In questo fulgido giorno che la pietà dei secoli ha consacrato come il Lunedì dell'Angelo ma che la sacra Liturgia nomina con la solennità di Feria seconda entro l'Ottava, l'anima cristiana è chiamata a sostare in una adorazione profonda e silenziosa davanti al mistero della Risurrezione che non si esaurisce nel fulgore della domenica, ma si distende, come un raggio di luce purissima attraverso un prisma, per otto giorni di ininterrotta gloria.
La sacralità dell'ottavario di Pasqua costituisce, nel rito antico, un'unica, grande festa, un "tempus acceptabile" in cui il tempo umano sembra sospendersi per partecipare all'eternità del Risorto; ogni giorno dell'Ottava è un riflesso dell'unica Pasqua, una sosta necessaria affinché il fedele possa assimilare la grandezza del trionfo di Cristo sulla morte.
Nel Vangelo di questa festa, la Chiesa ci pone dinanzi al cammino dei discepoli di Emmaus, un itinerario che è figura perfetta della vita del cristiano e della celebrazione liturgica stessa. Quei due discepoli, dal volto triste e dal cuore tardo a credere, rappresentano l'umanità pellegrina che, pur avendo Cristo accanto, non lo riconoscono finché Egli non apre loro il senso delle Scritture e non Si palesa nella "fractio panis"
È qui che rifulge la bellezza indicibile della liturgia preconciliare; essa non è una mera rievocazione storica, ma l'attualizzazione del mistero, dove il sacerdote, rivolto all'Oriente eterno, guida il popolo verso l'incontro con il Verbo incarnato. Come ad Emmaus, la sacra azione liturgica ci conduce per mano dalla penombra dell'ignoranza alla luce della fede, svelando come ogni profezia e ogni dolore abbiano trovato il loro compimento nella gloria della Resurrezione.
In questi otto giorni, la Chiesa si riveste dei suoi paramenti più preziosi, l'oro degli altari risplende sotto la luce delle cere e il canto dell'Alleluja risuona con una frequenza ch'è quasi un respiro, ricordandoci che la vittoria di Cristo è totale e definitiva. Il fedele, immerso in questo clima di sovrannaturale bellezza, è invitato a riconoscere nel Tabernacolo e nel Santo Sacrificio della Messa lo stesso Signore che spezzò il pane nella locanda di Emmaus; è un invito a lasciare che il cuore arda nel petto mentre le Scritture vengono spiegate e il mistero celebrato con quel rigore cerimoniale che non è vana pompa, ma espressione di sommo amore e riverenza verso la Maestà Divina.
L'Ottava di Pasqua diventa così una scuola di contemplazione, dove la maestosità dei riti e la profondità dei testi eucologici ci insegnano che la Risurrezione è il cardine su cui ruota l'intero universo e che la nostra vera patria non è su questa terra di esilio, ma là dove Cristo siede glorioso, vittorioso sul peccato e sulla tomba, offrendo a noi, Suoi membri mistici, la speranza certa di una gloria che non avrà mai fine. (da La Voce cattolica)


Oggi è un giorno feriale, ma luminoso e festivo, proprio come la domenica. Anche domani sarà domenica. E dopodomani.
RispondiEliminaNon è solo il lunedì ad essere luminoso (lunedì in albis), ma tutta la settimana.
E infatti, dopo la Pasqua, questa settimana si chiama Luminosa. Niente digiuno, nemmeno il mercoledì e il venerdì.
Se infatti il peccatore abbandona il peccato, a che servono ancora il tempo e il digiuno? È fuori dal tempo, è già nell'eternità, è nella luce perpetua.
La Settimana Luminosa significa la vita senza il peccato: niente morte, niente tempo che scorre, solo l'adesso degli angeli santi.
Ma il peccatore può scegliere: rimanere nel peccato, nel tempo, nella ferialità, nella morte. E allora niente Pasqua: è un lunedì come un altro. E dopo c'è il martedì, e dopo il mercoledì, e dopo si muore... chiusi nella gabbia di Saturno.
(Silvio Brachetta)
MANE NOBISCUM DOMINE QUONIAM ADVESPERASCIT ET INCLINATA EST IAM DIES
RispondiEliminaAvete appena inteso, fratelli carissimi, ai due discepoli che camminavano sulla strada e che avendo perso la fede in Lui, parlavano nondimeno di Lui, il Signore è apparso senza tuttavia mostrarsi ad essi in modo da farsi riconoscere. Il Signore ha dunque realizzato all’esterno ciò che in essi si compiva interiormente agli occhi del loro cuore. In fondo al cuore, infatti, questi discepoli lo amavano, ma, ad un tempo, dubitavano; ora il Signore si trovava esteriormente presente presso di loro, ma non rivelava loro chi fosse. Egli offre la Sua presenza a loro che parlavano di Lui ma, poiché dubitavano, nasconde il Suo aspetto familiare.
Egli scambia qualche parola con essi, rimproverando loro la lentezza a comprendere, spiega loro i misteri della Sacra Scrittura che lo riguardavano e rimanendo ciò nonostante estranea la loro mente per mancanza di fede, fece finta di andare più avanti. Fingere in latino può anche voler dire modellare; è per questo noi chiamiamo figuli i modellatori di vasi. Gesù Cristo, che è la Verità stessa, non fece alcunché con doppiezza ma apparve esteriormente agli occhi corporei dei due discepoli, quale Egli era internamente agli occhi del loro cuore.
Ma occorreva metterli alla prova per vedere se pur non amandolo ancora come Dio, fossero almeno capaci di amarLo come viandante. Avendo la Verità camminato con loro, essi non potevano restare estranei all’amore: essi gli offrirono ospitalità come si fa per un viandante. Perché, peraltro, diciamo che gli offrirono ospitalità allorché in Luca è scritto “ lo costrinsero” (Lc.24,29). Certamente questo esempio ben ci mostra che noi non dobbiamo solamente offrire l’ospitalità ai pellegrini ma piuttosto costringerli ad accettarla. I due discepoli preparano la mensa ed offrono di che mangiare e quel Dio che essi non avevano riconosciuto quando spiegava loro le Sacre Scritture lo riconoscono nella frazione del pane. Non è dunque nell’ascoltare i comandamenti di Dio che essi ricevettero luce ma nel metterli in pratica. [Non è scritto forse : Non sono giusti davanti a Dio quelli che ascoltano la legge, ma saranno riconosciuti giusti coloro che mettono in pratica la legge (Rm.2,13)] Chi vuole avere l’intelligenza di quello che ode deve affrettarsi a mettere in pratica quanto ha già potuto intendere.
Lunedì di Pasqua
Lc.24,13-35 I discepoli di Emmaus
S.GREGORIO MAGNO
Homilia 23 in Evangelia
Breviario Romano, Letture dal Mattutino