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sabato 16 maggio 2026

La discrasia tra posizione politica e geopolitica dell'Italia

Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica.
La discrasia tra posizione politica e geopolitica dell'Italia

L’Italia rappresenta dal punto di vista geopolitico uno snodo letteralmente centrale tra nord e sud del mondo, tra oriente ed occidente. Per note ragioni storiche, legate alla nascita della civiltà europea intorno al bacino del Mediterraneo, il mondo della politica internazionale ha articolato le sue categorie Nord-Sud, Est-Ovest in un modo peculiare, asimmetrico. In questo contesto storico-geografico l’Italia è il centro fisico del Mediterraneo, luogo di connessione intorno a cui si sono articolati i due principali monoteismi (Cristianesimo e Islam: insieme 4,3 miliardi di persone sul pianeta).

L’eredità latina è stata in effetti essa stessa un’eredità sintetica, capace di incarnare una fusione tra culture europee e mediterranee. Se uno guarda alla lista degli imperatori romani vede imperatori nati nell’odierna Spagna, Algeria, Libia, Siria, Serbia, Libano, Bulgaria, Turchia, Grecia oltre che naturalmente nella penisola italica. Dopo la caduta dell’Impero Romano l’Italia fu il centro del cristianesimo, poi la culla dell’Umanesimo e del Rinascimento, tutte forme di vita che avevano un’ambizione “universalistica”, ma non nel senso dell’universalismo apolide dell’Illuminismo, bensì come sintesi autonoma di diversità.

Come per gli esseri umani, anche per le nazioni l’identità è solo in parte qualcosa che può essere deciso con un atto volontario. La portata di qualunque decisione deve fare i conti con la propria base materiale e storica. L’identità italiana può definirsi soltanto nel momento in cui le decisioni politiche accolgono la propria realtà geopolitica, che non può essere trattata come una variabile arbitrariamente modificabile, perché non lo è.

Il “destino” geopolitico della penisola italica è dalle origini della storia vincolato ad un ruolo di mediazione politica e sintesi culturale, dove la mediazione non è gattopardismo opportunistico e la sintesi culturale non è l’arlecchinismo dei “melting pot”.

Questo punto dovrebbe essere utilizzato come stella polare per guidare la rotta politica italiana – il giorno in cui ne avesse di nuovo una. Questo punto è rilevante in particolare in una fase storica come la presente, in cui lo slittamento da un orizzonte unipolare a guida americana ad un orizzonte multipolare appare impellente. Chiunque si sia illuso che la vicenda dell’Occidente a guida anglosassone, sfociata in unipolarismo imperialistico, sia stata l’ultima pagina della storia, si sta forzosamente e duramente risvegliando. Blocchi di civiltà legati agli “imperi tellurici” (Cina, Russia, Persia) si stanno ripresentando sulla scena mondiale. Per quanto le aderenze mondiali dell’imperialismo talassocratico di matrice anglosassone siano ancora forti, esse hanno perduto la capacità di controllo fisico e soprattutto hanno perduto l’autorevolezza morale per poter esercitare un potere globale. La svolta è già avvenuta. È indifferente che la si veda come qualcosa di auspicato o di disdicevole. È un processo in corso, evidente e massivo, guidato materialmente dalla massa critica cinese, ma promosso da una visione ideale, una visione ancora confusa, ma che si rifà a posizioni accreditate e condivise. Il “principio di autodeterminazione dei popoli” è sempre stato ammesso come una visione idealmente ineccepibile, salvo venire sistematicamente subordinata nel corso del ‘900 ad altre istanze. È stato a lungo un principio senza forza sufficiente, economica e militare, alle spalle per imporsi, ma oggi questo quadro è cambiato.

In questo nuovo quadro l’Italia si ritrova, sulla scorta degli esiti della seconda guerra mondiale, a giocare una parte che le è profondamente estranea, una parte che le impedisce di percepirsi come dotata di un’identità propria. L’Italia, uscita sconfitta e invasa nel 1945, ha subito un processo di cancellazione culturale sistematica – processo che perdura – in cui siamo divenuti il recipiente delle mode di risulta dell’impero americano. Questo processo di americanizzazione metodica ha sterminato progressivamente la struttura formativa scolastica ed universitaria, la tradizione artistica e musicale, il cinema, la letteratura, e infine anche la stessa struttura produttiva e industriale (la perdita di identità non è solo un fatto “sovrastrutturale”, ma si ripercuote ad ogni livello.)

