lunedì 1 novembre 2021

Solennità di Tutti i Santi - Devozione e storia

Precedenti nel blog [qui - qui]. Vedi anche: Litanie dei Santi (Messale Romano Antico) [qui]. Regina Sanctorum omnium, intercede pro nobis!
La festa di Ognissanti nasce con la Chiesa stessa, perché, da subito, i fedeli sono ricorsi all’invocazione dei santi. I primi cristiani invocavano, con preghiere, la grazia di mantenersi forti nella fede e coraggiosi nelle contrarietà. Essi chiedevano, a coloro che già avevano testimoniato col sacrificio, di essere raccomandati al Signore. 
In questo giorno, Gesù parla a tutti noi dalla montagna e promette che, un giorno, saremo “beati”. Infatti, i Santi sono coloro che hanno ricevuto la ricompensa in Cielo, contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione: poveri in spirito, mansueti, tribolati, giusti, misericordiosi, puri, pacifici, perseguitati a causa di Gesù. Tutti Santi! Il Cielo è popolato di numerosi Santi, perché la santità non appartiene a pochi, ma è un cammino che ognuno può compiere per ricevere la sua corona di gloria.
Santi non sono solo coloro i cui nomi leggiamo sul calendario, la cui vita è stata riconosciuta esemplare dalla Chiesa e che ci propone come modelli, perché peccatori come noi, hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, le loro tristezze. Santi sono tutti coloro che si salvano e sperano che accada per mezzo dei meriti di Gesù. Santi sono mamme e operaie, sposi e figli, professionisti e missionari, gente comune che vive affrontando le fatiche quotidiane con eroico sacrificio e con dignità, facendo anche essi parte della Comunione dei Santi. Oggi, la Chiesa sulla terra festeggia, unita a Maria, Regina di tutti i Santi, ai Santi, agli Angeli e agli Arcangeli, intorno al trono di Dio, coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna.

Le origini lontane della Festa
Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, edificò a Roma, circa 25 anni prima della nascita di Cristo, un tempio superbo per dedicarlo al suocero. 
Augusto non accettò questo onore e Agrippa dedicò l'edificio a Marte e a Giove Vendicatore, in memoria della vittoria vinta da Augusto contro Marco Antonio e Cleopatra. 
Più tardi questo tempio ricevette il nome di Pantheon, o riunione di tutti gli dei, dedicato alle divinità pagane.
Nel 610 Papa Bonifacio IV chiese all'imperatore bizantino Phocas il Pantheon per trasformarlo in una chiesa. La sua richiesta fu accolta e il 13 maggio Bonifacio consacrò il Pantheon al vero Dio, sotto l'invocazione della santa Madonna e dei martiri. Vi fece trasportare ventotto carrelli di ossa dei confessori della fede provenienti dalle varie catacombe di Roma, e da quel momento il Pantheon prese il nome di Sanctæ-Mariæ ad Martyres. Questo fatto lo rende il solo edificio dell'antica Roma ad essere rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso per scopi religiosi fin dal momento della sua fondazione.
Nel 731 Gregorio III fece finire nella chiesa di San Pietro, Vaticano, una cappella in onore di Cristo Salvatore, della sua santa Madre, dei santi apostoli, martiri, confessori e di tutti i giusti che riposavano, pausantium, da tutta la terra. Questa cappella sarebbe quindi la vera culla della festa di Ognissanti. Per celebrare la nuova solennità è stato composto un Ufficio. La festa della dedica della chiesa del Pantheon (un tempo il 13 maggio) è stata trasferita al 1° novembre, perché le due dediche ne formino una sola. Per agevolare i fedeli più nel festeggiarla, se ne fissò il giorno nel periodo della fine dei raccolti. Lo fece papa Gregorio IV (827-844). Questo pontefice, in Francia intorno al 835, impegnò il re di Francia e imperatore d'Occidente Louis le Débonnaire, figlio di Carlo Magno, a stabilire nei suoi vasti stati la festa che fino a quel momento era rimasta circoscritta a Roma e dintorni. Essa quindi si estese rapidamente negli altri regni e, a partire dal IX secolo, la Chiesa latina solennizza, lo stesso giorno, il rito di Ognissanti.
Nei giorni scorsi Il Pantheon/Santa Maria ad martires è stata una delle tappe del Pellegrinaggio Summorum pontificum ad Petri Sedem [qui] che ha visto confluire a Roma migliaia di fedeli della Messa antica da tutto il mondo. 
Venerdì 29 ottobre, alle ore 17:30, il canto dei Vespri presieduto da mons. Marco Agostini, Cerimoniere Pontificio.
Sabato 30 ottobre, ore 10:30, attraverso il Ponte Sant'Angelo e la Via della Conciliazione si è snodata la processione verso Piazza San Pietro. Alle ore 11:30, nell'Arcibasilica di San Pietro in Vaticano è stata celebrata la Santa Messa all'Altare della Cattedra da mons. Patrick Descourtieux, Capo Ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Domenica 31 ottobre, la Santa Messa Solenne conclusiva, è stata celebrata nella Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini da don Claude Barthe, Cappellano del Pellegrinaggio.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Sainteté
Faire les petites choses comme grandes à cause de la majesté de Jésus-Christ qui les fait en nous et qui vit notre vie, et les grandes comme petites et aisées à cause de sa toute-puissance.
- Blaise Pascal, Pensées, 717

