Pagine fisse in evidenza

sabato 10 marzo 2018

Il Card. Brandmüller riprende i vescovi tedeschi sulla communicatio in sacris con i protestanti sia pure 'in casi particolari'

Il card. Brandmüller ha espresso le sue posizioni in termini molto chiari, non solo nei Dubia, ma in altre precedenti interviste: [qui e qui];  nel libro, insieme ad altri Cardinali, “Permanere nella Verità di Cristo: Matrimonio e Comunione nella Chiesa Cattolica” ed in un libro sul Concilio [qui]. Peccato che abbia fatto marcia indietro circa la correctio formalis; il che non può non averne condizionato la concretizzazione...
Le affermazioni che seguono sono tratte, nella nostra traduzione, dall'intervista rilasciata il 6 marzo scorso al sito austriaco kath.net che riprendo dalla versione pubblicata dal sito statunitense OnePeterFive.

Il card. Brandmüller ribadisce l'esigenza del "reditus" che il falso ecumenismo [qui] sembra aver accantonato, anche grazie al fatto che la pastorale della situazione prefigurata il Amoris laetitia evidentemente sta facendo scuola... Per approfondire sull'ecumenismo, vedi indice articoli.

Le affermazioni del cardinale toccano una questione di inaudita gravità : si va acuendo il problema della nefanda ma sempre più diffusa [qui - qui - quicommunicatio in sacris, cioè la compartecipazione alla celebrazione e alla comunione eucaristica tra cristiani di diverse confessioni, che l'insegnamento costante della Chiesa non può avallare.

Il cardinale Brandmüller afferma innanzitutto che è importante discernere cosa si intenda quando si parla di “Chiesa”. È forse “un’azienda per rendere migliore il mondo? Una ONG per aiutare le persone nella vita”? Egli stesso risponde a queste domande dicendo che “la ‘Chiesa’ è una realtà” che non pensa in questi termini. “La Chiesa è opera di Dio, è la forma visibile e vissuta in cui Cristo risorto continua la sua opera di salvezza nel mondo”. Dopo aver definito la parola “Chiesa”, il cardinale tedesco definisce anche la parola “ultima cena” o “comunione”: alcuni potrebbero pensare a un pasto, all’ospitalità o altro ancora. Tuttavia, “Eucaristia, Comunione in senso cattolico e ortodosso significa qualcosa di completamente diverso”. Qui il cardinale Brandmüller ricorda la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, spiegando che è “Cristo veramente presente nell'aspetto visibile del pane e del vino”. 

Pertanto, in questo senso, la santa Comunione significa “che l’uomo redento si unisce a Cristo presente in questo mistero”. Per questo, dice Brandmüller, è importante tenere a mente l’avvertimento di San Paolo di non mangiare e bere il corpo e il sangue di Cristo per la propria condanna. “Questo deve essere tenuto a mente quando si parla di un’ammissione alla Comunione (più permissiva) caso per caso”. 

Il cardinale Brandmüller chiarisce poi molto bene cosa pensa del nuovo documento dei vescovi tedeschi che spiega il loro nuovo approccio alla Comunione per gli sposi protestanti: “Se ora il documento dei vescovi tedeschi parla di singoli casi in cui ciò può essere possibile, allora di per sé è solo un passo tattico verso l’intercomunione generale con i non cattolici”.  Il cardinale tedesco aggiunge: “Questo approccio si chiama anche ‘tattica del salame’. E: il gocciolamento costante che rompe la pietra. Si tratta di una manovra del tutto disonesta, per arrivare al vero obiettivo”. 

Il cardinale respinge anche l’affermazione dei vescovi tedeschi secondo cui i coniugi protestanti dovrebbero avere accesso alla Santa Comunione a causa della loro “fame eucaristica”. Egli chiama questa espressione “un caso che viene costruito forzosamente, un imbarazzante melodrammatico imbroglio”, sì, semplicemente da (espressione volgare). Egli commenta, dicendo: “Un cristiano che anela veramente alla Santa Comunione e sa che non c’è Eucaristia senza la Chiesa e nessuna Chiesa senza Eucaristia, chiede l’ammissione alla Chiesa cattolica. Qualsiasi altra cosa sarebbe dubbia e disonesta”. E aggiunge che la Chiesa non è un “negozio self-service” dove si può scegliere e prendere secondo i propri desideri. Ed esclama: “Qui si tratta di tutto o niente”!

