Pagine fisse in evidenza

lunedì 31 marzo 2014

Francescani dell’Immacolata. Scrivono i genitori di un consacrato

Siamo genitori di un consacrato/a dei FFI, non mettiamo il nostro  nome  vero per paura di ritorsioni nei confronti di nostro figlio/a. Abbiamo letto più volte nei vari siti internet questo o quel commento , oppure variegate notizie , e vi possiamo assicurare che per noi sono continue pugnalate. La nostra sofferenza nel vedere un ordine così bello, così fresco e gioioso e santo, essere impugnato e semidistrutto in un modo che definire orribile è usare un eufemismo, ci crea un dolore talmente intenso che alle volte pensiamo che il cuore ci stia per scoppiare. Nei primi tempi dell’inizio della persecuzione, non riuscivamo neppure più a dormire, e sia io che mio marito nascondevamo l’uno all’altro le nostre povere lacrime per non aggravare il dolore che sentivamo, i nostri sentimenti passavano dalla rabbia alla rassegnazione e vi possiamo assicurare che qualche parolaccia è volata all’indirizzo di chi ha causato tanta sofferenza.

domenica 30 marzo 2014

Capolavori di canto gregoriano / L'antifona del cieco nato

Un'iniziativa meritoria per la conoscenza e la diffusione del Gregoriano, così bistrattato dalla riforma liturgica. Invito i lettori che fossero interessati a rintracciare nel blog, dal motore di ricerca, i numerosi articoli sull'argomento.
Sul sito www.chiesa vengono da tempo offerti all'ascolto i canti propri della liturgia romana nelle esecuzioni dei "Cantori Gregoriani" diretti dal Maestro Fulvio Rampi.(*)
Oggi ricorre la quarta domenica di Quaresima, detta “Dominica Laetare”. Cogliamo dunque l'occasione per condividere queste briciole luminose delle intramontabili ricchezze del Rito Romano Antico anche per quanto riguarda la sua musica sacra. 
Viene dunque proposto il communio della domenica "Laetare" in una nuovissima esecuzione offerta all'ascolto dai "Cantori Gregoriani", accompagnato da un articolo del Maestro Rampi come guida all'ascolto.


TRADUZIONE
Il Signore ha fatto del fango con lo sputo
e l'ha spalmato sui miei occhi;
e sono andato
e mi sono lavato
e ci ho visto
e ho creduto in Dio.

(Giovanni 9, 6-11)

sabato 29 marzo 2014

Allora si inginocchia!

Radio Vaticana - Convertirsi non è questione di un momento, è un impegno che dura tutta la vita. Lo ha detto Papa Francesco, presiedendo la Celebrazione penitenziale, il pomeriggio di ieri 28 marzo in Basilica Vaticana. Durante il rito, il Pontefice ha confessato alcuni fedeli: prima, egli stesso aveva scelto di confessarsi con uno dei 61 sacerdoti e penitenzieri presenti. La celebrazione ha aperto l’iniziativa quaresimale del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione “24 ore per il Signore”.
“A quanti incontrerete, potrete comunicare la gioia di ricevere il perdono del Padre e di ritrovare l’amicizia piena con Lui. E dire loro che nostro Padre ci aspetta, nostro Padre ci perdona e, di più, fa festa”.
Vista la non difficoltà a vederlo in ginocchio in alcune occasioni, come ad esempio nell'immagine di ieri, resta una domanda che molti sacerdoti e fedeli si fanno. Perché questo papa non si inginocchia alla Consacrazione?

Il latino e non solo: intervista a padre Spataro

Don Roberto Spataro, sdb, insegna Letteratura Cristiana antica ed è il segretario della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche dell’Università Pontificia Salesiana, denominata anche Pontificium Institutum Altioris Latinitatis. [vedi un precedente nel blog nonché l'annuncio dell'incontro di Verona per oggi, sabato 29 marzo]
I – INCONTRO CON DON SPATARO
(Fatta eccezione per le ultime due risposte, date in esclusiva per la nostra edizione italiana [Paix Liturgique], questa intervista è stata realizzata nel gennaio 2013 da Ilaria Pisa per il sito Campari e de Maistre)

1) Negli ultimi cinquant’anni lo studio della lingua latina da parte degli uomini di Chiesa, anche nei seminari, sembra essere stato declassato e aver perduto interesse: quali le cause, secondo lei? È stato il frutto di una scelta organica?
Don Spataro: Più che una scelta organica e programmata, credo che il disinteresse per lo studio del latino all’interno della Chiesa sia stato l’esito di un’atmosfera culturale che, mentre deprezzava la Tradizione, inseguiva ingenuamente le res novae. Inoltre, anche all’interno della Chiesa, è stato sciaguratamente assorbita la noncuranza per gli studia humanitatis che più generalmente si diffondeva nella società civile e nel mondo dell’educazione.

venerdì 28 marzo 2014

Chiesa del Terzo millennio. Il problema della 'continuità'

L'ultimo lavoro di Romano Amerio, Stat Veritas,  analizza e commenta in 55 chiose la Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, indirizzata il 10 novembre 1994 da Giovanni Paolo II all'episcopato, al clero e ai fedeli in preparazione del giubileo dell'anno 2000, per definire gli orientamenti pastorali per la Chiesa del nuovo millennio.
Gli scritti di Amerio contengono riflessioni dense e pertinenti, porte con garbo teoretico e con un pensiero costruttivamente cattolico, che permettono di cogliere molte delle variazioni antropologiche e prima ancora metafisiche all'origine dell'attuale crisi.
Da Stat Veritas, riporto la citazione della quarta di copertina e inserisco di seguito il testo della Chiosa 33, sulla rettitudine teologale della fede.
«Il concetto fondamentale su cui si basa, da cui principia e a cui tende la filosofia moderna è la soggettività. Mentre il concetto fondamentale della filosofia cristiana è la parola sta: stat Verbum. Infatti l'intelletto non fa, quando intende, che un'operazione puramente recettiva. La parola sta vuol dire che quando noi percepiamo una verità, il nostro intelletto è attaccato a qualche cosa che non può mutare e che era prima dell'intelletto. Stare significa una preesistenza della verità: una verità che non stesse prima non sarebbe una verità. Anche l'uomo sta, se si attacca alla parola mediante l'adesione che avviene per evidenza. Ma se l'uomo non si attacca alla verità, non vi aderisce, l'uomo non sta più, l'uomo muore».

giovedì 27 marzo 2014

Ferrara e Gnocchi alla Fondazione Lepanto

Riprendiamo da Corrispondenza Romana.

Non un laico minuto di silenzio, ma una convinta, partecipata preghiera recitata per Mario Palmaro dagli oltre 200 presenti ha aperto la conferenza, promossa da Fondazione Lepanto martedì scorso a Roma, per presentare Questo Papa piace troppo (ed. Piemme, Milano 2014, €15,90), il libro, l’ultimo, scritto da Palmaro a sei mani con Alessandro Gnocchi e Giuliano Ferrara, presenti all’evento.

«Mario Palmaro non è presente soltanto nel ricordo – ha detto, aprendo la serata, il Prof. Roberto de Matteima anche con l’esempio ed il modello lasciatoci di cristiano integro e libero».

Appassionato e coinvolgente l’intervento del direttore del “Foglio”, Giuliano Ferrara, che fin dall’inizio ha avuto il coraggio ed accettato la sfida di ospitare senza filtri, senza infondati timori e senza inutili censure gli articoli di Gnocchi e Palmaro sul proprio giornale, aprendo così le sue pagine  ad un interessante dibattito teologico e culturale. «La Chiesa aveva bisogno di nuovo cemento – ha detto ad un pubblico numeroso ed attento – dopo la pastoralità arrembante e vigorosa di Giovanni Paolo II e dopo il dialogo forte avviato col mondo da Joseph Ratzinger, come Cardinale prima, come Benedetto XVI poi».

L’odio per Benedetto.

Scrive oggi Marco Tosatti su La Stampa

Il fatto in sé è abbastanza minuscolo; ma è significativo di un’atmosfera e di come un papa coraggioso, onesto e fedele al Vangelo come Benedetto XVI ha dovuto compiere la sua missione.

“The Tablet” il noto giornale cattolico britannico, ha sospeso il suo corrispondente da Roma, Robert Mickens. Perché? Per un commento postato su Facebook, in cui si parlava della porpora concessa a Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII. Scriveva Robert Mickens, in colloquio con un'altra persona: 
Avrebbe dovuto accadere molto tempo fa. Pensa che ce la farà per il funerale del Topo?”. 
In inglese la frase era: “the Rat’s funeral”. Dove Rat indicava ovviamente Benedetto XVI, Joseph Ratzinger.

