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lunedì 19 luglio 2021

Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso - Roberto De Mattei

Sul tema, annunciato qui e tuttora caldissimo, fioriscono commenti a non finire. Tra i più rilevanti, riprendo anche quello del prof. Roberto De Mattei, pertinente e ben articolato. Suscettibile di ulteriori centrati approfondimenti.
Troverete, inseriti nel testo, una nota e i link a vari interessanti collegamenti. Estraggo il focus: "Sul piano del diritto, la revoca del libero esercizio del singolo sacerdote di celebrare secondo i libri liturgici anteriori alla riforma del di Paolo VI, è un atto palesemente illegittimo. Il Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha ribadito infatti che il Rito tradizionale non è mai stato abrogato e che ogni sacerdote ha il pieno diritto di celebrarlo in qualsiasi parte del mondo. Traditionis custodes interpreta quel diritto come un privilegio, che, come tale, viene ritirato dal Supremo Legislatore. Questo modus procedendi, tuttavia, è del tutto arbitrario, perché la liceità della Messa tradizionale non scaturisce da un privilegio, ma dal riconoscimento di un diritto soggettivo del singolo fedele, laico, chierico o religioso che sia. Benedetto XVI infatti non ha mai “concesso” nulla, ma ha solo riconosciuto il diritto di usare il Messale del 1962, «mai abrogato», e a fruirne spiritualmente."

Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso
Roberto De Mattei

L’intento del Motu proprio di papa Francesco Traditionis custodes, del 16 luglio 2021, è quello di voler reprimere ogni espressione di fedeltà alla liturgia tradizionale, ma il risultato sarà quello di accendere una guerra che si concluderà inevitabilmente con il trionfo della Tradizione della Chiesa.

Quando, il 3 aprile 1969, Paolo VI promulgò il Novus Ordo Missae (NOM), la sua idea di fondo era che, da lì a pochi anni, la Messa tradizionale sarebbe stata solo un ricordo. L’incontro della Chiesa con il mondo moderno, che Paolo VI auspicava in nome di un “umanesimo integrale”, prevedeva la scomparsa di tutti i retaggi della Chiesa “costantiniana”. E il Rito Romano antico, che san Pio V aveva restaurato nel 1570, dopo la devastazione liturgica protestante, sembrava destinato a scomparire.

Mai previsione si rivelò più sbagliata. Oggi i seminari sono privi di vocazioni e le parrocchie si svuotano, talvolta abbandonate da sacerdoti che annunciano il loro matrimonio e il loro rientro nella vita civile. Al contrario, i luoghi in cui si celebra la liturgia tradizionale e si predica la fede e la morale di sempre sono gremiti di fedeli e sono vivai di vocazioni. La Messa tradizionale viene celebrata regolarmente in 90 Paesi di tutti i continenti, e il numero dei fedeli che vi partecipano è andato crescendo di anno in anno, alimentando sia la Fraternità San Pio X, sia gli istituti Ecclesia Dei nati dopo il 1988. Il coronavirus ha contribuito a questa crescita dopo che, in seguito all’imposizione della comunione in mano, molti fedeli, disgustati dalla dissacrazione, hanno lasciato le loro parrocchie per andare a ricevere la Santa Eucarestia nei luoghi in cui si continua ad amministrarla in bocca.

Questo movimento di anime nasce come reazione a quella “assenza di forma” della nuova liturgia, di cui ha ben scritto Martin Mosebach nel suo saggio Eresia dell’informe (tr. it. Cantagalli, 2009) [qui]. Se autori progressisti come Andrea Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, lamentano la scomparsa sociale della Chiesa (La Chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo, Tempi nuovi, 2021)1, una delle cause è proprio l’incapacità di attrazione della nuova liturgia che non riesce ad esprimere il senso del sacro e della trascendenza. Solo nella assoluta trascendenza divina si esprime l’estrema vicinanza di Dio all’uomo, ha osservato il cardinale Ratzinger nel libro che, prima dell’elezione al pontificato, dedicò alla Introduzione allo spirito della liturgia (San Paolo, Milano 2001). L’allora Prefetto della Congregazione per la fede, che aveva sempre messo la liturgia al centro dei suoi interessi, divenuto papa Benedetto XVI, promulgò, il 7 luglio 2007, il Motu proprio Summorum Pontificum con cui restituì pieno diritto di cittadinanza al Rito Romano antico (infelicemente definito “forma straordinaria”), che giuridicamente non era mai stato abrogato ma che, di fatto, era stato per quarant’anni interdetto.

Il Summorum Pontificum ha contribuito alla moltiplicazione dei centri di Messa tradizionale e alla fioritura di un’abbondante serie di studi di alto livello sulla vecchia e nuova liturgia. Al movimento di riscoperta della liturgia tradizionale da parte dei giovani, si è accompagnata una letteratura talmente abbondante che non è possibile darne qui conto. Tra le opere più recenti, basti ricordare gli scritti dell’abbé Claude Barthe, Histoire du missel tridentin et de ses origines (Via Romana, 2016, tr. it. Solfanelli, 2018) e La Messe de Vatican II. Dossier historique (Via Romana, 2018); di Michael Fiedrowicz, The Traditional Mass: History, Form, and Theology of the Classical Roman Rite (Angelico Press, 2020) e di Peter Kwasniewski, Noble Beauty, Transcendent Holiness: Why the Modern Age Needs the Mass of Ages (Angelico, 2017, tr. it. Fede e Cultura, 2021). Nessuno studio di altrettanto valore è stato prodotto nel campo progressista. [Tra così autorevoli firme, mi permetto di inserire, almeno per lettori del blog, anche il mio saggio: Maria Guarini, «La questione liturgica. Il rito Romano usus antiquior e il Novus Ordo Missae dal Vaticano II all'epoca dei ‘due papi’» qui - qui]

