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venerdì 16 luglio 2021

Esce oggi «Traditionis Custodes» - (Custodi di 'quale' tradizione?)

Le 'voci' erano notizie. Archiviato il «Summorum Pontificum». Esce oggi «Traditionis Custodes» (Custodi di  quale tradizione?) e va subito al sodo: Sull'uso della Liturgia Romana anteriore alla Riforma del 1970. Di seguito le prime osservazioni a caldo, quelle di immediata evidenza. Di fatto la celebrazione del Rito Romano antico non è più un diritto ma una concessione (mal) tollerata. Ma l'idea di fondo è quella di farla finita al più presto con ogni critica al Concilio, alla quale Benedetto XVI aveva dato una sorta di spazio liturgico. E, già con la soppressione dell'Ecclesia Dei [qui], si erano tarpate le ali alla coesistenza di un mondo tradizionale «ufficiale». Leggo solo ora la Lettera di accompagnamento [qui]. L'intenzione di cancellare il Rito antico emerge esplicita  e rancorosa.  Il testo (da approfondire) contiene contraddizioni: ad esempio dove ricorda che anche San Pio V abrogò riti di non provata antichità.(1) Di fatto intenderebbe abrogare un rito vecchio di secoli ma soprattutto risalente, nell'impostazione, alla prima tradizione apostolica. Questo non regge. Purtroppo sono troppe le cose che non reggono e che non ingoiamo ma subiamo come sentinelle non mute ma impotenti umanamente.
Precedenti quiqui - qui - qui - qui. A proposito di Altare del Sacrificio su cui si perpetua il mistero della nostra Redenzione, un segno inquietante da non dimenticare [qui].

Esce oggi «Traditionis Custodes» - (Custodi di  'quale'  tradizione?)

Il punto centrale attorno a cui tutto ruota è la Riforma voluta dal Vaticano II. Il nuovo motu proprio non tiene in alcun conto la realtà ecclesiale di oggi e ignora l'affezione per il Rito antico cresciuta nel tempo - attraverso le occasioni per conoscerlo e viverne il mistero indicibile - anche tra molti giovani, non esclusi i seminaristi (di fatto è proprio questa la realtà da soffocare...). 
Dà per scontato che i predecessori (indulto di Giovanni Paolo II, a cui accomuna Benedetto XVI), "per promuovere la concordia e l’unità della Chiesa" abbiano esercitato la loro "paterna sollecitudine" verso "coloro che in alcune regioni aderirono alle forme liturgiche antecedenti alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II". Benedetto XVI, col Summorum, avrebbe inteso «facilitare la comunione ecclesiale a quei cattolici che si sentono vincolati ad alcune precedenti forme liturgiche» e non ad altri (2)...
Afferma dunque che sempre nel solco del Summorum "a tre anni dalla sua pubblicazione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha svolto una capillare consultazione dei vescovi nel 2020, i cui risultati sono stati ponderatamente considerati alla luce dell’esperienza maturata in questi anni". [qui] Ed ecco i risultati:
Art. 1. I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano.
Salta dunque perfino l'espressione delle "due forme" dell'unico Rito. Ci sarà molto da dire su questo e non solo...
Art. 2. Al vescovo diocesano, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa particolare a lui affidata,[5] spetta regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi.[6] Pertanto, è sua esclusiva competenza autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962 nella diocesi, seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica.
Salta la facoltà dei sacerdoti di celebrare senza alcuna autorizzazione; anche se di fatto accadeva soltanto in rarissime occasioni per effetto della viscerale avversione dei vescovi non arginata col rimanere nel vago senza una promozione più energica in tutte le diocesi. Avversione con la quale toccherà fare i conti in maniera ben più pressante, dal momento che di seguito vengono posti un'infinità di paletti strettoie e nodi scorsoi:
Art. 3. Il vescovo, nelle diocesi in cui finora vi è la presenza di uno o più gruppi che celebrano secondo il Messale antecedente alla riforma del 1970:
§ 1. accerti che tali gruppi non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici;
§ 2. indichi, uno o più luoghi dove i fedeli aderenti a questi gruppi possano radunarsi per la celebrazione eucaristica (non però nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali);
§ 3. stabilisca nel luogo indicato i giorni in cui sono consentite le celebrazioni eucaristiche con l’uso del Messale Romano promulgato da san Giovanni XXIII nel 1962.[7] In queste celebrazioni le letture siano proclamate in lingua vernacola, usando le traduzioni della sacra Scrittura per l’uso liturgico, approvate dalle rispettive Conferenze Episcopali;
§ 4. nomini, un sacerdote che, come delegato del vescovo, sia incaricato delle celebrazioni e della cura pastorale di tali gruppi di fedeli. [e i nostri sacerdoti?] Il sacerdote sia idoneo a tale incarico, sia competente in ordine all’utilizzo del Missale Romanum antecedente alla riforma del 1970, abbia una conoscenza della lingua latina tale che gli consenta di comprendere pienamente le rubriche e i testi liturgici, sia animato da una viva carità pastorale, e da un senso di comunione ecclesiale. È infatti necessario che il sacerdote incaricato abbia a cuore non solo la dignitosa celebrazione della liturgia, ma la cura pastorale e spirituale dei fedeli.
§5. proceda, nelle parrocchie personali canonicamente erette a beneficio di questi fedeli, a una congrua verifica in ordine alla effettiva utilità per la crescita spirituale, e valuti se mantenerle o meno.
§ 6. avrà cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi.
E, per il futuro, nuovi argini:
Art. 4. I presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano il quale prima di concedere l’autorizzazione consulterà la Sede Apostolica.
Art. 5. I presbiteri i quali già celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l’autorizzazione per continuare ad avvalersi della facoltà.
Art. 6. Gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, a suo tempo eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei passano sotto la competenza della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
Questo significa che il Rito antico sarà subordinato al diritto comune. E ciò potrebbe essere molto oneroso se, per esempio, si condizionasse l’autorizzazione a celebrarlo anche alla partecipazione a intervalli regolari alla nuova liturgia, oppure all’utilizzo del calendario della forma ordinaria, o del nuovo lezionario. Già il motu proprio è intervenuto sulle letture in vernacolo (peraltro ripetute regolarmente già fin da ora. Ma ripetute, non sostituite). Il tutto a discrezione dei vescovi diocesani, cui verrebbe affidata la gestione di questa “tolleranza”, e ai quali la Congregazione per il Culto Divino darebbe sempre ragione contro i preti, i fedeli e le comunità tradizionali. Mentre resterebbero sotto sorveglianza anche i vescovi conservatori.
Art. 7. La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, per le materie di loro competenza, eserciteranno l’autorità della Santa Sede, vigilando sull’osservanza di queste disposizioni.
Art. 8. Le norme, istruzioni, concessioni e consuetudini precedenti, che risultino non conformi con quanto disposto dal presente Motu Proprio, sono abrogate.
Mi fermo qui. Mi sento come sotto le percosse di un maglio maligno. Ma mi affido alla nostra tenera Madre e sono sicura che troveremo il modo di uscire anche da questa strettoia con l'aiuto dei nostri sacerdoti, ai quali assicuriamo la nostra costante preghiera. (Maria Guarini)
_______________________
1. Tragicomica l'ipocrisia del paragonarsi a Pio V, contraddetta nella logica e nei fatti: Pio V abrogò i riti meno antichi di 200 anni poiché erano sospetti di eresia ed innovativi, lasciando in vigore quelli più antichi (Ambrosiano, Mozarabico, Braghense, ecc.) che tuttora coesistono. Esattamente il contrario di quel che Francesco suggerisce e promuove giacché la Messa tridentina, che è il Rito Romano che Pio V non rifece, ma sfrondò e rese comune, risale ai tempi apostolici.
2. La citazione è tratta dal Motu Proprio Ecclesia Dei del 1988 e ad essa Bergoglio ha ritenuto di dover aggiungere quel «e non ad altri», che va nella direzione diametralmente opposta rispetto al Summorum Pontificum, che proprio anche a questi “altri” aveva voluto estendere la possibilità di godere delle ricchezze del Rito antico.

