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venerdì 26 marzo 2021

Dopo la sua visita in Iraq, l’attacco dell’Isis al papa, “idolatra” e “crociato”

L'articolo che segue dà conto di un durissimo attacco contro Bergoglio, a causa della sua visita in Iraq (ne abbiamo parlato: qui - qui - qui), da parte di un giornale legato all’Isis. L’esperto di Islam Robert Spencer spiega che le conseguenze del viaggio rischiano di essere ben diverse da quelle auspicate dal papa. Chi conosce l'Islam può davvero meravigliarsi?

Dopo la sua visita in Iraq, l’attacco dell’Isis al papa, “idolatra” e “crociato”

Lo Stato islamico (Isis) sta minacciando nuovi attacchi alle chiese irachene dopo la visita di papa Francesco, con un ultimatum nel quale si afferma che i jihadisti “rimuoveranno le croci molto presto” come hanno già fatto “la prima volta, con Il permesso di Allah”.

In un durissimo editoriale del suo settimanale arabo, Al-Naba, il gruppo terroristico più temuto del mondo interpreta le aperture interreligiose di Francesco in Iraq come una “crociata” per “rimuovere la sharia di Allah da questa terra, stabilire al suo posto una religione politeista e sollevare la sua croce profana sulle rovine di Mosul”.

Church Militant ha ottenuto una copia dell’articolo e ne ha commissionato una traduzione in inglese. L’editoriale è intitolato Messages of the Christian Idolator-Tyrant [Taghut al-Nasara al-Baba] on His Visit to Iraq, ed è uscito su Al-Naba l’11 marzo.

Lo studioso islamico Robert Spencer ha spiegato a Church Militant il significato dell’appellativo taghut al-nasara (usato otto volte nell’editoriale per descrivere papa Francesco): taghut si riferisce a idoli o idolatri, nasara è la parola usata nel Corano per i cristiani e al-baba è il papa. Quindi ;taghut al-nasara al-baba significa “il papa, l’idolatra cristiano”.

Nell’Iran moderno, taghut è il termine applicato allo scià di Persia Reza Pahlavi.

L’Isis afferma che la visita del papa “serve a diffondere nuove idee crociate verso i paesi musulmani, in particolare l’Iraq, che è stato il luogo di una guerra straziante negli ultimi due decenni tra i musulmani e i mushrikeen”.

Francesco quasi certamente non sa che il Corano dice che “gli ebrei e i cristiani non saranno mai soddisfatti di te finché non seguirai la loro religione”.

I mushrikeen sono politeisti che commettono il peccato imperdonabile di “sottrarsi” attribuendo ad altri le qualità uniche di Allah. I cristiani sono considerati mushrikeen perché attribuiscono a Gesù le caratteristiche uniche di Dio.

L’editoriale di Al-Naba riserva il suo attacco più aspro all’evento interreligioso di Francesco a Ur. L’accusa al “tiranno-idolatra cristiano” è di voler spingere “a una nuova religione dell’incredulità e dell’ateismo” favorendo una convergenza di cattolici, ebrei e “idolatri-tiranni [taghut] dei paesi musulmani”.

L’editoriale, condannando la definizione di “religioni abramitiche” come “satanica” perché “attribuisce false religioni a Ibrahim”, cita la sura 3:67 del Corano: “Ibrahim non era né un ebreo né un cristiano, ma era un retto musulmano; non era un idolatra”.

Robert Spencer spiega che questa affermazione “può sembrare strana agli occidentali alla luce del fatto che l’Islam è nato seicento anni dopo Gesù, ma nello schema delle cose islamico l’Islam era la religione originale di tutti i profeti biblici”, tanto che i musulmani considerano il giudaismo e il cristianesimo come false religioni che hanno corrotto gli insegnamenti profetici. “E questa è l’idea dell’Islam tradizionale, non solo degli estremisti”.

Spencer spiega inoltre che per i musulmani il papa ha profanato Mosul sollevando la croce su di essa, perché “per l’Islam Gesù non fu crocifisso (cfr Corano 4: 157), e affermare il contrario significa suggerire che Allah non è abbastanza forte per proteggere i suoi profeti”.