Il cardinale Brandmüller parla anche del riferimento dei vescovi tedeschi al Codice di Diritto Canonico 844 § 3 e 4 che si riferisce a situazioni di emergenza, in cui un cattolico ortodosso (§ 3) o un cristiano di altre confessioni (§ 4) può ricorrere ai sacramenti della Chiesa quando vi è un pericolo imminente di morte o di detenzione, e solo nel caso in cui il singolo cristiano “abbia le giuste disposizioni”, cioè “essere libero dal peccato mortale e avere il sincero desiderio di ricevere il sacramento”. Brandmüller pone la domanda del perché i protestanti affamati cui fanno riferimento i vescovi tedeschi semplicemente non si convertano alla Chiesa Cattolica!
[Traduzione a cura di Chiesa e postconcilio]

25 commenti:

  1. Communicatio in sacris non significa necessariamente la condivisione della celebrazione eucaristica ta diverse confessioni. Cerchiamo di essere più precisi e seri.

    RispondiElimina
  2. Lessi, in qualche libro, che la lingua tedesca dei filosofi, degli eruditi, può nel contempo essere, più di molte altre, greve. Il dotto, umile, discreto Cardinale deve aver superato la soglia della sopportazione, essere fuori dai gangheri,aver disciolto i dubia nel tempo, è evidente, non ha significato per lui averli dimenticati, li ha legati al dito insieme a tante altre considerazioni che sciorina, frenandosi. Forse qualcosa bolle in pentola ma, se anche nulla bolle, chi esaspera gli animi ricordi che la mano di Dio, che perdona, prima scende sul capo ed atterra.

    RispondiElimina
  3. Anonimo 7:04
    Si dà il caso che in ballo c'è proprio la condivisione della celebrazione eucaristica. Se ha la pazienza di consultare l'indice dei "memoranda" sulla colonna destra del blog (versione web) troverà molti articoli sulla situazione.

    RispondiElimina
  4. "...Poi bisogna vedere se per 'preghiera eumenica' non si intenda la 'comunicatio in sacris': una comunione di preghiere e di atti sacri che, una volta, nella Chiesa era proibitissima: nelle cose sacre non si può avere nessuna comunione con quelli che sono al di fuori della Chiesa.
    Ora, invece, la 'comunicatio in sacris' è diventata una manifestazione arbitraria dello spirito ecumenico, perché i ministri protestanti celebrano con i ministri cattolici la santa Eucarestia come succede in Germania, in Olanda, in Svizzera, in Francia. E, anche qui, c'è un equivoco, perché forse il ministro protestante che celebra l'Eucarestia col ministro cattolico spesso ha un concetto erroneo dell'Eucarestia, perché non crede né nella PRESENZA REALE,né nel valore SACRIFICALE ESPIATORIO, nè nella celebrazione in PERSONA CHRISTI.
    Ma questi tre argomenti non si considerano, perché si dice che noi cattolici abbiamo
    in comune con i separati tante cose e, nella prassi ecumenica, bisogna badare a quelle cose. Questa confusione incongrua viene chiamata un passo avanti nell'ecumenismo, nella preghiera ecumenica."(Romano Amerio, Stat Veritas, pp. 69-70)

    RispondiElimina
  5. Bergoglio ha incaricato un professore di religione in un liceo romano di far scrivere le meditazioni per la prossima via crucis ai suoi alunni. Lui dichiara candidamente di aver scelto "i più sensibili" e di non essere interessato al fatto se siano cattolici o meno. Indovinate tra i seguenti quali saranno i temi trattati:
    1) i cristiani perseguitati
    2) il dilagare dell'ateismo
    3) gli immigrati e le nuove tecnologie
    http://www.lastampa.it/2018/03/08/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/via-crucis-al-colosseo-le-meditazioni-scritte-da-licealiromani-mondatesti-pieni-didolore-e-speranza-r94lvImo1JANGUr00f5vPI/pagina.html

