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sabato 31 marzo 2012

Le Ostie consacrate in cosiddetta "custodia protetta" non più nei Tabernacoli, per sicurezza (?)

Leggo su Vatican Insider, già riportato da Rorate Caeli

In tutta Italia un’escalation di furti sacrileghi di particole. L’arcivescovo di Monreale promuove la custodia protetta dell’Eucarestia nelle parrocchie. E dalla Santa Sede arriva il via libera
G. GAL. CITTÀ DEL VATICANO L’immagine del tabernacolo vuoto e delle ostie tenute sotto chiave altrove sembra quasi eretica, in realtà mettere al sicuro l’Eucarestia val bene uno strappo alla consuetudine. Nella Chiesa non c’è nulla di più sacro della particola consacrata, eppure da mesi si rincorrono, con diversa gravità, violazioni e abusi. Dai due musulmani che a Sondrio la ricevono in mano dal sacerdote e se la mettono in tasca alla raffiche di furti sacrileghi in tutta Italia. Quanto basta per giustificare un gesto forte e insolito da parte di un vescovo destinato a far scuola: custodire in luoghi protetti della parrocchia le particole come si fa nelle case con i gioielli conservati in cassaforte.
«E’ giusto tutelarsi da un grave pericolo, qualcosa di deciso andava fatto», commentano in Vaticano. Via libera dalla Santa Sede, insomma, alle ostie messe in sicurezza per impedire che vengano rubate dalle sette sataniche e usate per le messe nere. E anche ai piani alti della Cei la «linea dura» anti-profanazioni trova pieno sostegno. Il cardinale canonista Velasio De Paolis, attuale Delegato Pontificio per la congregazione dei Legionari di Cristo e a lungo al vertice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e di dicasteri vaticani, promuove la «misura eccezionale» predisposta dall’arcivescovo di Monreale, Salvatore Di Cristina. Di fronte all’escalation in tutta Italia di furti sacrileghi, è giusto nascondere le ostie consacrate in luoghi sicuri e lasciare vuoti e aperti i tabernacoli per impedire che vengano scassinati. Nel diritto canonico, spiega il porporato di Curia, la profanazione dell’Eucarestia è quanto di peggio si possa commettere. Un delitto sanzionato con la scomunica «latae sententiae» riservata alla Sede Apostolica. «Vi si incorre “ipso facto”, cioè per il fatto stesso di averlo commesso e la scomunica è automatica», precisa De Paolis a "Vatican Insider" .
«L’ostia data in mano invece che in bocca aumenta il rischio che vengano asportate, profanate o conservate a scopo sacrilego, però è Gesù stesso ad aver fatto così con gli apostoli- osserva il cardinale-. Non è solo un fatto simbolico e spirituale che durante la messa il celebrante sull’altare si lavi le mani prima di toccare il pane nel quale è presente Cristo». Perciò è «opportuno che si faccia tutto il possibile per assicurare il massimo rispetto all’Eucarestia». La decisione «eccezionale ma legittima» dell’arcivescovo di Monreale, dunque, non contrasta con le leggi della Chiesa. Tanto più che, negli ultimi mesi, il bollettino delle chiese prese di mira disegna in Italia una «geografia sacrilega» da allarme rosso. Diocesi piccole e grandi, nel Mezzogiorno o nel profondo nord.
Ovunque lo stesso copione con la firma sottintesa di adepti dell’occulto: sacrestie violate con arnesi da scasso, furto dei contenitori delle ostie, tabernacoli spaccati. Dalle pissidi trafugate nella parrocchia di San Giovanni Bosco a Vasto ai calici con le particole scomparsi nella chiesa di San Vito a Paestum, dalle particole sottratte alla Cappella dell’ospedale di Biancavilla (Catania) all’irruzione notturna nella parrocchia di Santa Caterina sullo Jonio (Catanzaro). Nel mirino anche il santuario della Madonna delle Grazie a Monza e altri edifici di culto nella diocesi di Milano a Bareggio e Lentate sul Seveso. E ancora, ladri sacrileghi in azione al Santissimo Nome di Maria di Fornaci Vecchia (Lucca), alla chiesa di Santa Franca a Piacenza, alla Madonna del Monte Nero a Sant’Antonio di Gallura. Con un particolare accanimento proprio nella diocesi di Monreale: quattro casi negli ultimi tre mesi (Villagrazia di Carini, Terrasini, Cinisi, Partinico).
Da nord a sud, una catena ininterrotta di profanazioni che fotografa il boom di gruppi satanisti denunciato dai rapporti delle forze dell’ordine e alimentato dal «tam tam» su Internet. Da Santa Croce sull’Arno a Montegranaro, vicino Ascoli Piceno, le incursioni nei luoghi sacri non hanno altro obiettivo che il furto delle particole e proiettano l’ombra di Satana su molte vicende di cronaca. «L’Eucarestia è il bene sommo della Chiesa, il canone 1367 del Codice di diritto canonico parla chiaro- puntualizza De Paolis-. Commette delitto chi ruba dal tabernacolo le specie consacrate e le tratta in maniera empia e blasfema. Dunque, la tutela delle ostie è prioritaria. Se serve tenerle sotto chiave fuori dal tabernacolo, l’eccezionalità del pericolo autorizza un provvedimento “ad hoc” che equivale ad una reazione difensiva».

La musica sacra: un altro punctum dolens, nel degrado generale

Segnalo questo interessante articolo di Sandro Magister di cui trascrivo la conclusione. Non è la prima volta che intervengono fatti a smentire il dovuto rispetto di tradizioni millenarie.
Dopo il coro della Cappella Sistina, anche il conservatorio della Santa Sede sta per essere conquistato dai responsabili della deriva musicale di questi ultimi decenni. Nel silenzio del Papa.

Nella prossima festività dei Santi Pietro e Paolo, a Roma, le liturgie pontificie saranno accompagnate, oltre che dal coro della Cappella Sistina, anche dal coro dell'Abbazia anglicana di Westminster.

I due cori canteranno brani della tradizione romana degli ultimi quattro secoli, da Palestrina a Lorenzo Perosi. Inoltre, all’inizio e alla fine di ciascuna liturgia il coro di Westminster intonerà canti tratti dal repertorio corale inglese, della tradizione anglicana.

Il coro dell’Abbazia di Westminster, diretto dal cattolico James O'Donnell, è riconosciuto a livello mondiale come uno dei più raffinati nel suo genere. Conta circa 20 ragazzi (che frequentano tutti l’apposita scuola residenziale del coro dell’Abbazia) e 12 cantori professionisti adulti, conosciuti come Lay Vicars.

Nel settembre 2010, durante il suo viaggio in Inghilterra e in Scozia, Benedetto XVI ebbe modo di apprezzare la qualità altissima di questo coro, da lui ascoltato durante il vespro ecumenico celebrato nell'Abbazia di Westminster. Ma anche a Glasgow e nella cattedrale cattolica di Londra papa Ratzinger ascoltò splendide esecuzioni di musica liturgica, con brani sia antichi che contemporanei, alcuni composti per l'occasione in felice connubio tra modernità e tradizione.

Poco dopo il ritorno a Roma di Benedetto XVI, don Palombella fu nominato direttore del coro della Cappella Sistina. Va da sé che per la malmessa Cappella Sistina il confronto con il coro di Westminster programmato a fine giugno sarà a dir poco imbarazzante.

Progressisti alla ribalta mediatica. Ora si parla del card Martini e del suo credere e conoscere.

L'ex papabile arcivescovo di Milano, Card. Carlo Maria Martini, ha pubblicato un controverso libro intitolato Credere e Conoscere, oggi all'attenzione della ribalta mediatica, sbandierandone il fatto che sostiene le unioni civili per gli omosessuali con la motivazione che "forniscono una certa stabilità". 

Si tratta di un volumetto di 83 pagine frutto di un colloquio tra il porporato e Ignazio Marino, chirurgo e ora senatore del Pd, che arriva a riproporre un dibattito - al momento piuttosto appannato - sulle questioni bioetiche oltre che sul principio e fine vita. Le esternazioni del card. Martini, secondo valutazioni modaiole, sarebbero utili per risvegliare le coscienze. 

Pare che non sia la riproposizione della celebre Cattedra dei non credenti da lui inaugurata nei suoi anni di episcopato ambrosiano, forse ispiratrice del più aggiornato Cortile dei Gentili. Fece epoca in quanto per la prima volta un uomo di fede come il Vescovo si interrogava con il mondo laico, senza fregiarsi della sua autorevolezza, su tematiche di grande interesse: dalla fede, alla giustizia, passando per la scienza. E le sue esternazioni si sono sempre distinte per una certa apertura al mondo, attestata dalla seguente affermazione che accompagna il volumetto oggi alla ribalta: « La storia insegna come la chiusura aprioristica della Chiesa, e delle religioni in genere, di fronte agli inevitabili cambiamenti legati al progresso della scienza e della tecnica non sia mai stata di grande utilità. Galileo Galilei docet ».

Tornare sul caso Galileo senza riconoscere le precauzioni della Chiesa sulla nuova scienza razionalista del Rinascimento, che si presentava come una seconda religione e segnava il passaggio dalla scienza allo scientismo, significa cadere nei soliti luoghi comuni.
E, tuttavia, per obiettività riproduco il suo discorso originale nei confronti della vexata questio che ha fatto più scalpore rispetto al resto dei contenuti e che sostanzialmente è espressa in termini molto prudenziali.
« ...Tenendo conto di tutto questo vorrei esprimere anche una mia valutazione sul tema dell’omosessualità. È difficile parlarne con poche parole, perché oggi ha assunto soprattutto in alcuni Paesi occidentali anche un rilievo pubblico e ha fatto sue quelle suscettibilità che sono proprie dei gruppi minoritari, o che si credono tali, e che aspirano a un riconoscimento sociale. Di qui si possono capire (non necessariamente approvare) certe insistenze che in un primo momento potrebbero parere esagerate, penso per esempio a manifestazioni come il Gay Pride, che riesco a giustificare solo per il fatto che in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori. Personalmente ritengo che Dio ci ha creato uomo e donna e che perciò la dottrina morale tradizionale conserva delle buone ragioni su questo punto. Naturalmente sono pronto ad ammettere che in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso. Nel mondo attuale tale comportamento non può venire perciò né demonizzato né ostracizzato. Sono pronto anche ad ammettere il valore di una amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso. L’amicizia è sempre stata tenuta in grande onore nel mondo antico, forse più di oggi, anche se essa era per lo più intesa nell'ambito di quel superamento della sfera puramente fisica di cui ho parlato sopra, per essere un'unione di menti e di cuori. Se viene intesa anche come donazione sessuale, non può allora, mi sembra, venire eretta a modello di vita come può esserlo una famiglia riuscita. Quest’ultima ha una grande e incontestata utilità sociale. Altri modelli di vita non lo possono essere alla stessa maniera e soprattutto non vanno esibiti in modo da offendere le convinzioni di molti. »
Ricordando comunque il pubblico dissenso più volte espresso nei confronti del Santo Padre, ci piacerebbe che la Santa Sede lo chiamasse a Roma per "chiarire la sua posizione", assicurarsi del suo "sentire cum ecclesia", "sanare la frattura esistente" ad "evitare una rottura ecclesiale dalle conseguenze dolorose e incalcolabili ". Così come ci piacerebbe che la stessa cosa avvenisse nei confronti del clero dissidente e scismatico dell'intera Europa.

venerdì 30 marzo 2012

Messa solenne dei monaci di Norcia col loro Vescovo

Il vescovo di Foligno, Mons. Gualtiero Sigismondi, ha chiesto ai monaci di Norcia di celebrare una serie di Messe solenni nella Forma Straordinaria del Rito Romano, nell’ambito della sua iniziativa volta ad esporre i fedeli della sua diocesi alla forma tradizionale. 