Rispondeva il suo amico: “Spero che starà abbastanza bene per concelebrare la canonizzazione di Giovanni XXII e di un altro il 27 aprile. Il funerale del Topo sarebbe un bonus”. 
Ieri pomeriggio The Tablet annunciò su Twitter che il corrispondente da Roma era stato sospeso, e che era in corso un’inchiesta.
Un episodio minimo, ma che offre lo spunto ad alcune riflessioni.

mercoledì 26 marzo 2014

C'è qualcosa che non mi convince

Importante premessa su cui si è ovviamente tutti concordi:
  • l'amore per la Chiesa richiede anzitutto amore per la Verità
  • non è amore alla Chiesa quello che richiedesse di addomesticare la Verità
  • può capitare, in certe particolarissime circostanze, che in nome della Verità occorra opporsi all'autorità della Chiesa:

    Lettera ai Gàlati 2,11: «Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto»

    Luca 22,32: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».
  • Anche di Lutero si può dire che agì «per amore della Chiesa», della quale lamentava la corruzione che vedeva.
    Anche di Cavour si può dire che agì «per amore della Chiesa», della quale lamentava le ricchezze e la presenza capillare nella società.
Episodio 1:
  • il passionista p. Enrico Zoffoli (1915-1996) ha pubblicato numerosi libri per documentare con rigore le eresie del Cammino Neocatecumenale.

    Pochi giorni prima di morire riceve la visita di Kiko Argüello, fondatore del Cammino.
    Kiko gli dice: «lei ha scritto quelle cose per amore della Chiesa».

    P. Zoffoli lo corregge immediatamente: «per amore della Verità!»
  • Il sig. Argüello aveva tentato di insinuare che per un ingenuo e sproporzionato "amore per la Chiesa", sarebbe stata distorta la Verità.
Episodio 2:
  • Gnocchi e Palmaro fanno dei rilievi critici a papa Bergoglio («Questo papa non ci piace» e articoli e libro successivi).
  • Il 1° novembre 2013 il papa, avendo saputo della malattia incurabile di Palmaro, gli telefona. La telefonata si conclude così:

    Palmaro: “Santità, forse lei saprà che le ho dedicato alcuni rilievi assai severi. Voglio però confermarle che la mia fedeltà al successore di Pietro resta intatta”.

    Il Pontefice gli rispose: “Penso che abbia scritto per amore verso la Chiesa. E comunque le critiche fanno bene”.
  • L'espressione di cortesia «le critiche fanno bene» non significa automaticamente l'avervi dato ascolto.
  • L'espressione «per amore verso la Chiesa» mi lascia perplesso:
    - era un modo per dire tali critiche sono fondate e perciò hanno fatto bene alla Chiesa?
    - o era anche questa un'espressione di cortesia?
    - oppure era un modo per suggerire che in nome di un ingenuo e sproporzionato "amore per la Chiesa" Palmaro avrebbe preso lucciole per lanterne?
Io sono convinto che quei rilievi critici di Gnocchi e Palmaro abbiano fatto bene alla Chiesa proprio perché fondati sulla Verità.

L'amore che non parte dalla Verità, nel migliore dei casi sfocia nella tifoseria.

E la Chiesa e il Pontefice non hanno mai avuto bisogno di scodinzolanti tifosi.

Concistoro Segreto: cosa accadde.

Marco Tosatti su La Stampa.
Da notare la dichiarazione del card. Ruini sul Concilio e la sua conclusione: "...sarebbe un errore fatale voler percorrere la strada della pastoralità senza fare riferimento alla dottrina". Che cominci qualche ripensamento sulla pastoralità, veicolo di cambiamento rivelatosi 'rottura' e non semplice aggiornamento? Una piccola breccia all'ineluttabile paradossale dogmaticità attribuita al mitico Concilio? 
Sul Concistoro e la relazione Kasper, Tosatti scrive nomi e cognomi e annota le espressioni di quei cardinali che hanno espresso la loro disapprovazione. Sono in diversi, ma le notizie dei media si sono tutte centrate su Kasper. Il che lascierebbe intendere che la Chiesa, o meglio la chiesa di Bergoglio, sia ad un passo dalla svolta epocale. Così è facile prevedere che la gente si formi un'opinione forte in un senso e poi chieda che quest'opinione sia rispettata - effetto anche della sinodalità previo sondaggio - e, se non lo sarà, non mancheranno critiche ed allontanamenti dalla Chiesa. Forse Benedetto non aveva tutti i torti parlando di un Concilio della stampa versus un Concilio vero.

Doveva essere segreto, il Concistoro del 22 febbraio, per discutere della famiglia. E invece dall’alto si è deciso che fosse opportuno rendere pubblica la lunga relazione del card. Walter Kasper in tema di eucarestia ai divorziati-risposati. Probabilmente per aprire la pista in attesa del Sinodo di ottobre sulla famiglia. Ma una metà del Concistoro è rimasta segreta: e ha riguardato gli interventi dei cardinali. E forse non a caso, perché dopo che il card. Kasper ha illustrato la sua lunga (e a quanto pare non lievissima, quando pronunciata) relazione parecchie voci si sono levate per criticarla. Tanto che nel pomeriggio, quando il Papa gli ha dato il compito di rispondere, a molti il tono del porporato tedesco è parso piccato, se non stizzito.

martedì 25 marzo 2014

29 marzo, Meda. Messa in suffragio di Mario Palmaro

Sabato 29 marzo, giorno successivo alla presentazione, a Seregno, a cura del Circolo culturale John Henry Newman del saggio «Questo Papa piace troppo», firmato da Alessandro Gnocchi con Giuliano Ferrara e Mario Palmaro per l'Editrice Piemme, sarà celebrata a
Meda (MB) - Chiesa San Vittore - ore 10,30

una Santa Messa in Rito Romano Antico in suffragio dell'anima di Mario Palmaro. 
Celebrante don Marino Neri

La strigliata del card. Brandmüller ai tedeschi ondivaghi e secolaristi

Il Foglio riprende un'intervista rilasciata dal card. Brandmüller all'agenzia Kath net:

Il cardinal Walter Brandmüller all’agenzia cattolica Kath.net:
Né la natura umana né i Comandamenti né il Vangelo hanno una data di scadenza”.
“L’insegnamento dell’etica può essere modificato solo nella misura in cui la natura dell’uomo cambia”, e “l’etica della chiesa origina dalla natura dell’uomo, una natura fisico-spirituale” ...“né la natura umana né i Comandamenti né il Vangelo hanno una data di scadenza”.

Per questo, chi rivendica ciò si trova “in contraddizione con la parola di Dio”. Questo accade perché “si constata ripetutamente una certa approssimazione e nebulosità del linguaggio da parte dei rappresentanti della chiesa. Mancano chiarezza e precisione. Si sentono cose che non è possibile né approvare né disapprovare, per cui ognuno può trarne ciò che più gli conviene. E’ invece urgente e importante che i pronunciamenti della chiesa si fondino su concetti chiari”, aggiunge il presidente emerito del Pontificio comitato di Scienze storiche.

“Serve il coraggio di enunciare la verità, anche contro il costume corrente. Un coraggio che chiunque parli in nome della chiesa deve possedere, se non vuole venir meno alla sua vocazione”. Con il mondo non si scende a patti, dunque: “Il desiderio di ottenere approvazione e plauso è una tentazione sempre presente nella diffusione dell’insegnamento religioso”, aggiunge Brandmüller: “Ma ogni volta che la chiesa si trova in contraddizione con l’opinione pubblica”, a dirimere la contesa deve essere “l’esempio di Cristo, che è vincolante. Quando lui chiese ai discepoli di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue in modo da raggiungere la vita eterna, dovette confrontarsi con una forte resistenza e con l’abbandono di numerosi discepoli. E lui, per tutta risposta, chiese agli apostoli se anche loro volessero andarsene”.

Bagnasco e la dittatura dell'ideologia del "genere"

Sandro Magister riprende sul blog Settimo cielo l'ultima parte della prolusione del Cardinal Angelo Bagnasco che ha aperto i lavori del Consiglio Episcopale permanente chiamato anche ad approvare una Nota pastorale sulla scuola cattolica in Italia. È riportata di seguito.

[…] La preparazione alla grande assise del sinodo sulla famiglia, che si celebrerà in due fasi nel 2014 e nel 2015, nonché il recente concistoro sul medesimo tema, hanno provvidenzialmente riposto l’attenzione su questa realtà tanto “disprezzata e maltrattata”, come ha detto il papa: commenterei, “disprezzata” sul piano culturale e “maltratta” sul piano politico.

Colpisce che la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l’origine dei mali del nostro tempo, anziché il presidio universale di un’umanità migliore e la garanzia di continuità sociale. Non sono le buone leggi che garantiscono la buona convivenza – esse sono necessarie – ma è la famiglia, vivaio naturale di buona umanità e di società giusta.

