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lunedì 19 settembre 2016

Lettera aperta di Arnaldo Xavier da Silveira sulla questione del 'papa eretico'

Pubblico per correttezza, a completamento del precedente [qui].

Lettera aperta a Don Curzio Nitoglia
di Arnaldo Xavier da Silveira

San Paolo del Brasile, 2 settembre 2016

Caro Don Curzio Nitoglia
  1. Con vivo interesse ho preso visione del suo articolo La questione del “Papa Eretico” è un’ipotesi possibile o al massimo probabile e non una certezza teologica, pubblicato sul suo sito personale, su Una Vox e su chiesaepostconcilio, alla fine dell’agosto scorso. Ho sperato che il suo articolo, che già dal titolo si presenta come una critica contraria al mio libro Ipotese Teologica de um Papa Eretico, mi fosse utile per correggere miei eventuali errori. Le critiche amiche rientrano tra i grandi favori che si possono ricevere.
  2. All’inizio dell’articolo ho letto la sua osservazione: “La spinosa questione del Papa eretico [...] è una “ipotesi” possibile o al massimo probabile [...] e non è assolutamente una “certezza teologica” come poi il Da Silveira deduce con un passaggio indebito dal possibile/probabile [...] al teologicamente certo” (dal suo sito personale, pp. 1-2). E si sottolinea che si tratta di mera ipotesi, “come la chiama il Da Silveira stesso nel titolo del suo libro” (p. 2).
  3. Avrei commesso l’errore primario di Logica Minore, passando dal possibile al certo? Avrei negato che “a posse ad esse non valet illatio”? È questa l’accusa, come si legge più avanti nel suo articolo: “a posse ad esse non valet illatio / non è lecito passare dal possibile al realmente esistente. Questo è il grave difetto logico/filosofico del libro del Da Silveira” (p. 11).
  4. Si verifica che, nel mio libro, non credo di aver fatto un’illazione dal possibile all’esistente, cosa che veramente squalificherebbe qualunque lavoro filosofico o teologico.
  5. Quello che ho fatto, è stato “aggiornare l’ipotesi bellarminiana rendendola una certezza”, esattamente nei termini suggeriti dal suo articolo: “Certamente il Da Silveira è libero di aggiornare l’ipotesi bellarminiana rendendola una certezza, ma dovrebbe dichiarare che tale soluzione è la sua e non del Bellarmino e poi dovrebbe dimostrare che è certo e non solo possibile che il Papa può cadere in eresia” (p. 4).
  6. In realtà, io ho scritto: “la tesi che noi difendiamo qui non si identifica affatto, in sé e per gli argomenti che abbiamo addotti per dimostrarla, con quella di san Roberto Bellarmino e ripresa da Wernz-Vidal” (Ipotesi Teologica..., p. 95). E ho mostrato che nei 349 anni dalla morte del santo gesuita (1621) fino al 1970, quando ho scritto su questo argomento, lo studio delle cinque opinioni è stato approfondito, le teorie immaginarie sono state abbandonate, la dottrina è stata consolidata, perché nulla c’è nella Scrittura e nella Tradizione che ci permette di dire che un Papa non cadrà mai nell’eresia.
  7. Quanto al termine “ipotesi” nel titolo del libro, non si tratta di una qualifica teologica, ma del nome che è stato dato correntemente alla questione in quanto tale. Poiché sarà sempre corretto parlare, ad esempio, di “ipotesi” di un Papa eretico anche alla fine del mondo.
  8. Ora, quasi quattro secoli dopo la morte del santo Cardinale, si impone un nuovo aggiornamento della questione del Papa eretico, che intendo fare nella misura in cui la Madonna mi darà le forze.
  9. Avrei delle riserve anche su altri punti del suo articolo, ma nessuna importante come questa sull’illazione errata, da me non fatta.
Mentre chiedo la sua benedizione sacerdotale, sono,
Cordialmente suo, in Gesù e Maria,
Arnaldo Xavier da Silveira
* * *

Risposta ad Arnaldo Xavier da Silveira 
di Don Curzio Nitoglia

Velletri, 16 settembre 2016

Carissimo dottor Arnaldo Xavier da Silveira,

sono felice di poter rispondere alla sua educata e pacata “Lettera aperta”, che ha indirizzato al signor Calogero Cammarata del sito “UnaVox”.