Il Vescovo di solito assiste alla Messa sedendosi tra i membri del coro, dando così una testimonianza personale dell’importanza di questo “tesoro della Chiesa”, per dirla con le parole di Papa Benedetto. La Messa viene celebrata una volta al mese nell’antica chiesa di Santa Maria Infraportas alle 10.00. 
La prossima Messa verrà celebrata il 14 Aprile 2012.
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[Fonte Monastero San Benedetto]

Che grazia se non dovessimo dare notizie come questa come fatti eccezionali e saltuari!

giovedì 29 marzo 2012

Comunicato della Casa Generalizia della San Pio X

Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, in seguito al suo incontro, il 16 settembre 2011, con il Cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, esorta i fedeli a raddoppiare il fervore nella preghiera e la generosità nei sacrifici, nella Settimana Santa e nelle settimane che seguiranno la Festa di Pasqua, affinché si faccia la Volontà divina ed essa sola, secondo l’esempio datoci da Nostro Signore Gesù Cristo nell’Orto degli Ulivi: non mea voluntas, sed tua fiat (Luca 22, 42). 

Più che mai si rivela indispensabile la Crociata del Rosario, iniziata a Pasqua del 2011 e che deve concludersi alla Pentecoste del 2012. Per questo la Fraternità San Pio X, che ricerca unicamente il bene della Chiesa e la salvezza delle anime, si rivolge fiduciosa alla Santissima Vergine Maria, affinché le ottenga dal suo Divino Figlio i lumi necessari per conoscere chiaramente la Sua volontà e per compierla coraggiosamente. Invitiamo i fedeli ad offrire una Santa Comunione per questa intenzione. Desideriamo che essi facciamo interamente loro, in pensiero ed opere, la preghiera che Nostro Signore ha chiesto di rivolgere al Nostro Padre dei Cieli: Sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra; sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra!
Menzingen, 29 marzo 2012 
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 Fonte: DICI

Principio di "non-discriminazione" che discrimina i cattolici

E' un “caso di scuola” : nella circostanza, un caso universitario. Vanderbilt Catholic, l’associazione degli studenti cattolici della Vanderbilt University, una università privata ma non confessionale di Nashville (nel Tennessee) e che conta circa 12.000 studenti, ha appena annunciato la fine della sua esistenza sul campus. 

Eppure questa associazione di studenti cattolici è una delle più numerose tra qualcosa come 400 gruppi studenteschi riconosciuti e approvati dall'università. Come si è arrivati a questa decisione estrema ? Il caso risale ad un precedente incidente. Un gruppo di studenti cristiani aveva attirato su di sé l'attenzione dell'amministrazione, escludendo uno dei membri a causa del fatto che era gay praticante e che il suo comportamento non era compatibile con i principi cristiani dell'associazione. 

 L'incidente ha spinto l'amministrazione universitaria a revisionare gli statuti di ammissione delle associazioni studentesche includendovi il principio assoluto di “non-discriminazione”. Proprio in nome di questo principio nell'autunno scorso fu sospesa l'attività di altre quattro associazioni studentesche : esse avevano derogato al principio di “non-discriminazione”. All'inizio di questo mese, l'università ha messo per iscritto la sua nuova politica e formulato nuove istruzioni per i gruppi di studenti approvati: esse ormai vietano ai gruppi studenteschi di esigere dai loro eletti l'adesione a convinzioni religiose particolari. 

 In altre parole, gli studenti cattolici non possono più esigere dai dirigenti delle loro associazioni che essi siano cattolici. Il principio di “non-discriminazione” in tal modo assolutizzato è evidentemente assurdo perché diventa discriminatorio per i cattolici. E' ciò che spiega in poche parole Padre John Sims Baker, amministratore dei Vanderbilt Catholics : « La politica discriminatoria di non-discriminazione di Vanderbilt ci ha forzato la mano ». Decisi a non cedere a questa assurdità e pienamente sostenuti dal vescovo di Nashville, Mons. David Choby, i Vanderbilt Catholics hanno dunque deciso di ricostituirsi fuori dal campus.
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[Fonte: Riposte Catholique]

martedì 27 marzo 2012

Antonio livi, Lettera aperta al Direttore di Avvenire

Seguiamo, al solito ciò che accade. C'è un aggiornamento alla questione Enzo Bianchi - Antonio Livi e il Direttore  di Avvenire, tratto da La Bussola quotidiana di oggi.

Come i lettori de La Bussola Quotidiana sanno bene, l'articolo di monsignor Antonio Livi che criticava alcuni interventi di Enzo Bianchi, ha provocato la durissima reazione del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Una prima, immediata, risposta a Tarquinio è venuta dal direttore de La Bussola Quotidiana, ma molte sono anche le lettere - arrivate in questi giorni a noi ed anche ad Avvenire - di solidarietà a monsignor Livi. Ora è lo stesso monsignor Livi a rispondere al direttore di Avvenire con questa lettera aperta che pubblichiamo.

Sig. Direttore,
Il 23 marzo scorso Lei sul Suo giornale mi ingiunge di vergognarmi per quello che avevo scritto su La Bussola Quotidiana a proposito di Enzo Bianchi, accusandomi di aver orchestrato squallide manovre diffamatorie basate sulla menzogna. Siccome alcuni lettori (anche se non tutti) e i cattolici italiani in generale possono aver pensato che queste accuse (che costituiscono – queste sì – denigrazione e diffamazione nei miei confronti) siano fondate, mi vedo costretto a fornire loro pubblicamente alcune spiegazioni.
  1.  Io non ho scritto contro Enzo Bianchi come persona ma contro la sua “fama di santità”, ossia contro la presentazione che se ne fa come di un vero mistico, di un autorevole interprete della Scrittura, di un venerato maestro di dottrina cristiana, di un eroico combattente per la riforma della Chiesa e per l’ecumenismo. Io vorrei invece richiamare l’attenzione di chi ha responsabilità pastorale sul fatto che i suoi scritti e i suoi discorsi – che certa stampa utilizza come se potessero essere dei validi sussidi per la catechesi ? sono inficiati di un’ideologia neognostica, incentrata sul progetto di una religione universale a carattere etico (la Welthethik), secondo la prospettiva del suo autore di riferimento, che è Hans Küng.
  2. Per questo preciso motivo ho deprecato lo spazio e il rilievo che il Suo giornale ha dato a una meditazione biblica di Bianchi, pubblicandola in un paginone a colori di “Agorà” della domenica. Io l’ho visto distribuito in alcune chiese di Roma assieme ai foglietti della Messa, e mi è sembrato assurdo che quel commento di Bianchi al Vangelo della prima domenica di Quaresima fosse presentato ai fedeli quasi come un sussidio per la pastorale liturgica. Quale approfondimento della dottrina cristiana e quale edificazione nella fede eucaristica – mi domandavano – possono venire da discorsi che presentano Gesù come un modello (umano) di quella morale umanitaria che ritiene di poter prescindere dalla grazia del Redentore? Il mondo è pieno di gente che parla di Gesù in termini che sono più propri dell’umanesimo ateo che del dogma cattolico: non è questo che mi turbava: mi turbava il fatto che ancora una volta fosse presentato come un autorevole maestro della fede, con l’autorevolezza che può conferire il “giornale dei vescovi italiani”, un personaggio che, a mio avviso, la vera fede non contribuisce affatto a diffonderla. Non si tratta di un problema personale o ideologico, ma di un problema esclusivamente pastorale, e io come sacerdote lo considero l’unico problema importante.
  3. Lei, Direttore, non ha ragione quando scrive che io avrei potuto criticare Bianchi o altri collaboratori di Avvenire «su ciò che è opinabile: valutazioni storiche e socio-culturali, opinioni artistiche, scelte lessicali, giudizi politici…», mentre invece mi sarei «azzardato» a «porre in dubbio la fede altrui e l’altrui indiscutibile adesione alla buona dottrina cattolica su ciò che è opinabile non è». Lei non ha ragione perché io critico appunto il modo di commentare il Vangelo in un giornale ufficialmente cattolico, e in questa materia nella Chiesa c’è sempre stata e sempre ci sarà il diritto di critica (la teologia cattolica e lo steso dogma nascono dal confronto critico con i diversi modi di presentare il contenuto della rivelazione divina). Ciò che per un cattolico «opinabile non è» è solo il dogma enunciato dalla Chiesa con il suo magistero solenne. Le interpretazioni del dogma e la sua presentazione catechetica, così come le scelte pastorali, sono invece materia di libera discussione. Non c’è nulla di criminoso e di vergognoso nel fatto di aver voluto manifestare la mia opinione circa l’inopportunità pastorale di presentare alla meditazione dei fedeli dei discorsi, come quelli di Bianchi, così ambigui rispetto al dogma cattolico. Da quando è diventato «indiscutibile» il fatto dell’«adesione alla buona dottrina cattolica» da parte dei collaboratori dell’Avvenire? Basta la parola del Direttore? È un nuovo caso di «Roma locuta, quaestio finita»?
  4. Nel fare quei rilievi dottrinali e pastorali, peraltro, io non ho minimamente voluto «porre in dubbio la fede altrui», cioè di Enzo Bianchi. Sembra che Lei, dottor Tarquinio, non abbia presente la fondamentale distinzione tra la fede come atto interiore del soggetto che aderisce con tutto se stesso a Cristo e alla sua dottrina (e di questo atto interiore è consapevole solo il soggetto stesso) e la fede come enunciazione esteriore (professione di fede, proclamazione della fede, catechesi, evangelizzazione, teologia); io so bene di non dover giudicare la sincerità e la fermezza della fede egli altri (della coscienza di ciascuno di noi è giudice solo Dio, il quale «scruta i reni e il cuore» degli uomini), ma so anche che ho il dovere di giudicare la rispondenza di un discorso sul Vangelo alle verità fondamentali contenute nella dottrina della Chiesa: è un dovere che in primis spetta al collegio episcopale, con a capo il Papa, ma spetta, per partecipazione sacramentale, anche a un semplice sacerdote come me, impegnato da sempre nella formazione cristiana dei fedeli con il mio lavoro pastorale e con la docenza nell’«Università del Papa». Certo, il mio giudizio – di approvazione o di critica – è soggetto a errore dal punto di vista dottrinale, e anche dal punto di vista della prassi può risultare meno opportuno o conveniente: ma è pur sempre un atto legittimo, anzi doveroso, quando uno come me ritiene in coscienza che il bene comune della comunità ecclesiale lo richieda.
  5. Lei scrive che il mio è «un testo feroce, nel quale si procede con metodi degni della peggiore “disinformatsja”: estrapolando frasi, selezionando concetti, amputando verità, distillando veleni». In realtà, le frasi dello scritto di Bianchi che ho citato sono testuali, e in un breve scritto non potevo certamente riprodurre tutto il testo pubblicato nel paginone di Avvenire (chi non crede alla sintesi che io ho fatto potrà confrontarla con l’originale); sono però frasi emblematiche, che nemmeno il contesto può contribuire a “salvare” (anzi, a me sembra che tutto il discorso che Bianchi fa sul potere e sul denaro ha senso solo presupponendo che Gesù sia solo un modello morale, un uomo esemplare). Nessuno scrittore dei primi secoli, nessun letterato cristiano moderno, nessun teologo intenzionato a rispettare il dogma si è mai sognato di parlare di Gesù come di una «creatura», di un uomo cioè che insegna agli altri uomini come si deve rispettare Dio, che è il Creatore. Bianchi è un biblista: ma dove mai si trova nella Bibbia la definizione di Gesù come «creatura»? Che cosa avranno pensato quei fedeli che hanno letto il testo di Bianchi sull’Avvenire e poi a Messa hanno recitano il Credo, dicendo di Gesù che Egli è «Dio da Dio» e che è «generato, non creato»? Devono pensare che la professione di fede della Chiesa è una formula antiquata e che è meglio credere alle spiegazioni moderne e aggiornate di Bianchi? Questo è il vero problema: un problema che interessa necessariamente chi ha sensibilità pastorale e si sente responsabile dei messaggi dottrinali che vengono proposti da personaggi che (non sempre meritatamente) godono di credito presso i fedeli, soprattutto se sono veicolati dalla stampa che si presenta come la voce (almeno ufficiosa) della Chiesa italiana.