58 commenti:

  1. Triste giorno! Mi chiedo come si possaaffermare che nel nuovo messale confluisca il canone romano se intanto poi non lo usa quasi nessuno. Come si puó poi rappresentare l’unità con un rito che ha diverse preghiere eucaristiche??? E gli altri riti, perchè non sono lesivi dell’unità, ma lo è solo il VO?

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    1. Finalmente si fa chiarezza . L'autorità moderniste non avevano nessuna intenzione di onorare e ripristinare la Messa cattolica ma solo di incanalare e poi soffocare il dissenso (vedi ratzingeriana "riforma della riforma" per cui il Rito sarebbe stato consunto per assorbimento). Non essendoci riuscite tornano alle maniere forti di Paolo VI

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  2. Singolare che il NO sia nato per unire cattolici e protestanti e invece non solo non abbia unito nulla, ma abbia diviso i cattolici.

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  3. Niente li spaventa ,sono un popolo dalla dura cervice.

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    1. Anche il Faraone era di dura cervice, anzi rivendicava pure di essere la rappresentazione di Ra in terra. Come furono di dura cervice alcuni Re israeliti e molti sacerdoti, sino al Sinedrio che mandò a morte Nostro Signore. Sappiamo come è andata la loro storia con Dio. Dio non ha un comportamento un millennio e quello dopo cambia. Dio non è un uomo. Che il Signore ci aiuti ad affrontare quello che verrà, il più fermamente e serenamente possibile, pregando e rimanendo accanto ai veri pastori. Per il momento prego di recuperare il senso dell'equilibrio, tutto gira intorno e sento il cuore come se si stritolasse. So che continuerò ad andare alla Santa Messa ma ciò non toglie che questa decisione sia l'ennesimo segnale di voler distruggere la Chiesa Cattolica Apostolica Romana fondata da Gesù Cristo, della quale è il Capo, anche ora. Ora più che mai !

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  4. Leggendo il "motu proprio" sembrerebbe che si sia eseguito un sondaggio tra i vescovi e che risultando questi in maggioranza contrari alla Messa con i testi di Giovanni XXIII (questa la sola celebrazione in latino ammessa) anche perché, secondo questa maggioranza, non ci sarebbe nel popolo di Dio interesse per il rito ante concilio, si sia deciso di soprassedere al Summorum Pontificum. Come dire: con un sondaggio, altra scivolata nel modernismo.
    Giovanni Cerbai

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  5. Francesco afferma che il desiderio di Benedetto XVI era l’unità. A me pare che fosse più che altro la riforma della riforma.

