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lunedì 24 agosto 2026

Usus Antiquior — Offertorio, Parte I

Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di New Liturgical Movement [qui - qui], venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento e sottolineato con molta efficacia l'aspetto sacrificale dell'Offertorio. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.

Usus Antiquior — Offertorio, Parte I
Il Figlio e l’umanità sono riuniti da Maria per compiere l’offerta della quale il Padre si compiace

Il rito dell’Offertorio, che ha inizio alla conclusione della Messa dei Catecumeni dopo la recita del Credo [qui], presenta un numero notevole di fili conduttori e allusioni che si verificano simultaneamente. In questo articolo e nel successivo possiamo esplorarne soltanto alcuni.

Ai catecumeni che si stanno preparando e non sono ancora iniziati alla Fede cattolica viene chiesto di allontanarsi, poiché non sono ancora preparati ad assistere ai misteri che stanno per essere presentati. È così come avveniva nei pasti sacrificali dell’Antica Alleanza, ai quali era consentito partecipare soltanto ai circoncisi (Esodo 12, 43-50).

Ma quando uno straniero dimora presso di te e vuole celebrare la Pasqua del Signore, siano circoncisi tutti i suoi maschi, e allora si accosti e la celebri; ed egli sarà come un nativo del paese. (Esodo 12, 48)

Come insegna Paolo, il battesimo è la circoncisione della Nuova Alleanza, che indica l’appartenenza al popolo di Dio.
In Lui voi siete stati anche circoncisi, di una circoncisione però non fatta da mano di uomo, mediante la spogliazione del nostro corpo di carne, ma della vera circoncisione di Cristo. Con Lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in Lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che Lo ha risuscitato dai morti. Con Lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli Lo ha tolto di mezzo inchiodandoLo alla croce. (Colossesi 2, 11-14)
Nella circoncisione dell’Antica Alleanza veniva rimossa una piccola parte della carne. Nella Nuova Alleanza siamo sepolti con Lui nel battesimo e, come membri del Suo corpo, siamo risuscitati con Lui dai morti e portati con Lui alla presenza del Padre nei cieli.

La Messa dei Fedeli, che ripresenta la Passione, ha inizio con l’Offertorio. [1] Il sacerdote chiede un altro dono dello Spirito Santo, questa volta quello del consiglio. Il sacerdote ripete il gesto di estendere e ricongiungere le mani, visto per la prima volta alla rivelazione della Parola di Dio nella Colletta. Qui lo vediamo nuovamente perché noi e il cielo ci stiamo preparando per le offerte che saranno sacrificate nel Canone. I doni (il pane e il vino) che vengono qui messi da parte nell’Offertorio sono benedetti e resi sacri. Se la Messa venisse interrotta in questo momento da qualche circostanza straordinaria prima della Consacrazione, essi devono quindi essere trattati almeno come sacramentali o, meglio ancora, eventualmente messi da parte per Dio mediante le preghiere dell’offertorio e appartengono quindi a Lui, anche se non sono ancora stati transustanziati nel Suo corpo e nel Suo sangue.

Il sacerdote toglie il velo del calice, “spogliando” così Gesù delle sue vesti e preparandolo alla crocifissione. [2] Ciò è analogo al gesto con cui Gesù Si toglie le vesti nell’Ultima Cena mentre Si prepara a lavare i piedi agli apostoli e poi a compiere la prima consacrazione dei doni eucaristici (Giovanni 13, 3). Gesù è l’agnello sacrificale. Un agnello deve essere “spogliato” della sua pelle prima di poter essere mangiato. Qui Gesù viene preparato a essere sacrificato e consumato come offerta eucaristica. Rimane “nudo”, conservando soltanto la Sua essenza più umile e fondamentale. Sarà nuovamente “spogliato” quando starà per salire sulla Croce. Non possiamo fare a meno di vedere questi due eventi come collegati. L’ordinazione degli Apostoli ha inizio con il lavaggio dei piedi nell’Ultima Cena, dove viene loro insegnato a consacrare e sacrificare i doni eucaristici come primi sacerdoti in persona Christi. Poco dopo Gesù viene nuovamente “spogliato” per la Sua crocifissione. Dopo il lavaggio, i primi sacerdoti e i loro successori vengono “rivestiti nuovamente” della Sua Passione, come si vede nella struttura stessa delle loro vesti sacerdotali.