Un'eco dal Messico. Ora il Papa è a Cuba.

L'immagine a lato viene da Da Una Voce LaPlata e dimostra la gratitudine dei fedeli messicani per il Summorum Pontificum. Ricordiamo analoghe scritte in molti altri viaggi papali.

Dal Discorso di Benedetto XVI al suo arrivo a Cuba.
[...]
Molte parti del mondo vivono oggi un momento di particolare difficoltà economica, che non pochi concordano nel situare in una profonda crisi di tipo spirituale e morale, che ha lasciato l’uomo senza valori e indifeso di fronte all’ambizione e all’egoismo di certi poteri che non tengono conto del bene autentico delle persone e delle famiglie. Non si può proseguire a lungo nella stessa direzione culturale e morale che ha causato la dolorosa situazione che tanti sperimentano. Al contrario, il vero progresso necessita di un’etica che collochi al centro la persona umana e tenga conto delle sue esigenze più autentiche, in modo speciale della sua dimensione spirituale e religiosa. Per questo, nel cuore e nella mente di molti, si fa strada sempre di più la certezza che la rigenerazione delle società e del mondo richiede uomini retti e di ferme convinzioni morali e alti valori di fondo che non siano manipolabili da interessi limitati, e che rispondano alla natura immutabile e trascendente dell’essere umano.
[...]
Prego il Signore che benedica con abbondanza questa terra e i suoi figli, in particolare quelli che si sentono svantaggiati, gli emarginati e quanti soffrono nel corpo e nello spirito, affinché, per intercessione della Nostra Signora della Carità del Cobre, conceda a tutti un futuro pieno di speranza, di solidarietà e di concordia. Molte grazie.

Omelia Santa Messa a Leon  -  Omelia a Santiago di Cuba  -  Omelia Santa Messa a La Habana

domenica 25 marzo 2012

Le porte restano aperte. Preghiamo per la restaurazione della Chiesa

Apprendiamo da Riposte Catholique, by Summorum Pontificum. Ci si allarga il cuore, condividiamo le considerazioni di don Schmidberger, le speranze e ci uniamo anche noi alle preghiere.

Oggi, Domenica, in una lettera letta in tutte le cappelle e luoghi di culto serviti dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X in Germania, don Franz Schmidberger, superiore del distretto tedesco della FSSPX, ha ricordato la portata delle richieste di Roma a Mons. Fellay durante il suo ultimo incontro col card. Levada e la risposta che deve esser data dalla Fraternità entro il 15 aprile prossimo. [Espressa nei seguenti termini: «è stata consegnata una lettera con dichiarazioni in cui ci viene richiesto in via definitiva di esprimerci in modo più positivo sul preambolo dottrinale del 14 settembre 2011 di quanto non sia stato risposto fino a ora»].

Nonostante gli aspetti sgradevoli della procedura, padre Franz Schmidberger ritiene che possa essere trovata una soluzione soddisfacente. Egli ritiene che questa, se effettivamente si realizzasse, rinforzerebbe considerevolmente coloro che, oggi nella Chiesa, si adoperano per la sua restaurazione. Nel caso contrario, essi sarebbero piuttosto indeboliti. Don Schmidberger conferma l'importanza dell'accordo tra Roma e la FSSPX, non solo per essa stessa, ma per tutta la Chiesa cattolica.

Per questo si chiede ai fedeli tedeschi delle cappelle della FSSPX - richiesta che ben può essere estesa al di là delle frontiere tedesche e oltre la stessa Fraternità San Pio X -, di pregare con insistenza per liberare la Chiesa dalla crisi nella quale oggi essa permane.

Questa analisi si riallaccia in definitiva a quelle che avevamo espresso lo scorso 16 maggio dopo l'incontro tra Mons. Fellay e il card. Levada, analisi condivisa da Jean-Marie Guénois, rinforzata dalle conferme di Mons. Bonfils e dalla lettera aperta di don Nicola Bux. Da entrambe le parti restano dunque aperte le porte e, per la Chiesa, un'autentica speranza di restaurazione.

Celebrazioni acritiche e apologetiche. Qual è e quale sarà lo spazio per le critiche propositive e per ogni "discorso mancato"??

Amici miei, credo sia necessario fare un punto della situazione, alla luce di tutto quanto sta emergendo in questi giorni. Intanto non è arrivando con altro veleno che si curano le piaghe della Chiesa.

La confusione e il disorientamento che da troppo tempo ormai la fanno da padroni nella nostra Chiesa, sta assumendo livelli che non mi sembra esagerato definire di guardia.

Mentre attendiamo la definizione della vicenda legata alla regolarizzazione canonica della Fraternità di San Pio X, assistiamo ogni giorno a prese di posizione sempre più forti della cultura egemone a favore di un Concilio assurto a mito e trasformato in un superdogma, che sembrerebbe non più discutibile, soprattutto ora che ci si avvia a commemorarne il cinquantennale con iniziative dal sapore quasi esclusivamente apologetico. Per contro, non c'è alcun accenno alla necessità di procedere  nel dibattito allargato, al fine di realizzare una revisione critica dei documenti conciliari, che ha suscitato e suscita numerosi e qualificati interventi non soltanto da parte della stessa Fraternità.

Stiamo assistendo anche alla 'strana' alleanza, che va vieppiù rafforzandosi, tra modernisti e conservatori conciliaristi (vedi Ocáriz, Cantoni & C. e loro sostenitori), che hanno come scopo quello di soffocare ogni voce contraria, anche se critica in maniera costruttiva.

Proprio oggi ci arriva una ulteriore testimonianza dell'attestarsi delle posizioni egemoni: l'incontro nazionale dei vescovi di Francia intercorso ieri e oggi a Lourdes. Il cardinal Vingt Trois sta ricordando in diretta come il posto dell'uomo è la strada della Chiesa (sull'onda della Gaudium et spes): antropocentrismo spinto, si direbbe, se pensiamo a Cristo Signore "Via, Verità e Vita"! Del resto è un punto controverso di cui abbiamo già parlato e discusso qui. Questa tematica, insieme a quelle sviluppate dagli altri vescovi condensano ciò che, secondo loro, il concilio ha apportato alla Chiesa e alla nostra coscienza cristiana.

Ebbene, proprio dalla Francia, abbiamo visto, per un verso, una esternazione dell'ala più oltranzista della Fraternità riproposta in questo momento cruciale della questione e, per contro, la riproposizione convinta e tenace delle istanze più innovative e, alla fine, sovvertitrici, introdotte dall'assise conciliare.

Da ciò che appare a noi che seguiamo un po' più da vicino lo svolgersi degli eventi, che non mancheranno di avere conseguenze sul futuro della Chiesa, la Santa Sede sembra abbia messo Mons. Fellay nella stessa situazione, se non peggiore, di quanto non fosse Mons. Lefevbre nel 1988. Allora il card. Ratzinger si rammaricò che forse non era stato fatto tutto il possibile, oggi Benedetto XVI sembra avallare - anche se è tutto da verificare - la posizione oltranzista, ora come allora, assunta dalla Curia. E, oggi vediamo la Fraternità sottoposta alle "forche caudine" di un "Preambolo" - tranquillamente bypassato ad esempio per i Neocatecumenali, che non sono frutto solo del concilio e presentano una situazione molto complessa - nonché una soluzione canonica presa direttamente su iniziativa papale per gli Anglicani.

Nel frattempo, le posizioni oltranziste non mancano di farsi sentire anche nel campo FSSPX; il che certo serve solo a gettare benzina sul fuoco ad uso e consumo di una contrapposizione che rischia - Dio non voglia - di divenire insanabile.

Queste vicende ci riportano al concilio, fonte e culmine di tutte queste dispute, che alla resa dei conti  continua ad essere celebrato e acriticamente osannato; "il discorso mancato" di Mons. Brunero Gherardini è più che mai drammaticamente attuale. E noi siamo qui a seguire gli eventi senza abbandonare la Fiducia e la Speranza cristiane che, comunque vadano le cose, il Signore - per vie che sembrano sfuggirci ma delle quali conosciamo l'oriente - sta già salvando la Sua Chiesa.
Maria Guarini

Domenica di Passione: La Fraternità Sacerdotale San Pio X «resiste» a Pietro ma resta al suo fianco.

Aggiornamento: Sono molto meravigliata e sgradevolmente toccata da questo modo indiretto di comunicazione della quale alcuni punti non essenziali, quali il riferimento al libro del Papa, potevano essere oltrepassati. Secondo me potrebbe esistere la possibilità di convivere dissentendo nei punti controversi. Questo sembrerebbe un irrigidimento senza ritorno perché non è realisticamente pensabile che Roma cambi ex abrupto. I tempi sono duri e dolorosi. Continuiamo ad informare e ad attendere pregando. Intanto la realtà sta assumendo questi aspetti poco confortanti.

