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sabato 13 maggio 2023

La rivoluzione in corso della teologia morale cattolica – 1

Riprendo dall'Osservatorio Card. Van Thuận un interessante articolo di Stefano Fontana che apre una nuova sezione di approfondimenti sulla rivoluzione in corso della teologia morale cattolica.
La rivoluzione in corso della teologia morale cattolica – 1

Nella teologia morale cattolica è in atto un totale cambiamento di prospettiva e di struttura. La Dottrina sociale della Chiesa fa parte della teologia morale, come ha insegnato Giovanni Paolo II[1], e quindi diventa fondamentale chiarire in quale quadro essa si inserisce. Per questo motivo ho pensato di pubblicare una serie di interventi su questo tema: la riforma (o rivoluzione) in atto della teologia morale. Potrebbe anche darsi che il nuovo quadro della teologia morale fosse tale da impedire l’esistenza della Dottrina sociale della Chiesa o richiedesse di superarla. In questo caso il quadro che dovrebbe dare senso alla Dottrina sociale invece la soffocherebbe e ne impedirebbe la vita.

Giuseppe Angelini lo ha già detto in un capitoletto di un suo articolo dedicato a Paolo VI dal significativo titolo: “Oltre la Dottrina sociale della Chiesa”[2]. Egli fa notare come Paolo VI recepisca “il sostanziale rifiuto della nozione forte di dottrina sociale della Chiesa, decretato dal Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes. Nel 1971, nell’80mo anniversario della Rerum novarum, Paolo VI onora l’appuntamento con l’obbligata celebrazione con una lettera apostolica, la Octogesima adveniens, che corregge la concezione dottrinale e forte della dottrina sociale della Chiesa, sostituendola con una descrizione per così dire debole”[3]. Invito a collegare tra loro i tre elementi di questa posizione di Angelini: a) il primato moderno della coscienza; b) il rifiuto della nozione forte di Dottrina sociale della Chiesa espressa dal Vaticano II; c) l’assunzione da parte di Paolo VI della accezione debole di Dottrina sociale della Chiesa. Il punto da segnalare è il seguente: l’assunzione del primato moderno della coscienza comporta una revisione dello statuto della Dottrina sociale della Chiesa perché esprime una nuova teologia morale. C’è quindi un cambiamento della teologia morale a seguito delle novità espresse dal pensiero moderno che comporta un indebolimento del significato della Dottrina sociale.

Si tratta di una visione piuttosto diffusa della (scarsa) considerazione che Paolo VI ebbe della Dottrina sociale della Chiesa, piuttosto semplicistica se così formulata, senza per esempio tenere conto di altre encicliche di Paolo VI, come la Populorum progressio, o della interpretazione che di questa problematica ha fornito la Caritas in veritate di Benedetto XVI[4]. Sta di fatto, in ogni caso, che Angelini esprime bene una versione oggi dominante in teologica morale: l’incontro con la concezione moderna della coscienza rende obsoleta e quindi da superare la Dottrina sociale della Chiesa così come l’abbiamo conosciuta fino a Benedetto XVI. Paolo VI rimarrebbe a metà strada: da un lato accoglie la concezione moderna della coscienza, dall’altra la accoglie solo con riserva. Egli opterebbe quindi per una Dottrina sociale della chiesa “debole” anziché “forte”, ma non si lancerebbe verso il suo superamento (non andrebbe “oltre”) che, secondo Angelini, è oggi la cosa da fare.

Ho citato questo intervento del noto moralista della Facoltà teologica di Milano come esempio di un cambiamento: se cambia la teologia morale deve cambiare anche la dottrina sociale della chiesa, fino al punto di estinguersi o di essere (hegelianamente) superata. Il discorso può essere anche rovesciato. Se si vuole tenere ferma la Dottrina sociale della Chiesa così come essa è stata impiantata, occorre contrapporsi ai cambiamenti in atto in teologia morale o comunque valutarli criticamente e non come positivi segni dei tempi. Naturalmente, la volontà di mantenere la Dottrina sociale della Chiesa così come è, nasce dalla convinzione che il quadro della teologia morale in cui finora essa si è inserita fosse valido dal punto di vista della retta ragione e corretto dal punto di vista della fede nella rivelazione.

È evidente che, in questo modo, riemerge la solita grande questione del rapporto della Chiesa con la modernità. Non a caso Giuseppe Angelini parla del Vaticano II come momento di inversione nella comprensione della Dottrina sociale della Chiesa. Egli sostiene infatti che “l’evidente indebolimento della nozione di dottrina sociale riflette due circostanze insieme: l’accelerazione impressa al ministero pastorale dal Vaticano II e la singolare sensibilità di Paolo VI”[5]. Ambedue gli elementi hanno a che fare con la modernità, dato che l’anticipazione della pastorale rispetto alla dottrina da parte del Vaticano II è stata attuata in vista del dialogo con l’uomo contemporaneo inteso però come dialogo con il pensiero moderno, e la sensibilità di Paolo VI viene qui celebrata perché in sintonia con tali esigenze soprattutto riguardo al tema della coscienza.

