gesù Cristo e i suoi santi, mediante l’incontro con Dio, il bilancio dell’umanità viene rifornito di quelle forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte."


    http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2007/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20071221_curia-romana.html

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  11. Ricollegandomi a Luisa, non credo possibile mettere sullo stesso piano i pontificati. Men che meno gli ultimi 3. Lo possiamo anche fare ad un livello di generale prassi a-dogmatica. Ma non a livello degli obiettivi.

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  12. Caro Catholicus, se ne sono ben resi conto entrambi, ma uno ci ha rimesso il pontificato,non so se ha capito il vero perché della rinuncia, certo nomi non si possono fare, ma ci sono eccome, ai più alti livelli, ho letto una bella definizione : antipapa rotariano......intelligenti pauca.

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  13. ilfocohadaardere20 gennaio 2016 17:24

    Nella situazione di sacrosanto e doveroso SCONCERTO e PRESA DI DISTANZA di fronte all'inaccettabile "video" del CTV (anzi gravissimo, proprio perché confezionato con il fondamentale contributo dell'intervento papal-bergogliano), mi pare un grossolano e controproducente errore quello fatto dall'autore dell'articolo, di mettere (in modo molto banale e generico) sullo stesso piano l'attuale inaccettabile deriva e gli atti dei precedenti pontificati (soprattutto, direi, con riferimento a quello di Benedetto XVI, visto che senza dubbio Giovanni Paolo II fu molto "audace" nel campo del dialogo interreligioso, e senza dubbio molto più dell'allora Card. Ratzinger che, assai significativamente, NON PARTECIPO' al primo incontro di Assisi, essendo- come ci racconta nel prezioso articolo(che vi "linko" in calce) Magister- sostanzialmente molto più rigoroso in tale campo rispetto a GPII. Ancora: nel 2006 Papa Benedetto XVI declinò l'invito della Comunità S.Egidio per l'analogo incontro sempre ad Assisi,nell'anniversario del 1986, scrivendo una importante lettera al Vescovo di Assisi, citata da Magister. Nella riedizione dell'incontro del 2011, convocato per la PACE nel mondo e dunque fra uomini delle diverse religioni, per decisione di Benedetto XVI NON VI FU ALCUNA PREGHIERA PUBBLICA COMUNE, ma solo discorsi consoni alla ricerca della pace contro la violenza "con scusante religiosa": ognuno si ritirò nella propria cella, e privatamente e separatamente pregò o riflettè a suo modo secondo la sua fede e sensibilità. Non mi paiono "particolari irrilevanti". Credo che l'attuale Papa "in ritiro" (o rimosso?) nel Monastero "Mater Ecclesiae", Benedetto XVI, non certo per caso, in quella che è stata forse l'ultima prefazione da lui scritta per un libro (su San Giovanni Paolo II) ha voluto indicare due documenti da tenere come fondamentali per i tempi attuali: Veritatis splendor e Dominus Iesus. Vi consiglio di leggere con attenzione il resoconto di Magister, perché è CATTOLICAMENTE e prudentemente attento fino alla "gelosia" a quegli elementi che solo ad occhi superficiali possono essere "solo sfumature". http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349983

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  14. ilfocohadaardere20 gennaio 2016 17:29

    Uno stralcio della lettera del 2006 di papa Benedetto al Vescovo di Assisi credo- se Mic lo consente- sia opportuno sottolinearlo qui direttamente:
    (Magister: "Era il settembre del 2006 e la Comunità di Sant'Egidio aveva indetto la sua riunione interreligiosa annuale proprio ad Assisi, nell'ottavo centenario della morte di san Francesco.Benedetto XVI, invitato a parteciparvi, declinò l'invito. Ma scrisse al vescovo di Assisi una lettera, in concomitanza con l'apertura del meeting.Nella lettera a un certo punto si legge:")