L’editoriale imputa al papa soprattutto di voler creare una nuova religione abramitica basata sul suo dialogo con i leader musulmani, qualcosa di inconcepibile per l’Islam. “Francesco probabilmente resterebbe scioccato nello scoprire che i suoi tentativi di pace e di conciliazione sono visti come provocazioni, ma questo è un altro esempio del fatto che egli si coinvolge in questioni che, nella migliore delle ipotesi, comprende solo vagamente, creando più problemi di quanti ne stia risolvendo”.

Oltre a criticare il programma interreligioso di Francesco nel Sud dell’Iraq come opportunismo religioso, l’editoriale definisce la visita del papa a Baghdad “un messaggio di sostegno a questo governo di criminali idolatri”. Dopo aver sostenuto che lo Stato islamico controlla ancora gran parte dell’Iraq, l’editoriale descrive la visita del papa come “una vetrina per la stabilità del governo con i visitatori tenuti nell’illusione della sicurezza” e come “propaganda progettata per rassicurare gli amici crociati del papa [i governi occidentali] e per indurli a concedere prestiti a uno Stato iracheno pieno di debiti”. In effetti, scrive il giornale, “non si può escludere che questa visita religiosa da parte del tiranno idolatra cristiano abbia obiettivi puramente economici”.

Alla luce dell’editoriale dell’Isis, Spencer afferma di temere che la visita di Francesco in Iraq anziché promuovere pace e dialogo potrà mettere a rischio i cristiani nella regione.

Church Militant fa sapere di aver contattato la sala stampa della Santa Sede chiedendo se il Vaticano fosse a conoscenza delle nuove minacce dell’Isis ai cristiani iracheni nel periodo che precede la Settimana Santa, ma, riferisce il sito, nessuna risposta è stata fornita dal Vaticano.
Jules Gomes - Fonte: Church Militant by Duc in altum

13 commenti:

  1. Mandategli direttamente il libello dell'Isis da leggere a colazione

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  2. Tono intimidatorio, interpretazione del passato distorta, visione del presente minacciosa, tuttavia c'è del vero! Se J.M.Bergoglio si occupasse della santità sua e del gregge, di cui lui e i suoi compagnucci si sono arrogati la guida, saprebbe che la santità vera attira le anime anche quelle lontane lontane da Dio, Uno e Trino.A ben vedere, giustamente, l'hanno anche kxglionxtx sul dialogo. Evidentemente a J. M. Bergoglio piace darsi la zappa sui piedi. Peccato che queste sue entrate in scena strombettanti sulla scena di altri, mettano a rischio la vita vera dei cristiani che la loro Fede la difendono con il loro sangue pulsante e non con le chiacchiere e il gesto scenografico massmediatico!

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  3. Idolatra ok, ma con crociato hanno davvero esagerato, Bergoglio potrebbe offendersi.

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  4. https://www.maurizioblondet.it/53489-2/

    Docente messinese di 54 anni in coma al Policlinico. La famiglia chiede risposte sul vaccino Astrazeneca
    24 Marzo 2021

    Una donna di 54 anni, docente di una scuola messinese, si trova ricoverata in coma farmacologico nella terapia intensiva del Policlinico di Messina, a causa di una emorragia cerebrale, sopraggiunta dopo che nei giorni scorsi erano state riscontrare trombosi all’aorta iliaca, alla vena porta, alla giugulare, un’embolia polmonare ed una trombosi a livello encefalico. La donna l’11 marzo era stata sottoposta al vaccino AstraZeneca all’Hub della Fiera di Messina.

    Sottolineo:

    “Trombosi all’aorta iliaca, alla vena porta, alla giugulare, un’embolia polmonare ed una trombosi a livello encefalico” – Perfettamente normale, succede di continuo che 5 trombosi contemporaneamente, mica è il vaccino...

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  5. I laici e il dovere morale di fare apostolato

    §1. I laici, dal momento che, come tutti i fedeli, sono deputati da Dio all'apostolato mediante il battesimo e la confermazione, sono tenuti all'obbligo generale e hanno il diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni, perché l'annuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo; tale obbligo li vincola ancora maggiormente in quelle situazioni in cui gli uomini non possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo se non per mezzo loro.