Sappiamo tutti che l’odierna classe politica, di destra come di sinistra, non ha né l’autonomia né la cultura per immaginare un paese che non sia un’appendice sacrificabile dell’impero americano. Dunque questo non è un appello ad una classe dirigente compromessa ed incapace affinché “cambi rotta”; non lo farà e non saprebbe come fare.

Ma a prescindere da quanto siamo in grado di sperare o di confidare in una nuova generazione politica, resta un dato ineludibile: l’Italia ha una sola posizione consona al proprio destino geopolitico, e questa posizione comporta l’abbandono del suo schieramento “contro natura” come truppa mercenaria dell’impero anglosassone, e la sua ricollocazione in una posizione di mediazione politica e sintesi culturale. E questo significa lavorare per una normalizzazione dei rapporti con la Russia, con l’Iran, con la Cina, con il Medio Oriente, un’accettazione della legittimità di percorsi storici differenti, un’uscita dalle posture belliciste dell’UE e degli USA – che non ci appartengono – e una riconnessione con quel tanto di cultura territoriale, europea e mediterranea non ancora compromessa con la plastificazione a stelle e strisce.

Può ben darsi che questa strada non verrà mai percorsa, che continueremo ad avere classi dirigenti che si venderebbero gli Appennini per un appartamento con vista su Central Park, ceti talmente impoveriti culturalmente da non essere più nemmeno in grado di presagire la ricchezza del retroterra su cui siedono. Se così sarà, diventeremo definitivamente un luogo di villeggiatura per pensionati americani sovrappeso e un popolo di camerieri.

Ma per essere qualcosa di diverso, per riconquistare un’identità fattiva, non ci sono alternative: l’unica scelta funzionale è trovare il modo di ricollocarsi nella posizione che geopolitica, storia e geografia ci hanno consegnato.
Andrea Zhok

9 commenti:

  1. È in corso la raccolta di firme per la neutralità dell'Italia di cui è Presidente l'ex Ambasciatore Bruno Scapini da tempo una delle colonne di Visione TV. Spero di cuore che anche il Professore Andrea Zhok si affianchi a loro.

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  2. Interessante lo studio dell'Istituto Lepanto sulla liaison tra Vaticano e marxisti.

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  3. A quando la raccolta di firme per l'uscita dalla UE?

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    1. Credo sia contestuale o consequenziale. Bisogna informarsi bene.

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  4. Il prof. Zhok dà la colpa della presente nullità della nostra classe dirigente, vista in generale, all'azione nefasta dell'americanismo, distruttore dei nostri valori tradizionali e veicolo di trasmissione della potenza americana installatasi dal 1945 nel nostro paese come potenza vincitrice. L ' Italia dovrebbe riprendere la sua libertà in politica estera, magari uscendo dalla Nato e adottando una posizione di apertura nei confronti dei supposti nuovi poteri su scala mondiale: Russia, Cina, impero persiano (questl'ultima affermazione appare alquanto azzardata). Bisogna sia pure di sfuggita notare:
    - Le cause della decadenza o mediocrità della nostra classe dirigente sono molteplici. Oltre all'americanismo, che ha imperversato in tutta Europa, bisogna considerare l'azione deleteria della Chiesa cattolica a partire dal Concilio, avendo essa smesso di rappresentare il baluardo della legge naturale, della morale naturale, del Cristianesimo nei suoi aspetti costruttivi essenziali per la società, innanzitutto con la difesa della famiglia e del matrimonio.
    - Bisogna poi considerare l'azione subdola e nefasta della sinistra comunista, sul piano culturale oltre che civile, sostenuta per decenni dall'Unione Sovietica, la quale, da un lato disprezzava la mentalità decadente della borghesia individualista, dall'altro la promuoveva per l'appunto con l'azione culturale ampiamente foraggiata dei partiti comunisti nelle varie nazioni europee.
    - I postcomunisti, che restano sempre comunisti, continuano oggi la stessa politica di ieri, essendosi aggiornati alla Rivoluzione Sessuale e infine al wokismo dominante in Occidente. D'Alema, poco tempo fa, è stato ricevuto e trattato come "compagno" a Mosca, da russi e cinesi.
    Dovendo abbreviare per ragioni di spazio, annoto: se non sei bene armato, la neutralità ti espone alla conquista di chiunque sia più forte di te. La storia ha dimostrato che l'Italia, proprio per la sua posizione geopolitica, non può essere "neutrale".
    La Nato indubbiamente ci protegge, in un certo senso anche da noi stessi (penso al clima da guerra civile che l'estrema sinistra sta promuovendo alleata ai fanatici islamici). Dobbiamo riformare la Nato, dare un senso in parte diverso all'alleanza, non uscirne, per andare dove? Per consegnarci da morti di fame quali siamo al primo sgherro che passa per la strada? Ma per farci rispettare dovremmo avere una forza armata di un certo peso, cosa che al momento non abbiamo, grazie anche al prolungato disinteresse se non peggio dei tanti governi di CS per le forze armate. E alla mentalità "pacifista" dominante", ampiamente diffusa anche tra i cattolici.
    Politicus

