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martedì 10 marzo 2020

La comunione del cuore /6 - Don Elia

- Prima parte - La via della pace: la meditazione
- Seconda parte - La vera risposta all'apostasia
- Terza parte - Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l'amore
- Quarta parte - Le vie della vita
- Quinta parte - Come trovare Gesù sempre e ovunque

I Padri del deserto, non essendo generalmente sacerdoti e vivendo in luoghi isolati e impervi, non potevano comunicarsi se non raramente, ma supplivano a tale inconveniente con la preghiera e la meditazione. Scopo di questa considerazione non è certo quello di spingerti a sminuire la necessità dell’Eucaristia: «A meno che non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non beviate il suo sangue, non avrete vita in voi» (Gv 6, 53); essa mira piuttosto a rammentarti che la grazia santificante viene comunicata da Dio anche per altre vie, come l’orazione e le opere buone. Del resto, i nostri fratelli che subiscono la persecuzione o i cattolici dispersi in luoghi dove i missionari passano solo di rado non sono affatto meno assistiti dal Cielo, il quale assicura sempre, a chiunque sia ben disposto, le grazie necessarie ad adempiere i propri doveri di stato e a progredire nella santità. Pur non essendo la stessa cosa che comunicarsi realmente al Corpo del Signore, anche la comunione spirituale può realizzare un alto grado di intimità con Lui qualora, per un motivo o per l’altro, tu non possa riceverlo. La comunione eucaristica, d’altronde, non produce immancabilmente un accrescimento della grazia abituale, poiché quest’ultimo è legato alle tue disposizioni interiori, le quali possono anche impedirlo. Il distratto automatismo con cui tanti si comunicano così spensieratamente non apporta loro alcun beneficio reale, bensì una colpa supplementare.

Nella confusione dottrinale del nostro tempo rischi di oscillare tra due estremi opposti, ugualmente falsi e dannosi: da una parte, lo spiritualismo tendenzialmente gnostico di chi considera l’economia sacramentale un sovrappiù quasi facoltativo, dato che l’essenziale è individuato in una conoscenza meramente intellettuale; dall’altra, una concezione quasi materialistica della grazia, che dovrebbe sempre essere tangibile e produrre effetti sensibili, in assenza dei quali sarebbe inattiva. Il giusto equilibrio si fonda sul mistero dell’Incarnazione, che si prolunga in quello della Chiesa: il Figlio di Dio ha agito sulla terra servendosi della natura umana assunta per compiere azioni che trascendono la storia e hanno portato frutti soprannaturali; così oggi continua ad agire per mezzo di coloro che lo rappresentano e dei mezzi visibili che ha loro affidato per ottenere risultati invisibili che preparano le anime all’eternità beata. Fra questi mezzi c’è anche la Sacra Scrittura, la quale, pur non essendo un sacramento, in virtù di quello stesso Spirito che ne ha ispirato gli autori umani ispira pure chi la medita – dottrina, questa, genuinamente cattolica, per chi eventualmente pensi che la lettura della Bibbia sia roba da protestanti…

Nel metodo di meditazione, pur soffermandomi in particolare su di una, ho indicato un ventaglio di modalità possibili fra cui scegliere, avvertendo prima che ognuno tende spontaneamente a privilegiare o l’attività dell’intelletto o gli affetti o la volontà. L’ideale è cercare di coinvolgere tutte le facoltà dell’anima, ma ciò si realizza con accentuazioni diverse da persona a persona, in base all’indole, al grado di progresso spirituale e all’azione della grazia. Perciò non devi recepire queste indicazioni in modo totalmente passivo, quasi si trattasse di istruzioni per l’uso di un apparecchio, ma applicarle con la libertà interiore di chi riconosce che nel dialogo con Dio bisogna lasciare il ruolo principale a Lui, pur facendo diligentemente ciò che spetta all’uomo per disporsi il meglio possibile a ricevere un Ospite così grande. Non perdere mai di vista il fatto che, nella tua preghiera, l’agente primario è lo Spirito Santo, che devi invocare continuamente avendo fede che ti ascolta e ti risponde; altrimenti il tuo non sarà altro che un esercizio volontaristico e solitario, che può perfino diventare un ostacolo al dispiegarsi della grazia.