Seregno 28 marzo. Presentazione «Questo papa piace troppo»


A lato la locandina per la presentazione, a Seregno il 28 marzo prossimo, del saggio «Questo Papa piace troppo», firmato da Alessandro Gnocchi con Giuliano Ferrara e Mario Palmaro per l'Editrice Piemme, che ne parla in questi termini :
«I gesti e le parole di papa Francesco sono campionario di relativismo morale e religioso. Le esibizioni di ostentata umiltà ben poco francescane. La sua proclamazione dell’autonomia della coscienza e della visione personale del Bene e del Male, in palese contraddizione con il catechismo e il magistero dei pontefici precedenti. In un panorama in cui, dall’ultimo dei parroci al più agguerrito degli atei militanti, tutti si profondono a cantare le lodi del primo gesuita asceso al soglio di Pietro, la lettura controcorrente di due puntute firme del mondo cattolico tradizionale è apparsa come una vera e propria pietra dello scandalo. Mentre opinionisti da sempre anticattolici, su giornali da sempre anticlericali, riprendono le frasi “rivoluzionarie” di Bergoglio trasformandole in roboanti titoli da prima pagina, questa arguta riflessione si pone come primo contraltare all’unanime (e spesso per nulla disinteressato) consenso tributato al “vescovo venuto dalla fine del mondo”. E offre nuove indicazioni per amarlo, nonostante tutto. Un pamphlet appassionato, ragionato e argomentato, prezioso perché insaporisce con il sale del dibattito e del confronto la brodaglia del conformismo mediatico». 

Mercoledì 12 marzo, appena 24 ore dopo che il volume era arrivato nelle librerie, si celebravano nel Duomo di Monza le esequie di Mario Palmaro. L'amico di una vita e fratello anche di penna così ne parla in una intervista a "il Giornale":  «Martedì 4, ormai consumato dal cancro al fegato, ha voluto inviarmi alcune integrazioni per il nostro articolo sulla relazione con cui il cardinale Walter Kasper aveva aperto il concistoro sulla famiglia, uscito l'indomani sul Foglio: conservo le note battute al computer con caratteri rossi come se fossero una reliquia. Giovedì 6 ha fatto in tempo a vedere la copia staffetta di Questo Papa piace troppo: era felice. Domenica 9 ha reso l'anima a Dio».

lunedì 24 marzo 2014

29 marzo. Due giorni della Tradizione col Summorum a Verona

Avevamo già dato questo annuncio, e lo ripropongo ora che disponiamo della locandina definitiva della conferenza che il 29 prossimo sarà tenuta - S. Zeno a Verona - da don Roberto Spataro S.D.B., professore presso il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis (Università Pontificia Salesiana) e segretario della Pontificia Academia Latinitatis. [vedi anche, nel blog]
Tema : “La riscoperta della liturgia tradizionale dopo il Summorum Pontificum. Le ragioni per conoscere ed amare la Messa Tridentina”. 

Il giorno dopo, 30 marzo, domenica “Laetare”, alle ore 11,00, Don Spataro celebrerà la S. Messa nella forma straordinaria del rito romano presso la Rettoria di S. Toscana, Piazzetta XVI Ottobre, 27 (Porta Vescovo). 

Alle ore 13 e 30 del sabato presso la stessa chiesa si terrà la riunione di tutti i responsabili (a vario titolo) dei coetus del Triveneto.

Da non dimenticare: il cristianesimo domanda, prima di tutto, la mortificazione per immolare in noi ciò che si oppone alla vita eterna

Molti dei mutamenti intervenuti negli ultimi cinquant’anni, più che a eresie esplicite sono da ricondurre alla dimenticanza (voluta o meno) di aspetti importanti della dottrina cattolica. In tempo di Quaresima è opportuno riaffermare e ribadire l’importanza, oramai negletta, dimenticata se non addirittura irrisa, della mortificazione.
Il testo che segue è un estratto del capitolo "Il sacramento e la virtù di penitenza" dell'opera “Cristo, vita di un’anima” del beato Columba Marmion.

Il sacramento e la virtù della penitenza

Suo scopo: ristabilire l’ordine e renderci simili a Gesù crocifisso. Principio generale e diverse applicazioni del suo esercizio

Osserviamo come si ottenga ciò [ndr: la mortificazione delle tendenze depravate della carne per vivere della vita divina]. Studiamo più particolarmente perché e come dobbiamo «morire» per «vivere»; perché e come noi dobbiamo, secondo la parola di Nostro Signore stesso, «perderci» per «salvarci» (Gv. XII, 25).

Dio ha creato il primo uomo nella rettitudine: Deus fecit hominem rectum (Eccl. VII, 30). In Adamo le facoltà interiori dei sensi erano interamente regolate dalla ragione e la ragione era perfettamente sottomessa a Dio. Col peccato, quest’ordine armonioso è scomparso: l’appetito inferiore è diventato ribelle e la carne lotta contro lo spirito. «Che uomo disgraziato io sono! – esclama san Paolo – Il bene che voglio compiere, non lo posso fare; il male che non voglio, lo compio» (Rom. VII, 19-24). La concupiscenza, movimento dell’appetito inferiore, ci inclina al disordine e ci spinge al peccato. Ora questa «concupiscenza degli occhi, della carne, dell’orgoglio» (1 Gv. II, 16), tende ad ingigantire, a portare dei frutti di peccato e di morte alla vita soprannaturale.

domenica 23 marzo 2014

Un Vescovo ausiliare di Roma alla Trinità dei Pellegrini

Roma - Parrocchia Personale Ss. Trinità dei Pellegrini
Domenica "Laetare" 30 marzo 2014, ore 11:00

La Parrocchia Santissima Trinità dei Pellegrini è lieta di accogliere S. Ecc. Mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma per il settore del centro storico, che nell'ambito della sua attività pastorale nelle Parrocchie romane sotto la sua cura ha voluto visitare la Parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini e ha scelto di celebrare una messa pontificale nella Forma Straordinaria del Rito Romano per la comunità parrocchiale. 
Per saperne di più sulla Parrocchia Personale : vedi anche

Celebrazioni Sante Messe Usus Antiquior:
Domenica e feste di precetto ore 9 - 11 - 18, 30;
giorni feriali ore 18,30

Scienza padrona

Nel proporre la citazione che segue, che ben si riallaccia alla discussione precedente, penso necessario precisare che non abbiamo un'idea negativa di progresso e che le nostre riflessioni non partono da un preconcetto rifiuto del cambiamento, ma dall'esigenza di rintracciare un fondamento metafisico nell’antropologia e nella sua concretizzazione cristiana che, unica, invera nella storia l'uomo -e conseguentemente ne determina scelte e realizzazioni- come autentica immagine di Dio in Cristo.

Per questo, partendo dal significato della parola "progresso" constatiamo che, se nella sua accezione è implicito il senso dell'"andare avanti" - il progredior latino -, alla stessa vien data una connotazione comunque positiva presumendo che il progresso sia sempre indice di miglioramento. Tuttavia, se non vengono introdotti tutti gli elementi, il discorso resta monco e ingannevole. Infatti la positività del progresso sta nella direzione, nel fine che esso prende in virtù della volontà degli uomini che con le loro azioni scrivono la storia.

venerdì 21 marzo 2014

«Sì alla globalizzazione ma con l'uomo al centro». Quid?

Cos'è che è cambiato? Il mondo o la Chiesa? [naturalmente la Chiesa non cambia. Sono alcuni uomini di Chiesa che ne mostrano un volto diverso]

« La dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non sta nella tolleranza delle convinzioni errate, per quanto sincere possano essere, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore in cui vediamo cadere i nostri fratelli… Se Gesù è stato buono con gli sviati e i peccatori, Egli non ha rispettato i loro erronei convincimenti, per quanto apparissero sinceri : Egli ha amato tutti per istruirli, convertirli e salvarli ». (Pio X, Notre charge apostolique, 25 agosto 1910)
Oltre a quanto commentavamo qui, colpisce un'altra dichiarazione del papa nelle interviste al Corriere della Sera e a La Nacion, il 5 marzo scorso. L'affermazione si avventura in orizzonti purtroppo nemmeno più inediti, le cui caratteristiche risultano ben definite nell'incipit dell'enciclica di San Pio X sopra citata: « La nostra carica apostolica ci rende doveroso vigilare sulla purezza della fede e sull'integrità della disciplina cattolica, preservare i fedeli dai pericoli dell'errore e del male, soprattutto quando l'errore e il male sono loro presentati con un linguaggio trascinante, che velando l'incertezza delle idee e l'equivocità dell'espressione con l'ardore del sentimento e con l'altisonanza delle parole, può infiammare i cuori per cause seducenti, ma funeste ». (Pio X, Notre charge apostolique)

L'affermazione sotto riportata non è magistero. Ma purtroppo l'uso reiterato di tribune mediatiche alimenta la vulgata dominante. Non faccio commenti, se non una piccola chiosa e vi invito a confrontare l'affermazione dell'attuale pontefice con la Dottrina perenne, per non dimenticare la nostra Sorgente, che è Colui che la rende viva e feconda.
Sì alla globalizzazione, ma con l'uomo al centro e nel rispetto della particolarità di ogni popolo : è ciò che auspica il papa, in una lunga intervista pubblicata in Italia sul Corriere della Sera e in Argentina su La Nacion, il 5 marzo scorso. Per la Chiesa, ha aggiunto il Papa, la globalizzazione deve essere l'immagine del « poliedro » con « le sue varie facce, dove ogni nazione conserva la sua cultura, lingua, religione, identità ».
Non è altro che il sogno « montiniano » che don de Nantes designava con la sigla MASDU (Movimento di Animazione Spirituale per la Democrazia Universale) : il Messianismo rivoluzionario di Lamennais, sistematizzato da Jacques Maritain, amico personale di Paolo VI nel suo Umanesimo integrale. Ma la Chiesa di Cristo non può proclamare il puro e semplice « rispetto per l'individualità di ogni popolo », nel quale risulta inclusa qualsiasi forma di religione, senza annunciare e inverare l'Azione del Suo Signore, ch'è anche verità e vita.

