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martedì 1 novembre 2022

In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti

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In Novembre il ricordo dei santi e dei defunti

I primi due giorni di novembre sono uno dei più cari momenti di festa della Cristianità, che si rivolge con rinnovata fiducia all’intercessione dei Santi del Paradiso e commemora il dolce ricordo dei cari defunti.

La “conquista del Pantheon”
Il mese di novembre è caratterizzato da due antiche festività che risalgono entrambe all’Alto Medioevo: Ognissanti e la commemorazione dei defunti.
Fin dal IV secolo le diverse Chiese orientali erano solite celebrare una festa dedicata a tutti i martiri collettivamente. L’istituzione in Occidente di tale ricorrenza si fa risalire di solito al pontificato di Bonifacio IV (608-615), il quale ottenne dall’Imperatore Foca, come pegno dei buoni rapporti allora ristabiliti fra il Papato e Costantinopoli, il dono per la comunità cristiana del Pantheon, da lungo tempo abbandonato e chiuso.

Il 13 maggio di un anno che probabilmente va identificato nel 609 il Papa riunì il clero e il popolo romani di fronte al vetusto edificio e fece affiggere una croce ai battenti guarniti di rame, ordinando poi che le porte fossero spalancate: «Nell’alta Rotonda – scrive lo storico tedesco della Roma medievale Ferdinand Gregorovius – si intonarono per la prima volta i canti dei preti cristiani che sfilavano in processione, mentre il papa aspergeva d’acqua santa le spoglie pareti marmoree, prive ormai di ogni traccia di paganesimo», dopo che il pontefice aveva fatto seppellire interi carri di reliquie provenienti dalle catacombe sotto la Confessione della nuova chiesa, «e alle note del Gloria, che la grande volta restituiva in echi sonori, la fantasia dei Romani vide alzarsi in volo schiere di demonî atterriti, che cercavano di uscire nell’aria libera attraverso l’apertura della cupola. E quei diavoli erano tanti, quante erano state le divinità pagane che avevano abitato nel tempio, considerato fin d’allora dai Romani una vera e propria sede infernale».

La madre degli dei Cibele, cui prima era dedicato il tempio, fu dunque scacciata da Maria, Madre di Dio, ed il tempio di “tutti gli dei” divenne un nuovo Pantheon cristiano, consacrato alla Vergine e a “tutti i martiri”, con il titolo di Sancta Maria ad Martyres, simbolo del culto tributato alla fede cristiana nella città che accoglieva tra le sue mura i santi di ogni Paese.

Nell’Antichità, la festa della dedicazione era considerata come quella del titolare e da allora in poi ogni 13 maggio si celebrò a Roma la festa di tutti i martiri.

Alla fine del secolo VIII tale ricorrenza, ora estesa anche a tutti i confessori e definita di omnes sancti, sembra essere stata celebrata in varie parti d’Europa non il 13 maggio, ma nel giorno che in seguito doveva divenire tradizionale. Al sinodo di Riesbach nel 798, infatti, l’arcivescovo di Salisburgo, Arnone (785-821), compilò un elenco delle festività non lavorative, fra cui anche quella d’Ognissanti stabilita per il 1° novembre; pare che tale data fosse stata scelta d’accordo con Alcuino di York (730 ca.-804), il più famoso ed autorevole dei dotti che facevano parte della corte di Carlo Magno.

La festa figura, infatti, in quello stesso giorno, nei sacramentari dell’abbazia di S. Martino di Tours, della quale Alcuino fu abate dal 796 all’804.

L’inganno di Halloween
È stato ipotizzato e spesso ripetuto che l’uso di celebrare la ricorrenza d’Ognissanti il 1° novembre derivi dalla cristianizzazione della festività celtica di Samhain, che segnava la fine dell’anno e ricorreva appunto il 1° novembre e la notte precedente.

Questo spazio di tempo era considerato un periodo pieno di pericoli e di incertezze, durante il quale il confine fra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si dissolveva, ed era perciò necessario controllare le divinità d’oltretomba con specifici riti.

Sappiamo, tuttavia, da fonte sicura che nell’VIII secolo gli irlandesi celebravano la festa di tutti i martiri del mondo il 17 aprile ed il 20 quella di tutti i martiri e vergini d’Irlanda, di Britannia e d’Europa. La decisione di celebrare Ognissanti il 1° novembre non può, dunque, derivare, almeno direttamente, da una tradizione pagana celtica che gli stessi irlandesi cristiani, a quanto pare, non avevano accolto; più in generale si può pensare che tale scelta dipenda dal desiderio di porre sotto l’egida dei santi il passaggio da un ciclo agricolo e pastorale all’altro.