Mi suona strano che sulla rete ci siano due comunicazioni che, essendo pubbliche, diventano ufficiali: questa e quella di Mons. Williamson, mentre - accanto ad esse - risulta assordante e tuttavia comprensibile il silenzio e la discrezione di Mons. Fellay, al quale credo di poter attribuire, pur nella trasparenza, toni e comportamenti più prudenziali. Solo nei prossimi giorni, vedremo sciogliersi questi interrogativi e queste riserve, perché in ogni caso ciò che farà fede sarà la sua risposta ufficiale alla Santa Sede. Ritengo anche necessario specificare che la comunicazione segnalata, essendo semplicemente un articolo del 2011, ripreso dal sito italiano della FSSPX, non può essere considerata neppure lontanamente una risposta a Mons. Bux. Questo, intanto per fugare ogni possibilità di lettura 'scorretta' o forzosa delle cose, fermo restando quanto ho già osservato.
Maria Guarini


I giorni corrono veloci, la Pasqua si avvicina e la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel suo Sito Ufficiale inserisce uno studio che sa tanto di una risposta indiretta alla lettera di Mons. Bux. Oramai sembra proprio chiara la posizione di Sua Ecc. Mons. Fellay. Salvo sorprese, la FSSPX resisterà all'invito di Benedetto XVI di sottoscrivere «il Preambolo», ma è evidente che desidera restare al suo fianco.


Questo è un giorno di convergenza di eventi luminosi per la Chiesa Cattolica: giorno dell'Annunciazione del Signore e della Sua Santissima Incarnazione, Domenica di Passione e XXI anniversario del pio transito (possiamo ben dirlo) dell'Arcivescovo Mons. Marcel François Lefebvre. Ai piedi della Croce velata continuiamo a pregare fiduciosi, il Padrone della Vigna perchè illumini i suoi Operai.

Riporto le parti a mio giudizio più significative del lungo articolo, invitando a leggere tutto l'articolo nel Sito della Fraternità.

Don Pierre Berrère, Priore del Priorato San Francesco Regis, Francia, della Fraternità San Pio X. L'articolo è stato pubblicato sul n° 226, febbraio 2011, del giornale “Sainte Anne”.
(Testo diffuso da La Porte Latine, sito della Fraternità in Francia e tradotto da Unavox)
Gli ultimi avvenimenti sopraggiunti ad iniziativa del Papa Benedetto XVI, non fanno che confermare ancora oggi la giustezza dei comportamenti adottati a suo tempo da Mons. Lefebvre di fronte alle autorità ufficiali allora in carica.
Poiché spesso il magistero oggi non si esercita più in maniera normale e coerente, è impossibile sottomettersi assolutamente alle sue direttive, come se niente fosse.
Ci troviamo quindi obbligati a seguire il consiglio di San Paolo: «Non disprezzate le profezie, esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male (I Ts 5, 20-22). Ricordiamoci che l’obbedienza cieca – quella che non guarda ai motivi per sottomettersi – esiste nella Chiesa solo molto raramente. Infatti, ci si deve sottomettere senza condizioni quando l’autorità papale impegna la sua infallibilità, come nelle definizioni dogmatiche ex cathedra. L’ultima definizione di questo tipo data del 1950, quando il Papa Pio XII dichiarò ciò che bisogna credere dell’Assunzione della Santissima Vergine Maria. Da allora non s’è prodotto niente di simile. È del tutto evidente, però, che questo non significa che si debbano passare sistematicamente al vaglio del pensiero personale tutti gli atti del Papa. Il libero esame non è un criterio cattolico per raggiungere la verità, quindi non si tratta di trarre il buono dal cattivo a proprio piacimento, facendo riferimento alle proprie intuizioni o alle proprie idee personali, significherebbe adottare la mentalità protestante. Non è questo che bisogna fare e non è questo che facciamo.

1 - La più alta autorità, può venir meno?
Se il Papa è infallibile a certe condizioni, sicuramente non è impeccabile in tutti i suoi atti. È possibile quindi che vi siano delle iniziative cattive e molto perniciose dei papi, cosa che è certa ed è facile da dimostrare. Anche resistere all’autorità non è in sé una cosa normale, e tuttavia neanche questa è una cosa inedita. Nella Lettera ai Galati, 2, 11-14, leggiamo che l’Apostolo Paolo ha resistito nei confronti di Pietro, per tre ragioni: «1- perché evidentemente aveva torto… 2- gli altri Giudei lo imitarono… al punto che Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia… 3 - non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo». Eppure Pietro era il capo incontestato tra gli Apostoli, ma grazie al rimprovero pubblico del giovane convertito egli ha riconosciuto umilmente il suo errore ed ha rettificato il suo atteggiamento, cessando di «costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei». Se Paolo avesse taciuto, tutta la Chiesa nascente sarebbe stata gravemente sovvertita dalle ambiguità di Pietro.
Non andiamo oltre.
Riteniamo che la più alta autorità della Chiesa possa assumere delle decisioni molto nocive: si è verificato qualche volta nel lontano passato della Chiesa, ma molto più frequentemente a partire dal 1960.
Gli avvertimenti profetici di Fatima ci hanno predetto che in quegli anni sarebbe sopraggiunta una grande crisi della fede: sta a noi comprendere e saper giudicare l’albero dai suoi frutti.

2 - Che succede al Papa attuale?
Per quanto riguarda il Papa Benedetto XVI, egli ha appena compiuto, uno dopo l’altro, almeno tre atti che hanno già una risonanza importante e nefasta.
Il primo è costituito dalla pubblicazione del suo libro Luce del mondo. Si tratta di un’intervista rilasciata al giornalista Peter Seewald. Le dichiarazioni che Benedetto XVI fa a modo di conversazione, contengono in effetti molte approssimazioni e falsità, non solo sulla dottrina e la storia, ma anche sulla morale e su altri argomenti.
Non mi soffermerò su questo, ma questo scritto è molto ingannevole dal punto di vista della forma e del contenuto. Gli errori e le approssimazioni che vi si trovano non sono degne di uno studioso e del capo della cattolicità.
Se San Paolo ha usato nei confronti di Pietro il termine ipocrisia, il libro intitolato Luce del mondo si colloca esattamente sulla stessa linea, poiché è pieno di tenebre e troppo conforme allo spirito del mondo: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo», dice San Paolo (Rm 12, 2).
Adottare uno stile mediaticamente corretto non impegna certo l’infallibilità del magistero, ma unicamente la persona di Ratzinger. Cosa che non impedisce che la maggioranza dei lettori non faccia la differenza e prenda il tutto come l’insegnamento ufficiale della Santa Chiesa.
Il secondo è costituito dal suo desiderio di realizzare a ottobre un’Assisi III, una riunione di tutte le religioni per pregare per la pace al fine di celebrare il 25° anniversario di quel primo incontro voluto da Giovanni Paolo II.
Le due prime riunioni di Assisi sono, checché se ne dica, dei peccati molto gravi contro il primo comandamento: Non avrai altri dei di fronte a me (Es 20, 3), e molto scandalose in se stesse, cioè indipendentemente dalle intenzioni generose che animano gli autori.
A questo proposito, ricordiamo due piccole cose.
In occasione di Assisi I (1986), delle chiese furono messe a disposizione delle false religioni, per il loro culto, e un simulacro di Budda venne posto sull’altare di una di esse.
In occasione di Assisi II (2002), per evitare le distorsioni scioccanti del 1986, vennero approntate delle sale per i partigiani delle false religioni, ma preventivamente ci si preoccupò di togliere i crocifissi per non mettere in imbarazzo i non cristiani.
Questi due atti (profanazione delle chiese con i falsi culti e rimozione delle croci), ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri, non sono insignificanti. Potrebbe Dio benedire tali cose? Gesù, che ha scacciato i mercanti dal Tempio, potrebbe gradire che i falsi dei vengano onorati nelle sue chiese e che i loro adoratori vi si installino come i briganti nella caverna? Rimuovere le croci è davvero il modo per richiamare l’apprezzamento di Colui che ha voluto salvarci con la Sua Croce? E allora, si deve pensare che è insensato che la Chiesa ci faccia cantare «O Crux ave, spes unica», «Salve, o Croce, speranza unica»?
Per di più, tali iniziative comportano delle conseguenze insidiose e perverse per l’animo dei battezzati, i quali finiscono per adottare gli stessi principi dei massoni: l’unione degli uomini al di là delle religioni.
Il terzo è costituito dalla volontà di beatificare Giovanni Paolo II, il Papa che ha lasciato scomunicare la Tradizione mentre si diffondevano dappertutto le peggiori aberrazioni dottrinali e liturgiche. Lo stesso Giovanni Paolo II che ha baciato il Corano e perpetrato innumerevoli scandali di cui Assisi è senza dubbio il più penoso e disastroso per le anime (si veda il libro di Don Leroux, Pietro, mi ami tu? - [disponibile presso i Priorati della FSSPX]).
(....)

7 – Vi saranno, al di fuori della Fraternità San Pio X, degli imitatori di San Paolo per resistere di fronte a Pietro a proposito di Assisi?
È poco probabile.
Oggi i vescovi, non cercano più, come ha fatto San Paolo, di discernere se un atto del Papa è conforme o meno al Vangelo. Essi sono diventati per lo più degli esecutori preoccupati unicamente di rispettare le regole del governo, che sono fondate sui falsi principi della libertà religiosa, dell’ecumenismo o della collegialità, e non guardano al di là.
Se una qualche categoria di cattolici (i tradizionalisti) non rientra negli schemi attuali della legalità, i vescovi, senza esaminare ciò che dicono, come dei funzionari senz’anima, si dimostreranno intrattabili nei suoi confronti. Questi buoni amministratori che hanno in continuazione il dialogo sulle labbra, in questo caso diventano sordi agli argomenti di coloro che sono legati alla fede. Hanno un solo principio da far valere: non siete nella struttura legale della Chiesa conciliare. A quel punto la loro coscienza è perfettamente tranquilla e i loro atti più inumani non li turbano più. Essi fanno ciò che comanda loro la disciplina in vigore e non si sentono responsabili davanti a Dio delle più evidenti ingiustizie. Domani cambieranno, forse.
Non assomigliano pressappoco a quei medici che praticano l’aborto a tutta forza con la coscienza del tutto tranquilla? Se questi ultimi uccidono senza scrupolo è perché la legge del momento lo permette e perfino l’incoraggia: quindi non può essere un male. Ma quando la legge dirà loro: «fermatevi, è male!», si fermeranno e forse si porranno il problema. Che ricordino, i vescovi: come vi è nella società civile un legalismo che si oppone alla legge naturale e che cerca di distruggerla, così vi è nella società religiosa uscita dal Concilio un legalismo che si oppone alla legge del Vangelo e che con le sue novità principali distrugge insidiosamente la fede naturale dei fedeli.
Per coloro che hanno capito questo, vi è una sola attitudine coerente: non fidarsi di questa legalità illegittima e difendere coraggiosamente la fede.
In tal modo, conservare una posizione «canonicamente corretta» che restringe la confessione di fede significa fare più o meno del modernismo.
Non si può nascondere o negare che talvolta vi è un grave dovere di opposizione contro gli scandali perpetrati della Gerarchia.

sabato 24 marzo 2012

Dure parole del direttore di Avvenire nei confronti di Antonio Livi, in difesa del 'priore' (!?) di Bose

Riguarda il testo di cui al thread precedente. Un lettore, che ringrazio, mi segnala il seguente scambio di messaggi apparso su Avvenire, che ci dà la misura del grado di inquinamento raggiunto nella Chiesa e, soprattutto, di quella che non saprei se definire connivenza o incapacità di discernimento da parte del Direttore del "quotidiano dei cattolici italiani", il quale non esita a parlare di buona dottrina cattolica, riferendosi ai controversi contenuti del "priore" di Bose. [che potete consultare qui] Uno dei corrispondenti parla di "campagna diffamatoria" nei confronti di un "uomo di Chiesa", evidentemente senza cogliere le motivazioni addotte... Percezioni diverse di una deformazione della verità ormai dolorosamente attestata. E proprio per questo non cesseremo di dare le nostre ragioni. Livi lo ha fatto in termini veramente cattolici, ma la cultura di regime non lo riconosce.