Siria: Cristiani come animali

Marco Tosatti su La Stampa - L’arcivescovo metropolitano della Chiesa apostolica ortodossa di Antiochia Antonio Chedraui Tannous, ha affermato oggi che i cristiani di Siria sono ammazzati come se si trattasse di animali, nel momento in cui la comunità internazionale “si è tappata gli occhi e non vuole sentire”.  
L’arcivescovo parlava a José Gálvez Krüger direttore dell’Enciclopedia Cattolica, che fa parte del gruppo ACI. E denuncia che “senza dubbio la chiesa ortodossa antiochena vive un martirio interminabile: sequestro dei due arcivescovi e di alcuni sacerdoti, mattanza di sacerdoti e fedeli innocenti che non hanno niente a che edere con ciò che sta accadendo. Persecuzioni, distruzione di chiese, assassini. E la cosa peggiore e più barbare e che si uccidono i cristiani come si ammazzano gli animali, e tutto questo, nel nome di Dio”. E continua il prelato: “Mi chiedo: che cosa ha a vedere questo con la lotta per la democrazia o la libertà in Siria? I criminali, nella loro maggioranza, sono stranieri, che vengono dall’Arabia Saudita, dalla Turchia, dalla Cecenia e da altri Paesi”. Se i ribelli lottassero per la democrazia “sarebbero stati siriani, e non mercenari stranieri”.  
“Se l’occidente con in testa gli Stati Uniti e altri Paesi come l’Arabia Saudita e la Turchia non fossero intervenuti mandando denaro e armi, non saremmo al punto in cui siamo in Medio Oriente; e le Nazioni Unite, che ricevono ordini dagli Stati Uniti, non si interessano dei diritti umani e ancor meno di quelli dei cristiani in Medio Oriente”. Obama, secondo il vescovo ha sviluppato una politica ancora più aggressiva e peggiore di quella di Bush nella zona.  

giovedì 20 marzo 2014

La scuola in famiglia, si può fare

Danilo Quinto su La Nuova Bussola quotidiana. Occorrerebbero iniziative di appoggio a livello diocesano e molta capacità di autocoinvolgersi, di coinvolgere e di ottimizzare le risorse esistenti

L'homeschooling, l'educazione scolastica dei propri figli, è diffusa negli Usa e in Francia e viene difesa dalla Santa Sede in ambito internazionale: anche in Italia è legale e già funziona
Uno degli ambiti in cui avanza, "nel silenzio", quella che Mons. Luigi Negri chiama la "dittatura del politicamente e culturalmente corretto", è certamente quello della scuola statale, dove all'ideologia che tende a massificare e a non valorizzare l'identità della persona, si aggiunge negli ultimi tempi l'indottrinamento che vuole inculcare nei bambini valori anti-umani, come quello del gender.

«Un modo per dare ai bambini e agli adolescenti la libertà che deriva dall'educazione cattolica – ci dice Maria Bonaretti, coordinatrice didattica delle scuole che a Reggio Emilia e nei paesi vicini fanno capo al Movimento Familiaris Consortio – è quello dell'istruzione familiare, basata sui principi del coinvolgimento delle famiglie, della personalizzazione dell'insegnamento e della libertà educativa».

mercoledì 19 marzo 2014

A. Gnocchi. Mario Palmaro e la sua morte liturgica

Proficiscere anima christiana
Sorge dai secoli luminosi e profondi del medioevo quel “Dies irae, dies illa” che nella Messa tradizionale per i defunti trafigge i cuori e le menti prima della lettura del Vangelo secondo Giovanni. “Io sono la risurrezione e la vita” dice nel brano evangelico il Figlio di Dio a Marta, che piange la morte del fratello Lazzaro. “Chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà; e chiunque vive  e crede in me non morrà in eterno. Credi tu questo? Gli rispose: Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo, che sei venuto in questo mondo”.

La dolcezza maestosa del dialogo trascritto da San Giovanni può essere compresa solo nel contrappunto del rigore visionario in cui Tommaso da Celano descrive quel “Dies irae” che “solvet seculum in favilla: teste David cum Sibilla”, quel giorno dell’ira che dissolverà il secolo in favilla, come attesta Davide e la Sibilla. Quando il Giudice verrà nel tremore del mondo e la morte e la natura stupiranno al risorgere di ogni creatura.

E’ questa la vera misericordia che la Chiesa ha incarico di portare al mondo: mostrare la dolcezza di un Dio intenerito davanti alla morte dell’amico di cui sarà giudice giusto e inflessibile nel giorno del giudizio. La Messa tradizionale dei fedeli defunti lo rammenta a ogni passo reiterando quel “requiem eternam dona eis, Domine” che vola verso il cielo da cuori e menti consci di essere solo momentaneamente su questa sponda.

La mattina del 12 marzo 2014, al funerale di Mario Palmaro, questo legame invisibile e invincibile tra i vivi e i morti, tra questa e l’altra sponda, ha preso forma nel nitido e luminoso rigore di una Messa come si celebrava nei tempi civili. Cantata in latino, con sacerdote, diacono, suddiacono e ministranti rivolti verso Dio, secondo il rito che non si lascia violentare dai sentimenti e dai protagonismi.

martedì 18 marzo 2014

Mons. Fellay: «Non taglieremo mai ogni legame con Roma»

Da TradiNews - Interessante comunicazione di Mons. Fellay, da lui rivolta ad un fedele polacco che lo aveva interpellato. Nell'immagine è leggibile l'originale in inglese.

Caro Signor Z [...]

Grazie per la sua lettera che ho letto con attenzione al ritorno da un lungo viaggio apostolico nel mondo. La mia risposta alla sua domanda è molto semplice: non ascoltare queste accuse oltraggiose contro la Fraternità San Pio X e i suoi superiori. In mezzo a molte difficoltà, seguiamo la linea che ci ha dato il nostro venerato Fondatore, Mons. Lefebvre. Anche se riconosciamo le legittime autorità della Chiesa, noi non le seguiamo quando  i loro insegnamenti non sono coerenti con la Tradizione.

Certamente, in pieno accordo con gli altri due vescovi della Fraternità. Non c'è né c'è mai stata alcuna intenzione da parte mia di « vendere » la Fraternità alla Roma modernista. Ma è vero che la situazione della nostra Fraternità nella Chiesa non è normale. Noi siamo cattolici e dovremmo essere riconosciuti come tali dalle autorità della Chiesa. Seguendo l'esempio di Mons. Lefebvre, non taglieremo mai ogni legame con Roma. Altrimenti, semplicemente cesseremmo di essere cattolici.
Allo stesso tempo, dal 13 giugno 2012, le nostre relazioni con Roma sono in certo modo bloccate. Infatti, Roma voleva obbligarci a considerare il Vaticano II come parte della tradizione e di accettare la legittimità della nuova Messa. Naturalmente, non potevamo essere d'accordo con queste condizioni.

Riguardo a Sua Eccellenza Mons. Williamson e i sacerdoti della cosiddetta « resistenza », il motivo del loro allontanamento è dovuto a ripetuti atti di disobbedienza e ribellione contro le autorità della nostra fraternità sacerdotale. È triste e desta rammarico, ma questi ex membri sono le uniche persone in colpa.

Spero che questa risposta la aiuterà a capire la nostra posizione e rassicurarla sulla nostra fedeltà alla Chiesa e alla linea di Mons. Lefebvre.