Di fronte a questo movimento di rinascita culturale e spirituale, papa Francesco ha reagito incaricando la Congregazione per la Dottrina della Fede di inviare ai vescovi un questionario sull’applicazione del Motu proprio di Benedetto XVI [qui - qui]. L’indagine è stata sociologica, ma le conclusioni che Francesco ne ha tratto sono ideologiche. Non occorre un sondaggio per vedere come le chiese frequentate dai fedeli legati alla tradizione liturgica siano sempre piene e le parrocchie ordinarie vadano sempre più a spopolarsi. Ma nella lettera ai vescovi [qui] che accompagna il Motu proprio del 16 luglio papa Francesco afferma: «Le risposte pervenute hanno rivelato una situazione che mi addolora e mi preoccupa, confermandomi nella necessità di intervenire. Purtroppo l’intento pastorale dei miei Predecessori, i quali avevano inteso «fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente» è stato spesso gravemente disatteso». «Mi rattrista – aggiunge Francesco – un uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l’affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”». Perciò «prendo la ferma decisione di abrogare tutte le norme, le istruzioni, le concessioni e le consuetudini precedenti al presente Motu proprio».

Papa Francesco non ha ritenuto di intervenire di fronte alla lacerazione dell’unità prodotta dai vescovi tedeschi [da qui si può risalire ai precedenti], caduti spesso nell’eresia in nome del Concilio Vaticano II, ma sembra convinto che le uniche minacce all’unità della Chiesa vengano da chi sul Vaticano II ha sollevato dubbi [qui et alia qui], come dubbi sono stati sollevati sull’Amoris laetitia [qui], senza che mai sia giunta risposta. Da qui l’art. 1 del Motu proprio Traditionis custodes, secondo cui «i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano».

Sul piano del diritto, la revoca del libero esercizio del singolo sacerdote di celebrare secondo i libri liturgici anteriori alla riforma del di Paolo VI, è un atto palesemente illegittimo. Il Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha ribadito infatti che il Rito tradizionale non è mai stato abrogato e che ogni sacerdote ha il pieno diritto di celebrarlo in qualsiasi parte del mondo. Traditionis custodes interpreta quel diritto come un privilegio, che, come tale, viene ritirato dal Supremo Legislatore. Questo modus procedendi, tuttavia, è del tutto arbitrario, perché la liceità della Messa tradizionale non scaturisce da un privilegio, ma dal riconoscimento di un diritto soggettivo del singolo fedele, laico, chierico o religioso che sia. Benedetto XVI infatti non ha mai “concesso” nulla, ma ha solo riconosciuto il diritto di usare il Messale del 1962, «mai abrogato», e a fruirne spiritualmente.

Il principio che il Summorum Pontificum riconosce è l’immutabilità della bolla Quo primum di san Pio V del 14 luglio 1570. Come osserva un eminente canonista, l’abbé Raymond Dulac (Le droit de la Messe romaine, Courrier de Rome, 2018), lo stesso Pio V non ha introdotto nulla di nuovo, ma ha restaurato una liturgia antica, conferendo in perpetuo ad ogni sacerdote il privilegio di celebrarla. Nessun Papa ha il diritto di abrogare o mutare un rito che risale alla Tradizione Apostolica e che si è formato nel corso dei secoli, quale è la cosiddetta Messa di san Pio V, conferma il grande liturgista mons. Klaus Gamber, nel volume che, nell’edizione francese, reca la prefazione del cardinale Ratzinger (La Réforme liturgique en question, Editions Sainte-Madeleine, 1992). In questo senso, il Motu proprio Traditionis custodes può essere considerato un atto più grave dell’esortazione Amoris laetitia. Non soltanto, il Motu proprio ha delle applicazioni canoniche di cui l’esortazione post-sinodale è priva, ma mentre la Amoris laetitia [qui], sembra concedere l’accesso all’Eucarestia a chi non ne ha diritto, Traditionis custodes, priva del bene spirituale della Messa di sempre coloro che a questo bene irrinunciabile hanno diritto e di cui hanno bisogno per perseverare nella fede.

E’ evidente poi l’impianto ideologico di considerare a priori come settari i gruppi di fedeli legati alla tradizione liturgica della Chiesa. Di loro si parla come fossero sediziosi che vanno posti sotto osservazione senza criteri di giudizio (cfr. nn. 1, 5 e 6), se ne limita il diritto di associazione e si impedisce al Vescovo di poterne approvare altre, limitando il diritto proprio dell’Ordinario (cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 321, §2). I gruppi di fedeli, infatti, finora sono sorti spontaneamente e si sono fatti portavoce di alcune istanze presso le legittime Autorità, ma non sono mai stati “autorizzati”. Considerare necessaria l’autorizzazione per la nascita di un gruppo costituisce un grave vulnus alla libertà d’associazione dei fedeli che lo stesso Vaticano II ha propugnato, così come del resto viola il Concilio la disposizione che trasforma i Vescovi in meri esecutori della volontà papale.

La Traditionis Custodes conferma il processo di accentramento del potere di papa Francesco, in contraddizione con i suoi continui richiami alla “sinodalità” nella Chiesa [qui parlo di sinodismo]. A parole spetta “esclusivamente” al vescovo regolare la Forma Straordinaria nella sua diocesi, ma di fatto il Motu proprio (cfr. art. 4) limita la discrezionalità e l’autonomia del vescovo dove dispone che non sia sufficiente la sua autorizzazione per la celebrazione della messa richiesta da un sacerdote diocesano ma debba comunque chiedersi un placet della Sede Apostolica. Ciò vuol dire che il vescovo non può concedere quella autorizzazione (che non viene mai definita facoltà, dunque sembra essere più che altro un privilegio) in via autonoma ma la sua decisione deve comunque essere vagliata dai “superiori”. Come osserva il padre Raymond de Souza «i regolamenti più permissivi sono vietati; quelli più restrittivi sono incoraggiati».

