Il messaggio ai vescovi francesi suggerisce che Roma stia sperimentando un nuovo approccio a un problema che non ha ancora risolto. Si intrecciano le visuali sul recente messaggio del papa [qui]. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.
La Francia, la Messa antiquior e la strategia silenziosa di Papa Leone
Ci sono momenti in cui un breve messaggio vaticano rivela di più sulla direzione intrapresa rispetto a un documento di grande portata. L'intervento di Papa Leone XIV alla recente assemblea dei vescovi francesi (immagine a lato) è uno di questi momenti.
È stato interpretato, comprensibilmente, come un ammorbidimento dei toni nei confronti dei cattolici legati alle forme liturgiche più antiche. Pur non ritenendo questa interpretazione errata, credo che sia incompleta. Ciò che sta iniziando a delinearsi è qualcosa di più ponderato e, a suo modo, più significativo.
È stato interpretato, comprensibilmente, come un ammorbidimento dei toni nei confronti dei cattolici legati alle forme liturgiche più antiche. Pur non ritenendo questa interpretazione errata, credo che sia incompleta. Ciò che sta iniziando a delinearsi è qualcosa di più ponderato e, a suo modo, più significativo.
Il contesto è fondamentale. I vescovi francesi si sono riuniti per una sessione dedicata alla liturgia, con la questione già inquadrata come un tema pastorale ed ecclesiale attuale, piuttosto che come un argomento già definito. Il cardinale Aveline (che ha costantemente ribadito l'autorità del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica post-conciliare come normativa) ha chiarito nel suo discorso di apertura che non si trattava di una discussione isolata, ma di un tema da approfondire nelle assemblee successive. Ha inoltre collegato la conversazione al concistoro di Roma. Questo è un dettaglio importante, perché colloca quella che altrimenti potrebbe apparire una questione di interesse nazionale in un contesto più ampio di dibattito romano.
In questo contesto si inserisce il messaggio di Leone, trasmesso tramite il cardinale Parolin, che parla di una “ferita dolorosa” e chiede soluzioni concrete per garantire una generosa inclusione di coloro che aderiscono al Vetus Ordo (letteralmente, il vecchio rito). Il linguaggio è misurato, ma non superficiale. Riconosce che queste comunità non stanno scomparendo. Al contrario, la loro presenza continua, e in alcuni luoghi la loro crescita, è diventata parte integrante del panorama pastorale con cui i vescovi devono confrontarsi. La richiesta di soluzioni concrete ha peso perché presuppone che gli accordi esistenti non abbiano risolto la difficoltà.
È qui che emerge l'importanza della Francia.
Vedremo come si comporteranno, ora, i vescovi nei confronti della Messa antiquior.
Intanto le sentinelle parigine, imperturbabili, pregano il rosario per la libertà della liturgia tradizionale al numero 10 di rue du Cloître-Notre-Dame, dal lunedì al venerdì, dalle 13:00 alle 13:30, a Saint-Georges de La Villette, al numero 114 di avenue Simon Bolivar, il mercoledì e il venerdì alle 17:00, e davanti a Notre-Dame du Travail, la domenica alle 18:15
Mark Lambert, 26 marzo
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

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