Con la mia benedizione,
+ Bernard Fellay

Mons. Luigi Negri in ricordo di Mario Palmaro

Un pastore che non esita a prendere parte, così come ha fatto su quella che ha chiamato la Dittatura del silenzio nonché sul recente intervento di Mons Caffarra. Sostanzialmente ci conferma e ci conforta perché la nostra posizione non si discosta in nulla da quella di Mario Palmaro nonché di quei cattolici che amano la Chiesa e ne seguono e vivono le vicende da vicino con appassionato e  responsabile impegno.

Mario Palmaro ci ha lasciato, riempiendo il nostro cuore di tanta afflizione ma confermandoci nella certezza che il Signore sa quello che permette e che quindi quello che adesso ci appare ed è come una perdita irreparabile potrà avere il volto di una ulteriore prova di maturazione per la nostra fede e per la nostra azione missionaria. Mario infatti è stato un laico, un laico cattolico, che ha vissuto lo statuto battesimale con piena responsabilità e con totale dedizione alla vita della Chiesa e al bene del popolo.
La sua straordinaria intelligenza, che gli consentiva di padroneggiare sia il contesto vivo della dottrina sociale della Chiesa e dei dogmi che ad essa si riferiscono, sia, d’altra parte, la capacità non comune di penetrare le questioni bioetiche su cui si gioca il presente e il futuro non soltanto della nostra Chiesa ma dell’intera società, lo hanno reso una presenza insostituibile nel cammino che la nostra Chiesa ha fatto in questi anni tormentati ma insieme carichi di tante promesse.

Per la famiglia di Mario Palmaro


A tutti coloro che hanno chiesto come aiutare la famiglia Palmaro. 
Alessandro Gnocchi, il fratello di penna e di vita di Mario Palmaro, sta organizzando un'Associazione /Fondazione col compito statutario di raccogliere in un conto specifico fondi per la sua famiglia, che certamente necessita di aiuto, dato che il suo lavoro a tempo determinato e la prematura scomparsa hanno impedito a Mario di maturare una pensione. Tra alcuni giorni l'operazione sarà conclusa e ne daremo tempestiva notizia, pronti a dare il nostro contributo non appena esso potrà arrivare a buon fine. 
L' iniziativa di Fede e Cultura, che non abbiamo diffuso finora, in attesa di informazioni più precise, cesserà nel momento in cui andrà a regime l'operazione annunciata e i soldi raccolti da essa passeranno interamente alla Fondazione anche per non creare inutili passaggi e confusioni.

lunedì 17 marzo 2014

20 Marzo - Interessante incontro a Mestre

Santi e briganti. I libri di Hugh Benson e la biografia di Dina Bélanger
20 marzo 2014 - ore 17:30
Centro Regionale di Cultura Veneta Paola di Rosa Settembrini
Via Carducci 32, Mestre-Venezia


L'incontro è proposto dal Centre Leonard Boyle nel quadro della serie 'L'editoria culturale in Veneto' promossa dalla Regione Veneto, Assessorato alla Cultura. Intervengono:

:: Paolo Nardi, [Per saperne di più] curatore di tre romanzi di Hugh Benson, presenterà queste opere di narrativa storica ambientate nell'Inghilterra di Elisabetta I e straordinariamente attuali, specie per i giovani. 

:: Luciana Cuppo [Per saperne di più] presenterà 'Tu, il mio piccolo Io', biografia di Dina Bélanger, la giovane pianista canadese che, fattasi suora, ebbe straordinarie esperienze mistiche raccolte in un diario scritto per obbedienza ai superiori.
Il libro di Brunero Gherardini risponde alla curiosità di quanti, sempre più numerosi, si interessano a manifestazioni del soprannaturale, che vengono qui sottoposte ad una rigorosa critica storica e teologica.
L’approdo operato da una giovane donna d’eccezionale ricchezza interiore, quale fu Dina Bélanger, vien qui riproposto, perché in esso anche il lettore possa agevolmente specchiarsi e decidere di tentare, egli pure, la stessa avventura.
Per l'indice dei contenuti, si veda

Edito per i tipi Lindau, nella Collana La Fontana di Siloe, il libro offre una ricostruzione storica dell'iter spirituale della religiosa canadese, proclamata beata nel 1993.
Non raramente ma soprattutto oggi, nel contesto assordante e molto spesso confuso che fa da contrappunto al comune modo di vivere, s’avverte la necessità d’una pausa, anche breve, e d’un respiro più puro, per rinnovare o confermare la consapevolezza d’una vita, che qualcuno chiama «a misura d’uomo». Lo stordimento, dal quale si tenta di liberarsi, è però talmente intenso ed invasivo da render quanto mai difficile l’approdo a qualche minuto di libertà interiore e di confronto con il proprio «dover essere». Si è, peraltro, profondamente convinti che soltanto in seguito ad un tale approdo è possibile aprire gli spazi della libertà che dà senso alla vita, rispondendo ai suoi non pochi interrogativi.

L'autore
Brunero Gherardini, prete della diocesi di Prato e canonico della Basilica di San Pietro, è stato Ordinario di Ecclesiologia nella Pontificia Università Lateranense. Responsabile della rivista internazionale Divinitas dal 2000, per un trentennio consultore della Congregazione per le Cause dei Santi, ha scritto oltre 80 volumi e varie centinaia di articoli. Centro della sua ricerca, la Chiesa. Collateralmente ma in funzione complementare, ha approfondito la figura e l'opera di Lutero, la Riforma, l'ecumenismo, la mariologia e la teologia spirituale. È una delle voci italiane più note anche all'estero. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: Concilio ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare (2009) e, per le Edizioni Lindau, Quæcumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia e la teologia (2011), Concilio Vaticano II. Il discorso mancato(2011), La Cattolica. Lineamenti d’ecclesiologia agostiniana (2011), Il Vaticano II. Alle radici d’un equivoco (2012) e Contrappunto conciliare (2013).

Sante Messe Usus Antiquior alla Cattolica

Milano: Università Cattolica
Sante Messe nel Rito romano antico


19 marzo ore 17.45
Santa Messa solenne nella festa di s. Giuseppe

20 marzo ore 12.00
Santa Messa da requiem in suffragio dell'anima di Mario Palmaro

Le Sante Messe saranno celebrate nella cappella san Franesco dell’Ateneo. Tutti sono invitati, specialmente gli studenti dell'Università Cattolica. 
Celebra il r.p. John Berg superiore generale della FSSP

domenica 16 marzo 2014

Card. Caffarra. L’indissolubilità del matrimonio è un dono non una norma

Perorazione del cardinal Caffarra dopo il concistoro
e il rapporto Kasper.


Bologna. Due settimane dopo il concistoro sulla famiglia, il cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, affronta con il Foglio i temi all’ordine del giorno del Sinodo straordinario del prossimo ottobre e di quello ordinario del 2015: matrimonio, famiglia, dottrina dell’Humanae Vitae, penitenza.

La “Familiaris Consortio” di Giovanni Paolo II è al centro di un fuoco incrociato. Da una parte si dice che è il fondamento del Vangelo della famiglia, dall’altra che è un testo superato. È pensabile un suo aggiornamento?

Se si parla del gender e del cosiddetto matrimonio omosessuale, è vero che al tempo della Familiaris Consortio non se ne parlava. Ma di tutti gli altri problemi, soprattutto dei divorziati-risposati, se ne è parlato lungamente. Di questo sono un testimone diretto, perché ero uno dei consultori del Sinodo del 1980.

Dire che la Familiaris Consortio è nata in un contesto storico completamente diverso da quello di oggi, non è vero. Fatta questa precisazione, dico che prima di tutto la Familiaris Consortio ci ha insegnato un metodo con cui si deve affrontare le questioni del matrimonio e della famiglia. Usando questo metodo è giunta a una dottrina che resta un punto di riferimento ineliminabile. Quale metodo? Quando a Gesù fu chiesto a quali condizioni era lecito il divorzio della liceità come tale non si discuteva a quel tempo, Gesù non entra nella problematica casuistica da cui nasceva la domanda, ma indica in quale direzione si doveva guardare per capire che cosa è il matrimonio e di conseguenza quale è la verità dell’indissolubilità matrimoniale. Era come se Gesù dicesse: “Guardate che voi dovete uscire da questa logica casuistica e guardare in un’altra direzione, quella del Principio”. Cioè: dovete guardare là dove l’uomo e la donna vengono all’esistenza nella verità piena del loro essere uomo e donna chiamati a diventare una sola carne. In una catechesi, Giovanni Paolo II dice: “Sorge allora cioè quando l’uomo è posto per la prima volta di fronte alla donna la persona umana nella dimensione del dono reciproco la cui espressione (che è l’espressione anche della sua esistenza come persona) è il corpo umano in tutta la verità originaria della sua mascolinità e femminilità”. Questo è il metodo della Familiaris Consortio.

sabato 15 marzo 2014

Roma - II Domenica di Quaresima: Al Divino Amore

Roma - Divino Amore - Altare dell'Antico Santuario
Domenica 16 marzo - ore 18:30
Santuario della Beata Vergine Maria del Divino Amore
Cappella dello Spirito Santo

Santa Messa nel Rito Romano Antico, preceduta dalla recita del santo rosario.
Il sacerdote è disponibile per le confessioni dalle  ore 17:30.