Se, nonostante un’applicazione prolungata, seria e regolare, la meditazione continua a rimanere senza frutto, può esser segno che c’è un ostacolo invisibile: un peccato mortale non confessato in passato o di cui non sei abbastanza contrito; un vizio in materia grave non sradicato e contro il quale non combatti abbastanza; la propensione al linguaggio volgare o a discorsi scabrosi; mancanze abituali contro la carità fraterna e la reputazione altrui, come giudizi, ingiurie o maldicenze, anche soltanto interiori; comportamenti iniqui contro familiari, parenti, amici, colleghi e vicini; rancori non sopiti, ma coltivati volontariamente; ingiustizie o frodi economiche di cui ti giustifichi; atteggiamenti di superbia, vanità od orgoglio; un eccesso di tempo dedicato a inutili controversie o a letture polemiche; uno smodato attaccamento al cibo o al denaro; la cura eccessiva della salute o dell’aspetto fisico; manie di controllo assoluto sulla realtà… Sono tutti ostacoli, più o meno grossi, all’unione con Dio, che richiede un cuore puro e distaccato, umile e discreto, caritatevole e rispettoso; in una parola, un cuore che aspiri alla santità.

Un mezzo molto utile per scoprire questi ostacoli, oltre al quotidiano esame di coscienza, è l’esame particolare su singoli vizi o virtù, come pure la confessione generale, specialmente nel corso degli esercizi spirituali. Per evitare di cadere negli scrupoli o in sensi di colpa ossessivi, causati da ferite psicologiche oppure provocati dal diavolo travestito da angelo di luce, attieniti alle indicazioni del confessore o del padre spirituale, grazie alle quali saprai sventare questo genere di insidie. Un facile criterio di discernimento è l’effetto che un pensiero produce sull’anima: se viene da Dio, esso causa un turbamento iniziale dovuto alla presa di coscienza di un peccato o di un difetto, ma poi, una volta accolto con la decisione di correggersi, infonde in essa pace, consolazione e gratitudine; se invece viene dal diavolo o dalla psiche, provoca un’inquietudine persistente che la tormenta aggravandosi col passare del tempo, anziché attenuarsi in seguito ad una risoluzione virtuosa. Un altro evidente indizio dell’azione divina è la prontezza all’obbedienza da essa suscitata, mentre quella del demonio ingenera un ottuso attaccamento al giudizio personale, ostinatamente difeso a dispetto della palese erroneità o della disapprovazione da parte del sacerdote.

L’orgoglio e la superbia rappresentano i più pericolosi e feroci nemici sulla via del Paradiso, il cui raggiungimento è il tuo unico scopo da perseguire in ogni tuo atto, in particolare nella preghiera. L’unità del fine realizza a poco a poco l’unificazione del cuore e della vita: tutto converge verso un solo obiettivo e ciò, oltre a ridurre significativamente la dispersione delle tue energie, le moltiplica in modo misterioso; la meditazione, riportandoti ogni giorno a Colui che è tuo principio e fine, ti comunica infatti una forza straordinaria. «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10). Hai a tua disposizione, ogni giorno, un pozzo al quale attingere la bevanda della vita eterna, che te la fa pregustare e ti disseta per il cammino che ti rimane da compiere, duro e faticoso che sia. Veni hodie ad fontem aquae, et oravi Dominum, dicens: Domine, Deus Abraham, tu prosperum fecisti desiderium meum (Oggi son venuto alla fonte dell’acqua e ho pregato il Signore dicendo: Signore, Dio di Abramo, tu hai condotto a buon fine il mio desiderio; dall’Ufficio Divino; cf. Gen 24, 12ss).