L’obiettivo è chiaro: eliminare col tempo la presenza del rito tradizionale per imporre il Novus Ordo di Paolo VI come unico rito della Chiesa. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria una paziente rieducazione dei riottosi. Dunque, come si legge nella lettera ai vescovi, «le indicazioni su come procedere nelle diocesi sono principalmente dettate da due principi: provvedere da una parte al bene di quanti si sono radicati nella forma celebrativa precedente (n.d.r. il Rito Romano antico) e hanno bisogno di tempo per ritornare al Rito Romano promulgato dai santi Paolo VI e Giovanni Paolo II (n. d. r. il Rito Romano nuovo o Novus Ordo Missae); interrompere dall’altra l’erezione di nuove parrocchie personali, legate più al desiderio e alla volontà di singoli presbiteri che al reale bisogno del “santo Popolo fedele di Dio”».

Non ha torto Tim Stanley quando, sullo Spectator del 17 luglio, la definisce una «guerra senza misericordia» contro il Rito antico (The Pope’s merciless war against the Old Rite). Benedetto XVI, con il Summorum pontificum, ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di una immutabile lex orandi della Chiesa che nessun Papa potrà mai abrogare. Francesco manifesta invece il suo rifiuto della lex orandi tradizionale e, implicitamente, della lex credendi che il Rito antico esprime. La pace che il Motu proprio di Benedetto XVI aveva tentato di assicurare nella Chiesa è finita e Josef Ratzinger, otto anni dopo la sua rinuncia al pontificato, è condannato ad assistere alla guerra che il suo successore ha scatenato, come nell’epilogo di una tragedia greca.

La lotta si svolge sull’orlo dell’abisso dello scisma. Papa Francesco vuole precipitarvi i suoi critici, spingendoli a costituire, di fatto, se non di principio, una “vera Chiesa” a lui opposta, ma egli stesso rischia di sprofondare nell’abisso se insiste nel contrapporre la chiesa del Concilio a quella della Tradizione. Il Motu proprio Traditionis Custodes è un passo in questa direzione. Come non rilevare la malizia e l’ipocrisia di chi si propone di distruggere la Tradizione autodefinendosi «custode della Tradizione»? E come non osservare che ciò avviene proprio in un momento in cui eresie ed errori di ogni tipo devastano la Chiesa?

Se la violenza è l’uso illegittimo della forza, il Motu proprio di papa Francesco è un atto oggettivamente violento perché prepotente ed abusivo. Sbaglierebbe però chi volesse rispondere alla illegittimità della violenza con forme illegittime di dissenso.

L’unica resistenza legittima è quella di chi non ignora il diritto canonico e crede fermamente nella visibilità della Chiesa; di chi non cede al protestantesimo e non pretende di farsi Papa contro il Papa; di chi modera il suo linguaggio e reprime le passioni disordinate che possono spingerlo a gesti inconsulti; di chi non scivola in fantasie apocalittiche e mantiene un fermo equilibrio nella tempesta; di chi, infine, tutto fonda sulla preghiera, nella convinzione che solo Gesù Cristo e nessun altro salverà la sua Chiesa. (Roberto De Mattei - Fonte)
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Nota di Chiesa e post-concilio 
1. Sandro Magister, nel suo recente articolo: Conclave in vista, tutti a prendere le distanze da Francesco [qui] lo cita espressamente, insieme ad altri, che "...si propongono come un “think tank” offerto alla Chiesa per il suo cammino. Senza criticare nulla dell’attuale pontificato, ma nemmeno esaltandolo. Ne parlano poco e in forma elusiva, come stando a distanza da una parabola ormai giunta al suo tramonto. Che è esattamente la loro premessa per ragionare sul futuro papa... Riccardi e soci il candidato giusto l’avrebbero. È il cardinale Matteo Zuppi, 66 anni, arcivescovo di Bologna e pronipote di un altro cardinale, Carlo Confalonieri (1893-1986), che fu anche segretario di papa Pio XI, ma soprattutto cofondatore, con lo stesso Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, indiscutibilmente la più potente, influente e onnipresente lobby cattolica degli ultimi decenni, a livello mondiale".

49 commenti:

  1. 19 Luglio 2021 ore 16:4519 luglio, 2021 15:13

    in direttaSoldati della Tradizione. Sul nuovo motu proprio di Papa Francesco
    Cooperatores Veritatis
    https://www.youtube.com/watch?v=u7cW6KA9B-w&list=PLjmINGketxQbLw8hGUq1hkNrX9PaBL7wO

    Catechesi di @P. Serafino Maria Lanzetta in contemporanea con @Radio Buon Consiglio
    Quando Benedetto XVI nel 2007 stabilì che la Messa in rito antico potesse essere celebrata da tutti i sacerdoti senza alcun permesso, giustificò tale decisione dicendo che ciò che era sacro e grande ieri non può essere proibito o giudicato improvvisamente dannoso oggi. Papa Francesco, invece, con il nuovo Motu proprio “Traditionis Custodes” ha detto difatti che la Messa antica è dannosa e da limitare drasticamente nell’uso, fino ad auspicare la sua possibile sparizione. Questa decisione oltre che ad essere conflittuale nel suo interno: ad es., perché essere autorizzati a celebrare secondo un Messale che non è espressione della Lex orandi?, riapre ferite non rimarginate e pone dei problemi fondamentali.
    Eccone alcuni:
    -- Una rottura del Vaticano II con i concili e il magistero precedente;
    -- Che cos’è la Tradizione apostolica di cui i vescovi sono i custodi? Ora sembrano piuttosto i soldati;
    -- Si acuisce lo scontro tra due Messali (che non sono la stessa cosa): quello del 1962 e quello del 1970 e con ciò la divisione nella Chiesa, ma non si risolve il problema;
    -- Quale il futuro del Cattolicesimo?

