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giovedì 30 luglio 2026

Il sinodo interminabile della sinodalità sinodale assembleare

Riprendiamo da Infovaticana un commento esaustivo a quanto annunciato qui. Si governa per processo ciò che non si potrebbe governare per decreto, perché un decreto andrebbe fondato sul diritto e firmato. Storicismo ormai consolidato senza appello: un organismo consultivo diventa ptopulsore e contesto di un dinamica permanente. E dov'è più l'universalità de La Catholica? Qui la eadice del problema. Corsivi miei anche nel testo che segue.

Il sinodo interminabile della sinodalità sinodale assembleare

Un sinodo è (era) per definizione un evento: veniva convocato, celebrato, chiuso. Così è stato per venti secoli. Il Sinodo sulla sinodalità si è concluso nell’ottobre 2024. Il suo Documento Finale è stato consegnato. Questione chiusa, si potrebbe pensare.

E invece no. Al Sinodo concluso è seguita una «fase di attuazione» (2025-2028). All’attuazione segue ora una «valutazione dell’attuazione»: assemblee diocesane nel primo semestre del 2027, assemblee delle Conferenze Episcopali nel secondo, assemblee continentali nel 2028 e un’«Assemblea ecclesiale» in Vaticano nell’ottobre 2028. E nel caso qualcuno sperasse che la cosa finisse lì, le Note lo avvertono: «il cammino non si conclude, ma si apre a una nuova fase». Tra i criteri per selezionare i partecipanti alle assemblee figura, nero su bianco, che «siano disponibili a sostenere il processo oltre il 2028».

Vale a dire: si recluta oggi il personale di un processo il cui oggetto, mandato e termine nessuno conosce, perché non esiste. Il Sinodo ha scoperto il movimento continuo. Valuteremo l’attuazione, poi attueremo la valutazione, poi valuteremo l’attuazione della valutazione. Non è una caricatura: è, letteralmente, il calendario ufficiale.

Cos’è, giuridicamente, tutto questo? Niente
Qui sta lo scandalo. Si chieda il lettore: che natura canonica ha un’«Assemblea di valutazione diocesana»? E una «équipe sinodale»? E un’«Assemblea ecclesiale» in Vaticano — si noti: ecclesiale, non episcopale — prevista per il 2028?

La risposta è: nessuna. Non compaiono nel Codice di Diritto Canonico. Non sono un sinodo diocesano (cann. 460-468), che ha convocazione, composizione ed effetti regolati. Non sono un concilio particolare. Non sono consigli presbiterali né pastorali, che sì esistono nel diritto e la cui funzione «propositiva e consultiva» il documento stesso riconosce di passaggio, per poi articolarli con delle «équipe sinodali» che non esistono in alcun canone. Siamo di fronte a un’architettura istituzionale completa — équipe diocesane, nazionali e continentali, registrate in una base di dati romana tramite un indirizzo di posta elettronica, synodus@synod.va — costruita interamente al di fuori del diritto della Chiesa.

E non è una svista. È il metodo. Ciò che non ha natura giuridica non ha competenze definite, né responsabilità esigibile, né canale di impugnazione. Un sinodo diocesano canonico obbliga il vescovo a procedure precise; un’«équipe sinodale» non obbliga a nulla né risponde a nessuno, e proprio per questo può fare tutto: convocare, filtrare, redigere, sintetizzare e inviare a Roma «la voce del Popolo di Dio». L’informalità non è una carenza del sistema: è il suo vantaggio competitivo. Si governa per processo ciò che non si potrebbe governare per decreto, perché un decreto andrebbe fondato sul diritto e firmato.

Il diritto canonico esiste, conviene ricordarlo, per proteggere. Protegge il fedele dall’arbitrio, il parroco dall’apparato diocesano, il vescovo dalle pressioni, e la Chiesa intera dal capriccio delle maggioranze contingenti. Sostituire il diritto con la «facilitazione» non è una liberazione pastorale: è lasciare tutti all’addiaccio di fronte a chi controlla il processo.

Il Popolo di Dio, previamente filtrato
E chi controlla il processo? Le Note lo spiegano con candore. Le assemblee non devono «rappresentare una diocesi» — Dio ci liberi dalla rappresentanza, che ha regole — ma assicurare «persone esperte dei processi in corso e capaci di interpretarli». Traduzione: militanti del metodo. La lista la confeziona l’équipe sinodale, il cui requisito di ingresso è «la conoscenza del Documento Finale» e «l’esperienza diretta delle dinamiche sinodali». Il cerchio è perfetto: un comitato di convertiti seleziona un’assemblea di convertiti che valuterà la conversione, e la cui conclusione — redatta in anticipo in un «racconto narrativo» che gli assembleisti ricevono per «farlo proprio» — salirà a Roma come frutto spontaneo dell’ascolto.