Il colore corrispondente del velo del calice e della casula del sacerdote unisce il sacerdote in persona Christi a Cristo, affinché possiamo vedere che il Sacrificio e il sacerdote che lo offre sono una cosa sola. Quando il diacono e il suddiacono stanno sui gradini, in fila dietro il sacerdote, il suddiacono rappresenta l’uomo dell’Antico Testamento e il diacono l’uomo del Nuovo Testamento. Attraverso la Legge e i Profeti, l’uomo dell’Antico Testamento poteva soltanto avvicinarsi al Sacrificio, mentre il diacono, che rappresenta il Nuovo Testamento, si avvicina maggiormente all’Uomo perfetto, che è Gesù Cristo, nella persona del sacerdote. Inoltre, soprattutto alla conclusione della Messa, quando il sacerdote, il diacono e il suddiacono stanno in fila, essi richiamano anche le parole di Gesù:
E diceva a tutti: Se qualcuno vuole venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e Mi segua. (Luca 9, 23)
Il pane e il vino da utilizzare per l’offerta sono stati tradizionalmente forniti dal sacerdote o dai suoi ministri e si trovano già sull’altare ad aspettarlo oppure vengono portati da lui durante la processione d’ingresso. La pratica del Novus Ordo di far portare i doni sacrificali dall’assemblea è confusa e distruttiva. Spezza il legame tra il corpo di Gesù, che fu portato nel mondo da “un altro regno” nell’Incarnazione, e quello stesso corpo ora presente nell’Eucaristia. Far “portare avanti” i doni dall’assemblea sostiene la concezione protestante secondo cui l’Eucaristia è simile a una seduta spiritica nella quale l’assemblea evoca in qualche modo Gesù da se stessa quando “uno o più sono riuniti nel Suo Nome”. Una presenza spirituale è completamente diversa da una presenza fisica reale. Ancora più importante, è Dio a compiere tutto questo. Gesù è nato in questo mondo con un corpo umano mortale, che poi ha attraversato la Passione, la Risurrezione, è stato glorificato e rimane così per sempre in cielo dopo la Sua Ascensione. Sebbene vi sia molta cooperazione umana, tutto è strettamente ordinato e governato da Yahweh stesso. Nessuno di noi presenti ha avuto nulla a che fare con quegli eventi quando si verificarono per la prima volta, né ora, quando vengono ripresentati. I doni da offrire provengono dalla camera sacra della sacrestia, dalla quale il sacerdote alter Christus esce all’inizio della Messa e alla quale ritorna alla sua conclusione. È un mistero.

Dopo la spoliazione del calice, il pane riposa su una patena d’oro; questo è il pane che diventerà la Presenza eucaristica di Nostro Signore. La patena è d’oro come la Tavola della Presenza nel Tempio di Gerusalemme, dove il Pane della Presenza riposava prima di essere consumato dai sacerdoti. Se l’oriente rappresenta la direzione del sole e la direzione dalla quale verrà il Cristo risorto, e il freddo nord è la terra dei pagani e dell’incredulità, allora il sud, con il suo calore e la sua vegetazione lussureggiante, è un tipo di Eden, un regno di grazia e innocenza. È la Creazione un tempo perfetta e ora caduta. Gli accoliti portano le offerte di acqua, vino e incenso dalla credenza, situata nel “sud liturgico”, affinché siano transustanziate e immolate in offerte perfette al Padre mediante l’azione di Cristo Figlio.

