Il prefetto vaticano del culto divino afferma che Papa Leone non revocherà le restrizioni sulla messa antiquior
Ha destato scalpore l'intervista — rilasciata dal cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti — alla rivista cattolica inglese The Tablet pubblicata il 29 luglio. L'argomento: le restrizioni imposte da Papa Francesco nel 2021 alla Messa pre-Concilio Vaticano. L'intervista integrale non è leggibile se non in abbonamento, come ormai quasi tutti i testi anglofoni. Le dichiarazioni che seguono le ho tratte da un mosaico di articoli presenti sulla rete.
Di recente avevamo pubblicato un articolo su un possibile trasferimento del cardinale, verso l'Ordine di Malta. Pur essendo forse solo una speculazione, la voce si era diffusa rapidamente, e non senza motivo. Roche è giunto a incarnare, per molti ecclesiastici e teologi, gli aspetti più controversi dell'approccio alla liturgia del pontificato di Francesco, soprattutto dopo la Traditionis Custodes e i successivi chiarimenti ulteriormente restrittivi [Rescritto Roche: qui - qui - qui - qui indice generale], ampiamente giudicati come un'accentuazione, anziché una soluzione, delle tensioni teologiche in atto. Se il suo mandato davvero stesse per concludersi, alla naturale scadenza e in un'età in cui un rinnovo sarebbe insolito, un suo possibile trasferimento sarebbe inevitabilmente interpretato come qualcosa di più di una semplice formalità amministrativa.
Sta di fatto che, al momento, è ancora il responsabile dell'ufficio liturgico vaticano e ha dichiarato che Papa Leone XIV non revocherà le restrizioni sulla celebrazione della Messa antiquior, introdotte dal suo predecessore nel 2021, deludendo le nostre speranze che auspicavano l'abrogazione del controverso decreto.
La sicurezza con cui fa questa affermazione è sorprendente, ma stride anche un po' con tutto ciò che sappiamo sull'approccio di Papa Leone alla liturgia, anche se sappiamo con quali scarni elementi.
Tuttavia, prima di accettarla acriticamente, dovremmo porci una domanda piuttosto ovvia: con quale autorità parla il cardinale?
Non è chiaro infatti se il prefetto annuncia una decisione papale o esprime la propria aspettativa su ciò che il Papa farà.
Pubblicamente, Leone XIV non si è espresso a lungo sulla questione, ma Roche ha dichiarato a The Tablet che il papa "non tornerà al Summorum Pontificum". Eppure, nell'intervista, Roche, nominato da Papa Francesco al suo attuale incarico nel 2021, meno di due mesi prima della pubblicazione di Traditionis Custodes, sembra aver affermato che le condizioni attuali non emarginano in alcun modo i cattolici legati alla Messa pre-Concilio Vaticano II (il V. II è ormai il discrimine che non consente ulteriori discussioni).
Roche ha anche affermato: «È interessante. Quando incontro gruppi che desiderano la liturgia antecedente e dico: "Beh, il Santo Padre ve l'ha data, quindi qual è il problema?", non sanno rispondere». «Ma poi se ne vanno dicendo: "Siamo ancora perseguitati". In che senso perseguitati? Perché la band continua a suonare una melodia che è dissonante con la vita della Chiesa?»
Lo scorso anno il Vaticano ha concesso a due diocesi statunitensi dispense temporanee dall'applicazione della Traditionis Custodes, e Leone ha permesso al cardinale statunitense Raymond Burke di celebrare una messa pre-conciliare nella Basilica di San Pietro, alimentando la speranza tra i cattolici tradizionalisti che il papa americano avrebbe attenuato le restrizioni sulla vecchia forma della liturgia.
Eppure, sotto la guida di Leone, il Vaticano non ha modificato la posizione ufficiale secondo cui la liturgia riformata rimane l'unica espressione della Messa di rito latino.