Nel Medioevo la ricorrenza venne poi chiamata, in lingua inglese, “All Hallow(s)” e la sua vigilia “All Hallow eve”, da cui la forma contratta “Halloween”, ma soltanto nel XIX secolo, in piena epoca romantica e “gotica”, tale celebrazione assunse i connotati carnevaleschi e pagani che oggi la caratterizzano nei Paesi anglosassoni. È pertanto giusto affermare, come è stato fatto, che una festa cristiana sia divenuta pagana e non il contrario.

La festa d’Ognissanti celebrata il 1° novembre si impose alla Chiesa universale nel IX secolo. Adone (m. nell’875), nel suo martirologio, precisa che la celebrazione era stata prescritta in Francia dall’Imperatore Ludovico il Pio (814-840), su richiesta di Papa Gregorio IV (827-844), sebbene a Roma si continuasse ad osservare anche la festività del 13 maggio, che, secondo Sicardo di Cremona (m. nel 1215), fu soppressa soltanto da Papa Gregorio VII, mentre si mantenne quella del  1° novembre.

Novembre e la commemorazione dei defunti
Alla festività d’Ognissanti è strettamente associata la commemorazione dei defunti, celebrata il 2 novembre, che fu istituita dall’abate Odilone di Cluny nel 998, laddove in precedenza ogni monastero riservava un giorno particolare al ricordo dei confratelli e dei benefattori defunti.

Ciò non appare casuale, in quanto l’abbazia borgognona fondata nel 909 da Guglielmo d’Aquitania era dedita in modo speciale ai suffragi per i defunti, a cui riservava la prima delle due Messe conventuali. Tale commemorazione venne poi sancita in modo ufficiale anche a Roma nel 1311.

I primi indizi di una preghiera cristiana per i morti risalgono al II secolo e secondo S. Agostino (m. nel 430), i trapassati che lo hanno meritato possono beneficiare delle suppliche fatte dai vivi allorché questi pregano, celebrano l’Eucarestia o offrono un’elemosina. Preghiere, messe ed elemosine costituirono nel Medioevo i tre principali tipi di suffragio per le anime dei defunti e come tali vennero riconosciute dalla Chiesa.

L’usanza di intercedere per le anime dei morti si fonda su un passo del secondo libro dei Maccabei (Mac. XII, 39-46) nell’Antico Testamento, su un accenno alla possibilità di un perdono delle colpe nella vita dopo la morte, contenuto nel Vangelo di S. Matteo (XII, 31), e sulla prima lettera ai Corinzi di S. Paolo, dove si allude ad un’espiazione delle colpe nell’oltretomba, «come attraverso il fuoco» (III, 13-15).

In base a questi passi fin dai primi tempi della Chiesa alcuni Padri pensarono che, nel periodo intercorrente fra il giudizio particolare ed il Giudizio finale, i colpevoli di peccati veniali (da venia, perdono) potessero salvarsi mediante una purificazione nell’aldilà e l’aiuto dei suffragi dei vivi.

In occasione della ricorrenza del 2 novembre ogni sacerdote può celebrare tre Messe per le anime dei defunti; tale privilegio, prima accordato alla sola Spagna nel 1748, è stato esteso alla Chiesa universale da Benedetto XV nel 1915.
Daniela De Rosa (insegna storia medioevale presso l'Università di Cassino) - Fonte

15 commenti:

  1. Halloween, in antico inglese e gaelico, vuole semplicemente dire "Vigilia di Tutti i Santi", e furono, in antico e poi di recente, in Inghilterra e Irlanda e poi negli Stati Uniti, proprio i protestanti più radicali, i puritani e oggi gli evangelici e i pentecostali, virulentemente anticattolici e contrari al culto dei santi, a creare la cattiva fama della festa e della vigilia, in quanto ritenute superstizioni papiste; dispiace che da tempo certo mondo cattolico abbia, inconsapevolmente e per ignoranza, adottato questo costume, quando il massimo del vero paganesimo e satanismo è l'aspetto meramente commerciale.
    Il 31 ottobre di 505 anni fa, per convenzione, prende il via la Riforma Protestante di Martin Lutero; pur diviso e moribondo, dagli ultimi decenni, se non da un paio di secoli, il protestantesimo è penetrato in ambito cattolico, ora di marca "progressista", con le negazioni della storicità e della divina ispirazione della Bibbia come con il decostruzionismo liturgico, morale e antropologico, ora di marca "fondamentalista", con la difesa della centralità della Bibbia e di una certa morale religiosa e naturale, pur comunque in maniera assai rozza. Entrambi sono degli errori, ed entrambi sono dimostrati dall'approccio su Halloween: se la parte progressista, prima protestante e poi cattolica, ha abolito le vigilie e le ottave e il culto delle reliquie, lasciando un enorme vuoto, la parte fondamentalista, nella sua ignoranza pur alimentata da buona fede, si scaglia contro il residuo culto dei santi definendolo "demoniaco", in ciò incredibilmente seguiti da alcuni cattolici certamente bene intenzionati ma appunto estremamente ignoranti tanto della loro fede quanto di quella dei loro nemici.
    Ci sono poi preti cattolici che predicano contro il vuoto commerciale di Halloween e il rinnegamento delle proprie radici cattoliche e l'ignoranza sulle feste comandate: ciò è vero, però chi è che decenni fa ha appunto eliminato la Vigilia di Ognissanti (Halloween), chi è che ha ridotto la festa al solo giorno eliminando l'Ottava, chi è che ha eliminato l'esposizione e anche la festa delle reliquie, vero aspetto sensibile della nostra fede, e chi è che infine è stato deficitario nella trasmissione della fede? Il vuoto in natura non esiste, e per forza viene riempito da qualcosa, sia esso il vuoto progressista o il finto pieno fondamentalista.
    Non c'è bisogno, e nessuna necessità, di seguire il protestantesimo, anche quando sembra vitale e opposto al mondo; bisogna semplicemente essere cattolici ortodossi, nè più nè meno; come anche non c'è nessun problema nel festeggiare assolto il precetto e osservata la vigilia, essendo già entrati nella festa...con ciò, buona festa e settimana di Tutti i Santi!

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  2. Se il cristianesimo se ne va, se ne va anche la nostra cultura, se ne va il nostro stesso volto" (Thomas Stearns Eliot).

    La grottesca bruttezza della festa pagana-americanoide di Halloween è la perfetta dimostrazione di questa celebre sentenza di un grande poeta. Se il cristianesimo se ne va, non abbiamo più il Carnevale con lel sue bellissime maschere, con il suo lato dionisiaco ma anche con la sua bellezza, quella di Arlecchino e Pulcinella, di Colombina e Meneghino, di Pantalone e Balanzone, ma solo la bruttezza di streghe e mostri americanoidi con il loro ghigno osceno e beffardo, bruttezza che imperversa ogni anno a Milano come a Tokyo, ad Amsterdam come a Seul, a Buenos Aires come a Manila.

    Non è stato nessun comunista o nessun nazista a imporci questa festa orribile per sradicati globali. E nemmeno le sette sataniche, che pure, come sostengono gli esorcisti, in questo trivio neopagano ci sguazzano e fanno proseliti. E' stata la duplice incultura globale dell'affarismo e del divertimento decerebrato, cioè la duplice incultura avida e festaiola del mercatismo americanista.

    Noi europei non abbiamo alcuna cultura, religione, identità, spiritualità sostitutiva alla cultura cristiana, alla religione cristiana, all'identità cristiana e alla spiritualità cristiana, come invece pensa qualche intellettuale "neopagano" che ragiona non meno astrattamente degli eredi dell'illuminismo ai quali dice di opporsi.

    Come avvertiva Eliot, se perdiamo il cristianesimo - e lo stiamo perdendo, anche per colpa del peggior clero della storia, quello modernista - perdiamo tutto. Se perdiamo il nostro volto, come dice Eliot, solo una maschera orribile prenderà il suo posto. Ci rimarrà solo l'oscena bruttezza del mercatismo neopagano globale. (Martino Mora)

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  3. Omnes Sancti et Sanctae Dei;
    Intercedite pro nobis.

    Santa Festa a tutti voi!!

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  4. "Si dice vi siano vite unite fra loro nel tempo, legate da un'antica chiamata, che riecheggia nelle Ere."

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  5. Rileggendo le Beatitudini mi chiedo chi siano i poveri in spirito. E perché sia una Beatitudine la povertà nello spirito. Grazie per i possibili aiuti.