Innanzitutto le esprimo i miei apprezzamenti per i suoi interessanti articoli tradotti in italiano negli anni Settanta dal mensile Cristianità di Piacenza (1), che sono stati riproposti al pubblico, nel 2014/2015, dal quindicinale antimodernista “sì sì no no” anche dietro mio consiglio. Inoltre ho sempre apprezzato la prima parte del suo libro “La Nuova Messa di Paolo VI. Cosa pensarne?”, che ho contribuito a far tradurre in italiano già nel lontano 1984, e che finalmente è stato pubblicato solo negli anni Novanta dal “Centro Culturale San Giorgio” di Ferrara e quindi ritradotto e ripreso dal sito “UnaVox” del signor Cammarata.

Tuttavia ritengo che, almeno praticamente o de facto, Lei sia passato dal possibile al certo nella seconda parte del suo libro “Ipotesi di un Papa eretico”, pubblicato dall’Editore Solfanelli di Chieti nell’anno 2016, anche se speculativamente ed esplicitamente Lei non ha espresso la “illatio a posse ad esse” come lecita. Infatti Lei conosce troppo bene la teologia per esprimere esplicitamente una tale enormità.

Però Lei stesso scrive nella sua “Lettera aperta” al n. 5: «Quello che ho fatto è stato “aggiornare l’ipotesi bellarminiana rendendola una certezza”». Certamente, come scrive nel n. 6 della sua “Lettera aperta”, la tesi di San Roberto Bellarmino e la sua “ipotesi sul Papa eretico” non sono identiche, ma è anche vero che Lei si basa su San Roberto  Bellarmino e riprende come base l’opinione bellarminiana per aggiornarla e renderla una certezza teologica. Ed è in questo che dissento da Lei.

Se, come Lei scrive nella sua “Lettera aperta” al n. 6, “recentemente lo studio delle cinque opinioni sul Papa eretico”, ben riassunte nel suo libro, “è stato approfondito, … la dottrina è stata consolidata”, però lo è stata soprattutto nel senso contrario alla sua “ipotesi” e cioè: il Papa come Papa non può cadere in eresia formale e se, ammesso e non concesso, vi cada nessuno potrebbe deporlo o dichiararlo non più Papa, contro ogni forma di Conciliarismo anche mitigato. (Cfr. Vittorio Mondello e Charles Journet).

Infine se il termine “ipotesi”, che appare nel titolo del suo libro, per Lei non è una qualifica teologica lo avrebbe dovuto scrivere esplicitamente nel suo libro ed inoltre questo non è il pensiero dei Dottori della seconda scolastica e dei teologi della neoscolastica, i quali la reputano una pura possibilità o “ipotesi” nel senso tecnico, da prendere in considerazione solo speculativamente o indagativamente, come quando San Tommaso d’Aquino si chiede fittiziamente “Se Dio esista”.

Il nuovo “aggiornamento”dell’opinione bellarminiana da Lei proposto è stato inteso da alcuni dei quarantacinque intellettuali, che hanno firmato il manifesto inviato ai Cardinali nel mese di agosto del 2106, esattamente nel significato Conciliarista mitigato di dichiarare Francesco I eretico e di deporlo o costatare la sua deposizione, come uno di essi ha scritto sul sito “concilioepostconcilio” della dottoressa Maria Guarini. [vedi glossa di Chiesa e postconcilio]

Ho apprezzato il tono educato, pacato e umile della sua “Lettera aperta”.
Sine ira ac studio la benedico sacerdotalmente e le auguro ogni bene nel Signore.
Oremus ad invicem in Jesu et Maria!
don Curzio Nitoglia
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1 Cfr.  A. X. Da Silveira, Qual è l’autorità dottrinale dei documenti pontifici e conciliari?, “Cristianità”, n. 9, 1975; Id., È lecita la resistenza a decisioni dell’Autorità ecclesiastica?, “Cristianità”, n. 10, 1975; Id., Può esservi l’errore nei documenti del Magistero ecclesiastico?
 “Cristianità”, n. 13, 1975.

3 commenti:

  1. Infatti nulla nella Sacra Scrittura ne nella tradizione dice che un papa non possa czdere in eresie , mentre
    i fatti parlano ben chiaro.

    Sarebbe ora di guardare ai fatti anziché continuare a fare finta di vivere in un altro tempo.

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  2. Contra factum non valet argumentum

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  3. Molto interessante anche http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-09-15/chi-e-papa-eretico-164931.shtml?uuid=ACqgiFy&refresh_ce=1 a completamento del mio post precedente, se ne hanno già parlato Guglielmo di occam e il sommo pontefice Paolo IV credo che il libro su cui commentiamo non possa aggiungere nulla di nuovo.MD

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