Termina la meditazione ringraziando il Signore per il tempo che ti ha concesso di passare in intimità con Lui (e che già di per sé è un beneficio per l’anima), per la luce che ti ha donato, per gli affetti che ha suscitato nel tuo cuore, per le risoluzioni che ti ha ispirato e per ogni grazia ricevuta, che tu l’abbia riconosciuta o no. Il frutto può essere anche differito, a volte, e manifestarsi quando meno te l’aspetti, nel momento in cui ne hai bisogno: nel bel mezzo di un’occupazione, per esempio, ti torna in mente ciò che hai meditato e te ne si svela di colpo un aspetto che non avevi colto, oppure se ne sprigiona una forza o una consolazione inattesa, o ancora una decisione che devi prendere o un problema da affrontare ti appare sotto una luce inedita… È il momento della lode e dell’azione di grazie: «Esulto e mi allieto per la tua misericordia, poiché hai volto lo sguardo alla mia miseria, hai salvato l’anima mia dalle angustie; non mi hai consegnato nelle mani del nemico, ma hai diretto i miei passi in un luogo spazioso. Benedetto il Signore, poiché ha esaltato la sua misericordia per me nella città fortificata» (Sal 30, 8-9.22 Vulg.).

La civitas munita del salmo è la tua inespugnabile cittadella interiore, quella cella segreta dell’anima in cui sei rientrato all’inizio, quel santuario inviolabile in cui hai scoperto la presenza del Padre, che scrutava il tuo ritorno e ti ha gettato le braccia al collo. Ora, uscendo dalla meditazione trasformato nell’intimo, àpplicati alle risoluzioni che hai preso per ricambiare il Suo amore e dargli gloria, ma fallo anzitutto mostrando agli altri, nell’atteggiamento e nella condotta, il volto del figlio ritrovato, di quel bambino felice di essere amato che si era nascosto nel cuore e non desidera altro che uscire all’aperto, pieno di compassione per ogni creatura, per poter amare a sua volta di quello stesso Amore che lo ha fatto esistere, lo sostiene in ogni istante e lo dirige verso la pienezza della beatitudine. Veleggiando verso l’eterno porto, non avrai più a temere alcuna tempesta, per quanto minacciosa, e trascinerai con te tante altre anime attirate dal celeste bagliore del tuo sguardo, dal germe di Paradiso che porti nell’anima, dal mite tepore della carità divina in essa effusa: «La speranza non svergogna, poiché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo a noi donato» (Rm 5, 5). Amore con l’amor si paga!

8 commenti:

  1. Grazie Don Elia.

    I Padri del deserto, nel deserto, non avevano l'Eucaristia.
    Persino Gesù, quaranta giorni nel deserto, aveva sì se stesso, ma nella sua umanità era privo del conforto di poter accedere al tempio e a luoghi di culto.
    Ebbene, adesso che ci è chiesto di fare deserto, non sentiamoci "privati" di un diritto, ma solo nella necessaria esperienza del deserto che purifica, nell'angustia del dono, per desiderarlo ancora di più e meglio.
    Non facciamo i più "precisi" dei Padri stessi (e di Gesù) nel non saper accettare l'obbedienza e l'esperienza del deserto. Dio non mancherà certamente di accompagnarci, soprattutto lì.

    L'obbedienza è tipica dell'ora Getsemani, così come la Verità, la sola che rende liberi, passa dal dover affrontare Pilato che se ne lava le mani e una croce da portare, lungo la via crucis. E' davvero Quaresima. Ci sarà la Resurrezione, ma vale per chi persevera, non per chi fugge, si lamenta o organizza furberie varie per non stare là dove ci tocca.
    Persino a Gesù. Come i Padri. Non siamo migliori di loro. Ricordiamocelo bene.

    I Padri del deserto, non essendo generalmente sacerdoti e vivendo in luoghi isolati e impervi, non potevano comunicarsi se non raramente, ma supplivano a tale inconveniente con la preghiera e la meditazione. Scopo di questa considerazione non è certo quello di spingerti a sminuire la necessità dell’Eucaristia. «A meno che non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non beviate il suo sangue, non avrete vita in voi» (Gv 6, 53); essa mira piuttosto a rammentarti che la grazia santificante viene comunicata da Dio anche per altre vie, come l’orazione e le opere buone.
    Del resto, i nostri fratelli che subiscono la persecuzione o i cattolici dispersi in luoghi dove i missionari passano solo di rado non sono affatto meno assistiti dal Cielo, il quale assicura sempre, a chiunque sia ben disposto, le grazie necessarie ad adempiere i propri doveri di stato e a progredire nella santità.

    Ottimi argomenti.