Durante il concistoro tenutosi a gennaio, è stato distribuito un testo scritto da Roche [qui], che a 76 anni ha superato l'età pensionabile per i cardinali. In esso si affermava che Francesco "ha indicato la via all'unità" con le restrizioni imposte alla vecchia forma della liturgia e scriveva che "dovrebbe esserci un solo rito per celebrare la Messa". Ma i cardinali (o piuttosto il papa?) hanno deciso di dare priorità ai dibattiti sulla sinodalità e sulla missione evangelizzatrice, rimandando a un futuro incontro questioni come la riforma della Curia e la liturgia. Il che è accaduto anche per il successivo concistoro di giugno qui.
Sempre parlando con The Tablet, Roche continua a ribadire le sue affermazioni incentrate sul fatto che il Concilio Vaticano II ha espresso la necessità che la Chiesa assuma un orientamento più missionario, "e che per preparare le persone alla missione, il nucleo centrale della vita della Chiesa, ovvero l'Eucaristia, deve nutrire le persone in modo diverso".
Del resto aveva affermato — esprimendolo per la prima volta apertis verbis — che i due riti esprimono teologia ed ecclesiologia diverse [qui - qui].
La scorsa primavera, Leone XIV —
definito “particolarmente attento” alla crescita delle comunità della Messa latina — ha inviato un Messaggio, a firma del segretario di Stato Parolin, per la plenaria della Conferenza Episcopale francese a Lourdes che, tra i temi in agenda, aveva anche quello della Messa tradizionale. Il Papa chiedeva di cercare “soluzioni concrete per includere le persone legate al Vetus Ordo”. Sulla questione abusi, esortava a manifestare attenzione alle vittime e misericordia verso tutti, inclusi i sacerdoti colpevoli. E incoraggiava a difendere "con determinazione" l'insegnamento cattolico. Lo leggevamo su ACIstampa. Il tutto centrato sul mantra dell'inclusione e sulla cartina di tornasole del Vaticano II, sul quale basterebbe poter discutere; il che purtroppo è impossibile. Lo dimostra la recente dolorosa vicenda della FSSPX...
Direi che finora abbiamo assistito ad una strategia piuttosto contenuta da parte di Leone.
Roche ha anche affermato che la Messa riformata offre ai cattolici un nutrimento spirituale maggiore rispetto alla Messa del 1962. Queste le sue parole: "L'abbondante apporto delle Scritture che ora ci viene offerto attraverso la celebrazione della Messa e dei sacramenti è qualcosa che prima non era disponibile, ma ora lo è". Mentre l'antica forma della Messa ritraeva il sacerdote come colui che agiva per conto dell'assemblea, il cardinale ha spiegato che "in realtà, quando si celebra la Messa, poiché i battezzati sono un popolo sacerdotale, anch'essi celebrano con il sacerdote", come sottolineato nella liturgia riformata.
Dunque il nutrimento spirituale è passato dalla Presenza reale del Signore e dalla indicibile grazia di riceverLo Sacramentato in corpo sangue anima e divinità, alla glorificazione del testo, che è uno strumento e non il Logos divino che lo ha ispirato e lo ha vissuto tra noi, dicendoci: "resterò con voi fino alla fine dei tempi". E come, se non transustaziato durante il Santo Sacrificio dell'altare - nel quale il sacerdote agisce in persona Christi - che non è una Cena col sacerdote presidente e l'assemblea concelebrante, con l'evidente diminutio del sacerdozio ordinato...
Ribadisco che l'antico Rito nulla toglie al sacerdozio battesimale dei fedeli; ma la liturgia non è né la festa della comunità né azione dell'assemblea, di conio conciliare, ma Azione teandrica (divino umana) di Cristo Signore che il sacerdote compie in persona Christi così come Lui stesso ce l'ha consegnata nell'ultima Cena fino alla fine dei tempi. Certamente c'è anche la partecipazione del credente col suo “sacerdozio battesimale”, ben distinto tuttavia sia in grado che in essenza, da quello ordinato.
In ogni caso, i commenti di Roche sembrano essere in conflitto con lo spirito delle pur scarne osservazioni dello stesso Leone.