    "Per non equivocare sul senso di quanto, nel 1986, Giovanni Paolo II volle realizzare, e che, con una sua stessa espressione, si suole qualificare come ‘spirito di Assisi’, è importante non dimenticare l’attenzione che allora fu posta perché l’incontro interreligioso di preghiera non si prestasse ad interpretazioni sincretistiche, fondate su una concezione relativistica.
    "Proprio per questo, fin dalle prime battute, Giovanni Paolo II dichiarò: ‘Il fatto che noi siamo venuti qui non implica alcuna intenzione di ricercare un consenso religioso tra noi o di negoziare le nostre convinzioni di fede. Né significa che le religioni possono riconciliarsi sul piano di un comune impegno in un progetto terreno che le sorpasserebbe tutte. E neppure è una concessione al relativismo nelle credenze religiose'.
    "Desidero ribadire questo principio, che costituisce il presupposto di quel dialogo tra le religioni che quarant’anni or sono il Concilio Vaticano II auspicò nella dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (cfr. Nostra aetate, 2).
    "Colgo volentieri l'occasione per salutare gli esponenti delle altre religioni che prendono parte all’una o all’altra delle commemorazioni assisane. Come noi cristiani, anch'essi sanno che nella preghiera è possibile fare una speciale esperienza di Dio e trarne efficaci stimoli nella dedizione alla causa della pace.
    "È doveroso tuttavia, anche in questo, evitare inopportune confusioni. Perciò, anche quando ci si ritrova insieme a pregare per la pace, occorre che la preghiera si svolga secondo quei cammini distinti che sono propri delle varie religioni. Fu questa la scelta del 1986, e tale scelta non può non restare valida anche oggi. La convergenza dei diversi non deve dare l'impressione di un cedimento a quel relativismo che nega il senso stesso della verità e la possibilità di attingerla".

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  15. ilfocohadaardere20 gennaio 2016 17:34

    Mic questo è GRAVISSIMO.....................se così è siamo alla dolosa, pubblica profanazione della SS.ma Eucaristia. Mi pare evidente che ci sia una volontà, un disegno, un'AZIONE ATTUALE, sempre più forte, pubblica, inarrestabile, anticristica, tesa alla profanazione ed alla devastazione di tutto ciò che c'è di Sacro nella nostra santa Religione Cattolica.

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/01/20/vacanze-romane-dei-luterani-di-finlandia-con-comunione-cattolica/

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  16. A ciascuno di noi Cristo dice : " Io ti invio ".

    Perche' ci invia ? Perche' uomini e donne in tutto il mondo anelano alla vera liberazione e alla vera realizzazione :
    Noi non veniamo inviati per proclamare una verita' astratta . Il Vangelo non e' una teoria o una ideologia . Il Vangelo e' vita .

    "Aprite i vostri cuori " G.P.II

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  17. Il completamente della citazione del discorso di Benedetto VI riportato da Luisa a me pare confermi la lettura di don P. Petrucci.
    Spiega infatti Benedetto VI che “Per giungere al suo compimento, la storia ha bisogno dell’annuncio della Buona Novella a tutti i popoli, a tutti gli uomini (cfr Mc 13,10)”, non per la dare a tutti la possibilità di salvarsi (l’anima), in una prospettiva di eternità, ma perché possa realizzarsi sulla terra l’utopia di un nuovo mondo di pace, di giustizia e di amore, attraverso il contributo di tutti gli uomini di buona volontà .
    Infatti continua così “E di fatto: quanto è importante che confluiscano nell’umanità forze di riconciliazione, forze di pace, forze di amore e di giustizia – quanto è importante che nel “bilancio” dell’umanità, di fronte ai sentimenti ed alle realtà della violenza e dell’ingiustizia che la minacciano, vengano suscitate e rinvigorite forze antagoniste!”
    E insiste: “È proprio ciò che avviene nella missione cristiana. Mediante l’incontro con Gesù Cristo e i suoi santi, mediante l’incontro con Dio, ……… “
    Ci si salva ?
    No: “….. il bilancio dell’umanità viene rifornito di quelle forze del bene, senza le quali tutti i nostri programmi di ordine sociale non diventano realtà, ma – di fronte alla pressione strapotente di altri interessi contrari alla pace ed alla giustizia – rimangono solo teorie astratte."

    Dov’è il Cielo, dov’è l’eternità, in questo discorso in cui lo sguardo pare esclusivamente orizzontale, circoscritto alla vita terrena, al tempo e alla storia. Come nella nuova messa. Un discorso in cui Dio è tutt’al più uno strumento di realizzazione dell’utopia di un mondo che assicuri agli uomini la felicità. Pace, amore, giustizia, realizzati attraverso il confronto costruttivo con coloro che non seguono la Verità, ma l’errore. Ma il regno di Dio non è di questo mondo, ci ha detto il Signore. Ci ha detto che avremmo tutto il resto (tutto quello che ci occorre) se cercassimo il regno di Dio. Lo avremmo come conseguenza della nostra totale adesione a Lui, e non costruendo, con le nostre forze e i nostri miseri intelletti (religioni a confronto, dialogo), la torre di Babele. La pace che ci ha promesso, non è quella che dà il mondo.
    Abbiamo tolto dall’autorità civile il suo fondamento spirituale, Dio. E ora togliamo Dio pure dal suo tempio, che ora si occupa di programmi di ordine sociale