Anonimo ha detto...

Sebastiano Mallia
C’è anche un bilancio alternativo della storia umana e, in particolare, di quella di coloro i quali ci hanno preceduti.
La traccia è la santità: è corrispondere all’amore di Dio con l’amore per Dio.
I Santi lo sono per ‘riconoscimento’: un’intera vita viene sezionata, esaminata, auscultata per poi diventare proposta, esempio, sostegno ‘umano’.
Ma la sapienza della Chiesa affianca alla memoria di tutti i Santi -quelli ‘calendarizzati’, ma anche quelli che stanno però nel ‘seno di Dio’, a noi sconosciuti, ma non meno cari ed importanti- quella dei defunti.
Recupera, è vero, non abolisce, il culto dei morti proprio di ogni civiltà: ma lo riveste di significato comprendendo che va sostenuta -oltre la vita sensibile- la vita ultraterrena di chi ci ha preceduto.
Agli arredi, alle vesti, ai doni che i morti delle civiltà pagane portavano con sé nel sepolcro, il cristianesimo sostituisce la preghiera, il ricordo che essa presuppone, l’affidamento e il sostegno per il viaggio oltre la soglia fatale.
Doni anche ‘dovuti’.
Perché noi siamo, abbiamo, e testimoniamo da noi stessi quello che i nostri morti sono stati, ci hanno lasciato, ci hanno insegnato o inscritto nel carattere. Persino i ricordi, le esperienze, i dolori, sono un ‘dono’.
La realtà che ci circonda, poco o tanto, più o meno bene (ma bene!); la realtà su cui siamo chiamati a costruire, completando senza mai dover cominciare daccapo, l’hanno ‘fatta’ loro.
Il bene da loro fatto è, anch’esso, ‘santità’. Risposta ad una chiamata di amore, nella fede o meno.
Impegno di cuore, anima e mente. Dono di sé: per energie, fatica, impegno. Fosse anche solo preoccupazione e pensiero.
Per questo si dice che ‘mancano’ o che ‘ci mancano’.
Manca questa prossimità: ma essa c’è, esiste ancora, diversa ed altra.
Rimane, come il bene -poco, tanto, eccelso o umile, poco importa- che hanno fatto.
La loro ‘traccia di santità’ nel tempo…

Anonimo ha detto...

I santi della Chiesa
di Gertrud von le Fort
***
I tuo santi sono come eroi di terre lontane
e i loro volti sono come scrittura sconosciuta.
Tu li separi dalle leggi delle creature
come se li volessi rovinare.
Sono come acque che scorrono sù verso le montagne.
Sono come fuochi che bruciano senza focolare.
Sono come un gioire nella morte,
sono come un balenare tra oscuri tormenti.
Sono come preghiere nella notte,
Sono come grandi sacrifici nel silenzio di profonde foreste.

Tu riversi la loro forza come da un vaso di ristoro
e versi il loro sangue come da un calice ricolmo di vino.
Ché tu dissotterri ogni individualità come una fonte
e la disserri come splendore nella roccia.
Dal deserto conduci nell'amore
e dal silenzio agl'indicibili:
Nessuno è abbandonato alle tue porte
come tra gli uomini.
Scompaiono i tuoi negatori,
e i tuoi poveri portano doni principeschi,
i tuoi prigionieri sono liberati,
e le tue vittime sacrificali donano la vita,
i tuoi solitari liberano dalla solitudine:
tu sei la vittoria sulla servitù delle anime!

