Mons. Viganò su X. Qui l'indice dei precedenti. Avevo letto dell'evento di Sarah Mullally nominata arcivescovo di Canterbury al posto di Justin Welby [qui], per la quale non sono mancate neppure le congratulazioni del card. Koch, Prefetto per la promozione dell'unità dei cristiani [qui]. Ma non avrei mai pensato ad un coinvolgimento del genere da parte di Leone XIV [vedi]... Sono gli evidenti frutti conciliaristi della nuova chiesa sinodale, che mons. Viganò inquadra nella loro grave istanza compromissoria se non eretica. Non meraviglia quindi il titolo sottilmente compiaciuto del quotidiano dei vescovi, Avvenire: “Anglicani, per la prima volta una donna a capo della Chiesa d’Inghilterra”.
Ricordo qui una riflessione di mons. Gherardini sull'Anglicanorum coetibus di Benedetto XVI.
L'irenismo modernista di Leone nei confronti dell'Anglicanesimo
Leone abbraccia l’eresia ecumenista solennemente condannata da Pio XI nella Mortalium Animos, trattando la Comunione Anglicana – i cui "ordini sacri" furono dichiarati assolutamente nulli da Leone XIII nell’Apostolicæ Curæ – come “Chiesa sorella” con cui “camminare insieme” in virtù di un battesimo comune, senza esigere la conversione all’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Tale irenismo modernista, che elogia il dialogo ARCIC (Anglican-Roman Catholic International Commission) e invoca una “testimonianza comune” senza affermare l’unicità cattolica, dissolve il dogma “Extra Ecclesiam nulla salus” e riduce l’unità voluta da Nostro Signore a un compromesso sentimentale. Non stupisce che le “autorevolissime fonti magisteriali” con cui Leone legittima l’ecumenismo siano il Vaticano II e i papi conciliari. Non uno dei Papi precedenti il Concilio avrebbe mai osato pensare e scrivere simili orrori.
Il saluto a una “arcivescovessa” aggrava infine lo scandalo, violando il Magistero immutabile che esclude la possibilità di un sacerdozio femminile e conferma la totale invalidità di ogni pretesa ordinazione anglicana.
Ma se “san” Paolo VI è in paradiso, dove si trova il Martire San Thomas Becket? [Il riferimento è a San Tommaso Becket, martire inglese, per il suo ruolo di Arcivescovo di Canterbury, la cui Cattedra è oggi usurpata da un’abortista woke, laica e eretica].
Tale irenismo modernista, che elogia il dialogo ARCIC (Anglican-Roman Catholic International Commission) e invoca una “testimonianza comune” senza affermare l’unicità cattolica, dissolve il dogma “Extra Ecclesiam nulla salus” e riduce l’unità voluta da Nostro Signore a un compromesso sentimentale. Non stupisce che le “autorevolissime fonti magisteriali” con cui Leone legittima l’ecumenismo siano il Vaticano II e i papi conciliari. Non uno dei Papi precedenti il Concilio avrebbe mai osato pensare e scrivere simili orrori.
Il saluto a una “arcivescovessa” aggrava infine lo scandalo, violando il Magistero immutabile che esclude la possibilità di un sacerdozio femminile e conferma la totale invalidità di ogni pretesa ordinazione anglicana.
Ma se “san” Paolo VI è in paradiso, dove si trova il Martire San Thomas Becket? [Il riferimento è a San Tommaso Becket, martire inglese, per il suo ruolo di Arcivescovo di Canterbury, la cui Cattedra è oggi usurpata da un’abortista woke, laica e eretica].

Sarebbe da ridere, se non fosse da piangere. D'altra parte il capo della chiesa anglicana è il re. Abbiamo detto tutto.
RispondiEliminaConcordo appieno con Mons. C. M. Viganò e di cuore lo ringrazio per il suo coraggio e la sua chiarezza.
RispondiEliminaPapa Leone attua il Concilio, quindi il male non è in papa Leone, ma nel Concilio e nelle sue ambiguità!! Combattiamo la causa e non l'effetto!!