    Nel mondo nuovo di Huxley (verso cui ci stiamo dirigendo a grandi passi) non ci sono conflitti, vi è rispetto per tutti , amore per tutti (“ognuno appartiene a tutti”), felicità, tutti hanno ciò che occorre loro. Ma è un modo da incubo. Non c’è vera felicità senza la Verità.
    Il papato non deve perseguire alcun programma di ordine sociale, non deve auspicare alcun nuovo ordine mondiale (dopo Benedetto XVI, ora anche Scola ha auspicato – omelia per l’Epifania - la realizzazione NOW). Deve custodire il Deposito della fede. Deve salvare le anime.

    Anna*

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  18. @ Noi non veniamo inviati per proclamare una verita' astratta . Il Vangelo non e' una teoria o una ideologia . Il Vangelo e' vita . "Aprite i vostri cuori " G.P.II

    Il Vangelo è innanzitutto e prima ancora Verità, Parola. Gesù è Verità, Parola. E la Verità è fonte di Vita. Infatti Gesù è anche Vita. La Verità non va solo creduta. Va vissuta Cos’é che si vivrebbe del Vangelo, se non la Verità. La Vita ha un contenuto, un oggetto. Non è fumo. E’ una Persona, sì. Ma è una Persona che ci ha detto: non chi chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. E questa Volontà non è oscura, nascosta. E’ espressa, rivelata.

    Attenzione all’”amore” che non è amor di Dio, che non è frutto della fede (adesione dell’intelletto alla Verità rivelata) e non è conseguenza dell’osservanza della Parola, ma di vaghe “esperienze” e di “sentimento” (CCC: “Per sentimenti o passioni si intendono le emozioni o moti della sensibilità, che spingono ad agire o a non agire in vista di ciò che è sentito o immaginato come buono o come cattivo…. Le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive. Non ricevono qualificazione morale se non nella misura in cui dipendono effettivamente dalla ragione e dalla volontà…. È proprio della perfezione del bene morale o umano che le passioni siano regolate dalla ragione”)

    Il Vangelo è Verità, Parola. Altrimenti non potrebbe essere predicato e creduto, come nostro Signore comanda («Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano).

    Anna*

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  19. Ilfoco:
    non solo il fatto, ma anche le parole di oggi (cfr Magister) sono gravi, molto gravi.
    Rr

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  20. Gli ultimi pontificati, gli ultimi 6 compreso il presente, si collocano tutti sulle medesime coordinate individuate dal Vaticano II soprattutto in LG, DH, NA, GS e perciò: collegialità e nuova ecclesiologia, libertà religiosa e relativa breccia vieppiù allargatasi ed oggi divenuta voragine della libertà di coscienza e diritti dell’uomo secondo la relativa Dichiarazione Universale negli insegnamenti e nell’omiletica a cui si abbevera il gregge,, ecumenismo e abbandono della via del ritorno come unica possibile per chi ha abbandonato la Catholica (eretici e scismatici), superamento dell’insegnamento tradizionale circa i rapporti con l’ebraismo talmudico. Ciò per limitarsi ai punti principali e maggiormente discussi.
    Ciascun pontefice ha interpretato questi aspetti secondo la propria indole, personalità, attitudine, quindi ciò che si è visto è apparso più o meno evidente, più o meno eclatante, ondivago in alcuni casi. Ma anche quando la situazione appariva calma o l’onda appariva in riflusso, la realtà è che il tarlo procedeva, in questo caso nascosto e quindi ancor più pericoloso. Dopo di che uno può invece credere che l’attuale pontificato sia saltato su come un fungo all’improvviso, senza preparazione previa, d’amblè come suol dirsi; ma allora se così fosse la situazione non sarebbe proprio grave perché tanto come è arrivato questo “termporale” così se ne andrà e tutto tornerà come prima, come ai bei tempi di quando regnava Benedetto XVI o Giovanni Paolo II o magari anche Paolo VI che, certo indicò che il fumo di Satana era entrato nel Tempio di Dio. Non ci si chiede però donde attingano le quotidiane frecce delle dichiarazioni, interviste ma anche omelie, ma anche Motu Proprio, ma anche Encicliche, ma anche Instrumentum Laboris etc, il veleno con cui colpiscono le anime ormai sfinite ed esangui che da 50 e più anni subiscono un re-indottrinamento in senso contrario ma edulcorato rispetto a quanto la Chiesa ha sempre insegnato.
    ... segue.