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  2. Molto articolato e interessante il Prof. De Mattei.

    Che, come già dimostrato in un recente testacoda, sconta l'incapacità di leggere i criteri al di fuori del recinto e dei confini che lui stesso attribuisce come invalicabili.
    Perciò è ragionevolissimo e condivisibile il suo argomentare, salvo non perdere di valore quello di coloro che -animati dallo stesso anelito di amore per il Signore, per la Chiesa e per la verità, nel rispetto di tutti i diritti, incluso quello canonico- hanno sufficiente apertura per allargare lo sguardo.

    Senza tornare sulla polemica circa la bontà (a mio modestissimo avviso) degli argomenti di Mons. Carlo Maria Viganò, propongo invece quelli laicamente pensati di Andrea Cionci.

    Ha scritto che "il motu proprio di Francesco è anche un PESANTE OLTRAGGIO a Papa Benedetto XVI, ancora vivente e lucido: il Summorum Pontificum era stato l’atto più significativo del suo pontificato e Bergoglio lo ha annullato davanti ai suoi occhi".

    "Ma il provvedimento non stupisce se non coloro che continuano -ogni volta- a “cadere dal pero” e a scandalizzarsi: era una tappa chiaramente ineludibile nell’operazione di smantellamento dell’identità cattolica"...

    "Se i modernisti festeggiano, il “Piccolo resto” fedele solo a Benedetto XVI sorride, trovando in pieno le sue conferme; la posizione più angosciosa sarà quella dei tradizionalisti/conservatori legati alla messa in latino che, pur criticando ferocemente Bergoglio, lo riconoscono come legittimo papa".

    "Questo, nonostante una rinuncia di Ratzinger che giuridicamente fa acqua da tutte le parti"... .

    "... LA CHIAVE DI TUTTO E' LI': se Benedetto XVI non ha abdicato, Francesco è un antipapa, non è mai esistito come pontefice e tutto il suo operato svanirebbe nel nulla".

    "Quindi, i conservatori che riconoscono Francesco come papa – i cosiddetti “una cum” - oggi sono stritolati da un aspro conflitto interiore. Infatti, l’art. 892 del Catechismo della Chiesa cattolica prevede che lo Spirito Santo assista il pontefice anche in modo ordinario, non solo quando parla (rarissimamente) ex cathedra".

    "Quindi i casi sono tre: o il Catechismo si sbaglia, o lo Spirito Santo si è “modernizzato-massonizzato” e non gradisce la messa in latino, oppure Francesco non è il papa.
    Scusate, ma la logica è oggettiva".

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    1. "Ha scritto che "il motu proprio di Francesco è anche un PESANTE OLTRAGGIO a Papa Benedetto XVI, ancora vivente e lucido"

      Mi sento di dissentire profondamente da questo. Ci mancherebbe altro che il nuovo Papa non possa correggere quanto fatto dal precedente, anche se vivo e vegeto. Non è possibile guardare solo a questo caso, ma anche al futuro. Immaginate Bergoglio che si dimette, e il Papa seguente non possa modificare tutte le scempiaggini fatte dal Bergoglio, solo perché ancora vivo e lucido. Benedetto si è dimesso, lo ha fatto in modo dubbio forse, ma lo ha fatto. non si può creare un precedente. anzi. Proprio perché Bergoglio ha fatto questo sul SP, in futuro il prossimo Papa potrà restaurare la Verità, la Tradizione.

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    2. Penso che Ratzinger non si rammarichera molto per questo "oltraggio". Ancora non si è capito il suo modernismo, più mite raffinato intelligente ma per questo più pericoloso . Più volte ha affermato la sintonia col suo successore e penso che , salvo sorprese, anche ora non cambierà atteggiamento. Il motu proprio SP è stato una raffinatissima trappola in cui molti siamo caduti , accettando sull'onda dell'entusiasmo l'inaccettabile lex orandi e quindi credendi conciliare. Il successore ritiene che non abbia funzionato abbastanza , anzi che abbia prodotto risultati opposti ? Ben venga un giro di vite. Al di là dei mezzi,quello che conta per loro è il fine

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  3. Analisi di provenienza "progressista" . http://www.cittadellaeditrice.com/munera/anarchia-dallalto-il-motivo-sistematico-della-abrogazione-di-summorum-pontificum/

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  4. l’art. 892 del Catechismo della Chiesa cattolica prevede che lo Spirito Santo assista il pontefice anche in modo ordinario, non solo quando parla (rarissimamente) ex cathedra".

    C'è sempre una condizione: che il destinatario, chiunque sia, non opponga resistenza....

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    1. Ma da dove salta fuori questa necessità del consenso? Scusate sono un po' tonta e non ho capito l'ironia, vero?

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    2. La risposta alla Grazia resta libera, e quindi essa non potrà agire senza il consenso dell'uomo.
      Perché il papa resta pur sempre un uomo, l'elezione non lo rende un semidio.