F. Colafemmina. Papato a tempo, apostasia ed autodistruzione

Amici miei, Francesco Colafemmina pubblica in questi giorni l'articolo dal titolo che ho ripreso.
Non posso far a meno di osservare che, dopo il suo giro di boa e l'aver tuonato contro i cosiddetti tradizionalisti tristi, - assurti a nuova categoria - mi sembra si sia, infine, rattristato, e non poco, anche lui...
Pubblico per condividere, naturalmente, non ignorando che le sue fonti sono le stesse di Tornielli e dunque stupisce non poco la 'lettura' opposta che entrambi danno dei fatti e della realtà che essi vanno delineando. 

Cerco di leggere il meno possibile notizie e commenti che concernono la Chiesa Cattolica. Cerco, sinceramente, di limitare il senso di pena che sento montare in me, non tristezza o lamento gratuiti, ma pura pena. Ed è pur vero che non sono nessuno e che l’arma rivoluzionaria di questo nuovo-vecchio establishment clericale è un’arma psicologica che mira a spegnere ogni dissenso, facendolo tralignare in superbia o carenza di misericordia. Un geniale metodo per combattere il cattolicesimo con le sue medesime armi. Dunque scrivo queste righe senza alcuna pretesa, semplicemente come una disillusa riflessione sulla storia – presente e futura – della Chiesa.

Qualcuno vuole impadronirsi delle “Sentinelle in Piedi”?

Scrive Paolo Deotto su Riscossa Cristiana. Facciamo attenzione alle possibili strumentalizzazioni. Non immaginate, nel nostro piccolo, quante e di quanti tipi ne abbiamo dovute e dobbiamo evitare...

Ci siamo  stupiti non poco quando abbiamo constatato che la dicitura “sentinelle in piedi” è stata depositata come “marchio” presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del ministero dello Sviluppo Economico… la domanda di registrazione è stata presentata dal sig. Rivadossi Emanuele, che ha eletto domicilio presso la società Jacobacci & Partners S.p.A. di Torino, uno studio di consulenza.  Lo Studio è stato fondato nel 1996 da Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica.
Abbiamo parlato più volte delle manifestazioni pubbliche delle “Sentinelle in Piedi”: gruppi di cittadini che in silenzio, con un libro in mano, manifestano la loro opposizione alle preannunciate legislazioni che, col pretesto di combattere la cosiddetta “omofobia”, mirano in realtà a tappare la bocca a chi crede nei valori della famiglia tradizionale e della libertà di educazione, e intende difenderli. [vedi sul blog]

Le “Sentinelle in Piedi”, nate sull’esempio di analoghi movimenti francesi, si sono diffuse in molte città d’Italia e non fanno riferimento ad alcun specifico gruppo, politico o religioso: rappresentano la spontanea e civile ribellione dei cittadini contro progetti che stravolgono le basi più elementari della società civile e della famiglia.

venerdì 14 marzo 2014

S. Messa Novus Ordo: due prospettive a confronto

Inserisco due citazioni che fanno molto pensare. Forse la "riforma" di Paolo VI non ha centrato in pieno l'obiettivo, ma ha posto semi di ineludibile corruzione. Possiamo affermarlo nella consapevolezza che l'avversione verso la Dottrina perenne e il Rito che la esprime perfettamente sono i frutti della radice guasta (M.G.):

«È dunque solo in seno alla vera Chiesa che può fermentare l'eresia antiliturgica,
vale a dire quell'eresia che si pone come nemica delle forme di culto.
Soltanto dove c'è qualche cosa da demolire
il genio della distruzione cercherà di introdurre il veleno».
(Dom Prosper Guéranger)

«Quando la Messa sarà distrutta, penso che avremo distrutto anche il papato...
infatti il papato poggia sulla Messa come su una roccia.
Tutto questo crollerà quando crollerà la loro abominevole e sacrilega Messa».
(Martin Lutero)

In questo articolo vorrei esporre le due posizioni che sono proprie del mondo cattolico tradizionale. La prima è quella della FSSX e la seconda quella degli istituti legati all'Ecclesia Dei.
La posizione della FSSPX è questa:
  1. Il Novus Ordo (NO) in sé stesso è ambiguo e non esprime i dogmi fondamentali della S. Messa: Presenza Reale  (transustanziazione), Sacrificio (soprattutto il fine propiziatorio) e Sacerdozio. Il NO né nega, né afferma esplicitamente  - Breve Esame Critico portato a sostegno di questo. Lo ritengono comunque privo di eresie esplicite.
  2. Visto che il rito non esprime, né rigetta la dottrina cattolica può essere usato sia da un cattolico, che da un protestante pur mantenendo entrambi le loro convinzioni opposte. (cfr. Breve Esame Critico).
  3. Dai punti 1 e 2 per la FSSPX il NO è valido solo se il celebrante ha l'intenzione esplicita di consacrare ed offrire il Sacrificio. Non basta una generica intenzione di fare quello che fa la Chiesa, visto che il rito NO nella sua ambiguità non trasmette sufficientemente l'intenzione della Chiesa, ma trasmette un'intenzione ambigua. L'essenziale della forma (parole dell'Istituzione) comunque c'è.

Omofobia e libertà. Convegno negato a Milano

Marco Tosatti su La Stampa scrive che il 9 marzo scorso, a Milano, avrebbe dovuto svolgersi alla Fondazione Ambrosianeum il convegno dal titolo “Omofobia o eterefobia?” per la presentazione del libro di Gianfranco Amato, presidente dei “Giuristi per la vita” e editorialista di Avvenire, molto impegnato nella denuncia dei rischi per la libertà di opinione e di espressione, oltre che per la libertà religiosa, insiti nella legge sull’omofobia che è discussione in Parlamento.

Tuttavia agli organizzatori è stata negata dalla Questura la sala già concessa, e anche la possibilità di tenere un “presidio” in piazza San Carlo. Motivazione: “I temi dell’omofobia e dell’eterofobia costituiscono, in questo momento storico, argomenti in grado di suscitare forti contrapposizioni“.

La reazione di Amato: “la motivazione è gravissima: siccome dà fastidio, la manifestazione non si tiene. Se già ci si comporta così prima che la legge venga approvata, che cosa accadrà quando la legge sarà approvata? Io sto facendo convegni in tutta Italia, da Firenze a Roma a Padova a Prato, spesso in sedi istituzionali, e non mi è mai successo nulla del genere. Noi siamo un’associazione apartitica. Non siamo legati a Forza Nuova. Se ci invitasse Rifondazione comunista, andremmo”.
“Certo a noi sembra molto strano e, diciamolo, anche molto grave che, non certo in una piccola cittadina di provincia, ma in una città come Milano non venga rispettata la libertà di esprimere pubblicamente un’opinione per non “turbare” frange della sinistra radicale. Sarebbe questa l’aria nuova promessa dalla Giunta Pisapia?”.

giovedì 13 marzo 2014

Bergoglio e le relazioni ecumeniche

Una proposta di discussione tratta dalla cronaca recente.

Il 7 marzo scorso è stata ricevuta in Vaticano la delegazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Wcc), guidata dal segretario generale, il rev. Olav Fykse Tveit e composta di diversi rappresentanti, ai quali il papa ha rivolto ringraziamenti per il servizio che rendono «alla causa dell’unità tra i credenti in Cristo».

Il papa ha esortato ad andare avanti «con fiducia verso l’unità». Perché le divisioni tra cristiani restano un «pesante ostacolo» alla testimonianza del Vangelo nel mondo e «non vanno accettate con rassegnazione, come fossero semplicemente una componente inevitabile dell’esperienza storica della Chiesa. Se i cristiani ignorano la chiamata all’unità rivolta loro dal Signore, essi rischiano di ignorare il Signore stesso e la salvezza da Lui offerta attraverso il suo Corpo, la Chiesa». [quale Chiesa? vediamo di seguito]

Patetico spettacolino liturgico alla Collegiata di sant'Orso ad Aosta

Trovandosi ad Aosta la sera dello scorso sabato 8 marzo 2014, una mia amica ha pensato bene di andare alla Santa Messa nella chiesa più bella di tutta la Val d'Aosta. Mal gliene incolse! Una cosa da mettersi le mani nei capelli e urlare dal dolore.

Il presbiterio, separato dalla navata da uno splendido jubé medievale (balaustra e archi) è diventato il palcoscenico per un prete voglioso di dar spettacolo (come al solito, le chiese più tradizionali finiscono sempre misteriosamente in mano ai preti più modernisti).