C'è un aspetto che merita attenzione. I messaggi conciliatori del Papa non sono stati comunicati attraverso il Dicastero per il Culto Divino, ma tramite la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici. Potrebbe trattarsi di una semplice questione di praticità amministrativa, ma potrebbe anche indicare che Papa Leone abbia preferito comunicare direttamente con i vescovi piuttosto che far passare le sue intenzioni attraverso un dicastero il cui prefetto si è strettamente identificato con la politica liturgica restrittiva del precedente pontificato.
Sarà il tempo a giudicare se il cardinale avrà ragione; ma non è cosa da poco che da molti mesi si vociferi, come già detto, che presto verrà sostituito al culto divino. Se Roche dovesse lasciare il suo attuale incarico, la sua sostituzione potrebbe rappresenterebbe un esempio di un cambio di politica.
Sta di fatto tuttavia che, quando The Tablet o qualunque altro interlocutore pubblico ascoltano una sola campana, continuano a mancare, alla generazione che ne è priva, le obiezioni che smentirebbero con argomenti sostanziali le dichiarazioni ingannevoli di personaggi del tipo di Roche.
È significativo che risulti già una prima reazione (Fonte: Michael Haynes):
Il cardinale Cordileone risponde alla dichiarazione del cardinale Roche secondo cui il Papa Leone non rimuoverà le restrizioni di Traditionis Custodes sulla Messa tradizionale:
"Non so quanto il Santo Padre condivida l'intenzione, ma credo che una cosa sia chiara per tutti: il papa vuole unire tutti. Tutto ruota attorno all'unità. La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore... le persone sentiranno di non avere altra scelta [se non] cercare di trovare dove poter sperimentare un nutrimento spirituale nel modo più tradizionale... Devono uscire fuori dalle istituzioni e dalle comunità ufficialmente approvate. Lo faranno. Quindi penso che ci sia preoccupazione per l'unità da entrambi i lati."
(Maria Guarini)
È significativo che risulti già una prima reazione (Fonte: Michael Haynes):
Il cardinale Cordileone risponde alla dichiarazione del cardinale Roche secondo cui il Papa Leone non rimuoverà le restrizioni di Traditionis Custodes sulla Messa tradizionale:
"Non so quanto il Santo Padre condivida l'intenzione, ma credo che una cosa sia chiara per tutti: il papa vuole unire tutti. Tutto ruota attorno all'unità. La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore... le persone sentiranno di non avere altra scelta [se non] cercare di trovare dove poter sperimentare un nutrimento spirituale nel modo più tradizionale... Devono uscire fuori dalle istituzioni e dalle comunità ufficialmente approvate. Lo faranno. Quindi penso che ci sia preoccupazione per l'unità da entrambi i lati."
(Maria Guarini)

L'Arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che le limitazioni imposte dal Vaticano alla Messa Tradizionale in Latino "non sono realistiche", in quanto l'attaccamento dei giovani cattolici per la tradizione è ormai "inarrestabile".
RispondiElimina«A essere franchi, non credo sia un approccio realistico. Basta guardare ai più giovani: cercano tutti la tradizione», ha dichiarato ieri sera a Raymond Arroyo durante la trasmissione The World Over su EWTN.
«Amano la forma più classica del culto ecclesiale, la Messa tradizionale», ha spiegato, sottolineando come vi sia interesse anche per il Novus Ordo quando viene celebrato «in modo più tradizionale, ossia con il sacerdote rivolto a oriente (ad orientem), accompagnato dalla musica sacra, con grande solennità e raccoglimento».
«Desiderano questa profonda tradizione spirituale, che li tocca nell'intimo», ha aggiunto il presule.
«È una tendenza irrefrenabile. È proprio questo ad attirare i giovani, e continuerà a farlo».
L'Arcivescovo di San Francisco — nominato la settimana scorsa da Papa Leone XIV tra i membri del supremo tribunale vaticano — ha inoltre respinto le tesi del Cardinale Arthur Roche, prefetto del dicastero per il culto divino, secondo cui Leone non intenda rivedere i paletti al rito antico stabiliti da Papa Francesco.