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  5. Dice il Signore:
    non sia turbato il vostro cuore
    abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me

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  6. “Se la violenza è l’uso illegittimo della forza, il Motu proprio di papa Francesco è un atto oggettivamente violento perché prepotente ed abusivo. Sbaglierebbe però chi volesse rispondere alla illegittimità della violenza con forme illegittime di dissenso.
    L’unica resistenza legittima è quella di chi non ignora il diritto canonico e crede fermamente nella visibilità della Chiesa; di chi non cede al protestantesimo e non pretende di farsi Papa contro il Papa” Ci risiamo con l’anestetico, scoraggiare, disinnescare eventuali reazioni. Siamo alle solite. Il diritto canonico? Sono categorie concettuali ormai sorpassate: è come rispondere ad un sistema decimale con quello binario o criticare l’idealismo con categorie tomiste, le due cose sono inconciliabili e una esclude l’altra. Parliamo come se fossimo tra due interlocutori cattolici. Ci si ostina a non capire che in questi CVII e la rivoluzione liturgica ha creato una nuova religione. Il cristiano cattolico è ora un esigua minoranza in casa propria. Separarsi ma da chi? Da un non cattolico? Mah, siamo alle solite. Sarebbe auspicabile non un Papa contro un altro Papa, ma un Papa cattolico contro un papa non cattolico. Siamo arrivati a questo punto, all’estinzione a causa dei normalizzatori, anestesisti, biritualisti, forse complici?
    alessandro da Roma.

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    1. Condivido pienamente e detesto da sempre gli anestesisti!

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  7. Sbaglierebbe però chi volesse rispondere alla illegittimità della violenza con forme illegittime di dissenso.
    L’unica resistenza legittima è quella di chi non ignora il diritto canonico e crede fermamente nella visibilità della Chiesa; di chi non cede al protestantesimo e non pretende di farsi Papa contro il Papa”


    Se la conclusione può essere presa come desistenza, posto che occorre resistere per non soccombere, resta valido l'invito a non cadere in forme illegittime di dissenso. Come tali intendo anatemi ed estremismi da parte di chi non ha autorità.
    Per il resto occorrerà molto discernimento ma soprattutto il coraggio dei nostri sacerdoti.

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  8. Mirabolante la frase finale in cui l’esimio (?) professore manda una frecciata a Viganò e, dopo aver pertinentemente demolito l’ultimo abuso dell’antipapa Bergoglio, ci dice che sostanzialmente, nonostante tutto quel che ha detto sopra, bisogna stare zitti, calmi e abbozzare.

    De Mattei si conferma una quinta colonna e un personaggio dal piede in due staffe. Non menziono la seconda altrimenti vengo censurato per l’ennesima volta.

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  9. Matteo 17:34
    Ci mancherebbe altro che il nuovo Papa non possa correggere quanto fatto dal precedente, anche se vivo e vegeto.

    Ben detto in linea di principio. Ma qui si sta parlando di Bergoglio versus Ratzinger e di un caso specifico.

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    1. Potrebbe pure essere Pluto vs Pippo e su un caso ancora più banale. Quanto fatto da Bergoglio è errato indipendentemente dal fatto che Ratzinger respiri o meno. Magari Bergoglio si dimette per la sciatica e così assisteremo alla restaurazione della Verità da parte di un Papa Pio XIII... Ratzinger adesso va trattato come Celestino...

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  10. Quando Michael Matt lanciò l'urlo "unite the clans" invitando la galassia tradizionalista a superare le rispettive differenze per unirsi in vista del bene comune, De Mattei lanciò l"acies ordinata", chiamando solo alcuni e tenendo all'oscuro altri. Cosa che colpì, in maniera negativa, i tradizionalisti anglo americani.
    Quando il mondo tradizionalista stava trovando un minimo accordo sul tema "etico" dei vaccini - non entro nel merito della questione medica - è arrivato De Mattei con la sua posizione sui vaccini, a creare nuove divisioni.
    Quando infine monsignor Viganò sembrava aver cominciato a rappresentare quel catalizzatore in grado di attrarre le varie componenti del mondo tradizionalista, De Mattei ha lanciato la bomba del ghost writer, con conseguenti dibattiti che hanno sviato l'attenzione da questo Motu Proprio che si stava preparando (e già erano filtrate le prime indiscrezioni).

    Gesù invita ad amare i propri nemici, ma quando lo fa, intende che prima di tutto bisogna imparare a capire chi siano gli amici e chi siano i nemici: confondere i primi con i secondi porta a conseguenze di cui poi è inutile lamentarsi.

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  11. Possibile che ci sia ancora qualcuno che cerca la salvezza in Joseph Ratzinger, come
    se non c'entrasse niente con la crisi della Chiesa?
    E che si tiri sempre fuori la storiella delle dimissioni invalide dello stesso, dallo stesso smentita più volte?
    E circa Bergoglio: moralmente possiamo considerarlo un papa che occupa indegnamente la Cattedra di PIetro a causa degli errori che propala ma ce l'abbiamo noi fedeli l'autorità per proclamare vacante la Sede Apostolica?
    Non ce l'abbiamo, lo sappiamo tutti, e allora perché insistere in questo vicolo cieco?