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  6. Preciso che non sono assiduo frequentatore della messa VO, però leggendo il testo, mi dà l'impressione di proibirne la celebrazione o quantomeno frapporre tanti ostacoli al rito, a cominciare dal sacerdote celebrante che conosca bene il latino, che. senza offesa, non si studia più da quasi 50 anni e forse più, poi tutto è nelle mani dei vescovi, insomma non cancella il SP, ma di fatto gesuiticamente lo sopprime.

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  7. Spiego qui perché mi secca tantissimo quell'ossessione sul leggere le letture in lingua vernacola.

    Nella liturgia è il sacerdote a compiere il rito. Per esempio - faccio solo un esempio - il Pater Noster lo dice solo il sacerdote perché fa parte del rito, e il rito è compiuto solo dal sacerdote, non dai fedeli. Non è necessario che il Pater Noster venga detto anche dai fedeli: sarebbe un gesto inutile (e nella liturgia, "inutile" equivale come minimo a "dannoso"). I fedeli si uniscono all'ultima riga del Pater Noster perché lo prevede il rito, non perché il loro "contributo" alla recita di tale formula faccia loro vivere meglio la liturgia. Nella Novus Ordo si è posto troppo l'accento sulla partecipazione dei fedeli e perciò il Pater Noster è recitato tutti insieme. Ma sarebbe assurdo - e antiliturgico - ipotizzare o esigere che nel Vetus Ordo si dica il Pater tutti insieme contemporaneamente. Nel Vetus tutto quel "partecipazionismo" esasperato non c'è. Non c'è da nessuna parte.

    Vale lo stesso principio per le letture in vernacolo. Il Vetus Ordo non prevede le letture in vernacolo, perché le letture fanno parte del rito che il sacerdote compie, e il testo del rito è in latino. Non è importante che i fedeli capiscano il contenuto delle letture del giorno. Non è importante che i cristiani siano dei finissimi latinisti esperti analizzatori di genitivi di quinta declinazione e deponenti. L'ossessione tutta moderna per le letture in vernacolo viene dalla brama di includere nella liturgia una specie di scuoletta biblica di intrattenimento fedeli. La "liturgia della Parola" come momento didattico. L'infilare a forza una parte didattica in quello che era il rito del Sacrificio. Le letture trasformate in Fatterello Biblico Giornaliero, da cui estrarre magici spettacolari significati. Così assistiamo al comico fenomeno di gente che va a Messa ma, avendo fretta, sgattaiola via dopo le letture: "almeno alla scuoletta parlatoria scrittureggiante ho marcato presenza". La liturgia tradizionale era solo rito, la liturgia moderna è un insalatone misto: cerimoniale, scuoletta, assemblearismo partecipatorio, e un po' anche rito.

    Dunque, nel Vetus Ordo, il leggere "anche in italiano" le letture, è inutile. Non è previsto dal rito, cioè è una distrazione, un danno, un abuso, un interrompere il rito per acconsentire alla curiosità frivola di alcuni fedeli, come se non avessero la possibilità di farsi una cultura biblica altrove. Nel Vetus non c'è nessuna scuoletta biblica. L'unica parte in lingua parlata è l'omelia. Imporre al Vetus le letture "anche" in italiano, o addirittura - come fa il Motu Proprio di oggi - "solo" in italiano, mi fa capire che il Traditionis Custodes non è solo il tipico atto ferocemente dispotico di cui i gesuiti son grandi maestri, ma anche che la guerra è contro la liturgia tradizionale ancor prima che contro i fedeli, tentando di indurli a gesti che giornalisticamente possano esser definiti "scismatici" (il gesuitismo non attacca mai; il gesuitismo ti perseguita in modo professionale, inducendoti a compiere qualche gesto tale da potersi lavare pilatescamente le mani e condannarti per ciò che non hai fatto).

    Qualcuno tenti di avvisare il povero Bergoglio che, stando alla Quo Primum Tempore, è incorso «nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo».

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    1. Infatti l omelia è in vernacolo perché non fa parte in senso stretto del Rito .il sacerdote per dimostrarlo mette la berretta. È qui che le letture possono essere lette in vernacolo e spiegate ai fedeli

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  8. Se ho capito bene, un nuovo prete non può celebrare il vecchio rito come sotto Benedetto ma deve chiedere al suo vescovo, che a sua volta deve chiedere a Roma. Questo rende le cose più difficili. L'intento sembra essere quello di interrompere ogni nuova esperienza del vecchio rito. Inoltre, un novello sacerdote potrebbe temere ritorsioni se dovesse manifestare il suo interesse al rito antico.

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  9. Sfuggite subito le SCUOLE NOVUS ORDO e sceglietene UNA DI RITO ANTICO!
    Li potete trovare qui: www.rinascita.education

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  10. "What man is there among you, of whom if his son shall ask bread, will he reach him a stone? Or if he shall ask him a fish, will he reach him a serpent?"

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  11. ''Non è importante che i cristiani siano dei finissimi latinisti esperti analizzatori di genitivi di quinta declinazione e deponenti.''