«Non so fino a che punto conosca l'intimo pensiero del Santo Padre», ha osservato Cordileone a proposito di Roche.
«Ma credo sia evidente a chiunque che il Santo Padre desideri ricucire le divisioni. La sua priorità assoluta è l'unità», ha proseguito.
«Il mio timore è che, qualora tali restrizioni venissero confermate, i fedeli finiranno per convincersi di non aver altra scelta — pur di trovare un contesto che li nutra spiritualmente nella forma liturgica tradizionale — se non quella di cercare rifugio al di fuori dei canali e delle comunità ufficialmente riconosciuti», ha concluso l'Arcivescovo. «Ed è esattamente ciò che avverrà».
Notizia in aggiornamento...
Fonte: LifeSiteNews
Quelli di Cordileone sono un pio desiderio. Papa LEONE era prefetto dei vescovi e conosce le difficoltà dei vescovi. In Francia per esempio il vescovo di Dijon, non un liberale, ma un conservatore aveva accordato il permesso per celebrare il rito VO a due preti appartenenti ad una congregazione di cui ora non ricordo il nome ,i fedeli erano un centinaio. Questi preti poi rifiutarono di partecipare alla Messa Crismale , perchè concelebrata, e rifiutarono di celebrare la messa NO per aiutare i preti diocesani che hanno molte parrocchie. Il vescovo ha poi allontanato questa congregazione dalla diocesi.In Francia i vescovi favorevoli ad un ritorno della SP si contano sulle dita di una mano e questo Leone lo sa benissimo.: i vescovi vogliono avere il controllo della loro Diocesi. Staremo comunque a vedere. E' passato già un anno e mezzo da quando è papa e non mi sembra che l'argomento gli stia particolarmente a cuore, basta vedere l'atteggiamento con i Lefevbriani. Mauro
RispondiEliminaLa liturgia non e' come il vino che, laddove non raggiunga una certa gradazione (come accadeva in passato in certe aree), viene mescolato con uve da taglio per migliorarne il grado alcolico. Non vorrei assemblaggi al ribasso, perche' l'uvaggio cattivo peggiora quello buono.
RispondiEliminaRiferendomi al titolo : e' anche da lui voluto? oppure lo tengono per il collo?
RispondiEliminaHo appena terminato di leggere un articolo in cui si pone LA questione centrale, vale a dire se il Vaticano II sia Magistero autentico oppure no. La vera Autorita' puo' promulgare documenti in contrasto con quelli dei secoli precedenti?
RispondiEliminaLa realtà che non si vuole comprendere è: ci sono due religioni, una cattolica e l'altra nata dal concilio vaticano II. Tutte queste questioni sarebbero inutili. Cosa interessa quello che pensa o dica un papa o un vescovo non cattolico? Semplicemente ad un cattolico non interessano le questioni interne alle altre religioni. Se ci fosse veramente questa consapevolezza sarebbe tutto risolto. Non saranno mica i pastori luterani che decidono il culto che i cattolici devono adottare e nemmeno gli imamm potrebbero interferire. Bisogna una volta per sempre capire che il Papa da Paolo VI in poi è saltato su una barca che non è di NSGC, trascinandosi con se il 99% del clero e dei laici. Alessandro da Roma
RispondiEliminaCaro Alessandro, come sempre lei è chiarissimo e inconfutabile, complimenti vivissimi! da anni e anni sostengo,scrivo e pubblico che ci sono due chiese, una cattolica ( perseguitata e ostacolata in tutti i modi) e una conciliare, incistata dal clero ribelle e rivoluzionario modernista nel seno di Santa Romana Chiesa, per ingannare e depistare 1,3 mld di fedeli, e, in ultima analisi, indirizzarli verso l'abisso infernale facendo loro credere di essere diretti in Paradiso ( la bufala del popolo in cammino). Quindi ho deciso di non ascoltarli più, né leggere i loro scritti, nemmeno guardarli in TV, e questo consiglio vivamente a tutti gli amici fedeli alla Chiesa Cattolica preconciliare, certo che il Signore prima o poi verrà a restaurare la Sua Santa Chiesa. LJC !