    Presentati sapientemente da chi ama l'Eucaristia e perciò è anche molto credibile.
    Si ponga qualche domanda chi, dicendo di fare lo stesso, pur ottenendo obbedienza, ha meno credibilità...

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  2. Grazie a don Elia per le meditazioni ed a Tralcio. Ieri sera la prima cosa che ho pensato è stato: ed ora come faccio ? Pensando che, per non so più per quanto tempo, non potrò andare a Torino mi sono sentita desolata, depressa. Ma poiché il Signore non ci lascia mai con un fardello più grande di quanto possiamo portare, questa mattina, chiusa una segreteria difficile, in cui si sono susseguite persone che, più che del medico necessitavano di conforto, ho trovato questa splendida meditazione. Un prato accanto ad un ruscello montano, in cui riposare dopo una faticosa salita, bevendo un po' dell' acqua cristallina, del profumo dei minuscoli fiori e del suono così particolare che, in certi momenti, il creato compone con il ronzio delle api, lo stormire dei maggiociondoli e il leggero cinguettio degli eccellenti. Ho sentito che l' anima si acquietava e la gratitudine si alzava leggera leggera, come un profumo d' odor soave.

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  3. "una segreteria difficile, in cui si sono susseguite persone che, più che del medico necessitavano di conforto! : cara Valeria, a quanto vedo Lei oltre ai corpi cura anche le anime, ottimo abbinamento terapeutico-catechetico. Quanto bisogno ci sarebbe di persone sensibili e premurose come Lei! Grazie di cuore per condividere le sue riflessioni e la nobiltà del suo animo con i lettori di questo blog.

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  4. "Caro prete,
    Io sarò lì, quando indosserai l'amitto sulle spalle, perché questa croce, in modi diversi, la portiamo insieme.
    Io sarò lì, quando metterai l'alba e non sarai più con i tuoi soliti abiti, ma con quelli sacri, perché in quel momento sacro voglio essere con te.
    Io sarò lì quando ti cingerai i fianchi, perché il Signore ci ha detto di essere pronti, e ci perdonerà il Signore, perché a questo non eravamo pronti, né io né tu.
    Io sarò lì, quando indosserai la casula e portandoti lento e appesantito come non mai, sarai finalmente pronto per ciò a cui non saresti mai voluto essere pronto.
    Io sarò lì, quando farai il segno di croce e a voce non alta, come al solito, ma sommessa dirai: "Il Signore sia con voi", perché abbiamo vera necessità, in questo tempo di diaspora, di sentire che Dio è Emmanuele.
    Io sarò lì, quando ti batterai da solo il petto e invocherai misericordia, perché troppe volte ho chiesto scusa distrattamente, e solo quando non poso più chiedere scusa a chi ho ferito mi accorgo del valore di bellezza che possiede questa parola.
    Io sarò lì, quando inusualmente leggerai le letture, abituato a sentirle biascicare a qualche vecchietta o a leggerle troppo veloce da parte di qualche ragazzo, perché ricorderai che il Signore mai ha abbandonato il suo popolo, e non lo farà in questi giorni con noi.
    Io sarò lì a sentirti proclamare il Vangelo e a pensare quello che mi avresti detto se fossi stato lì, davanti a te, occhi negli occhi, perché hai il desiderio che la Parola del Signore riecheggi nel mio cuore. Io sarò lì.
    Io sarò lì quando all'offertorio presenterai al Signore un'ostia e un poco di vino, senza pisside, perché in questi giorni non avrai chi la svuoti. Offri tutto te stesso, offri tutto me stesso, tutta la Chiesa, il mondo intero, perché Cristo faccia della nostra miseria, la materia della sua vita divina.
    Io sarò lì, quando canterai il Sanctus, di solito non vedi gli angeli che lo cantano con noi, in questi giorni non vedrai neppure la Chiesa che lo canta, ma come gli angeli, noi saremo lì, perché è Benedetto Colui che viene!
    Io sarò lì, quando alzerai il Corpo del Signore, perché noi tutti, la Chiesa, siamo il suo corpo, tu alzerai al cielo tutti noi.
    Io sarò lì, quando alzerai il calice col Sangue di Cristo, perché quel sangue è versato per noi e per tutti, oltre il tempo, oltre lo spazio, l'amore di Dio non si ferma davanti a nessuna restrizione.
    Io sarò lì, quando pronuncerai la preghiera del Signore, e da solo continuerai a dire "nostro", perché il Signore l'ha insegnata apposta per dire che mai si è soli davanti al Padre.
    Io sarò lì, quando invocherai la pace, la pace del Signore che non è assenza di discordie, ma che è Lui stesso.
    Io sarò lì quando, dopo aver spezzato l'Ostia ti comunicherai: pensa a noi tutti, che pur spezzati dal vincolo della comunità, come Cristo non si spezza, non ci spezziamo. Pensa che nessun frammento in cui Cristo è presente va perduto, così non ci perderemo neppure noi.
    Io sarò lì, quando ci benedirai alzando il braccio destro e invocherai tutta la Trinità, perché è tutto quello che potresti darci.
    Io sarò lì, quando tornato in sacrestia, forse avvertirai una mancanza, avvertirai lo scorrere degli eventi che ti sovrasta.
    Io sarò qui, ti aspetto, sii la mia Eucaristia". Padre Michele
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  5. Mons. Pope dice: “Alcuni mi definiranno irresponsabile per aver chiesto la ripresa delle messe pubbliche e comunitarie. ‘La gente sta morendo’, diranno. Posso rispondere solo dicendo che le anime muoiono per paura e per l’ossessione mondana della morte. La morte arriverà a tutti noi, e probabilmente non per un coronavirus. La domanda più profonda e più importante è questa: Siete pronti a morire e ad affrontare il giudizio [di Dio]?