    Quanti danni ha fatto, per quel che riguarda l'apprendimento del latino, il metodo ''intedescato'' (cioè partorito dalle ''brillanti'' menti di alcuni linguisti tedeschi di 150/200 anni fa), fondato sull'imparare inutilmente a memoria quelle inutili regole, e adottato nelle scuole del Regno d'Italia verso la fine dell'Ottocento (mercé, stavolta, delle brillanti menti della pubblica istruzione nostrana di 150 anni fa).

    Vorrei che questo video, in cui tutto ciò viene spiegato con precisione, avesse come minimo 1 milione di visualizzazioni------> https://www.youtube.com/watch?v=LAHk9a25oYU&t=1017s


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  12. E noi... TIREREMO DIRITTO.

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  13. L'ennesimo gesto "misericordioso"! E mi parla perfino di unità... Per quel che mi riguarda, io continuerò ad essere presente alla Santa Messa in latino (o Vetus Ordo che dir si voglia)!

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  14. Come eredi spirituali dei cattolici vandeani e dei preti refrattari siamo abituati e non temiamo nè la boscaglia nè i sottoscala. Siamo vicini con la preghiera a quei fratelli, chierici o laici, toccati più da vicino da un atto tirannico, irrispettoso delle leggi liturgiche e sprezzante della salus animarum, affinchè facciano le scelte giuste per la salvaguardia della loro fede. Cit. Enzo Gallo

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  15. Traditoris custodes!
    Silvio Brachetta

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  16. Don Alfredo Morselli
    I profeti di Baal hanno sfidato la Madonna del Carmelo; servono nuovi Elia, che sappiano stare nella caverna, sopportare fuoco vento e terremoto, aspettando la brezza, anche se tarda più delle FFSS.
    Non vuol dire non fare nulla, ma tutto quello che si può perché lamentarsi più di 5 minuti non serve a niente: quanto bene possiamo ancora fare, bene che nessuno ci può impedire di fare?

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    1. Aspettare il Signore e i Suoi tempi va bene. Le FFSS è martirio! Mi sono regalato una piccola battuta da condividere con voi per allegerire il cuore. Preghiera, penitenza e digiuni. Io ho questo davanti. Il castigo sarà doloroso. E, forse, il braccio di Gesù Cristo è già libero dalla presa della Madonna.
      Quante lacrime che starà versando vedendo cosa ci attende.

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  17. Naturalmente, i preti tedeschi possono benedire impunemente le coppie omosessuali e fare tante altre porcate in barba ai documenti romani. A chi vuole celebrare la Messa, invece, toccano le bastonate.
    Un documento che promette di creare inutili divisioni e risentimenti. San Paolo apostolo scriveva che i figli devono rispettare il padre, ma scriveva pure che I PADRI NON DEVONO ESASPERARE I FIGLI. Dunque mi chiedo se i vescovi hanno titolo per lamentarsi delle divisioni e delle "contrapposizioni" dei cattolici che frequentano la Messa antica, visto che con i loro dinieghi e le loro opposizioni (anch'esse in barba alla legge della Chiesa, cioè al Summorum Pontificum che hanno sempre visto come fumo negli occhi) non hanno fatto altro che esasperare i fedeli, i quali spesso non hanno avuto una guida pastorale e sono stati lasciati a se stessi. Essi quindi si lamentano per la situazione che essi stessi hanno creato e la sbandierano come motivo di questa agognata restrizione del Summorum Pontificum.
    La Vergine Maria del Carmelo, che oggi la Chiesa festeggia, non permetterà tutto ciò.
    Francesco Solazzo

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  18. E però resta in piedi il rito giudeo-luterano-gnostico dei nrocatecumenali...

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  19. Sia l'indulto che il motu proprio sono stati emanati per scompaginare il fronte del cattolicesimo (è inutile aggiungere degli aggettivi quali tradizionale o peggio ancora tradizionalista) da parte di coloro i quali non sono cattolici.
    Essi hanno un odio diabolico nei confronti della S. Messa, il quale mira da sempre alla sua estinzione.
    Questo bisogna averlo sempre bene in mente.
    Tutte le blandizie alle quali essi hanno fatto ricorso sono fumo negli occhi. In tutti i loro atti v'è malafede, esattamente come in quelli del demonio.
    Quindi, persuadiamoci che non è successo niente di imprevisto e niente di grave. Anzi! Essi hanno mostrato ancora una volta il loro vero volto e chi intendono servire: Satana.
    Essi non lavorano per la maggior gloria di Dio e per la salvezza delle anime.
    Quanto a noi, prendiamo il nostro bastoni di pellegrini - l'espressione è di PH. Pétain - e procediamo in pace. Dio è con noi!

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  20. @anonimo16,52
    Lo stavo per scrivere io. Perché non si attua giustappunto la stessa misericordiosa unità anche ai neocat?

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  21. @anonimo 16 luglio 2021 ore 16:52

    Eh, ma vuoi mettere... Lì circola la pecunia! E quindi lì tutto è permesso! Mi viene da pensare e da dire che quando la compagnia dei Gesuiti era stata soppressa, non si era sbagliato e non si era fatto danno alla Chiesa. Anzi, tutt'altro!

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  22. Io direi che è scoppiato il bubbone e non può finire qui.Pensateci bene, cade anche la continuità fasulla di Ratzinger...