EliminaLa realtà è questa:
RispondiEliminaIl 31 luglio 2026 Leone XIV ha ricevuto la rockstar Patti Smith, che aveva già cantato per Bergoglio nel 2014 e che, l'8 maggio 2026, aveva inaugurato il Padiglione della Santa Sede presso la Biennale di Venezia. Ex testimone di Geova, poi buddhista tibetana, approdata infine a una vaga forma di sincretismo interreligioso, non mi risulta si sia mai convertita al cattolicesimo. La domanda è perché viene ricevuta in modo pubblico e dando la massima visibilità alla cosa, mentre il Pontefice si è ripetutamente rifiutato di incontrare il superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X?
PATTI SMITH IN VATICANO Si noti, di sfuggita, come sembra stia affermandosi una nuova prassi negli incontri con il Papa: l'ospite tiene fra le sue mani la mano del Pontefice, come il superiore fa verso il sottoposto in segno di protezione e investitura. La donna è vestita in modo informale (in stile vagamente hippy) e non porta il velo nero che un tempo era prescritto a qualunque donna, anche alle regine. Sia chiaro chiunque può convertirsi e va accolto con amore, ma se ha scandalizzato con le sue opere ( e la Smith lo ha fatto con le sue canzoni, inneggianti al libero amore, al bisessualismo, all'indifferenza verso Cristo), pubblico deve essere il rinnegamento dei suoi errori e l'annuncio della sua conversione; in caso contrario sembra che il Papa legittimi e approvi con la sua accoglienza la concezione ideologica sostenuta dal suo ospite. Pio XI rifiutò di ricevere il famoso Gandhi durante una sua visita a Roma, proprio per non scandalizzare i fedeli cattolici (Gandhi era, fra l'altro, critico del cristianesimo e sospetto massone).
Matteo D'Amico
Scusate, ma mi sorprende che qualcuno possa davvero pensare che Papa Leone XIV abbia mai avuto l’intenzione di revocare Traditionis Custodes. Forse non è chiaro un punto fondamentale, che va ribadito con precisione: il Concilio Vaticano II ha ordinato la riforma della liturgia tridentina, non la sua coesistenza indefinita con il rito riformato. La Sacrosanctum Concilium afferma esplicitamente che il Concilio si propone di «interessarsi in modo speciale della riforma e della promozione della liturgia» . Il fine era duplice: semplificare i riti, eliminare elementi divenuti inadatti, e permettere ai fedeli una partecipazione più consapevole, attiva e fruttuosa . Il Concilio distingue chiaramente tra gli elementi immutabili della liturgia e quelli soggetti a cambiamento, che «non solo possono, ma devono essere cambiati» quando non sono più adatti .Il Concilio non ha mai previsto la convivenza di due forme dello stesso rito romano. Ha invece stabilito che i riti legittimi siano conservati e riformati secondo la “sana tradizione” e il “legittimo progresso . Da questo principio nasce la riforma del Messale di Pio V, che è stata approvata da Paolo VI e ha dato origine al Messale del 1970, il quale ha preso il posto del precedente. Il Messale tridentino non è stato formalmente abrogato, ma è stato ristretto a un uso eccezionale, come indulto concesso dal Vescovo, che è il moderatore della liturgia nella diocesi .Per questo motivo, è illusorio pensare che Summorum Pontificum rappresentasse un “nuovo paradigma” stabile. Benedetto XVI lo promulgò in buona fede, ma l’esperienza ecclesiale ha mostrato che la liberalizzazione del Messale del 1962 ha generato polarizzazione, confusione, contrapposizioni ecclesiali e un indebolimento della comunione, problemi che Papa Francesco ha esplicitamente riconosciuto nel motivare Traditionis Custodes. La riforma liturgica del Vaticano II non mirava a creare due forme parallele dello stesso rito, con due calendari liturgici diversi, due ecclesiologie diverse, due visioni del rapporto con le altre confessioni cristiane. Questo è un disastro pastorale, e non poteva durare. Papa Leone XIV, nelle sue udienze del 2026 dedicate alla Sacrosanctum Concilium, ha ribadito che la riforma liturgica del Concilio è un processo di tradizione e sviluppo, non di ritorno a forme superate. Ha ricordato che la liturgia deve crescere organicamente, evitando «confusione tra i fedeli» e impedendo che «si aggiunga, si tolga o si cambi qualcosa di propria iniziativa» . È evidente che questo principio esclude la coesistenza strutturale di due forme del rito romano. Perciò, è inutile insistere: questo è il cammino ecclesiale, e indietro non si torna. Il Messale di Paolo VI è l’unica forma ordinaria del rito romano; il Messale di Pio V può essere celebrato solo come indulto temporaneo e occasionale, secondo la disciplina stabilita dal Vescovo. Accettare questa realtà non è una sconfitta, ma un atto di comunione ecclesiale.Quindi smettetela di fare la guerra al Vaticano II, alla riforma liturgica, non vi porterà da nessuna parte.