    §2. Sono tenuti anche al dovere specifico, ciascuno secondo la propria condizione, di animare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo, particolarmente nel trattare tali realtà e nell'esercizio dei compiti secolari.

    (Codice di Diritto Canonico, can. 225)

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  6. E' un avvertimento agli Sciiti oltre che ai cristiani...

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  7. Fabio Riparbelli26 marzo, 2021 14:11

    Alla vostra cortese attenzione,

    Mi pare che questa organizzazione Al-Naba voglia solo ingannare e strumentalizzare gli ingenui fanatici islamici in chiave anticristiana, pur sapendo oramai a Roma di cristiano non c'è più niente.
    Infatti dicono che Francesco vuole creare una religione politeista e che contemporaneamente sarebbe un crociato che vuole innalzare la croce.
    Ora queste due cose sono in palese contraddizione perchè non si può essere un pagano e cristiano insieme.
    Quindi Al-Naba sà più di quello che dice ed è sicuramente parte del complotto mondiale pagano per eliminare i cristiani, gli unici con la religione vera.

    Distinti Saluti,
    Fabio Riparbelli.

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  8. Bisogna conoscere la dottrina abramitica dei musulmani, un errore dal quale dobbiamo saperci difendere.

    Il termine al Nasara con il quale si indicano nell'articolo i cristiani sembra un calco di quello ebraico, che definiva i cristiani "nazarei" o "nazorei", cioè semplici seguaci del nazareno (hanozri, grafia approssimativa), del predicatore itinerante di Nazareth (secondo il Talmud nato da una prostituta, mago, bestemmiatore, eretico, giustamente condannato a morte dalle autorità ebraiche del tempo - ingiurie e accuse mai ritrattate).

    Non deve stupire la condanna mussulmana della nozione di "religioni abramitiche" per i tre grandi monoteismi, professata (purtroppo) dai Papi a partire dal Vaticano II. Stupisce il fatto, invece, che ancora non si conosca la teologia mussulmana sul punto.

    Per i seguaci di Maometto, Abramo era hanif ossia un puro adoratore del Dio unico, un puro monoteista. In quanto hanif era muslim ovvero professava una obbedienza incondizionata (islam) al Dio unico (muslim è il sostantivo ricavato da islam). Questo puro e impenetrabile monoteismo è quello che nel Corano viene attribuito a Dio, Allah in arabo (il Dio): Dominatore, Padrone, Signore, il cui decreto è insondabile e perfettamente rovesciabile nel suo contrario se solo volesse, nei cui confronti l'uomo è solo suddito, del tutto privo di libero arbitrio. Il Dio del Corano non è Dio-Padre, non è misericordioso come il Dio della Bibbia, che ha voluto appunto fare un patto con Abramo, una Alleanza che verrà poi sostituita dalla Nuova Alleanza firmata da Gesù Cristo NS, con la testimonianza del suo sangue, per la nostra salvezza.

    Questo Abramo coranico non corrisponde affatto all'Abramo biblico, l'unico autentico. Da un Abramo così concepito Maometto trasse
    questa conclusione: che Ebrei e Cristiani avevano falsificato il vero significato della fede di Abramo, corrompendone il monotesimo assoluto: gli Ebrei divinizzando Esdra (falso, erano (sembra) eresie di sette samaritane), i Cristiani divinizzando Gesù figlio di Maria,sorella di Aronne (!!), inserendo lui e sua madre nel culto della Trinità (!!!), per i mussulmani (così sfigurata) ovviamente una idolatria che merita solo la morte di chi la professa.
    INoltre, ebrei e cristiani avrebbero falsificato le scritture, cancellando i supposti riferimenti a Maometto. Esiste tutta un'esegesi di dottori musulmani che ancor oggi fabbrica le interpretazioni più astruse delle Nostre Scritture per dimostrare che questo o quel versetto dovevano riferirsi a Maometto. Da parte cattolica, nessuna replica, ovviamente.
    Hanno ragione i terroristi dell'Isis a dire che la dottrina della "fede abramitica" comune ai tre monoteismi è falsa. (IN effetti, ricorda il deismo di grandi intellettuali massoni settecenteschi come G.E. Lessing). Ma non per questo la dottrina mussulmana è vera, propinandoci essa,come fa, un Abramo mai esistito, funzionale al loro monotesimo assoluto,
    che, per legittimarsi, si serve di interpretazioni manifestamente errate delle nostre Scritture.
    T.
    T.