Gentile direttore,
mi scuso per il disturbo ma ho trovato in rete un articolo – tratto da un sito cattolico – che mi ha lasciata interdetta... In esso si critica con molta forza il priore della Comunità monastica di Bose, fratello Enzo Bianchi. E si cita anche Avvenire per la meditazione del religioso sulle «Tentazioni di Cristo» che ha pubblicato il 4 marzo scorso. Per questo glielo segnalo. Trovo strano che il nostro giornale venga accusato di pubblicare cose non in linea con il pensiero della Chiesa. La saluto con tanta stima e gratitudine per i vostri articoli sempre corretti ed equilibrati, oltre che obiettivi (ne facciamo largo uso durante le letture in refettorio)... Il Signore la benedica coi suoi validi collaboratori.
Una suora
PS. Non so se intende pubblicare quanto ho scritto, in ogni caso la pregherei, per la mia scelta di vita, di mantenermi nell’anonimato.

Caro direttore,
anzitutto voglio ringraziarla per la quotidiana testimonianza del giornale che lei dirige, coadiuvato da abili collaboratori e da autorevoli voci esterne alla redazione. Debbo confessarle che siete divenuti miei compagni di viaggio, quasi inseparabili; fatico a non sostare sull’abile mescolanza che propone letture sagge della cronaca quotidiana e sane riflessioni che pungolano la fede. Con rammarico constato la malevola superficialità con cui venite trattati spesso da chi dovrebbe promuovere la lettura della "prima pagina" di ogni quotidiano ed evito di ritornare sui recenti attacchi frontali che avete subito. Ma è di questi giorni una nuova campagna, mi permetto di dire diffamatoria, nei confronti di un uomo di Chiesa che spesso trova spazio sulle vostre pagine e che stimo. Parlo di Enzo Bianchi. Fatto ancora più grave le accuse – di eresia!! – provengono da un altro uomo di Chiesa e trovano risonanza in ambienti e testate online che si autodefiniscono punto di riferimento per i cattolici. Mi perdoni l’ignoranza di questa mia considerazione più logica che teologica: ma Benedetto XVI nominerebbe un "eretico" come esperto al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio? Le diocesi inviterebbero Enzo Bianchi a tenere incontri, riflessioni, esercizi per presbiteri se fosse appunto "eretico" o anche solo non più che ortodosso al magistero cattolico? Enzo Bianchi sarebbe uno degli esperti più ascoltati in liturgia se fosse "eretico"?
Insomma, secondo certi signori, tutti – Avvenire compreso – si sarebbero fatti abbindolare, tranne loro. C’è il bisogno di ulteriore malignità nella nostra Chiesa? Le auguro un buon proseguimento del cammino quaresimale.
Giovanni Todeschini, Lecco

Il Direttore risponde:
Ammetto di non essermi reso conto per diversi giorni di che cosa era stato scritto di tragicamente ridicolo su internet contro Enzo Bianchi e – en passant – anche contro Avvenire. Lui accusato – udite udite – di eresia monofisita (cioè di considerare Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, solo un uomo) e questo giornale accusato – ri­udite ri-udite – di tenergli bordone. Ammetto anche, gentile e reverenda sorella e caro signor Todeschini, di essere rimasto quasi senza parole nel leggere le argomentazioni usate da un uomo di Chiesa, il professor Livi, del quale – fin qui – avevo solo sentito parlare. Ho scoperto un testo feroce, nel quale si procede con metodi degni della peggiore "disinformatsja": estrapolando frasi, selezionando concetti, amputando verità, distillando veleni. Una deformazione doppiamente insultante (per l’autore e per l’intelligenza dei lettori) della bella e intensa meditazione del priore Bianchi sulle tentazioni di Nostro Signore che abbiamo pubblicato il 4 marzo scorso. La mia è la constatazione addolorata e ferita di un giornalista non esattamente alle prime armi e che, dunque, se ne intende un po’ del bene o del male che si può fare impugnando la penna. Ma è anche, e soprattutto, la testimonianza civile di uno che ha denunciato più volte, e a diverso proposito, certe squallide procedure di denigrazione e diffamazione. Mi ha davvero colpito, cari amici lettori, il livore della filippica e mi indigna la disonestà intellettuale dell’operazione tentata nel nome della comune fede cattolica contro Enzo Bianchi e, di rimbalzo, ma non casualmente, contro questo giornale. Si può ovviamente non essere d’accordo con il priore di Bose (o con il sottoscritto o con qualsiasi altro giornalista e collaboratore di Avvenire) su ciò che è opinabile: valutazioni storiche e socio­culturali, opinioni artistiche, scelte lessicali, giudizi politici...
Ma mi è stato insegnato, e a questo insegnamento resto serenamente e cristianamente fedele, che non ci si può mai permettere – con maligni artifici e disprezzo della verità delle cose e delle parole – di porre in dubbio la fede altrui e l’altrui indiscutibile adesione alla buona dottrina cattolica su ciò che opinabile non è. Chi si azzarda a farlo, e in questo caso si è azzardato, dovrebbe essere capace di vergognarsene. Questa è la speranza.
Marco Tarquinio

Falsi profeti: Antonio Livi su Enzo Bianchi

Ne avevamo già parlato qui, tempo addietro.


Enzo Bianchi si presenta come il priore della Comunità di Bose, che i cattolici ritengono essere un nuovo ordine monastico, mentre canonicamente non lo è, perché non rispetta le leggi della Chiesa sulla vita comune religiosa. I cattolici lo ritengono un maestro di spiritualità, un novello san Francesco d’Assisi capace di riproporre ai cristiani di oggi il Vangelo sine glossa, ma nei suoi discorsi la Scrittura non è la Parola di Dio custodita e interpretata dalla Chiesa ma solo un espediente retorico per la sua propaganda a favore di un umanesimo che nominalmente è cristiano ma sostanzialmente è ateo.

Ecco, ad esempio, come Enzo Bianchi commentava il racconto evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto: «Gesù non si sottrae ai limiti della propria corporeità e non piega le Scritture all’affermazione di sé; al contrario, egli persevera nella radicale obbedienza a Dio e al proprio essere creatura, custodendo con sobrietà e saldezza la propria umanità» (Avvenire, 4 marzo 2012). Insomma, un’esplicita negazione della divinità di Cristo, il quale è ridotto a simbolo dell’etica sociale politically correct, l’etica dell’uomo che – come scriveva Bianchi poco più sopra – deve «avere il cuore e le mani libere per dire all’altro uomo: “Mai senza di te”» (ibidem).

Grazie al non disinteressato aiuto dei media anticattolici, Enzo Bianchi ha saputo gestire molto bene la propria immagine pubblica: quando si rivolge a quanti si professano cattolici, Enzo Bianchi veste i panni del “profeta” che lotta per l’avvento di un cristianesimo nuovo (un cristianesimo che deve essere moderno, aperto, non gerarchico e non dogmatico, cioè, in sostanza, non cattolico); quando invece si rivolge ai cosiddetti “laici” (ossia a coloro che hanno smesso di professarsi cattolici oppure non lo sono mai stati ma desiderano tanto vedere morire una buona volta il cattolicesimo), Enzo Bianchi si presenta simpaticamente come loro alleato, come una quinta colonna all’interno della Chiesa cattolica (se non piace la metafora di “quinta colonna” posso ricorrere alla metafora, ideata da Dietrich von Hildebrand, di “cavallo di Troia nella Città di Dio”).

Ora, che i media anticattolici (il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, L’Espresso) ospitino volentieri i sermoni del profeta della fine del cattolicesimo (così come ospitano i sermoni di tutti i piccoli e grandi intellettuali, cattolici e non, che auspicano una Chiesa cattolica senza più dogma, senza morale, senza sacramenti, senza autorità pastorale) non desta meraviglia, visto che si tratta di gente che porta acqua al loro mulino; invece, che i media ufficialmente cattolici si prestino (da almeno dieci anni!) a operazioni del genere fa comprendere fino a qual punto di confusione dottrinale e di insensibilità pastorale si sia arrivati nella Chiesa, almeno in Italia (anche se forse negli altri Paesi di antica tradizione cristiana le cosa stanno pure peggio).

Ho parlato di “insensibilità pastorale”, perché è evidente che organi di informazione che sono istituzionalmente al servizio della pastorale (penso a Famiglia Cristiana, che fu fondata da chi voleva promuove l’apostolato della “buona stampa” e che per decenni è stata diffusa soprattutto nelle chiese; penso ad Avvenire, quotidiano voluto da Paolo VI e gestito dalla Conferenza episcopale) non dovrebbero contribuire alla diffusione di ideologie che sono per l’appunto l’ostacolo massimo che oggi la pastorale si trova davanti. La pastorale infatti è costituita essenzialmente dalla catechesi e dall’evangelizzazione, ossia dall’offerta della verità e della grazia di Cristo a chi già crede e a chi ancora deve arrivare alla fede. Come si fa a portare la verità e la grazia di Cristo agli uomini (quelli di oggi, non diversamente da quelli di ieri) se si nasconde loro che Cristo è il Salvatore, cioè Dio stesso fatto Uomo per redimerci dal peccato e assicurarci la salvezza eterna? Come si fa ad avvicinare gli uomini all’Eucaristia, fonte della vita soprannaturale, se agli uomini di oggi si nasconde il mistero della Presenza reale, se non li si educa allo spirito di adorazione, se si annulla la differenza tra l’umano e il divino, se la “comunione” di cui si parla non è principalmente con Dio ma esclusivamente con gli altri uomini (e “comunione” vuol dire solo solidarietà, accoglienza, “fare comunità”)?