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  23. Come sono ingenui quelli che invitano ad andare alla FSSPX!
    Ai gerarchi fa piacere chiudere tutti nei recinti con la targhetta SSPX. In alcune città, alla piccola cappella, è stata concesso (oh la bontà del Vescovo) l'uso di una chiesa. La stessa dove celebrano i tradizionalisti del recinto con targhetta SP. Così stanno tutti insieme, nello stesso luogo. Se ne stanno buoni buoni e non si fanno vedere troppo dal mondo. Le vesti nere non van più di moda. Oggi è il rainbow il colore per chi vuol essere all'ultimo grido.

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  24. Lex iniusta non est lex

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  25. Il riassunto: al tradizionalista è stata messa la camicia di forza (ora in maniera ufficiale; l’aveva anche prima) e si è avuto cura di far sì che resti all’interno di recinti appositi. L’osservazione è strettissima. Una pasticca per calmare gli eccessi di devozione e con effetti atrofizzanti sulla sua povera anima assetata della Verità. Una pacca sulla spalla in attesa che muoia.

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  26. La cosa simpatica è il continuo riferimento al Messale del 1962. NON si tornerà mai al rito apotolico, ma alla sua riforma abilmente spacciata per tridentina, quando non lo è affatto, accettando il presupposto dell'articolo 8 che praticamente vieta anche di celebrare la settimana santa non piegandosi alle deformazioni antitradizionali di PIO XII.

    daouda

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  27. Secondo le ultime righe della lettera accompagnatoria,
    “dovrete” essere fedeli al Concilio, stare fuori dalle parrocchie, non crescere come numero di gruppi, e rimanere lì (tendenzialmente a tempo) nella prospettiva di un rientro nei ranghi Novus Ordo.

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  28. La belva modernista ferita a morte che assesta le sue ultime, patetiche zampate. Inutili, perché la tradizione è come l'immigrazione nella mente di lor signori: inarrestabile. Non servono gli accordi di Salvini-Wojtyla, non servono i respingimenti di Minniti-Montini, non servono i muri di Bergoglio-Trump (forse parlando così, nel loro linguaggio, lo capiranno). In ogni caso noi di questo documento ce ne facciamo un baffo, esattamente come la stragrande maggioranza dei preti ogni giorno celebrando la messa nuova se ne fa un baffo di Sacrosanctum concilium, Inter oecumenici e di tutte le altre Instructiones sulla liturgia uscite dal 1965 in poi.

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  29. "Il papa ha deciso di giocare una guerra sporca, gettando la bomba contro i fedeli legati a quella che era stata definita la “forma straordinaria”. Tuttavia, a differenza di Nagasaki e Hiroshima, non è detto che suggelli la vittoria decisiva della guerra contro la resistenza tradizionale. Alla fine, potrebbe rivelarsi una clamorosa vittoria di Pirro.

    "Sono tanti i sacerdoti e i fedeli che in questo momento si sentono umiliati dal loro Pastore e nessuno può conoscerne le conseguenze. Cosa faranno? Accetteranno supinamente? Faranno azioni dimostrative in piazza san Pietro per chiedere alla loro madre Chiesa perché c’è posto per padre James Martin e non per loro? Perché c’è posto per il cammino ereticale tedesco e non per loro? Perché c’è posto per tutti ma non per loro? E ancora: si muoveranno individualmente o qualcuno guiderà la ribellione?

    "Il papa sostiene di aver agito per ristabilire e rafforzare la comunione e l’unità della Chiesa; tuttavia, avanza minacciosa l’ombra che potrebbe far avverare le sue stesse parole quando, nel dicembre 2016, si lasciò andare a quest’espressione: “Non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa cattolica” (Aldo Maria Valli, Duc in album).

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  30. Comme trop de textes issus de Rome, depuis le funeste concile Vatican II, qui blessent la piété et le bon sens des catholiques fidèles, ce nouveau document n'a aucune valeur juridique, théologique ou spirituelle. Il est donc nul et non avenu.

    C'est un texte vexatoire et offensant.

    Il reflète à la perfection le cléricalisme invétéré de son auteur, sa rigidité mentale d'idéologue quinteux et la brutalité de ses manières dépourvues — mais il y a déjà longtemps qu'on le sait ! — de toute espèce de charité.

    Bref, c'est un texte indigne d'un souverain pontife.

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  31. Motu proprio bolscevico, paradossale, "fratelli tutti" tranne che con i cattolici...

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  32. Tranquilli non scoraggiamoci e continuiamo a lottare e frequentare la la Santa Messa di sempre! Quando la notte è più oscura l’alba è vicina!bergoglio passerà ma la Santa Messa di sempre sopravviverà e un giorno sarà di nuovo l’unica Santa Messa della Chiesa Cattolica. bergoglio, i gesuiti e il rito di Paolo VI nel ricordo dei posteri saranno invece sinonimo di eresia e decadenza!