- Gertrud von le Fort, Hymnen an die Kirche, cit., p. 27 (traduzione mia)
(Andrea Sandri)

Proprio della Messa ha detto...

FESTA DI TUTTI I SANTI
PROPRIO DELLA S.MESSA

INTROITUS
Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre Sanctórum ómnium: de quorum sollemnitáte gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei ~~ Ps 32:1 - Exsultáte, iusti, in Dómino: rectos decet collaudátio. ~~ Glória ~~ Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre Sanctórum ómnium: de quorum sollemnitáte gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei

Gioiamo tutti nel Signore, celebrando questa festa in onore di tutti i Santi, della cui solennità gioiscono gli Angeli e lodano il Figlio di Dio. ~~ Ps 32:1 - Esultate nel Signore, o giusti: ai retti si addice il lodarLo. ~~ Gloria ~~ Gioiamo tutti nel Signore, celebrando questa festa in onore di tutti i Santi, della cui solennità gioiscono gli Angeli e lodano il Figlio di Dio.

Gloria

ORATIO
Orémus.
Omnípotens sempitérne Deus, qui nos ómnium Sanctórum tuórum mérita sub una tribuísti celebritáte venerári: quaesumus; ut desiderátam nobis tuæ propitiatiónis abundántiam, multiplicátis intercessóribus, largiáris.Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.Amen.

Preghiamo.
O Dio onnipotente e sempiterno, che ci hai concesso di celebrare con unica solennità i meriti di tutti i tuoi Santi, Ti preghiamo di elargirci la bramata abbondanza della tua propiziazione, in grazia di tanti intercessori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Léctio libri Apocalýpsis beáti Ioánnis Apóstoli.
Apoc 7:2-12

In diébus illis: Ecce, ego Ioánnes vidi álterum Angelum ascendéntem ab ortu solis, habéntem signum Dei vivi: et clamávit voce magna quátuor Angelis, quibus datum est nocére terræ et mari, dicens: Nolíte nocére terræ et mari neque arbóribus, quoadúsque signémus servos Dei nostri in fróntibus eórum. Et audívi númerum signatórum, centum quadragínta quátuor mília signáti, ex omni tribu filiórum Israël, Ex tribu Iuda duódecim mília signáti. Ex tribu Ruben duódecim mília signáti. Ex tribu Gad duódecim mília signati. Ex tribu Aser duódecim mília signáti. Ex tribu Néphthali duódecim mília signáti. Ex tribu Manásse duódecim mília signáti. Ex tribu Símeon duódecim mília signáti. Ex tribu Levi duódecim mília signáti. Ex tribu Issachar duódecim mília signati. Ex tribu Zábulon duódecim mília signáti. Ex tribu Ioseph duódecim mília signati. Ex tribu Béniamin duódecim mília signáti. Post hæc vidi turbam magnam, quam dinumeráre nemo póterat, ex ómnibus géntibus et tríbubus et pópulis et linguis: stantes ante thronum et in conspéctu Agni, amícti stolis albis, et palmæ in mánibus eórum: et clamábant voce magna, dicéntes: Salus Deo nostro, qui sedet super thronum, et Agno. Et omnes Angeli stabant in circúitu throni et seniórum et quátuor animálium: et cecidérunt in conspéctu throni in fácies suas et adoravérunt Deum, dicéntes: Amen. Benedíctio et cláritas et sapiéntia et gratiárum áctio, honor et virtus et fortitúdo Deo nostro in sǽcula sæculórum. Amen

Anonimo ha detto...

Rammentiamo - come ogni anno - che mentre il mondo e il suo principe celebrano un livido carnevale di morte, splende in Cielo e si riflette sulla terra la gloria di tutti i Santi.

LAUS DEO

Anonimo ha detto...

IL LETAME DI D'AVENIA. Poichè ogni giorno ha il suo delirio, il mio collega insegnante e scrittore, Alessandro D'Avenia, così spiega sul "Corriere" il significato della festa di Ognissanti:
"Alla parola «santo» (uomo portatore del divino), che viene associata a un inarrivabile supereroe della fede capace di cose straordinarie se non bizzarre, preferisco la parola usata da Cristo per indicare «chi ha la vita eterna»: «beato». Beato vuol dire infatti felice e la vita eterna non è la vita dopo la morte, ma la vita superiore a qualsiasi tipo di morte (noia, abitudine, dolore...), vita a massima intensità, che non può essere spenta".