Sulla colonna a destra era appeso un cartone colorato di forma tondeggiante con una enorme freccia appiccicata sopra. All'omelia il celebrante-presentatore ha chiamato un ragazzino per fargli girare la freccia sul "tempo di quaresima" e leggere cosa c'è scritto. Evidentemente le liturgie oggi hanno bisogno della Ruota della fortuna.

Prima della celebrazione c'era il solito attivista da oratorio che "provava i canti" coi ragazzi facendo una caciara pazzesca. Ora, chi entra in chiesa per la messa, dovrebbe avere il diritto di prepararsi in silenzio e in preghiera, e invece lì c'era un tizio col suo microfonozzo che voleva mettersi evidentemente in mostra, tanto più di fronte ad una folta assemblea di spettatori...

martedì 11 marzo 2014

Legame sacro, vincolo indissolubile. Pastorale rivoluzionaria...

Riprendiamo da Il Foglio, 7 marzo 2014
Il teologo di Wojtyla stronca radicalmente il rapporto segreto Kasper su uomo e matrimonio reso noto dal Foglio

Talvolta negare la misericordia è l’unico modo di difenderla dalle sue adulterazioni. Il cardinale Kasper lo afferma con grande chiarezza nel suo libro Misericordia: “Un ulteriore grave fraintendimento della misericordia è quello che induce a disattendere, in nome della misericordia, il comandamento divino della giustizia (…).

Non possiamo consigliare, per una falsa misericordia, di abortire” (p. 221). Una misericordia ingiusta, non è misericordia. Non si può attentare alla dignità umana nel nome della misericordia. Di conseguenza, per parlare di misericordia rispetto al matrimonio è molto importante comprendere esattamente quale realtà di dignità umana sia coinvolta in questa istituzione. Non ci sarebbe alcuna misericordia se si attentasse a tale dignità. Questo bene è ciò che la tradizione cristiana ha denominato vincolo ed è precisamente ciò che ha costituito il soggetto reale dell’indissolubilità che si attribuisce al matrimonio. E’ così che il Concilio Vaticano II definisce il matrimonio come una realtà trascendente: “In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall’arbitrio dell’uomo” (GS 48), ecco perché lo ritiene indissolubile (n. 50). Il termine è intrinsecamente unito alla dottrina del matrimonio giacché il Concilio di Trento lo usa nei suoi canoni 5 e 7 su questo sacramento. Non dovrebbe però intendersi come un’espressione aliena all’amore. E’ lo stesso amore che nella sua verità unisce le persone mediante vincoli stabili. Il teologo Kasper nel suo libro “Teologia del matrimonio” parla così: “Nel vincolo della fedeltà uomo e donna trovano il loro stato definitivo.

Ritiro quaresimale del Coordinamento Toscano Summorum


Come ogni anno, il Coordinamento toscano per l'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum organizza un ritiro spirituale quaresimale per i propri aderenti, ma aperto a chiunque voglia partecipare, senza bisogno di prenotazione. Il ritiro è predicato da don F. Pozza I.C.R.S.S. Sarà presente anche un altro sacerdote per le confessioni.

sabato 29 marzo
Oratorio di San Francesco Poverino - Piazza SS. Annunziata, a Firenze.

Programma :

:: Santo Rosario e, a seguire,  prima conferenza spirituale
:: S. Messa in rito romano antico
:: Pranzo al sacco
:: Seconda conferenza spirituale e riflessioni condivise
:: Preghiera finale
:: Conclusione prevista introno alle 16,30
_______________________________
Coordinamento toscano 'Benedetto XVI' - Per l'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum
http://coordinamentotoscano.blogspot.it
coordinamentotoscano@hotmail.it

Cronaca. Esercizi spirituali quaresimali della Curia

Le immagini parlano. Il papa non appare più nemmeno un primus inter pares. Ha senso questa ostentazione di pauperismo e di egualitarismo che mortifica la funzione? Certo non c'è un documento magisteriale che dica tutto questo. Ma se si comincia a dirlo con i fatti, alla fine il de iure risulta scavalcato. O no?

2014-03-10 Radio Vaticana - Il Papa insieme alla Curia Romana, si è trasferito da domenica, ad Ariccia, nei pressi di Roma, nella residenza paolina del Divin Maestro, per seguire gli Esercizi spirituali quaresimali, predicati da mons. Angelo De Donatis, parroco di San Marco Evangelista al Campidoglio, dedicati al tema “La purificazione del cuore”. Domenica, nella meditazione introduttiva pomeridiana, mons. De Donatis si è soffermato sulla disposizione interiore per iniziare gli esercizi spirituali, ricordando la necessità di aprirsi all’ascolto dello Spirito Santo, per prepararsi a vivere un rapporto profondo e personale con Dio, in modo da comprendere veramente tutta la realtà e il nostro posto nell’ottica della giusta luce, che viene dal Padre. Nel secondo giorno di meditazione, mons. De Donatis si è riferito, questa mattina, al brano evangelico della tempesta sedata, per sottolineare come il mondo, anziché riconoscere la presenza e l’opera di Dio, se ne spaventa, e questo avviene quando nei cuori non abita più Cristo, ma una religione sterile, quella di un Dio tremendo, orribile, che non usa misericordia. Da qui il monito a fuggire il fariseismo, secondo cui dal peccato ci alziamo da soli, e la prassi dell’ascesi tratta dallo stoicismo: “bisogna fare questo, io farò questo”. Ma il Signore, ha sottolineato il predicatore, arriva attraverso altre vie. E così ci fa capire che entrambi questi atteggiamenti non rappresentano la strada giusta. È necessario dunque purificare il nostro animo dalle false immagini di Dio per poter iniziare un vero cammino di vita autentica.

Spunto per la Quaresima

«Tre sono le cose per cui sta salda la fede,
perdura la devozione, resta la virtù:
la preghiera, il digiuno, la misericordia.
Ciò per cui la preghiera bussa,
lo ottiene il digiuno,
lo riceve la misericordia
».
San Pietro Crisologo.

L'insegnamento che ci viene da S.Pietro Crisologo ci parla della docilità, e di ciò che la rende concreta e stabile. In essa risiede il segreto della maturazione nella Fede.

In Dio è stabilità. Tutto ciò che è saltuario non produce mai frutti. La virtù, che è coraggio e forza, da acquisire come habitus permanente, esige costanza negli intenti e fedeltà nei propositi.

La docilità momentanea o passeggera o quella suggerita da interessi pratici non produce nessun effetto positivo ed è espressione di egoismo passeggero. Alla base di essa c'è un vile calcolo mirante ad ottenere un utile.

domenica 9 marzo 2014

Per Mario Palmaro

Mario Palmaro è alla fine dei suoi giorni. Accompagnamolo con la nostra preghiera nella sua agonia. Condividendo il suo mondo interiore e i suoi sentimenti per La Bella Addormentata, che dopo il Vaticano II è entrata in crisi, ma che si veglierà. Lui si sveglierà nelle braccia del Signore e della sua e nostra tenera Madre. Di seguito alcuni suoi pensieri.

Da un'intervista dell'ottobre scorso:
La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa.

Trend postconciliari: lo spretarsi-express

Durante le feste di Natale mi avevano riferito che un giovane sacerdote, per gli amici Taturiello, dopo appena due anni di Messa ha improvvisamente gettato la tonaca alle ortiche ("tonaca" in senso metaforico: non ne ha mai usata una, era decisamente raro vederlo con almeno il colletto del clergyman, e rifiutava perfino il titolo "don"). Lo ha fatto così, di punto in bianco e senza preavviso, pochi mesi dopo un caso analogo nella sua stessa diocesi. Notizie del genere non stupiscono più: questo drammatico stillicidio di abbandoni repentini del sacerdozio avanza ovunque a ritmo sempre più accelerato.

Nel leggere il giornale al mattino, i vescovi temono di scoprire dalle cronache locali di avere una parrocchia "scoperta" in più e un prete in meno. In pochi anni alla Congregazione per il Clero si sono accumulati oltre dodicimila di questi casi (su poco più di 400.000 sacerdoti nel mondo): gli spretati-express se ne infischiano della trafila burocratica per chiedere la riduzione allo stato laicale. Dopotutto se il sacerdozio consisteva nell'avere «una personalità integrata e un carattere dialogante e moderato», a che pro perdere tempo per mettersi a posto con santa madre Chiesa?

E pensare che per arginare il fenomeno erano state escogitate diverse eccelse strategie: allungare la formazione a cinque anni, anzi a sei anni e più, imbottire i candidati di tantissime attività di seminario e parrocchiali, esigere il biennio di licenza teologica aggiuntivo... Non è servito a niente: anche ad aggiornarli spesso, gli annuari diocesani sono sempre zeppi di nomi e statistiche del clero che non corrispondono alla realtà. Tutte le volte che gli ecclesiastici hanno tentato di gestire la Chiesa come se fosse un partito o un'azienda, hanno sempre fatto la magra figura dei dilettanti allo sbaraglio.