Come si fa a far amare la Chiesa di Cristo, «colonna e fondamento della verità», se viene messo in ombra il carisma dell’infallibilità del magistero ecclesiastico, se viene esaltato lo spirito di disobbedienza e la critica demolitrice della legittima autorità stabilita da Cristo stesso? Insomma, non è certo segno di sensibilità pastorale orientare il criterio dottrinale dei propri lettori (per definizione si suppone che siano cattolici) con i discorsi bonariamente eretici di Enzo Bianchi. Il quale, peraltro, non fa mistero della sua piena condivisione delle proposte riformatrici di Hans Küng, che con il linguaggio tecnico della teologia dogmatica ha enunciato e continua a enunciare le medesime eresie che Bianchi enuncia con il linguaggio retorico della saggistica letteraria. Nessuno si è sorpreso infatti leggendo sulla Stampa di Torino un recente articolo di Enzo Bianchi (13 marzo 2012) nel quale il priore di Bose ribadisce il suo sostegno alle tesi di Hans Küng, prendendo occasione da una nuova edizione italiana del suo Essere cristiani.

Hans Küng, che è il più famoso (meglio si direbbe famigerato) di tutti i falsi teologi che hanno diffuso nella Chiesa cattolica, a partire dalla seconda metà del Novecento, le ideologie secolaristiche che oggi costituiscono quell’ostacolo alla pastorale del quale parlavo. Lo esalta presentandolo come una specie di “dottore della Chiesa” ingiustamente inascoltato, guardandosi bene dal ricordare (ma lo sanno persino molti lettori della Stampa) che il professore svizzero ha sempre negato la verità dei dogmi della Chiesa e il fondamento teologico della morale cattolica, disconoscendo sempre la funzione del magistero ecclesiastico (a partire dal libro intitolato Infallibile?). Küng non è stato scomunicato né è stato messo a tacere (peraltro, tutti gli editori più importanti dell’Occidente scristianizzato hanno pubblicato e diffuso le sue opere), e non c’è ragione alcuna per la quale egli debba presentarsi ed essere presentato come una vittima della repressione da parte della gerarchia ecclesiastica.

Per disegnargli intorno alla testa l’aureola della santità, Enzo Bianchi parla di Küng come di un protagonista del Vaticano II, facendo finta di ignorare che un concilio ecumenico è un’espressone solenne del magistero ecclesiastico (protagonisti ne sono soltanto i vescovi, e i documenti approvati al termine dei lavori hanno un eminente valore per la dottrina della fede in quanto convocato, presieduto e convalidato dai Papi) e non un convegno internazionale di teologi (Hans Küng, come “perito”, non ha avuto nel Concilio né voce né voto). Insomma, Enzo Bianchi vorrebbe far credere che Küng, malgrado i suoi meriti teologici, non avrebbe ottenuto dall’autorità ecclesiastica la benevolenza e i riconoscimenti che gli spettavano; addirittura, insinua Bianchi, alla Chiesa conveniva mettere Küng, piuttosto che il suo collega Ratzinger, a capo della congregazione per la Dottrina della fede.

Sono assurdità che possono andar bene solo per i lettori della Stampa (quotidiano di collaudata tradizione massonica), ai quali non importa nulla della fede cristiana ma sono ben contenti di vedere la Chiesa cattolica in preda a una profonda crisi dottrinale e disciplinare, sperando che tutto ciò affretti la sua definitiva scomparsa dalla scena sociale e politica. Ma Bianchi è ospitato anche dalla stampa cattolica, e in quella sede l’assurdità di cui parlavo dovrebbe essere percepita da qualcuno.

Qualcuno dovrebbe rinfacciare a Bianchi l’ipocrisia di presentare come vittima del potere ecclesiastico senza dire che il teologo svizzero non ha mai voluto riconoscere la legittimità (cioè l’origine divina) di questo potere, che ad altro non serve se non alla custodia fedele e alla interpretazione infallibile della verità che salva. Bianchi si guarda bene dal riferire tutte le contumelie e gli insulti che Hans Küng è solito scrivere (anche in italiano, sul Corriere della Sera) contro quei papi (soprattutto Paolo VI e Giovanni Paolo II) che non gli hanno dato ragione (e come avrebbero potuto?).
_______________________
[Fonte. La bussola quotidiana]

Una splendida confortante notizia: nuovi fiumi di Grazia per la Chiesa dalla baia di Liverpool.

Aggiornamento:Inserisco alcune immagini della celebrazione di ieri, sabato 24 marzo, alla presenza del Vescovo:




Apprendiamo da Riposte Catholique che oggi è inaugurato il Santuario Saint-Pierre, Saint-Paul e Sainte-Philomène de Wirral che, dal 1935, sovrasta la baia di Liverpool. In questa occasione, circostanza non frequente, la Penitenzeria apostolica ha emanato un decreto che accorda la benedizione pontificia ed una indulgenza plenaria ai fedeli che parteciperanno alla cerimonia.
E' dunque un gran giorno per i cattolici della regione di Liverpool che ritroveranno l'uso di questa Chiesa d'ispirazione Rinascimentale, costruita in mattoni su pianta cruciforme e coronata da una cupola di rame. Soprattutto, ed è ciò che rende l'evento particolare, il Santuario non sarà dedicato soltanto all'adorazione quotidiana del Santo Sacramento ma anche interamente dedicato alla forma straordinaria del Rito Romano. Infatti, in virtù di un accordo sottoscritto nel maggio 2011, è l'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote che servirà questo luogo di culto che rappresenta, di fatto, il suo primo apostolato in Gran-Bretagna.

Oggi dunque Mons. Wach, Priore generale dell'ICRSP, celebra la messa alle 10,30 in presenza del vescovo di Shrewsbury, Mons. Davies, che dal canto suo pronuncia l'omelia e impartisce la benedizione pontificia. Per questa giornata di festa sono attesi numerosi fedeli ed anche rappresentanti della molto attiva Latin Mass Society nonché il presidente della Federazione internazionale Una Voce, Leo Darroch. Il priore del Santuario è il canonico Meney.

venerdì 23 marzo 2012

Risposta pubblica di Mons. Williamson alla lettera di Mons. Bux

Addendum: Inserisco una premessa, che non ritenevo necessaria, dal momento che mi sembrava e mi sembra la cosa più naturale offrire in questo momento ogni informazione interessante sul fronte della vicenda Santa Sede - FSSPX, senza dovermi per questo veder affibbiare etichette di ogni tipo, compresa quella di sedevacantista. Mi pare normale che i cattolici che come me amano la Tradizione siano in apprensione e, sperando e pregando, seguano l'avvicendarsi degli eventi che ci vengono incontro giorno dopo giorno. Sono consapevole che Mons. Williamson appartiene all'ala più intransigente della Fraternità e sono consapevole anche che, dal canto suo, Mons. Fellay invece non vuole di sicuro chiudere con Roma. Naturalmente, se non gli saranno imposte condizioni-capestro; il che ci auguriamo tutti non avvenga se malauguratamente non è già avvenuto. Purtroppo conoscendo una certa ala curiale, c'è da temerlo. Nostro compito in questo momento è pregare e affidare tutto al Signore e alla nostra Madre Santa e Benedetta.

Risposta pubblica alla lettera aperta di Mons. Nicola Bux
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Londra, 22 marzo, 2012.

Monsignore,
nella lettera aperta del 19 marzo, indirizzata a Mons. Fellay e a tutti i sacerdoti della Fraternità San Pio X, Lei ci chiede di accettare la sincera e calorosa offerta di riconciliazione che il Papa Benedetto XVI sta facendo alla Fraternità per sanare l’annosa spaccatura fra Roma e la FSSPX. Essendo uno dei sacerdoti della FSSPX ai quali Lei si è rivolto, mi permetta di esprimerLe la mia opinione, su come, secondo me, avrebbe potuto rispondere quel “grande uomo di Chiesa” che fu Mons. Marcel Lefebvre.

La sua lettera inizia con un appello a fare “ogni sacrificio per l’unità”. Ma non può esserci vera unità cattolica che non sia fondata sulla vera Fede Cattolica. Il grande Arcivescovo fece ogni sacrificio per l’unità nella vera dottrina della Fede. Ahimè, i colloqui dottrinali del 2009-2011 hanno dimostrato che la spaccatura dottrinale fra la Roma del Vaticano II e la FSSPX è quanto mai ampia.

Riferendosi a questa spaccatura, Lei, il 19 marzo, parla solo di rimanenti “perplessità, punti da approfondire, da meglio chiarire”, ma il 16 marzo il Card. Levada è stato categorico dichiarando che la posizione assunta da Mons. Fellay il 12 gennaio “non è sufficiente a superare i problemi dottrinali”. Una volta Mons. Fellay ha osservato che per quanto gli uomini di Chiesa di Roma possano differire tra loro, sarà la loro unità a contare, ma in ogni caso sacrificare la Fede per l’unità equivarrebbe ad una unità infedele.

Certo, come Lei ci ricorda, la Chiesa è un’istituzione insieme divina e umana; e come è certo che l’elemento divino non può fallire, così in definitiva è la Chiesa stessa che non può fallire e il sole sorgerà di nuovo. Ma quando Lei dice che “già si intravede l’alba”, mi permetta di dissentire, perché la vera Fede che la FSSPX ha apportato nei colloqui dottrinali, non la si vede splendere nella Roma del Vaticano II, dove di conseguenza la FSSPX non può essere al sicuro. Essa non potrebbe apportare della luce se adottasse le tenebre conciliari.

La sincerità del Papa nel suo desiderare il ritorno della FSSPX alla “piena comunione ecclesiale”, com’è dimostrato da una serie di gesti di buona volontà, è fuori dubbio, ma “una comune professione di fede” fra la FSSPX e coloro che credono nel Vaticano II non è possibile, tranne che la FSSPX non venga meno alla Fede da essa difesa nei colloqui dottrinali. E quando al cospetto di ogni cedimento la FSSPX grida “Dio non voglia!”, questo grido, tolto là dov’è soffocato, viene compreso dovunque nel mondo e apporta alla Chiesa Cattolica quei frutti che oggi sono l’eccezione piuttosto che la regola.

Certamente, “questo è il momento opportuno”, è “l’ora favorevole” per una soluzione degli agonizzanti problemi della Chiesa e del mondo. Tuttavia, la soluzione sta in ciò che la Madre Celeste ha chiesto da lungo tempo, e questa soluzione dipende solo dal Santo Padre. Infatti, quando Nostro Signore affidò tale soluzione a Sua Madre, lei disse che si trattava dell’unica soluzione idonea, così che Egli non potrebbe permettere una soluzione diversa senza far passare Sua Madre per bugiarda! Cosa inconcepibile!

Pur essendo da tempo nota questa soluzione, com’è possibile che il Cielo abbia lasciato il mondo in un’angoscia come quella degli ultimi 100 anni, senza provvedere ad un rimedio come quello fornito tramite il profeta Eliseo per la lebbra del generale siriano Naaman? Umanamente parlando, bagnarsi nel Giordano sembrava ridicolo, ma nessuno poteva dire che fosse impossibile. Bastava solo un po’ di fede e di umiltà. Il generale pagano mise insieme la fede e la fiducia nell’uomo di Dio e fece ciò che aveva chiesto il Cielo, e ovviamente fu istantaneamente guarito.