Dopo aver versato il vino nel calice, il sacerdote aggiunge una goccia d’acqua. Il vino diventerà presto il sangue di Gesù e l’acqua rappresenta i fedeli, che saranno mescolati a Lui in modo indistinguibile e inseparabile per formare il Suo unico Corpo.
Dio, che in modo mirabile hai creato e nobilitato la natura umana, e ancor più mirabilmente l’hai rinnovata; concedici che, mediante il mistero di quest’acqua e di questo vino, possiamo essere partecipi della Sua divinità, Egli Che Si è degnato di diventare partecipe della nostra umanità. [3]
I doni del pane e del vino hanno già subito una trasformazione prima di essere portati all’altare. L’uva viene raccolta nella vendemmia, pigiata e trasformata in un unico vino. I chicchi di grano vengono raccolti nella mietitura, macinati e trasformati in un unico pane. Le anime saranno raccolte nella mietitura, purificate e trasformate nell’Unico Corpo di Cristo. Cristo porta poi il Suo Unico Corpo in cielo e offre Se stesso al Padre.

L’aggiunta di acqua al sacrificio di libagione faceva parte della pratica del Tempio di Gerusalemme. La libagione dell’acqua (Nisuch HaMayim) era una cerimonia che si svolgeva durante la festa di Sukkot (delle Capanne). L’acqua attinta dalla piscina di Siloe veniva aggiunta ai sacrifici sull’altare durante Sukkot. Il rituale rappresentava una devozione e un impegno totali, nonché una richiesta di piogge abbondanti e di altre benedizioni.

La cerimonia costituiva uno dei momenti culminanti dell’anno, tanto che il Talmud afferma che “chi non ha visto la gioia della libagione dell’acqua non ha mai visto la gioia nella sua vita”, [4] proprio come un cattolico devoto direbbe della Messa.

Il sacerdote prega:
Nello spirito di umiltà e con cuore contrito, accoglici, o Signore, e concedi che il sacrificio che oggi offriamo al Tuo cospetto sia gradito a Te, o Signore Dio.
La preghiera riecheggia la Trasfigurazione. “Signore” si riferisce alla seconda Persona della Trinità e “Signore Dio” si riferisce alla Trinità nella Sua totalità. In quanto Trinità, e in particolare in quanto Padre, rende chiaro al battesimo di Gesù e nuovamente alla Trasfigurazione che il sacrificio del quale Egli Si “compiace” è Suo Figlio (Matteo 3, 17). La Trasfigurazione avvenne quando Gesù e i discepoli erano diretti a Gerusalemme per Sukkot. Il sacerdote chiede specificamente che noi siamo accolti da Cristo e resi parte del Sacrificio di Se stesso, il che può significare soltanto essere accolti in Lui.

Alla Trasfigurazione, Gesù parla con Mosè del Proprio “esodo”.

Ed ecco, due uomini parlavano con Lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano della Sua dipartita, che Egli stava per compiere a Gerusalemme. (Luca 9, 31)

La parola qui tradotta come “dipartita” è έξοδος, exodos, in greco. È la stessa parola utilizzata per descrivere la partenza o “esodo” degli Israeliti nell’Antico Testamento. Naturalmente, l’esodo a Gerusalemme è la Sua Passione e, in ultima analisi, l’Ascensione che conduce l’umanità nella Terra Promessa del cielo. È interessante che Sukkot e Pasqua costituissero una sorta di parentesi, verificandosi esattamente a sei mesi di distanza nel calendario. Oltre al suo significato religioso, Sukkot era principalmente una festa del raccolto, mentre la Pasqua era naturalmente la grande festa primaverile che commemorava l’Esodo dalla terra del paganesimo e del peccato rappresentata dall’Egitto, per iniziare il viaggio finale verso la Terra Promessa. Questi echi dell’Antica Alleanza sono visibili nella Messa, nei frutti della terra portati dall’Eden (pane e vino), che vengono trasformati nel viatico che ci condurrà alla Terra Promessa del cielo.