RispondiEliminaHa scritto con profonda convinzione. Purtroppo dimostra che esiste solo il concilio e ciò che ha prodotto.
EliminaIl sensus fidelium e le profonde verità e sacralità del rito antiquior, illustri sconosciute, scartate a priori senza appello, con apodittico conciliarismo...
Quindi smettetela di fare la guerra al Vaticano II, alla riforma liturgica, non vi porterà da nessuna parte.
EliminaFacciamo quello che ci pare e piace.
VIVA CRISTO RE!
"...mi sorprende che qualcuno possa davvero pensare che Papa Leone XIV abbia mai avuto l’intenzione di revocare Traditionis Custodes"
EliminaAnch'io non sono sorpreso, ma per ragioni opposte alle sue: fatto cardinale da Bergoglio, dal primo momento sulla loggia ha messo in chiaro che avrebbe continuato nel solco dell'amato predecessore, con qualche piccola modifica alla facciata, cosi, tanto per ingannare qualche ingenuo e andare avanti a tutta birra con lo stravolgimento della Chiesa Cattolica.
Condivido il commento del prof. D'Amico. La realtà è questa e non potrebbe esser peggiore. Leone continua la politica di Bergoglio, solo con toni più educati e rispettando certe forme liturgiche tradizionali. Ma è della stessa pasta: teologia della liberazione e conseguente azione
RispondiEliminaper plasmare la Chiesa secondo l'ideologia (woke neomarxista) di quella teologia.
Guarini ha messo in rilievo (ancora una volta) gli strafalcioni teologici del cardinale Roche. Di mio, vi aggiungo quanto già scritto a suo tempo : il cardinale Roche, rifancendosi al Vaticano II, continua a ripetere che la Messa deve ritenersi ora celebrata dai fedeli (anch'essi sacerdoti) allo stesso titolo del sacerdote officiante (declassato a presidente della sinassi eucaristica). Insomma, al posto del singolo sacerdote agente in persona Christi, ci sarebbe ora il soggetto collettivo costituito dal c.d. "popolo di Dio" a celebrare la Messa. Vedi l'art. 48 della cost. conc. Sacrosanctum Concilium sulla liturgia.
Messe celebrate con queste intenzioni devono, io credo, ritenersi invalide. Infatti, Pio XII nella Mediator Dei aveva espressamente condannato come errore nella fede una simile concezione della Messa. Adesso, grazie al Vaticano II, l'errore è diventato dottrina ufficiale della Chiesa. E non solo in campo liturgico. L'insegnamento è stato capovolto.
E poi qualcuno si stupisce se la Fsspx dichiara che Roma non trrasmette più (da tempo) la vera fede, creando così uno spaventoso stato di necessità nella Chiesa? Stato di necessità dimostrato anche dall'atteggiamento tenuto da questo papa, di assoluta e sprezzante chiusura nei confronti della Fsspx, trattata come se fosse composta di appestati, di contro alla grande e propagandata cordialità dimostrata nel ricevere senza problemi i peggiori rappresentanti dell'attuale decadenza dei costumi? E non certo per convertirli ma per incoraggiarli nell'esempio fornito dalla demoniaca "missione" che si sono cuciti addosso?
