Nella nostra traduzione da Italia perennis. L'autore parte dalla considerazione che per molti creativi, l'Italia non è stata solo un luogo da visitare, ma una vera e propria fonte di ispirazione. Continua la serie che presenta i frutti dei loro viaggi e delle loro creazioni indimenticabili. Trovo bello e degno di rilievo questo amore per l'Italia, così offuscato qui da noi e il nuovo testo che segue. Precedenti qui - qui - qui - qui.
Come abbiamo incontrato il colosso del Lago Maggiore
Pellegrini nella terra di San Borromeo
Robert Lazu Kmita, 11 febbraio
Immagine: JM Leitzmann, Isola Bella, Lago Maggiore
Una fotografia proposta sul sito ufficiale del Colosso
Immagine: JM Leitzmann, Isola Bella, Lago Maggiore
Dopo le giornate di sole trascorse a Venezia, ci siamo diretti verso il Lago Maggiore, immersi in un tempo grigio e nuvoloso che preannunciava possibili piogge, di quelle che invitano alla malinconia e alla riflessione. Non avrei mai sospettato, nemmeno per un attimo, che avremmo avuto la possibilità di incontrare un vero colosso.
Quando si sente una frase del genere, apparentemente ispirata a Bernardo di Chartres (XII secolo d.C.), chiunque penserebbe che si tratti di una metafora. Una visita alla cripta del celebre Duomo di Milano, dove riposano le spoglie mortali di San Carlo Borromeo, sembrerebbe dire tutto. Abbiamo trascorso un tempo straordinario a contemplare le meraviglie della Cattedrale. Il sonno eterno del santo ci ha spinto, in riverente silenzio, a uscire e a proseguire il nostro viaggio.
Un piccolo nome inciso sulla mappa ci ha guidati verso ciò che, fino ad allora, era stato inimmaginabile: il Colosso di San Carlo Borromeo. "Cosa sarà mai?" ci siamo chiesti. Senza troppa esitazione, abbiamo deciso di fare una deviazione verso la perla del Lago Maggiore, Stresa, per vedere che tipo di colosso potesse essere.
Lo splendore del lago ci ha fatto dimenticare il tempo uggioso. Fortunatamente, la pioggia non accennava a diminuire. Affascinati dalla sconcertante diversità della vegetazione, abbiamo percorso le strette strade, assorbendo quel che colpiva la nostra vista che ci circondava. Salendo per Via Verbano, per prima cosa abbiamo visto l'enorme edificio rosso del cosiddetto Collegio de' Filippi. Appena svoltati a destra, passando davanti alla Chiesa di San Carlo, siamo stato colti da stupore: davanti a noi, a una certa distanza, si stagliava contro il cielo grigio-biancastro la statua stranamente azzurra del Colosso.
Una fotografia proposta sul sito ufficiale del Colosso
La vastità dell'intero altopiano non consente di cogliere immediatamente le reali proporzioni della statua. E ancor meno si potrebbe immaginare – senza conoscere la storia di questa straordinaria realizzazione – che non si tratti di un'opera di ingegneria moderna. Si tratta, infatti, di un'incredibile opera del XVII secolo, quando il progetto di Giovanni Battista Crespi (1573-1632) si è materializzato in questa scultura in rame. Da qui la spiegazione del suo colore piuttosto insolito.
L'opera fu così apprezzata che persino lo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi (1834-1904), creatore della Statua della Libertà a New York, visitò Arona nel 1869 per ammirare la magnifica opera. Ecco il suo commento, in cui si percepisce una sottile nota di invidia professionale:
Quest'opera d'arte ha un interesse particolare in virtù della sua esecuzione materiale. Credo che sia il primo esempio di utilizzo del rame sbalzato montato su capriate in ferro. Nell'antichità si usava già il metallo battuto in fogli. Ma veniva usato come rivestimento o era modellato su una forma solida di legno o pietra. Oro, argento e rame erano quindi impiegati nell'antichità greca e nell'estremo Oriente. La statua di San Carlo Borromeo è il primo esempio conosciuto di statua in rame sbalzato, lavorata a martello all'interno e all'esterno, e liberamente sostenuta su travi di ferro. L'opera è stata eseguita in uno stile un po' rozzo, ma è interessante e ha il merito di essere il risultato di un'iniziativa coraggiosa. Il rame è un po' sottile, misurando solo un millimetro di spessore, eppure l'intera opera è rimasta in piedi fino a oggi, vale a dire, per due secoli.(1)
Quasi un secolo e mezzo dopo questa affermazione di Bartholdi, possiamo ora confermare la forza duratura di un'opera che da oltre tre secoli si erge sulle colline vicino alla città di Arona.
Ma la sorpresa più grande è arrivata quando, una volta raggiunta la statua, abbiamo scoperto che salire sulle spalle del colosso era effettivamente possibile. In pratica, il suo interno può essere scalato fino all'altezza delle spalle e della testa, dove ampie finestre si aprono su viste mozzafiato sul Lago Maggiore e sui suoi dintorni.
Non posso descrivere le emozioni che ho provato quando ho capito, nel modo più concreto possibile, che la metafora di Bernardo di Chartres – "Siamo nani sulle spalle dei giganti" – poteva realizzarsi non solo spiritualmente, ma letteralmente. Ma quali significati poteva celare un'ascesa così meravigliosa?
_________________________1. La Statua della Libertà che illumina il mondo, descritta dallo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, New York: North American Review, 1890, p. 39.


È importante la biografia di San Carlo Borromeo che si intreccia anche con il Concilio di Trento... senza fare paragoni!!!
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