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  6. Dal "Catechismo Maggiore" di San Pio X:

    207
    «Quale festa si celebra nel primo giorno di novembre?»
    «Nel primo giorno di novembre si celebra la festa di Tutti i Santi.»

    208
    «Perché la Chiesa ha istituito la festa di Tutti i Santi?»
    «La Chiesa ha istituito la festa di Tutti i Santi: per lodare e ringraziare il Signore d’aver santificati i Suoi servi in terra e d’averli coronati di gloria in Cielo; per onorare in questo giorno anche quei Santi dei quali non si fa una festa particolare fra l’anno; per procurarci maggiori grazie col moltiplicare gli intercessori; per riparare in questo giorno i mancamenti che nel corso dell’anno abbiamo commesso nelle feste particolari dei Santi; per eccitarci maggiormente alla virtù cogli esempi di tanti Santi d’ogni età, d’ogni condizione e d'ogni sesso, e colla memoria della ricompensa che godono in Cielo.

    209
    «Che cosa ci deve animare ad imitare i Santi?»
    «Ad imitare i Santi ci deve animare il considerare che Essi erano deboli e fragili come noi e soggetti alle stesse passioni, che confortati dalla divina grazia si sono fatti Santi con quei mezzi che possiamo usare anche noi, e che per i meriti di Gesù Cristo è promessa a noi pure quella stessa gloria che ora Essi godono in Paradiso.»

    210
    «Perché si celebra la festa di Tutti i Santi con solennità?»
    «Si celebra la festa di Tutti i Santi con grande solennità perché essa abbraccia tutte le altre feste che nell’anno si celebrano ad onore dei Santi, ed è figura della festa eterna del Cielo.»

    211
    «Che cosa dobbiamo noi fare per celebrare degnamente la festa di Tutti i Santi?»
    «Per celebrare degnamente la festa di Tutti i Santi dobbiamo: dar lode e gloria al Signore per le grazie fatte ai Suoi servi, e pregarLo a volerle concedere anche a noi; onorare tutti i Santi come amici di Dio, e invocare con più fiducia la loro protezione; proporre d’imitare il loro esempio per essere un giorno partecipi della medesima gloria.»

    Così... tanto per essere chiari.
    Santi e Sante tutti di Dio, pregate per noi.
    Buona festa di Ognissanti.

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  7. Noi non siamo i nostri peccati, cioè il male che abbiamo inflitto, ma non siamo neanche le nostre ferite, cioè il male che abbiamo subito. Le catene che ci legano non ci definiscono, possiamo trovare una libertà nuova - che non è una consumistica idea di autodeterminazione, né un' irritante automotivazione da venditori di successo a tutti costi - nell'abbraccio con l'unico che è stato capace di spezzare, per noi, le catene della morte. Possiamo guardarci con gli occhi di chi ci vede così: di una bellezza struggente, che vale il sangue della croce. Con tutte le nostre contraddizioni, eppure non più divisi in noi stessi. In questo abbraccio possiamo ricominciare, sempre, possiamo provare ad amare. I Santi sono qui oggi a ricordarcelo. Buona festa di Tutti i Santi.

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  8. La festa che scaccia la disperazione01 novembre, 2022 10:48

    Un vecchio che si trascinava in giro come un dimenticato disse una volta: “Non mi aspetta nessuno”. Ecco, questa era la sua abissale tristezza, la sua disperazione.

    Ma è poi vero? Veramente nessuno lo aspetta? Può essere vero nei rapporti con gli altri e degli uni verso gli altri. La realtà però è più grande e oltrepassa di gran lunga quello che immediatamente vediamo e sperimentiamo. Sotto la superficie della nostra festa è percepibile un forte grido: “Sei atteso!”, definitivamente, per sempre, con la garanzia che le tue attese saranno compiute. Finalmente, dopo aver forse per tanto tempo portato dei pesi ed essersi chiesti se poi avesse veramente un senso.

    A quelli che ancora sono in cammino, giunge dal traguardo il grido di speranza e d’incoraggiamento. È un grido fatto di tante voci; un grido che genera speranza. Non nel vuoto, no. Sperare con certezza e fiducia, sperare in una comunità e in una fraternità che non conosce offuscamento perché chi chiama è Dio, è lui che solo rende possibili tutte le altre voci. “Il Dio della nostra fede è il fondamento della nostra speranza “. La nostra speranza è Gesù Cristo. “Ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, tu mi appartieni”.
    (Joseph Ratzinger da un’omelia per la festa di Ognissanti, senza data. da “Per amore”, 2019)

    E attendere Chi ti attende
    come il lavoro della vita.