Il vino è Dio nella Sua perfezione e l’acqua rappresenta l’umanità. Per questo il sacerdote benedice soltanto l’acqua prima di versarla nel calice. [5] La mescolanza del divino e dell’umano rappresenta l’unione ipostatica del divino e dell’umano in Cristo, ma anche la nostra unificazione con Lui. L’acqua assume gli accidenti del vino e ora non può più essere separata dal vino, ma non cessa mai di essere acqua. Sono separati ma distinti — i loro accidenti e le loro essenze sono diventati una cosa sola. Siamo così uniti senza soluzione di continuità al Sacrificio di Cristo al Padre. [6] Alla crocifissione, sangue e acqua sgorgano dal fianco di Gesù dopo che Egli viene trafitto dalla lancia del centurione. [7] I Padri della Chiesa insegnano che la Chiesa nasce in quel momento. La Sposa del Nuovo Adamo — la Sua Chiesa — è costruita dalla costola del Nuovo Adamo, proprio come Eva fu costruita dalla costola del vecchio Adamo. Nell’Offertorio, quando acqua e vino vengono mescolati, l’acqua dell’umanità e il sangue di Cristo diventano il Suo matrimonio con la Sua Sposa — la Chiesa. Il matrimonio viene consumato con il Suo Sacrificio e la Sua Morte sulla Croce. Tra pochi istanti, il piccolo calice sull’altare conterrà non semplicemente una parte, ma l’intero Sacrificio, poiché esso è ormai infinito e non delimitato dal tempo e dallo spazio.

L’offerta del vino e la sua mescolanza con l’acqua danno inizio alla “Messa dei Fedeli”, conosciuta anche come la “Terza Parte” della Messa. La comparsa del vino dirige inoltre i nostri pensieri alle Nozze di Cana, che avvengono “il terzo giorno” e dove si verifica il primo miracolo pubblico di Gesù, un’altra transustanziazione, questa volta dell’acqua in vino. Il ministero pubblico di Gesù è già iniziato nella Messa dei Catecumeni con la proclamazione del Vangelo. Egli ha raccolto dei “discepoli”, alcuni dei quali potrebbero non credere ancora pienamente in Lui. Analogamente, noi siamo presenti nei banchi, ma non si è ancora verificato alcun miracolo pubblico — questo avverrà alla Consacrazione. La transustanziazione di Cana è un tipo che rimanda a un’altra transustanziazione, non dell’acqua in vino mediante l’intercessione dei “servitori”, ma la perfetta transustanziazione del vino nel Sangue di Cristo, che avverrà mediante l’intercessione dei sacerdoti. Parteciperemo a questo vino abbondante, del quale il migliore è stato conservato per ultimo, al nostro stesso banchetto nuziale con lo Sposo, quando ci presenteremo per la Comunione. Lo faremo perché noi, come i discepoli a Cana, “ora crediamo in Lui” (Giovanni 2, 11).

Secondo Sant’Alberto Magno, il calice rappresenta il sepolcro; la patena posta sopra di esso rappresenta la pietra posta davanti all’ingresso; la palla e il corporale rappresentano i teli funebri nei quali il suo corpo fu avvolto. [8] Il pane e il vino vengono benedetti; il sacerdote prega per ottenere l’umiltà necessaria a offrire correttamente il sacrificio e invoca lo Spirito Santo sulle offerte. Il sacerdote ora incensa i doni con tre croci per indicare la Sua Passione e con tre cerchi per indicare la Sua triplice corona di Sacerdote, Profeta e Re, nonché le tre volte in cui Maria Maddalena unse il Suo corpo con aromi, per un totale di nove passaggi sui doni, a indicare i nove cori degli angeli, che porteranno le nostre preghiere a Dio e distribuiranno in cambio le sue grazie a noi.

