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venerdì 27 maggio 2022

L’idea inquietante di Davos: “ricalibrare” la libertà di pensiero

Se ne accorgono adesso... Dal sito di Nicola Porro. L’intervento choc al World Economic Forum di Davos: un inno alla censura. Indice degli articoli sulla realtà distopica e correlati.

Ha preso il via a Davos, cittadina Svizzera e sede del più grande incontro mondiale riguardante l’economia, dopo anni di stop a causa della pandemia, il World Economic Forum, l’evento più celebre che raduna i politici e gli imprenditori più influenti per discutere su temi economici e di società.

Se da una parte l’evento di Davos è riconosciuto per il suo immenso prestigio, non si può certo affermare che questa edizione sia iniziata con il miglior auspicio: il Commissario per le e-Safety australiano, Julie Inman Grant, si è fatta portavoce, infatti, di un vero inno alla censura e alla rivisitazione dei diritti umani.

“Penso che dovremo pensare a una ricalibrazione di un’intera gamma di diritti umani che si stanno manifestando online, dalla libertà di parola all’essere liberi della violenza online”. Limitare il diritto di parola: questa l’idea e la direzione che, secondo la politica australiana, dovrebbe essere promossa dalle élite mondiali auspicando a una maggiore sicurezza. La logica sembrerebbe infatti quella, tipica di una mentalità probabilmente più vicina al Medioevo, di privare le persone ad esprimere i loro pareri, o meglio i pareri non in linea con quelli “dettati”, seppur celatamente, dal perbenismo politicamente corretto.

Frasi da non sottovalutare, considerata anche la portata di chi le ha espresse: Grant sta, infatti, attualmente lavorando con il Consiglio per la politica di genere della Casa Bianca e con il Governo danese.

Immediate sono state le repliche a quella che può sembrare una manifestazione di autoritarismo giustificata dal desiderio di tutela dei popoli: il giornalista canadese Andrew Lawton ha infatti riportato subito su twitter il video del discorso a Davos, spiegando – senza se e senza ma – che era tutto vero sulla richiesta di arginare il diritto di espressione. Sulla stessa linea l’account Gop della Commissione della Camera per la magistratura che ha ritwittato commentando semplicemente con un duro “No”.

Le affermazioni di Grint sembrerebbero individuare il nuovo nemico nella libertà di parola, trascinando così i buoni del mondo a indirizzare le masse verso una vera e propria censura stabilita, evidentemente, da dei parametri convenienti per i piani alti. Un assolutismo e un controllo pericoloso potrebbero celarsi nelle affermazioni dell’australiana, non contraddette da nessuno durante il dibattito, nonostante il forum più importante per il mondo dell’economia si mostri sempre ben disposto – forse solo a parole – alle tematiche riguardanti il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali, oggettivamente calpestati in queste affermazioni.

Che il grande progressismo delle élite mondiali sia alla fine solo una questione di forma e nasconda il desiderio di un ritorno alla mentalità figlia del secolo precedente?
Bianca Leonardi, 25 maggio 2022 - Fonte

4 commenti:

  1. Si, perché per il Deep State americano, che Biden rappresenta insieme alla Clinton e ad Obama, globalismo non vuol dire pace e concordia fra i popoli attraverso relazioni diplomatiche e commerciali per il bene di tutti, mantenendo ciascuno la propria identità, no! per lor signori globalismo significa: tutti zitti, tutti obbedienti al volere di quel centinaio di persone che detengono il potere finanziario globale, attraverso il quale rendere il pianeta con i suoi abitanti secondo i loro "desiderata".
    Se per raggiungere questo scopo è necessario fare una guerra, la si provoca e si fa in modo che a combatterla siano altri Paesi ai quali si offrono denari in cambio della "prestazione". E se quei Paesi si rifiutano, una bella epidemia virale non Gliela toglie nessuno!

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  2. Queste persone che frequentano Davos stanno mettendo in scena una sorta di narrazione biblica; loro interpretano dio ed i credenti in dio, re, profeti, sacerdoti ed eroi vari, le moltitudini che rimangono interpretano i popoli contro i quali combatté il popolo eletto. La modernità ha ignorato alla grandissima il Decalogo che loro, dopo averlo riplasmato non per la salvezza, ma per la soluzione finale dei popoli nemici a prescindere, lo applicano rigorosamente, in forza della nano/tecnologia operante nel sangue umano delle moltitudini umane sottoposte pretestuosamente a sieri maaagiici. Quindi da ora in poi al loro decalogo si ubbidirà a colpi di emorragia celebrale, miocardite, malori improvvisi letali e i più fortunati nel sonno e si troveranno di là smarriti, senza raccapezzarsi. Questo il loro piano spiegato semplice.

    Ma ovviamente in questa pseudo/narrazione biblica manca il Vero Dio e il Vero Uomo...e qui tutto cambia, narrazione e finale! L'esercito è schierato, in Cielo ed in terra, nascosto dai potenti mezzi di cui disponiamo e anche se fosse visibile, come a volte è necessario, loro non capirebbero nulla causa un ribaltamento di valori per cui, ad esempio, chi è primo è ultimo; ognuno ha il suo manuale di sopravvivenza nel cuore, si esercita da solo e da solo capisce quando è tempo di affrontare il Nemico a viso aperto. Il Re dei re passa come fulmine a rincuorare ognuno, specie gli afflitti e si avanza compatti mentre di ora in ora si affiancano quelli che si stanno svegliando e si offrono volontari pronti alla battaglia quotidiana. Nessuno sa, in dettaglio, quale sarà il finale, si sa che sarà Glorioso!

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  3. Una settimana fa c’era la “lenta ritirata russa”. Oggi l’”inesorabile avanzata russa”. Domani è un altro giorno e si vedrà.

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  4. GLI OLIGARCHI DI DAVOS
    « C'è molto da temere quando colui che può fare ciò che vuole, vuole ciò che non si deve fare. »
    Plutarco, “Moralia”

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