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  9. Come è giunto Maometto a concepire in quel modo la figura di Abramo? (1)

    Lo spiega magnificamente un grande islamologo del passato, Carlo Alfonso Nallino.
    Nella sua patria, La Mecca, Maometto non era preso sul serio e anche i membri autorevoli della sua tribù (i Coreisciti) stavano cominciando a seccarsi delle visioni e dicta di quest'uomo che diceva di "parlare con il cielo". Fuggì quindi Maometto con pochi seguaci a Yatrib, posta all'interno, su un fertile altopiano, agglomerato prevalentemente agricolo. Vi era una lotta di fazioni a sfondo tribale e Maometto riuscì a farsi accettare come arbitro ma, cosa nuova, sulla base di una missione divina che diceva di aver ricevuto. Stilò un editto che firmò "Maometto il profeta". Il titolo di "profeta" è quindi ufficiale, anche se autoattribuito.
    In questa fase si ispirava alquanto al giudaismo, grazie anche ai contatti con la ricca comunità ebraica di Yatrib. Che fu chiamata al Madinah-al Nabi (grafia appross.) = la città del profeta (nabi) e poi "la città" per eccellenza ossia Medina, come la scriviamo noi.
    Iniziata la guerriglia contro la sua città natale a base di attacchi alle carovane dei Coreisciti, rafforzata la sua autorità da alcune vittorie, so poneva per M. il problema, dal punto di vista religioso, di affrancarsi dall'influenza del giudaismo e da quella del cristianesimo (di sette cristiane eretiche). INfatti, ebrei e cristiani della zona non ne volevano sapere di riconoscere Maometeto come "profeta" del Dio vivente. Come, allora, poteva M. giustificare la sua missione profetica? Lascio la parola a Nallino.

    "Com'era possibile che i seguaci del monoteismo cristiano e giudaico, l'autorità dei quali era stata invocata da Maometto alla Mecca a proprio favore, negassero a Medina la verità della missione del profeta arabo monoteista? E d'altro canto, dopo le sue passate affermazioni intorno a coloro che, non Arabi, avevano ricevuto in addietro Scritture sacre da Dio, come avrebbe potuto adesso M. dichiarar falsa la religione degli Ebrei medinesi e vera soltanto quella da lui predicata?
    Le nuove cognizioni bibliche, apprese al contatto con i Cristiani e sovra tutto con gli Ebrei di Medina, lo misero in grado di risolvere queste difficoltà. Nella parti meccane del Corano [dettate a La Mecca] la figura del "profeta" Abramo non aveva ricevuto maggior risalto che quella degli altri personaggi biblici; rimaneva anzi addietro rispetto a quelle di Mosè e di Gesù, ricche di miracoli. A Medina M. venne a conoscere che Abramo, il restauratore del monotesimo, non solo è chiamato nella Bibbia l'amico di Dio, e dato come padre al popolo giudaico, il quale riceve pertanto il nome di "seme d'Abramo", ma anche, secondo il Genesi, è il progenitore di varie popolazioni dell'Arabia di nord-ovest, sovra tutto attraverso la linea genealogica di suo figlio Ismaele. Apprese inoltre che Abramo era vissuto prima di Mosè, ossia prima della legislazione religiosa giudaica, e così pure prima di Gesù, ossia del cristianesimo." (SEGUE)
    T.

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  10. L'origine dell'Abramo dei mussulmani.(2)