Quando il suddiacono si allontana dall’altare, dove ha assistito il sacerdote, copre il proprio volto con un velo e con la patena durante il resto dell’Offertorio e della Consacrazione, sia perché, in quanto uomo dell’Antico Testamento, non ne è degno, sia perché non possiede ancora “occhi per vedere” ciò che sta accadendo nei misteri più profondi della Messa. Non è ancora un iniziato. Più tardi, alla fine del Padre Nostro, quando il sacerdote dice “Rimetti a noi i nostri debiti”, il suddiacono scoprirà il volto e deporrà la patena sull’altare per significare come il perdono di Cristo dalla Croce aprirà gli occhi degli ebrei alla fine del mondo, al fine di convertirli e completare la Chiesa per tutta l’eternità. La patena sulla quale riposa l’ostia è stata anche interpretata come rappresentante delle donne che assistevano Gesù e gli apostoli, che non abbandonarono mai Gesù durante la Sua Passione e andarono al sepolcro per ungere il Suo corpo. A differenza degli altri vasi sacri che sono chiusi (cibori, calici ecc.), la patena è aperta come i cuori delle donne. Quando la patena viene restituita al sacerdote dal suddiacono, il corpo di Gesù viene posto su di essa, proprio come il corpo di Gesù fu affidato alle donne. Quando il suddiacono nasconde il volto dietro la patena, è simile agli apostoli che fuggirono da Gesù per paura. Il simbolismo delle donne che non fuggirono per paura conduce i nostri pensieri all’unica Donna che sta visibilmente e invisibilmente accanto a suo Figlio e intercede per noi, proprio come fece al banchetto nuziale a Cana, [9] poi ai piedi della Croce e ora eternamente a ogni Messa.
Filemonas, 30 aprile 2026
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[1] La fase post-risurrezione della vita di Gesù seguirà presto con la Frazione dell’Ostia durante il Rito della Comunione e proseguirà fino alla conclusione della Messa, dove terminerà con l’inizio del Vangelo di Giovanni.
[2] Matteo 27, 28-31; Giovanni 19, 23-24; Marco 15, 20; Luca 23, 34.
[3] Dom Gaspar Lefebvre, The Saint Andrew Daily Missal (Great Falls, MT: St Bonaventure Publications, 1999), 964.
[4] Talmud (Sukkah 5,1).
[5] La benedizione viene omessa nelle Messe per i defunti, poiché essi si trovano ormai al di là del potere di benedizione e di perdono della Chiesa.
[6] I fedeli saranno ulteriormente uniti a Cristo quando Lo riceveremo nella Comunione e mangeremo la Sua carne.
[7] Sul piano naturale, qualsiasi medico vi dirà di aspettarvi sangue ed edema provenienti dal torace di un uomo che sta morendo per insufficienza cardiaca acuta, soffocamento e tortura.
[8] James W. Jackson, Nothing Superfluous: An Explanation of the Symbolism of the Rite of St. Gregory the Great (Lincoln, NE: Redbrush, 2016), 179.
[9] Il pane dell’offerta è pura farina di frumento mescolata soltanto con acqua e non lievitata, proprio come il pane pasquale utilizzato dal Signore nell’Ultima Cena. Il lievito è fermentazione, che è associata alla decomposizione e non è quindi appropriata come materia da trasformare nel corpo glorificato di Cristo. Proprio come il Pane della Presenza nel Tempio di Gerusalemme, il pane eucaristico da offrire è contrassegnato da una croce.
Il pane che deve essere offerto viene chiamato ostia; è una traduzione della parola latina hostia, che letteralmente significa “vittima sacrificale”. Gli animali utilizzati nei sacrifici del Tempio di Gerusalemme potevano essere correttamente descritti come hostia, o ostie. Anche Gesù è un’hostia, ossia una vittima sacrificale. Il sacerdote inizia l’Offertorio pregando il Padre di accettare questa “ostia immacolata” per i suoi innumerevoli peccati e per i nostri. L’ostia deve essere immacolata, proprio come gli agnelli del Tamid dovevano essere immacolati per poter essere accettati come sacrificio nel Tempio. Il pane integrale friabile che talvolta viene utilizzato nelle parrocchie del Novus Ordo non è soltanto inappropriato perché non è immacolato, ma costituisce anche una profanazione perché dà l’impressione che la Messa sia più un pasto condiviso che l’offerta perfetta di una vittima sacrificale immacolata della quale il Padre “Si compiace”.

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