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  21. ...
    Ad esempio prendiamo la lettera inviata al Vescovo di Assisi e citata sopra; questa dice che: “…Come noi cristiani, anch'essi [gli esponenti delle altre religioni] sanno che nella preghiera è possibile fare una speciale esperienza di Dio e trarne efficaci stimoli nella dedizione alla causa della pace. …” .
    Ecco che se Dio è Colui che si è rivelato Uno e Trino, essendo il Verbo seconda Persona di questa S.S. Trinità ultimamente incarnatosi in Gesù Cristo Signore Nostro, non si capisce quale “esperienza” di Dio può esserci nella preghiera che esponenti di altre (false) religioni di loro sponte pronunciano ? L’esperienza del divino come fonte della rivelazione è ampiamente trattata e trafitta in Pascendi da S. Pio X e qui mi pare di riconoscere elementi di quella.
    A meno che si ritenga che lo Spirito Santo che è mandato da Gesù e dal Padre per confermare tutto ciò che Nostro Signore ha detto, fatto ed insegnato (quaecumque dixero vobis), venga mandato dal Padre e dal Figlio anche per, così …, confermare ad esempio i confuciani nel confucianesimo, i maomettani nel maomettanesimo e così via.

    Non si capisce neppure e di conseguenza, almeno io non lo capisco ma forse è un mio limite, quale pace possano chiedere e a chi gli esponenti delle varie (false) religioni, seppur ciascuno nella propria cella e senza preghiera comune.
    Quale pace: perché la vera ed unica pace la dà Cristo Gesù Nostro Signore, quindi se non si invoca Lui, non si può chiedere la pace.
    A chi essi chiedano la pace: ciò neppure si capisce per quanto detto sopra, la chiedono a sé stessi o agli idoli che essi venerano, non al datore della vera pace.
    La vera pace, non quella mondana, è la pace nel cuore, ossia assenza del peccato che è fonte di ogni altro male, ivi compresa la guerra. Il primo peccato che si porta nel cuore è contro il primo comandamento che è quello di amare Dio sopra ogni cosa e di riconoscerlo come unico Dio (Ascolta Israele, il Signore è il tuo Dio, il Signore è uno solo: tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do li ripererai.. ); Ora non si può amare ciò che non si conosce, mancando l’oggetto dell’amore. Poiché Egli però si è rivelato noi lo possiamo conoscere, oltre che con il lume della ragione (Vaticano I) da Lui dataci anche con quello della Fede che guida la prima (gratia non tollit naturam, sed perficit) e senza la quale a Lui non si può piacere.

    Prosegue quella lettera:
    "È doveroso tuttavia, anche in questo, evitare inopportune confusioni. Perciò, anche quando ci si ritrova insieme a pregare per la pace, occorre che la preghiera si svolga secondo quei cammini distinti che sono propri delle varie religioni. Fu questa la scelta del 1986, e tale scelta non può non restare valida anche oggi. La convergenza dei diversi non deve dare l'impressione di un cedimento a quel relativismo che nega il senso stesso della verità e la possibilità di attingerla.

    Qui mentre è affermato che il relativismo è negazione di una unica verità, si dice contestualmente che ognuno deve seguire il proprio cammino distinto. Quindi solo un cammino sarà quello giusto, visto che il relativismo è condannato (e giustamente), ma chi lo percorre non può chiamare gli altri con sé, per non generare confusione (“evitare inopportune confusioni”). Ma è proprio questo il risultato infatti chi è nell’errore, quindi nella confusione vi viene confermato.

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  22. Gli assalti alla dottrina, alla liturgia, alla morale sono da tre anni giornalieri, sistematici. Se sono solo coincidenze, è il più grande miracolo probabilistico della storia. Se non sono coincidenze, sono un attaco deliberato contro la Chiesa, il suo autore non può essere il capo dei cattolici e l'inerzia dei prelati è criminale.