    "Conobbe infine [Maometto] che l'Antico Testamento annunzia la futura venuta di un Messia e che il Vangelo di san Giovanni fa predire da Gesù ai discepoli l'invio del Paracleto [il Consolatore], dopo la sua propria morte, per istruirli ed assisterli.
    Da queste notizie Maometto trasse inattese conseguenze.
    La religione ch'egli predica, afferma egli adesso, è quella d'Abramo, capostipite del popolo arabo, prototipo degli avversari del politeismo e dell'idolatria,non ebreo nè cristiano, ma sottomesso ai voleri di Dio, cioè muslim ' musulmano'. I successivi profeti hanno tutti calcato le orme di lui; quindi tutti i libri sacri da loro ricevuti sono veri e si corroborano l'un l'altro, così come essi alla loro volta sono corroborati o confermati dal Corano. V'ha di più: l'Antico Testamento (at-Tawrah)[Torah] ed il Nuovo (al-Ingil)[euangelion] preannunziano la venuta d'un apostolo che sarà chiamato Ahmad cioè "lodatissimo", sinonimo di quindi di Muhammad "Maometto". Perché dunque Ebrei e Cristiani non riconoscono ora l'apparizione dell'apostolo vaticinato nel loro testi sacri? Egli è che i loro capi malvagiamente occultano parte di ciò che le Sacre SCritture contengono; oppure ai testi rivelati apportano alterazioni che vorrebbero far risultare inesatti o falsi i racconti ed i precetti d'origine biblica contenuti nel Corano e che Dio stesso direttamente rivela al nuovo apostolo arabo.
    Così Maometto sfugge d'ora in poi alle obiezioni fastidiose di Cristiani e di Ebrei, ed al tempo stesso allarga il piano della sua missione; giacchè questa non sarà più rivolta semplicemente a convertire i pagani arabi al monoteismo, ma anche a ristabilire nella sua primitiva purezza quella religione d'Abramo, che, predicata pure dai successivi profeti, era stata falsata dai moderni Ebrei e Cristiani.
    Ormai il Corano osa imputare di politeismo le dottrine giudaiche, a motivo della loro apoteosi di 'Uzayr' (Esdra) e quelle cristiane a motivo della credenza nella divinità di Cristo; ripetutamente dichiara che Iddio ha inviato appunto il suo apostolo M. con la retta guida e la religione vera per far prevalere questa su ogni altra religione, a marcio dispetto d'ogni sorta di politeisti; annunzia infine che con M. "suggello dei profeti", si chiude la serie degli apostoli e delle rivelazioni di Dio a tutta l'umanità. D'ora in poi nel Corano la parola islam non si contrappone più al solo paganesimo, ma anche ai culti giudaico e cristiano; e l'islamismo cessa così di essere una relgiione nazionale araba per assumere automaticamente carattere di universalità." (Vita di Maometto, ediz. postuma nel 1946 di due letture preparate per la stampa nel 1916, Roma, Istituto per l'Oriente, pp. 25-27).
    T.

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  11. Bisogna capire che l'Abramo coranico è ex sese anti-cristiano.

    Da quanto spiegato egregiamente da Nallino, si comprende come per ogni mussulmano (lasciando stare l'Isis) la dottrina sparsa a piene mani dai Papi postconciliari, dell'origine in comune ossia abramitica, dei tre grandi monoteismi, sia del tutto inaccettabile e persino offensiva, visto che per loro i cristiani sono idolatri. Anzi, bisogna dire, che proprio l'intepretazione della figura di Abramo fatta da Maometto nel Corano rende del tutto impossibile pensare ad un'origine comune della nostra fede con la loro. L'Abramo mussulmano, trasformato in progenitore degli Arabi tramite Ismaele, e portatore di un monoteismo assoluto (che è quello del Corano non quello della Bibbia, dato che il Dio del Corano non è Dio-Padre misericordioso, non stringe Alleanze con gli uomini), appare "pensato" proprio per differenziare la religione coranica dalle altre e nello stesso tempo dichiararne la totale superiorità nei loro confronti, delegittimandole con accuse assurde di falsificazioni, occultamenti di testi, supposte invenzioni come la (inesistente) divinizzazione di Esdra o l'idolatrica "divinizzazione" di Gesù.
    Conoscendo come stanno le cose, tanto più gravi appaiono le concessioni fatte alla religione mussulmana dal Concilio e dai Papi postconciliari, un vero e proprio occultamento della sua vera natura; nella fattispecie, l'occultamento del vero significato dell' Abramo coranico, un significato intrinsecamente anti-cristiano, oltre che anti-ebraico.
    Un tradimento dottrinale e pastorale simile non credo si sia mai visto in tutta la storia della Chiesa.
    T.