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  5. I fatti di Modena raccontano due inespugnabili verità: l’islamismo è il male del mondo e il giornalismo italiano è morto. Vi dicono che l’azione stragista è stata compiuta da un “pazzo” per tenervi calmi con la versione del caso isolato. In realtà la radice psichiatrica di quell’atto violento si chiama odio: odio verso gli italiani e verso i cristiani con cui gli islamici non vogliono integrarsi. Certo, la maggioranza dei musulmani in Italia sono brave persone. Ma non dobbiamo mai dimenticare la radice violenta del Corano che fa sì che il pattern per cui un islamico si trasforma in arma contro “gli infedeli” si ripete ciclicamente con lo stesso schema, ad esempio quello dell’automezzo che si schianta sulla folla di una via frequentata da ignari pedoni a Modena come a Nizza, a Berlino, a Barcellona, a Londra, a Magdeburgo. Ovviamente chi si lancia con un’auto a tutta velocità non sta bene con la testa, ma l’innesco psichiatrico è l’odio che l’Islam coltiva verso l’Occidente. Un Islam dunque che non va vellicato come fa la politica (persino la Lega ha messo candidati islamici in lista per raccattare qualche consenso, il Pd addirittura li sbandiera) ma ricondotto a ragionevolezza con due mezzi: l’intesa con l’UCOII per lo screening dei musulmani presenti in Italia uno per uno; rendere obbligatoria la frequentazione a scuola dell’IRC (insegnamento religione cattolica) per bambini e ragazzi islamici di seconda generazione, che per ottenere la cittadinanza dovranno dimostrare di conoscere anche il cattolicesimo. Non è ovviamente una conversione forzata, ma se vogliono essere italiani dovranno conoscere il cristianesimo che disinnescherà la carica violenta e abusante propria dell’Islam, in particolare verso le donne. Non è un caso che le due persone che lottano tra la vita e la morte in queste ore siano due signore, una ridotta a un tronco umano dall’odio islamista di Salim El Koudri a cui Meta aveva chiuso i profili social intuendone la pericolosità, lo Stato italiano no. Ma così quella di Modena sarà solo la prima di infinite stragi perché l’islamismo è il male del mondo, è il nazismo del XXI secolo, ha già mietuto decine di migliaia di vittime. Ora, difendiamoci.

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    1. Concordo in toto. Sui bravi musulmani osservo che quando avvengono attentati siffatti nessuno di loro si dissocia e nessuno all'occorrenza denuncia. Sulla malattia mentale dei vari attentatori osservo inoltre che non sono tanto dei malati mentali ( per quanto probabilmente instabili e influenzabili) quanto dei killer strutturati e coerenti.

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  6. Dicono che sono pazzi per tenerci calmi17 maggio, 2026 14:36

    Guarda caso ogni volta saltano fuori turbe psichiche...
    Non sono pazzi o affetti da turbe psichiche.
    Non hanno problemi mentali di alcun genere.
    Non sono né drogati né alcolizzati.
    Non sono depressi o emarginati.
    Non sono bullizzati o vittima di alcuna discriminazione.
    Non sono casi psichiatrici o da manicomio.
    Non sono cani sciolti.
    Non sono influenzati da nessun medicinale.
    Non scappano da nessuna guerra o carestia.
    Non accettano le radici cristiane dell'Occidente.
    Non hanno altra idea in testa che quella di sottomettere, conquistare, umiliare e depredare.

    Se non sono integrati è perché nella nostra società scristianizzata manca l'annuncio e la testimonisnza che possano convertire.
    Ma nel loro caso la conversione non è facile. Si tratta di teocrazie radicali....

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    1. E continuano a invaderci senza nessuno che intervenga.. persino la Chiesa e dalla loro parte: un conto è l'accoglienza, un altro conto è l'inclusione indiscriminata...
      E hanno perfino inserito l'invocazione "pro migranti" nelle Litanie lauretane

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