Sia il Santo Padre a mettere insieme bastanti fede e fiducia nella promessa della Madre Celeste! Sia lui a cogliere questo “momento opportuno”, prima che l’intera economia mondiale crolli in rovina e prima che dei pazzi scatenino la terza guerra mondiale nel Medio Oriente! Sia lui, lo preghiamo, lo imploriamo, a salvare la Chiesa e il mondo, facendo semplicemente ciò che ha chiesto da tempo la Madre Celeste. Non è impossibile. Lei supererebbe tutti gli ostacoli a suo modo. Facendo ciò che lei chiede da tempo, solo il Papa potrà salvarci oggi da inimmaginabili – e inutili – sofferenze.

E se egli ritiene che un qualche apporto in preghiera e in azioni da parte dell’umile FSSPX, possa aiutarlo a consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i vescovi del mondo, che la Madre Celeste vuole radunati, egli sa che può contare in primo luogo sul sostegno di Mons. Fellay e degli altri tre vescovi della FSSPX,
l’ultimo dei quali è

il suo devoto servitore in Cristo
+ Richard Williamson

giovedì 22 marzo 2012

Siamo solo all'inizio delle celebrazioni dei 50 anni del Vaticano II. Alcune "chicche" dalla Francia.

Apprendiamo da Le Forum Catholique che nei numeri in vendita in questi giorni di due settimanali modernisti francesi dedicati al concilio Vaticano II, se ne esplicita, con l'enfasi di grandi conquiste, in cosa è consistita la "rivoluzione" dallo stesso apportata. Li segnaliamo perché non differiscono di certo dalle trionfalistiche convinzioni degli sfegatati "conciliaristi" di ogni dove e anche perché chiunque affermi che il concilio ha provocato una vera e propria rivoluzione nella chiesa (compresa la FSSPX ma non solo) viene tacciato da integrista. E, tuttavia, sono proprio gli adepti del Vaticano II a dar loro ragione :
  1. "La Vie" ex-cattolico spiega quali sono, 50 anni dopo, le vere rivoluzioni del Vaticano II :
    • Prima rivoluzione : "essere nel cuore del mondo" ;
    • Seconda rivoluzione : "ritrovare le radici ebraiche" ;
    • Terza rivoluzione : "la santità per tutti i battezzati".

  2. Pélerin dal canto suo afferma che la "Chiesa, grazie al concilio, entra nel mondo" e che ci sono 7 rivoluzioni nel concilio.
    • Prima rivoluzione : "La Chiesa Popolo di Dio" ;
    • Seconda rivoluzione : "Libertà religiosa e dialogo interreligioso" ;
    • Terza rivoluzione : "La missione dei laici" ;
    • Quarta rivoluzione : "La riforma liturgica" ;
    • Quinta rivoluzione : "Il ruolo dei vescovi [o della collegialità]" ;
    • Sesta rivoluzione : "La parola di Dio per tutti" ;
    • Settima rivoluzione : "La Chiesa dialoga col mondo".
Ci vorrebbe un volume per sviluppare i punti di ogni singolo elemento "rivoluzionario". Penso di riprenderli uno dopo l'altro. Per oggi comincio con la "Libertà religiosa"
Libertà religiosa

Il pensiero post-illuminista, che purtroppo è stato influente anche all’interno della Chiesa per effetto dell’abbandono del principio aristotelico della non contraddizione, ha portato all’affermazione che le diverse religioni sono tra loro complementari: ognuno contiene i “semi di verità”, che in verità il Padri – come λογόι-σπερματικόι/Semina Verbi – attribuivano alle filosofie, anche se l’espressione risulta coniata da Giustino. «Tutto ciò che rettamente enunciarono e trovarono via via filosofi e legislatori, in loro è frutto di ricerca e speculazione, grazie ad una parte di Logos. Ma poiché non conobbero il Logos nella sua interezza, che è Cristo, spesso si sono anche contraddetti» (Seconda apologia, X, 2-3).

Infatti, secondo i Padri dei primi secoli, compreso S. Agostino, i semina Verbi non fecondano le religioni pagane, alle quali riservano giudizi molto severi, quanto piuttosto la filosofia greca e la sapienza dei poeti e delle Sibille.

Invece, a partire dal Vaticano II, fuori dei confini della chiesa visibile, e in concreto nelle diverse religioni, si possono trovare " semi del Verbo"; il motivo si combina spesso con quello della luce che illumina ogni uomo e con quello della preparazione evangelica (Ad Gentes, nn. 11 e 15; Lumen gentium, nn. 16-17; Nostra aetate, n. 2; Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 56).

La teologia dei semi del Verbo inizia con san Giustino. Di fronte al politeismo del mondo greco, Giustino vede nella filosofia un'alleata del cristianesimo, perché ha seguito la ragione; ma ora questa ragione si trova nella sua totalità soltanto in Gesù Cristo, il Logos in persona. Solamente i cristiani lo conoscono nella sua integrità. Di questo Logos però è partecipe tutto il genere umano; perciò da sempre c'è stato chi è vissuto in conformità con il Logos, e in questo senso ci sono stati "cristiani", pur avendo essi avuto soltanto una conoscenza parziale del Logos seminale. C'è molta differenza tra il seme di una cosa e la cosa stessa; ma in ogni modo la presenza parziale e seminale del Logos è dono e grazia di Dio. Il Logos è il seminatore di questi “semi di verità”.

Nella sua ripresa moderna, quindi, la formula è applicata proprio alle religioni non cristiane, secondo due significati. Il primo è anche quello del Concilio Vaticano II, nei cui documenti i ‘semina Verbi’ sono la misteriosa presenza di Cristo salvatore in tutte le religioni, in quanto esse possono avere di “vero e santo” e quindi anche di salvifico, sempre però attraverso Cristo per vie che solo lui conosce. Il secondo compare in alcune correnti teologiche della seconda metà del XX secolo, secondo le quali le religioni non cristiane avrebbero capacità salvifica non mediata ma propria, perché esprimerebbero molteplici esperienze del divino, indipendenti e complementari, e Cristo – piuttosto che l’unica Via necessaria – sarebbe il simbolo di questa molteplicità di esperienze e di percorsi dell’intelletto e dello spirito.

Ovvio constatare quanto tutto questo nuovo ‘senso’ dottrinale influisca sulla pratica pastorale, sulla missione, sul profilo pubblico della Chiesa.

Conseguenza: la rivelazione Apostolica custodita nella Chiesa cattolica non avrebbe la pienezza della Verità. Quindi si cade nell’inganno di credere che le verità parziali possano essere la porta d’accesso alla verità totale. Invece “in una dottrina globalmente falsa la verità non è l’anima della dottrina, ma la schiava dell’errore”. (R. Garigou Lagrange OP, De Revelatione, Gabalda, Paris, 1921, II, p 436)

Non si può ignorare che i frammenti di verità presenti nelle altre religioni e confessioni cristiane hanno un ruolo parziale incompleto mentre gli errori all’interno dei quali sono costrette le distorcono e ne falsano la vera portata. Si pensi all’esclusione del dogma della Trinità da parte del giudaismo e dell’islamismo.

« Possiamo fare (...) della libertà religiosa un argomento ad hominem contro coloro che, pur proclamando la libertà di religione, perseguitano la Chiesa (stati laici e socialisti), o ostacolano il suo culto, direttamente o indirettamente (stati comunisti, islamici, ecc). Questo argomento ad hominem è giusto e la Chiesa non lo respinge, usandolo per difendere efficacemente il proprio diritto alla libertà. Ma non ne consegue che la libertà religiosa, considerata in se stessa, sia per i cattolici sostenibile in linea di principio, perché è intrinsecamente assurdo ed empio che la verità e l'errore debbano avere gli stessi diritti ». (Padre Reginald Garrigou-Lagrange O.P)

« La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non sta nella tolleranza delle convinzioni errate, per quanto sincere possano essere, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore in cui vediamo cadere i nostri fratelli… Se Gesù è stato buono con gli sviati e i peccatori, Egli non ha rispettato i loro erronei convincimenti, per quanto apparissero sinceri.: Egli ha amato tutti per istruirli, convertirli e salvarli ». (Pio X, Notre charge apostolique, 25 agosto 1910)

Maria Guarini

martedì 20 marzo 2012

Lettera di don Nicola Bux al Superiore della Fraternità S. Pio X

Martedì 20 marzo 2012. Pubblichiamo la lettera che don Nicola Bux ha indirizzato al Superiore della Fraternità S. Pio X.


A Sua Eccellenza Mons. Bernard Fellay
e alla Fraternità sacerdotale san Pio X

Eccellenza Reverendissima,
cari Fratelli,

la fraternità cristiana è più potente della carne e del sangue, perché in essa si anticipa, grazie alla Divina Eucaristia, la vita del Paradiso.

Gesù Cristo ci ha chiamati a fare l'esperienza della comunione: è in questa che il nostro io consiste. Comunione è stima a priori per l'altro, perché abbiamo in comune l'unico Signore. Perciò la comunione è disponibile ad ogni sacrificio per l'unità: una unità che deve essere visibile, secondo l'anelito finale di nostro Signore nella preghiera al Padre: “ut unum sint, ut credat mundus”; visibile, perché è la testimonianza decisiva degli amici di Cristo.

È indubbio che non pochi fatti del Concilio Ecumenico Vaticano II e del periodo successivo, legati all’elemento umano di questo avvenimento, abbiano rappresentato vere calamità ed addolorato grandi uomini di Chiesa. Ma Iddio non permette che la Sua Chiesa giunga all’autodistruzione.

Non possiamo considerare la durezza dell’elemento umano senza avere fiducia in quello divino, cioè nella Provvidenza che, pur nel rispetto della libertà umana, guida la storia, e in particolare la storia della Chiesa.

La Chiesa è istituzione divina, divinamente garantita ed è pure un fatto umano. L’aspetto divino non nuoce all’elemento umano – personalità e libertà - e non lo inibisce necessariamente; l’aspetto umano, rimanendo integro, ed anche compromettente, non nuoce mai all’aspetto divino.

Per motivo di Fede, ma anche per le conferme che, sia pur lentamente, si manifestano sul piano della storia, crediamo che Dio, in questi anni, abbia preparato e prepari uomini degni per rimediare ai tanti errori ed ai tanti cedimenti che tutti deploriamo, che già spuntino e sempre più spunteranno opere sante, secondo una strategia divina che collega l’opera di anime lontane e che neppure si conoscono, ma il cui agire costituisce un disegno, come è meravigliosamente accaduto nel secolo in cui si ebbe la dolorosa rivolta di Lutero.

Si tratta di divini interventi che pare si moltiplichino quanto più si intorbidano i fatti. Di tutto questo parlerà soprattutto l’avvenire. Ma noi ne siamo già certi e di tutto questo si vede l’alba.

Per qualche tempo l’incertezza dell’alba combatte con le tenebre, lente a ritirarsi, ma quando si vede l’alba si sa che c’è il sole e che il sole continua ad incedere nei Cieli!

Con le parole di Santa Caterina da Siena, possiamo quindi dirvi: “Venite sicuramente a Roma”, presso la casa del Padre comune, che ci è stato donato come perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità cattolica.

Venite a partecipare di questo benedetto avvenire, di cui, pur in mezzo a tenebre persistenti, già si intravede l’alba.