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  33. Leggo nel finale della nota di accompagnamento:
    "Le indicazioni su come procedere nelle diocesi sono principalmente dettate da due principi: provvedere da una parte al bene di quanti si sono radicati nella forma celebrativa precedente e hanno bisogno di tempo per ritornare al Rito Romano promulgato dai santi Paolo VI e Giovanni Paolo II; interrompere dall’altra l’erezione di nuove parrocchie personali, legate più al desiderio e alla volontà di singoli presbiteri che al reale bisogno del «santo Popolo fedele di Dio». "

    Sorvolando sulla bestialità di simili affermazioni e presa alla lettera la seconda: se si dimostra che le parrocchie personali sono legate al bisogno reale del «santo Popolo fedele di Dio» e non alla volontà di singoli presbiteri, se ne potrebbero aprire a volontà...

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  34. Deus, qui ad conterendos Ecclesiae tuae hostes, et ad divinum cultum reparandum, beatum Pium Pontificem Maximum eligere dignatus es: fac nos ipsius defendi praesidiis, et ita tuis inhaerere obsequiis; ut omnium hostium superatis insidiis, perpetua pace laetemur.

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  35. Un documento dal tono dittatoriale che un vero Pontefice non avrebbe mai scritto, un documento che trasuda di livore schiumoso.
    Una vergogna!

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  36. Quello che mi dà da pensare è l'improntitudine con cui liquida l'operato del suo predecessore vivente.
    Tra l'altro decostruendo con indicibile rozzezza l'abile sottile tessitura del Summorum.

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  37. ‘Custodi’ nell’accezione di ‘carcerieri’
    Antonio Stefano Sembiante

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  38. Nella lettera allegata al motu proprio, il Papa scrive: "Ma non di meno mi rattrista un uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”. Se è vero che il cammino della Chiesa va compreso nel dinamismo della Tradizione, «che trae origine dagli Apostoli e che progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo» (DV 8), di questo dinamismo il Concilio Vaticano II costituisce la tappa più recente, nella quale l’episcopato cattolico si è posto in ascolto per discernere il cammino che lo Spirito indicava alla Chiesa. Dubitare del Concilio significa dubitare delle intenzioni stesse dei Padri, i quali hanno esercitato la loro potestà collegiale in modo solenne cum Petro et sub Petro nel concilio ecumenico, e, in ultima analisi, dubitare dello stesso Spirito Santo che guida la Chiesa".

    Il Papa "proibisce" quindi la messa tridentina in nome della difesa del concilio. Afferma che chi dubita del concilio, dubita dello Spirito Santo che guida la Chiesa.

    Appare chiaro che questa persecuzione durerà finché durerà il concilio. E finirà quando finirà il concilio.

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  39. Con l’emanazione del motu proprio Traditionis Custodes e relativa lettera accompagnatoria Papa Francesco – affermando che «l’intento pastorale dei miei Predecessori» volto al «desiderio dell’unità» è «spesso gravemente disatteso» -, ha da oggi ritenuto di abrogare la liberalizzazione del rito antico come forma straordinaria della liturgia. In questo modo, si è modificato il Summorum pontificum (2007) di Papa Benedetto XVI e la Messa in latino torna sorvegliata speciale; addirittura si è previsto tra i compiti dei vescovi di aver «cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi», espressione che, se non fosse chiaro il tema, potrebbe far pensare che i «gruppi» di cui si sta parlando siano oscure sette e non già fratelli nella fede.

    Ora, chi scrive non frequenta celebrazioni di rito antico, cui ha preso parte solo rare volte. Lo premetto non perché nutra riserve verso la Messa in latino, tutt’altro, ma solo per evidenziare che quanto sto per scrivere non è una riflessione “da tifoso” di una parte. Detto questo, ritengo non si possa fare a meno di chiedersi se il «desiderio dell’unità», «spesso gravemente disatteso» dalle disposizioni finora vigenti, possa invece essere raggiunto con una decisione come quella apportata da Traditionis Custodes. Certamente il Papa non improvvisa nulla, ma almeno un dubbio rispetto a questa scelta – soprattutto in rapporto al fine che si prefigge – è lecito porselo. C’è di più.

    In casa progressista – basta un banale guardo ai social, che ormai sono osservatori anche giornalistici assai utili – la decisione del pontefice pare abbia generato un notevole giubilo. Non come dopo la vittoria degli Europei della nazionale di Mancini, ma giù di lì; il che, accostato a reazioni opposte da parte dell’area conservatrice, fa pensare proprio che il disatteso «desiderio dell’unità» non solo rischi di restare insaziato, ma veda le divisioni attuali aggravarsi. Naturalmente, spero di sbagliarmi. In ogni caso – e qui allargo il discorso – che una questione val la pena porsela: perché il rito antico non solo non è mai morto, ma seguita ad attirare se non fedeli quanto meno curiosi?

    Anche solo in una prospettiva sociologica, la domanda non è banale. Sì, perché si tratta di un fenomeno da un lato certo – la Fraternità Apostolica San Pio X, che tale rito ha sempre mantenuto, dal 1976 in poi non solo ha guadagnato fedeli, ma ha registrato un boom di vocazioni (+2000%) – e, dall’altro, controintuitivo. In effetti, mentre la Messa cui tutti, a partire dal sottoscritto, perde fedeli a ritmi preoccupanti (nella cattolica Italia i cattolici praticanti sono forse il 15% del totale, per non parlare delle aree germanofone o nordeuropee, ormai scristianizzate), quella “di una volta” (e, in teoria, candidata all’estinzione) non solo resiste ma guadagna terreno. Affascina. Attira. Questo, lo si ripete, non è un giudizio di valore ma un dato di fatto: e coi fatti bisognare i conti.