    RispondiElimina
  6. L'anno scorso per la prima volta volli partecipare alla Via Crucis nella mia Parrocchia modernista tenuta da due Preti trentenni , piu' S.Egidio ,piu' catecumenali, piu'focolarini, piu'carismatici e nel percorso delle varie stazioni le riflessioni del giovane Prete furono le stesse . Su NSGC innocente che paga per tutti e sulla Sua Santa Madre ? Nooo ! Su temi sociali tipo :" guardatevi attorno , quanti fratelli sofferenti e nessuno che si chini su di loro , nessuno che gli rivolga una parola "....
    Inizio anno Veni Creator Spiritus , naturalmente in italiano , letto non cantato , solo qualche strofa ( hai visto mai che leggendolo tutto la cerimonia andasse troppo per le lunghe ?) privandoci della relativa Indulgenza .
    Siamo stati depauperati dei sacramentali , delle indulgenze , delle confessioni fatte ad hoc per pulire l'anima ( si sono trasformate in sedute psicologiche : non piu' in ginocchio penitenti ma cordialmente a colloquio ), la verginita' non conta basta quella del cuore , il Santo Sacrificio della Messa che sia allegro e festoso perche' Gesu' e' risorto , in Chiesa entrate pure vestiti o svestiti come volete , via i Crocefissi perche' potrebbero innescare l'attacco di panico e lo stato d'ansia , non esiste l'inferno , il purgatorio e' una invenzione e preparatevi al momento (che il medico o il magistrato stabilira' )....in cui bisognera' , volenti o nolenti , togliere le tende....
    che manca ?

    http://blog.messainlatino.it/2018/03/lutero-si-diede-da-fare-far-conoscere.html

    RispondiElimina
  7. P.S.PICCOLO MANUALE DELLE INDULGENZE AD USO DEI FEDELI
    http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/manuale%20delle%20indulgenze.htm

    RispondiElimina
  8. P.P.s.
    Ciononostante ringraziamo Dio e preghiamo per ogni Sacerdote .

    RispondiElimina
  9. parole, parole, parole... e la correzione che attendiamo da oltre un anno?

    RispondiElimina
  10. ma prima di correggere la communicatio in sacris con gli eretici luterani, Sua Eminenza non dovrebbe archiviare la pratica "Amoris Laetitia"?

    RispondiElimina
  11. He calls this expression “a case that is construed with quite some effort,” and it is “an embarrassing melodramatic set up,” yes, simply “sob-stuff”.

    Diciamo che è una formula gergale che potrebbe esser resa con la perifrasi "roba da sob", laddove sob è la tipica voce onomatopeica dei cartoni animati con cui si esprime il pianto e la commozione.
    "Sob-stuff" qui si può quindi tradurre con sentimentalismo: non è espressione volgare.

    RispondiElimina
  12. Grazie Signore per il dono della vita , grazie per l'esempio di questa famiglia .
    https://www.facebook.com/gigidepalo/posts/10215439148362073

    RispondiElimina
  13. Si dà il caso che in ballo c'è proprio la condivisione della celebrazione eucaristica. Se ha la pazienza di consultare l'indice dei "memoranda" sulla colonna destra del blog (versione web) troverà molti articoli sulla situazione.

    Ok, ma ció non toglie che con communicatio in sacris non si intende necessariamente la condivisione dell'eucarestia. Communicatio in sacris è un concetto più ampio, e non è corretto usarlo in questi termini e in questo modo, se non con le dovute precisazioni. Non fate un buon servizio usandolo in questo modo, poichè l'assonanza communicatio con comunione fa pensare che la communicatio si riferisca edclusivamente all'eucarestia, ma non è così.

    RispondiElimina
  14. "Communicatio in sacris non significa necessariamente la condivisione della celebrazione eucaristica tra diverse confessioni. Cerchiamo di essere più precisi e seri."

    La communicatio in sacris è la condivisione di un'azione liturgica, nel senso stretto del termine, ossia di una cerimonia o celebrazione svolta da un ministro del culto. Oltre alla Santa Messa, sono azioni liturgiche le Ore Canoniche(ad esempio i Vespri), l'Eposizione del Ss.mo Sacramento, i riti dei Sacramenti, le processioni, le benedizioni.

    Si ha quindi communicatio in sacris non solo assistendo alla S. Messa, ma anche ai Vespri.
    Ovviamente questo vale per la partecipazione di acattolici al culto cattolico.

    Nel caso di culti acattolici, si ha communicatio in sacris quando un cattolico partecipa ad un rito celebrato dal ministro proprio: ad esempio quando si prende parte ad una Cena luterana, ad un servizio protestante, ad una preghiera pubblica islamica, ad un sacrificio pagano.

    Entrambe le forme di communicatio in sacris sono proibite: sia la partecipazione di acattolici al culto cattolico, sia la partecipazione di cattolici al culto acattolico. Non dimentichiamo che anticamente anche i catecumeni non potevano assistere alla parte sacrificale della Messa, che iniziava dopo il Credo. Con il Codice di Diritto Canonico del 1917 la sola presenza in chiesa degli scomunicati vitandi durante la Messa imponeva l'immediata interruzione della celebrazione solenne, che doveva continuare in forma letta e con un solo ministro.