Persino la domanda è truccata. La «domanda guida» ufficiale recita: «Quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria e quali nuovi cammini di sinodalità stanno emergendo nella nostra comunità?». Domanda che presuppone la risposta. Non c’è casella per rispondere: nessuno. Non si contempla che una diocesi possa concludere che cinque anni di riunioni abbiano prodotto cartelle, facilitatori e stanchezza. Il questionario ammette solo gratitudine.

E in un dettaglio che vale un trattato, le Note chiedono di «prestare particolare attenzione alla partecipazione dei parroci». Si legga lentamente: bisogna fare uno sforzo speciale perché partecipino i preti con cura d’anime. Gli uomini che battezzano, confessano, seppelliscono e sostengono la vita reale della Chiesa sono, in questo dispositivo, un collettivo periferico la cui presenza va procurata, mentre il fedele comune non appare se non come luogo di «testimonianze» che altri selezioneranno. Una Chiesa assembleare, sì, ma di assembleisti scelti a dito.

Il vescovo con funzione di notaio
In questo schema, il successore degli Apostoli è ridotto a notaio. Il documento gli assegna i verbi «convocare», «accompagnare», «riconoscere» e «validare». Se dissente dal testo che gli presenta la sua équipe, non lo corregge: lo «rimette nuovamente all’équipe, spiegando i motivi delle sue osservazioni», come chi presenta osservazioni a una commissione. Colui che per diritto divino ha la potestà di insegnare e governare la sua Chiesa compare qui come istanza di visto di ciò che produce una struttura che né il diritto conosce né lui ha potuto configurare liberamente, perché i criteri di composizione vengono già da Roma.

I difensori dell’invenzione risponderanno, come sempre, che tutto è consultivo, che nulla tocca la dottrina e che il vescovo conserva l’ultima parola. Formalmente, certo. Ma il potere reale non sta nell’ultima parola ma nella penultima: in chi redige la sintesi, chi sceglie chi parla, chi formula la domanda e chi amministra il calendario. E quel potere è stato trasferito, senza legge, senza voto e senza termine, a una burocrazia dell’ascolto che si è dichiarata permanente.

Venti secoli di diritto canonico che tentavano di rispondere a una domanda — come si esercita e si limita l’autorità nella Chiesa — sostituiti da dinamiche di gruppo con facilitatore. Questo è, giuridicamente, la sinodalità infinita: non una riforma, perché le riforme si scrivono nei canoni e si possono leggere, adempiere e impugnare. È la dissoluzione del governo nel processo. E i processi, a differenza delle leggi, non si abrogano: si rinnovano.
Miguel Escrivá, 28 luglio 2026

10 commenti:

  1. Un incubo, e un ricordo; sembra ciò che ideò (?) e fece In Cina Mao, negli anni '60 per "spianare" le strutture del suo stesso partito. Fu il dispotismo più estremo mascherato da moto spontaneo "dal basso". ( una grande differenza c'è nell' età delle "guardie rosse della rivoluzione"; allora il grande timoniere riuscì in effetti a mobilitare giovani e giovanissimi attivisti, qui i "facilitatori" del processo sono piuttosto già col piede sull' uscio dell' ospizio)

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  2. … ma Dio aveva altri progetti…

    Domando non retoricamente: chi ha in mano il volante di questo sinodar andante?

    Non sono sicuro che sia Leone XIV, il quale a modo suo si smarca anche se è circondato e talora deve abbozzare.

    La Segreteria di Stato? Il dicastero del Tucho, inamovibile dopo più di un anno? Le segrete stanze dlli IOR che rimandano ancora in Segreteria di Stato?

    Sta per esplodere il bubbone ?

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    1. Tutto lascia supporre che ci si avvicini a un evento straordinario: l'entrata in scena dell'Anticristo? potere assoluto al pornocardinal Tucho? vi ricordate la scena di loro due seduti fianco a fianco, sorridenti e giulivi, mentre si scambiano un'occhiata d'intesa e soddisfazione? ( come a dire "tutto bene, ce la stiamo facendo, i ribelli della Fraternità li abbiamo messi a posto..."). La liro è ormai una corsa sfretata per centrare l'obiettivo (?) in tempo, secondo gli ordini ricevuti dalla cabina di regia... altrimenti quale altro senso attribuire alla sibillina frase di Leone : "ma noi dobbiamo andare avanti"? Signore Gesù/ pensaci Tu ! LJC

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    2. dal blog Rorate (11 marzo 2013, vigilia di un ulteriore conclave combattuto)