    Concludo questa breve riflessione, tengo a ribadirlo, non per appoggiare né criticare il motu proprio Traditionis Custodes, ma solo per chiedermi se verso il rito antico sia un atteggiamento di marginalizzazione, quello opportuno da tenere. Mi pongo il problema – certo di non essere il solo ad avvertirlo -, perché mi pare che, almeno in Occidente e di certo in Europa, la Chiesa cattolica sia la prima che sta finendo ai margini, e non certo per i fedeli del rito antico, che in numeri assoluti restano assai contenuti. In altre parole, pur senza voler negare che nel mondo tradizionalista possano allignare situazioni e contesti critici, mi chiedo se davvero sia la Messa in latino quella da cui ci si deve guardare, anziché quella prevalente e, spesso, deturpata da abusi che sfregiano la liturgia e non fermano l’emorragia dei fedeli.

    Giuliano Guzzo

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  40. https://www.lefigaro.fr/actualite-france/le-pape-francois-reduit-fortement-l-usage-de-la-messe-en-latin-20210716

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  41. https://remnantnewspaper.com/web/index.php/articles/item/5472-we-resist-francis-to-his-face-pachamama-pope-anathematizes-latin-mass

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  42. La prossima tappa è andar di corsa ad Astana, al tempio piramide con l'occhio, con il dio massonico che piace a tutte le religioni ma in realtà è il dio massonico/satana mal travestito

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  43. Questo dimostra quanto gli ossequi ossequiosi siano stati vani perché di fatto ipocriti. E con l'ipocrisia non si combatte nelle schiere della Verità.

    Si ritorni alla Santa Messa Cattolica.

    La Santa Messa Cattolica deve essere accompagnata da pensieri, parole, opere e omissioni, almeno sani se non ancora santi.

    Non sprechiamo ulteriori energie con i rinnegati, isoliamoli con la nostra auspicabile, operosa santità, unica calamita che può attrarli verso il RE dei Re, allontanandoli dal Diavolo.

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  44. Bernardo Guerrini17 luglio, 2021 07:50

    Sono in pieno accordo coi commenti sia di E.P. delle ore 15,15 che del commento di Vincenzo delle 17,06..... cosa manca ancora per parlare gridando dai tetti che tutto questo è solo scisma.. chi altro deve, oltre il popolo vero di Dio, che lo scisma è stato consumato?? in fondo Benedetto non ha mai scritto nel Summorum che l'unica vera Messa è solo quella di sempre, la Messa Apostolica.. voleva la riforma della riforma, voleva che si accettasse il novus ed il vetus a parità... non ha mai messo in discussione il concilio vat.II.. se avesse fatto questo e avesse detto chiaramente il disastro dei quel concilio e detto che l'unica Messa è quella latino Gregoriana o Apostolica... se avesse fatto il summorum diversamente e dichiarato le cose davvero con chiarezza, forse questo disastro non ci sarebbe stato.. bastava che avesse sciolto di niuovo i gesuiti e la gerarchia modernista sarebbe sparita del tutto terrorizzata.... purtroppo faceva parte di quel concilio poi un piccolo ripensamento a tarda età... perchè aveva visto qualcosa che non andava.. ora non resta altro che picchiare forte per ritornare addirittura al pre settimana Santa del 52 di Bugnini e company.. anche Pio Xii si stava adeguandosi a qualche novità.. perciò... ripartiamo da molto prima di Pio XII....eliminiamo anche quelle novità bugniniane - eliminiamo disastri su disastri... rimettiamo in ordine anche il messale del 62 di Roncalli artefice primo di quel funesto concilio....

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    1. Condivido pienamente il suo commento.
      Mi piace la franchezza, detesto la tortuosità.
      Il "sì sì no no" è un dovere di ogni cristiano.

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  45. Bernardo Guerrini17 luglio, 2021 08:02

    Dura lex sed lex.. Cristo ci ha lasciato la Messa Apostolica da duemila anni.... (hoc quotiescunque facieritis in mei memoriam facietis---- ma solo con devozione e non ballando o battendo le mani - quella è Legge..non quella di Bergoglio) vogliamo mettere a confronto la cultura di 260 Papi e la cultura di Bergoglio????? teologia della liberazione, pachamanma.. Abu-Dabhi?? e di tutto il suo gruppo, il suo staff????? dal 1960 in poi solo distruzione.... ricordiamo che ieri era la Festa della Madonna del Carmelo.. Bergoglio sa sempre scegliere quando colpire la Madre di Dio... ma Dio non dimentica... ditelo a tutto il blocco conciliare.. Dio non dimentica.... come non dimentico i figli di Israele che gridavano dall'Egitto.. Dio udi le grida e intervenne...

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  46. Ma si, è la reazione alle critiche sempre più esplicite al CVII.
    Il modo è vigliacco e viscido, come spesso avviene dal 2913 ad oggi.

    Fino a circa tre anni fa, la critica al CVII era ancora un tabù, ci si girava attorno ma non lo si criticava esplicitamente.
    Quindi ignoravano semplicemente il VO.
    Ma le critiche al CVII come causa dei mali della Chiesa sono cresciute gradualmente, quindi hanno voluto reagire con la repressione vigliacca.
    Anche se ciò comporta lo svilimento di un motu proprio del Papa emerito ancora vivo.
    Uno schiaffo anche a Benedetto XVI, oltre che ai fedeli rimasti cattolici.