    Unica deroga, l'assistenza a riti in caso di matrimoni, funerali o ricorrenze particolari (come l'incoronazione di un sovrano), fermo restando l'obbligo di assistenza passiva. Il cattolico può quindi senza peccato assistere ad un matrimonio o ad un funerale acattolico, ma non deve rispondere né comunicarsi o prender parte al rito in qualsiasi maniera. Lo stesso vale per un acattolico ad un rito cattolico.

    L'espressione "confessioni" non è precisa, perché la Chiesa Cattolica è l'unica vera Religione, mentre le altre denominazioni sedicenti cristiane sono sette scismatiche e/o eretiche. Così almeno secondo la dottrina tradizionale.

    RispondiElimina
  15. "Non fate un buon servizio usandolo in questo modo, poichè l'assonanza communicatio con comunione fa pensare che la communicatio si riferisca edclusivamente all'eucarestia, ma non è così."

    E a cos'altro dovrebbe riferirsi?
    Lo vede quanto siete ambigui voi modernisti?

    Renda lei il buon servizio e parli chiaro
    Ci spieghi, allora, a cosa si riferirebbe, quali sarebbero gli altri significati di communicatio che dovremmo condividere con i protestanti, che disprezzano tutto ciò che per noi è sacro?

    Il card Brandmuller è stato chiarissimo:
    "Questo approccio si chiama anche ‘tattica del salame’. E' il gocciolamento costante che rompe la pietra. Si tratta di una manovra del tutto disonesta, per arrivare al vero obiettivo”. 

    Questa è la triste verità, ci dimostri il contrario con argomenti validi.

    Oppure tenti di prendere in giro qualcun altro, che qui le ambiguità moderniste non attaccano.

    Siamo vaccinati con il Corpo e il Sangue di Cristo presente realmente nell'Eucarestia.

    RispondiElimina
  16. Anonimo 7:04
    Si dà il caso che in ballo c'è proprio la condivisione della celebrazione eucaristica. Se ha la pazienza di consultare l'indice dei "memoranda" sulla colonna destra del blog (versione web) troverà molti articoli sulla situazione.

    Se ha la pazienza di leggere il commento di Cesare Baronio capirà cosa intendevo.

    RispondiElimina

  17. "Sob stuff": letteralmente: "roba da singhiozzi" (sob: singhiozzo, singulto).
    Quindi, appunto: approccio o atteggiamento sentimentale, lacrimoso, indicato però in termini spregiativi.
    G.

    RispondiElimina
  18. Non si convertono alla Chiesa Cattolica perché vogliono permanere nell'eresia. Invece i cardinali e vescovi cattolici eretici e apostati che vogliono distruggere la Chiesa Cattolica dal suo interno

    RispondiElimina
  19. La déclaration du cardinal Brandmüller est un magnifique coup de pied, dénué des habituelles contorsions chères aux ecclésiastiques, administré à son jeune collègue Reinhard Marx. Une leçon de franchise et de fermeté. Réjouissant. C'est comme ça qu'il faut traiter les mauvais sujets.

    RispondiElimina
  20. A dire il vero il Canone 844.3 non parla affatto di pericolo di morte imminente, dice semplicemente che gli ortodossi possono partecipare ai Sacramenti se li richiedono spontaneamente e hanno le dovute disposizioni.

    Questo contrasta col vecchio codice di diritto canonico del 1917, il quale vietava ESPRESSAMENTE di ammettere ai Sacramenti cattolici gli “ortodossi”, a meno che non rinunciassero alle loro eresie e si convertissero.
    Il codice di diritto canonico del 1917 diceva espressamente che non potevano accedere ai Sacramenti cattolici nemmeno se in buona Fede, verificate pure http://www.sanpiox.it/articoli/crisi-nella-chiesa/745-concilio-vaticano-ii-e-comunicazione-con-gli-acattolici

    Questo perché rifiutare di convertirsi alla Chiesa Cattolica, rimanendo in una Chiesa scismatica, è peccato mortale oggettivo. Cioè è sempre materia grave, tanto quanto l’adulterio.