Il cambiamento della configurazione della teologia morale cattolica ha trovato nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia [vedi] insieme il suo manifesto e la sua convalida. Gran parte dell’apparato accademico istituzionale della Chiesa ha detto che dopo Amoris laetitia bisogna porre mano all’intero impianto non solo della morale matrimoniale o sessuale, ma dell’intera teologia morale. Del resto, i cinque dubia [vedi] dei Cardinali, riguardavano proprio questo e non aspetti particolari della morale cattolica. I quattro cardinali in pratica chiedevano a papa Francesco di dire se la teologia morale finora fissata e insegnata fosse ancora valida o no.

Con questo intervento intendo quindi iniziare una serie di riflessioni e di analisi sui cambiamenti in atto della teologia morale, per verificare se essi siano compatibili o meno con la Dottrina sociale della Chiesa, se chiedano veramente di “superarla” o se debbano essere essi essere superati.
Stefano Fontana
_____________________________
[1] Laborem exercens, n. 41.
[2] G. Angelini, Paolo VI e il primato moderno della coscienza, “Teologia”, 44 (2019) 3, pp. 337-360.
[3] Ivi, p. 348.
[4] Caritas in veritate, capitolo I.
[5] G. Angelini, Paolo VI e il primato moderno della coscienza cit.,p. 349.

8 commenti:

  1. Il 13 maggio 1917, nello stesso giorno in cui a Fatima apparve ai tre pastorelli la Madonna del Rosario, Sua Santità Papa Benedetto XV consacrava nella Cappella Sistina l’Arcivescovo eletto di Sardi "in partibus infidelium" Monsignor Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII.

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  2. Velenose considerazioni cattoconservatrici. Che ci racconta il nostro sui Raduni di Assisi?

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  3. La morale cattolica, essendo di origine divina, è immutabile.
    Se venisse "cambiata" si tratterebbe di cambiamenti nulli e invalidi che trascinerebbero all'Inferno moltissime anime!
    E non sarebbe neppure lecito dire che è cambiata la morale: si dovrebbe parlare di PASTORI ERETICI che la hanno apparentemente cambiata.
    Anche perché se avessero ragione loro la Chiesa si sarebbe sbagliata per secoli e il suo magistero perderebbe ogni credibilità.
    Poi si dovrà anche onestamente riflettere sul seguente fatto: ciò che sdogana il peccato mortale (e quindi le Comunioni sacrilege) può essere considerato "Chiesa Cattolica nel pieno della sua Autorità"?
    E dove sarebbero finite l'indefettinbilità, la santità e l'apostolicita?
    L'unica soluzione è riconoscere che tali pseudocambiamenti siano stati operati da una gerarchia soltanto materiale e quindi senza alcuna giurisdizione e senza alcuna autorità magisteriale.
    Una tale gerarchia è comunque adatta alla perpetuazione di sé stessa e a darci il nuovo papa (che se veramente cattolico sarà dotato di giurisdizione e del supremo potere di magistero).
    I fedeli non possono deporre il Papa ma, siccome la dottrina e i dogmi cattolici sono sia noti che immutabili, non è difficile rendersi conto se un Papa difende la fede o se propaga l'errore.

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  4. Al termine del giorno, o Sommo Creatore..13 maggio, 2023 22:28

    13 Maggio 2023
    Veglia mariana di preghiera
    Don Leonardo Maria Pompei
    Streaming avviato 49 minuti fa
    https://www.youtube.com/watch?v=6RvVT0WHMjg

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    1. In questa epoca di confusione o di conclusione, non so, è tutto un rimasticamento delle trascorse eresie e finanche del paganesimo, questo accade quando non c è avanzamento, approfondimento della Fede, del diritto, del sano vivere insieme. Credo che occorra fare pulizia del ciarpame mentale, sentimentale, volitivo, ognuno deve far pulizia nell anima sua eppoi confessarsi, senza illudersi di essere a posto o ad un livello decente perché tentati saremo sempre fino all ultimo respiro. Solo dal serio e costante lavorio su se stessi possiamo sperare in un avanzamento spirituale, culturale, politico, economico che sia degno d essere chiamato cristiano, cattolico e sia di molti.

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  5. #Riprendo dell'anonimo delle 14.25.
    Le sue considerazioni rimandano alla Tesi di Cassiciacum del domenicano Guerard de Lauriers.
    Vi sono tre grandi posizioni tradizionaliste nella Chiesa Cattolica del terzo millennio che vanno in qualche modo intersecandosi e il tempo dirà quale di esse è da ritenersi corretta (quella sedevacantista, quella filolefebvriana e quella prossima alla c.d. ermeneutica della continuità).
    Al momento sono più propenso alla seconda delle tre, ma non escludo di potermi (dovermi) ravvedere.

    Gz

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  6. Di fronte a chi va in Vaticano con tutto il seguito per l'opportunità fotografica e appena poche ore dopo afferma pubblicamente "non abbiamo bisogno del papa" rimpiango Pio XI che sbarra tutto e se ne va a Castel Gandolfo.

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  7. Mi sembra che Mons. Giuseppe Angelini sia stato preside della Università Teologica Milanese.

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