    Prendiamo ragionevoli precauzioni. Lavatevi le mani; evitate di toccarvi il viso; rispettate che alcuni non vogliano stringere la mano proprio ora. Ma soprattutto, non abbiate paura e non pensiate che Dio non abbia più il controllo. Andate a Messa e abbiate fiducia in Dio!”

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  6. Caro Catholicus, la ringrazio per le parole gentili che mi ha rivolto ma temo di essermi espressa male,e perciò da questo è nato un fraintendimento che trovo doveroso chiarire. Il medico è mio marito io, da quando ho chiuso la mia attività, ho l' onore di aiutarlo occupandomi dello studio. E non lo dico in senso retorico, è veramente una splendida opportunità che il Signore mi ha messo a disposizione, quella di venire in contatto con situazioni che non hanno, certo, l' onore delle cronache. Ad esempio di molte persone, vissute malgrado gravi malattie, grazie all' abnegazione quotidiana di mogli o di mariti. Ed ancora ce ne sono.Sono io che ne ricevo tanto, e dare un po' di attenzione in cambio è un modo semplice per ringraziare il Signore per tutto questo.In cordibus Jesu et Mariae.

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  7. Siccome leggo molti commenti non corretti facciamo qualche precisazione:
    le Sante Messe non sono sospese, ma celebrate privatamente dai sacerdoti, quindi c'è chi offre il santo Sacrificio;
    non ci è preclusa nessuna possibilità di preghiera (rosari e qualsiasi altro strumento);
    non ci è preclusa la possibilità di offrire digiuni e sacrifici;
    possiamo anche telefonicamente offrire la nostra compagnia agli anziani e ammalati;
    la Santa Comunione non è un diritto e ricordo che ci sono stati tempi in cui la Chiesa non la amministrava quotidianamente a tutti i fedeli;
    ci sono santi (vedasi l'esempio giapponese) che si sono santificato in condizioni estreme.

    Insomma nulla di esterno ci può impedire di essere fedeli a Dio e ai suoi comandamenti, se non la nostra cattiva volonta. Nella difficoltà sforziamoci di non peccare e di trarre tutto il bene possibile dal male. Che questo momento ci aiuti a convertirci sempre più e a riscoprire, essendone momentaneamente privati, il valore infinito dei Sacramenti.

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  8. Ogni giorno alle ore 19.00 trasmettiamo la s. Messa in diretta su questa nostra pagina di facebook.
    Nella foto trovate la programmazione religiosa che viene trasmessa in tv.

    https://www.facebook.com/madonnadelmiracolo/photos/pb.598547040211284.-2207520000../2968583296540968/?type=3&theater

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