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  23. Concordo con Marco. Aggiungo che avevo scritto un commento di contenuto simile, che non ho inviato per non urtare ulteriormente la sensibilità dei tanti ottimi cattolici, persone che stimo tantissimo e a cui sono affezionata, per la sofferenza e la battaglia comune in difesa della fede che ci accomuna in questa piccola famiglia virtuale che è questo splendido blog, curato da una splendida, colta, coraggiosa ed equilibrata donna.

    Io credo che sarebbe opportuno, o prima o poi, affrontare l’argomento della continuità dei pontificati “conservatori” (mic direbbe conservatori del CVII) con i precedenti e il successivo nell’applicazione delle nuove dottrine del CVII. Perché, come dice Marco “ anche quando la situazione appariva calma o l’onda appariva in riflusso, la realtà è che il tarlo procedeva, in questo caso nascosto e quindi ancor più pericoloso”. Credo anche che andrebbe approfondita la questione della modalità con cui si esprimono i pontefici postconciliari anche “conservatori”, che è la medesima del CVII e che Maria Guardini ha più volte affrontato (“ Nuovo linguaggio fluido e mai definitorio: parole nuove che velano l’antica Sapienza” cap. 6 “La Chiesa e la sua Continuità”). La lettera inviata al Vescovo di Assisi ne costituisce un esempio, come evidenziato da Marco (“non si capisce quale “esperienza” di Dio può esserci nella preghiera che esponenti di altre (false) religioni di loro sponte pronunciano….. Non si capisce neppure ….quale pace possano chiedere e a chi gli esponenti delle varie (false) religioni…. mentre è affermato che il relativismo è negazione di una unica verità, si dice contestualmente che ognuno deve seguire il proprio cammino distinto. Quindi solo un cammino sarà quello giusto, visto che il relativismo è condannato … ma chi lo percorre non può chiamare gli altri con sé, per non generare confusione…. Ma è proprio questo il risultato infatti chi è nell’errore, quindi nella confusione vi viene confermato”).

    La mente umana è selettiva, non oggettiva. Quando si osserva una scena, il cervello registra solo ciò che lo colpisce e non riesce a vedere le “travi” che ha davanti, se è abbagliato da altro (tutti i neofiti fotografi hanno avuto l’esperienza di trovare nelle proprie foto grandi sacchi di immondizia a cui non avevano fatto caso al momento dello scatto). Nel caso della lettera al vescovo di Assisi ad esempio il fedele legato alla Tradizione ed emotivamente a Benetto VI è naturalmente catturato dalla condanna al relativismo che nega il senso della verità e dal rifiuto della fisica comunanza nella preghiera e non vede, o non dà il dovuto rilievo al fatto che viene confermata la comunanza della preghiera (“ci si ritrova insieme a pregare per la pace) e che solo la modalità della preghiera comune viene censurata (non contestuale e identica nelle parole, ma in luoghi e con “cammini diversi”), non dà il dovuto rilievo al fatto che la comunanza fisica e materiale della preghiera non è censurata perché oggettivamente contraria al primo comandamento ma perché creerebbe inopportune confusioni e darebbe l'impressione di un cedimento al relativismo, insomma per una questione di immagine e di (le diverse religioni non devono uniformarsi ma unirsi come facce dello stesso poliedro) forma (infatti ritiene che gli erranti debbono continuare nei loro cammini distinti, cioè nei loro errori, perché anche loro nella preghiera ai falsi dei farebbero una “speciale esperienza di Dio”, in applicazione coerente della nuova “metodologia missionaria” basata sulla “reciprocità del rapporto esistenziale”, in cui l’altro non è più “oggetto di missione”, ma soggetto concreto al quale accostarsi con lo sguardo rivolto a “ciò che è comune per «l’edificazione di una società più giusta e solidale»” (v. sopra d. P. Petrucci).

    Anna*

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  24. Nella mia praticità terra terra, dico: se si vogliono evitare confusioni, malinterpretazioni, ambiguità, sensibilità ferite, ecc., si evita di fare una cosa. "Assisi" non andava fatta , né nel 1986, né nel 2006. A me non piacque allora, né poi. E criticai la decisione di allora (GPII) e di poi (BXVI). Lo feci in privato, a casa, ma ci fosse stato allora un blog così l'avrei fatto in pubblico, sul blog.
    E' chiaro poi che quel che GPII e BXVI facevano in modo sobrio ed elegante, e con vari distinguo (sconosciuti alla massa dei fedeli, per latro), il VdR lo faccia in modo "caciarone" ed approssimativo, come spesso succede con i Sudamericani,ma questo è un altro discorso.

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