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  12. Un florilegio degli omaggi all'Islam resi da GP II

    In una sua celebre visita in Marocco nel 1985, applaudito in uno stadio da migliaia di giovani mussulmani, precettati per l'occasione dal re di quella nazione, dichiarò:
    "Abramo è per noi lo stesso modello di fede in Dio, modello di sottomissione [islam] alla Sua volontà e di fiducia nella Sua generosità. Crediamo nello stesso Dio, l'unico Dio, il Dio vivente, il Dio che crea il mondo e porta a perfezione le sue creature."
    GPII parlò in francese. Il testo italiano è traduzione letterale (AAS 78 (1985) pp. 95-105). Sono pagine che si leggono con autentico dolore, come, del resto, tutta la "pastorale ecumenica" della Gerarchia attuale. A conclusione del suo discorso in Marocco, quel Papa invocò Dio in rima, arrivando addirittura ad esclamare: " O Dieu, Tu es l'Unique. A Toi va notre adoration.." (op. cit., p. 104) - invocandolo, cioè, in modo sostanzialmente identico a quello notoriamente antitrinitario dei mussulmani.
    Nel 2001 GPII si recò a pregare nella Grande Moschea di Damasco, nella quale si troverebbe sepolta sotto il pavimento la tomba di S. Giovanni Battista, secondo la tradizione preesistente in una chiesa cattolica ivi distrutta dal Califfo Al-Walid per costruire la detta moschea. IN Giordania, sempre nel 2001, gridà alla folla: "Che San Giovanni Battista protegga l'Islam!". Nella sua visita in Germania nel 1980 aveva detto ai mussulmani di Magonza: "Vivete secondo la ovstra fede anche all'estero!".
    IL Battista (Yahyá) è onorato nel Corano ma sempre nell'ambito della "cristologia" apocrifa ivi presente.
    Non dimentichiamo inoltre il suo bacio di GPII in segno di rispetto ad un Corano portogli in omaggio da una delegazione, gesto che fece il giro di tutte le televisioni dei paesi mussulmani, destando enorme impressione.
    Benedetto XVI abbozzò la nota critica al contenuto violento dell'Islam ma non ebbe il coraggio di svilupparla, sommerso come fu dalle critiche, e proseguì nella "pastorale" ecumenica, senza tentennamenti.
    Sul presente e regnante ogni discorso è già stato fatto, siamo addirittura all'aperta eresia (vedi Dichiar. di Abu Dhabi).

    Quo usque tandem, Domine? A pastoribus iniquis atque mercenariis erue nos, Domine! Sed fiat voluntas tua, venit hora tenebrarum sed Tu servabis animas nostras...
    T.

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  13. Questo perché Bergoglio vuole dare un fondamento religioso alle sue iniziative di pace terrena, mettendo da parte l'annuncio del Vangelo e della pace di Gesù diversa da quella del mondo.

    Egli, in nfatti, basa tutta la iniziativa di pace terrena su una concezione errata delle due religioni.

    Ma trascura la verità che la via di Gesù Cristo va in direzione diversa e opposta a quella mussulmana, perché la prima è vera e la seconda è falsa, basata su un falso profeta. ​

    Ne sanno qualcosa, più di noi, quegli eroi della fede in terra mussulmana, o comunista.

    Il fatto vero, il nocciolo del problema, è che i mussulmani perseguitano e massacrano i cristiani nelle nazioni a maggioranza mussulmana, mentre i cristiani, nelle nazioni a maggioranza cristiana, rispettano i mussulmani, costruendogli anche le moschee.

    Partendo da questi dati di fatto veritieri, una visita di pace può solo limitarsi, prima di tutto, a confortare spiritualmente quei poveri martiri cristiani, sulla vicinanza del Signore Gesù e del Papa, alimentando la loro fede cristiana, anziché inquinandola con una falsa idea di una radice religiosa comune.

    Inoltre adottando iniziative diplomatiche tra governanti, a livello di accordi puramente terreni, anche economici, per proteggere le vite di quei poveri cristiani.
    Ammesso che ciò sia possibile.

    Raccontare che adoriamo lo stesso Dio sgomenta sicuramente i cristiani martirizzati ogni giorno dai mussulmani e fa risentire i mussulmani.
    Un disastro religioso e diplomatico, secondo me.

    Aloisius

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