    È vero che gli ortodossi odierni, se sono nati ortodossi non hanno colpa diretta di essersi messi in scisma, ma la loro decisione di rimanere in una Chiesa scismatica e non convertirsi fa comunque di essi degli scismatici materiali, e quello è un peccato (il non convertirsi alla Chiesa Cattolica) che condanna senza dubbio all’inferno se commesso con piena avvertenza e deliberato consenso.

    Il Concilio di Firenze non potrebbe essere più chiaro

    “La chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici e gli scismatici, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41), se prima della morte non saranno stati ad essa riuniti; crede tanto importante l'unità del corpo della chiesa che, solo a quelli che in essa perseverano, i sacramenti della chiesa procureranno la salvezza, e i digiuni, le altre opere di pietà e gli esercizi della milizia cristiana ottengono il premio eterno: nessuno, per quante elemosine abbia fatto e persino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo può essere salvo, se non rimane nel grembo e nell'unità della chiesa cattolica.” (Cantante Domino)

    E a dire il vero anche la Lumen Gentium, nonostante sia documento conciliare, è chiara al riguardo

    “non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare” (Lumen Gentium 14).

    In altre parole, non entrare nella Chiesa Cattolica è peccato mortale oggettivo, chi muore ortodosso si salva se e solo se non porta piena colpa di questo peccato (ad esempio grazie alla sua buona Fede) e quindi può essere unito alla Chiesa Cattolica invisibilmente.

    Ma dal punto di vista oggettivo è peccato grave come l’adulterio e, sempre come l’adulterio, condanna all’inferno se commesso con piena avvertenza e deliberato consenso senza essere seguito da pentimento.

    Quindi i difensori della Chiesa conciliare che cercano di frenare le aperture di Bergoglio in Al si trovano il problema che hann a tutti gli effetti un precedente stabilito nel Nuovo Codice di diritto canonico e quindi non possono condannare questa nuovamente pratica senza condannare anche quella.

    Marco Porfili

    RispondiElimina
  21. Dominica IV in Quadragesima “Lætare” sive “de Rosa”

    «Codesto fiore, significa quel Fiore che di sé dice nei Cantici: “Io sono il fiore del campo e il giglio delle convalli” (Cant. II, 1). [...] Triplice è in questo fiore la materia: vale a dire l’oro, il muschio, il balsamo. Mediante il balsamo poi il muschio si congiunge all’oro. Questo perché in Cristo triplice è la sostanza: la divinità, il corpo e l’anima. Mediante l’anima il corpo si unisce alla divinità [...]. Il portatore di questo fiore è Vicario del Salvatore, ossia è il Romano Pontefice, Successore di Pietro, Vicario di Gesù Cristo. Gesù infatti disse a Pietro: “Tu mi seguirai” (Io. XIV, 36). Il che si deve intendere non tanto come prefigurazione del martirio, ma quanto nel’ordine del magistero. “Ti chiamerai Cefa” (Io. I, 42) disse, il che esprime il suo essere capo. [...] E “il capo della donna è l’uomo, il capo dell’uomo è Cristo, il capo di Cristo è Dio” (1Cor. XI, 3). Come infatti la pienezza dei sensi abbonda nel capo e nelle altre membra vi è una parte di questa pienezza; così ugualmente Pietro è stato assunto nella pienezza della potestà, onde sia evidente che è il Vicario di Colui che di sé dice nel Vangelo: “Mi è stata data ogni potestà in cielo ed in terra” (Matth. XXVIII, 18). Onde Gesù disse a Pietro: “Ogni cosa che legherai sulla terra, sarà legata pure in cielo e ogni cosa che scioglierai sulla terra sarà sciolta pure in cielo” (Matth. XVI, 19). Pertanto questo fiore rappresenta il Romano Pontefice».

    (Innocenzo III, Sermone 18 nella Domenica “Lætare”, PL CCXVII, coll 394-395)

    RispondiElimina
  22. eminenza, aspettiamo ancora la correzione.

    RispondiElimina
  23. IMPRESSIONANTE PROFEZIA

    Il 7 marzo 1965 Paolo VI celebrava la prima messa in italiano.