      "Il Dr. Moynihan ha scritto oggi di una conversazione con un Cardinale senza nome in un angolo di strada a Roma. Molto sobrio, quasi impaurito: "Eminenza," dissi, "ho dimenticato. ha già più di 80 anni, o no?"
      "Non ne ho ancora 80," mi ha detto.
      "Così domani voterà."
      Lui annuì, e i suoi occhi sembravano pieni di ombre e preoccupazioni. Sono rimasto sorpreso dalla sua intensità. Sono rimasto sorpreso da tutta la conversazione. Mi ha stretto la mano. "C'è qualcos'altro che posso fare?" Ho chiesto. "Pregate per noi", ha detto. "Pregate per noi". Si è voltato come se avesse bisogno di andare. "Devo andare." Ha fatto un passo, poi si è voltato di nuovo. "E' un momento pericoloso. Pregate per noi." Penso che dovremmo fare come ha chiesto". - fine citazione.

      mi si impresse nella memoria questo scritto dell'11/12 marzo 2013...
      "momento pericoloso" .... :cardinali sopravvissuti potrebbero e dovrebbero esprimersi con chiarezza....
      Possibile questo silenzio? Cosa c'è dietro?

      Il pericolo fu evitato o ci siamo dentro?
      La Cittadella, già"forzata" nel conclave del 1958 (come ebbe a dire un Mass one, citato da De Mattei nella Storia del concilio) è state presa definitivamente?

      Dio aveva e ha altri progetti.....

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  3. Le chiese si svuotano, i conventi si chiudono, i preti scarseggiano, trionfa l'immoralità....e loro che fanno? Si beano nel vuoto ecclesialese autoreferenziale, così da allontanare anche i pochi rimasti!!

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    1. Devono allontanarli, soprattutto se se manifestano ancora qualche residuo segno di cattolicità, di fede cattolica bimillenaria, preconciliare. La "chiesa militante" deve rimanere tutta sotto il loro controllo, così da poterla riempire e manovrare a loro piacimento; di Gesù Cristo, della SS.ma Trinità, di Maria SS.ma e dei Santi non deve rimanere niente, nemmeno il più vago ricordo--- tutta la scena deve essere pronta per il Nemico di Cristo e dell'umanità intera (quindi anche nemico loro, non ci arrivano mica a capirlo, povere anime perdute...); tutto all'insegna dell'antropocentrismo, dell'inganno luciferino, come ad Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden....

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  4. «Che San Giovanni Battista protegga l’islam»: il Vaticano corregge subdolamente 26 anni dopo la frase che Giovanni Paolo II non disse mai
    https://blog.messainlatino.it/2026/07/che-san-giovanni-battista-protegga-lislam-il-vaticano-corregge-subdolamente-26-anni-dopo-la-frase-che-giovanni-paolo-ii-non-disse-mai.html#more-79604
    Come volevasi dimostrare.
    Tutta la complessa flora e fauna che ruota attorno ad un Papa vuole i suoi
    stessi interessi?
    Idem velle idem nolle , letteralmente «volere : le stesse cose, non volere le stesse cose». Tutta la complessa flora (come sopra)....cerca di essere in perfetta comunione di pensieri, desideri e azioni con il/un Papa ?

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  5. Camminando e fluendo il Tevere si butta nel Nilo.

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  6. “la santa messa tradizionale è per coloro che “non hanno ancora sviluppato una fede sufficientemente profonda” per accettare la messa Novus Ordo… è un accomodamento, nel senso che è consentito a coloro che non sono cresciuti abbastanza in profondità nella fede per accettare la messa approvata dopo il Concilio Vaticano II”. non ha lo stesso status e la stessa dignità della messa di Paolo VI… La speranza – scrive – è che la grazia di Dio aiuti questi partecipanti a superare la dipendenza dalla messa antica per entrare in comunione con il resto della Chiesa celebrando la messa in volgare”
    Don Paul Fliss [nella foto], parroco a Sheboygan South, nel Wisconsin,

    Berlusconi definiva persone simili come “utili idioti”, nel suo pensiero si trattava delle quinte colonne del comunismo reale, mentre nel nostro caso si tratta di servi sciocchi del Nuovo Ordine Mondiale, ecclesiastico e politico-sociale, dato che le due realtà sono indissolubilmente legate, due facce della stessa medaglia, entrambe a guida di un manipolo di massoni adoratori del demonio, satanisti accaniti e inguaribili, mentre la cabina di regia è laggiù, all’inferno.

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  7. Insieme alle deviazioni del sinodo, un atteggiamento romano più accomodante verso un episcopato modellato da Pechino che verso i cattolici tradizionalisti rivela una perdita del senso delle proporzioni tra disordine canonico e tradimento dottrinale.

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