Quindi secondo il D'Avenia, che insegna a MIlano nella prestigioa scuola cattolica che prende il nome da San Carlo Borromeo, i santi vengono associati a "superoeroi delle fede capaci di fare cose bizzarre", che immagino siano i miracoli, e "la vita eterna non è dopo la morte", ma "superiore a qualsiasi tipo di morte". E che vuol dire?
Ma il bello (si fa per dire) deve ancora venire. Dopo avere ribadito che "la vita eterna non è la vita dell'aldilà, ma dell'aldiqua", il D'Avenia, questa mente tanto ingegnosa, ci fa sapere che il beato "si nutre dell’humus (terra), la parte del terreno più ricca di letame".

In conclusione, per questa mente molto confusa (voglio essere buono nel definirla ) che insegna in un liceo cattolico, il "santo" viene ingiustamente associato a "un super-eroe della fede capace di fare cose bizzarre", ma in realtà è uno che vive al massimo" (va a gonfie vele, alla Vasco Rossi?), ottiene sì la vita eterna , che però "non è dopo la morte ". E infine si nutre pure di letame.
Poveri i suoi allievi.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Ad Vesperas Omnium Sanctorum hymnus Placare Christi servulis.
Locate nos in sedibus
Vocate nos in patriam!

mic ha detto...

Noi siamo santi in quanto chiamati non chiamati in quanto santi.
In ebraico Santo vuol dire "messo da parte", consacrato, per Dio...
Quelli che veneriamo sugli altari si distinguono per le virtù eroiche, sono nella Chiesa trionfante. Intercedono per noi e ci soccorrono.

"Rallegriamoci tutti nel Signore, in questa solennità di tutti i Santi: con noi si allietano gli angeli e lodano il Figlio di Dio."

Anonimo ha detto...

L'INTERCESSIONE DEI SANTI

Da molte rivelazioni risulta pure come i Santi intercedono per le anime purganti, in virtù della Comunione dei Santi, per cui è forte il loro legame di amore con quelle anime.

I fondatori di Ordini Religiosi, conservano sempre l'affetto di padri tenerissimi per quelli che furono i loro figli. S. Filippo Neri fu visto dopo morte, circondato da uno stuolo di Religiosi della sua Congregazione, che erano stati tutti liberati da lui. S. Francesco d'Assisi promise ai suoi frati di scendere in Purgatorio dopo la loro morte per liberarli, purché fossero stati fedeli osservanti della Regola, e specialmente della santa povertà. Nostro Signore stesso lo aveva privilegiato di questo dono, e molti fatti che si leggono nelle Cronache dei Minori lo confermano luminosamente. Risulta pure da molte rivelazioni che i Santi nel loro ingresso in Paradiso possono portare con loro molte anime purganti, alle quali Dio applica i meriti e i sacrifici da loro fatti in vita.

DON DOLINDO RUOTOLO

Anonimo ha detto...

Il “Te sæculorum Principem” fu composto da padre Vittorio Genovesi della Compagnia di Gesù, innografo della Sacra Congregazione dei Riti, nel 1925 per l’ufficio divino della festa di Cristo Re istituita in quello stesso anno da Pio XI. Costituiva l’inno ai Vespri. Come si evince dal testo di cui al link richiamato nell'articolo è tutto proteso a proclamare ed attuare il “totalitarismo di Cristo” (Pio XI, vedi qui) condanna lo stato laico e tutti quei principi liberali che poi furono fatti propri dal Vaticano II e da Paolo VI. Per questo gli autori della riforma liturgica si accanirono selvaggiamente su di esso.

Viator ha detto...

O vere beata mater Ecclesia, quam sic honor divinæ dignatiónis illuminat, quam vincentium gloriosus Martyrum sanguis exornat, quam inviolatæ confessiónis cándida induit virgínitas!

h.21:00 E' l'ora che pia.. ha detto...

Don Luca Paitoni
S. ROSARIO MEDITATO - 1 Novembre
L'amore di Gesù Cristo
https://www.youtube.com/watch?v=cp6NoIMMRks