    Senza forse volerlo Bergoglio, in questo suo ultimo documento, ha fatto cadere il velo sul Vaticano II, facendo capire che la fedeltà alle riforme impostate dal Concilio, a cominciare da quella liturgica, implica l'abbandono della Messa cattolica di sempre. Opinione sicuramente condivisa dal 90% dei vescovi. IMplica cioè quello che i critici documentati del Concilio hanno sempre sostenuto: la contraddizione insanabile tra l'impostazione affermatasi nel Concilio e la tradizione della Chiesa. Rottura dunque, pietosamente mascherata, bisogna dire, da Benedetto XVI con l'aforisma della "riforma nella continuità" e l'assurdo "due forme, ordinaria e straordinaria, dell'unico Rito Romano".
    Ma quelli che si attendono la salvezza dal 95nne Ratzinger, che dovrebbe fare oggi quello che non ha saputo fare da Papa, non sono in genere troppo portati a criticare il Concilio.
    Questo motu proprio di Bergoglio ha invece riproposto ancora una volta e in modo drammatico il problema del Concilio, che si continua a non voler affrontare.
    PP


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    1. Ha ragione P P sulla questione delle dimissioni( valide fino a prova contraria- che non c'è- anzi c'è la ripetuta conferma - a meno che non consideriamo prova i risibili vestirsi di bianco, la firma PP ecc). È vero anche che noi fedelinon abbiamo autorità per proclamare canonicamente che la Sede è vacante. Ma qui non si tratta di proclamare, bensì di constatare Una realtà di fatto che è sotto i nostri occhi: dal VatII i "papi" non hanno agito per il bene della Chiesa, la propagazione della Fede , la salvezza delle anime, ma per tutto il contrario. A noi la logica conclusione

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  12. Mi erano sfuggite le "fantasie apocalittiche"; ma c'è di peggio nel negare la realtà...

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  13. Il finale conferma la non volontà di De Mattei di risolvere il problema del doppio papato e la sua discesa in campo serve a moderare e contenere la legittima disubbidienza al secondo papa . Tutto il bel analizzare decade con l'ultimo periodo che, sommato ai precedenti ultimi, mi ha fatto passare la voglia di condividere il suo argomentare. E difendo il cattolicesimo ed il papato ed il papa ma due sono uno di troppo.

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  14. Anche a me il finale dell'articolo di de Mattei non è piaciuto per nulla. Ma è da un po' che Roberto de Mattei assume posizioni ambigue e sembra voler cercare a tutti i costi motivi di attrito con altri esponenti del pur variegato (e spesso rissoso) mondo dei fedeli alla Tradizione.
    Silente

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  15. Egregio PP, lei fa torto alla mia e sua intelligenza traendo una conclusione così sciocca.
    Infatti solo lo sciocco attenderebbe la salvezza da un uomo, che sia Benedetto XVI o un altro.
    Purtroppo anche chi pensa di essere capace di teologare fa fatica a stare al tema.
    Succede già a un qualsiasi studente alle prese con il titolo assegnato dall'insegnante.
    Poi se però si ritrova una riga rossa o blu sul foglio, non vada a piangere dalla mamma.
    Che poi la Mamma, quella di Gesù e nostra, se la ride di tutte queste vacanze di sede...
    Lei ride meno, anzi piange, nel vedere a che punto è venuta meno la fede.
    E in questo ringrazio davvero Benedetto XVI, per quanto l'ha istruita e consolidata, mentre quelli che sono molto forti nelle disquisizioni e nelle antipatie personali non aiutano mai.

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  16. Con questo commento tralcio fa torto al suo costante ieratico equilibrio...

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  17. Étrange que ce blog fasse encore une place — avec des éloges  ! — à Roberto Di Mattei, après les tombereaux d'injures déversés par ce dernier sur Mgr Viganò… Du grand art diplomatique, sans doute… Mais pour quel résultat ?

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  18. Mon ami,
    in questo caso, come in tutto il resto, quello che mi muove è l'impatto con ciò che incontro, a prescindere da chi l'ha scritto o da possibili calcoli opportunistici.
    Tra l'altro non faccio parte di alcuna congrega e credo di potermi permettere di pormi al di fuori di tifoserie o di appartenenze di qualunque tipo.
    Non so dove questo mi porterà. Hic manebo optime

    Quel che pensavo di De Mattei a proposito della recente incresciosa vicenda, l'ho detto in diretta e chiaramente. Ora stiamo parlando d'altro. Ho pubblicato di getto, consapevole che ci sarebbe stato da approfondire sotto molti aspetti. E mi pare che lo stiamo facendo.

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  19. Fuori tema ma non troppo perche' illustra questi travagliati tempi:19 luglio, 2021 21:51

    Andrea M. G. G. Stramezzi
    https://twitter.com/AStramezzi/status/1417070651412819970
    La Francia è una Nazione civile
    Chapeaux!

    Scusate l'interruzione ma queste immagini sono troppo belle , allargano il cuore alla speranza civile..

    ^Medico Chirurgo

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  20. Guido Ferro Canale. “Traditionis custodes”: Note a una Prima Lettura.
    19 Luglio 2021
    https://www.marcotosatti.com/2021/07/19/guido-ferro-canale-traditionis-custodes-note-a-una-prima-lettura/

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  21. I sacerdoti del Summorum Pontificum e delle comunità ex Ecclesia Dei, hanno oggi difronte lo stesso tragico dilemma che dovette affrontare mons. Lefebvre. Rimanere fedeli alla Tradizione e accettare la persecuzione, la sospensione a divinis e poi la scomunica, oppure abbandonare i fedeli e uniformarsi.

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  22. Chi l'avrebbe mai detto che un giorno ci saremmo trovati con
    un governo contro gli italiani
    un Papa contro i cristiani,
    e noi gli uni contro gli altri...

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  23. IL VERO CONCETTO DI OBBEDIENZA

    “L’Obbedienza è una Virtù quando ci dirige al bene, non verso il male. Pretendere di non vedere il male al fine di non apparire disobbedienti è un tradimento alla Verità ed un tradimento di noi stessi.”
    (Mons. Marcel Lefebvre)

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    1. Grazie della citazione, caro amico

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  24. Chère Mic, attention, tout de même, à la promiscuité.

    Quant à Mgr Viganò, ce qu'il a subi est absolument inqualifiable et de nature à jeter un opprobre éternel sur l'auteur d'attaques aussi abjectes, quels que soient par ailleurs les titres académiques dont ce dernier se pare.