    Che non si finisce mai di imparare.

    Per noi, ancora in cammino, nel tempo.

    Anche quando pare che non ci aspetti nessuno.

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  9. Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, 2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. 3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo.

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  10. Pastori, ma che fretta avete, dove dovete andare?L'unica nostra preoccupazione e' quella di santificarci come invitano tutti i santi.01 novembre, 2022 11:03

    Stamane,alla S.Messa NO seguivo l'altro mio Messalino ,quello del '62 in latino e italiano esattamente come il Messalino del VO . Non ho fatto a meno di notare che la Lettura dall'Apocalisse era piu' lunga, esattamente come nel VO; invece dalla Lettura del foglietto era accorciata della meta'.l Si sceglie la preghiera Eucaristica piu' breve. Niente Kyrie eleison..Mah,perche'? Ci stanchiamo di stare, di soffermarci,di ascoltare,di sostare, di soppesare la Parola di Dio!? Signore, dacci di convertirci, di comprendere che cos'e' la Comunione dei Santi.

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  11. Anonimo 9:42
    La traduzione letterale del termine greco per "poveri in spirito" indica "coloro che riconoscono di essere bisognosi di aiuto e lo chiedono" (al Signore, ovviamente); il che significa coloro che riconoscono la loro miseria e tutto si attendono da Dio...

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  12. Bimbi vestiti da diavoli
    e genitori con segatura nel cervello

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  13. Ft ma non troppo, anzi forse no.
    In Irlanda un sacerdote le canta chiare, provocando un subbuglio nazionale.

    Nella Repubblica d'Irlanda il fatto del giorno è stato il sermone di un sacerdote irlandese (Fr. Sheehy) in una chiesa del Paese, domenica scorsa.
    Il sacerdote anziano e in pensione sostituiva il titolare andato in pellegrinaggio con parrocchiani a Gerusalemme. Questo sacerdote non ha fatto altro all'improvviso che ribadire la dottrina cattolica di sempre: l'aborto è un peccato mortale, peccati mortali sono i rapporti sessuali tra uomini o tra donne, il transgenderismo è una follia e un peccato. Sbaglia il governo irlandese a promuovere l'aborto. Tutti questi peccati mandano chi li compie all'inferno, se non si pente.
    E così via. A un certo punto 30 fedeli su 200 circa se ne sono andati dalla chiesa. A costoro il sacerdote ha detto: Voi che ve ne andate: che Dio vi aiuti. Ve ne accorgerete..
    Ho reso con parole mie frasi e concetti. Ovviamente, è successo il finimondo sul Social. Il vescovo locale, e come ti sbagli, ha chiesto subito scusa ai fedeli e a tutti per le parole del sacerdote, dicendo che quello che diceva non era la dottrina della Chiesa [sic]. Il caso è stato ripreso oggi da Reuters e da tutta la stampa irlandese.
    Reuters afferma che il sacerdote ha ribadito di mantenere quello che ha detto. Non solo. Ha criticato il vescovo, accusandolo di "mettere la museruola alla verità per desiderio di quieto vivere con i fedeli".

    Se uno prende anche il nuovo Catechismo vede che il sacerdote ha semplicemente espresso la dottrina del Catechismo.
    Un prete coraggioso, una rarità oggi. Vedremo come andrà a finire.
    Dimenticavo: nella predica ha citato una madre irlandese la quale si lamentava del fatto che il Servizio Sanitario Nazionale durante un raduno autorizzato di giovani avesse dato alla figlia di 17 anni un profilattico (preservativo), a scopo preventivo. La madre era giustamente disgustata. Rara avis anche la madre.
    Ma qualcuno che si disgusta, e lo dice, della fogna nella quale ci vogliono affogare tutti ancora c'è. Grazie a Dio.
    Scotus

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  14. Aggiornamento sul caso del sacerdote irlandese coraggioso, che ha detto pane al pane e vino al vino.

    L'autorità ecclesiastica irlandese ha annunciato che questo sacerdote non celebrerà più messe (in pubblico).
    Essendo in pensione per limiti d'età, veniva utilizzato per sostituire questo o quel sacerdote in attività.
    S.

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