L'Addolorata di Castelpetroso e la sua offerta sacerdotale del Divin Figlio

In ordine all'articolo precedente sulla devozione mariana diffusa dai FI, un lettore pone giustamente l'accento sul Santuario di Castelpetroso (IS) delle cui vicende recenti è capitato di parlare in quella occasione. A questo punto è non solo doveroso ma provvidenziale questo nostro approfondimento.
Sono riconoscibili le parti del suo intervento, ci cui gli siamo molto grati, nella sintesi che segue.

Alla Vergine rivolgiamo le nostre preghiere perché ogni cristiano riceva il cuore sacerdotale di Cristo Signore e della Sua e nostra Madre.

A Castelpetroso la Madonna è apparsa a due pastorelle il 22 marzo 1888, 30 anni dopo Lourdes e 29 prima di Fatima. Si capisce, già da questa centralità cronologica rispetto a questi altri due ben più famosi "eventi", quanto esso sia rilevante. Per volontà e decreto del papa Paolo VI la Vergine Addolorata di Castelpetroso è Patrona della Regione Molisana dal 6 dicembre 1973. Ricordiamo che è di questa terra colui che - come Benedetto - ha "rinunciato" alle Somme Chiavi: Celestino V/Pietro del Morrone.

La Beata Vergine, che certamente accompagna la Chiesa e la cristianità nei secoli, sin da quando l’umanità le fu affidata da Gesù Cristo sulla Croce, indicando lei come madre degli uomini, è apparsa tante volte, in posti, tempi e modalità diverse, sempre a sollecitare la speranza e la fede nel suo Divino Figlio.

Questo Santuario è importante perché qui Maria, che non lasciò alcun messaggio, parla col suo atteggiamento. La Madonna, difatti, è apparsa - anche al vescovo di allora - in atteggiamento sacerdotale di Madre "sofferente" ed "offerente", presentando al Padre celeste il suo Figlio, offerto in espiazione per i peccati degli uomini. Si tratta di un'offerta "fatta col cuore", il suo Cuore Immacolato. E difatti in questo modo è raffigurata la Vergine nei gruppi scultorei, sia nella grande Cappella centrale del Santuario sia sul luogo delle Apparizioni, più a monte.

Proprio la postura "sacerdotale" della Vergine di Castelpetroso, tipica di chi presenta i doni, lascia chiaramente intendere che il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, preannunciato a Fatima, riguardi proprio il retto culto cattolico, perché è proprio il significato della Messa come Sacrificio redentore l'obiettivo dei pervertitori del culto, operanti in questi nostri drammatici tempi.

sabato 8 marzo 2014

L’abbandono della verità dogmatica e soprannaturale è un fatto, che viene giustificato con la necessità di adottare il linguaggio della crisi temporale

Un ospedale da campo in cui a malati, feriti e moribondi si dice che stanno bene così come sono. Di tornare al primitivo stato di salute neanche se ne parla e dei medicamenti, specialmente se sgradevoli al palato, men che meno. A voler mettere a frutto la metafora cara a Papa Francesco ed entrata nell’immaginario collettivo cattolico a furor di media e di omelie, non si può definire diversamente il senso della relazione con cui il cardinale Walter Kasper ha aperto al concistoro sulla famiglia.

Non ci possono essere dubbi quando dice “Dobbiamo però essere onesti e ammettere che tra la dottrina della chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso”: non ci sono dubbi perché tutto il suo ragionamento non è centrato sul recupero delle pecorelle fuggite dal gregge e sulle cause della fuga, ma sulla necessità di adeguarsi alla nuova situazione. Il pastore non solo deve sapere dell’odore delle sue pecore, ma soprattutto di quelle che se ne sono andate.

Quel triste tratto di penna

Esistenzialmente periferico. Segno dei tempi: l'effetto anticipato del Kommissario Volpi e le medagliette che i Francescani dell'Immacolata donano ai fedeli:

Magistero fluido e 'neolingua'. L'idioletto di Bergoglio

Il linguaggio fluido e non più definitorio tipico della Chiesa post conciliare [ne ho parlato qui], sembra aver raggiunto l'apice di una parabola ingravescente per effetto del cristianesimo in pillole del papa attuale. Questo di per sé non creerebbe problemi, se poi arrivassero le dovute esplicitazioni. Ma, ormai, non facciamo altro che ascoltare i soliti mantra e ad attendere invano gli approfondimenti e i completamenti di svariati discorsi, che risultano privi di obbiettività e così ognuno può darne l'interpretazione corrispondente alla sua tendenza. Non solo, ma con l'aggravante della reiterazione della comunicazione fluida di interviste e discorsi a braccio, divenuta quasi esclusiva, che si traduce in un vero e proprio magistero liquido, portatore di confusione, con temibili esiti di sovversione.

Riferendosi all'oratoria stringata, semplice, colloquiale, imperniata su parole od immagini di immediata presa comunicativa, Stefania Falasca, una giornalista amica da tempo di Bergoglio, definisce le formule linguistiche usate del papa col termine letterario "pastiche". Si tratta dell’accostamento di parole di diverso livello o di diverso registro con effetti espressionistici, tratto tipico della comunicazione del web e del linguaggio postmoderno: associazioni linguistiche inedite nella storia del magistero petrino. [fonte]

A di là di questa valutazione, c'è da riflettere su un particolare aspetto del linguaggio usato da Bergoglio nei suoi frequenti discorsi a braccio, cioè sul suo idioletto[1] e sui relativi effetti. Nel caso del vescovo di Roma si tratta di un idioletto che potremmo definire da borgataro bairense: un gergo peculiare[2] che fa rizzare i capelli anche ai parlanti ispanici, costituito talvolta da neologismi e da argentinismi non colti, che nessun vocabolario può tradurre. Attraente e stimolante in una conversazione brillante e "creativa", problematico dalla cattedra di Pietro. Peraltro imbastardito da un'italianizzazione approssimativa. Di fatto un linguaggio "periferico" e in più sui generis, importato nell'Urbe, non coniugabile con la sua universalità ed intraducibile anche da parte dei media che lo veicolano, altrettanto incolti sia in senso linguistico che in senso teologico ed ermeneutico. Ne troviamo riferimenti in Argentina (bergoglionismos), mentre Vatican Insider coglie l'occasione per magnificare i neologismi di Francesco.

Il fenomeno ben si adatta al linguaggio della Chiesa post-conciliare, le cui parole ormai esprimono concetti che risultano svuotati dello spessore e significato originari.

Ecco uno dei perché prevale la comunicazione basata sull'effetto immediato, sentimentale, che esclude la ragione e gli approfondimenti. Accattivante ma non nutriente per la moltitudine che riceve in maniera acritica e superficiale il ripetitivo martellamento amplificato dai media.
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1. Viene detto idioletto l'insieme degli usi linguistici caratteristici e propri di un singolo individuo o di un piccolo gruppo di parlanti. In altre parole la lingua individuale, cioè la particolare varietà d’uso del sistema linguistico di una comunità che è propria di ogni singolo parlante.
2. Il cosiddetto lunfardo (slang) di Buenos Aires (Osservatore Romano)

venerdì 7 marzo 2014

Quaresima, palestra per l’anima e per il corpo

Uno scritto di Cristina Siccardi su Corrispondenza Romana, che ci ricorda il significato della Quaresima appena iniziata

«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte: «Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

Questa frase veniva recitata il primo giorno di Quaresima, quando il sacerdote segnava la fronte dei fedeli con la cenere. Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, la frase è stata mutata con la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Tradizionalmente le ceneri rituali si ricavano bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente.

giovedì 6 marzo 2014

I giorni di Cassandra e Noè

Ha fatto discutere un’intervista rilasciata a “Tempi” da Antonio Socci, nella quale il giornalista cattolico, prendendo atto della drammatica situazione del clero odierno, celebra di fatto le iniziative di laici cattolici sinceri che intendono servire e salvare la Chiesa e il futuro dei nostri figli senza aspettare consensi e appoggi dal Vaticano e dalle gerarchie, consensi e appoggi che tanto non arrivano mai.

In un articolo su Radio Spada[1], Massimo Micaletti ha risposto in maniera articolata e sottile, dichiarando da un lato che si capisce bene l’esigenza dei laici odierni visto il comportamento generale del clero, ma denunciando al contempo il rischio concreto della formazione di “sette laiche” incontrollate, rischio tante volte condannato dai papi nel corso dei secoli. “Quale militanza si può reggere se non sorretta dai pastori o dalla Dottrina?” si chiede Micaletti. E aggiunge: “Questa risposta, lo si ribadisce, è comunque molto pericolosa. Un popolo che ritenga di trovarsi in tale e tanto grave assenza di guida da pretendere di salvarsi da sé, senza pastori, non fa molta strada”.