RispondiEliminaMais qu'attendre de plus de Bob Prevost ? Il s'est déjà mis à quatre pattes devant la Pachamama. Quoi d'étonnant qu'il se mette de nouveau à quatre pattes devant l'archevêquesse de Cantorbéry ?
RispondiEliminaUn passaggio frivolo: la principessa Catherine moglie dell'erede al trono è stata elogiata su Vanity Fair per il look con cui ha assistito alla cerimonia in onore della arcivescova.
EliminaMunble mumble...ma Bob Prevost non fu a capo dell' Augustinianum ? Che un qualsiasi lauureato non sia esperto in Dionigi l'Areopagita e' possibile , ma che non lo conosca l'ex capo dell'Augustinianum..
RispondiElimina.crea qualche problema.
Ca va sens dire, mon ami, ca va sens dire, tout se tiens
RispondiEliminaPer questi qua il carnevale non finisce mai, o meglio finirà, ma in modo per loro del tutto inaspettato...
RispondiEliminaC. Gazzoli
Che cosa caspita c’entra Thomas Becket, ucciso da cattolici in comunione con Roma con la comunione anglicana fondata trecentoconquanta anni dopo? Ma per l’asineria tradizionalista, tutto fa brodo!
RispondiEliminaÈ un evidente lapsus calami. Non mi suonava ma avevo sorvolato senza fare mente locale. Si tratta ovviamente di Thomas More... e ho corretto. Grazie; ma poteva risparmiarsi l'insulto!
EliminaSono stata giustamente ripresa da mons. Viganò per non averlo consultato prima di esprimere valutazioni sulla sua dichiarazione (ed emendarla).
EliminaSono stata precipitosa e improvvida:
il riferimento - specifica Mons. Viganò - era a San Tommaso Becket, martire inglese, per il suo ruolo di Arcivescovo di Canterbury, la cui Cattedra è oggi usurpata da un’abortista woke, laica e eretica.
Ottima occasione per renderlo chiaro ed esplicito!
EliminaHa sconfessato il suo predecessore, Leone XIII
RispondiEliminaRomano Broglia
San Tommaso Beckett non fu ucciso da "cattolici in comunione con Roma" ma da scherani del suo re, il re d'Inghilterra Enrico II, che nell'occasione non si comportarono affatto da "cattolici in comunione con Roma".
RispondiEliminaSul tragico episodio del 1170 c'è il bel dramma di T.S. Eliot, Murder in the Cathedral [Assassinio nella cattedrale], del 1935, una delle vette del teatro inglese contemporaneo. Beckett, arcivescovo di Canterbury, difendeva i diritti e le prerogative della Chiesa contro l'invadenza del potere reale. L ' amministrazione della giustizia esentava i chierici dai tribunali del re e questo non piaceva al re, che voleva anche interferire nelle nomine dei vescovi. Questi erano del resto i tradizionali campi di attrito fra la Chiesa cattolica e i poteri civili.
Il solo vedere l' assurda e ridicola foto di una donna rivestita di paramenti sacri desta indignazione e repulsione. Se poi a ciò si aggiunge il fatto che nemmeno a un uomo in quella associazione eretica che ebbe come fondatore un assassino seriale (non dimentichiamolo mai) competono tali e illegittime vestiture a imitazione di quelle cattoliche proprie della vera Chiesa di Cristo, il quadro scandaloso è perfetto.
RispondiEliminaQuando mai un papa si è profuso in saluti e cordialità verso teatrini carnevaleschi?...
Viganò, l'ultima voce lucida che grida nel deserto della Chiesa Sinodalica.
RispondiEliminaPrevost continua con l'andazzo precedente di tutta la Chiesa, non solo quello papale. Chi non ha visto nelle cosiddette "settimane per l'unita dei cristiani" celebrazioni ecumeniche dove la vescovessa anglicana siede con mitra e pastorale nel presbiterio della cattedrale cattolica, accanto al vescovo cattolico che non presiede dalla sua sede sopraelevata ma da uno sgabello "democratico" posizionato allo stesso livello di quello della vescovessa, a segnalare visivamente che pari sono? Oppure, ancora peggio, vescovo allo stesso livello della "pastora" protestante o della pretessa anglicana?
