Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 6 aprile 2026

Lunedì dell'Angelo / Feria secunda infra Octavam Paschae

Feria secunda infra Octavam Paschae

In questo fulgido giorno che la pietà dei secoli ha consacrato come il Lunedì dell'Angelo ma che la sacra Liturgia nomina con la solennità di Feria seconda entro l'Ottava, l'anima cristiana è chiamata a sostare in una adorazione profonda e silenziosa davanti al mistero della Risurrezione che non si esaurisce nel fulgore della domenica, ma si distende, come un raggio di luce purissima attraverso un prisma, per otto giorni di ininterrotta gloria.
La sacralità dell'ottavario di Pasqua costituisce, nel rito antico, un'unica, grande festa, un "tempus acceptabile" in cui il tempo umano sembra sospendersi per partecipare all'eternità del Risorto; ogni giorno dell'Ottava è un riflesso dell'unica Pasqua, una sosta necessaria affinché il fedele possa assimilare la grandezza del trionfo di Cristo sulla morte.

Nel Vangelo di questa festa, la Chiesa ci pone dinanzi al cammino dei discepoli di Emmaus, un itinerario che è figura perfetta della vita del cristiano e della celebrazione liturgica stessa. Quei due discepoli, dal volto triste e dal cuore tardo a credere, rappresentano l'umanità pellegrina che, pur avendo Cristo accanto, non lo riconoscono finché Egli non apre loro il senso delle Scritture e non Si palesa nella "fractio panis"

È qui che rifulge la bellezza indicibile della liturgia preconciliare; essa non è una mera rievocazione storica, ma l'attualizzazione del mistero, dove il sacerdote, rivolto all'Oriente eterno, guida il popolo verso l'incontro con il Verbo incarnato. Come ad Emmaus, la sacra azione liturgica ci conduce per mano dalla penombra dell'ignoranza alla luce della fede, svelando come ogni profezia e ogni dolore abbiano trovato il loro compimento nella gloria della Resurrezione.

In questi otto giorni, la Chiesa si riveste dei suoi paramenti più preziosi, l'oro degli altari risplende sotto la luce delle cere e il canto dell'Alleluja risuona con una frequenza ch'è quasi un respiro, ricordandoci che la vittoria di Cristo è totale e definitiva. Il fedele, immerso in questo clima di sovrannaturale bellezza, è invitato a riconoscere nel Tabernacolo e nel Santo Sacrificio della Messa lo stesso Signore che spezzò il pane nella locanda di Emmaus; è un invito a lasciare che il cuore arda nel petto mentre le Scritture vengono spiegate e il mistero celebrato con quel rigore cerimoniale che non è vana pompa, ma espressione di sommo amore e riverenza verso la Maestà Divina.

L'Ottava di Pasqua diventa così una scuola di contemplazione, dove la maestosità dei riti e la profondità dei testi eucologici ci insegnano che la Risurrezione è il cardine su cui ruota l'intero universo e che la nostra vera patria non è su questa terra di esilio, ma là dove Cristo siede glorioso, vittorioso sul peccato e sulla tomba, offrendo a noi, Suoi membri mistici, la speranza certa di una gloria che non avrà mai fine. (da La Voce cattolica)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Oggi è un giorno feriale, ma luminoso e festivo, proprio come la domenica. Anche domani sarà domenica. E dopodomani.
Non è solo il lunedì ad essere luminoso (lunedì in albis), ma tutta la settimana.
E infatti, dopo la Pasqua, questa settimana si chiama Luminosa. Niente digiuno, nemmeno il mercoledì e il venerdì.
Se infatti il peccatore abbandona il peccato, a che servono ancora il tempo e il digiuno? È fuori dal tempo, è già nell'eternità, è nella luce perpetua.
La Settimana Luminosa significa la vita senza il peccato: niente morte, niente tempo che scorre, solo l'adesso degli angeli santi.
Ma il peccatore può scegliere: rimanere nel peccato, nel tempo, nella ferialità, nella morte. E allora niente Pasqua: è un lunedì come un altro. E dopo c'è il martedì, e dopo il mercoledì, e dopo si muore... chiusi nella gabbia di Saturno.
(Silvio Brachetta)