    Soyez tranquille : de mon côté, aucune "tifoseria". Je n'ai jamais eu l'honneur de rencontrer Mgr Viganò. Simplement, j'ai pour lui la plus haute estime et il m'est insupportable de voir salir la réputation de ce grand prélat. Y en a-t-il beaucoup comme lui, aujourd'hui ?

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  25. Da Messainlatino

    La tempistica e i modi erano sospetti sin dall'inizio. Un Papa di ritorno dall'ospedale in sedia a rotelle, visibilmente debilitato dopo un intervento tutt'altro che di routine, pubblica un Motu Proprio dirompente sulla Messa in latino.

    Certo, molti hanno pensato che lo scritto, con tanto di lettera di accompagnamento, fosse pronto da mesi e che Bergoglio di ritorno lo abbia semplicemente promulgato. Anche questa ipotesi però fa acqua, perché il testo è incoerente, affrettato, incompleto e poco chiaro, senza contare che durante la convalescenza anche un Papa pensa presumibilmente ad altro.

    Le nostre indagini dicono altro. Fermo restando che Bergoglio condivide in pieno la limitazione della Messa in latino, lui stesso ne ha parlato alla CEI quindi nessuno venga a dirci che ha firmato qualcosa senza esserne al corrente (lo dicono anche di Paolo VI e la promulgazione del messale, ma anche fosse...), a quanto sembra la paternità del documento sarebbe da attribuire al giro dell'Ateneo Sant'Anselmo.

    Sono solo voci non confermate, che si rincorrono nell'Urbe, che noi riportiamo in attesa di smentita.

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  26. “Traditionis custodes”. Il commento di Pietro De Marco
    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

    E con questo credo che abbiamo un ampio spettro di riflessioni.
    Con il Santo Rosario a Nostra Signora del Buon Consiglio (come raccomandato da un giovane Sacerdote dell'ICRSS) auguriamo a tutti la Buona notte.

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  27. Altro esempio della divisione nel mondo tradizionale. L'incipit della notizia del TC da Campari & De Maistre:

    Ebbene, lo ha fatto. Fra l'esultanza dei modernisti e di qualche finto amante della tradizione (troppo occupati questi ultimi a mettere il fondotinta per l'ennesima diretta su facebook) Bergoglio e la sua banda hanno abolito il Motu Proprio Summorum Pontificum, emanando un altro Motu Proprio, con annessa una violentissima lettera di reprimenda, che di fatto renderà molto difficile la possibilità di celebrare e assistere alla messa antica.

    Siamo di fronte ad un atto ignobile, dettato dalla cattiveria, dalla volontà di esporre un trofeo. Un colpo di coda di un pontificato fallimentare, giunto ad un vicolo cieco, fra scandali e disastri di ogni genere.

    Non dobbiamo perderci d'animo, pregare Maria Santissima affinché ci aiuti. Il momento è tragico.

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  28. Pregare ed agire . Aiutati che il Ciel ti aiuta. Qui si tratta di scegliere tra Gesù Cristo Dio ed uno che dovrebbe fare il suo vicario ma fa il vicario al nemico. Scrive monsignor Viganò che si tratta di novello Caifa... io di Caifa ne faccio a meno, ubbidisco a Cristo, non si diventa MAI pagani per ubbidire a Caifa, e pure chi si era preservato le oasi felici ora si trova ai nodi del pettine... che poi disinteressarsi dei fedeli sempliciotti intanto che noi si ha il rito mi pare anche anticristiano: la resa dei conti arriva per tutti. Si doveva combattere in prima linea da subito anche se era faticoso e frustrante.

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  29. Quindi nella chiesa di Bergoglio c'è posto per la pachamama ma neppure un angolo per i "veterani"? Fanno paura eh?

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  30. Un vigoureux appel de Rorate cæli : "The Attack of Hatred and Vengeance Against the Latin Mass Should be Ignored"

    https://rorate-caeli.blogspot.com/2021/07/a-rorate-cli-editorial-attack-of-hatred.html#more

    Traduction en français ici :

    "L’attaque de haine et de vengeance contre la messe en latin doit être ignorée"

    http://www.benoit-et-moi.fr/2020/2021/07/20/traditionis-custodes-ignorez-le/


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  31. # Unknown

    "Non si tratta di proclamare ma di constatare..". Certamente. Ma cosa possiamo noi fedeli "constatare"? Che la Sede è diventata ipso facto vacante? No. Constatiamo che è occupata malamente ossia da un Pontefice che professa errori di vario tipo, sino all'eresia vera e propria (Schneider, Viganò). Nel constatarlo, denunciamo apertamente questi errori e li combattiamo, per quanto sta alle nostre modeste forze. Del resto, dopo PIO XII, nessun Pontefice ne esce "pulito" dal punto di vista dottrinale, a cominciare da Giovanni XXIII, il papa che, a tacer d'altro, ha bandito la condanna dell'errore da parte della S. Sede.
    Il passaggio ulteriore, alla "vacanza della Sede", solleva le note difficoltà, di diverso tipo, sia dal punto di vista teologico che canonistico.