RispondiEliminaCon questo andazzo la Chiesa exCattolica Conciliare Sinodalica Ecumenista sta ripercorrendo la parabola discendente verso l'abisso e della Chiesa Anglicana, ormai ridotta a sceneggiata, e delle denominazioni protestanti. Più ci si pone proni verso il mondo e più i fedeli scappano. Perché frequentare una Chiesa che si è mondanizzata? Meglio direttamente il mondo!
Questa è la Chiesa di Enrico VIII non di Gesù Cristo
RispondiEliminaIl signore non ha concepito una chiesa con a capo il re della Nazione e per guida spirituale una ex infermiera sposata con due figlie... è davvero pazzesco congratularsi con questa Chiesa, e allora vanno bene anche tutti gli altri protestanti nonostante non riconoscano la Chiesa fondata sulla successione di Pietro.... una confusione sempre più profonda, povero futuro della Chiesa
Loredana Grilli
Ma come può un Vicario di Cristo rivolgersi ad un'eretica invocando su di lei lo Spirito Santo?
RispondiEliminaLeone XIV incontrerà l'arcivescova anglicana.
RispondiEliminaSegue la falsa strada del suo predecessore - non è altro che un Bergoglio ben educato. La linea eretico modernista prosegue anche se in modi più felpati...
Papa Leone XIII, nella lettera enciclica Apostolicae curae sulle ordinazioni anglicane, ha dichiarato e proclamato «che le ordinazioni compiute con il rito anglicano sono state del tutto invalide e sono assolutamente nulle».
Successivamente Papa Pio XI, nella lettera enciclica Mortalium animos sulla difesa della verità rivelata da Gesù, condannò la «falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni» e «i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio»; e ancora: «Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo»; «infatti non si può altrimenti favorire l’unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente s’allontanarono».
La notizia dell’elezione di una donna “vescovo” continua a risuonare dentro di me e, più ci penso, più sento che qualcosa non trova il suo posto. So bene che la Chiesa anglicana lo permette, che per loro questo rientra in un percorso già iniziato da tempo, e non ignoro questo dato. Eppure, anche sapendolo, dentro di me resta una sensazione di disarmonia difficile da spiegare. Non è una questione di capacità o di valore della donna, ma di qualcosa di più profondo, che tocca il senso stesso dei ruoli. Vedere una donna vestita come un sacerdote, seduta nel posto del vescovo, continua a sembrarmi fuori posto, e questa percezione non riesco a zittirla.
RispondiEliminaQuesta riflessione mi riporta a un ricordo molto concreto, vissuto l’anno scorso in Pakistan, che ancora oggi porto nel cuore, perché è proprio lì che ho capito cosa significa davvero essere esclusa. Passando accanto a una moschea, mi sono fermata un attimo a guardare dentro e ciò che ho visto mi ha colpita profondamente. Era piena di uomini, ogni spazio occupato, ogni fila composta, ma non c’era nemmeno una donna. Nessuna presenza femminile, nessuna condivisione di quel momento di preghiera.
Quella scena mi ha fatto sentire a disagio, quasi estranea, come se stessi osservando qualcosa di incompleto. Un luogo di Dio senza donne mi è sembrato, semplicemente, sbagliato. Ed è proprio davanti a quella assenza che ho riconosciuto, con ancora più chiarezza, ciò che ho ricevuto. Ho ringraziato Dio per avermi fatta cattolica, per avermi donato una Chiesa nella quale non mi sono mai sentita esclusa dalla Sua presenza.
Non perché io debba occupare ogni ruolo, ma perché non mi è mai stato negato l’incontro con Lui. Non mi è mai stato fatto credere che, per essere vista o ascoltata da Dio, avrei dovuto diventare qualcosa di diverso da ciò che sono. In questo riconosco una libertà vera, che non ha bisogno di essere rivendicata, ma solo accolta.