Il vostro rifiuto aumenterebbe lo spazio delle tenebre, non quello della luce. Molteplici sono gli sprazzi di luce che già ammiriamo, primo fra tutti il delinearsi della grande restaurazione liturgica, operata dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, che sta suscitando in tutto il mondo un ampio movimento, di cui fanno parte soprattutto giovani, che intendono zelare il culto del Signore.

Come dimenticare però altri gesti concreti e significativi del Santo Padre, come la remissione delle scomuniche ai Vescovi ordinati da Mons. Lefebvre, l’apertura di un confronto aperto sulla interpretazione del Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione, e per questo anche il rinnovamento della Commissione Ecclesia Dei?

Certamente possono restare ancora perplessità, punti da approfondire, da meglio chiarire, come il discorso sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso (che ha già comunque ricevuto un’importante precisazione dalla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus del 6 agosto 2000), e quello sulla maniera in cui intendere la libertà religiosa.

Anche su questi punti, la vostra presenza, canonicamente garantita, nella Chiesa aiuterà a portare maggiore luce.

Come non valutare l’apporto che potrete dare, grazie alle vostre risorse pastorali e dottrinali, alle vostre capacità e sensibilità, al bene di tutta la Chiesa?

Questo è il momento opportuno, questa è l’ora favorevole per ritornare: Timete Dominum transeuntem: non lasciatevi sfuggire l’occasione di grazia che il Signore vi offre, non lasciate che passi accanto a voi e non la riconosciate.

Potrà il Signore concederne un’altra?

Non dovremo tutti un giorno comparire di fronte al Suo Tribunale, e rispondere non solo del male compiuto, ma anche di tutto il bene che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto?

Il cuore del Santo Padre palpita: Egli vi attende con ansia, perché vi ama, perché la Chiesa ha bisogno di voi per una comune testimonianza di fede in un mondo sempre più secolarizzato e che sembra volgere le spalle al Suo Creatore e Salvatore.

Nella piena comunione ecclesiale con la grande famiglia, che è la Chiesa cattolica, la vostra voce non sarà disprezzata, il vostro impegno non sarà né trascurabile né trascurato, ma potrà portare, con quello di tanti altri, frutti abbondanti; al di fuori verrebbe invece disperso.

L'Immacolata ci insegna che troppe grazie si perdono perché non vengono richieste: siamo convinti che con una risposta favorevole alla proposta del Santo Padre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X diventerà uno strumento per accendere nuovi raggi alle dita della nostra Madre celeste.

In questo giorno a Lui dedicato, voglia San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, Patrono della Chiesa Universale, ispirare e sostenere i vostri buoni propositi: “Venite sicuramente a Roma”.

Roma, 19 marzo 2012
Solennità di San Giuseppe
d. Nicola Bux

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[Fonte: Scuola Ecclesia Mater]

Don Nicola Bux è di certo un ratzingeriano, lui stesso promotore della Riforma della Riforma su cui ha scritto La Riforma di Benedetto XVI, che ha suscitato l'attenzione della Fraternità, che - attraverso una lettera aperta - gli ha fatto alcune puntualizzazioni.
Celebra secondo l'antico rito ed è professore di liturgia orientale presso la Facoltà teologica delle Puglie. È anche consultore presso la CDF, l'ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Papa e la Congregazione per il Culto Divino.

I suoni della normalità.

Avverto i lettori che questo non è un blog della FSSPX, come potrebbe apparire dagli ultimi post che hanno registrato gli eventi che si stanno affollando nell'ultimo periodo, in questo delicato momento in cui se ne attende la regolarizzazione canonica.

Il Distretto tedesco della Fraternità di San Pio X presenta il film di Guenther B. Ginzel sulla Fraternità. È di sicuro uno di quelli più apprezzati degli ultimi anni. Così ne parla oggi il blog Rorate caeli. Evidentemente non siamo i soli a seguire con attenzione tutto quanto sta accadendo, cogliendo i molti segnali che la realtà dei fatti ci invia.

Davvero le immagini possono dire più di tante parole. Guardate e vedrete mirabilia Dei. Non credo di esagerare. Apprezzo molto l'equilibrio di Mons. Fellay e mi piacerebbe riscontrarlo in tutti, anche se non deve destare meraviglia che nella Fraternità, come accade del resto nella Chiesa, alberghino diverse anime. Se devo essere sincera apprezzo meno i toni e alcuni contenuti di don de Cacqueray, ad esempio....
Non è necessario capire una sola parola di tedesco per godersi le immagini e i suoni del film prodotto dalla rete pubblica tedesca ARD e trasmesso dal suo canale principale, Das Erste, all'inizio di quest'anno sulla Fraternità San Pio X: " Revolte gegen Rom ".[Il titolo non lo trovo ben azzeccato, anzi lo trovo fuorviante, se non lo comprendo male]

Il produttore del film segue la Fraternità in Germania attraverso la vita di una donna giovane, Veronika Fleischer, uno studente della St. Teresa School, in Schönenberg (Ruppichteroth, Nord Reno-Westfalia), e di un giovane, p. Elias Stolz, un Diacono nelle settimane precedenti fino alla sua ordinazione sacerdotale, nel Seminario Sacro Cuore (Zaitzkofen, Baviera).



La cosa più impressionante è come sembra tutto insignificante: non c'è nessun segreto, non è una "setta", non c'è davvero nulla da nascondere, in un film prodotto da un'emittente pubblica dalla quale non ci si aspetta solidarietà in tali questioni. La meraviglia della normalità cattolica pervade tutto: non diremo che non è cattolico, ma sicuramente si vede che tale è.

lunedì 19 marzo 2012

Per l'Ordinariato inglese, Roma ripristina il calendario liturgico tradizionale


Qualcuno ha considerato Anglicanorum Cœtibus, la costituzione di Benedetto XVI che permette agli anglicani di entrare nella Chiesa cattolica senza abbandonare le loro migliori tradizioni, come un abbozzo, o meglio una legge-quadro, i cui dettagli avrebbero dovuto essere precisati.

Per l'Ordinariato personale inglese di Nostra Signora di Walsingham, Roma ha appena accordato la restaurazione del calendario liturgico tradizionale. Le domeniche dette « del tempo ordinario » nel messale di Paolo VI, sono abbandonate e sostituite dalle « domeniche dopo l'Epifania » e le « domeniche dopo la Trinità » (questo tempo particolare è proprio degli usi liturgici anglicani ; noi parleremmo di « domeniche dopo la Pentecoste » ). Le domeniche dette dalla « Septuagesima», della « Sessagesima » e della « Quinquagesima » sono ripristinate (non esistono nel messale di Paolo VI, ma sono mantenute per coloro che utilizzano il messale di San Pio V). Le « Rogazioni », tre giorni di preghiere pubbliche prima dell'Ascensione, sono ripristinate a quelle date (esse sono mobili per il rito riformato secondo i voti propri delle conferenze episcopali; fisse per il rito tradizionale). I giorni deti delle « Quattro Tempora » sono ripristinati (essi sono spariti dal messale di Paolo VI; mantenuti da quello di San Pio V). L'Ottava di Pentecoste è ripristinata (soppressa dal messale del 1969; mantenuta da quello del 1962).

Inoltre e la circostanza non è affatto secondaria, l'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham ha già fatto sapere che tutte le liturgie eucaristiche saranno celebrate ad orientem...

sabato 17 marzo 2012

Aggiornamenti dal fronte caldo francese. Il vescovo di Carcassonne chiude la Cattedrale al pellegrinaggio della FSSPX

Apprendiamo oggi da Riposte catholique:

Mentre Mons. Bonfils, pieno di sollecitudine, ha appena conferito le cresime ai fedeli della FSSPX in Corsica, senza chiedere contropartite al sacerdote del luogo, padre Mercury, Mons. Planet vescovo di Carcassonne, rifiuta l'accesso della cattedrale ai pellegrini, col pretesto che essi seguono sacerdoti della FSSPX.

Già lo scorso anno, Mons. Planet vietava l'accesso al Santuario di Notre-Dame de Marceille. Perepiscopus ne aveva parlato.

Quest'anno, nell'intento di placare la situazione, padre Jérôme Le Noac’h, della FSSPX, ha deciso di far celebrare la messa del pellegrinaggio a metà percorso, nella proprietà di alcuni fedeli ed ha ridotto la pubblicità intorno al pellegrinaggio stesso: il 17 marzo i pellegrini non potranno esprimere le loro devozioni - anche se private - nella basilica che sarà chiusa.

Rileviamo quindi, guardando a Mons Bonfils (e molti altri che aprono volentieri le porte alla FSSPX) [a questo riguardo non sembrano aver ben presenti gli incresciosi retroscena evidenziati da questo documento di Don de Cacqueray e le insidie da noi prefigurate in un precedente thread. C'è, chiaro, il sentore di cosa possono aspettarsi. Ma crediamo siano dei lottatori vaccinati.] e Mons. Planet la cesura che si delinea in seno all'episcopato francese, tra coloro che si dicono pronti ad accogliere i fedeli della FSSPX e coloro che frenano con ogni ostinazione sicuramente sperando di far cadere in fallo fedeli e sacerdoti esasperati.


Qui sotto pubblichiamo alcune belle immagini del pellegrinaggio, comprese quelle della celebrazione all'aperto.

Addendum, da la Porte Latine, molto chiarificativo della reale portata della situazione:

Oggi è difficile vedere un'aumento di fiducia da parte sua [parla di mons. Planet], si esigono unilateralmente nuove condizioni perché possa perpetuarsi una situazione che aveva funzionato alla perfezione per 15 anni. Sia la diocesi che la scuola della Fraternità erano coscienti che tutti i problemi dottrinali liturgici e canonici non erano regolati appieno - lasciando che se ne occupassero le rispettive autorità - ma una certa disponibilità, non cercando di risolvere punti di vista divergenti da quarant'anni, permetteva localmente un certo ritorno di fiducia. Ora, ciò si trova manifestamente scosso dalle nuove esigenze imposte dal vescovo:
« Se voi preti mi chiedete il potere di confessare, se utilizzate gli Oli Santi della diocesi, se sono io che confermo i ragazzi delle vostre scuole, allora tutto sarà appianato ».
Se con questa richiesta il vescovo di Carcassonne e Narbonne vuole assicurasi che è riconosciuto il suo ministero legittimo, allora siamo pronti a confermarglielo. Se egli auspica, attraverso queste disposizioni, che noi sosteniamo che la « pastorale » dei vescovi di Francia, sia dottrinale che liturgica, è fedele alla tradizione della Chiesa, allora non possiamo convenirne.

In una recente intervista, il nostro superiore generale, Mons. Bernard Fellay, ha dichiarato : « Non c'è alcun dubbio che per l'avvenire ci potrà essere una collaborazione con alcuni vescovi ». Preghiamo Nostro Signore perché susciti vescovi coraggiosi, come Mons. de Castro Mayer in Brasile o Mons. Lazo nelle Filippine che hanno saputo comprendere questa crisi della Chiesa.