    La radice dei mali presenti (serpeggianti prima del Concilio) è costituita dal Concilio, del quale non per nulla Bergoglio si considera erede ed esecutore, sino alle estreme conseguenze. E con lui sicuramente la maggioranza dei vescovi e cardinali. E anche dei preti. La mala pianta dell'errore cresciuta a dismisura nella Chiesa visibile va sradicata alla radice, e non si può farlo continuando ad ignorare i mali pensieri penetrati nei testi conciliari.
    Sono quasi trent'anni che lo ripeto, in privato ed in pubblico, e, per quel poco che conta la mia voce, continuerò a ripeterlo.
    I fatti sembrano comunque dar ragione, oggi ancor più di ieri, a tutti quelli che, inclusa la mia modesta persona, si sono impegnati apertamente e pubblicamente contro il "conciliabolo deuterovaticano".
    PP

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  32. Per avere la S. Messa di sempre e gli altri Sacramenti bastano un sacerdote o un vescovo (per la S. Cresima e gli Ordini Sacri) e un luogo il più dignitoso possibile (mi ricordo bene della S. Messa celebrata a Bologna, in via Irnerio, nel salotto della signorina Samuel, tanti tanti anni orsono!).
    Volendo, si trovano e l'uno e l'altro.
    E tutto continua come prima, meglio di prima...

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  33. Processo sinodale o abolizione del papato.
    https://gloria.tv/post/pzgSYmAtwzyb6URcBJZoxfo8C

    Uhm,questo non ci va giu' leggero!

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  34. Quale carita'?
    Dimentichiamo che "dovremo render conto"

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  35. Quando hai visto di che pasta è fatto un uomo, sia che si chiami Ratzinger, Bergoglio o De Mattei, se sei coerenti lo lasci perdere, ci metti una croce sopra e, qualsiasi cosa faccia o dica, ti giri dall'altra parte. Personalmente, io faccio così con tuti e tre questi signori. Non dedico loro la benché minima parte del mio tempo.... altrimenti mi sembrerebbe di essere masochista. Ci sono personaggi di ben altra levatura che meritano il nostro tempo: per i papi, quelli di nome Pio, in particolare, da San Pio V a Piuo XII; per gli intellettuali cattolici, professori come Francesco Lamendola, per i vescovi...un solo nome: mons. Viganò.

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  36. Tra i commentatori dei fatti di questi ultimi giorni non poteva mancare padre James Martin SI, retwittato da Austen Ivereigh, il quale dice che il provvedimento contro la Messa tradizionale non era contro la liturgia antica, ma contro chi creava divisione.

    Da notare, en passant, la simpatica comunione di pensiero e di intenti tra padre James Martin e i tradizionalisti che dicono che il provvedimento è colpa della Fraternità di san Pietro e tutti quelli che si ostinano a celebrare solo la Messa usus antiquior, perché, dicono, non vivono il 'sentire cum Ecclesia', creano cioè divisione.
    Questi meriterebbero il titolo onorifico di 'tradizionalisti criptobergogliani' :), ma lascio perdere.
    Ecco comunque la mia risposta, ovviamente ironica: «Naturalmente i vescovi tedeschi sono campioni dell'unità, quindi hanno il supporto del Papa".

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  37. Si creera´ un fossato ancor più grande tra i tradizionalisti e modernisti in Francia : qui i "tradi" che beneficiavano del Summorum Pontificum (e sono tanti) rispettano Mons. Lefebvre ma stimano che con le consacrazioni dei quattro vescovi dia andato oltre. Ora, nelle diocesi ove la messa di sempre verra´ soppressa, questi fedeli dove andranno se non nelle parrocchie della FSSPX ? A Parigi, in questi sedici mesi i nuovi arrivati storiaca parrocchia di Saint-Nicolas du Chardonnet tebuta dalla FSSPX si sono moltiplicati complice l'infame chiusura delle chiese e la trasmissione in streaming da parte della Fraternita´. Moli sono stati i transfughi dalle altre parrocchie (ove si celebra col messale montiniano), rapiti dalla bellezza e dalla sacralita´ del venerando rito (quest'anno sono state celebrate 160 cresime in uno stesso giorno ! ). L'invidia dei presuli non poteva farsi attendere e l'odio mai sopito verso Mons. Lefebvre e la sua opera e´ divampato di nuovo, tramandato di generazione in generazione, ai seminaristi, prime vittime di un sistema che, privato della Verita´, si sta trasformando in totalitario. Noi fedeli stavamo faticosamente ricucendo lo strappo tra le due "comunita´" portando i più assetati di Verita´ alla fede tradizionale ma la gerarchia ha rovinato tutto.

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  38. Progressiva erosione dei diritti ad opera di pochi su i tanti:21 luglio, 2021 22:11

    Azione contro il Green Pass – Mauro Sandri
    Luglio 20, 2021
    https://playmastermovie.com/azione-contro-il-green-pass-mauro-sandri-2-2

    Mentre il governo si appresta a varare un nuovo DPCM rsul Green Pass, l’avv. Mauro Sandri promuove un’azione legale collettiva contro quello che risulta essere a tutti gli effetti un atto discriminatorio nei confronti di chi non si vuole sottoporre alla sperimentazione genica nella cura del covid 19. Per sapere come partecipare alla azione collettiva potete andare sul sito del avvocato Sandri www.santalex.eu

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  39. P.S.anche questa suesposta e' una guerra sull'orlo dell'abisso verso la dissociazione cognitiva.

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  40. Questo e' una segnalazione specie per Mic .21 luglio, 2021 23:14

    P.P.S.
    Segnalo specialmente quanto accaduto agli oltre 120 ragazzi minorenni di fatto "sequestrati a Malta", e della pagina indegna dei facenti funzione nella politica italiana . Dal minuto 41:00.
    Grazie all'Avv.Sandri e all'Avv.Giulio Marini esperto di Diritto internazionale e alla on.Sara Cunial (Unica ad interessarsi del grave caso .Ricordo che in passato tutti gli altri politici salvo e.od o. sono andati a riprendere tutte le volontarie delle ong possibili e immaginabili).

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  41. https://twitter.com/AlbertoBagnai/status/1418187774574964738/photo/1

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