E lo dico da donna che conosce cosa significa sentirsi messa da parte, ridotta, quasi invisibile nella propria cultura. Vengo da una realtà, quella pakistana, dove troppo spesso la donna cresce con l’idea di valere meno, di dover restare in silenzio, di occupare uno spazio limitato. È una ferita reale, che segna e rimane. Ed è proprio per questo che oggi guardo a tutto questo con ancora più chiarezza. Perché so cosa significa essere davvero esclusa, e proprio per questo riconosco quando non lo sono.
Segue
RispondiEliminaPer questo, quando vedo donne che lottano per ottenere un posto nella Chiesa, nasce dentro di me una domanda che resta. Perché non si sentono già abbastanza? Perché non riescono a riconoscere la grandezza del loro essere così come Dio lo ha voluto? Non è negando la propria identità che si trova compimento, né assumendo ruoli che non ci appartengono. Esiste una profondità nell’essere donna che non ha bisogno di imitare per essere riconosciuta, ma solo di essere vissuta nella verità.
Il punto non è ciò che possiamo diventare, ma ciò che stiamo dimenticando di essere. Abbiamo smarrito il senso dell’ordine, della complementarità, della bellezza delle differenze volute da Dio. Così tutto diventa confuso, intercambiabile, instabile. I ruoli si sovrappongono, le identità si sfumano, e ciò che un tempo era chiaro diventa opinabile. Ma la verità non cambia per adattarsi ai nostri desideri, e quando cerchiamo di piegarla, non troviamo libertà, ma smarrimento.
Guardando tutto questo, sento dentro di me una tristezza profonda, ma non senza luce. Perché la verità non si perde, anche quando il mondo smette di riconoscerla. Rimane, silenziosa e fedele, nel cuore della Chiesa, nel cuore di Cristo, che continua a chiamarci non a essere di più, ma a essere veri. Non è occupando posti che troviamo il nostro valore, ma restando fedeli a ciò che Dio ha voluto da sempre.
Il mondo può confondersi, può cambiare, può persino allontanarsi dalla verità, ma Cristo resta lo stesso, ieri, oggi e sempre, e in Lui ogni cosa ritrova il suo ordine, la sua bellezza e il suo senso. È lì che voglio restare, non inseguendo ciò che passa, ma custodendo ciò che è eterno.
Perché quando il mondo perde se stesso, l’unico modo per non perdersi è rimanere in Cristo.
Zarish Imelda Neno
SULL'IRENISMO CRISTIANO, P. S. Fruscione,S.I
RispondiEliminaSULL'IRENISMO CRISTIANO
La Civiltà Cattolica
Anno 101 - Vol.III
2 Settembre 1950
Quaderno 2405
P. S. Fruscione,S.I
I nostri antenati in buona o in mala fede, non giudichiamo - ci hanno legato un'eredità che risente delle tristi conseguenze d'una difettosa amministrazione : la cristianità divisa in monconi e urgentemente desiderosa di levar di mezzo questo scandalo, ma nello stesso tempo imbrogliata in una matassa di risentimenti di ripicchi e di pregiudizi. Tutti desiderano che i nodi vengano sciolti, e chi aveva una penna da mettere a servizio della causa non ha risparmiato inchiostro per chiarire e per sbrogliare. Ma riescono nell'intento ovvero, senza volerlo, arruffano sempre di più la matassa per la loro imperizia e mancanza di calma?
Lasciando il giudizio ai più sapienti, vogliamo qui esporre a nostra volta alcune idee d'orientamento per scoprire quella che crediamo la vera via di giungere alla meta. Naturalmente diciamo scoprire non in senso assoluto, ma relativo : è chiaro che i teologi cattolici hanno nitida in mente la soluzione del problema dell'unità cristiana . Ma non scriviamo noi propriamente per i teologi cattolici, bensì per quei nostri lettori, cui la parola tecnica dei << dottori in Israele » non apre l'orizzonte, richiedendo essa un'iniziazione scientifica. Per questi nostri lettori, che si domandano « perchè la Chiesa cattolica non favorisce lo spirito irenico dei protestanti ? » , può aver senso di scoperta quanto diremo sul genuino irenismo cristiano, a compimento del nostro studio sul movimento ecumenico.