    Bergoglio, essendo un Papa solo politico, e fautore di una politica scadente di tipo sinistroide sottomessa ai poteri forti, come tutti i sinistri usa due pesi e due misure in modo ipocrita, rigorosamente anticattolico e filo/protestante.

    Come scritto da altri sopra, tollera, o alimenta in modo subdolo e ipocrita, le spaccature vergognose di gruppi protestanti ed eretici, ma colpisce duramente tutto ciò che è cattolico.
    Lo ha fatto sin dal tristo "buonasera", a cui sono seguite le oscene "trasmissioni" che ha "mandato in onda" dopo quel saluto volutamente laico.
    Aloisius

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  47. Però, come accennato da Mic e altri sopra, dovremmo iniziare a compattarci per farci sentire dai Vescovi.
    Avranno ricevuto ordini dall'alto, di precludere ogni autorizzazione, nel modo vigliacco tipico dei gesuitoidi.
    E non so se esiste un solo Vescovo disposto ad autorizzare le celebrazioni VO.
    Però coordiniamoci e facciamoci sentire lo stesso per ogni diocesi, nel modo consentito da questo vile motu proprio e dal diritto canonico.
    E con iniziative di preghiere pubbliche, perché solo il Signore.

    Aloisius

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  48. Definire la messa VO come apostolica mi pare oltremodo eccessivo

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  49. Se le sembra eccessivo legga qui
    Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina
    https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/p/cari-amici-quando-ho-ascoltato-il-testo.html

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  50. Il Papa dichiara di voler "Provvedere [...] al bene di quanti si sono radicati nella forma celebrativa precedente e hanno bisogno di tempo per ritornare al Rito Romano promulgato dai santi Paolo VI e Giovanni Paolo II".

    Direi che i fedeli della messa tridentina vengono considerati, senza mezzi termini, come degli estremisti, radicati nelle loro convinzioni cioè nella loro fedeltà alla messa di sempre, che hanno urgente bisogno di essere rieducati e finalmente condotti alla messa riformata, promulgata da Paolo VI.

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  51. Bisognerebbe chiarirsi le idee in modo esatto. Estratto dal saggio di mons. K. Gamber, sommo liturgista.

    L'illustre liturgista oggi scomparso mons. Klaus Gamber scriveva, dopo la riforma liturgica di Paolo VI, che
    "Un punto debole dei tradizionalisti è costituito dall'espressione "Messa Tridentina" o "Messale di san Pio V". Ebbene, non esiste in senso stretto, una Messa Tridentina, per il fatto che non è mai stato promulgato un nuovo Ordo Missae in seguito al Concilio di Trento. Il Messale che san Pio V fece approntare non fu in realtà nient'altro che il Messale della Curia, in uso a Roma da molti secoli e che i Francescani avevano già introdotto in gran parte dell'Occidente; un Messale, tuttavia,che non era mai stato imposto universalmente in modo unilaterale. Le modifiche apportate da san Pio V al Messale della Curia si rivelavano talmente modeste da poter essere scorte soltanto dallo specialista. [...]
    Fino a Paolo VI, i Papi non hanno mai apportato alcun cambiamento all'Ordo Missae, mentre dal Concilio di Trento in poi hanno cominciato a introdurre in maggior misura, per nuove festività, anche nuovi Propri. Da tali novità, però, la Messa 'Tridentina' non è mai stata abrogata (esattamente come le aggiunte al Codice civile, p.e., non abrogano questo come tale.)
    Noi parliamo dunque piuttosto di Ritus Romanus e lo contrapponiamo al Ritus modernus. Come abbiamo mostrato il Rito Romano risale, in parte considerevole almeno al sec. IV. Il Canone della Messa, salvo piccole modifiche effettuate sotto san Gregorio Magno (590-604), già sotto Gelasio I (492-496) risultava nella forma che ha conservato fino ai nostri giorni [NOTA BENE !!] L'unico punto su cui tutti i papi, dal sec. V in poi, hanno sempre insistito è stata l'estensione alla Chiesa Universale di questo Canone Romano, sempre ribadendo che esso risale all'Apostolo Pietro [NOTA !]. Nella composizione di altre parti dell'Ordo Missae, così come nella scelta dei Propri delle Messe, essi hanno rispettato le usanze delle Chiese locali." (K. Gamber, La riforma della liturgia romana. Cenni storicI. Problematica, Una Voce, suppl. al N. 53-54, 1980, pp. 19-20).
    Nel caos provocato dallo scisma prot. si era creata un'anarchia liturgica, nella quale il Papa intervenne per mettere ordine, imponendo la Messa di sempre, ma lasciando in piedi i riti (legittimi) che avessero almeno 200 anni di uso.
    PP

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  52. L’attuale divieto del Messale, che si è accresciuto senza soluzione di continuità attraverso i secoli a partire dai sacramentari della Chiesa antica, ha comportato nella storia della liturgia una rottura le cui conseguenze poterono essere solamente tragiche.

    - Joseph Ratzinger, Aus meinem Leben. Erinnerungen, Deutsches Verlag-Anstalt, München, p. 173

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