    «Poiché la riforma liturgica ha tra i suoi fini principali l'abolizione degli atti e delle formule mistiche, ne segue necessariamente che i suoi autori debbano rivendicare l'uso della lingua volgare nel servizio divino. Questo è uno dei punti più importanti agli occhi dei settari. Il culto non è una cosa segreta, essi dicono: il popolo deve capire quello che canta. L'odio per la lingua latina è innato nel cuore di tutti i nemici di Roma: costoro vedono in essa il legame dei cattolici nell'universo, l'arsenale dell'ortodossia contro tutte le sottigliezze dello spirito settario, l'arma più potente del papato. Lo spirito di rivolta, che li induce ad affidare all'idioma di ciascun popolo, di ciascuna provincia, di ciascun secolo la preghiera universale, ha del resto prodotto i suoi frutti, e i riformati sono in grado ogni giorno di accorgersi che i popoli cattolici, nonostante le loro preghiere in latino, gustano meglio e compiono con più zelo i doveri del culto dei popoli protestanti. A ogni ora del giorno ha luogo nelle chiese cattoliche il servizio divino; il fedele che vi assiste lascia sulla soglia la sua lingua materna; al di fuori dei momenti di predicazione egli non intende che accenti misteriosi, che cessano di risuonare nel momento più solenne, il canone della messa. E tuttavia questo mistero lo affascina talmente che non invidia la sorte del protestante, quantunque l'orecchio di quest'ultimo non intenda mai suoni di cui non capisce il significato. Mentre il tempio riformato, una volta alla settimana, riunisce a fatica i cristiani puristi, la Chiesa papista vede senza posa i suoi numerosi altari assediati dai suoi religiosi figli; ogni giorno essi si allontanano dal loro lavoro per venire ad ascoltare queste parole misteriose che devono essere di Dio, perché nutrono la fede e leniscono i dolori. Riconosciamolo, è un colpo maestro del protestantesimo aver dichiarato guerra alla lingua sacra: se fosse riuscito a distruggerla, il suo trionfo avrebbe fatto un gran passo avanti. Offerta agli sguardi profani come una vergine disonorata, la liturgia, da questo momento, ha perduto il suo carattere sacro, e ben presto il popolo troverà eccessiva la pena di disturbarsi nel proprio lavoro o nei propri piaceri per andare a sentir parlare come si parla sulla pubblica piazza. Togliete alla Église française le sue declamazioni radicali e le sue diatribe contro la pretesa venalità del clero, e andate a vedere se il popolo continuerà a lungo ad andare a sentire il sedicente primate delle Gallie gridare: "Le Seigneur soit avec vous"; e altri rispondergli: "Et avec votre esprit". Tratteremo altrove, in modo specifico, della lingua liturgica.»

    (Dom Prosper Guéranger, "L'eresia antiliturgica e la riforma protestante del XVI secolo considerata nei suoi rapporti con la liturgia" - Institutions liturgiques, I², Paris, 1878, pp. 388-407. Traduzione italiana di Fabio Marino, pubblicata in "Civitas Christiana", Verona n° 7-9, 1997, 13-23)

    RispondiElimina
  24. Il papa ai fedeli: "Non pagate la messa perchè è gratuita":

    COME TI CREO CONFUSIONE E DIVISIONE
    QUANDO I GIORNALISTI FANNO GLI SCOOP DELLA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA.

    Can. 945 - §1. Secondo l'uso approvato della Chiesa, è lecito ad ogni sacerdote che celebra la Messa, ricevere l'offerta data affinché applichi la Messa secondo una determinata intenzione.

    §2. È vivamente raccomandato ai sacerdoti di celebrare la Messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei più poveri, anche senza ricevere alcuna offerta.

    Can. 946 - I fedeli che danno l'offerta perché la Messa venga celebrata secondo la loro intenzione, contribuiscono al bene della Chiesa, e mediante tale offerta partecipano della sua sollecitudine per il sostentamento dei ministri e delle opere.

    Can. 947 - Dall'offerta delle Messe deve essere assolutamente tenuta lontana anche l'apparenza di contrattazione o di commercio.

    Can. 948 - Devono essere applicate Messe distinte secondo le intenzioni di coloro per ciascuno dei quali l'offerta, anche se esigua, è stata data e accettata.

    RispondiElimina
  25. Leggo sul sito "Amici domenicani" questa risposta ad una domanda riguardante le offerte che accompagnano la richiesta di una Santa Messa:
    ...un'offerta più consistente ci si unisce con un sacrificio maggiore al sacrificio di Cristo.
    San Tommaso considera anche che i poveri non hanno la disponibilità dei ricchi per far celebrare Messe. Ma osserva che la loro offerta, sebbene quantitativamente inferiore a quella data dai ricchi, ha un valore più grande perché si unisce al sacrifico di Cristo con un maggiore sacrificio personale.

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori del blog.