Sunt lacrimae rerum. I cardinali Sarah e Burke hanno recentemente rinnovato certe loro validissime critiche agli aspetti negativi delle "riforme" oggi imposte alla Chiesa. Ma quando si decideranno a chiamare in causa il diretto responsabile ossia il papa?
L'unità della Chiesa non può essere quella di Cristo e Beliar, di Nostro Signore con i seguaci di Satana penetrati nella Chiesa visibile a tutti i livelli - del Deposito della Fede con le perverse dottrine che lo negano.
pp.
Anonimo delle 18:39
RispondiEliminaPerché continua ad importunarci con argomenti fasulli?
Lei scrive che il Concilio "distingue chiarramente tra gli elementi immutabili della liturgia e quelli che non solo possono ma devono esser cambiati etc".
Ebbene, il Concilio non distingue affatto "chiaramente" dal momento che non ci informa su quali siano le parti immutabili della litugria. Si tratta dell'art. 21 della Sacrosanctum Concilium : "Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un'accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, etc".
Ma quali erano le "parti immutabili" perché di origine divina? Il Concilio non lo diceva. La cosa fu notata anche da Amerio, in modo negativo, in Iota Unum. Passo: "SC 21 distingue la parte mutabile della liturgia dalla parte immutabile senza però definire quale quest'ultima sia. Se si mutano persino le parole della consacrazione [come ha fatto la Nuova Messa - pp], non si vede invero dove possa collocarsi l'immutabilità. Evidentemente la parte mutabile dei riti si mutò di fatto sempre nel corso dei secoli cristiani, ma cautamente, modicamente, sapientemente..." (Iota Unum, par. 285).
La riforma montiniana invece introdusse una brusca rottura nella liturgia, giovandosi dell'opera di teologi protestanti. E difatti, all'art. 27 della SC si svaluta la c.d. "Messa privata", quella celebrata sine popuoo, odiatissima in particolare dai luterani, dicendo che "è da preferirsi quella con la partecipazione attiva dei fedeli". Aborrendo il Sacrificio, i protestanti vedono nella Messa soprattutto un'azione comunitaria di preghiera ed istruzione, per rafforzare la fede dei partecipanti. UN'azione appunto del soggetto collettivo popolo di Dio. E quest'istanza è stata accolta dalla riforma montiniana ma c'è già nella SC, come si può vedere.
Tutti i discorsi sulla riforma per favorire una migliore partecipazione dei fedeli, comunitaria etc. sono solo aria fritta. Il Concilio ha posto le premesse (p.e. con il rivoluzionario principio di creatività) per la nascita di un rito sincretistico, accessibile ai non cattolici, funzionale all'ecumenismo "umanistico" e non cattolico, che la setta neomodernista è riuscita a far penetrare nei testi del Concilio, grazie alla complicità attiva di Giovanni XXIII e Paolo VI.
Chi non l'ha capito, crede ancora nelle favole.
pp
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Condivido le analisi dei professori, ma mi chiedo: sono nel giusto i lefebvriani o i sedeprivazionisti (con la formula da dottor sottile del Papa solo materialiter)?
RispondiEliminaConcordo, ma a Patti Smith in Vaticano ci siamo ormai abituati. Con le nefandezze della Chiesa attuale, che la Smith indossi il velo o no è il meno.
RispondiEliminaCerte polemiche fanno bene ai like e ai followers, ma il vero punto è... Anzi i punti importanti, per cui spendere le nostre energie, sono due:
1) demolire l'errore e insegnare la verità;
2) ricostruire spiritualmente e materialmente la Chiesa, con la nostra conversione e santificazione e con quanto di pratico ognuno può fare, nel suo piccolo.
Cose che sicuramente il prof. D'Amico fa.