Un'osservazione da tener d'occhio : per quanto il mondo cristiano abbia raggiunto un soddisfacente stato d'animo e i vari gruppi dimostrino una sufficiente libertà di spirito e una passabile tolleranza vicendevole, l'unità voluta dal Signore è ancora di là da venire. Un po' per il soggettivismo proprio della filosofia moderna, un po' per uno spirito di compromesso assai diffuso, e soprattutto per il principio del libero esame, spina dorsale del protestantesimo, il problema dell'unità è impostato sulle sabbie mobili del relativismo. Ora è chiaro che da questo terreno non nasce una sintesi unitaria, ma un miscuglio indefinibile [1].
È nota, ad esempio, la tesi sostenuta da alcuni dell'assimilazione pura e semplice tra gruppi di diversa cultura e di diversa religione, come via e mezzo assai idoneo a conciliare gli animi e a impedire vicendevoli stermini.
EliminaMa la verità e la sua parte più nobile, cioè la religione, impegnano tutta la dignità della persona nell'adempimento del dovere morale e non possono essere sacrificate o assimilate alla falsità e all'irreligione o ad una religione contraffatta ed erronea. Orbene, a queste conseguenze giungono logicamente certi incauti entusiasti dell'irenismo cristiano , che si ricava per esempio dai documenti ufficiali del Consiglio ecumenico delle Chiese e del Congresso di Amsterdam (1948).
Sui membri del Consiglio ecumenico delle Chiese - l'abbiamo provato altrove [2] agisce più la paura del naufragio del cristianesimo a causa della marea montante dell'ateismo, che non il desiderio della vera unità nella famiglia delle Chiese cristiane [3]. Il loro scopo è un blocco di forze da opporre al nemico di Dio, una solidarietà di stelle che servano ad illuminare i passi incerti dell'umanità nel buio incombente della notte spirituale, un'alleanza, forse una santa alleanza, ma non la risoluzione d'un intimo problema di coscienza nè la ricerca della vera Chiesa di Cristo nè la fusione di cuori e di anime, tradizionalmente espressa nella liturgia del Giovedì Santo dall'esortazione << ne nos mente dividamur caveamus » [4].
Chi non vede in tutto questo il sopravvivente spirito scettico, che faceva fremere di sdegno anche Soeren Kierkegaard, quando ne vedeva infetti i rappresentanti della teologia ufficiale?
« Ah, diceva il filosofo danese, come sono mutate le cose dal tempo, in cui il cristianesimo aveva i suoi inflessibili martiri e confessori, ad oggi che in cambio ha professori flessibili e declinabili in tutti i casi ! » [5] . La denunzia kierkegaardiana umilia e schiaffeggia quei professori di storia delle religioni e di storia del cristianesimo e quei teologi razionalisti, diventati ormai famosi nelle università nostrane e straniere per l'esilarante tentativo di conciliare l'inconciliabile in nome della tesi-antitesi-sintesi di Giorgio Hegel. La denunzia kierkegaardiana umilia e schiaffeggia quei signori dalla costituzione morale smidollata e disossata, vere canne ondeggianti ad ogni soffio di vento, per i quali il distillato della sapienza è ancora tutto nelle parole dell'antico sofista siciliano « niente esiste : se pur qualcosa esiste, non si può conoscere : e posto che si conosca, è impossibile comunicarne ad altri la conoscenza » [6].
***
Leone XIV dice che vuole unità nella Chiesa, ma unità con cosa?
RispondiEliminaMentre Parolin riafferma la direzione di Roma e i vescovi progressisti spingono i preti sposati, l'ordinazione femminile e la revisione dottrinale, emerge uno schema: la tradizione non viene schiacciata... viene assorbito.
E questo potrebbe essere il pericolo più grande.
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https://www.remnantnewspaper.com/pope-leo-opens-to-the-vetus-ordo-belgian-bishop-pushes-for-a-married-clergy-tension-or-coherence/